
Undicesimo giorno di gare a Milano Cortina 2026. Oggi, martedì 17 febbraio, gli atleti azzurri tornano in pista per ricominciare la caccia alle medaglie alle Olimpiadi invernali. Dal curling femminile (con la sfida al Giappone) al pattinaggio di velocità con l'inseguimento a squadre maschile, ecco il programma di giornata, gli orari e dove vedere gli italiani in gara.
Milano Cortina, italiani in gara oggi
Ecco gli italiani in gara oggi a Milano Cortina 2026:
10 Combinata nordica: Individuale Gundersen uomini trampolino lungo, salto (Samuel Costa, Aaron Kostner, Alessandro Pittin)
12:10 Hockey su ghiaccio: Italia-Svizzera, playoff uomini
13:45 Combinata nordica: Individuale Gundersen uomini trampolino lungo, 10km fondo (da definire)
14:05 Curling: Round robin donne, Italia - Giappone (Stefania Constantini, Marta Lo Deserto, Elena Mathis, Giulia Zardini Lacedelli, Rebecca Mariani)
14:30 Biathlon: Staffetta 4x7,5km uomini (Patrick Braunhofer, Lukas Hofer, Nicola Romani, Tommaso Giacomel)
14:30 Pattinaggio di velocità: Inseguimento a squadre uomini, semifinali (Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Riccardo Lorello, Michele Malfatti)
15:24 Pattinaggio di velocità: Inseguimento a squadre uomini, finali D-C (ev. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Riccardo Lorello, Michele Malfatti)
16:22 Pattinaggio di velocità: Inseguimento a squadre uomini, finali B-A (ev. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Michele Malfatti)
18.45 Pattinaggio di figura: Singolo donne, programma corto (Lara Naki Gutmann)
19 Bob: Bob a due uomini, manche 3 (Patrick Baumgartner, Robert Mircea)
19:05 Curling: Round robin uomini, Italia - USA (Sebastiano Arman, Mattia Giovanella, Amos Mosaner, Alberto Pimpini, Joel Retornaz)
21:05 Bob: Bob a due uomini, manche 4 (Patrick Baumgartner, Robert Mircea)
Milano Cortina, dove vedere italiani oggi
Dove vedere le gare di oggi a Milano Cortina 2026? I Giochi sono trasmessi in diretta tv e in chiaro sui canali Rai, in streaming su Rai Play e in abbonamento su Eurosport, ma anche su Hbo Max, Discovery+, Dazn, Timvision e Prime Video Channels.

Terzo round di colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti al via oggi, martedì 17 febbraio, a Ginevra per tentare di porre fine a quattro anni di logorante conflitto. Dopo i due precedenti incontri ad Abu Dhabi, quello di oggi potrebbe, o almeno si auspica, portare a qualche passo più concreto verso la pace.
Più ampia la delegazione russa che siederà al tavolo della trilaterale. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto sapere che la missione sarà guidata dall’assistente presidenziale del Cremlino, Vladimir Medinsky - giudicato un 'falco' dagli ucraini che temono che la sua presenza possa indicare un ulteriore irrigidimento delle posizioni di Mosca - al posto del capo dell'intelligence militare Igor Kostyukov, e includerà anche il capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov. L’inviato speciale di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, parteciperà invece a un gruppo di lavoro separato sulle questioni economiche. I delegati di Mosca saranno a Ginevra già dalle prime ore di questa mattina per poi ripartire mercoledì sera, riferisce una fonte citata dall’agenzia statale Tass.
Confermata la squadra ucraina composta, come nei precedenti incontri, dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Rustem Umerov, dal capo di gabinetto di Volodymir Zelensky, Kyrylo Budanov e altri funzionari al seguito.
Secondo quanto affermato ieri da Peskov, i colloqui affronteranno le "questioni principali" riguardanti i territori e "tutto ciò che è legato alle richieste che abbiamo avanzato. Questa è la ragione per cui - ha spiegato - è richiesta la presenza del nostro capo negoziatore, Vladimir Medinsky". Un segnale che conferma la linea intransigente di Mosca sugli avamposti conquistati. Era stato proprio Medinsky infatti durante i negoziati a Istanbul del 2025 ad avvertire che se Kiev non avesse accettato le condizioni russe, l'esercito avrebbe potuto avanzare ulteriormente e conquistare nuovi territori continuando la guerra all'infinito.
Nonostante le tensioni delle ultime ore gli Stati Uniti restano comunque fiduciosi in un possibile sblocco delle impasse e rivendicano il loro ruolo di mediazione. Gli Stati Uniti, ha affermato ieri da Budapest il Segretario di Stato Marco Rubio sembrano essere "l'unica nazione sulla Terra" in grado di portare rappresentanti ucraini e russi "al tavolo per parlare". "Non voglio insultare nessuno, ma le Nazioni Unite non sono in grado di farlo, non c'è un altro Paese in Europa che è stato in grado di farlo".
"Noi - ha chiarito - non siamo cercando di imporre un accordo a nessuno, non stiamo cercando di costringere nessuno ad accettare un accordo che non vogliono. Vogliamo solo aiutarli, perché pensiamo che sia una guerra incredibilmente dannosa, incredibilmente distruttiva". Rubio infine ha sottolineato che Trump ha investito "un'enorme quantità di tempo e capitale politico" per mettere fine alla guerra in Ucraina.
Ma le questioni da superare, nonostante siano stati ridotte, restano e come ha detto lo stesso Rubio la settimana scorsa sono "quelle più difficili" a cui occorre ancora "dare una risposta".

Lo stress va gestito in compagnia. Poco importa con chi, se è il partner, una persona amica o uno sconosciuto: in una situazione stressante il semplice fatto di non essere soli, di avere accanto qualcuno, riduce lo stato di allerta del sistema nervoso. In poche parole, allenta la tensione. Uno studio pubblicato su 'Psychophysiology' da scienziati dei dipartimenti di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione e di Psicologia generale dell'università di Padova, in collaborazione con la Wake Forest University statunitense, spiega perché stare insieme è un anti-stress. Se le ricerche epidemiologiche in ambito psicologico e medico suggeriscono che il supporto sociale è associato a un migliore stato di salute fisica e mentale e a una maggiore longevità, il nuovo lavoro svela i meccanismi e i benefici dello 'scudo sociale' sul cervello.
Il team padovano - riporta UniPd in una nota - ha monitorato un riflesso primordiale, il trasalimento, quando si affronta una situazione stressante da soli oppure in compagnia. Il trasalimento è la rapida contrazione muscolare che segue un rumore improvviso: è una risposta automatica e in una condizione di minaccia questo riflesso viene modulato dal cervello per 'prepararci all'azione'. Se ci sentiamo in pericolo, il sistema si 'accende' o si 'spegne' a seconda delle strategie difensive più adatte. Ma cambia qualcosa se si è soli o in compagnia? Il campione preso in esame era di 70 partecipanti dello stesso sesso (donne), per minimizzare gli effetti delle differenze di genere nella reattività affettiva. I soggetti, divisi in 3 gruppi, sono stati sottoposti al Trier Social Stress Test (Tsst), un protocollo standardizzato che induce stress attraverso la simulazione di un colloquio di lavoro svolto davanti a una commissione di valutazione. Un primo gruppo svolgeva la prova da solo, un secondo con accanto il partner e il terzo con vicino una persona sconosciuta. Durante il test i ricercatori hanno misurato il 'grado di allerta' dei partecipanti attraverso il riflesso di trasalimento (startle reflex), che cresce sempre di più quando il nostro organismo percepisce l'ambiente circostante come minaccioso.
Dallo studio emerge che, in una situazione di stress, quando si è soli ad affrontarla il cervello è più in allerta rispetto a quando lo stesso contesto critico viene gestito insieme a qualcun altro: il riflesso di trasalimento aumentava in chi era da solo nello svolgimento del compito, con una soglia significativamente più alta rispetto a chi era in compagnia. L'aspetto interessante - sottolineano gli autori - è che questo effetto di scudo sociale non era limitato solo a chi era accompagnato al test dal partner, ma anche da chi lo faceva alla presenza di uno sconosciuto. La presenza di un altro si è rivelata efficace nel produrre una protezione sulla reattività del sistema nervoso delle partecipanti: un 'regolatore fisiologico' capace di ridurre l'allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress acuto.
"I nostri dati - spiega Antonio Maffei del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell'università di Padova, primo autore del lavoro - supportano la Social Baseline Theory, una recente teoria che suggerisce che il cervello umano sia ottimizzato per lavorare al meglio quando siamo insieme ad altre persone e non in isolamento, soprattutto quando si tratta di affrontare situazioni stressanti Quando siamo soli il sistema nervoso deve farsi carico interamente di monitorare l'ambiente per prevenire eventuali pericoli, un'attività che richiede una maggiore quantità di risorse sia cognitive che metaboliche. La semplice presenza fisica di un altro individuo agisce come un segnale di sicurezza che permette al cervello di ottimizzare questo investimento di risorse, regolando la risposta da stress in modo più efficiente, e agisce quindi come un regolatore fisiologico capace di ridurre l'allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress acuto".
Questi risultati - conclude la nota - mostrano come l'ambiente sociale modelli la nostra reazione psicofisiologica alle situazioni stressanti. Inoltre, la ricerca pone le basi per futuri studi volti a comprendere il ruolo che le differenze individuali svolgono nel potenziare questi effetti. L'obiettivo ultimo è comprendere come sfruttare al massimo l'enorme potenziale che le relazioni hanno nel migliorare la nostra salute e il nostro benessere.

Sentirsi soli nel cuore della 'community'. E' il paradosso dei ragazzi social: più ore passano online e più aumenta la probabilità di sperimentare una condizione di isolamento. E' il ritratto che emerge da uno studio condotto negli Usa su decine di migliaia di universitari, età tra i 18 e i 24 anni. La ricerca, pubblicata sul 'Journal of American College Health', evidenzia che i giovani utenti maggiormente assidui hanno il 38% di probabilità in più di provare questa distanza sociale. In termini temporali, trascorrere 16 ore a settimana sui social media - o 2 ore e più al giorno - è associato a un rischio amplificato. Tanto che gli autori dello studio evidenziano che le istituzioni accademiche dovrebbero informare gli studenti sugli effetti dell'uso dei social e incoraggiarli a stabilire dei limiti di tempo.
Secondo il lavoro, più della metà dei ragazzi si sente sola, ma chi usa maggiormente i social risulta particolarmente incline. E questo è un problema perché, osserva Madelyn Hill, che ha guidato lo studio mentre completava il suo dottorato alla School of Human Services dell'Università di Cincinnati nella primavera del 2025 e oggi è docente dell'Ohio University, "sappiamo che le persone sole hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione. E sappiamo anche che chi è solo ha maggiori probabilità di morire prematuramente. La prima età adulta è un periodo di molti cambiamenti, dal lasciare casa per la prima volta, all'iniziare l'università e stringere nuove amicizie, ed è fondamentale che i college e le università facciano tutto il possibile per aiutare i loro studenti a creare legami con gli altri".
Studi precedenti avevano evidenziato che Instagram, Facebook e Snapchat sono i siti di social media preferiti dai giovani adulti. E ulteriori ricerche avevano dimostrato che l'uso eccessivo dei social può ridurre il tempo dedicato alla socializzazione faccia a faccia. Hill e colleghi hanno analizzato i dati di 64.988 ragazzi provenienti da oltre 120 college che hanno partecipato a un sondaggio nazionale. La solitudine è stata misurata chiedendo loro quanto spesso si sentivano esclusi, privi di compagnia o isolati.
Ed è emerso che il 54% degli studenti si sentiva solo, dato in linea con altre recenti ricerche condotte negli Stati Uniti. L'analisi ha rivelato anche che, per esempio, i membri delle confraternite erano tra i meno inclini a sentirsi soli, forse grazie alle maggiori opportunità di partecipare a feste e altri incontri e, dall'altro lato, chi viveva a casa si percepiva più solo di chi aveva un alloggio nel campus.
Agli studenti è stato poi chiesto quante ore trascorressero sui social media in una settimana. Circa il 13% li utilizzava in modo eccessivo, vale a dire per almeno 16 ore a settimana, e più li usava, più aumentavano le probabilità di solitudine. Chi stava online dalle 16 alle 20 ore a settimana aveva il 19% di probabilità in più di dire di sentirsi solo rispetto a coloro chi non usava del tutto i social, chi era connesso da 21 a 25 ore e da 26 a 30 ore settimanali aveva una probabilità di solitudine aumentata rispettivamente del 23 e del 34%. E infine gli utenti più connessi di tutti, i più fruitori dei social (almeno 30 ore a settimana), avevano il 38% di probabilità in più di dichiarare di sentirsi isolati.
Gli autori della ricerca riconoscono di non poter affermare con certezza se l'uso eccessivo dei social porti alla solitudine o viceversa, ma sospettano che sia un po' entrambe le cose. Alcuni studenti che usano questi canali potrebbero sentirsi soli perché hanno meno tempo per vedere gli amici di persona. E altri che si sentono soli potrebbero trovare un prezioso supporto online. I ricercatori sottolineano inoltre che alcuni studenti potrebbero aver sottovalutato il tempo trascorso online. Tuttavia, ritengono che contrastare l'uso eccessivo dei social potrebbe ridurre i livelli di solitudine.
"Questi risultati sottolineano quanto sia diffusa la solitudine tra gli studenti universitari e sottolineano che l'uso eccessivo dei social media potrebbe sostituire le interazioni significative che proteggono la loro salute mentale - conclude l'autrice principale dello studio, Ashley L. Merianos dell'Università di Cincinnati - Una strategia chiave di salute pubblica per combattere questa epidemia di solitudine è rafforzare le connessioni sociali e aiutare gli studenti a costruire relazioni di supporto con i loro coetanei offline".
Le istituzioni accademiche, aggiunge Hill, "dovrebbero educare sui potenziali effetti negativi dell'uso eccessivo dei social. Aiutare i ragazzi a comprendere come possa influire sul loro benessere potrebbe spingerli a valutare quanto tempo vi dedicano. Potrebbero quindi ridurlo o addirittura stabilire dei limiti". Un'altra cosa su cui i vertici accademici, a detta dell'esperta, dovrebbero impegnarsi è "incoraggiare gli studenti a partecipare agli eventi sociali nel campus". Prediligendo la vita reale a quella digitale.

Italia ancora nella morsa del maltempo. A pagarne le spese è soprattutto il Centro-Sud, colpito da una ondata di temporali di forte intensità, ma anche da forti raffiche di vento. Per questo la Protezione civile per la giornata di oggi, martedì 17 febbraio, ha valutato l'allerta arancione per la Calabria e allerta gialla per altre quattro regioni.
Forti temporali e venti, è allerta
Il Mediterraneo è interessato da un intenso flusso nord-occidentale che investe il nostro Paese e che nelle prossime ore farà sentire il suo effetto con precipitazioni e un deciso aumento della ventilazione specie sul nord-ovest, settori tirrenici e meridione. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento (www.protezionecivile.gov.it).
L’avviso prevede precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori tirrenici di queste ultime due. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento e locale attività elettrica. Inoltre, si prevedono venti da forti a burrasca nord-occidentali su Valle d’Aosta, Piemonte, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, in estensione a Sardegna e Puglia. Attese mareggiate lungo le coste esposte.
Allerta arancione e gialla, le regioni interessate
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata quindi valutata per la giornata di oggi, martedì 17 febbraio, allerta arancione sui settori tirrenici centro-settentrionali della Calabria e allerta gialla su alcuni settori di Marche, Campania, Sicilia e sul restante territorio della Calabria.
Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (www.protezionecivile.gov.it), insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione.

Vulnerabili, ma anche disoccupati e migranti. Oppure uomini iscritti alle app di incontri, dove agenti di Mosca si fingerebbero donne per entrare in contatto con potenziali sabotatori. E' così, secondo quanto rivelano il Financial Times e gli 007 ucraini, che la Russia di Putin recluterebbe - spesso con l'inganno - nuova 'forza lavoro' per combattere la sua guerra ibrida ai danni di Ucraina ed Europa.
Come Mosca 'recluta' i vulnerabili d'Europa
Elementi che avevano fatto parte della Wagner o della 'fabbrica dei troll' di San Pietroburgo, già usati in passato per reclutare persone da inviare al fronte in Ucraina nelle regioni più povere della Russia, ora stanno individuando i vulnerabili in Europa, migranti, disoccupati e altri elementi di fasce deboli delle società, disponibili ad azioni di sabotaggio, ricognizione, vandalismo e violenza in cambio di denaro, scrive il Financial Times, citando fonti dell'intelligence europea.
Ci sarebbero stati già 145 incidenti che sembrano poter essere ricondotti a una campagna ibrida della Russia contro l'Occidente. L'aumento di agenti 'a perdere' arriva dopo che i Paesi europei hanno espulso centinaia di funzionari dell'intelligence russa che operavano con copertura diplomatica. Fsb e Gru sono stati costretti a cambiare tattiche. Nel 2023 il criminale di strada Dylan Earl era stato reclutato su canali Telegram di Wagner, in Gran Bretagna. In seguito erano stati coinvolti altri quattro giovani per appiccare il fuoco a un deposito di Londra in relazione a una azienda ucraina. A Earl erano state versate 9mila sterline. Lo scorso anno avrebbe pianificato di "radere al suolo" un ristorante di proprietà del russo in esilio, e critico di Putin, Evgheny Chichvarkin.
Dai falsi procedimenti penali alle app di incontri, l'allarme in Ucraina
Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha quindi segnalato un aumento dei casi in cui agenti russi contattano cittadini ucraini per costringerli a compiere azioni illegali, tra cui incendi dolosi, sabotaggi e preparativi per attentati. Tra le tecniche utilizzate figura l’invio di false comunicazioni su presunti procedimenti penali: successivamente la persona viene ricontattata e le viene offerto aiuto per "chiudere" il caso in cambio dell’esecuzione di compiti specifici.
Un altro metodo sempre più diffuso prevede la creazione di finti profili femminili su piattaforme di incontri online. Una volta ottenuti dati personali, contatti, foto o informazioni sulla posizione, la vittima viene contattata da un individuo che si presenta come funzionario delle autorità ucraine - spesso dello stesso Sbu - e accusata di aver comunicato con servizi ostili. Per "evitare responsabilità penali" le viene quindi proposta la cooperazione, che si traduce nel reclutamento da parte dell’intelligence russa.
Secondo l’agenzia, le persone ricattate vengono poi spinte ad acquistare componenti chimici, sabotare infrastrutture o incendiare veicoli militari; in alcuni casi vengono inviate anche false convocazioni ufficiali per aumentare la pressione psicologica. Kiev invita la popolazione a non condividere informazioni personali con sconosciuti online e a segnalare immediatamente contatti sospetti alle autorità.

Ucraina e Russia tornano al tavolo dei negoziati. A Ginevra, con la mediazione degli Stati Uniti, nuovo round di trattative per provare a porre fine alla guerra che si appresta a tagliare il traguardo dei 4 anni. Il nodo centrale è rappresentato ancora dalla definizione della questione territoriale, con il Donbass sotto i riflettori. La Russia punta ad ottenere tutta la regione, che attualmente non controlla.
L'Ucraina non è disposta ad accettare mutilazioni territoriali e ritiene in ogni caso indispensabile il ricorso ad un referendum, che richiederebbe però un cessate il fuoco. Le posizioni sinora hanno creato un muro contro muro, complicando l'opera di Donald Trump in versione pacificatore. Ora, il nuovo capitolo.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una delegazione condotta dal capo dell'Ufficio presidenziale Kirill Budanov. Vladimir Putin, invece, punta sul 'falco' Vladimir Medinsky, accompagnato dal capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov. L’inviato speciale del Cremlino, Kirill Dmitriev, parteciperà invece a un gruppo di lavoro separato sulle questioni economiche.
Zelensky: "Putin non deve prendere nulla"
"E' un errore grave permettere all'aggressore di prendere qualcosa. E' stato un grosso errore fin dall'inizio, a partire dal 2014. E anche prima di allora", il messaggio di Zelensky alla vigilia dell'appuntamento. "Non voglio essere il presidente che ripeterà gli errori commessi dai miei predecessori o da altre persone. Non parlo solo dell'Ucraina. Parlo dei leader di diversi Paesi che hanno permesso a un paese aggressivo come la Russia di entrare nel loro territorio. Non si può fermare Putin con baci o fiori. Io non l'ho mai fatto ed è per questo non penso sia la strada giusta. Il mio consiglio per tutti è di non farlo con Putin", le parole del presidente ucraino.
Le indicazioni di Putin
La delegazione russa arriva in Svizzera con le indicazioni chiare di Putin. "Il presidente mantiene un dialogo costante con la delegazione incaricata dei negoziati per la risoluzione della questione ucraina. Il presidente è in costante contatto con i nostri negoziatori. E, naturalmente, ricevono istruzioni dettagliate", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. L'agenda dei colloqui "sarà più ampia" rispetto a quella delle trattative, in due diversi round, di Abu Dhabi. Il tema dei territori sarà il piatto principale del menù: "Questa è la ragione per cui è richiesta la presenza del nostro capo negoziatore, Vladimir Medinsky", ha aggiunto. Ad Abu Dhabi guidava la delegazione russa invece il direttore del Gru, Kostyukov.
Niente Europa al tavolo
Tra tante incognite, una certezza. Al tavolo, in Svizzera come nel precedente incontro negli Emirati Arabi, l'Europa non c'è. Gli Stati Uniti sembrano essere "l'unica nazione sulla Terra" in grado di portare rappresentanti ucraini e russi "al tavolo per parlare", ha sottolineato Marco Rubio, segretario di Stato americano.
"Non voglio insultare nessuno, ma le Nazioni Unite non sono in grado di farlo, non c'è un altro Paese in Europa che è stato in grado di farlo", ha aggiunto sottolineando il ruolo marginale del Vecchio Continente. Trump, ancor prima di insediarsi un anno fa, prometteva una rapida conclusione della guerra. Ora, l'intesa non è nemmeno scontata. "Noi non stiamo cercando di imporre un accordo a nessuno - ha continuato Rubio -. Non stiamo cercando di costringere nessuno ad accettare un accordo. Vogliamo solo aiutarli, perché pensiamo che sia una guerra incredibilmente dannosa, incredibilmente distruttiva".

Al via, da parte del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, la nuova ricerca di professionalità con specifiche competenze nel campo delle tecnologie avanzate, sicurezza digitale, terrorismo, Osint ed ecofin. Per rispondere a un contesto internazionale sempre più complesso ed in continua evoluzione, l’Intelligence italiana avvia con questa campagna una ricerca mirata di professionalità eterogenee e di elevato profilo in possesso di specifiche conoscenze e competenze nei seguenti settori.
Quali profili cercano gli 007 italiani
Per l’High-Performance Computing (Hpc) si cercano laureati in ambito informatico, ingegneristico, fisico o matematico, con competenze nella progettazione, implementazione e ottimizzazione di sistemi computazionali ad alte prestazioni, architetture Hpc, gestione di cluster per simulazioni scientifiche e progetti sull’intelligenza artificiale, sviluppo e tuning di codice parallelo, containerizzazione e ambienti software scientifici, tecniche di calcolo avanzato, integrazione di soluzioni AI nei workflow di ricerca, profilinge analisi della perfomance.
Per la Crittografia la ricerca è per laureati in ambito informatico, ingegneristico, matematico, fisico o delle telecomunicazioni, con conoscenze e/o competenze in materia di tecnologie quantistiche, quantum computing, architetture di processori e programmazione di algoritmi quantistici, comunicazione cifrate e crittografia quantistica, analisi e valutazione critica della letteratura di settore e realizzazione di applicativi finalizzati alla crittoanalisi.
In campo Cyber si cercano diplomati presso Istituti tecnico scientifici con indirizzo in informatica e telecomunicazioni, nonché laureati in sicurezza informatica o in ambito informatico o ingegneristico, con conoscenze e/o competenze in materia di tattiche, tecniche e procedure della minaccia cibernetica, anonimizzazione, cyber threat intelligence, reverse engineering, malware analysis,vulnerability assessment e penetration testing su reti e sistemi operativi e su applicazioni e siti web, red teaming, blueteaming, digital forensics, analisi di log, ricerca analisi dispositivi IOT/ICT.
In campo Economico-finanziario la ricerca è per laureati in ambito economico, con conoscenze e/o competenze in materia di tutela dell’economia, dei mercati finanziari e creditizi, quotazioni mobiliari e dei titoli di Stato, contrasto alle forme più complesse di evasione ed elusione fiscale, tutela dalle minacce al patrimonio industriale e al know how tecnologico, nonché minacce derivanti dal riciclaggio o reimpiego di capitali illeciti, green economy e transizione energetica, approvvigionamento energetico ed energie rinnovabili, funzioni corporate, M&A e R&S.
Contro il Terrorismo interno e internazionale si cercano laureati in indirizzi internazionali o in materie umanistiche, con conoscenze e capacità di analisi dei fenomeni di terrorismo interno di qualsiasi matrice, terrorismo internazionale, jihadista, radicalismo religioso, criminalità internazionale, immigrazione e traffico di esseri umani, contrasto al fenomeno eversivo di matrice brigatista o anarchica, estremismo e fenomeni di antagonismo.
Per Open Source Intelligence la ricerca è per diplomati o laureati negli ambiti della comunicazione, sociologia e delle relazioni internazionali ovvero in campo informatico, con capacità avanzate di ricerca, raccolta, analisi ed elaborazione da fonti aperte (Osint-Socmint-Deep/Darkweb), anche mediante l’utilizzo di tool Osint e di strumenti informatici per la elaborazione di dati,automazione di processi di scraping, gestione di Api e piattaforme di social media monitoring, analisi di contenuti testuali, multimediali e geolocalizzabili, valutazione dell’affidabilità delle fonti, costruzione di profili di minaccia per la produzione di report di approfondimento e monitoraggio su tematiche di interesse per la sicurezza nazionale.
Quando fare domanda, i requisiti per candidarsi
È possibile presentare la candidatura fino alle ore 24 del 20 marzo 2026. I requisiti richiesti e le modalità di selezione sono illustrati nella sezione ‘Lavora con noi’ del sito istituzionale www.sicurezzanazionale.gov.it Oltre ai profili specifici oggetto dell’avviso di ricerca, per tutti i giovani ad alto potenziale e fortemente motivati a un impiego nel Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, resta sempre aperta la possibilità di presentare una candidatura spontanea tramite la procedura online della sezione “Lavora con noi”. Queste candidature saranno valutate secondo il previsto iter selettivo e prese in considerazione in funzione dei fabbisogni professionali e delle attività di volta in volta ritenute prioritarie dall’Intelligence.
I settori di maggior interesse
Tra i settori di maggiore interesse: armamenti, missilistica e tecnologie associate, nonché materiali dual use e reti di procurement; sistemi satellitari, infrastrutture e programmi internazionali in ambito spaziale e aerospaziale; space economy in ambito nazionale ed internazionale; telerilevamento e interpretazione di immagini satellitari; lingue rare e dialetti d’area; infografica, editing, elaborazioni e produzioni di prodotti e supporti grafici, mappe e grafici.

Il famoso YouTuber e wrestler Logan Paul ha battuto ogni record nel mercato delle carte collezionabili, vendendo una rarissima carta Pokémon per 16,5 milioni di dollari (per la precisione 16.492.000), inclusi i diritti d'asta, secondo quanto riferito dalla casa d'aste americana Goldin, che ha sede a Runnemede, nello stato del New Jersey.
La carta, un Pikachu Illustrator, è considerata uno degli esemplari più rari e meglio conservati della storia dei Pokémon. Paul l'aveva acquistata nel 2021 per 5,3 milioni di dollari, cifra già record all'epoca. La vendita odierna ha così triplicato il valore dell’investimento iniziale.
L’acquirente è stato il venture capitalist A.J. Scaramucci, figlio del finanziere ed ex direttore della comunicazione della Casa Bianca Anthony Scaramucci. Scaramucci ha definito l'acquisto come il primo passo di una "caccia al tesoro planetaria", che includerà reperti come fossili di T-Rex e addirittura la Dichiarazione di Indipendenza americana.
Durante l'evento, Logan Paul ha ricevuto un certificato ufficiale dei Guinness World Records, che ha confermato la vendita come la più costosa nella storia delle carte da collezione. L'asta ha avuto luogo con grande spettacolo: confetti, applausi e la presentazione della carta in una custodia tempestata di diamanti. Paul ha persino regalato a Scaramucci la collana di diamanti che aveva indossato con la carta durante il suo debutto alla WWE WrestleMania 38 nel 2022.
Il Pikachu Illustrator fu originariamente distribuito nel 1998 come premio di un concorso e ne sono noti solo circa 40 esemplari. La carta di Paul è l’unica ad aver ricevuto un punteggio di 10 dalla PSA (Professional Sports Authenticator), classificandola come "virtualmente perfetta".
Il mercato delle carte Pokémon ha registrato un’impennata di valore negli ultimi anni, e l'asta ha avuto un ruolo anche nella recente stagione del documentario Netflix "King of Collectibles: The Goldin Touch", dove il collezionista e boss delle aste Ken Goldin incoraggiava Paul a cedere il suo prezioso pezzo da collezione. Paul, che si definisce principalmente un collezionista e non un rivenditore, ha ammesso che i fondi derivanti dalla vendita sarebbero stati utili anche per il suo "matrimonio costoso", celebrato nell'agosto 2025 sul lago di Como con la modella danese Nina Agdal. (di Paolo Martini)

E' morto Robert Duvall. L'attore, 95 anni, è deceduto ieri come ha reso noto la moglie, Luciana Duvall. "Ieri abbiamo detto addio al mio amato marito, caro amico e uno dei più grandi attori del nostro tempo", ha scritto sui social. "Bob se n'è andato serenamente a casa, circondato da amore e conforto. Per il mondo, era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me, era semplicemente tutto". Duvall in carriera ha vinto un Oscar per l'interpretazione in 'Un tenero ringraziamento'. Ha ricevuto le nomination per i ruoli in Il padrino, Apocalypse Now e Il grande Santini, L'apostolo, A Civil Action e The Judge. Ha inoltre vinto quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.
"La sua passione per la sua arte era pari solo al suo profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per l’arte di intrattenere in salotto. In ciascuno dei suoi numerosi ruoli, Bob si è dato completamente ai personaggi e alla verità dell’animo umano che incarnavano", ha aggiunto la moglie nel messaggio. "Così facendo, lascia a ciascuno di noi qualcosa di duraturo e indimenticabile. Grazie per gli anni di supporto che gli avete dimostrato e per averci concesso il tempo e l’intimità necessari per celebrare i ricordi che lascia dietro di sé".
Robert Selden Duvall, icona del cinema americano e attore dalla presenza magnetica, è stato, a partire dagli anni Sessanta, uno degli interpreti più celebri del grande schermo, capace di offrire intense interpretazioni, anche grazie a un volto fortemente caratterizzato ed espressivo, il più delle volte in parti di personaggi scomodi o violenti.
Alla sua carriera di attore, che ha conosciuto un'inarrestabile progressione in ruoli secondari di grande spessore, dagli anni Ottanta Duval ha affiancato anche una sporadica ma brillante attività di regista. Ottenute due nominations agli Oscar come miglior attore non protagonista, nel 1973 per "Il padrino" (1972) e nel 1980 per "Apocalypse now" (1979), entrambi diretti da Francis Ford Coppola, ha ricevuto l'ambito premio nel 1983, questa volta come protagonista, per "Tender mercies - Un tenero ringraziamento" (1982) di Bruce Beresford. Nel corso della carriera ha ricevuto complessivamente sei candidature all'Oscar, tra cui quelle per "Il grande Santini" (1980), "L'apostolo" (1997), "A Civil Action" (1998) e "The Judge" (2014). Ha inoltre vinto quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.
Per i milioni di spettatori che hanno seguito la sua carriera, Duvall resterà l'uomo dallo sguardo penetrante, capace di attraversare con la sua recitazione il cuore stesso dei personaggi, dalla spietatezza di un colonnello in guerra alla fragile redenzione di un cantante country al tramonto della vita.
Nato il 5 gennaio 1931 a San Diego, Robert Duvall cresce in una famiglia dalle forti tradizioni. Suo padre, William Howard Duvall, era un ammiraglio della Marina statunitense, mentre sua madre, Mildred Virginia Hart, si dilettava come attrice. L'influenza paterna lo porterà a servire il proprio paese durante la guerra di Corea, dal 1953 al 1954, esperienza che segnerà il giovane Robert e contribuirà a modellare la profondità psicologica che contraddistinguerà i suoi futuri personaggi sul grande schermo.
Dopo l'esercito, Duvall si trasferisce a New York per studiare recitazione alla Playhouse School of Theatre, dove stringe amicizia con Dustin Hoffman, James Caan e Gene Hackman. Qui inizia un lungo apprendistato sui palcoscenici di Broadway e Off-Broadway, dove costruisce la sua reputazione di attore capace di muoversi con naturalezza tra ruoli drammatici intensi e personaggi complessi. Il suo debutto avviene nel 1952 al Gateway Playhouse di Long Island e, dopo una pausa forzata dal servizio militare, torna al teatro con una serie di interpretazioni memorabili, tra cui Eddie Carbone in "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller, ruolo che Duvall definirà in seguito il "catalizzatore della sua carriera".
Duvall fa il suo ingresso nel cinema nel 1962 con "Il buio oltre la siepe" di Robert Mulligan, interpretando un giovane uomo mentalmente instabile. Gli anni Sessanta e Settanta vedono il suo talento farsi notare con ruoli progressivamente più significativi: da "Capitan Newman" (1963) di David Miller a "Mash" (1970) di Robert Altman, fino all'incontro decisivo con Francis Ford Coppola.
È "Il Padrino" (1972) a consacrarlo come attore di livello internazionale, interpretando Tom Hagen, consigliere e figlio adottivo di Don Vito Corleone. Benché tra lui e Marlon Brando ci fossero solo sette anni di differenza, Duvall riesce a incarnare la maturità, la saggezza e la lealtà del personaggio, diventando subito un punto di riferimento per la critica e il pubblico. Il suo lavoro prosegue con "Il Padrino - Parte II" (1974), consolidando una carriera già segnata dall'eccellenza.
La sua collaborazione con Coppola si ripete in "Apocalypse Now" (1979), dove interpreta il colonnello William Kilgore, figura di lucida follia e determinazione ossessiva, immortalata nella celebre frase: "Mi piace l'odore del napalm al mattino". Questo ruolo gli vale una candidatura all'Oscar e un Golden Globe, confermando la sua capacità di trasportare sullo schermo figure complesse, talvolta disturbanti, con una naturalezza e un’intensità raramente viste.
Duvall non è solo interprete, ma anche narratore della vita stessa dei suoi personaggi. Nel 1983 vince l'Oscar come miglior attore protagonista per "Tender Mercies - Un tenero ringraziamento", dove interpreta Mac Sledge, un cantante country alcolizzato che ritrova la forza di vivere grazie all’amore e alla redenzione personale. Questa performance testimonia il suo approccio unico al mestiere: ogni personaggio viene studiato nei minimi dettagli, restituito con verità e umanità.
Parallelamente, Duvall si cimenta come regista con "Angelo, amore mio" (1983) e successivamente con "L'apostolo" (1997), film che gli valgono due Independent Spirit Awards e una nuova candidatura all'Oscar. La regia, pur sporadica, evidenzia un'altra dimensione del suo talento: la capacità di raccontare storie intime e complesse con la stessa intensità dei ruoli interpretati.
Dopo "Il migliore" (1984), Duvall continua a distinguersi con ruoli intensi, come in "Colors - Colori di guerra" (1988) di Dennis Hopper, e negli anni Novanta alterna film d'azione e drammi, tra cui "Giorni di tuono" (1990), "Ricordando Hemingway" (1993) e "Un giorno di ordinaria follia" (1993), oltre a "Cronisti d'assalto" (1994), "Qualcosa di cui… sparlare" (1995) e "A Civil Action" (1998), che gli vale la sesta candidatura all’Oscar.
Nel nuovo millennio partecipa a produzioni importanti come "Fuori in 60 secondi" (2000), "Il sesto giorno" (2001) e "John Q" (2002), dirigendo e producendo anche "Assassination Tango" (2002). Accetta ruoli minori ma incisivi in "Terra di confine – Open Range" (2003), "Thank You for Smoking" (2005), "I padroni della notte" (2007) e "Crazy Heart" (2009), oltre a "Broken Trail - Un viaggio pericoloso" (2006), vincitore di due Emmy. Nel 2010 torna protagonista con "The Funeral Party" e viene scelto da Terry Gilliam per "The Man Who Killed Don Quixote", progetto poi sospeso per problemi finanziari. Nel 2011 interpreta "Seven Days in Utopia" e nel 2014 è coprotagonista in "The Judge" con Robert Downey Jr., ruolo che gli vale la settima candidatura a Oscar e Golden Globe.
Robert Duvall è stato un sostenitore del Partito Repubblicano, appoggiando figure come George W. Bush, Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney, ricevendo nel 2005 la National Medal of Arts. Con la moglie Luciana Pedraza, nel 2011 aveva fondato il Robert Duvall Children's Fund per aiutare famiglie in Argentina e ha sostenuto Pro Mujer, organizzazione dedicata alle donne più povere dell'America Latina.
Duvall si è sposato quattro volte: con la ballerina Barbara Benjamin dal 1964 al 1975; con l'attrice Gail Youngs dal 1982 al 1986; poi con la ballerina Sharon Brophy dal 1991 al 1996. Nel 1997 iniziò una relazione con l'attrice argentina Luciana Pedraza che ha sposato nel 2005. Nonostante i quattro matrimoni, non ha mai avuto figli e, secondo quanto dichiarato nel 2007 dall'attore, la probabile causa sarebbe stata una sua infertilità. Tra i suoi amici più stretti figurano James Caan e Francis Ford Coppola, che testimoniano la sua capacità di creare legami duraturi basati sul rispetto e sull'arte condivisa. (di Paolo Martini)

Digiuno intermittente sì o no? Negli ultimi anni la popolarità del regime alimentare diviso in finestre è cresciuta a dismisura, alimentata dai social e dai continui 'endorsement' di influencer del benessere che elogiano il sistema in particolare nella modalità 16/8: si digiuna per 16 ore e si concentrano i pasti in 8 ore nell'arco di una giornata.
In ambito scientifico, lo scetticismo non è mancato. "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco. Si può mangiare 3 o 5 volte al giorno, conta cosa si mangia: frutta e verdura, se possibile pane e pasta integrali. Ma conta soprattutto il quanto", ha detto e ripetuto il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
Ora la sua posizione è rafforzata dall'ultimo verdetto della scienza: al banco di prova decisivo, il digiuno intermittente fa flop. Secondo un nuova revisione Cochrane degli studi disponibili, infatti, non porta a una maggiore perdita di peso. Anzi, secondo gli esperti è proprio improbabile che funzioni più che non fare nulla o seguire i tradizionali consigli dietetici. Le evidenze a supporto di questo schema alimentare non risultano dunque all'altezza delle aspettative e delle promesse di benefici metabolici e di un rapido calo del numero di chili segnato dalla bilancia.
L'analisi
Gli autori della review hanno analizzato i dati di 22 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto 1.995 adulti in Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America. Gli studi hanno esaminato diverse forme di digiuno intermittente, tra cui il digiuno a giorni alterni, il digiuno periodico e l'alimentazione a tempo limitato (cioè pasti concentrati in una fascia oraria limitata del giorno, seguita da un'ampia pausa senza toccare cibo). La maggior parte degli studi ha seguito i partecipanti per un massimo di 12 mesi. La revisione ha confrontato il digiuno intermittente con i consigli dietetici tradizionali e con l'assenza di intervento. Risultato: il digiuno intermittente non sembra avere un effetto clinicamente significativo sulla perdita di peso rispetto alle altre due opzioni (diete classiche o non fare nulla).
"Non sembra funzionare per gli adulti sovrappeso o obesi che cercano di dimagrire", conclude l'autore principale della review, Luis Garegnani, in forze nel Centro associato Cochrane dell'Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires. Non una buona notizia, visto il grave problema di salute pubblica rappresentato dall'obesità, che è diventata una delle principali cause di morte nei Paesi ad alto reddito. Secondo l'Oms, questa condizione tra gli adulti di tutto il mondo è più che triplicata dal 1975. I dati disponibili a livello globale evidenziano che circa 2,5 miliardi erano in sovrappeso nel 2022. Di questi, 890 milioni convivevano con l'obesità.
Gli effetti collaterali
Parallelamente all'allargarsi dell'epidemia di taglie XXL, il digiuno intermittente ha vissuto un'impennata di interesse. La nuova revisione ha puntato ad esplorare anche l'aspetto degli eventuali effetti collaterali. Ma la loro segnalazione è risultata disomogenea nei vari studi, rendendo difficile trarre conclusioni definitive, affermano gli autori, i quali precisano anche come la base di dati disponibili rimanga limitata (solo 22 studi, molti dei quali basati su campioni di piccole dimensioni).
Al di là di questo, però, sembra emergere che l''hype' cresciuta intorno alla moda del digiuno intermittente superi le evidenze a suo favore. Tanto che Garegnani mette in guardia dal clamore che cresce online. "Il digiuno intermittente può essere un'opzione ragionevole per alcune persone, ma le prove attuali non giustificano l'entusiasmo che vediamo sui social media", osserva.
Pochi studi hanno esaminato i risultati a lungo termine del digiuno intermittente. "L'obesità è una condizione cronica - ragiona l'esperto - Gli studi a breve termine rendono difficile orientare il processo decisionale a lungo termine per pazienti e medici". Va poi detto, spiegano gli autori della review, che la maggior parte degli studi inclusi nell'analisi ha arruolato prevalentemente popolazioni bianche in Paesi ad alto reddito. Poiché l'obesità è una crisi in rapida crescita anche nei Paesi a basso e medio reddito, sono necessarie ulteriori ricerche su queste popolazioni. Considerato dunque lo stato dell'arte, gli esperti puntualizzano che i risultati del lavoro condotto finora possono fornire degli indizi, ma non essere applicati automaticamente all'intera popolazione, poiché possono variare a seconda del sesso, dell'età, dell'origine, dello stato di malattia o di disturbi o comportamenti alimentari sottostanti.
"Con le prove attualmente disponibili - conclude l'autrice senior Eva Madrid, della Cochrane Evidence Synthesis Unit Iberoamerica - è difficile formulare una raccomandazione generale. I medici dovranno valutare caso per caso quando consigliano a un adulto in sovrappeso di perdere chili".

"La digitalizzazione rappresenta un volano decisivo per efficienza, innovazione e produttività del sistema Paese, ma l’Italia sconta ancora un significativo ritardo nell’adozione dei servizi digitali e nello sviluppo delle competenze". È quanto ha dichiarato Paolo Boccardelli, rettore dell'università Luiss, intervenendo all’evento dedicato alla trasformazione digitale e alle infrastrutture di connettività dal titolo: “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” presso l’Università Luiss Guido Carli a Roma. "Oggi in Italia la percentuale di utilizzo delle infrastrutture a super connettività, superiori a un gigabit al secondo, è intorno al 25%, un dato molto al di sotto delle aspettative e delle potenzialità disponibili. A questo si aggiunge un tema di competenze: il livello di competenze digitali si attesta attorno al 44%, contro una media europea di circa il 55% e un obiettivo fissato dal piano europeo al 2030 pari all’80%. Questo significa che siamo in ritardo non tanto nella disponibilità delle infrastrutture, quanto nella loro piena valorizzazione", sottolinea.
Il nodo centrale, ha spiegato Boccardelli, riguarda la percezione del valore delle infrastrutture ad alta velocità: “Perché cittadini e imprese ne colgano appieno il potenziale, occorre che siano disponibili servizi avanzati, semplici e realmente utili. Il Paese non ha ancora fatto abbastanza nella digitalizzazione dei servizi, a partire dalla pubblica amministrazione, ma anche nell’intero tessuto economico e produttivo.”
Negli ultimi anni, anche grazie al Pnrr, “si è registrata un’accelerazione dell’offerta digitale”, con il Polo Strategico Nazionale come “infrastruttura abilitante fondamentale” per la transizione della Pa. Tuttavia, “occorre compiere un passo ulteriore”. Per Boccardelli serve “il coraggio di realizzare uno switch-off anche nei servizi”, superando le modalità tradizionali e passando a una logica digitale nei rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Un percorso che deve essere accompagnato da “un forte investimento nell’assistenza e nella formazione”, soprattutto per le fasce più fragili, affinché la digitalizzazione diventi “una reale leva di sviluppo per l’Italia”.
'In Sardegna presidente Todde non ha fatto nulla'...
'Chi ha tessera di altri partiti e sta Nel Mondo al Contrario dovrà
scegliere'... 
La fibra ottica è il 'sistema nervoso' essenziale per l'era dell'Intelligenza Artificiale e della transizione green, indispensabile per garantire i diritti di cittadinanza digitale e la competitività dell’Italia nel contesto internazionale. È la fotografia scattata dalla ricerca "Fiber for human value", presentato nella giornata di lavori dal titolo: “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” presso l’Università Luiss Guido Carli a Roma.
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss. "Lo studio ‘Fiber for human values’ nasce per offrire una visione scientifica e indipendente che aiuti il Paese a cogliere pienamente le opportunità della connettività avanzata e dimostra con chiarezza che adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva".
Nel corso dell’evento sono stati presentati lo studio "Fiber for human value", approfondito da Enzo Peruffo, Prorettore alla Didattica Luiss e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” e Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Università degli Studi Chieti – Pescara, la ricerca “Lo switch-on della fibra FTTH: un motore di sostenibilità” illustrata da Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni, Politecnico di Torino, e il report “Lo switch-on della fibra FTTH: impatti economici e occupazionali per l’Italia” curato da Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics.
Ai lavori hanno preso parte anche Lucrezia Busa, Head of Unit B3 “Markets, Competition & Roaming” - DG CNECT della Commissione Europea, Giacomo Lasorella, Presidente Agcom e, con un video messaggio, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'innovazione tecnologica e alla transizione digitale.
Più lavoro, più produttività e migliore qualità della vita con la fibra ottica. Lo studio di Deloitte ha evidenziato come la diffusione della fibra ottica FTTH (Fiber To The Home, cioè la fibra che arriva fino a casa) generi valore economico, sociale e occupazionale nelle così dette “aree bianche”. Nelle zone più remote o periferiche, infatti, dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra ottica è, invece, arrivata grazie al Piano BUL - finanziato con fondi pubblici e realizzato dalla società Open Fiber - emerge come per ogni euro investito si produca 4,4 euro di PIL. Attraverso la presenza della rete, inoltre, sono stati creati finora oltre 16 miliardi di PIL aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro, a cui si sommano oltre 5,3 miliardi e 90mila occupati generati dagli investimenti infrastrutturali. Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti.
In uno scenario di sostituzione totale del rame con la fibra ottica, Deloitte ha inoltre calcolato l’impatto economico della presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche: un contributo annuo di oltre 29 miliardi di euro sul PIL e di circa 209.600 nuovi occupati.
Secondo Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics, la fibra FTTH "dimostra di essere un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote. L’adozione dell’FTTH è quindi una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese".
Non solo sviluppo, anche sostenibilità sociale e ambientale beneficiano dell’arrivo della fibra. Lo studio del Politecnico di Torino, in particolare, quantifica l'impatto energetico dello switch-off: riduzione dei consumi energetici dell’86%, equivalente alle emissioni annue di circa 80mila veicoli o al consumo energetico di 30mila abitazioni.
Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, ha evidenziato come "ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenti solo un freno all'innovazione digitale, ma si traduca in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore. Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un'opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità".
Dall’indagine Luiss "Fiber for Human Value", condotta su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, emerge chiaramente che la fibra è un "bene d'esperienza" il cui valore viene compreso appieno solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Il rapporto evidenzia come l'Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d'eccellenza (71%), affronti un "paradosso della digitalizzazione" con un tasso di adozione fermo al 25% (dati DESI 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media UE).
Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre usa la fibra FTTH (il 36%), ma quelle che la usano crescono il 20% più degli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale. Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in FTTH mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l'81,3% (contro il 51,9% degli enti non-FTTH).
Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione (switch off) del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale.
“Il Paese ha recuperato terreno sull’infrastruttura – ha dichiarato Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, nel suo intervento – e oggi la copertura della fibra fino alle abitazioni sfiora il 78% delle famiglie, raggiungendo 18,4 milioni di nuclei familiari. Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro il 2026. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale: dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”.

"Certamente Bastoni ha sbagliato. Poi vedo commentatori che nella loro carriera han fatto delle simulazioni incredibili fare i censori". Lo dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, oggi, martedì 16 febbraio, a margine della Presentazione del nuovo report "Your Next Milano 2026", curato da Assolombarda e Milano&Partners, commentando la simulazione del difensore dell'Inter che ha portato all'espulsione di Kalulu nel match contro la Juve.
"Ci sono filmati in giro di Chiellini e Del Piero che han fatto delle simulazioni incredibili e che adesso fanno i censori", ha sottolineato Sala, tifoso nerazzurro. "È chiaro che l'Inter, io sono di parte perché l'Inter è la mia squadra del cuore, però insomma andiamoci piano, soprattutto perché si rischia di scatenare poi una rabbia e una violenza sui social che ha degli effetti negativi. Detto ciò, è evidente che Bastoni ha sbagliato, ma lo sa anche lui, essendo un ragazzo intelligente", conclude.
Marotta: "Gogna mediatica contro Bastoni. Saviano? Non so chi sia"
Anche Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, ha difeso Alessandro Bastoni[1]. Il numero 1 del club, con una dichiarazione in Lega, ha punto i bianconeri e replicato in maniera gelida a Roberto Saviano, secondo cui la Serie A non avrà credibilità finché Marotta avrà un ruolo nel calcio.
"La nostra posizione è semplicissima. C'è stata una presa di posizione mediatica smisurata rispetto a quello che è accaduto. Bastoni è stato oggetto di una gogna mediatica che va al di là i quello che è successo", ha detto Marotta riferendosi alla simulazione con cui Bastoni, già ammonito, nel big match di sabato sera ha provocato l'espulsione del bianconero Kalulu.
"Bastoni è un giocatore con oltre 300 partite in Serie A. Non si è mai reso protagonista di fatti clamorosi, rappresenta un patrimonio della Nazionale e qualcuno mette in dubbio la sua presenza nelle prossime convocazioni: è ingiusto. E' stato fatto un errore, ma chi non ha fatto errori? Sin dagli anni '50 ci sono giocatori famosi per le simulazioni. Siamo davanti ad un fatto ordinario, non straordinario", ha detto approfondendo la difesa del difensore nerazzurro.
"Sicuramente è stato un fatto deprecabile, legato però a fattori concomitanti: c'è il braccio del giocatore della Juventus, c'è il fischio immediato dell'arbitro. Tutto questo ha portato ad una decisione sbagliata. Questa classe arbitrale c'era anche l'anno scorso, quando abbiamo perso lo scudetto per un punto. E c'era un rigore, riconosciuto a posteriori, non assegnato a noi in Inter-Roma: ci siamo attenuti alle decisioni. Quest'anno l'Inter è intervenuta solo dopo il match di Napoli in cui è stato concesso un rigore che ha indirizzato la partita e che è stato giudicato non giusto dagli organi competenti", ha concluso Marotta.
Moratti: "Bastoni ha commesso simulazione 'entusiasta'. La Juve fa la vittima"
"Bastoni ha commesso una simulazione 'entusiasta'. Ora è in mezzo a una bufera, povero ragazzo". Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter, ha commentato così l'episodio che ha segnato la sfida Inter-Juventus[2] nell'ultima giornata di campionato. John Elkann, numero 1 di Exor, ha telefonato al presidente della Figc, Gabriele Gravina, dopo l'episodio: "I tempi sono cambiati, ora la Juve si lamenta e fa la vittima. Mi sembra abbiano esagerato un po' con le proteste come se la Juve fosse vittima terribile del calcio italiano, mentre la storia del calcio italiano non la ricorda così. Mi vengono in mente vecchie storie..."
"Le simulazioni infastidiscono, anche quelle di chi prende un colpo sul petto e finge di averlo ricevuto in faccia. La simulazione di Bastoni è una simulazione 'entusiasta', ha fatto un salto incredibile dopo l'allungamento del braccio da parte dell'avversario. Questo ha messo in condizione Bastoni di approfittare della situazione. Diciamo che il ragazzo si è entusiasmato di avere questa possibilità che si è risolta in un'ingiustizia, Kalulu non aveva fatto un fallo grave", ha affermato Moratti a Radio anch'io lo sport. "Cosa avrei fatto io come presidente? Bisogna vedere quale giocatore lo fa, quando lo fa... Non conosco abbastanza il giocatore".
La Russa: "Bastoni non ha simulato, rubare a chi ruba non è grave...."
"Rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito", ha detto invece Ignazio La Russa[3], ai microfoni di Telelombardia, sul 'caso Bastoni'. "Dopo l'1-1 abbiamo preso 2 pali e in 11 contro 11 avremmo vinto con 3 gol di scarto, è la mia impressione. Avremmo vinto sicuramente, secondo me. Se bisogna incentrare tutto su un episodio, siamo sempre in credito. Ci siamo sentiti derubati dalla Juve troppe volte", dice il presidente del Senato, noto tifoso nerazzurro.
"Se per una volta fosse vero che abbiamo rubato un'espulsione, rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito, è il tifoso che parla: spero che gli avversari se la prendano col sorriso. Se si sentano derubati, sappiano che vincere così ci fa doppio piacere", ha detto La Russa.
Nel post-partita, l'allenatore nerazzurro Cristian Chivu non ha stigmatizzato il comportamento di Bastoni[4]. "Che doveva fare Chivu? Doveva dare la colpa ai propri giocatori? Ha parlato con eleganza, ha ripetuto che c'è stato un tocco leggero" da parte di Kalulu. "L'arbitro credo abbia sbagliato a espellere, non abbiamo bisogno di favori. Ma non c'è stata nessuna simulazione" di Bastoni "che si è comportato meglio di chi viene colpito alla pancia e si copra la faccia. Il colpo l'ha subito ed è caduto, forse ha esagerato nella caduta come fanno tutti: non è colpevole di lesa maestà. Ha esultato dopo l'espulsione di Kalulu? Si esulta quasi sempre, scommettiamo?".

“Per noi il tema della sicurezza stradale è un must ed è il motivo per il quale lavoriamo ogni giorno: garantire l'utilizzo sicuro della nostra infrastruttura autostradale. La nostra partnership con le Olimpiadi è di grande successo perché è di grande successo l'evento olimpico. Supportare lo sport e rafforzare il messaggio sulla sicurezza stradale per noi è molto importante e farlo oggi è particolarmente significativo”.
Così Arrigo Giana, amministratore delegato di Aspi - Autostrade per l’Italia, alla proiezione in anteprima del docufilm “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Dedicato all’atleta paralimpica portabandiera per l'Italia ai Giochi di Parigi 2024 e realizzato con il contributo di Aspi, partner ufficiale di Milano Cortina 2026, il docufilm conferma l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione della sicurezza stradale e dei comportamenti responsabili alla guida.
Ma non solo: la storia di Sabatini, che dopo un incidente stradale ha subito l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del ginocchio, evidenzia come, anche dopo una situazione difficile e dolorosa si possa tornare a vincere, nella vita e nello sport.
“Ambra, che è la nostra testimonial, è un esempio eclatante di come la qualità sportiva della tenacia riesca a far superare tutte le difficoltà della vita”, conclude.
Potrebbe essere un 88enne di Tarquinia scomparso da cinque giorni... 
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato "le conseguenze federali più severe" per i responsabili del rapimento di Nancy Guthrie, la madre della conduttrice Nbc Savannah Guthrie scomparsa il 1° febbraio nei pressi di Tucson, in Arizona.
In una breve intervista telefonica al New York Post, Trump ha affermato che ordinerà al Dipartimento di Giustizia di chiedere la pena di morte se l’84enne dovesse essere ritrovata senza vita. Gli autori del sequestro, ha dichiarato, affronterebbero "conseguenze molto, molto severe - le più severe". Alla domanda se ciò significhi la richiesta della pena capitale, il presidente ha risposto: "La più severa, sì - è vero".
Negli Stati Uniti le accuse federali sono frequenti nei casi di alto profilo, soprattutto quando vi è un coinvolgimento interstatale o la violazione di leggi federali. L’Arizona prevede la pena di morte, anche se le esecuzioni sono state rare negli ultimi anni; l’amministrazione intende inoltre trasferire in un carcere di massima sicurezza i detenuti federali condannati alla pena capitale a cui la pena era stata commutata.



