
Gianluca Grignani sarà tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreta il suo celebre brano 'Falco a metà', con Luchè, in gara al Festival con il brano 'Labirinto'.
Gianluca Grignani, chi è
Non ha bisogno di presentazioni. Gianluca Grignani è uno degli artisti più amati e più apprezzati nella storia della musica italiana. Nato a Milano il 7 aprile 1972, fin da ragazzo fa della musica la sua passione principale: tra le sue influenze figurano Elvis Presley, The Beatles e Lucio Battisti. Il debutto arriva negli anni ’90 quando partecipa a Sanremo Giovani con La mia storia tra le dita, anticipando l’album Destinazione Paradiso, venduto in Italia in 800.000 copie e in versione spagnola anche in Sud America. La partecipazione al Festival di Sanremo 1995 lo consacra come uno dei cantautori italiani più importanti.
Nel corso degli anni, Grignani ha pubblicato numerosi album: La fabbrica di plastica (1996), inizialmente contestato ma poi considerato un cult, Campi di popcorn (1998), Sdraiato su una nuvola (2000) e Uguali e diversi (2002). Tra i successi più recenti, Il re del niente (2005) gli vale i premi Mia Martini e Lunezia, mentre nel 2008 torna a Sanremo con Cammina nel sole. Negli anni 2010 collabora con artisti del calibro di Gianni Morandi e Lucio Dalla.
La sua ultima partecipazione a Sanremo in gara è del 2023, con Quando ti manca il fiato. In quella occasione, nel corso di una sua esibizione, aveva chiesto alla regia di fermare la canzone, citando come riferimento l’episodio di Blanco e le rose spezzate sul palco nella prima serata del Festival: "L’ho imparata a 50 anni questa cosa, a 20 anni non avrei saputo farlo", aveva dichiarato, minimizzando così l'accaduto che aveva scatenato diverse polemiche.
La polemica con Laura Pausini
Nel 2025, Grignani è stato protagonista di una polemica che ha coinvolto Laura Pausini riguardo la cover di La mia storia tra le dita. Secondo l’artista, la cantante non lo aveva citato correttamente e aveva modificato il testo, alterandone il significato originale. A luglio 2025 Pausini aveva annunciato la cover, mentre a settembre Grignani e il co-autore Massimo Luca hanno formalmente diffidato la cantante. Lo staff di Pausini ha definito le accuse "ridicole", spiegando che erano state ottenute le necessarie autorizzazioni dall’editore.
La vita privata
Gianluca Grignani è stato sposato con Francesca Dall’Olio, dalla quale ha avuto quattro figli – Ginevra, Giselle, Giosuè e Giona – la coppia si separa poi nel 2020. Oggi sembrerebbe essere single.
Negli anni, Grignani ha dovuto affrontare diverse vicende personali: un’indagine per droga nel 2007 da cui è stato scagionato e il ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza nel 2008.
'Falco a metà', testo
Sono seduto su un grattacielo
Vedo gli aerei passare
Poi guardo giù, voglio saltare
Voglio imparare a volare
E allora volo via
Siamo in viaggio io e la mente mia
Guardami, ho già spiccato il volo
Ed ora sono proprio sopra casa tua
Il falco va
Senza catene
Fugge agli sguardi
Sa che conviene
E indifferente sorvola già
Tutte le accuse
Boschi e città
Io che son falco
Falco a metà
Sono di nuovo sul grattacielo
Ed ho imparato a volare
Se guardo giù quello che vedo
Ora è la gente passare
E chissà se questo è
Il segreto per vivere con me
Seduto su un grattacielo devo stare
In alto come un falco
Per non farmi catturare
Ma il falco va
Senza catene
Fugge agli sguardi
Sa che conviene
E indifferente sorvola già
Tutte le accuse
Boschi e città
And so my friends
Libera le ali, ogni anima le ha (oh-oh-oh)
Rubale alla libertà
And so my friends
Libera le ali, ogni anima le ha (oh-oh-oh)
Rubale alla libertà
Il falco va
Senza catene
Fugge agli sguardi
Sa che conviene
E indifferente
Sorvola già
Tutte le accuse
Boschi e città
Io che son falco
Falco a metà

Michele Zarrillo sarà tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreterà il suo celebre brano 'Cinque giorni', con Sal Da Vinci, in gara al Festival con il brano 'Per sempre sì'.
Michele Zarrillo, chi è
Una delle carriere più longeve e acclamate nella storia della musica italiana. Michele Zarrillo nasce a Roma il 13 giugno 1957. Negli anni ’70 fonda il gruppo Semiramis. Nel 1974 è voce solista del gruppo Rovescio della Medaglia, iniziando a farsi notare nel panorama musicale italiano.
Negli anni successivi firma brani per artisti come Renato Zero e Ornella Vanoni. Nel 1987 vince nella categoria 'Nuove Proposte' con La notte dei pensieri'.
Nel 1994 partecipa alla kermesse canora con 'Cinque Giorni', si classifica al quinto posto, ma consolida Zarrillo tra i grandi della musica italiana. Partecipa ancora al Festival con L’alfabeto degli amanti nel 2006 e L’ultimo film insieme nel 2008.
Nel 2013 ha dovuto mettere in stop la sua carriera a causa di un infarto. Torna in scena nel 2014. Nel 2018 Michele Zarrillo partecipa come giudice e coach al programma Ora o mai più e nel 2021 partecipa come ospite al Festival di Sanremo. Ma sul palco dell’Ariston torna anche nel 2023 con Will durante la serata delle cover.
'Cinque giorni', testo
Cinque giorni che ti ho perso
Quanto freddo in questa vita, ma tu
Non mi hai cercato più
Troppa gente che mi chiede
Scava dentro la ferita e in me
Non cicatrizzi mai
Faccio male anche a un amico
Che ogni sera è qui
Gli ho giurato di ascoltarlo
Ma tradisco lui e me
Perché quando tu sei ferito non sai mai, oh mai
Se conviene più guarire
O affondare giù, per sempre
Amore mio, come farò
A rassegnarmi a vivere
E proprio io che ti amo
Ti sto implorando
Aiutami a distruggerti
Cinque giorni che ti ho perso
Mille lacrime cadute
Ed io inchiodato a te
Tutto e ancora più di tutto
Per cercare di scappare
Ho provato a disprezzarti
A tradirti, a farmi male
Perché quando tu stai annegando non sai mai, oh mai
Se conviene farsi forza
O lasciarsi andare giù nel mare
Amore mio, come farò
A rassegnarmi a vivere
E proprio io che ti amo
Ti sto implorando
Aiutami a distruggerti
Se un giorno tornerò nei tuoi pensieri
Mi dici tu chi ti perdonerà
Di esserti dimenticata ieri
Quando bastava stringersi di più
Parlare un po'
Amore
E proprio io che ti amo
Ti sto implorando
Aiutami a distruggerti

Il Festival di Sanremo 2026 omaggia Caterina Caselli. Il 'Casco d'Oro' della canzone italiana sale questa sera, venerdì 27 febbraio, sul palco dell'Ariston per ricevere il premio alla carriera dal conduttore e direttore artistico della kermesse canora, Carlo Conti.
Caterina Caselli sta per compiere ottant'anni (è nata il 10 aprile 1946), ma il suo sguardo resta quello di una donna che sa guardare avanti. Il 'Casco d'Oro' della canzone italiana non è solo un soprannome dovuto all'iconica acconciatura a caschetto che la rese famosa negli anni Sessanta: è il simbolo di una personalità che ha attraversato decenni di musica, costume e cultura popolare con la stessa energia di una giovanissima ragazza che cresceva a Magreta, frazione di Formigine, in provincia di Modena. Figlia di un salumiere socialista e di una magliaia, Caterina ha conosciuto presto il dolore: il suicidio del padre quando lei aveva quattordici anni le lasciò un segno indelebile, ma anche una determinazione silenziosa, la voglia di costruire la propria vita con le proprie regole.
Dagli esordi in piccoli complessi emiliani alla partecipazione, a diciassette anni, a "Voci Nuove" di Castrocaro, Caselli ha mostrato subito una curiosità instancabile per la musica e lo spettacolo. Non era la ragazza che si accontentava di cantare: cercava di capire, di sperimentare, di mettersi in gioco. Trasferitasi a Milano, e poi a Roma, frequentò il celebre Piper, il tempio del Beat italiano, dove si esibiva non solo per farsi ascoltare, ma per condividere un'esperienza generazionale: ballare, cantare, sfidare la noia dei matusa e respirare la libertà dei giovani anni Sessanta.
Il talento di Caselli emerge subito: la sua voce chiara e decisa, la capacità di interpretare brani che univano ironia, passione e modernità, le permisero di imporsi in un panorama dominato dagli uomini. Non era solo una cantante: era un personaggio capace di incarnare lo spirito di un'epoca. La sua carriera da interprete, negli anni Sessanta e Settanta, è costellata di successi: dal trionfo al Festivalbar con "Perdono", ai film musicali come "Io non protesto, io amo", da Saremo con "Nessuno mi può giudicare" fino a piccoli capolavori come "Insieme a te non ci sto più", che ancora oggi vengono considerati tra i vertici della canzone italiana per capacità interpretativa ed eleganza stilistica.
Ma Caterina Caselli non si è fermata alla ribalta: il suo vero genio emerge dietro le quinte. Nel 1975, dopo il matrimonio con il discografico Piero Sugar e la nascita del figlio Filippo, decise di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla carriera di produttrice discografica. Con un fiuto eccezionale, ha scoperto e lanciato alcuni dei più grandi nomi della musica italiana: Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro, gli Avion Travel, Malika Ayane, Madame, Sangiovanni. La sua etichetta Ascolto, e successivamente il lavoro nella Sugar Music, hanno segnato decenni di successi, creando una filiera musicale capace di unire qualità artistica e intuizione commerciale.
Caterina Caselli ha saputo attraversare generazioni di ascoltatori senza mai perdere identità. La sua figura è un ponte tra passato e presente: dagli anni del beat e dei balzi al Piper, agli scenari contemporanei in cui la musica è sempre più digitale e veloce, Caselli ha mantenuto uno sguardo lucido e raffinato, consapevole del valore della qualità e della ricerca del talento. Non c’è stata moda o tendenza capace di smuovere la sua convinzione: la musica deve emozionare, la carriera deve avere senso, e il talento va coltivato con rispetto.
Oltre alla musica, Caterina Caselli ha lasciato un segno anche nel cinema e nella televisione. Dai film musicali degli anni Sessanta alle apparizioni in programmi come "Senza Rete" o il recente docufilm "Caterina Caselli - Una vita 100 vite", la sua presenza ha sempre trasmesso un equilibrio raro tra fascino e autorevolezza. E anche quando ha cantato di nuovo, come nel 2006 per il film "Arrivederci amore, ciao", vincendo il David di Donatello per la migliore canzone originale, o nel 2012 al Concerto per l'Emilia insieme a Francesco Guccini, ha dimostrato che la sua voce non invecchia, così come non invecchiano la sua curiosità e la sua energia creativa.
Caterina Caselli è stata anche una figura simbolo della rivoluzione femminile silenziosa degli anni Sessanta. La sua immagine, il suo stile e il modo di cantare portavano con sé un messaggio chiaro: la donna può essere autonoma, libera, forte e creativa. La rivendicazione di spazi emotivi e affettivi nei testi delle sue canzoni precedeva il femminismo organizzato, incarnando una rivoluzione intima, privata, ma percepita da milioni di giovani ascoltatori.
Oggi, il "Casco d'Oro" non è solo un ricordo iconico: è una testimonianza vivente di come talento, intelligenza, perseveranza e coraggio possano trasformare la storia di un'intera industria. Sessant'anni di carriera - tra palco, studio, management e produzione - fanno di Caterina Caselli un simbolo della musica italiana, ma anche della capacità di reinventarsi, di guidare, di ascoltare e di capire ciò che conta veramente.

Alla fine Tredici Pietro lo ha fatto: ha portato il papà Gianni Morandi sul palco del Festival di Sanremo 2026. In occasione della quarta serata, quella dedicata alle cover, il cantante in gara alla kermesse ha sorpreso il pubblico dell'Ariston con una presenza (quasi) inaspettata.
Inizialmente era prevista un'esibizione con Galeffi, Fudasca & Band, con il brano 'Vita' di Morandi e Lucio Dalla, omaggiando comunque la carriera del padre. Ma alla fine... Tredici Pietro ha deciso di sorprendere tutti portando anche Gianni Morandi sul palco, che è entrato a sorpresa.
Il brano è stato rivisitato con l'inserimento di alcune strofe rap, trasformandolo così in un brano generazionale tra passato e presente. L'eterno ragazzo ha cercato di seguire il figlio anche nelle movenze, regalando un'esibizione unica. Alla fine della performance, Morandi emozionato ha detto: "Cantare insieme a lui è una cosa... ero tesissimo spero sia andato bene". "Sei stato bravissimo", ha risposto il figlio con orgoglio. Si vede che l'hai fatta un paio di volte".
"Stasera su quel palco ho provato un’emozione diversa da tutte le altre. L'ho calcato tante volte, ma farlo accanto a mio figlio Pietro è stato qualcosa che mi porterò dentro per sempre", ha scritto Gianni Morandi in un post su Facebook. "Quando mi ha chiesto di essere lì con lui a Sanremo ero incredulo. Lui, così indipendente, così determinato a costruire la sua strada da solo, mi ha davvero spiazzato. Mi ha detto che sarebbe stato uno dei momenti più belli della sua vita e che voleva viverlo con me, per poterselo ricordare per sempre", ha aggiunto. "Grazie Pietro, per questo pezzo di vita insieme"

Alfa tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreta 'En e Xanax' di Samuele Bersani, insieme a Enrico Nigiotti, concorrente in gara con il brano 'Ogni volta che non so volare'.
Alfa, chi è
Alfa, all’anagrafe Andrea De Filippi, nasce a Genova nel 2000. La passione per la musica nasce e cresce sin dall'infanzia: inizia a studiare chitarra a otto anni, sperimenta con il pianoforte e alle medie entra in una band, consolidando la passione per la musica e la composizione di brani.
Inizialmente si avvicina al mondo del rap, partecipando a gare di freestyle locali. Tuttavia, con il tempo, abbandona la scena rap, sentendosi distante. La sua ricerca di autenticità lo porta così a uno stile più ricercato, fatto di testi sinceri.
Nel 2019 pubblica il primo album, 'Before Wanderlust', seguito da 'Nord' nel 2021. Il successo arriva nel 2023 con 'Bellissimissima', che scala le classifiche italiane, segnando una vera e propria svolta nella sua carriera.
Il 2024 rappresenta l'anno della consacrazione: Alfa partecipa al Festival di Sanremo con il brano 'Vai', si classifica decimo. Il brano anticipa l’uscita del suo terzo album, 'Non so chi ha creato il mondo ma ne era innamorato'. Parte poi con il suo primo tour nei palazzetti italiani.
Parallelamente alla musica, Alfa completa il liceo classico a Genova nel 2020 e intraprende brevemente gli studi universitari in Economia a Milano, poi interrotti per dedicarsi a tempo pieno alla carriera musicale.
Il nome d’arte Alfa deriva dalla prima lettera dell’alfabeto greco, e simboleggia per Andrea un 'inizio' e un continuo rinnovamento, un tratto che Andrea ha sempre ricercato nella sua carriera.
Il cantante ha parlato spesso della sua adolescenza, segnata da momenti difficili: vittima di bullismo a scuola, il cantante ha imparato a trasformare le difficoltà in forza, trasportando quelle sensazioni nella musica. Per lui, la musica resta un rifugio e una forma di crescita personale e la considera la sua "migliore amica".
'En e Xanax', testo
En e Xanax non si conoscevano
Prima di un comune attacco di panico e subito
Filarono all'unisono
Lei, la figlia di un'americana trapiantata a Roma
E lui, un figlio di puttana
Ormai disoccupata
En e Xanax, si tranquillizzavano
Con le loro lingue al gusto di medicina amara
E chiodi di garofano
Lei per strada, lui rubava i libri della biblioteca
E poi glieli leggeva
Seduto sopra un cofano
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l'anima che io vorrei avere
En e Xanax quando litigavano
Avrebbero potuto fermare anche il traffico di New York
O uccidersi al telefono
Lei si calmava, lui la ritrovava nuda sulla sedia
E poi sovrapponevano
Il battito cardiaco
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l'anima che io vorrei avere
En e Xanax si anestetizzavano
Con le loro lingue al gusto di menta e marijuana
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano

Gli Stadio sono tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpretano il brano 'L'ultima luna' di Lucio Dalla, con Tommaso Paradiso, in gara al Festival con il brano 'I Romantici'.
Gli Stadio, chi sono
Gli Stadio sono Gaetano Curreri (voce e fondatore), Andrea Fornili (chitarra), Roberto Drovandi (basso) e Giovanni Pezzoli (batteria e co-fondatore). Storico collaboratore e produttore è Saverio Grandi, autore insieme a Curreri di molti dei maggiori successi della band.
Il sodalizio con Vasco Rossi è tra i più noti: insieme hanno firmato brani come La faccia delle donne, Acqua e sapone e Rewind, oltre a Un senso, premiato con il Nastro d'Argento.
Altro sodalizio noto è proprio con il cantautore bolognese, Lucio Dalla. La presenza a Sanremo 2026 insieme a Tommaso Paradiso omaggia idealmente quel legame artistico e umano con Lucio Dalla, maestro e compagno di viaggio fin dagli anni Settanta. Insieme hanno condiviso palco, dischi e tournée fin dagli esordi, pubblicando brani come Grande figlio di puttana e partecipando al leggendario tour Banana Republic insieme anche a Francesco De Gregori.
Numerose anche le collaborazioni con Luca Carboni, Francesco Guccini, Laura Pausini, Irene Grandi e Patty Pravo, per cui Curreri ha composto la musica di Dimmi che non vuoi morire.
La carriera degli Stadio è piena di riconoscimenti: diversi Dischi d’Oro e di Platino, il Premio Lunezia e importanti premi cinematografici come il David di Donatello e il Nastro d’Argento per le colonne sonore di film cult come Borotalco e Acqua e sapone di Carlo Verdone.
Nel 2016, la band ha vinto il Festival di Sanremo con Un giorno mi dirai, nonché il premio per la miglior cover con il brano La sera dei miracoli di Lucio Dalla, il premio per la miglior musica Giancarlo Bigazzi e il premio della sala stampa Lucio Dalla.
Nel 2022 Pezzoli è morto dopo essere stato colpito da un grave malore.
'L'ultima luna', testo
La settima luna
era quella del luna-park
lo scimmione si aggirava
dalla giostra al bar
mentre l'angelo di Dio bestemmiava
facendo sforzi di petto
grandi muscoli e poca carne
povero angelo benedetto.
La sesta luna
era il cuore di un disgraziato
che, maledetto il giorno che era nato,
ma rideva sempre
da anni non vedeva le lenzuola
con le mani, con le mani sporche di carbone
toccava il culo a una signora
e rideva e toccava
sembrava lui il padrone.
La quinta luna
fece paura a tutti
era la testa di un signore
che con la morte vicino giocava a biliardino
era pelato ed elegante
né giovane né vecchio
forse malato
sicuramente era malato
perché perdeva sangue da un orecchio.
La quarta lunaera una fila di prigionieri
che camminando
seguivano le rotaie del treno
avevano i piedi insanguinati
e le mani, e le mani, e le mani senza guanti
ma non preoccupatevi
il cielo è sereno
oggi non ce ne sono più tanti.
La terza luna uscirono tutti per guardarla
era così grande
che più di uno pensò al Padre Eterno
sospesero i giochi e si spensero le luci
cominciò l'inferno
la gente corse a casa perché per quella notte
ritornò l'inverno.
La seconda luna
portò la disperazione tra gli zingari
qualcuno addirittura si amputò un dito
andarono in banca a fare qualche operazione
ma che confusione
la maggior parte prese cani e figli
e corse alla stazione.
L'ultima luna
la vide solo un bimbo appena nato,
aveva occhi tondi e neri e fondi
e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
e volò via e volò via era l'uomo di domani
e volò via e volò via era l'uomo di domani

Cristina D'Avena sarà tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreterà il celebre brano 'Occhi di Gatto' insieme alla band femminile Le Bambole di Pezza, portando un mix di nostalgia e sonorità rock.
Cristina D'Avena, chi è
Cristina D’Avena nasce a Bologna il 6 luglio 1964. Dopo il diploma, si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia con l’obiettivo di specializzarsi in neuropsichiatria infantile, percorso che però lascia a metà per dedicarsi alla musica. La carriera artistica di D'Avena inizia a soli tre anni quando partecipa allo Zecchino d'Oro del 1968 con 'Il valzer del moscerino', aggiudicandosi il terzo posto.
Rimane nel Piccolo Coro dell’Antoniano fino al 1976, e successivamente presta la sua voce per la prima sigla per cartoni animati: 'Bambino Pinocchio'. Nel 1982 pubblica 'La Canzone dei Puffi' e ottiene il primo disco d’oro, seguito dal disco di platino per 'Kiss me Licia'.
Nel 1986 comincia la carriera di attrice: interpreta Licia in diverse serie TV tra cui Love Me Licia, Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e cantiamo con Licia. Negli anni successivi è protagonista di altre serie come Arriva Cristina, Cristina, Cri Cri e Cristina, l’Europa siamo noi. A partire dal 1989 conduce programmi anche radiofonici. Dal 1998 conduce programmi di musica come Zecchino d’Oro e Serenate.
Nel 2002 celebra i 20 anni di carriera con un doppio album Greatest Hits. Nel 2015 pubblica tre nuove raccolte: Cristina D’Avena e i tuoi amici in TV Collection, Fivelandia Story e Over the Garden Wall - Avventura nella foresta dei misteri.
Il 2016 la vede come super-ospite del Festival di Sanremo e la pubblicazione del doppio CD #lesiglepiùbelle. Nel 2018 è giurata della prima edizione di Sanremo Young. Nel 2019 è ospite del Festival di Sanremo con Shade e Federica Carta nella serata delle cover con il brano 'Senza farlo apposta'.
Cristina D’Avena è legata da molti anni a Massimo Palma, anche se della loro relazione si sa molto poco. La coppia non è sposata e non ha figli, un grande rimpianto dichiarato dalla cantante.
'Occhi di gatto', testo
Tre ragazze bellissime
tre sorelle furbissime
son tre ladre abilissime
molto sveglie agilissime
Con astuzia e perizia
ed sempre un poco di furbizia
riesco sempre a fuggire
e nel nulla risparmiare
È questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito la', di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.
Tre fanciulle sveltissime
tre tipette esilissime
son tre ladre abilissime
dolci ma modernissime
Senza forza ne violenza
poiché fanno sempre tutto con prudenza
sono pronte a rubare
solo cose assai rare
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto!
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto.

Un tuffo negli anni '80. Stasera, venerdì 26 febbraio, al Festival di Sanremo Le Bambole di Pezza, fra i 30 artisti in gara, si esibiscono sul palco del Teatro Ariston con il brano 'Occhi di gatto' accompagnate da Cristina d’Avena.
La trama di 'Occhi di gatto'
‘Occhi di gatto’, incisa nel 1985, è la celebre sigla del cartone omonimo, scritta da Alessandra Valeri Manera su musica e arrangiamento di Ninni Carucci. Un brano diventato cult e legato a uno dei cartoni animati più iconici e frizzanti degli anni ’80, Occhi di gatto.
La serie racconta la storia di tre sorelle – Sheila, Kelly e Tati – che gestiscono il caffè ‘Cat’s Eye’, situato proprio di fronte alla stazione di polizia. In realtà, il locale è la copertura di una raffinata banda specializzata nel furto di opere d’arte, anch’essa chiamata ‘Occhi di gatto’. Le tre non rubano per profitto, ma per recuperare le opere appartenute al padre, il pittore Michael Heinz, scomparso misteriosamente dopo che la sua collezione era stata dispersa.
A dare ulteriore tensione alla trama è il rapporto tra Sheila e l’ispettore Matthew incaricato di catturare la banda e ignaro dell’identità della fidanzata. Un intreccio che alterna azione, ironia e romanticismo.
'Occhi di gatto', testo
Tre ragazze bellissime
tre sorelle furbissime
son tre ladre abilissime
molto sveglie agilissime
Con astuzia e perizia
ed sempre un poco di furbizia
riesco sempre a fuggire
e nel nulla risparmiare
È questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito la', di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.
Tre fanciulle sveltissime
tre tipette esilissime
son tre ladre abilissime
dolci ma modernissime
Senza forza ne violenza
poiché fanno sempre tutto con prudenza
sono pronte a rubare
solo cose assai rare
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto!
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto

Nessun '6' ne '5+1' al concorso del Superenalotto oggi, 27 febbraio, nel penultimo appuntamento della settimana. Centrati invece cinque '5' che vincono ciascuno 28.401,46 euro. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 127.8 milioni di euro: si torna a giocare domani, sabato 28 febbraio.
Quanto costa una schedina?
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
I punteggi vincenti
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
Come si verifica la vincita
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente
Estratta la combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 10, 14, 49, 55, 71, 79. Numero Jolly: 80. Numero SuperStar: 36.

Claudio Santamaria in versione cantante nella serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreta il brano 'Mi sei scoppiato dentro il cuore' di Mina, con Malika Ayane, in gara al Festival con il brano 'Animali notturni'.
Claudio Santamaria, chi è
Per chi conosce il mondo del cinema italiano, Claudio Santamaria non è certo un volto nuovo. Romano, classe 1974, è oggi considerato uno degli attori contemporanei più apprezzati del panorama nazionale.
Fuochi d’artificio di Leonardo Pieraccioni (1997), Ecco fatto, l’esordio di Gabriele Muccino (1998), L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998), L’ultimo bacio di Muccino (2001) e La stanza del figlio di Nanni Moretti (2001), sono alcuni dei suoi maggiori successi durante gli anni degli esordi.
Il successo vero arriva grazie a Romanzo criminale di Michele Placido (2005) e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015), che gli è valso un David di Donatello come miglior attore protagonista.
Nel 2020 si unisce al cast del programma Celebrity Hunted: Caccia all’uomo in onda su Prime Video. E l’anno successivo invece arriva sul palco dell’Ariston durante la seconda serata del Festival di Sanremo insieme alla moglie Francesca Barra: i due sono stati protagonisti del secondo 'quadro' di Achille Lauro. La coppia ha ballato sulle note di 'Bam Bam Twist', regalando una performance rock and roll ispirata al famoso twist di Pulp Fiction.
'Mi sei scoppiato dentro il cuore', testo
… Era
Solamente ieri sera
Io parlavo con gli amici
Scherzavamo fra di noi
E tu, e tu, e tu
… Tu sei arrivato
M'hai guardato
E allora tutto è cambiato per me
… Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso
All'improvviso
Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà
Perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te
… Ora, io non ho capito ancora
Non so come può finire
Quello che succederà
… Ma tu, ma tu, ma tu
Tu l'hai capito
L'hai capito
Visto che eri cambiato anche tu
Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso, all'improvviso
… Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva all'improvviso per te
… Mi sei scoppiato dentro al cuore all'improvviso
All'improvviso non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
come nessuno m'ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te.
'Non evitiamo le discussioni, ora bilancio di metà mandato'... 
Leggenda contro leggenda, monumento contro monumento della canzone italiana. A 86 anni Don Backy torna a rivendicare la paternità di "L'immensità" e lo fa nel momento più simbolico possibile: all'indomani della celebrazione di Mogol al Festival di Sanremo, dove giovedì 26 febbraio il celebre paroliere ha ricevuto il premio alla carriera. E "L'immensità" è stata citata come opera di Mogol, prossimo ai 90 anni. Il cantautore toscano ha rotto oggi il silenzio con una lettera pubblica per riaffermare quella che definisce la sua primogenitura sul brano simbolo del 1967. Una presa di posizione netta, che riporta sotto i riflettori una questione mai del tutto sopita e riaccende il confronto tra due protagonisti assoluti della nostra storia musicale. Con il contributo di Mogol al testo da anni oggetto di discussione.
"In relazione a quanto osservato sul palco del Festival di Sanremo, in occasione del Premio alla Carriera conferito a Mogol, ritengo doveroso precisare pubblicamente - scrive Don Backy - la mia posizione sulla paternità del testo de 'L'immensità', da me scritto (insieme alla musica) nell'ottobre 1966 e di cui conservo documentazione autografa originale, al quale il sig. Mogol sostituì ben 3 parole 3, 'Una Farfalla Volerà' al posto di ciò che avevo già scritto, ovvero: 'Ed in quel fiore troverai felicità'. Da quel momento, il sig. Mogol è diventato con-titolare del testo, percependo il 2/24mi. Che non mi si citi neanche di sguincio, nemmeno come co-autore, usando peraltro qualche secondo della mia immagine, del momento in cui la cantai, non mi è parso né giusto, né elegante". Parole che pesano come un macigno su una delle canzoni più amate della musica leggera italiana.
"L'immensità" fu presentata al Festival di Sanremo dal 26 al 28 gennaio 1967 in doppia esecuzione da Don Backy e Johnny Dorelli. Si classificò nona, ma il piazzamento non impedì al brano di diventare, nel giro di poche settimane, un successo travolgente, fino a trasformarsi in uno dei più incisi e venduti della storia della canzone italiana. L'idea nacque, secondo il racconto dello stesso Don Backy, in una giornata grigia e piovosa. Strade vuote, un senso di disagio, poi il ritorno a casa e l'urgenza di scrivere. Il testo prese forma in pochi minuti. Successivamente Detto Mariano contribuì a rifinire la parte musicale e ad arricchire l'arrangiamento. Il risultato fu una ballata sulla solitudine e sulla speranza, attraversata da versi rimasti nella memoria collettiva: "Per ogni goccia che cadrà / Un nuovo fiore nascerà". Il protagonista è solo, ma non sconfitto. Nell'immensità del mondo, qualcuno lo pensa, qualcuno lo aspetta. Una fiducia ostinata nell'esistenza di un legame invisibile. (di Paolo Martini)
"Una tragedia: due morti, uno era un passante, l'altro era a bordo del tram”. Queste le prime parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, arrivato sul luogo in cui questo pomeriggio alle 16 un tram della linea 9 è deragliato[1].
"Non appare una questione tecnica del tram, ma molto legata al conducente”, ha poi risposto a chi gli chiedeva se il deragliamento del tram possa essere stato causato da un guasto ai sistemi di sicurezza. “È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini”, ha premesso Sala, spiegando poi che “il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un’ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po’ particolare è che ha saltato una fermata”, che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata “aggiunge un elemento di più a quello che è successo. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi”.
A chi gli chiedeva se l’incidente possa essere stato causato da un malore del conducente, ora ricoverato in ospedale in condizioni non critiche, il sindaco ha risposto: “Io non posso ipotizzarlo ma è certamente una delle ipotesi che si possono immaginare, ma non posso dirlo io. Arrivava in maniera normale in termini di velocità”.
Il tram 9 ha preso la curva a sinistra, girando verso via Lazaretto “perché lo scambio era orientato verso sinistra e il guidatore doveva orientarlo per andare dritto. Perché non l’ha fatto?”, si chiede sospendendo la risposta Sala. Ora “il conducente è in ospedale, verrà sentito, se non è già stato sentito” ed è “in buone condizioni”, riferisce il primo cittadino, escludendo che sui binari ci fossero lavori: “Da quello che ci risulta assolutamente no. Ci sono molti video, la dinamica è abbastanza chiara. Il tram arrivava in velocità. La cosa strana è che salta la fermata prima”.

C'è stata una "insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto" nel caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo due mesi dal trapianto di un cuore lesionato. È quanto riportato dai verbali dell'audit interno all'azienda ospedaliera dei Colli, che compaiono nella relazione che la Regione Campania ha trasmesso al Ministero della Salute.
Gli esperti hanno sottolineato "assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l'espianto, conservazione e trasporto dell'organo". Secondo l'indagine interna, ci sarebbero diverse contraddizioni nei racconti e "non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia", cioè dell'estrazione del cuore malato di Domenico prima dell'arrivo del nuovo organo, poi risultato "congelato". E ancora, tra le criticità evidenti, sarebbe emersa anche "l'assenza di monitoraggio e controllo della temperatura durante il trasporto", ma soprattutto "la mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica nelle fasi critiche del processo", il tutto dovuto a "una insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto".
Si sarebbe accorto solo dopo l'espianto del cuore di Domenico che il nuovo organo arrivato da Bolzano "era inglobato in un blocco di ghiaccio". A scriverlo nella sua relazione è il cardiochirurgo Guido Oppido, sull'intervento del 23 dicembre scorso. Il piccolo Domenico, poi, è morto dopo quasi due mesi lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli. Il chirurgo ha riferito che "l'estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l'utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore", mentre "l'estrazione dell'organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata".
Il cuore era in "uno stato di profondo congelamento" ha scritto Oppido nella sua relazione ma, ormai, "in assenza di alternative" per non far morire il bambino in sala operatoria era quella di impiantare comunque quell'organo ormai lesionato. Purtroppo, però, nonostante i tentativi la situazione era ormai "gravemente compromessa" e il piccolo fu attaccato al macchinario per la circolazione extracorporea.

"La fenilchetonuria (Pku) è una malattia metabolica ereditaria causata dal deficit dell'enzima fenilalanina idrossilasi, responsabile della trasformazione della fenilalanina in tirosina. Si tratta di una patologia rara, e questa condizione di rarità incide in modo significativo sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. La Pku è considerata una delle malattie metaboliche più rappresentative perché diagnosi e intervento tempestivi possono cambiarne radicalmente la prognosi. In assenza di diagnosi, infatti, la patologia può provocare conseguenze gravi a livello del sistema nervoso centrale: disabilità intellettiva, disturbi motori, problemi del comportamento e dell'umore, oltre ad alterazioni evidenziabili alla risonanza magnetica. Per questo lo screening neonatale è fondamentale: consente di intervenire precocemente". A dirlo all'Adnkronos Salute è Chiara Cazzorla, psicologa, psicoterapeuta Uoc Psicologia ospedaliera referente per il Centro regionale screening neonatale metabolico allargato azienda ospedaliera di Padova. (VIDEO[1])
"La terapia di riferimento per la Pku è di tipo dietetico - spiega Cazzorla - Il paziente deve seguire per tutta la vita un regime alimentare a controllato apporto di proteine, per mantenere sotto controllo i livelli di fenilalanina nel sangue e garantire uno sviluppo adeguato del paziente. Si tratta di una terapia efficace, ma con un impatto psicologico ed emotivo importante". La gestione costante dell'alimentazione, secondo l'esperta, può influire in modo significativo sulla vita sociale e relazionale, "soprattutto in una fase delicata come l'adolescenza. Parliamo infatti di una malattia cronica che richiede una terapia cronica: una condizione che può risultare invasiva nella quotidianità del paziente".
"Negli ultimi anni si stanno affacciando nuove opzioni terapeutiche con l'obiettivo di offrire un'alternativa alla dietoterapia. Tra queste - sottolinea - la terapia enzimatica sostitutiva. Si tratta di un percorso complesso e altamente personalizzato, che richiede una conoscenza approfondita del paziente e della sua famiglia. La terapia enzimatica sostitutiva può essere un'alternativa a quello che è l'impatto sociale della dietoterapia e permettere al paziente di raggiungere adeguati valori di fenilalanina, nonostante una dieta completamente libera. L'approccio è multidisciplinare con un piano terapeutico 'disegnato su misura'".
"L'esperienza del centro di Padova, che segue un numero significativo di pazienti adulti con Pku", mostra risultati incoraggianti, riporta Cazzorla: "Diversi pazienti, in tempi differenti e secondo un percorso personalizzato, hanno raggiunto la completa liberalizzazione della dieta, mantenendo valori adeguati di fenilalanina. Questo ha permesso loro di recuperare spazi di libertà nella vita sociale e relazionale. Viaggi, gite, vacanze - prima rigidamente pianificati o limitati - possono oggi essere vissuti con maggiore serenità".
Dal punto di vista clinico, questi risultati confermano quanto gli aspetti emotivi, psicologici e sociali siano centrali nella gestione di una malattia cronica come la Pku. Un'attenzione particolare va rivolta anche alla storia familiare: "E' importante, soprattutto in adolescenza e in età adulta, tornare all'impatto che la diagnosi ha avuto sui genitori e sull'intero nucleo familiare al momento dello screening neonatale. La gestione della fenilchetonuria richiede quindi una presa in carico globale del paziente, resa possibile dal lavoro di un'équipe multidisciplinare in grado di considerare non solo i parametri clinici, ma anche la dimensione psicologica e relazionale della malattia", conclude.

Via libera al ticket di accesso alla Ztl per le auto elettriche a partire dal 1° luglio a Roma. La giunta di Roma Capitale ha infatti approvato l’introduzione del permesso annuale a pagamento per l’accesso negli orari di funzionamento della Zona a traffico limitato del centro storico e delle altre Ztl dei veicoli a trazione esclusivamente elettrica, superando l’attuale regime di accesso gratuito per tutte le auto elettriche. Previste, però, alcune eccezioni.
Per mantenere un regime di favore verso questo tipo di veicoli, il permesso costerà il 50% in meno di quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.
Per chi resta gratuito l'accesso in Ztl
Il permesso, spiega il Campidoglio, continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie come residenti, artigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing.
Quanto costerà il ticket?
Per le altre categorie che utilizzano veicoli elettrici o a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. Per fare alcuni esempi, costerà 1.000 euro per le tipologie di utenti che con un veicolo a alimentazione tradizionale pagherebbero 2.016, e 500 euro per quanti con un’auto non elettrica pagherebbero 1016 euro e 781 con un’auto ibrida.
Gli attuali titolari di autorizzazione riceveranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso, qualora intendano mantenere l’accesso alle Ztl, mentre per quanto riguarda le nuove immatricolazioni il permesso a pagamento entrerà in vigore non appena sarà operativo il nuovo sistema di rilascio, dal 1° luglio 2026.
Perché la ztl diventa a pagamento per le elettriche?
"La misura - ha dichiarato l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè - deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l’accesso alle Ztl. Sebbene si tratti di mezzi a emissioni zero, la loro crescita sta comunque contribuendo in maniera significativa alla congestione del traffico e alla riduzione degli spazi di sosta disponibili, in particolare nel centro storico. Il provvedimento rappresenta dunque una misura di regolamentazione della mobilità cittadina, in linea con quanto già deciso da molte grandi capitali europee che hanno aggiornato le agevolazioni per i veicoli elettrici nelle aree centrali, tutelando i centri storici e garantendo un equilibrio tra sostenibilità ambientale e gestione dei flussi di traffico". Secondo il Campidoglio infatti il numero delle immatricolazioni dei veicoli elettrici è cresciuto del 350% in quattro anni e in continuo aumento ogni mese. Un andamento che si è riflesso anche sull’impennata delle richieste di accesso alle Ztl presentate a Roma Servizi per la Mobilità, portando il numero complessivo degli autorizzati a circa 75mila, in costante crescita.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri conferma che questo "non è l’unico intervento per decongestionare il centro: stiamo intervenendo colpire le truffe legate ai falsi permessi per invalidi, e abbiano convocato un tavolo con le categorie per migliorare la modalità di consegna delle merci. Un centro storico liberato dal traffico e dal congestionamento e più vivibile è interesse di tutti: di chi ci vive, di chi ci lavora e di chi lo visita. Chi amministra Roma ha il dovere di tutelare questo patrimonio dell’umanità". Roma Capitale conferma comunque il mantenimento di tutte le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro.
'Sconto in bollette minimo e mette a rischio lavoratori settore
biomasse'...
Studio della Camera di commercio di Sassari...
A chiamata della governatrice Todde hanno riposto anche
associazioni e comuni...



