
Per un decennio, il private credit è stata la storia di successo della finanza alternativa. Fondi come Blackstone, Blue Owl e Apollo hanno riempito il vuoto lasciato dalle banche dopo la crisi finanziaria del 2008, diventando i principali finanziatori di aziende medio-grandi non quotate. Il settore ha raggiunto i 2.000 miliardi di dollari di asset gestiti, ha aperto le porte agli investitori retail e ha promesso renimenti stabili e sganciati dai mercati pubblici. Oggi, però, quella promessa ha iniziato a scricchiolare.
In poche settimane, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, una serie di eventi ha incrinato la fiducia nel settore: una delle sue stelle più brillanti, Blue Owl Capital, è finita al centro di un caso di presunta manipolazione delle valutazioni; JPMorgan ha svalutato i portafogli dei suoi clienti nel private credit; Blackstone ha registrato deflussi record. La domanda che circola a Wall Street è semplice e inquietante: è l'inizio di una crisi strutturale?
Il caso Blue Owl: il primo domino
Tutto inizia alla fine del 2025, quando Blue Owl (una delle maggiori piattaforme di private credit con oltre 300 miliardi di dollari in gestione) tenta di bloccare i riscatti da uno dei suoi fondi durante una fusione. Gli investitori protestano. La fusione viene annullata, ma i danni reputazionali restano.
A febbraio 2026, la situazione precipita rapidamente: Blue Owl annuncia la vendita forzata di 1,4 miliardi di dollari di asset da tre fondi per restituire liquidità agli investitori, e sospende in via permanente i riscatti dal suo fondo più piccolo, quello dedicato agli investitori più ricchi. Per un settore che aveva costruito la propria attrattiva sulla promessa di rendimenti stabili e gestione del rischio, è un messaggio pericolosissimo.
Il colpo finale arriva il 12 marzo: l’hedge fund Glendon Management pubblica una presentazione accusando Blue Owl e altri gestori di private credit di aver "travisato" i tassi di perdita sui propri portafogli, sostenendo che le perdite reali sarebbero significativamente superiori a quelle dichiarate. La notizia basta a far schizzare le scommesse al ribasso sul titolo Blue Owl a livelli record: il 14,3% del flottante è venduto allo scoperto, in rialzo dal 12,5% di due settimane prima.
JPMorgan alza il campanello d'allarme
L'11 marzo, la mossa che più di tutte segnala un cambio di umore sistemico: JPMorgan Chase ha svalutato i portafogli di prestiti detenuti come collaterale dai fondi di private credit clienti della banca, in particolare quelli legati a società software.
La logica è tecnica ma le implicazioni sono enormi. Nel meccanismo del cosiddetto back-leverage (i fondi di private credit prendono denaro in prestito dalle banche per amplificare i rendimenti) il valore del collaterale è tutto. Abbassarne la valutazione significa ridurre la capacità di indebitamento dei fondi e, in certi casi, costringerli a versare margini aggiuntivi. Jamie Dimon avrebbe detto agli investitori, anche se non in pubblico, che JPMorgan sta adottando un approccio di "prudenza finanziaria" sui prestiti legati ad asset software: meglio agire ora che aspettare una crisi, ha spiegato una fonte interna al Financial Times.
Il motivo è l'intelligenza artificiale. Le grandi piattaforme di private credit hanno finanziato negli anni una quantità enorme di software company che oggi vedono il proprio modello di business minacciato dall'avanzata di strumenti come quelli di OpenAI e Anthropic. Se queste aziende perdono valore o vanno in default, le perdite ricadono direttamente sui portafogli dei fondi.
Blackstone: riscatti record, paura da "bank run"
Quasi in contemporanea, arriva la notizia sui fondi Blackstone. Il colosso dell'asset management ha dovuto soddisfare richieste di riscatto pari al 7,9% delle quote del suo fondo di private credit Bcred, con asset totali per 82 miliardi di dollari, superando il tetto ordinario del 5% e arrivando a un riscatto massimo del 7%. Per coprire l'eccesso, Blackstone e i suoi dipendenti hanno dovuto iniettare 400 milioni di dollari di capitale proprio nel fondo.
Le azioni di Blackstone sono crollate dell'8% in un solo giorno, toccando i minimi di due anni. Il termine che circola tra gli analisti è preoccupante: "bank run", cioè la corsa agli sportelli. A differenza delle banche, tuttavia, i fondi semi-liquidi di private credit sono strutturati per non permettere uscite immediate: i riscatti sono trimestrali e limitati proprio per evitare vendite forzate di asset illiquidi.
Partners Group: i default potrebbero raddoppiare
L'11 marzo, a chiudere una settimana di fuoco, arriva l'avvertimento di Partners Group: il presidente del grande gestore svizzero ha dichiarato al Financial Times che i tassi di default nel private credit potrebbero raddoppiare nei prossimi anni. I deal strutturati nel biennio 2021-2022, quando i tassi erano ancora a zero e le valutazioni alle stelle, sono oggi sovraindebitati in un contesto di tassi ancora elevati. Il momento della verità si avvicina.
Morgan Stanley si aggiunge alla lista
Sempre questa settimana, Morgan Stanley ha imposto limitazioni ai riscatti su uno dei propri fondi di private credit. È il terzo grande nome dopo Blue Owl e Blackstone a misure di contenimento dei deflussi in pochi mesi, un segnale che il problema non è isolato ma di settore.
Crisi di liquidità o crisi di credito?
La distinzione è cruciale: quello che stiamo vivendo è una crisi di liquidità (investitori che vogliono uscire e faticano a farlo) oppure una crisi di credito (cioè i prestiti sottostanti stanno davvero perdendo valore)?
Per ora, la risposta ufficiale dell'industria è la prima. Man Group, in una nota ai propri clienti, ha ricordato che i veicoli di private credit non sono stati strutturati per consentire riscatti immediati: la mancanza di liquidità giornaliera è una caratteristica del prodotto, non un difetto. “A feature, not a bug”, come si dice in slang. Ma gli analisti avvertono: una crisi di liquidità protratta può rapidamente trasformarsi in una crisi di credito, se i fondi sono costretti a vendere asset illiquidi a prezzi scontati per soddisfare i riscatti.
Cosa succede ora
Il settore si trova a un bivio. Da un lato, la pressione regolatoria: negli Usa, l'amministrazione Trump sta incoraggiando le banche tradizionali a riprendere spazio nei prestiti, aumentando la concorrenza per i fondi di private credit. Dall'altro, il rischio AI continua a pesare sui portafogli più esposti al settore tecnologico, mentre gli affari degli anni del denaro facile iniziano a presentare il conto.
Non tutto è catastrofe: Deutsche Bank, per esempio, ha annunciato l'espansione del proprio portafoglio di private credit a 25,9 miliardi di euro, segnalando che alcuni operatori vedono ancora opportunità nelle turbolenze. E chi si occupa di allocare fondi per investitori istituzionali più sofisticati sta semplicemente spostando l'attenzione dall'America verso l'Europa, dove i fondamentali appaiono più solidi.
La tempesta nel private credit è reale. Se sia un temporale passeggero o l'inizio di qualcosa di più strutturale lo dirà il comportamento dei default nei prossimi trimestri, e la capacità dei gestori di dimostrare che le valutazioni nei loro portafogli rispecchiano davvero la realtà.
Referendum, Meloni: "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura, riforma traguardo epocale"

"Non ci interessa il destino personale di qualcuno, ma quello della Nazione". E' quanto ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco del Teatro Parenti, a Milano oggi, giovedì 12 marzo, dal palco di un evento sul Referendum della giustizia, organizzato da Fratelli d’Italia. Tra la folla esposti cartelli a favore del ‘Sì’. "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura", ha detto Meloni, accolta da un coro di "sei stupenda". "Qui è tutta una questione di coraggio: il coraggio di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile; il coraggio di maturare le proprie convinzioni andando nel merito delle cose, interrogandosi con la propria testa oltre la coltre fumogena degli allarmismi, delle mistificazioni e perfino delle menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi. E soprattutto il coraggio di voler cambiare per migliorare le cose". In passato, "io non devo ricordare quante volte gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati a causa dell’interdizione esercitata dai vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati o dai gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica...".
"Non è una riforma contro i magistrati"
Per la premier "in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo, per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri". "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura" ha sottolineato la presidente del Consiglio. "Il fatto che la riforma sia convintamente sostenuta da moltissimi magistrati in servizio, tra cui procuratori della Repubblica e presidenti di sezione di Cassazione, conferma nel modo più evidente che non è contro i magistrati, ma è invece per tutti i magistrati e, con loro, per tutti i cittadini".
I contenuti della riforma sulla giustizia sono "talmente di buonsenso che le stesse soluzioni sono state ampiamente proposte e sostenute in passato anche da molti di coloro che oggi dicono di essere per il no. Gente che ha cambiato idea non perché sia convinta, come noi, delle proprie tesi e si batta per affermarle, ma perché ha un altro obiettivo che, però, non c'entra niente con la Costituzione, non c’entra niente con la giustizia, non c’entra niente con gli interessi dei cittadini. C'entra con l’interesse delle correnti e dei partiti che sperano di poter continuare a piegare lo stato della giustizia ai loro interessi di parte".
"Ma che non sia una riforma di parte è confermato dai molti esponenti - che voglio ringraziare - della sinistra che hanno affiancato in questa campagna la loro voce alla nostra a sostegno del sì", ha proseguito la presidente del Consiglio.
"Riforma impedisce alla politica di controllare la magistratura"
"Perché non si dice la verità? Perché sarebbe un po’ difficile - io lo capisco - da parte di molti sostenitori del no sostenere la verità, e cioè che loro vogliono controllare la magistratura. Per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti. Perché sanno che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllare la magistratura". "Noi siamo esseri umani e i rapporti umani nella vita contano e ti condizionano. Separando le carriere noi superiamo il problema di quel condizionamento e creiamo un processo più giusto, con un giudice più imparziale". "Non restate a guardare, non giratevi dall'altra parte. Cinque minuti. Una croce sul sì. E insieme possiamo aprire una pagina nuova per la giustizia italiana e per la nostra nazione. Dimostrare ancora una volta che quando gli italiani decidono di scrivere il proprio futuro non c’è niente che li possa fermare".
"La riforma è un traguardo epocale"
"Quello che noi abbiamo in mente, è sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati ma soprattutto per i cittadini" con quello che Meloni ha definito un "traguardo epocale" per "riuscire finalmente a riformare in Italia anche la Giustizia. Grazie a chi, prima di me e in molte occasioni come questa, ha avuto il coraggio di metterci la faccia, il coraggio di salire su questo palco, di raccontare la propria storia, di spiegare perché abbia deciso di condividere con noi questo traguardo". Con questa riforma "togliamo" alle correnti "un enorme potere", ha rimarcato la leader di Fratelli d'Italia. "Io considero che questa sia soprattutto una riforma fatta per il bene di tanti magistrati capaci che nella loro carriera sono stati mortificati perché non si piegavano alla logica delle correnti politicizzate".
"Se riforma non passa, stupratori in libertà e figli strappati a mamme"
Se la riforma sulla Giustizia "non passa stavolta, molto probabilmente noi non avremo un’altra occasione. E allora ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio...".
"Non mi dimetto in nessun caso"
"Io consiglio di non cadere nella trappola di chi dice: non importa il merito, bisogna andare a votare no contro la Meloni. Lo consiglio soprattutto a coloro che mi detestano. Perché intanto non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso. Io voglio arrivare alla fine della legislatura. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro".
La separazione delle carriere "è già in vigore in almeno 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Ora la domanda banale che io devo farvi è: ma sono tutti scivolati verso una deriva illiberale oppure siamo noi che siamo rimasti indietro? E come è possibile che quelli che ci dicono sempre che non siamo abbastanza europeisti, che non facciamo abbastanza verso l’Europa, oggi siano contrari quando siamo noi che vogliamo avvicinare l’Italia a quello che accade in Europa? Qui non va più bene".
Uomo sale sul palco e si presenta, la reazione di Meloni: il siparietto
Intervento inatteso sul palco del Teatro Parenti di Milano. Mentre la premier al microfono stava salutando e ringraziando le persone presenti in teatro, un uomo è salito sul palco e si è avvicinato presentandosi come 'Musumeci, Orazio Musumeci'. Lei, visibilmente sorpresa, ha ricambiato il saluto e lo ha ringraziato, ma lui, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Aspetto le dimissioni di Mattarella” e, poi, gil ha consegnato un libro, intitolato 'Il tredicesimo presidente', di cui è autore. Quindi è sceso dal palco e si è allontanato. A quel punto la premier si è guardata intorno cercando forse qualche spiegazione, ma nessuno è intervenuto e, quindi, con una espressione tra l’interrogativo e lo sconcertato, ha aperto le braccia, si è sistemata i capelli e ha iniziato il suo discorso.
In seguito l'uomo è stato identificato dalla Digos.

Sparatoria oggi all'interno del complesso ebraico a West Bloomfield Township nel Michigan, di cui fanno parte la sinagoga Temple Israel e una scuola ebraica. Lo sceriffo della contea di Oakland, Michael Bouchard, ha spiegato che un uomo si è schiantato con l'auto contro la sinagoga, la sicurezza è entrata in azione e ha sparato. Il sospettato è quindi rimasto ucciso in uno scontro a fuoco.
Non ci sarebbero altri feriti, secondo quanto dichiarato dallo sceriffo. Ai residenti della zona era stato chiesto di mettersi al riparo e la Federazione ebraica di Detroit ha consigliato a tutte le organizzazioni ebraiche della zona di "adottare il protocollo di lockout: nessuno deve entrare o uscire dal proprio edificio".
Sul posto sono intervenuti la polizia di West Bloomfield, l'ufficio dello sceriffo della contea di Oakland, la polizia di stato del Michigan e l'Fbi. Nei video diffusi online è possibile vedere il personale di emergenza che lavora per sgomberare il 'Tempio' mentre del fumo esce dalla struttura.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato informato, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Ai domiciliari due muratori fermati dai carabinieri dopo le
indagini... 
La città vive un momento straordinario, segnato da una partecipazione popolare senza precedenti e da un clima di attesa che attraversa ogni quartiere e ogni generazione. L’energia nata dal basso si è trasformata in un vero movimento culturale, capace di superare rapidamente i confini cittadini e coinvolgere l’intera regione Puglia. Il sostegno si è poi esteso al resto del Paese, dove la candidatura di Gravina è diventata un caso emblematico di mobilitazione civica e orgoglio territoriale. A rafforzare questa spinta sono intervenuti anche testimonial di grande popolarità come Antonio Stornaiolo e Alessio Giannone, noto come Pinuccio. I loro video di sostegno, diffusi sui social, hanno registrato migliaia di visualizzazioni e condivisioni, contribuendo a portare Gravina al centro della conversazione pubblica nazionale. Con il loro stile ironico e diretto, hanno saputo raccontare la città con autenticità, amplificando il messaggio di una comunità viva, coesa e proiettata verso il futuro.
Accanto alla partecipazione dei cittadini, la candidatura sta raccogliendo anche il sostegno del tessuto produttivo locale. Tra le realtà che hanno espresso il proprio supporto figurano Andriani, azienda basata in Puglia e punto di riferimento nel settore dell’innovation ed healthy food e Cobar, impresa impegnata da anni nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-locale. Il coinvolgimento di queste realtà testimonia come il progetto di Gravina Capitale della Cultura sia diventato un percorso condiviso capace di unire comunità, istituzioni e sistema imprenditoriale attorno a una visione di sviluppo culturale e territoriale. Gravina, in Puglia, si prepara con crescente entusiasmo alla proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028, fissata per il 18 marzo presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, un appuntamento che ha catalizzato l’attenzione dei media nazionali.
“Quella di Gravina è una candidatura che nasce dalla comunità e che negli ultimi mesi ha saputo trasformarsi in un vero progetto collettivo. Abbiamo visto cittadini, associazioni, istituzioni e realtà del territorio partecipare con entusiasmo alla costruzione di una visione culturale condivisa. Questo percorso dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di crescita, capace di rafforzare l’identità di un territorio e allo stesso tempo di proiettarlo verso il futuro. Al di là dell’esito finale, Gravina ha già dimostrato di possedere una straordinaria capacità di partecipazione e di racconto, che rappresenta un patrimonio importante per l’intero Paese”, afferma Ignazio Lovero, consigliere comunale delegato alla progettualità di Gravina Capitale Italiana della Cultura 2028. La città attende ora con fiducia il verdetto, consapevole di aver già ottenuto un risultato significativo: unire cittadini, istituzioni e sostenitori di tutta Italia attorno a un progetto culturale condiviso, dimostrando – qualunque sia l’esito – di possedere una forza narrativa e partecipativa che rappresenta un modello per l’intero Paese.

Un sonno disturbato si traduce nella maggiorparte dei casi in stanchezza e sonnolenza. Due sintomi che hannno effetti negativi sulla salute a più livelli: dai più noti come la mancanza di concentrazione e l'irritabilità a quelli insospettati come una probabilità - di oltre cinque volte maggiore - di incorrere in cadute accidentali, ma anche un aumento esponenziale di disturbi visivi, dell'equilibrio, dell'udito, oltre a problemi d'ansia. A evidenziare questi inaspettati 'effetti collaterali' di un cattivo riposo notturno uno studio curato da Luciano Bubbico, medico e responsabile del gruppo di ricerca sulle disabilità neurosensoriali dell'Istituto nazionale di analisi politiche pubbliche (Inapp) e pubblicato sulla rivista dell'istituto, 'Inapp Policy Brief'.
"La stanchezza e la sonnolenza diurna - spiega Bubbico all'Adnkronos Salute alla vigilia della Giornata mondiale del sonno - rappresentano un serio tema di salute pubblica, con importanti implicazioni sulla sicurezza domestica, stradale, lavorativa e sulla qualità della vita". Per approfondire l'argomento il gruppo di ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 45.000 persone, di età compresa tra 18 e 74 anni. In questo campione il 32% ha riferito di soffrire di sonnolenza e stanchezza diurna. Tra questi più della metà (56%) ha riferito disturbi cronici del sonno nell’ultimo anno. In chi soffre, inoltre, di stanchezza e sonnolenza è stata registrata una probabilità di oltre cinque volte maggiore, rispetto alla media, di incorrere in cadute accidentali (23%). In più queste persone soffrono tra le quattro e le sette volte di più di disturbi visivi (34%), dell'equilibrio (31%), di problemi uditivi in ambiente rumoroso (29%) e disturbi d'ansia (29%)
La maggiore novità che è emersa dallo studio, precisa Bubbico, "è stata proprio la correlazione tra l'aumento delle cadute accidentali con la sonnolenza e stanchezza cronica (dovute a disturbi del sonno). Io mi occupo di prevenzione delle cadute nell'anziano che normalmente sono legate a disturbi vestibolari. A fronte delle prime evidenze, quindi, è venuto quasi spontaneo incorciare i dati sulle cadute a domande sui disturbi uditivi, visivi e vestibolari, cioè dell'apparato sensoriale. Ed è la prima volta che l'analisi mette insieme questi elementi. I risultati sono stati molto significativi". Ma perché questo legame tra sonno e cadute? "Il problema - evidenzia il ricercatore - a mio avviso è bidirezionale. Il sonno, infatti, è regolato da un orologio cronobiologico che si trova a livello ipotalamico, e che controlla il passaggio dal sistema autonomo, cioè dal sistema simpatico al sistema parasimpatico. Per essere semplici: normalmente nell'uomo l'organismo attiva il sistema simpatico verso le ore 9-10 del mattino: praticamente aumentano gli ormoni, quindi si è pronti per affrontare la giornata. Verso le 19, il sistema simpatico abbassa la sua funzione e si attiva il sistema parasimpatico, che abbassa la frequenza cardiaca, la pressione e aiuta ad avvicinarsi al sonno".
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Ora, "se questo sistema funziona, tutto va bene: funziona il sistema ormonale, il sistema sensoriale, eccetera. Quando viene alterato il meccanismo l'organismo cerca di attivare i sistemi sensoriali che vanno in iperattività. E questo potrebbe avere a che fare con l'aumento delle cadute. Ma servirà andare avanti con la ricerca per capire di più", sottolinea il ricercatore evidenziando gli effetti positivi di una maggiore conoscenza del fenomeno nella prevenzione degli infortuni. "C'è un legame tra rischio di infortuni sul lavoro e un alterato ciclo del sonno. Ma anche con la qualità dell'attività lavorativa, perché chiaramente il sonno disturbato altera sia le funzioni cognitive sia quelle attentive. La stanchezza può produrre un errore".
Questo è un elemento su cui si può agire. "Negli Stati Uniti per esempio, sono molto attenti. In alcuni settori a rischio - aziende con operai che lavorano sulla strada oppure sulle altezze - si sta utilizzando un sensore oculare, un pupillometro. Un apparecchio che studia il diametro pupillare che è direttamente correlato allo stato di stanchezza e allo stato di sonno. Se una persona ha dormito bene, per le sue sette ore tranquille, ha un diametro pupillare nella norma. Se questo diametro pupillare si modifica, in queste aziende si evita alla persona quell'attività pericolosa. Un'altra pratica che molte aziende utilizzano all'estero è la sleep room, cioè una stanza dove il lavoratore di attività a rischio, se stanco, può riposare" .
Per Bubbico, quindi, "studi futuri dovrebbero concentrarsi sull'identificazione e il trattamento della qualità del sonno, per sviluppare politiche pubbliche mirate e campagne di informazione ed educazione per la popolazione generale, per il personale sanitario e i lavoratori. Questo approccio integrato può incidere positivamente sulla salute pubblica, riducendo la spesa sanitaria e sociale", conclude.
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I disturbi del comportamento alimentare (Dca) non sono un problema esclusivamente femminile e colpiscono in età sempre più precoce: circa il 30% dei casi riguarda minori sotto i 14 anni. Se le ragazze rappresentano la maggioranza dei pazienti, negli ultimi anni si è registrata una crescente evidenza clinica anche tra i ragazzi, soprattutto nella fascia di età 12-17 anni. In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo, la Società italiana di pediatria (Sip) richiama l’attenzione su un aspetto ancora poco riconosciuto: nei ragazzi - spiegano gli esperti in una nota - i disturbi alimentari “possono manifestarsi con caratteristiche diverse rispetto alle ragazze e proprio per questo rischiano di essere intercettati più tardi, quando il quadro clinico è già più compromesso. Nell’anoressia nervosa i maschi rappresentano una quota variabile ma non trascurabile dei casi: a seconda delle casistiche, il rapporto maschi-femmine può variare da circa 1:3 a 1:12”. Nella bulimia nervosa e nei disturbi da alimentazione incontrollata la distanza tra i generi appare meno marcata.
“La minore presenza maschile nelle statistiche potrebbe dipendere anche da anni di mancato riconoscimento”, afferma Elena Inzaghi, responsabile del Gruppo di studio Medicina di genere in pediatria della Sip. “Per molto tempo i criteri diagnostici e l’immaginario collettivo hanno identificato i disturbi alimentari come un problema ‘da ragazze’: questo - continua - ha reso più difficile riconoscerli nei maschi, dove i sintomi possono essere meno sovrapponibili ai modelli classici e dove spesso c’è una minore consapevolezza del problema”.
Nei ragazzi il disturbo può non presentarsi con la tipica paura di ingrassare. Più frequentemente - chiariscono i pediatri - emerge “un’attenzione marcata alla massa muscolare, un ricorso eccessivo all’attività fisica, l’uso di integratori, una dieta rigidamente controllata per ‘definire’ il corpo più che per dimagrire”.
Se si cercano solo i segnali tradizionali – restrizione calorica evidente, timore di prendere peso, condotte compensatorie – il rischio è di non riconoscere il disturbo nei ragazzi. È proprio questa diversa presentazione clinica che può ritardare la diagnosi, con il risultato che i maschi potrebbero arrivare all’osservazione specialistica in condizioni più gravi e con una prognosi potenzialmente meno favorevole, soprattutto quando l’esordio è precoce.
“Uno studio condotto presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù su 501 pazienti pediatrici con anoressia nervosa, recentemente discusso sull’ultimo numero della rivista Sip ‘Pediatria’ - illustra Inzaghi - evidenzia che l’età media di presentazione della malattia è risultata significativamente più giovane nei maschi rispetto alle femmine. Nei maschi, inoltre, al momento del ricovero si osservavano parametri clinici indicativi di una maggiore gravità, un dato che potrebbe essere correlato anche a un riconoscimento più tardivo del disturbo”.
Come sottolinea il presidente Sip, Rino Agostiniani: “Se continuiamo a pensare ai disturbi alimentari come a un problema solo femminile rischiamo di non riconoscerli nei ragazzi. È fondamentale che pediatri, genitori e insegnanti imparino a intercettare anche segnali meno tipici, come l’ossessione per la massa muscolare o l’eccesso di esercizio fisico”. Una diagnosi precoce resta il fattore più importante per migliorare l’evoluzione del disturbo, rimarcano gli esperti. Per questo, in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, la Sip invita a promuovere una maggiore consapevolezza delle differenze di genere nella presentazione dei disturbi alimentari. “L’attenzione alla pediatria di genere - conclude Agostiniani - rappresenta oggi uno strumento fondamentale per migliorare la capacità diagnostica e l’appropriatezza delle cure non solo nei disturbi alimentari, ma in molti ambiti della salute dell’infanzia e dell’adolescenza”.

Con 13.585 nuove diagnosi stimate nel 2024 (6.873 uomini e 6.712 donne), il tumore del pancreas "resta una delle neoplasie più insidiose. Nelle fasi iniziali, infatti, può non dare alcun segnale oppure manifestarsi con sintomi vaghi e poco specifici". Così all’Adnkronos Salute Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia medica dell’Irccs Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, commentando la morte della conduttrice tv Enrica Bonaccorti, scomparsa a 76 anni per un tumore al pancreas diagnosticato lo scorso anno. "Il tumore del pancreas – spiega Silvestris – può rimanere del tutto asintomatico nelle fasi iniziali oppure associarsi a disturbi generici". Quando la malattia "si manifesta in modo più evidente, i segnali sono più tipici e includono: perdita di peso improvvisa, dolori addominali, difficoltà digestive, ittero, urine scure, feci chiare e, a volte, comparsa improvvisa di diabete. In questi casi – sottolinea l’oncologo – la malattia ha spesso già superato lo stadio in cui è possibile intervenire chirurgicamente (praticabile nel 15-20% dei casi), perché il tumore non è più resecabile”.
Sul fronte terapeutico, la ricerca ha ancora poche armi di medicina personalizzata. "Ad oggi – precisa Silvestris – non disponiamo di molti target molecolari per farmaci a bersaglio specifico. L’unica eccezione riguarda i pazienti con mutazioni germinali dei geni Brca 1 e Brca 2. Proprio su questo fronte sono arrivate novità recenti: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato nelle scorse settimane la rimborsabilità di un farmaco della classe dei Parp-inibitori per i pazienti con queste mutazioni genetiche che non hanno mostrato progressione dopo la prima linea di chemioterapia a base di platino. Sono in corso studi clinici che valutano sia farmaci a bersaglio molecolare sia l’immunoterapia".
Un altro filone di ricerca riguarda il trattamento dei tumori operabili. "I ricercatori italiani – ricorda Silvestris – hanno recentemente pubblicato lo studio clinico 'Cassandra', coordinato dal prof. Michele Reni dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano nel quale un trattamento chemioterapico sistemico (schema Paxg) pre-operatorio ha raddoppiato la sopravvivenza libera da eventi e migliorato la resecabilità delle neoplasie resecabili o borderline". Fondamentale è far riferimento, anche per questa neoplasia, "a centri oncologici definiti ad alto volume in grado di garantire elevati standard non solo chirurgici ma anche per la cura multimodale di questa neoplasia (terapie sistemiche, radioterapia, cure simultanee e studi clinici) attraverso percorsi multidisciplinari".
A differenza di altri tumori, non esistono programmi di prevenzione secondaria per la popolazione generale a eccezione delle forme ereditarie (5-10% dei casi totali) legate a mutazioni genetiche ereditarie per le quali è indicata una sorveglianza con risonanza magnetica dell’addome superiore con colangio-risonanza o con ecoendoscopia pancreatica. Rilevante è il ruolo della prevenzione primaria". Alcuni comportamenti possono ridurre il rischio. "Il fumo di sigaretta, ad esempio, è il fattore più fortemente associato allo sviluppo di carcinoma pancreatico. Tra gli altri fattori di rischio figurano: obesità, scarsa attività fisica, consumo elevato di alcol, dieta ricca di grassi saturi, scarso consumo di frutta e verdura".
"L’incidenza del tumore del pancreas è in crescita a livello globale, si prevede che diventerà la seconda causa di morte per tumore nel mondo entro il 2030" conclude. Secondo il rapporto “I Numeri del Cancro 2025”, realizzato da Associazione italiana di oncologia medica e Associazione italiana registri tumori (Airtum), in Italia vivono oggi circa 23.600 persone dopo una diagnosi di tumore al pancreas, equamente divise tra uomini e donne (11.800 ciascuno).

La cantante Elettra Lamborghini ha deciso di trasformare le sue notti insonni al Festival di Sanremo in un’operazione di branding degna di un manuale di marketing pop. Secondo i documenti depositati all’Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, il 3 marzo 2026, tre giorni dopo al fine del festival, Lamborghini ha presentato la domanda di registrazione per il marchio verbale “Festini bilaterali”, destinato a una vasta quantità di prodotti e servizi: dai cosmetici ai capi di abbigliamento, dalla musica digitale ai dispositivi elettronici, fino all’organizzazione di eventi di intrattenimento.
L’espressione nasce durante il Festival, quando la cantante - in gara con il brano "Voilà" - racconta sui social di non riuscire a dormire a causa delle feste notturne che animano gli hotel della Riviera ligure: nel cuore della notte pubblica video e messaggi in cui si lamenta della musica a tutto volume mentre gli artisti, dopo prove, interviste e serate all’Ariston, tentano disperatamente di riposare. La situazione diventa presto un piccolo caso mediatico e un meme social quando Lamborghini, con la sua consueta ironia, minaccia di scendere “in ciabatte con il megafono” per interrompere quelli che ribattezza appunto “festini bilaterali”, dando vita a uno dei tormentoni più improbabili dell’edizione. Nei video pubblicati online la si vede perfino andare in giro per i corridoi a individuare l’origine del frastuono e, a un certo punto, tentare anche la fuga strategica: “Stasera vi frego, vado a Montecarlo a dormire”, annuncia ai follower, salvo poi scoprire che neppure il Principato garantisce esattamente il silenzio monastico sperato. Il risultato è che la frase che doveva denunciare il caos notturno di Sanremo potrebbe presto diventare un universo commerciale: profumi, podcast, eventi, gadget e - perché no - feste ufficialmente autorizzate.
A curare la tutela del marchio è lo studio Mondial Marchi, che sul proprio sito ricorda anche un'altra vicenda che ha visto protagonista la pop star. Lo studio aveva infatti assistito Lamborghini nella battaglia per registrare come marchio il proprio nome, nonostante l'opposizione di uno dei brand più famosi al mondo, Automobili Lamborghini. Con una decisione notificata il 16 aprile 2024, la Commissione dei Ricorsi dell'Ufficio italiano brevetti e marchi ha accolto il ricorso presentato per la cantante, ribaltando la precedente decisione della Divisione di Opposizione che aveva negato la registrazione sulla base della notorietà del marchio automobilistico. La sentenza ha individuato un "giusto motivo" nel fatto che il marchio richiesto coincide con il nome di un personaggio famoso ai sensi dell'articolo 8 del Codice della proprietà industriale: Lamborghini è infatti il cognome della cantante e, insieme al nome Elettra, è diventato noto nel mondo dello spettacolo e del fashion system in modo autonomo rispetto al celebre marchio automobilistico. In sostanza, secondo la decisione, la pop star è diventata "marchio di sé stessa", acquisendo una notorietà indipendente che le consente di sfruttare commercialmente il proprio nome senza trarre indebito vantaggio dalla fama del brand automobilistico, in linea anche con la giurisprudenza europea sul caso Lionel Messi e la registrazione del marchio Messi. (di Antonio Atte)

"Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi". Parola di Donald Trump, che replica così alle preoccupazioni e pressioni crescenti negli Usa per l'aumento del prezzo della benzina provocato dal conflitto con l'Iran.
"Ma la cosa di più grande interesse e importanza per me, come presidente, è fermare l'impero del Male, l'Iran dall'avere l'arma nucleare e distruggere il Medio Oriente e in effetti il mondo", ha poi aggiunto nel messaggio pubblicato mentre l'Iran diffondeva il primo messaggio di Mojtaba Khamenei[1]. "Non permetterò mai che questo accada", ha poi aggiunto.
A fronte del boom dei prezzi del petrolio, ieri i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia - tra cui gli Usa e l'Italia - hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza[2] mai effettuato" nella storia dell'agenzia.
I paesi dell'Aie, ha annunciato il direttore esecutivo Fatih Birol, "metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto" di Hormuz.
Gli Stati membri dell'Ue dovrebbero quindi notificare "entro le ore 18" di oggi le loro intenzioni riguardo alla proposta dell'Aie, ha spiegato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, durante il briefing quotidiano con la stampa, dopo che stamani a Bruxelles si sono riuniti il gruppo di coordinamento per il petrolio (Ocg, Oil Coordination Group) e quello per il gas (Gcg, Gas Coordination Group).

"I pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), più di frequente, riferiscono i loro sintomi come bisogni insoddisfatti e il fatto che questi, una volta iniziata una terapia, spariscono il più in fretta possibile. Ci sono, infatti, dei sintomi molto particolari, che impediscono al paziente di condurre la propria vita come l'urgenza evacuativa, il dolore addominale e la stanchezza. Inoltre, si tratta di malattie caratterizzate da un impatto notevole sulla qualità di vita e il paziente vorrebbe che la propria migliorasse". Così Alessandro Armuzzi - presidente eletto della European Crohn’s and colitis organisation - Ecco, professore di Gastroenterologia e direttore Ibd unit presso Humanitas research hospital, Rozzano (Mi) e Humanitas university, Pieve Emanuele (Mi), all’evento di presentazione della campagna 'Colite ulcerosa, Io esco’, che da due anni offre ai pazienti, ai loro caregiver e ai professionisti che operano nei centri specializzati, una piattaforma di incontro e dialogo per capire come gestire al meglio la malattia e trasformare questa esperienza da peso denso di fatica a bagaglio di risorse individuali e collettive.
"L'aderenza terapeutica, poi, è altresì un aspetto molto importante, in quanto è essenziale non interrompere un percorso già iniziato perché si tratta di malattie croniche che, se lasciate a se stesse, progrediscono verso il danno intestinale e le complicanze - spiega - Gli esiti misurabili sono molto importanti, oggi, sia nel concetto di medicina moderna, ma anche in un contesto economico: si misura l'esito per vedere l'efficacia di un intervento. L’esito sintomatologico è voluto non solo dai pazienti, ma anche dai medici in quanto il paziente sta male e inizia un percorso per poi stare bene. Ad impattare molto, ad esempio, è l'urgenza evacuativa, la paura di dover andare in bagno in continuazione e come esito è anch’esso un punto molto importante". "Altri tipi di esiti sono quelli che si ripercuotono sulla qualità di vita e questo è il vero punto innovativo anche di questa campagna: poter inserire nel concetto di remissione non solo sintomatologica o anatomica, ma anche il concetto di miglioramento della qualità di vita e ripristino delle normali funzioni - sottolinea Armuzzi - è un concetto che potrebbe aprire una porta nell'evoluzione della medicina moderna nell'ambito delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici)".
"Credo che il giovane specialista, che si approccia a questo campo, debba formarsi attraverso alcuni punti cardine: il primo è scegliere la terapia più giusta possibile per quel singolo paziente: oggi abbiamo a disposizione molte terapie, quindi è importante conoscerle bene tutte e disegnarle sul paziente - afferma - Il secondo passo è monitorizzare il nostro intervento, rendendo partecipe a questo tipo di percorso anche il paziente, perché permette di valutarlo e di correggerlo, se non sta funzionando bene". Il terzo ed ultimo punto fondamentale, conclude Armuzzi "è valutare sempre e comunque l'esito e capire che non si tratta solo di un esito sintomatologico e anatomico, ma deve anche riportare il benessere del paziente relativo alla propria qualità di vita".

"L'interazione è il fattore cruciale attraverso cui il paziente può arrivare a una diagnosi e a una cura nel più breve tempo possibile e ottenere quel beneficio che il Sistema sanitario nazionale (Ssn) deve offrire a chi è affetto da malattie infiammatorie croniche dell'intestino (Mici). Sappiamo che sono patologie sempre più frequenti: l’incidenza, infatti, negli anni sta aumentando ed è stimato che entro il 2050 ci saranno 600mila pazienti affetti da Mici". Lo ha detto Edoardo Vincenzo Savarino, segretario generale Ig-Ibd e professore di Gastroenterologia, dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche, università degli studi di Padova, alla presentazione, oggi alla Camera, della campagna ‘Colite ulcerosa, Io esco', che da due anni offre ai pazienti, ai loro caregiver e ai professionisti che operano nei centri specializzati, una piattaforma di incontro e dialogo per capire come gestire al meglio la malattia e trasformare questa esperienza da peso denso di fatica a bagaglio di risorse individuali e collettive. "L'unico modo per affrontare questo tsunami, in termini epidemiologici, e la presa in carico adeguata di pazienti così complessi e importanti da gestire dal punto di vista clinico, è un'integrazione tra territorio, ospedale, società scientifiche e Sistema sanitario nazionale (Ssn) - spiega - affinché i passaggi siano rapidi, concisi e il paziente possa ottenere una diagnosi nel minor tempo possibile e una cura per tornare alla vita quotidiana in modo sereno e senza problemi".
Ancora oggi il paziente con colite ulcerosa in stadio moderatamente attivo rischia di dover ricorrere al corticosteroide per insorgenza di sintomi che ne penalizzano la qualità di vita. Per migliorare la condizione dei pazienti "abbiamo a disposizione dei farmaci estremamente performanti, in termini di rapidità di azione - ricorda Savarino - Sappiamo che il problema principale dei pazienti con colite ulcerosa è la sintomatologia acuta, il numero delle evacuazioni, la perdita di sangue e il malessere generale. Si tratta di sintomi che richiedono un trattamento farmacologico rapido, che può essere ottenuto con le nuove terapie farmacologiche disponibili ma è necessario che il paziente riesca ad averne accesso nel più breve tempo possibile. Questo può evitare l'utilizzo del cortisone e i suoi effetti collaterali e complicanze che non riguardano solo l'ospedalizzazione e gli effetti collaterali diretti del farmaco, ma anche la possibilità di ricorrere a chirurgia e peggiorare l’outcome chirurgico".
"Il miglioramento della gestione di questi pazienti richiede dei percorsi diagnostico-terapeutici chiari, identificati dalle Regioni e dai medici, e che possano essere utilizzabili dai pazienti per arrivare il più in fretta possibile a diagnosi e terapia. Questi Pdta - Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali devono essere integrati nella nostra struttura, accettati a livello regionale e applicabili sul territorio in modo da ottenere questi outcome, ma devono richiedere anche delle misure di valutazione per verificare che siano applicati e che siano efficaci per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con malattie infiammatorie croniche dell'intestino (Mici)", conclude.

Un 'dies academicus', quello della sede di Piacenza-Cremona, all’insegna della nutrizione, suggellato dall’invito a tenere la prolusione a Carlo Cracco, che, ha detto il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, "con la creatività dei suoi piatti ha contribuito a rendere la cucina italiana un simbolo globale". Il discorso inaugurale del rettore è partito da due assunti legati all’alleanza tra generazioni: "In un’epoca segnata da una transizione demografica senza precedenti, il binomio tra nutrizione e longevità rappresenta una nuova frontiera dei diritti umani. Inoltre, l’invecchiamento non deve essere inteso come un processo di sottrazione, bensì un’estensione della dignità umana assicurata anche dalle scelte alimentari. In questi due assunti è contemplato l’universo interdisciplinare al centro delle attività dei campus di Piacenza e Cremona". Sul primo versante, "longevità significa non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni. Ciò testimonia il legame tra nutrizione, longevità e diritti umani". Ma il problema della nutrizione corretta riguarda anche le giovani generazioni. "Nel 2026, lo scenario globale descrive una realtà paradossale: per la prima volta nella storia, il numero di bambini e adolescenti obesi ha superato quello dei sottopeso". Si tratta "di un tema politico in senso ampio, di una questione sociale di primo livello".
La professoressa Beccalli ha avanzato un appello all’azione su un impegno condiviso tra istituzioni, comunità e mondo della ricerca. "Alle istituzioni, affinché riconoscano pienamente la nutrizione clinica come componente primaria dei livelli essenziali di assistenza. Alle comunità, perché riscoprano il valore del pasto condiviso, potente antidoto alla solitudine, che a sua volta rappresenta una delle cause più insidiose della malnutrizione. Alla scienza, infine, perché continui a innovare nel campo delle tecnologie alimentari senza mai perdere di vista la centralità del piacere del gusto e della qualità dell’esperienza alimentare". Una risposta concreta è la creazione di un nuovo centro di ricerca di eccellenza sulla longevità nel campus di Cremona, avviato con l’Università Bocconi, mediante il sostegno della Fondazione Invernizzi. Il rettore ha, inoltre, ricordato che "se l’uomo è ciò che mangia e se la nostra umanità dipende dalla responsabilità verso l’altro, allora garantire la sicurezza nutrizionale è un atto di giustizia universale e intergenerazionale". Per questo "combattere la povertà alimentare e la malnutrizione clinica non è solo un obiettivo sanitario, è l’unico modo per abitare una società che possa ancora dirsi civile". È necessario assegnare rilevanza alla sostenibilità sociale e ambientale, oltre che economica, sottintendendo uno sviluppo nel presente non realizzato a scapito di quello futuro. "Ciò rimanda a un profilo di giustizia intergenerazionale, basata su un’alleanza tra generazioni".
Di questo ha parlato anche lo chef Carlo Cracco nella sua prolusione, dove ha espresso il senso stesso della cucina, che "non rappresenta soltanto un insieme di tecniche o l’espressione di una creatività individuale: è soprattutto un patrimonio culturale che si sviluppa e si arricchisce grazie alla trasmissione di conoscenze, esperienze e valori tra maestri e allievi". Come figura più significativa per l’alleanza di generazioni, lo chef ha ricordato quella di Gualtiero Marchesi, che "rappresenta non soltanto un grande cuoco, ma anche un maestro capace di formare e ispirare intere generazioni di professionisti". Nelle evoluzioni che ha subito nel tempo la cucina Carlo Cracco ha assegnato grande valore "all’idea di una brigata che operi come una squadra. Ogni persona contribuisce con il proprio talento, la propria sensibilità e la propria energia. Il mio compito, in qualità di chef, è creare le condizioni affinché queste qualità possano esprimersi nel modo migliore".
Secondo lo chef, la storia della cucina è frutto di un’alleanza tra generazioni, fondandosi su un principio molto chiaro: "L’innovazione non nasce mai in modo isolato, ma dall’incontro tra esperienza e futuro. Ogni generazione costruisce il proprio percorso a partire dalle basi lasciate da chi l’ha preceduta. È proprio in questo dialogo continuo tra maestri e allievi, tra organizzazione e creatività, tra memoria e cambiamento, che riconosco la vera forza della cultura gastronomica: una autentica alleanza fra generazioni".
Il rettore Beccalli non ha mancato, nel suo intervento, di richiamare le novità della sede di Piacenza-Cremona. A Piacenza, "le innovazioni interesseranno la triennale in Economia e management per la sostenibilità, il profilo triennale in International business management e quello magistrale in Management. A Cremona, invece, cambierà veste la laurea magistrale in Management e innovazione digitale". Sempre a Cremona ha preso avvio "il master in Intelligenza artificiale e data science per le imprese, nato dalla collaborazione con il Politecnico di Milano, secondo un’autentica logica di co-opetition". E nella città lombarda dal prossimo anno accademico grazie al sostegno della Fondazione Arvedi Bruschini entrerà in funzione una nuova residenza che ospiterà 70 tra studenti e visiting professor. Sul fronte della ricerca il 2025 ha rappresentato un anno eccezionale, «il migliore di sempre in termini di capacità di attrazione di risorse e progettualità. Complessivamente si sono registrati 177 nuovi progetti di ricerca, per un valore di quasi 11 milioni di euro» ha affermato il rettore, senza dimenticare il continuo impegno della sede nel Piano Africa con dieci progetti.
Al dies academicus sono intervenuti anche il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, l’amministratore unico di Epis Monica Patelli e l’ex studentessa e dottoranda di ricerca Rebecca Mariani. Il sindaco ha riaffermato che "per una città come Piacenza poter contare su una realtà universitaria dinamica e qualificata rappresenta quindi una grande opportunità. Significa attrarre giovani da molte parti d'Italia e anche dall’estero. Significa generare scambi culturali, relazioni e nuove idee". La rappresentante dell’Epis e presidente della Provincia ha invitato «a lavorare insieme, mettendo a fattor comune le capacità di ognuno, in particolare dei nostri giovani che sono insieme, presente e futuro, per offrire alle nostre comunità e ai cittadini che le abitano un menù stellato in cui il territorio e la sua gente sono protagonisti». Ha chiuso la cerimonia Rebecca Mariani che ha descritto l’Università come "luogo in cui le generazioni possono dialogare, si incontrano e qualche volta si scontrano ma sempre in modo costruttivo".

"Noi come Grant Thornton interveniamo nella fase finale del processo di sostenibilità, quella della verifica della rendicontazione: controlliamo che il report sia stato redatto secondo i principi di riferimento”. Lo ha dichiarato Enrico Mei, partner di Grant Thornton, intervenendo alla quinta edizione di LetExpo, manifestazione di riferimento per il settore della logistica e dei trasporti. “Il quadro normativo è però in una fase di grande cambiamento – ha spiegato – perché il pacchetto Omnibus ha proposto una semplificazione attraverso due modalità principali: da un lato l’innalzamento delle soglie per i soggetti obbligati alla rendicontazione completa, dall’altro l’introduzione di principi più semplificati che possono essere adottati su base volontaria”.
“A questo si aggiunge la direttiva cosiddetta ‘stop the clock’, che ha posticipato l’obbligatorietà della predisposizione della reportistica”, ha aggiunto Mei, sottolineando come la direzione intrapresa dalle istituzioni sembri ormai orientata verso una maggiore semplificazione. “Data per certa questa traiettoria – ha proseguito – la nuova sfida diventa capire la compatibilità e l’intreccio della rendicontazione di sostenibilità con l’attuale contesto geopolitico, segnato da conflitti e instabilità”.
Secondo il partner di Grant Thornton, infatti, anche il concetto stesso di sostenibilità sta evolvendo: “Il tema si sta progressivamente muovendo verso questioni come la sicurezza energetica e la comprensione di come trattare l’industria della difesa. Oggi esistono due visioni: la prima tende a escludere il settore della difesa dal mondo ESG; la seconda ritiene invece che senza sicurezza non possa esistere stabilità economica e che, senza stabilità economica, diventi difficile perseguire obiettivi ambientali e sociali”. “In questo contesto – ha concluso – si sta affermando l’idea che, oltre alle dimensioni ambientale, sociale e di governance, la rendicontazione possa dover considerare anche il contributo alla sicurezza e alla stabilità geopolitica. Come revisori della sostenibilità osserveremo con molta attenzione le prossime evoluzioni, perché questo sarà uno dei temi più rilevanti dei prossimi mesi”.

Nella gestione della schizofrenia, il tempo conta. Conta per ridurre la sofferenza del paziente, contenere il disorientamento e l'angoscia che accompagnano la fase di ricaduta, ma conta anche per costruire da subito un percorso di cura che non si interrompa con la dimissione. È questo il messaggio emerso dall'incontro stampa che si è tenuto a Brescia, dedicato alle nuove evidenze real-world dello studio Reshape su risperidone Ism, prodotto dalla azienda farmaceutica Rovi, con la partecipazione di Christoph Correll, riferimento scientifico europeo del progetto e primo autore della pubblicazione internazionale dei risultati dello studio, e di Antonio Vita, ordinario di Psichiatria dell'Università degli studi di Brescia.
I dati dello studio sono stati da poco pubblicati sul World journal of biological psychiatry. Condotto nella pratica clinica reale, Reshape ha coinvolto 275 pazienti provenienti da 76 centri ospedalieri di cinque Paesi europei, con una significativa partecipazione italiana. I dati presentati - informa una nota - mostrano che il trattamento ha consentito un rapido controllo della sintomatologia, con miglioramenti significativi già a partire dall'ottavo giorno, e una dimissione ospedaliera in una mediana di 8 giorni dall'inizio della terapia. Accanto al miglioramento dei sintomi, è stato osservato anche un recupero del funzionamento personale e sociale, misurato con la scala Psp, già a 28 giorni dalla prima dose. Tra gli obiettivi dello studio figuravano inoltre la durata del ricovero, la soddisfazione riferita dal paziente, la sicurezza e la tollerabilità del trattamento nella pratica clinica quotidiana. Il valore dei risultati, spiegano gli esperti, risiede non solo nella rapidità dell'effetto, ma anche nel loro significato clinico più ampio: trattare precocemente e in modo personalizzato la fase acuta può aiutare a ridurre le fratture nel percorso terapeutico, facilitando un collegamento più solido tra ricovero, dimissione e presa in carico territoriale. Uno dei messaggi chiave emerso dallo studio è proprio la possibilità di costruire un vero 'ponte' tra ospedale e territorio, evitando che il momento della dimissione coincida con una nuova fragilità, si evidenzia.
"Nella fase acuta della schizofrenia - spiega Vita - abbiamo bisogno di un trattamento che sia rapidamente efficace e ben tollerato, ma capace non solo di controllare i sintomi ma anche di gettare le basi per un'alleanza terapeutica e per un progetto di cura che prosegua oltre l'emergenza. Il valore dei dati real-world è questo: ci mostrano che cosa accade davvero nei nostri servizi, con pazienti complessi e bisogni concreti, e ci aiutano a ragionare in termini di continuità di cura, non solo di gestione dell'episodio acuto". Sul piano clinico, un elemento particolarmente rilevante, si legge nella nota, è che i risultati dello studio appaiono coerenti con quelli degli studi registrativi precedenti, rafforzando la fiducia del clinico nell'uso del trattamento nella pratica quotidiana.
"Lo studio Reshape fornisce preziose evidenze real-world che mostrano come Risperidone Ism possa offrire un rapido miglioramento dei sintomi, recupero funzionale, buona tollerabilità e soddisfazione del paziente nelle persone ricoverate per una ricaduta acuta di schizofrenia - sottolinea Correll - Sono risultati che supportano il ruolo di risperidone Ism come opzione terapeutica concreta per stabilizzare rapidamente il paziente e facilitare il passaggio, tanto delicato quanto cruciale, dall'assistenza ospedaliera alla presa in carico territoriale. In questa prospettiva, il miglioramento del funzionamento, della qualità di vita e della continuità terapeutica diventa parte integrante del valore clinico del trattamento".
"L’innovazione per Rovi significa tradurre la ricerca in soluzioni terapeutiche che abbiano un impatto reale nella vita delle persone. Nella gestione della schizofrenia in fase acuta - evidenzia Luca Mantegna, Neuroscience Business Unit Director Rovi Biotech Italia - ciò significa sostenere un approccio che aiuti a stabilizzare precocemente il paziente, favorire una maggiore aderenza terapeutica e costruire un percorso di continuità di cura, con l'obiettivo di migliorare nel lungo termine autonomia, funzionamento e qualità di vita del paziente". Uno dei punti salienti - è emerso dall'incontro - riguarda il recupero funzionale precoce, che incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone, facilitando il reinserimento sociale, familiare e relazionale. Proprio questo rapido recupero rappresenta un determinante cruciale della prognosi, sottolineano gli esperti, perché favorisce il reinserimento del paziente, crea le condizioni per interventi psicosociali più mirati e può tradursi in maggiore autonomia della persona. Il miglioramento non riguarda infatti solo i sintomi: i dati presentati indicano un recupero funzionale precoce che può tradursi anche in una migliore qualità di vita, grazie a una più rapida ripresa delle relazioni, della quotidianità e dell’autonomia.
Spazio anche al tema della soddisfazione del paziente e dell'alleanza terapeutica, elementi spesso trascurati nel racconto pubblico della schizofrenia ma decisivi nella realtà clinica. L'accettabilità del trattamento e il suo gradimento da parte del paziente rappresentano infatti fattori centrali per favorire una maggiore aderenza terapeutica e costruire, già dalla fase acuta, un percorso di cura più solido e continuativo. I dati di Reshape - conclude la nota - rafforzano l'idea che la fase acuta non debba essere considerata soltanto un'emergenza da contenere, ma anche un momento decisivo per impostare meglio il futuro del paziente. Non solo stabilizzazione, dunque, ma un approccio più proattivo e integrato, capace di tenere insieme efficacia clinica, continuità assistenziale e recupero funzionale.

Mettere in evidenza la rilevanza i disturbi del sonno come l’insonnia cronica, una condizione ancora sottovalutata, ma che ha un impatto significativo sulla qualità della vita, sulla salute e sui costi sociali diretti e indiretti. È l'obiettivo del Gruppo di lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, all'interno dell'Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l'Alzheimer, promosso dalla deputata Annarita Patriarca e dalla senatrice Beatrice Lorenzin, e presentato oggi a Roma.
L'insonnia - informa una nota - è una patologia diffusa che colpisce circa 13,4 milioni di italiani, soprattutto donne (60-70% dei casi), con una maggiore incidenza tra i 45 e i 65 anni, e che comporta gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sull'economia nazionale. I costi stimati, infatti, sono circa 14 miliardi di euro l'anno, pari allo 0,74% del Pil, suddiviso tra costi diretti, che riguardano ricoveri, visite mediche, farmaci e costi indiretti, tra cui assenteismo, incidenti stradali e domestici. Chi soffre di insonnia cronica lamenta una scarsa qualità e quantità del sonno che interessa almeno 3 notti alla settimana per un periodo di tre mesi consecutivi: i sintomi notturni, tra cui difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno prolungato, hanno delle ripercussioni sul benessere psico-fisico durante il giorno, perché generano stanchezza, scarsa concentrazione, irritabilità. Questi naturalmente incidono sulla partecipazione attiva al mondo del lavoro, e sono un costo nascosto per il welfare collettivo. Inoltre, è una condizione che comporta un impatto sulla salute mentale e fisica di chi ne soffre, che non riguarda solo la notte e il sonno: infatti, oltre il 60% dei pazienti italiani con disturbi del sonno dichiara di subire un impatto negativo significativo sul benessere psicologico e il 43% dei pazienti riporta una compromissione della vita sociale.
“Alla luce delle importanti ripercussioni che i disturbi cronici del sonno hanno sulla qualità di vita dei pazienti e sul sistema sociale, economico e sanitario del Paese, risulta fondamentale che gli esponenti istituzionali riconoscano per primi l’insonnia cronica come una patologia a sé stante e che l’agenda politica riservi uno spazio di confronto adeguato”. Ha dichiarato l’onorevole Annarita Patriarca, segretario presidenza della Camera dei deputati e membro XII Commissione – Camera. “Quello di questi pazienti è un quadro clinico complesso, che richiede risposte puntuali - aggiunge - È necessario che si mettano a terra azioni concrete per l’attivazione di percorsi di assistenza personalizzati e continuativi, per la presa in carico consapevole e multidisciplinare, prevedendo sia un accesso più efficiente e appropriato ai trattamenti sia un riconoscimento giuridico a livello nazionale e regionale, affinché la richiesta di assistenza venga accolta e gestita in modo efficace”. (Video[1])
Il nuovo Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, “svolge un ruolo centrale nel riconoscere formalmente questa patologia - chiarisce Patriarca - nel promuovere politiche di prevenzione, riconoscimento e gestione precoce, affinché diventi una priorità di salute pubblica. In molti Paesi europei, l’insonnia viene riconosciuta come una patologia indipendente, il cui trattamento viene rimborsato. Anche per queste ragioni, affinché l’Italia non rimanga indietro, è necessario lavorare per formulare una proposta di Legge per il riconoscimento dell’insonnia cronica”.
Il nuovo Gruppo di Lavoro - dettaglia la nota - sta lavorando concretamente - grazie all’importante contributo del comitato scientifico - alla realizzazione un Policy Paper sull’insonnia cronica per promuovere una maggiore consapevolezza a livello istituzionale della patologia e dell’importante burden che ha per la collettività. Il documento getterà delle solide basi affinché questa priorità si concretizzi in misure preventive e di presa in carico efficaci dei pazienti e verrà presentato il prossimo 14 aprile al Centro Studi Americani in un evento dedicato. Il supporto del comitato scientifico è fondamentale perché dà solidità scientifica alla richiesta che l’insonnia cronica diventi una priorità dell’agenda sanitaria del Paese e che sia formulata una proposta di Legge in merito.
“Il tema del sonno riguarda direttamente la qualità delle nostre politiche pubbliche”, ha sottolineato la senatrice Beatrice Lorenzin, Membro 5ª Commissione – Senato. “Non è solo una questione sanitaria, ma un fattore strategico che incide sull’efficienza dei servizi, sulla tenuta del sistema produttivo e, soprattutto, sulla sicurezza delle persone. Quando parliamo di carenza di sonno, parliamo di un elemento che contribuisce a incidenti stradali, errori professionali, tutti costi sociali che certamente il nostro Paese non può permettersi di ignorare. La ricerca - chiarisce - ha confermato e riconosciuto come la qualità del sonno e, a fianco ad esso, la qualità della veglia, contribuiscano al mantenimento del benessere fisico, cognitivo e mentale. Le ipersonnie, la sindrome delle apnee in sonno, e infine l’insonnia cronica vanno riconosciute perché rappresentano patologie oggi trattabili con potenziale abbattimento delle gravi comorbilità cui spesso si associano, enormi risparmi per la sanità e immediato beneficio per la qualità della vita. Nel nostro Paese - conclude - sono stati compiuti passi importanti, ma è giunto il momento di dare un riconoscimento giuridico a queste patologie”.

Nella Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, gli infermieri si confermano professionisti "in prima linea", sia perché "più esposti a episodi di violenza" sia perché, "da sempre impegnati a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle aggressioni al personale sanitario e a promuovere, grazie al contributo degli Ordini provinciali, buone pratiche" sulla sicurezza in sanità. Un'attività "necessaria", quella di tenere acceso il faro dell'attenzione sul tema, come suggeriscono i dati raccolti dalla Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche) e consegnati all'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità (Oseps) per predisporre la relazione annuale sulle attività dell’Onseps relative all'anno 2025.
Nel mese di gennaio 2026, la Federazione ha proposto a tutti gli iscritti un questionario finalizzato a monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni dei professionisti sanitari e socio-sanitari nel 2025. Alla survey hanno risposto in 6.232. Numerose, spiega la Fnopi, sono state le testimonianze dei professionisti che hanno raccontato di essere stati vittime di aggressioni, esplicitando modalità, tempi, luoghi ed entità degli episodi. Le adesioni maggiori sono state registrate in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte, regioni dalle quali sono arrivate la maggior parte delle risposte. L'88% sono infermieri e il 2% sono infermieri pediatrici. In 2.771 hanno dichiarato di essere stati aggrediti negli ultimi 12 mesi. Rappresentano il 44% del totale, la maggioranza sono donne e lavorano nel settore pubblico.
Ciò che colpisce - informa la Fnopi - è il numero delle aggressioni rilevate: superiore a quello delle persone aggredite. Gli episodi sono 12mila per una media di 6 l'anno subiti da ogni dichiarante, con una prevalenza di casi di violenza verbale. Dalle risposte del questionario si evince, infine, che i luoghi in cui si verificano la maggior parte delle aggressioni sono principalmente ambulatori pubblici, spazi comuni delle strutture sanitarie, interni o esterni, reparti di degenza, pronto soccorso, servizi territoriali.



