
(Adnkronos) - "Nell’udienza di oggi al tribunale di Roma, il giudice Paolo De Simone ha disposto il rinvio a giudizio di Angelo Giacobelli, imputato nel procedimento scaturito dalle denunce dell’Usigrai per la vicenda dell’appropriazione indebita dei fondi del Sindacato". Lo rende noto in un comunicato l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Il rinvio a giudizio "copre le tre ipotesi di reato per le quali Giacobelli è stato indagato, compresa quella di sostituzione di persona e del reato compiuto in concorso con altro soggetto esterno al sindacato, per il quale Il tribunale di Roma ha già emesso il 14 aprile scorso sentenza di patteggiamento con una pena di due anni di reclusione, oltre a una multa", spiega la nota.
Il giudice, fa sapere l'Usigrai, "ha ammesso la costituzione di parte civile dell’Usigrai, a tutela delle ragioni di tutti i suoi iscritti e della autonoma immagine dell'Associazione Sindacale stessa e dell'ex Segretario del sindacato Usigrai, Vittorio di Trapani, e attuale Presidente della Fnsi, per i danni subiti da questa vicenda. La prossima udienza del processo si terrà il 17 settembre prossimo alle ore 9, avanti alla Presidente Dott.ssa Ciampelli, della Sesta Sezione Penale del Tribunale di Roma".
Nell'udienza di oggi "si è discusso molto sulla pretesa qualifica di tesoriere, che il mio assistito non ricopriva perché era una figura che non era proprio prevista nello Statuto, che adesso è stato recentemente modificato. Il mio assistito aveva funzioni di tutt'altro genere, e questa è una circostanza ormai acquisita", spiega all'Adnkronos Michele Licata, avvocato di Angelo Giacobelli. "La linea dell'Usigrai -spiega il legale, intercettato telefonicamente dopo l'udienza di rinvio a giudizio- viene sconfessata dai documenti, e da testimonianze che contraddicono che lui fosse il tesoriere".
La posizione di Giacobelli, dice il legale, "è quella di un semplice dipendente, che non è stato regolarizzato ed ha lavorato per cinque anni senza alcuna regolarizzazione per cui c'è anche in corso una causa pendente di cui non mi occupo io". Nel corso dell'udienza di oggi "sono state rigettate le costituzioni di parte civile dei signori Macheda, de Robert e Cerasi, e sono state ammesse solo quella dell'Usigrai e dell'ex presidente dell'Usigrai Vittorio Di Trapani", scandisce l'avvocato Licata. Che tiene a sottolineare: "L'udienza di oggi era di mero passaggio per verificare le costituzioni e non certo risolutiva sul piano del merito del processo". Che comincerà il 17 settembre, giorno in cui è stata fissata la prima udienza del dibattimento. "Siamo soltanto all'inizio, solo in udienza si dibatterà nel merito", chiosa il legale.

(Adnkronos) - Gravissimo incidente stradale oggi, lunedì 19 maggio, a Lomazzo tra un camion e un pullman che trasportava una scolaresca di 30 bambini. Nello scontro, avvenuto in galleria sull'autostrada A36, è morta la maestra che accompagnava i bimbi in gita e due bambini e l'autista sono rimasti feriti.
All’altezza dello svincolo di Lazzate in direzione Varese il pullman ha tamponato il mezzo pesante. Fortunatamente, la maggior parte dei piccoli passeggeri è rimasta illesa, riportando solo lievi escoriazioni.
I Vigili del Fuoco sono intervenuti con cinque squadre dai comandi di Como, Varese e Monza per liberare dalle lamiere l’autista e una delle due accompagnatrici. Per quest’ultima, una donna, non c’è stato nulla da fare: è deceduta sul posto a causa delle gravi ferite riportate. L’autista è stato estratto in condizioni serie e trasportato in codice giallo all’ospedale Circolo di Varese.
Due bambini sono stati soccorsi in codice giallo: uno portato all’ospedale Sant’Anna di Como, l’altro trasferito in elisoccorso al San Gerardo di Monza. Il conducente del camion è rimasto illeso. La macchina dei soccorsi si è mossa rapidamente: oltre all’elisoccorso, sono intervenute due automediche, due auto infermieristiche, otto ambulanze, tre furgoni Areu per il supporto logistico, le Forze dell’Ordine e la Polizia Stradale. L’autostrada è stata chiusa per permettere le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza del tratto interessato, con pesanti disagi al traffico. La dinamica dell’incidente è ancora in fase di ricostruzione.
Leggi tutto: Lomazzo, scontro tra camion e pullman con 30 bambini a bordo: morta una maestra

(Adnkronos) - Pierpaolo Piccioli è stato nominato nuovo direttore creativo di Balenciaga. Lo stilista romano, ex Valentino, entrerà in carica il 10 luglio prossimo e prenderà il posto di Demna, chiamato al timone creativo di Gucci. “Designer affermato e rispettato, maestro dell’alta moda - si legge in una nota del gruppo Kering - Pierpaolo Piccioli porterà la sua visione creativa unica e la sua vasta esperienza in Balenciaga, consolidando i punti di forza e i successi raggiunti dal marchio nell’ultimo decennio, sotto la direzione creativa di Demna, in continuità con l’eredità di Cristóbal Balenciaga e della storica maison parigina”.
La prima collezione Balenciaga sotto la direzione creativa di Pierpaolo Piccioli sarà presentata il prossimo ottobre. “Non potrei essere più felice di dare il benvenuto a Pierpaolo nel Gruppo - afferma Francesca Bellettini, Kering Deputy ceo e responsabile dello Sviluppo dei Marchi -. È uno dei designer più talentuosi e apprezzati del nostro tempo. La sua genialità nell’alta moda, insieme alla sua straordinaria vena creativa e alla passione per il savoir-faire, lo rendono la scelta ideale per la maison. Desidero ringraziare sinceramente Demna per la visione forte e distintiva che ha portato in Balenciaga negli ultimi dieci anni, definendo l’identità contemporanea del marchio. Sono convinta che Pierpaolo e Gianfranco guideranno Balenciaga perfettamente in questo nuovo, importante capitolo della straordinaria storia del marchio”.
Aggiunge Gianfranco Gianangeli, ceo di Balenciaga: “Sono entusiasta di iniziare questa nuova era in Balenciaga con Pierpaolo. La sua visione creativa sarà dirompente, e ben interpreterà l’eredità di Cristóbal Balenciaga, valorizzando la creatività audace, il ricco patrimonio e la cultura distintiva della Maison. Con l’esperienza dei nostri team e l’energia creativa che storicamente anima Balenciaga, guardo con entusiasmo a ciò che costruiremo insieme”.
Entusiasta Pierpaolo Piccioli: “Balenciaga - osserva - è quello che è oggi grazie al percorso di tutte le persone che l'hanno resa ciò che è ora. In tutte le sue fasi di costante evoluzione e cambiamento, la maison non ha mai perso traccia dei suoi valori estetici. Quello che sto ricevendo oggi è un marchio pieno di possibilità e incredibilmente affascinante. Sento innanzitutto di dover ringraziare Demna, ho sempre ammirato il suo talento e la sua visione, non avrei potuto chiedere un migliore passaggio del testimone”. E conclude: “Quello che è stato, consegna a me l’occasione di aggiungere la mia versione, la mia storia: il mio capitolo della maison Balenciaga. Sono grato per la fiducia che François-Henri, Francesca e Gianfranco hanno riposto in me. Abbiamo trovato da subito senza sforzo una connessione tra noi, e questo credo che sia il modo migliore per iniziare un nuovo progetto”.
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(Adnkronos) - Al volante di un furgone, ha tamponato una Smart guidata da una 63enne morta poco più tardi all'ospedale San Camillo per le lesioni riportate. E' successo sabato pomeriggio al km 4 di via Carpinetana, a Segni (Roma). L'uomo, un 50enne di Colleferro, è stato denunciato per omicidio stradale dai carabinieri delle Stazioni di Gavignano e Segni intervenuti sul posto insieme ai sanitari del 118. In corso ulteriori accertamenti sulla dinamica dell'incidente.
Leggi tutto: Roma, furgone tampona auto a Segni: morta 63enne

(Adnkronos) - Con un aumento superiore al 500% delle diagnosi, la malattia di Crohn ha un impatto fortissimo sulla qualità di vita di oltre 100mila persone in Italia. In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), che si celebra oggi, prende il via la campagna di sensibilizzazione, rivolta ai professionisti sanitari coinvolti nella presa in carico di pazienti con malattia di Crohn, 'Più Crohnsapevoli. Per una nutrizione consapevole' promossa da Modulen, alimento a fini medici speciali di Nestlé Health Science. La campagna - informa una nota - si articolerà durante l’anno attraverso corsi riservati ai gastroenterologi coinvolti nella gestione e presa in carico delle persone con Mici, realizzati insieme alla società scientifica IG-Ibd (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease) in più regioni.
"L’aumento esponenziale - spiega Silvio Danese, direttore unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano - è legato a diversi fattori, in primis al modo in cui mangiamo e all’aumento del ricorso agli antibiotici in età pediatrica che hanno un impatto fortissimo sulla flora intestinale. Altri aspetti che verosimilmente contribuiscono a questo fenomeno sono legati all’urbanizzazione crescente e all’inquinamento. Poi, naturalmente, va considerato che la comunità scientifica e clinica è oggi assai più abile nella diagnosi rispetto a un tempo".
L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale, e non solo nell’eziopatogenesi della malattia. L’aspetto nutrizionale – inteso come gestione e controllo del regime alimentare – rappresenta una vera e propria forma di trattamento. "La nutrizione gioca un ruolo decisivo nel trattamento della malattia di Crohn - aggiunge Ferdinando D’Amico, gastroenterologo Unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano - Questo è ormai un assunto alla base della gestione dei pazienti pediatrici, ma ci sono sempre più evidenze che supportano il ruolo della nutrizione come trattamento anche nel paziente adulto. Per questo motivo a tutti i pazienti con malattia di Crohn viene fatta periodicamente e routinariamente una valutazione dell'assetto nutrizionale".
Una maggior consapevolezza dell’importanza della nutrizione, da parte dei clinici, è cruciale per dare ai pazienti tutte le informazioni di cui hanno bisogno e per una presa in carico che risponda a bisogni e necessità individuali e specifiche. "Nella pratica clinica - osserva D’Amico - verificare l’aspetto nutrizionale significa anche prestare massima attenzione ai sintomi che i pazienti riferiscono, soprattutto perché in molti possono presentare stenosi, cioè restringimenti dell'intestino. Il ruolo della dieta nei pazienti con malattia di Crohn è quindi cruciale, al fine di avere un approccio veramente a 360 gradi e personalizzato nella presa in carico di ogni paziente".
La nutrizione rappresenta un aspetto centrale nella vita delle persone con malattia di Crohn: seguire una dieta specifica che aiuti a evitare il più possibile il riacutizzarsi della patologia è fondamentale. Tuttavia, la necessità di dedicare grande attenzione all’alimentazione e di seguire una dieta diversa dai propri coetanei e familiari può avere un forte impatto a livello psico-affettivo e sociale, sia negli adulti che nei pazienti pediatrici. La necessità di escludere alcuni alimenti, per evitare il riacutizzarsi della malattia, costituisce un fattore di stress. Questo porta spesso a un rifiuto frequente del regime alimentare consigliato, alla rinuncia a pasti fuori casa o alla partecipazione a feste o altri momenti conviviali.
Le persone con malattia di Crohn hanno dunque bisogno di aver accesso a informazioni chiare e puntuali sul regime alimentare da seguire, che in primo luogo arrivano dai propri gastroenterologi, dietisti e nutrizionisti di riferimento. In particolare, attraverso il ricorso alla dieta ad esclusione (Cded), terapia dietetica consolidata e di provata efficacia – basata sull’evitare gli alimenti che potrebbero causare una alterazione del microbiota e della funzionalità intestinale – per gestire la malattia nel quotidiano e per indurre la remissione nelle fasi acute tanto tra i bambini e quanto negli adulti.
Leggi tutto: Giornata malattie infiammatorie intestinali, al via campagna 'Più Crohnsapevoli'

(Adnkronos) - "La Famiglia si allarga #4". Così recita la didascalia dell'ultimo post su Instagram del tennista italiano Lorenzo Musetti, fresco numero 8 del mondo, a corredo di una foto che ritrae il carrarino accarezzare la pancia della compagna Veronica Confalonieri insieme al primo figlio Ludovico.
Leggi tutto: Musetti di nuovo papà, l'annuncio sui social: "La famiglia si allarga"


(Adnkronos) - Durante una messa, celebrata in una piccola chiesa di provincia, un sacerdote ha sorpreso i fedeli intonando 'Il filo rosso', celebre canzone del cantante Alfa.
Una scelta inaspettata e originale, decisamente diversa dalle tradizionali canzoni liturgiche, che ha catturato l'attenzione dei presenti e non solo. L'episodio è stato ripreso con un video postato online e che, in poche ore, ha fatto il giro del web.
Il filmato, rapidamente condiviso sui social, ha raggiunto anche i fedeli presenti alla celebrazione, che hanno spiegato la curiosa scelta del prete: "Stava celebrando una comunione e il testo del brano è stato proposto per parlare di legami e connessioni umane", hanno spiegato, sottolineando come la canzone si adattasse perfettamente al tema della messa.
La scelta del prete, che mescola spiritualità e cultura pop, ha messo tutti d'accordo: "Genio, ha trasformato la messa in una festa per ragazzi", ha osservato un utente. "Tutti i ragazzi erano coinvolti", ha commentato qualcun altro, che ha notato dal video la partecipazione attiva dei fedeli.
Alfa, icona della Generazione Z, non ha nascosto lo stupore per l'accaduto: "Ma in che senso", ha commentato il cantante genovese sotto al video che ha totalizzato più di 20k like. "Abbiamo pensato di prendere la tua canzone che ha un testo molto toccante", ha spiegato un utente che ha detto di essere una delle catechiste.
Leggi tutto: Il prete canta 'Il filo rosso' durante la messa e Alfa reagisce così: il video virale

(Adnkronos) - Secondo le stime più recenti, nella regione europea quasi una persona su 3 con Hiv non sa di essersi contagiata. C'è un mondo sommerso che accomuna anche diverse infezioni a trasmissione sessuale e malattie infettive come l'epatite. Sempre tornando al caso dell'Hiv, gli ultimi dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall'ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa segnalano che nella regione più della metà (52% per l'intera regione europea dell'Oms, 53% per Ue/See) delle diagnosi di Hiv vengono effettuate tardivamente, il che comporta una maggiore morbilità e un rischio maggiore di morte correlata all'Aids. Tanto che il rapporto si chiudeva evidenziando la "necessità critica di prevenzione, test precoci, diagnosi e accesso alle cure per migliorare le condizioni di salute delle persone e ridurre la trasmissione". E' uno degli obiettivi che si pone la European Testing Week che si apre oggi, lunedì 19 maggio, e proseguirà fino a lunedì 26.
Il tema annuale della Settimana europea dei test per il 2025 sottolinea la necessità di migliorare l'accesso ai servizi di test e trattamento per i migranti e le popolazioni in movimento, "fondamentale per raggiungere gli obiettivi globali entro il 2030", fanno notare i promotori della settimana di sensibilizzazione, occasione per mettere in luce anche "le barriere che impediscono ai migranti di accedere ai servizi di cui hanno bisogno e che hanno contribuito a un aumento delle diagnosi di Hiv tra le popolazioni migranti negli ultimi 10 anni". Queste popolazioni che si spostano si trovano spesso ad affrontare "vulnerabilità specifiche, che li espongono a un rischio maggiore di contrarre malattie infettive". Pesa poi l'accesso disuguale all'assistenza sanitaria per queste comunità, tra cui un accesso limitato o nullo ai test e alle cure per Hiv, epatite virale e malattie sessualmente trasmissibili (Ist), con conseguenti esiti sanitari peggiori. 'Testare, Trattare, Prevenire: Test, Treat, Prevent', è lo slogan dell'iniziativa, che vedrà anche in Italia diversi appuntamenti.
Indetta da EUROtest iniziative, questa settimana si svolge 2 volte l’anno e vede oltre 50 Paesi, facenti parte della regione europea dell'Oms, unire gli sforzi per offrire a quante più persone possibile l'accesso ai test in modalità anonima e gratuita e per sensibilizzare sull'importanza di una diagnosi precoce. "Scopo della mobilitazione - scrive per esempio l'associazione Lila - è anche sollecitare le istituzioni a moltiplicare l'offerta, eliminando le barriere che ne impediscono un ricorso più ampio (mancato rispetto dell'anonimato, ambienti ostili e giudicanti, discriminazioni, burocrazia, costi ecc). A sostenere e a partecipare sono centinaia di realtà dei servizi sanitari pubblici e privati, associazioni, communities".
Leggi tutto: Salute, da Hiv a infezioni sessuali lotta a sommerso, al via settimana europea test

(Adnkronos) - Un nuovo design e nuove tariffe per l’AltoAdige Pass: “L'obiettivo è rendere l'uso dei mezzi pubblici semplice, accessibile e attraente con offerte vantaggiose per pendolari, famiglie e giovani", spiega in una nota l’assessore alla Mobilità Daniel Alfreider. A partire da giugno verrà introdotta la nuova tariffa "Fix365": un abbonamento annuale al prezzo fisso di 250 euro, pensato in particolare per le persone che utilizzano regolarmente i mezzi pubblici. Chiunque potrà continuare a viaggiare con il consueto altoadigemobilità Pass. Verrà creato anche il portale utenti, attraverso il quale sarà possibile acquistare e gestire comodamente gli abbonamenti online.
"Il nuovo abbonamento a prezzo fisso colma una lacuna nell’offerta tariffaria attuale dei pass altoadigemobilità. Questa nuova proposta conveniente per chi viaggia spesso rappresenta un ulteriore incentivo all’utilizzo di autobus e treni. Ma soprattutto, un abbonamento unico con una struttura tariffaria più chiara può contribuire a rendere l’utilizzo del trasporto pubblico più semplice", aggiunge la direttrice del Centro tutela consumatori, Gunde Bauhofer.
Nel 2024 sono state registrate oltre 50 milioni di convalide con i diversi abbonamenti AltoAdige Pass, una media di circa 130.000 convalide giornaliere, di cui 6,2 milioni effettuate con l’AltoAdige Guest Pass.
Leggi tutto: Trasporti, nuovo design e nuove tariffe per AltoAdige Pass con nuova tariffa 'Fix365'

(Adnkronos) - Il 27 aprile 2000, a Pisa, veniva eseguito il primo prelievo di rene da donatore vivente con tecnica mini-invasiva a scopo di trapianto. Da quel momento, la città è diventata un punto di riferimento nazionale per questa procedura innovativa, con centinaia di interventi effettuati e un ruolo di primo piano nella diffusione e nella standardizzazione della tecnica in tutta Italia. A distanza di 25 anni si terrà in autunno a Pisa la Consensus Conference mondiale per la redazione delle prime linee guida internazionali dedicate alla sicurezza del donatore vivente di rene. Mercoledì alle ore 11.30 a Pisa la conferenza stampa ospitata dalla Fondazione Pisa.
L’équipe pisana ha formato e affiancato numerosi chirurghi, contribuendo direttamente alla realizzazione dei primi prelievi renali laparoscopici in diversi ospedali italiani. Come dimostrato a livello internazionale, l’introduzione delle tecniche mini-invasive nel prelievo da donatore vivente ha avuto un impatto determinante avendo ridotto le esitazioni legate all’invasività dell’intervento e favorendo così un aumento significativo delle donazioni. In Italia, proprio grazie all’adozione di queste tecniche, il numero di trapianti renali da vivente è più che triplicato. Dopo il primo intervento laparoscopico del 2000, eseguito dal professore Andrea Pietrabissa, il percorso di innovazione è proseguito sotto la guida del professore Ugo Boggi, figura di riferimento nella chirurgia mini-invasiva applicata ai trapianti.
Tra i numerosi traguardi del Professor Boggi vi sono il primo prelievo renale robotico in Italia (2008), il primo prelievo laparoscopico con accesso singolo (2010), il primo trapianto renale robotico in Europa (luglio 2010), e il primo trapianto combinato di rene e pancreas con tecnica robotica al mondo (2010). Oggi il gruppo chirurgico pisano, diretto dal Prof. Boggi, è riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo alla chirurgia dei trapianti.
Oltre ai successi in ambito renale e pancreatico, il Professor Boggi ha raggiunto altri importanti primati: il primo prelievo laparoscopico di fegato da donatore vivente adulto a bambino in Italia (Palermo, Ismett, maggio 2010), e la prima donazione robotica di emifegato destro da donatore vivente adulto in Europa (Palermo, Ismett, aprile 2012). L’importanza delle tecniche mini-invasive nei prelievi da vivente è stata recentemente confermata dalla Consensus Conference di Riyadh, che ha evidenziato come procedure un tempo considerate irrealizzabili – come il trapianto epatico mini-invasivo – siano oggi realtà consolidate nei centri di eccellenza, con la prima esperienza italiana avviata a Modena. A Riyadh è stato anche eseguito il primo trapianto di cuore robotico al mondo, segnando un ulteriore passo nell’evoluzione della disciplina.
L’intervento pionieristico del 27 aprile 2000 fu eseguito, all’interno dell’équipe diretta da professor Franco Mosca, dal professor Andrea Pietrabissa (oggi a Pavia). Il trapianto fu effettuato dal professor Ugo Boggi. La donatrice era la madre del ricevente, tutt’ora in vita e in buona salute, mentre il rene ha funzionato per oltre 24 anni.
A distanza di 25 anni, questo anniversario rappresenta così non solo un importante traguardo per la città di Pisa, ma anche per l’intera comunità trapiantologica italiana e internazionale. Il futuro della chirurgia dei trapianti continuerà a evolversi grazie alla robotica, alle nuove tecnologie e all’innovazione continua promossa dai centri di eccellenza come quello pisano. “È oggi più che mai necessario, come raccomandato anche dalle recenti linee guida discusse a Riyadh – spiega Ugo Boggi - che il trapianto mini-invasivo da donatore vivente diventi una tecnica standard e non più riservata a casi selezionati. Per raggiungere questo obiettivo, è fondamentale che il Sistema Sanitario Nazionale sostenga attivamente questa evoluzione, garantendo l’accesso ai sistemi robotici anche al di fuori delle attività chirurgiche elettive e programmate”. La Consensus Conference mondiale ha il sostegno della Fondazione Pisa, della Regione Toscana, del Comune di Pisa, dell’Università di Pisa, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, della Società Italiana dei Trapianti d’Organo, del Centro Nazionale Trapianti e dell’Associazione per Donare la Vita Onlus.
Leggi tutto: Trapianti, a Pisa evento mondiale, prime linee guida sicurezza donatore vivente di rene

(Adnkronos) - Un ginocchio sempre giovane è il sogno di molti, soprattutto quando l’età avanza e l’artrosi bussa alla porta. E se con la stagione estiva la voglia di fare sport torna a farsi sentire prepotentemente, avere ginocchia in forma è davvero importante. Cosa fare quindi per avere un ginocchio giovane il più a lungo possibile? Pietro Simone Randelli, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia, Siot, ordinario di Ortopedia dell’Università degli Studi di Milano e direttore della Clinica Ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini non ha dubbi: "Oggi abbiamo validi alleati per contrastare l’artrosi, senza bisturi: trattamenti con acidi ialuronici, derivati del sangue come il Plasma ricco in piastrine (Prp), il re-impianto di cellule staminali da grasso addominale, sono alcune delle tecnologie potenzialmente indicate nel trattamento di forme di artrosi del ginocchio, non in fase avanzata. Studi recenti condotti su un’eterogenea popolazione sembrano suggerire che questi approcci siano in grado di controllare, ovvero di rallentare l’evoluzione dell’artrosi del ginocchio, consentendo di ritardare la necessità di un intervento di protesi articolare parziale o totale. Dunque, soluzioni biologiche 'ponte', con risultati spesso mantenuti per almeno 12 mesi".
L'artrosi - spiegano dalla Siot - è una malattia cronica e progressiva delle articolazioni che colpisce in Italia oltre 4 milioni di persone; nonostante non sia disponibile una cura farmacologica per riportare indietro l’orologio biologico, abbiamo a disposizione validi strumenti per rallentarne il decorso, diminuendo l’infiammazione e spegnendo molti dei sintomi che compromettono la qualità della vita del paziente. Parliamo, dunque, di cambiamento dello stile di vita, trattamenti farmacologici ed infiltrativi con acidi ialuronici e di ortobiologia, con metodiche conservative che utilizzano tessuti, liquidi o solidi, provenienti dal corpo umano (biologici), impiegati in ambito ortopedico (orto). Trattamenti non chirurgici e mini-invasivi che accendono nuove speranze per coloro che, fino a qualche anno fa, avevano come unica scelta terapeutica l’intervento di sostituzione protesica.
"La terapia ortobiologica o ortobiologia – spiega Randelli - prevede che alcune sostanze e tessuti corporei vengano processati, concentrati ed utilizzati per migliorare la qualità del processo di guarigione dei tessuti. Queste tecniche sono considerate fra le modalità più attuali per il trattamento dell’artrosi del ginocchio, promuovendo il ripristino di un ambiente articolare più fisiologico per promuovere la riparazione della cartilagine articolare, altrimenti scarsa per sua natura. La finalità di queste metodiche è di ridurre i sintomi e la progressione della patologia degenerativa, accelerando la riparazione, con l’intento di promuovere la riparazione dei tessuti molli e di contrastare l’infiammazione articolare". "Sono rilevanti le prospettive derivanti da queste tecniche innovative - sottolinea Randelli - che però non possono prescindere da un’adeguata preparazione atletica con rinforzo dei muscoli del ginocchio e da un cambiamento dello stile di vita con controllo del peso, piccoli cambiamenti davvero alla portata di tutti i pazienti".
Dagli ortopedici della Siot i cinque consigli d’oro per preservare la salute del ginocchio: 1. Mantenere sempre la muscolatura intorno al ginocchio in uno stato di estrema efficacia con una idonea preparazione atletica che si deve avvalere di sport in scarico come il nuoto stile libero e la bicicletta a sella alta. Evitare in generale le discese e alcuni esercizi che possono sovraccaricare la rotula dando un fastidioso dolore anteriore. Questi esercizi sono il leg extension, la pressa e lo squat soprattutto se eseguito con pesi. 2. Evitare il sovrappeso, una dieta appropriata e bilanciata ci permetterà di scaricare il peso del ginocchio. Da un punto di vista biomeccanico sappiamo che ogni chilo di peso corporeo perso sono 4 kg in meno di peso a livello del ginocchio. 3. L’utilizzo di integratori, soprattutto quelli a base di collagene e glucosamina, possono aiutare a mantenere la cartilagine in buone condizioni, ritardando l’insorgenza dell’artrosi e /o mitigandone i sintomi.
4. Le infiltrazioni di acido ialuronico migliorano in modo significativo la sintomatologia delle ginocchia con segni di sofferenza cartilaginea e artrosi iniziale. Anche gli atleti che praticano sport di endurance, quale la corsa e la maratona, possono beneficiare di un ciclo di infiltrazioni una volta ogni 12-18 mesi. 5. In pazienti selezionati, le cure di ortobiologia, con derivati piastrinici o cellule staminali, possono diminuire l’infiammazione e migliorare i sintomi del ginocchio artrosico. È ovviamente da evitare il 'fai da te' e si consiglia di seguire sempre i suggerimenti di un ortopedico regolarmente iscritto alla Società italiana di ortopedia e traumatologia che è dunque sempre aggiornato sulle terapie più innovative ed efficaci per ogni singolo caso.
Leggi tutto: Estate, si torna a fare sport, se ginocchio è da ringiovanire c'è l’ortobiologia

(Adnkronos) - Il respiro della salute arriva nelle città italiane grazie all’iniziativa 'REMaRe Insieme' (acronimo di Roadshow emersione malattie respiratorie), promossa dall’Associazione italiana pneumologi ospedalieri Aipo Its/Ets, dalla Società italiana di pneumologia Sip/Irs e dalla Consulta della pneumologia, a sua volta sostenuta dalle due società scientifiche, in collaborazione con università e amministrazioni locali. L’iniziativa, itinerante, prevede un truck attrezzato – un vero e proprio poliambulatorio mobile di 60 m2 - che farà tappa, dal 4 al 17 giugno 2025, in otto città italiane, fornendo gratuitamente il servizio diagnostico della spirometria e informazioni utili alla cittadinanza, sia per la valutazione della propria salute respiratoria, sia per sensibilizzare alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle malattie dell’apparato respiratorio.
In concreto, a bordo dell'ospedale 'su ruote' si potrà: 1. eseguire gratuitamente una spirometria, test semplice ma fondamentale per misurare la capacità respiratoria e rilevare precocemente patologie come Bpco, asma, polmoniti. È rapido, non invasivo, e può salvare molte vite. 2. Parlare con medici pneumologi e operatori sanitari, a disposizione dei cittadini per rispondere a domande, chiarire dubbi, esaminare sintomi, offrire consigli utili. 3. Accedere a materiale informativo chiaro, aggiornato e comprensibile. 4. Imparare a evitare i principali fattori di rischio: fumo attivo e passivo, inquinamento atmosferico, esposizione lavorativa a sostanze nocive, scarsa aderenza vaccinale.
Partecipare è importante, secondo i dati dell’Oms - riporta una nota - le malattie respiratorie croniche sono tra le prime cinque cause di morte nel mondo, e solo in Italia si calcola che oltre tre milioni di persone siano affette da Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva), spesso non diagnosticata. Asma e bronchite cronica, inoltre, spesso si manifestano in modo silenzioso e vengono ignorate fino a diventare invalidanti. 'REMaRe Insieme', oltre che un’iniziativa sanitaria, è quindi un invito alla consapevolezza, alla cura di sé e alla prevenzione, nel nome del diritto fondamentale alla salute e all’accesso alle cure.
Il Progetto si svolge con il sostegno non vincolante di: GSK, Menarini
Leggi tutto: Benessere del respiro, truck per prevenzione farà tappa in 8 città

(Adnkronos) - Stefania Corona ha chiuso la sua storia con Alvaro Vitali dopo 27 anni trascorsi insieme. Ospite oggi, lunedì 19 maggio, a 'La volta buona', l'ex moglie dell'attore ha spiegato che il rapporto, per lei, "era diventato un legame invalidante".
"Sono molto commossa e mi dà fastidio stare qui", ha esordito Stefania Corona che ha cercato di spiegare le ragioni che l’hanno spinta a porre fine al matrimonio con Alvaro Vitali. "Ci stai ripensando? Sei sicura di quello che hai fatto", le ha chiesto Caterina Balivo.
Ma Stefania Corona non ha bisogno di ripensarci, quello che rimane ora è solo "sofferenza" e tanta stima. "Dopo 27 anni insieme, soffrire è normale. Per me è stato fantastico, era davvero affascinante. Eravamo un po' come Al Bano e Romina, ma c'era una costruzione dei ruoli che mi ha fatto aprire gli occhi. Noi abbiamo associato il lavoro alla vita privata, nel nostro caso, troppo", ha spiegato.
Stefania ha confessato di aver rinunciato alla propria identità per sostenere l’uomo che amava: "Non bisogna privarsi della propria identità, io l'ho fatto. Lui rimane Alvaro Vitali anche nella vita privata", ha aggiunto. Inoltre, ha ricordato anche i momenti difficili vissuti all’inizio della loro relazione, quando Vitali lottava con una profonda depressione: “Quando l’ho conosciuto stava sul divano, aveva una forte depressione. La sua famiglia precedente non lo seguiva, l’importante era che lavorasse. In lui io ho visto la genialità, e mi sono presa cura di lui”.
"Credo che noi siamo grandi colleghi, ma come moglie e marito lui non ci ha capito nulla", ha detto. E poi, senza peli sulla lingua, ha aggiunto: "Avevo un ruolo infermieristico, ho pensato e badato a lui con tanti sacrifici per tanti anni. Noi viviamo ancora insieme", ha detto, sottolineando che i due legalmente sono ancora sposati.
Leggi tutto: Stefania Corona parla di Alvaro Vitali e si commuove. Balivo: "Ci stai ripensando?"
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