
I bambini adorano il Carnevale, ma trascorrerlo in sicurezza è una priorità. I pericoli possono nascondersi ovunque, dalle maschere ai costumi, nei giochi sprovvisti di marchio CE o delle informazioni obbligatorie sull’età minima consigliata per l’utilizzo.
Maschere e costumi
L'Unione nazionale consumatori segnala a cosa bisogna stare attenti. Il marchio CE è la certificazione che attesta che il prodotto rispetta gli standard di qualità e sicurezza europei. Quando acquistiamo le maschere o i costumi di Carnevale è bene leggere l’etichetta e assicurarsi della presenza del simbolo.
Attenzione: la marcatura CE può essere confusa con un logo quasi identico, ingannevole, che sta per China Export. Il marchio che attesta la Conformità Europea (quindi la sicurezza del prodotto) ha lettere più distanziate tra loro, mentre quando la lettera C e la lettera E sono molto vicine, quasi unite, significa solo che quel prodotto è stato prodotto in Cina, ma non è una certificazione di conformità agli standard di sicurezza europei.
Verifichiamo che le maschere che diamo ai bambini non abbiano bordi taglienti e parti acuminate e che lascino un’apertura sul volto tale da evitare il rischio di soffocamento. Se poi si sceglie di indossare parrucche o barbe finte bisogna sempre leggere con attenzione le etichette per controllare che non ci sia il rischio di infiammabilità.
Le bombolette di schiuma
Le bombolette di schiuma colorata e le stelle filanti non sono adatte ai bambini più piccoli. Anche se spesso al supermercato le troviamo sugli scaffali insieme a maschere e coriandoli, non sono giocattoli perché possono contenere sostanze che possono irritare gli occhi. È fondamentale una costante supervisione dei genitori non per evitare il contatto con gli occhi e il volto.
I trucchi
Attenzione anche ai classici trucchi che usiamo per mascherare i bambini, come fondotinta e rossetti. Diffidiamo di cosmetici di bassa qualità, magari acquistati sulle bancarelle, perché potrebbero provocare allergie e irritazioni alla pelle, soprattutto se si considera che quella dei bambini è particolarmente delicata.
Preferiamo prodotti ipoallergenici, adatti all’età, e facilmente lavabili con acqua e sapone. E' molto importante anche verificare la data di scadenza o il pao, cioè il periodo di tempo entro il quale il prodotto va consumato una volta aperto. Prima di truccare il bambino, è bene testare il prodotto su una piccola parte (solitamente dietro l’orecchio) per verificare un’eventuale sensibilità al prodotto.

A febbraio è scattata una piccola grande rivoluzione per il Sistema Musei Civici di Roma Capitale. È entrato in vigore il nuovo sistema tariffario che prevede che i musei siano gratuiti per tutte le cittadine e i cittadini residenti a Roma e nella Città Metropolitana. "Un passo concreto per rendere il patrimonio culturale della città sempre più accessibile e vicino a chi la vive ogni giorno", si legge sul sito del Comune.
Come funziona l'ingresso gratuito
L’ingresso nei musei e nelle aree archeologiche del Sistema è libero: basta presentare un documento di identità in biglietteria.
Quali musei diventano gratuiti per i residenti
I musei che diventano gratuiti per i residenti sono i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, il Museo dell’Ara Pacis, la Centrale Montemartini, il Museo della Forma Urbis (Parco Archeologico del Celio), l'Area Sacra di Largo Argentina, l’area archeologica del Circo Massimo, il Museo di Roma a Palazzo Braschi, il Museo di Roma in Trastevere, la Galleria d’Arte Moderna, i Musei di Villa Torlonia (Casina delle Civette, Casino Nobile, Serra Moresca e Casino dei Principi) e il Museo Civico di Zoologia.
A questi si aggiunge la Fontana di Trevi, per cui è stato introdotto un biglietto di ingresso a 2 euro per turisti e non residenti.
I musei diventati a pagamento per i turisti
Per i visitatori non residenti, dal 2 febbraio l’ingresso è diventato a pagamento in alcuni musei che in precedenza erano gratuiti: il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, il Museo Napoleonico e la Villa di Massenzio.
Restano però attivi tutti i vantaggi della #RomaMICcard, che al costo di 5 euro consente l’accesso gratuito e illimitato per 12 mesi a musei e siti del circuito, permette di evitare le file, di accedere a riduzioni sulle mostre e di partecipare a eventi e visite guidate. Tutti i dettagli sul nuovo sistema tariffario e sulle modalità di visita sono disponibili su www.museiincomuneroma.it.

Con l'arrivo della fiamma olimpica oggi, giovedì 5 febbraio, a Milano, si accendono anche le proteste contro i Giochi organizzate dal 'Cio', il Comitato insostenibili olimpiadi. La rete - che riunisce collettivi studenteschi, centri sociali, associazioni e altre realtà - ha organizzato nel capoluogo lombardo dal 5 all'8 febbraio le 'Utopiadi', una contro-manifestazione dedicata allo sport popolare. Accanto a questa programmazione, che si svolgerà nel fine settimana in luoghi ancora 'segreti', c'è un fitto palinsesto di proteste.
Si inizia oggi, 5 febbraio, con la contestazione dell'arrivo della fiamma olimpica a Milano. 'Show Israel the red card' il titolo che si legge nella locandina dell'evento che circola in rete. La sessantesima e penultima tappa del viaggio della fiamma prevede una mattinata tra gli ultimi comuni dell'hinterland: si parte alle 8.33 da Sesto San Giovanni, per arrivare poco prima delle 13 a San Donato Milanese. E sarà proprio il passaggio dal Comune che ospita la sede dell'Eni uno dei più delicati della giornata, in vista di possibili contestazioni.
Nel pomeriggio, qualche minuto prima delle 14, l'ingresso dei tedofori a Milano da via Lorenzini, vicino al Villaggio Olimpico. Anche lì, massima attenzione. La torcia proseguirà il suo tour in città, passando per il quadrante ovest, City Life e infine il centro. Ed è qui, alle 18, davanti all'Università Statale in via Festa del Perdono, che è fissato l'appuntamento di chi contesta la "fiaccola della vergogna e del silenzio complice", per "denunciare la presenza di Israele nella manifestazione olimpica e i suoi sponsor complici del genocidio".
Come il viaggio della fiamma olimpica, anche le proteste ricominceranno il 6 di febbraio, giorno dell'inaugurazione dei Giochi. Si inizia dalla mattina, alle 9.30, con la manifestazione studentesca contro la presenza degli agenti dell'Ice 'Milano vi schifa' in piazza Leonardo Da Vinci, dove nel primo pomeriggio è stato organizzato un incontro con l'attivista e sindacalista statunitense Chris Smalls.
In serata, alle 18, in viale Mar Jonio, a poco più di un chilometro di distanza dallo stadio di San Siro, dove alle 20 inizierà la cerimonia inaugurale, il 'Comitato insostenibili olimpiadi' celebrerà l'apertura delle 'Utopiadi' con una 'fiaccolata anti-olimpica'.
Il clou delle proteste sarà però sabato 7 febbraio, con il corteo nazionale in partenza alle 15 da piazza Medaglie d'Oro, ad appena un chilometro e mezzo dal Villaggio olimpico, chiaro obiettivo dei manifestanti, in una zona che però sarà blindatissima.

In principio fu lo stetoscopio, colonizzato dal temibile stafilococco aureo. Poi toccò alla cravatta dei medici che, non venendo lavata di frequente, era un parco giochi per batteri e altri agenti patogeni. L'attenzione all'abbigliamento di medici e infermieri, e ai materiali più 'attraenti' per i patogeni - in relazione alle infezioni ospedaliere - ha una lunga storia. Ora uno studio ha rivelato che le maniche lunghe degli indumenti degli operatori sanitari sono spesso contaminate da batteri, alcuni dei quali potenzialmente pericolosi. Una scoperta che potrebbe portare a ripensare le divise ospedaliere e le pratiche igieniche nei reparti.
Lo studio
La ricerca, condotta da Maria F. Sanes Guevara e colleghi delll'Upmc Presbyterian di Pittsburgh, ha analizzato 280 campioni prelevati dalle maniche degli operatori in diversi reparti ospedalieri. I risultati? L'81% delle maniche lunghe esaminate presentava crescita batterica, mentre il 21% ospitava almeno un patogeno potenzialmente dannoso.
"Un semplice gesto come rimboccarsi le maniche - evidenzia Fabio Beatrice, a capo del board scientifico del Mohre (Mediterranean Observatory on Harm Reduction) - potrebbe fare la differenza nella lotta contro le infezioni nosocomiali. Si tratta di una strategia semplice e a basso costo che potrebbe diminuire il carico di infezioni evitabili. Anche orologi e anelli possono diventare un ricettacolo di batteri, ragion per cui è opportuno rimuoverli in contesti di cura e rafforzare il lavaggio e la disinfezione delle mani. Alcune operazioni invece andrebbero eseguite con camici monouso con allacciatura posteriore, mascherine e uso di guanti. Ovviamente i presidi devono essere adeguati alle specificità del reparto, specialmente in funzione delle fragilità presenti".
I microrganismi identificati
Tra i microrganismi identificati figurano streptococchi alfa-emolitici (rilevati in 28 casi), diverse specie di Bacillus (20 casi), specie Pantoea e Mixta (8 casi), bacilli gram-negativi (6 casi) e, in 2 casi, lo Staphylococcus aureus, un batterio noto per la sua capacità di causare infezioni anche gravi.
L'indagine ha messo in luce differenze significative tra i vari materiali. Il pile si è rivelato il tessuto più 'ospitale' per i batteri: oltre il 41% delle maniche realizzate in questo materiale ha mostrato la presenza di almeno un patogeno potenziale. I tessuti sintetici non in pile hanno registrato una contaminazione del 32,8%, mentre il cotone si è dimostrato leggermente più sicuro con il 24,1% di contaminazione. Un altro dato interessante riguarda la distribuzione della contaminazione tra i vari reparti: il 69,6% delle maniche campionate nei reparti ordinari presentava crescita batterica, contro il 30,4% di quelle nelle unità di terapia intensiva, dove presumibilmente le misure di controllo delle infezioni sono più rigide.
La pratica del 'gomito scoperto'
La riduzione della contaminazione potrebbe essere ottenuta con un gesto semplicissimo: arrotolare le maniche ed espandere l'igiene delle mani, andando sino ai polsi. I ricercatori hanno precisato che lo studio non ha trovato prove dirette di trasmissione dai vestiti degli operatori ai pazienti. Tuttavia, hanno anche notato che "persino gli indumenti appena lavati diventano sostanzialmente contaminati entro poche ore dall'uso", un dato che solleva interrogativi sull'efficacia delle sole pratiche di lavaggio.
Nel Regno Unito esiste già da tempo una politica chiamata 'bare below the elbows' (scoperti sotto i gomiti), che incoraggia gli operatori sanitari a non indossare maniche lunghe. La Society for Healthcare Epidemiology of America ha sostenuto questa politica per oltre un decennio, ma negli Stati Uniti non è obbligatoria e le regole sull'abbigliamento dipendono dalle preferenze dei singoli ospedali.

Big match nei quarti di finale in Coppa Italia. Oggi, giovedì 5 febbraio, l'Atalanta ospita la Juventus - in diretta tv e streaming - al Gewiss Stadium di Bergamo nella sfida a eliminazione diretta della coppa nazionale che vale un posto in semifinale. I bianconeri sono reduci dal netto successo in campionato contro il Parma, battuto 4-1 al Tardini, mentre i bergamaschi hanno pareggiato 0-0 in trasferta contro il Como di Fabregas.
Atalanta-Juventus, orario e probabili formazioni
La sfida tra Atalanta e Juventus è in programma oggi, giovedì 5 febbraio, alle ore 21. Ecco le probabili formazioni:
Atalanta (3-4-2-1): Sportiello; Kolasinac, Hien, Scalvini; Bellanova, De Roon, Ederson, Zalewski; Raspadori, De Ketelaere; Scamacca. All. Palladino
Juventus (4-2-3-1): Perin; Kalulu, Gatti, Cabal, Cambiaso; Locatelli, Koopmeiners; Zhegrova, Miretti, Conceicao; Openda. All. Spalletti
Atalanta-Juventus, dove vederla in tv
Atalanta-Juventus sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva, in chiaro, su Italia 1. La partita sarà disponibile anche in streaming sulla piattaforma di Mediaset Infinity e sul sito web di SportMediaset.

L'acqua frizzante aiuta a dimagrire? Uno studio giapponese accende i riflettori sul contributo delle 'bollicine' agli sforzi di chi prova a perdere peso. Il tema, però, è più articolato. "L'entusiasmo per i potenziali benefici metabolici dell'acqua frizzante merita, a mio avviso, una riflessione più ampia che consideri la complessità dell'ecosistema intestinale e la letteratura scientifica preesistente, spesso di segno opposto rispetto al singolo studio citato", spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum, intervendo sulle qualità dell'acqua frizzante rilanciate dall'infettivologo Matteo Bassetti che ha citato una ricerca giapponese pubblicata sul 'British Medical Journal Nutrition'. "Affermare che l'anidride carbonica sia un alleato universale del metabolismo appare rischioso, specialmente se ignoriamo i meccanismi biochimici che legano la distensione gassosa alla salute della barriera intestinale".
"L'introduzione costante di gas esogeno può esacerbare quadri di sovracrescita batterica nel tenue (Sibo) - illustra Minelli -. La pressione meccanica sulle pareti intestinali non è un evento neutro: in presenza di squilibri del microbiota, favorisce la fermentazione e può contribuire al peggioramento della permeabilità intestinale (leaky gut), alterando le giunzioni serrate della mucosa".
C'è poi il nodo "risposta ormonale: esistono evidenze (come quelle pubblicate su 'Obesity Research & Clinical Practice') che indicano come la CO2 possa stimolare la secrezione di grelina, l'ormone dell'appetito, inducendo potenzialmente un effetto contrario alla perdita di peso nel lungo periodo".
"Semmai - suggerisce lo specialista - l'acqua frizzante potrebbe essere utilizzata, in modo sporadico e mirato, come stimolo temporaneo per la secrezione gastrica in soggetti con documentata ipocloridria o difficoltà digestive meccaniche, laddove una lieve stimolazione delle pareti dello stomaco possa favorire l'avvio del processo digestivo. Tuttavia, generalizzarne il consumo come 'elisir di salute' rischia di sottovalutare l'impatto che la distensione addominale ha su milioni di persone affette da sindrome dell'intestino irritabile o infiammazioni croniche di basso grado", conclude l'immunologo.

Episodio arbitrale in Inter-Torino. Oggi, mercoledì 4 febbraio, i nerazzurri hanno sfidato i granata nei quarti di finale di Coppa Italia. Sul punteggio di 2-1, al 74', la squadra di Baroni riesce a trovare il pareggio, completando così la rimonta da 2-0, ma l'arbitro annulla tutto per fuorigioco. Ma cos'è successo a Monza?
Nelle fasi finali del match il Torino alza il pressing a caccia del pareggio, dopo che un gol di Kulenovic aveva riaperto i giochi dopo il doppio vantaggio nerazzurro firmato Bonny e Diouf nel primo tempo. Al 74', i granata vanno di nuovo in rete: sugli sviluppi di un calcio di punizione, un cross al centro coglie impreparata la difesa di Chivu e trova Prati, appena arrivato nel mercato di gennaio, tutto solo in area. Il centrocampista colpisce di testa e infila Martinez sul secondo palo, firmando così il 2-2.
L'esultanza dei tifosi del Torino però è strozzata in gola. L'assistente alza la bandierina, segnalando il fuorigioco e l'arbitro Marchetti annulla quindi la rete. Le immagini mostrano infatti il piede del centrocampista granata che parte oltre l'ultimo uomo nerazzurro, in questo caso Pio Esposito, allineato con la linea alta della difesa nerazzurra. Dopo un rapido check con il Var, la decisione viene quindi confermata.

Washington - È stata una scelta importante, sostiene il ministro degli Esteri Antonio Tajani, quella di essere venuti a Washington per partecipare alla prima riunione ministeriale, voluta dall’amministrazione Trump, sui minerali critici. Un incontro che ha portato ad un accordo firmato fra l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone sulla questione delle terre rare e degli altri minerali. “Una strategia comune per quanto riguarda le materie prime, che rappresentano uno strumento fondamentale per la competitività del nostro sistema imprenditoriale quindi una strategia americana, europea, giapponese, come tanti altri paesi, anche paesi africani. Significa poter garantire alle nostre imprese maggior competitività e una riduzione dei costi per l'acquisto delle materie prime”, ha affermato il ministro.
Un Italia protagonista nella politica estera, secondo Tajani, come nel settore industriale e commerciale. “Questo è un riconoscimento che ci arriva a tutti quanti, mi sembra che oggi abbiano dato ampio riconoscimento al ruolo dell'Italia, quindi sono molto soddisfatto di questa riunione, questo ci impegna a fare ancora di più per favorire la crescita e che la nostra economia possa essere sempre più fiorente, nonostante le difficoltà, nonostante le guerre, nonostante i dazi”.
In particolare, l’incontro di oggi sui minerali critici è stato un segnale importante, secondo Tajani, verso il multilateralismo e la cooperazione internazionale. Non un semplice incontro economico, ma anche una riunione politica, visto la presenza dei ministri degli esteri. “Certamente l'incontro di oggi non è un’operazione isolazionista, è la voglia di coinvolgere tanti paesi importanti in una scelta che per gli americani è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale per noi”, ha detto il ministro.
Il ministro ha fornito maggiori informazioni sull’attacco cibernetico di matrice russa contro alcuni siti web del Ministero degli Esteri – incluso quello dell’ambasciata italiana a Washington – e degli hotel di Cortina, dove si svolgono i giochi olimpici. Un attacco che è stato sventato prima che potesse fare danni, preservando i dati riservati presenti nel Ministero. “È stato respinto al mittente, grazie anche allo straordinario lavoro che abbiamo fatto con la riforma del Ministero degli Esteri, dove c’è una direzione generale della sicurezza e dove c’è anche una sala operativa alla Farnesina dedicata soltanto al contrasto di attacchi cibernetici”, ha affermato Tajani.
Il ministro degli Esteri condivide la posizione del primo ministro Giorgia Meloni sulla possibilità di dare il Premio Nobel per la Pace a Donald Trump. Se si arrivasse alla pace in Medio Oriente e tra Ucraina e Russia grazie alla mediazione Usa, allora meriterebbe il Nobel, secondo Tajani. “Sono convinto che questo sia giusto”. Il vicepremier ha ribadito che l’Italia ha la propria politica estera e sostiene quella americana per quanto riguarda il tentativo di costruire la pace in Medio Oriente, Gaza, e tra Ucraina e Russia. Allo stesso tempo, Tajani ha ribadito: “Quando ci sono delle cose che non condividiamo, le abbiamo dette. L'abbiamo detto sulla Groenlandia, l'abbiamo detto per quanto riguarda l'impegno dei nostri militari alla Nato. Siamo amici e alleati, ma sempre a testa alta e schiena dritta.”
Tajani ha affrontato anche il nodo dei negoziati tra Usa e Iran. “Il problema non è tanto la location. Io ho parlato oggi anche con il ministro degli esteri dell’Oman, che era qui a Washington. E ho parlato ieri con il ministro degli esteri Fidan, il turco, il ministro degli esteri egiziano, il ministro degli esteri e il primo ministro del Qatar per sostenere ogni tipo di mediazione per scongiurare una nuova guerra in Iran”, ha spiegato Antonio Tajani ai giornalisti italiani presenti all’ambasciata italiana dopo la riunione ministeriale. L’Italia è impegnata nel promuovere la pace e scongiurare che gli Stati Uniti attacchino l’Iran. Allo stesso tempo, spiega il vicepremier: "Certo se poi con i droni attaccano le navi americane, i Pasdaran cercano di dirottare il mercantile americano. Certamente tutte queste cose invece di facilitare il dialogo, lo rendono più complicato. E quando si vuole avere un dialogo, non bisogna dare dei segni d’aggressività, ma segni di disponibilità". Tajani e il governo italiano sperano che il dialogo prevalga, e incoraggiano tutti i mediatori, ovvero l’Oman, il Qatar, l’Egitto e la Turchia ad andare avanti nel loro percorso, con l’obiettivo di raggiungere la pace. "Ovvio che se l’Iran e i Pasdaran danno segni di aggressività nei confronti degli americani, la risposta americana non può essere positiva”, ha sottolineato Tajani. (di Iacopo Luzi)

Issiaka Kamate si prende l'Inter. Oggi, mercoledì 4 febbraio, il giovane esterno nerazzurro ha esordito in prima squadra nella sfida contro il Torino, valida per i quarti di finale di Coppa Italia. Kamate si è fatto notare già nel primo tempo, dimostrando di non sentire particolarmente pressioni ed emozioni, e confezionado l'assist per il gol del vantaggio di Bonny al 35'.
L'esterno francese ha sprintato sulla destra, superando un avversario in dribbling e mettendo un cross perfetto a centro area per il colpo di testa vincente dell'ex centravanti del Parma. Ma chi è Kamate?
Issiaka Kamate è un esterno francese, di stampo offensivo, di 21 anni, classe 2004, nato ad Aulnay-sous-Bois, nella periferia di Parigi. Dopo aver iniziato a giocare in due squadre locali è stato notato dagli scout dell'Inter, che lo hanno portato in Italia. Qui Kamate ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile nerazzurro, arrivando fino alla Primavera, dove è stato allenato proprio da Cristian Chivu, e diventando punto fermo dell'Under 23.
Nell'ultima stagione l'Inter lo ha girato in prestito prima in Portogallo, all'AVS FS, e poi al Modena, in Serie B, club con cui i nerazzurri hanno un rapporto privilegiato, come dimostra l'operazione che ha portato a Milano Yanis Massolin. Tornato dal presito Kamate diventa punto fermo dell'Under 23 in Serie C ed entra nel giro della prima squadra, trovando oggi l'esordio, e il suo primo assist, con l'Inter 'dei grandi'.

Hamleys abbassa i battenti in Italia. Aperti neanche qualche anno fa in pompa magna, gli store di Milano, Roma e Bergamo chiudono i battenti tra le proteste dei lavoratori, oltre che la delusione dei bambini. Situazione incerta anche per lo store di Pompei unico sul web a risultare operativo ma, a quanto si apprende dai lavoratori, è stato il primo a non essere più direttamente gestito da Giochi Preziosi, che aveva la concessione del marchio.
Brand di giocattoli più antico del mondo, con il primo negozio aperto a Londra da William Hamley nel 1760, fornitore ufficiale di dolls e trenini per gli eredi di Casa Windsor, il gruppo doveva espandersi in tutta Italia ma la crisi ha avuto la meglio. Eppure nello scorso esercizio il fatturato del colosso Uk era salito da 51,4 a 53,3 milioni di sterline ma era stata comunque disposta la chiusura di 29 negozi Oltremanica per contenere i costi.
In Italia, il negozio di Milano aveva aperto il 14 settembre del 2023, quello della Capitale il 14 marzo del 2024 con inaugurazioni da favola, è il caso di dirlo. Lo stop alle attività è operativo da ieri gettando i lavoratori nello sconforto per una decisione resa esecutiva nell'arco di 48 ore, sostengono fonti sindacali interpellate dall'Adnkronos. "Una decisione improvvisa, comunicata ai lavoratori e alle lavoratrici nel fine settimana dal gruppo Giochi Preziosi, che controlla il marchio nel nostro Paese", attacca l'Unione sindacale di base, Usb.
"La società fa sapere che è stata disposta la chiusura degli esercizi commerciali di Hamleys per fronteggiare una situazione di temporanea difficoltà economico-finanziaria e che si intende accedere a uno strumento di regolazione della crisi", si legge in una nota dell'Usb. "Una doccia fredda. Un fulmine a ciel sereno che ha lasciato decine di persone in balia di dubbi, paure e totale assenza di garanzie occupazionali. Nessuna chiarezza sul futuro, nessuna prospettiva concreta, nessuna tutela reale per chi ogni giorno ha garantito professionalità, impegno e qualità del servizio, con il forte sospetto che siano state attivate tardivamente le procedure previste", attacca la sigla sindacale.
"Non resteremo inermi davanti a scelte aziendali calate dall’alto e comunicate con tempi indegni. Pretendiamo trasparenza immediata, un confronto vero e soluzioni che salvaguardino i posti di lavoro. Come organizzazione sindacale ci attiveremo da subito per fare piena luce su quanto sta accadendo e per mettere in campo ogni strumento utile alla difesa delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. Nessuno deve essere lasciato solo", conclude.

La difficile gestazione del pacchetto sicurezza entra nelle sue ore decisive, tra limature tecniche, confronti nella maggioranza e un dialogo costante con il Quirinale. Il Consiglio dei ministri, inizialmente previsto per oggi e rinviato a domani pomeriggio, 5 febbraio, - ufficialmente per consentire al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di intervenire in Senato sulle comunicazioni relative ai fatti di Torino[1] - arriva al termine di un percorso ancora segnato da aggiustamenti dell'ultima ora.
Il testo resta infatti al centro di un negoziato tecnico serrato, con alcuni nodi irrisolti. Nel pomeriggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo il colloquio con il primo ministro ceco Andrej Babiš, avrebbe incontrato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini per fare il punto sulle misure e sulle questioni ancora aperte. Un incontro confermato in ambienti leghisti, che segnala come il baricentro del confronto resti saldamente interno alla maggioranza. In parallelo, prosegue il canale di interlocuzione con il Colle. In mattinata il sottosegretario Alfredo Mantovano è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell'ambito di un confronto sulle norme più sensibili, che ha già portato a correzioni e contribuito al rinvio tecnico del Cdm.
L'impianto del pacchetto, atteso domani all'esame del Consiglio dei ministri, si articola in due testi distinti: un decreto-legge per le misure considerate urgenti e un disegno di legge destinato a un iter parlamentare più lungo. Nel Dl confluiranno gli interventi immediatamente operativi in materia di ordine pubblico e sicurezza urbana: dal fermo preventivo in vista delle manifestazioni, alla stretta sulla vendita di armi bianche ai minori; allo scudo penale per gli operatori delle forze dell'ordine - esteso anche ad altre categorie lavorative, tra cui medici o giornalisti, come ampliamento della legittima difesa -, anche se rimarrebbero le perplessità del Quirinale sul rischio di creare una trattamento speciale per alcune categorie, escludendo la generalità dei cittadini in caso di legittima difesa. Previsto poi il rafforzamento delle zone rosse urbane e dei Daspo, fino all'introduzione di un illecito specifico per chi fugge all'alt delle forze di polizia in modo pericoloso.
Restano invece fuori dal decreto le norme più controverse. È definitivamente accantonata la previsione della cauzione per le manifestazioni, fortemente voluta dalla Lega ma osteggiata da Fratelli d'Italia e Forza Italia e oggetto di rilievi di natura costituzionale. Salvini ha riconosciuto che la misura non rientrerà nel decreto per l'assenza dei requisiti di necessità e urgenza, ribadendo però l'obiettivo di portarla a compimento entro la fine della legislatura.
Nel disegno di legge dovrebbero invece trovare spazio le misure di carattere strutturale: dall'inasprimento delle pene per alcuni reati contro il patrimonio, alle norme sulla criminalità giovanile (queste ultime potrebbero rientrare anche nel Dl) e sulla responsabilizzazione dei genitori dei minori coinvolti in atti di delinquenza, fino al capitolo più delicato sui flussi migratori. È su questo terreno che si sarebbero concentrate alcune delle perplessità più significative del Quirinale. In particolare sulle espulsioni, rispetto alle quali il Colle avrebbe chiesto garanzie adeguate in termini di possibilità di impugnazione dei provvedimenti.
Quanto al fermo preventivo, i tecnici del Quirinale avrebbero invece sollevato due ordini di rilievi: da un lato la durata del trattenimento, fissata in 12 ore; dall'altro la necessità di ancorare la misura a presupposti chiari e puntuali di pericolosità, evitando formulazioni troppo ampie. Secondo quanto riferito da fonti di governo, che definiscono "positivo" il confronto con il Colle più alto, non è escluso che il capitolo migranti possa essere ulteriormente spacchettato, con la presentazione di un nuovo disegno di legge dedicato esclusivamente al tema.
"Abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato, altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti", ha detto il ministro Piantedosi lasciando il Senato, sintetizzando il clima che accompagna la vigilia del Cdm. Un equilibrio ancora in costruzione, che spiega perché il pacchetto sicurezza arrivi al traguardo solo dopo una gestazione più complessa del previsto. (di Antonio Atte)

Un tributo ai cantautori e ai compositori ma soprattutto un atto d’amore verso la musica e la sua storia. Laura Pausini torna con l’album ‘Io Canto 2’, che segue le orme del successo del disco di cover, ‘Io canto’, pubblicato nel 2006 per omaggiare i grandi successi italiani e farli conoscere all’estero. Il nuovo album uscirà venerdì prossimo, a vent’anni di distanza dal primo ‘Io Canto,’ il disco che la consacrò definitivamente anche a livello internazionale, in un progetto che è ormai diventato parte della sua identità artistica. Allora fu un omaggio alla grande canzone italiana, capace di portarla fino allo storico concerto a San Siro del 2 giugno 2007, prima donna a riempire lo stadio davanti a 70mila spettatori. Oggi, ‘Io canto 2’ nasce con le stesse intenzioni ma con la maturità di un’artista che ha attraversato generazioni e oltrepassato i confini linguistici.
“Il secondo capitolo di ‘Io Canto’ arriva vent’anni dopo il primo - spiega Pausini -. Vent’anni in cui siamo cambiati, cresciuti, innamorati ancora della musica. Oggi come allora c’è una sola ragione per cui si sceglie di omaggiare una canzone, il suo autore o il suo interprete: l’amore. In questo disco mi sento come Giovanna D’Arco, senza armature ma con il microfono in mano, perché quando la musica chiama, io rispondo. Pronta a difendere senza paura tutto ciò che amo, e io credo nelle canzoni. Credo nella musica, che va protetto da chi vive per lei. La musica può essere accusata, giudicata, fraintesa, sottovalutata, ma noi artisti siamo qui per schermarla. Siamo un esercito disarmato, armato solo della bellezza dell’arte, che resta l’arma più rivoluzionaria di tutte”.
‘Io canto 2’ è un viaggio nella storia della musica italiana e internazionale. Un tributo che va dagli anni Sessanta ai giorni nostri, intrecciando stili e lingue. L’album include reinterpretazioni di classici intramontabili e successi contemporanei, passando per adattamenti in portoghese, francese, tedesco e inglese. Tra i momenti più significativi spiccano i duetti con grandi protagonisti della scena musicale: a partire da Ana Carolina e Ferrugem sulle note di ‘Quem de nós dois’, cover del brano di Gianluca Grignani ‘La mia storia tra le dita’, che ha sollevato diverse polemiche con il cantante nei mesi scorsi, e della quale Pausini spiega: “Le grandi canzoni vanno ascoltate, cantate e fatte vivere per sempre, e Ana Carolina nel 2001 ha scritto e interpretato una versione inedita de La mia storia tra le dita, che ho voluto omaggiare cantandola proprio insieme a lei e a Ferrugem:, due voci iconiche brasiliane in un trio che si incontra per la prima volta, unendo l’Italia e il Brasile, paese a cui sono molto legata”.
Tra le collaborazioni nell'album spiccano quella con Annalisa, con la quale Pausini duetta sulle note di ‘Ma che freddo fa’ di Nada, e Julien Lieb, con il quale canta ‘La dernière chanson (Due vite)’, cover del brano sanremese di Marco Mengoni, diventato un caso sui social. “Ma che freddo fa è un brano malinconico, che racconta cos’è la vita senza l’amore, con il freddo come metafora dell’assenza - dice Pausini - un albero che foglie non ha più. Ho sempre amato la voce di Nada, il suo modo di essere riassume una grande personalità. E ho sempre amato le donne della musica italiana con un carattere forte, per questo ho voluto al mio fianco Annalisa, che mi ricorda quanto sia importante per noi artiste non dimenticare chi ci ha portate fino a qui. L’arrangiamento di questo brano unisce vari mondi: il reggaeton, il mondo arabo e chiaramente la scrittura italiana”.
Commovente anche l’incontro con Lucio Dalla in 'Felicità', che unisce simbolicamente due pilastri della musica italiana. "Interpretare Felicità con la voce unica di Lucio Dalla è stato un modo speciale per dialogare con la sua straordinaria arte e far rivivere le emozioni di questo classico senza tempo - racconta la cantante -. Ero molto legata a Lucio che è stato anche il primo artista italiano famoso a farmi i complimenti quando facevo pianobar a Bologna e non avevo ancora compiuto 10 anni. Non dimenticherò mai le sue parole di allora che conservo nei miei momenti di felicità". La focus track del progetto è '16 Marzo' con Achille Lauro, nuovo singolo in rotazione radiofonica dal 6 febbraio. Una collaborazione nata da una stima reciproca, come racconta la stessa Pausini: “Lauro mi ha colpita dal suo primo Sanremo. Abbiamo lavorato insieme a un arrangiamento che rappresentasse entrambi". Parole condivise anche dall’artista romano: “Laura è un’artista iconica ed è l’unica che si è costruita un ecosistema e una carriera globale da più di 30 anni. È un onore condividere con lei questo percorso”. Il brano è accompagnato da un videoclip diretto da Gabriele Savino (xPuro), disponibile dal pomeriggio del 6 febbraio insieme alla release dell’album.
Tra i brani interpretati da Pausini nel nuovo disco figurano anche l’omaggio a Madonna con ‘La isla bonita’, e le cover di ‘Ritorno ad amare’ di Biagio Antonacci, ‘Quanno chiove’ di Pino Daniele, ‘Dettagli’ di Ornella Vanoni, ‘Immensamente’ di Umberto Tozzi, ‘Hai scelto me’ di Zucchero ed ‘E poi’ di Giorgia. Nel disco figurano anche ‘Já sei namorar’ di Tribalistas e ‘Un senso’ di Vasco Rossi. “Per me è il più grande artista che abbiamo in Italia - racconta Pausini - il primo disco che ho comprato nella mia vita è stato ‘Gli spari sopra’, il primo autografo che ho chiesto è stato quello il suo, che conservo, scritto nella cartolina del ristorante dove facevo pianobar (ora esposto nel Laura Pausini Official Museum, ndr) e mi sento onorata di essere sua amica oltre che sua grandissima fan. Mi sono consultata con lui per la scelta della canzone da interpretare per Io canto 2, avendolo già omaggiato con Anima fragile in Io canto del 2006. Ho fatto più di 10 provini di sue canzoni, ho scelto quella con il testo a cui mi sento più legata, e che ha davvero un senso con la mia vita”.
Tra i brani di ‘Io canto 2’ ci sono anche ‘Non sono una signora’ di Loredana Bertè, ‘Ci vorrebbe il mare’ di Marco Masini e poi solo nella versione deluxe del disco ‘Wenn du an Wunder Glaubst’ di Mina ‘Fratello sole sorella luna’ di Claudio Baglioni ispirata al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, che Pausini ha regalato a Papa Leone XIV, ‘O céu dentro de um quarto’, adattamento in portoghese de ‘Il cielo in una stanza’ di Gino Paoli, ‘Il cielo in una stanza’ nella versione di Mina e sempre della Tigre di Cremona ‘This World We Love In’. Il 2026 si apre così come un anno simbolico per Laura Pausini, non solo sul piano discografico. Il 6 febbraio sarà protagonista della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 a San Siro, un evento che la vede ancora una volta ambasciatrice della musica italiana nel mondo. Nello stesso periodo tornerà anche sul palco del Teatro Ariston, affiancando Carlo Conti nella conduzione della 76esima edizione del Festival di Sanremo. Un impegno istituzionale e culturale che conferma il suo ruolo centrale nello spettacolo italiano.
Dopo 'Anime Parallele', pubblicato tre anni fa, 'Io canto 2' rappresenta una nuova tappa nella sua evoluzione. A marzo 2026 arriverà anche la versione spagnola, 'Yo canto 2', dedicata ai grandi autori latinoamericani, a testimonianza di un legame profondo con il pubblico ispanoamericano che da anni la incorona come icona. Parallelamente prenderà il via l’'Io canto / Yo canto World tour 2026/2027', undicesima tournée mondiale della sua carriera: un progetto ambizioso, con due show differenti, due set list e due produzioni visive distinte. Il tour partirà dalla Spagna il 27 marzo prossimo, attraverserà l’America Latina, gli Stati Uniti, il Canada, per poi tornare in Europa e in Italia, fino ai grandi show negli stadi nel 2027. Con oltre 75 milioni di dischi venduti, più di 6 miliardi di streaming, Grammy Awards, Latin Grammy, Golden Globe e una carriera senza precedenti per un’artista italiana, Laura Pausini continua così a reinventarsi rimanendo fedele al suo stile. (di Federica Mochi)

La morte di Saif al Islam, figlio di Muammar Gheddafi, rappresenta "una decapitazione importante di quello che resta dell'ex regime" del colonnello, quindici anni dopo l'inizio della rivolta contro il dittatore, la sua cattura e uccisione. E soprattutto è un nuovo, brutto colpo per la Russia, che aveva nel secondogenito del colonnello "un punto di riferimento": a lui Mosca - vicina all'ex regime - ha sempre guardato negli anni scorsi come a una figura alternativa in Libia, oltre a Khalifa Haftar, l'uomo forte dell'est. Cosi fonti a Tripoli commentano con l'Adnkronos l'ultimo colpo di scena nel Paese nordafricano, dove sulla morte di Saif al Islam si rincorrono più ipotesi, escludendo per il momento rischi di un'ulteriore destabilizzazione.
Per l'uccisione di colui che era considerato il 'delfino' si parla del coinvolgimento della Brigata 444 di Mahmoud Hamza, alleata del governo del premier Abdulhamid Dbeibah, che però ha smentito la presenza dei suoi uomini a Zintan, dove Saif è stato ucciso, fino a un ruolo di Saddam Haftar, uno dei figli del generale, vice comandante dell'Esercito nazionale libico, che considera gli ex gheddafiani una minaccia al suo 'clan'. Tanto che fu proprio lui nel 2021, quando Saif al Islam si presentò alle presidenziali (che non si tennero mai), a cercare di fare di tutto per ostacolare la sua candidatura.
Senza tralasciare, sottolineano le fonti, una competizione 'famigliare': il più giovane Saddam, che conterebbe sul sostegno di Stati Uniti e Turchia, ha scalzato ai vertici dell'Lna il fratello maggiore Khaled, sostenuto dalla Russia, che si è dovuto accontentare del ruolo di capo di Stato maggiore.
E poi al momento non sono neanche chiarissime le circostanze della sua uccisione: l'ufficio politico del secondogenito del colonnello ha parlato di un'irruzione di quattro uomini nell'abitazione di Saif, dopo aver disattivato le telecamere, che avrebbero poi aperto il fuoco. Ma non si esclude neanche che si sia trattato di un tentativo di rapimento finito male. Quanto contano ancora gli ex gheddafiani? "Negli anni gli uomini dell'ex regime hanno sempre avuto un peso e adesso, passati 15 anni dalla rivolta, con i giovani che non hanno vissuto sotto il colonnello, hanno ripreso a esercitare un certo appeal", spiegano le fonti, sottolineando una certa "nostalgia" per la stabilità della Libia di Muammar Gheddafi. E Saif "era una figura simbolica e in qualche modo unificante", chiosano.

La crisi umanitaria a Cuba "si aggraverà e rischia di precipitare se i rifornimenti di petrolio non saranno soddisfatti", ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha espresso, attraverso il suo portavoce, "estrema preoccupazione". Donald Trump ha minacciato di imporre dazi sui Paesi che vendono petrolio a Cuba, dopo aver bloccato i rifornimenti dal Venezuela e, come ha detto lunedì, anche del Messico che sarebbe disposto a fermare le esportazioni di greggio dirette all'Avana.
Un'ulteriore stretta comporterebbe infatti un impatto devastante sulle già fragili condizioni del Paese, sotto embargo Usa da oltre 60 anni. Dal petrolio dipende quasi completamente - nonostante la presenza di pannelli fotovoltaici - l'energia elettrica dell'Isola il cui uso è già da tempo contingentato. Non solo. I pochi e precari trasporti interni rischierebbero di fermarsi aggravando la crisi alimentare già presente in vaste aree dell'Isola per la mancata distribuzione interna di cibo e inciderebbe anche sulla distribuzione dei già insufficienti medicinali e generi di prima necessità di cui Cuba dispone.
Del resto Trump sembra puntare proprio al collasso dell'Isola. "Penso che cadrà da sola", ha affermato all'inizio dell'anno dopo il blitz per il rapimento di Maduro in Venezuela.

La Corte d'Assise di Como ha condannato all'ergastolo gli imputati Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella per l'omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, 18 anni, di cui si persero le tracce nel 1975 a Eupilio, in provincia di Como. Assolto dall'imputazione riqualificata Antonio Talia "perché non ha commesso il fatto"; la corte ha anche dichiarato il "non doversi procedere" nei confronti degli imputati Calabrò e Latella per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione "perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione".
Il collegio presieduto dal giudice di Como Carlo Cecchetti ha dichiarato gli imputati Calabrò e Latella "interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena" e ha fissato una provvisionale (in solido tra i due condannati) di 600mila euro per ciascuna delle parti civili, Marina e Vittorio Mazzotti, rappresentate dall'avvocato Fabio Repici La corte d'Assise di Como ha indicato il termine di 90 giorni per il deposito della motivazione.
Era il 1° luglio 1975 quando Cristina Mazzotti - che stava rientrando nella villa di famiglia dopo aver festeggiato il diploma insieme ad amici - venne prelevata da un gruppo di banditi. Il giorno successivo al padre, un industriale dei cereali, furono chiesti 5 miliardi di lire di riscatto. L'uomo riuscì a raccogliere un miliardo e 50 milioni e li lasciò ai rapitori in cambio della liberazione della figlia. Il primo settembre, però, la giovane venne trovata morta in una discarica. Per il sequestro e l'omicidio di Mazzotti, il primo dell'Anonima sequestri nel Nord Italia, nel 1977 vennero condannate 13 persone, di cui otto all'ergastolo. Tra questi non c'erano però gli esecutori materiali, dato che l’impronta di un palmo e due impronte digitali raccolte sull'auto della giovane dalla Scientifica risultarono inutili con le conoscenze scientifiche di allora.
Nel 2007 la Banca dati digitale della Polizia abbinò una di quelle impronte al reggino Latella, che aveva già alle spalle una lunghissima detenzione. Il gip ne respinse l'arresto per mancanza di esigenze cautelari, ma Latella ammise di aver sequestrato Cristina Mazzotti e disse di averlo fatto insieme a Giuseppe Calabrò e Antonio Talia, che invece negarono tutto. Nel 2012 il fascicolo fu archiviato, tre anni dopo, però, la Cassazione dichiarò imprescrittibile il reato di omicidio volontario e, grazie all'esposto presentato dall'avvocato della famiglia, la procura ha aperto una nuova inchiesta. Se per la pubblica accusa tutti gli imputati avrebbero partecipato al progetto di rapire la 18enne, oggi arriva la prima sentenza che assolve Talia e condanna all'ergastolo gli altri due.

Ergastolo per Ryan Routh, l'uomo condannato lo scorso anno per aver tentato di uccidere l'allora candidato alla presidenza Donald Trump nel suo golf club di West Palm Beach nel settembre del 2024. È stata quindi accolta la richiesta dei procuratori per i quali "i crimini di Routh meritano indubbiamente la condanna a vita, dal momento che nel corso di mesi ha intrapreso passi per uccidere un importante candidato presidenziale, dimostrando la volontà di uccidere chiunque si mettesse sulla sua strada e da allora non ha espresso né rammarico né rimorso per le sue vittime".
Nell'annunciare la sentenza, la giudice federale Aileen Cannon ha definito Routh "un uomo malvagio". Routh si è difeso da solo durante il processo, cercando di affermare che non vi era stato nessun crimine perché lui non aveva sparato un colpo, passando nella sua arringa dal 6 gennaio all'Ucraina ai padri fondatori. Dopo essere stato condannato lo scorso settembre, si è poi pugnalato al collo con una penna. Lo psichiatria che ha condotto una perizia prima del processo ha stabilito che non vi erano basi per dichiarare "l'incompetenza" dell'imputato, ma ha stabilito che Rout soffre di disturbi bipolari e disordine narcisistico di personalità.
L'avvocato di ufficio che è stato nominato per l'udienza della sentenza ha affermato che Routh "non ha commesso un atto di terrorismo", chiedendo una condanna a 20 anni e la garanzia che gli vengano fornite cure psichiatriche.
Cosa ha fatto Routh
Routh era stato fermato il 15 settembre dopo che un agente del Secret Service si era accorto che era appostato tra i cespugli del campo da golf, puntando un fucile contro Trump e un altro agente. Allora Trump era candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sarebbe stato eletto per la seconda volto solo il gennaio successivo.
Il caso dopo l'attentato a Butler
Il suo arresto è avvenuto esattamente due mesi dopo l'attacco di Butler, in Pennsylvania, dove un uomo ha aperto il fuoco durante un comizio di Trump, ferendo all'orecchio destro il candidato ed uccidendo uno spettatore. L'attentatore, Thomas Matthew Crooks, venne ucciso da uno dei cecchini dei servizi segreti americani.
Chi è Ryan Routh
Ryan Routh si era recato in Ucraina perché voleva combattere contro i russi, ma data la sua inesperienza con le armi e avendo già 56 anni l'esercito di Kiev non lo aveva accettato tra le sue file. Lo aveva raccontato lo stesso Ryan Routh in un'intervista video rilasciata a Newsweek Romania nel giugno del 2022. Come ''piano B'', racconta, si era impegnato in Ucraina a reclutare personale per lo sforzo bellico. ''Abbiamo bisogno di migliaia e migliaia e migliaia di persone qui a combattere con gli ucraini", aveva detto Routh sottolineando che il mondo si trovava in un "momento critico" della guerra, che aveva definito una lotta tra il bene e il male. "Questa è la cosa più importante che sta succedendo nel mondo oggi, quindi starsene seduti e lasciare che la vita continui normalmente, lamentandosi dei prezzi della benzina e lamentandosi della vita nel lusso e del paese in cui vivete è inaccettabile come esseri umani", aveva detto.
L'uomo inoltre fu condannato nel 2022 perché in possesso di una mitragliatrice. All'epoca era stato inseguito dalla polizia prima di barricarsi all'interno di un'attività commerciale a Greensboro, nella Carolina del Nord, secondo un resoconto pubblicato dal Greensboro News & Record.
Nel 2016 aveva votao proprio per Donald Trump. Ma poi, quattro anni dopo, si era detto ''deluso'' dal presidente americano. "Eri la mia scelta nel 2016, io e il mondo speravamo che il presidente Trump sarebbe stato diverso e migliore, ma siamo rimasti tutti molto delusi e sembra che tu stia peggiorando e regredendo'', aveva scritto sui social.

Alessandro Calista, il poliziotto accerchiato e aggredito durante il corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, racconta cosa è successo sabato scorso. "Ad un certo punto sono stato spinto e afferrato dalle braccia nonché preso a calci alle spalle venivo trascinato diversi metri più avanti la linea di squadra" mentre durante "alcune cariche di alleggerimento la squadra veniva circondata e bersagliata mediante lanci di pietre, bottiglie, artifici pirotecnici, tombini, martelli e altri oggetti": è quanto ricostruito dell’aggressione[1] nella querela presentata dal poliziotto[2]. Nel testo riprodotto nell’ordinanza del gip Calista racconta di essere stato aggredito "da numerosi soggetti che mi sfilavano il casco e lo scudo, per poi colpirmi ripetutamente alla testa e sul corpo. Ho tentato di divincolarmi ma venivo ripetutamente trattenuto. Solo grazie all'intervento del mio collega, sono riuscito a salvarmi. I miei aggressori - aggiunge ancora - si sono impossessati del mio scudo, della maschera antigas e del casco in dotazione personale, rendendo più vulnerabile la mia posizione. Sarei riuscito a fronteggiare 2/3 manifestanti, ma l'intero gruppo è stato impossibile fronteggiarlo".
In una nota, la legale del poliziotto, l’avvocato Rachele Selvaggia De Stefanis ha fatto sapere che "in queste ore, stiamo assistendo ad una vera e propria campagna diffamatoria via social nei confronti di questi giovani poliziotti. Stanno subendo tantissimi attacchi personali in cui, addirittura, si mette in dubbio l’accadimento dei fatti occorso al mio assistito e l’effettività delle lesioni che hanno riportato". "Tutto questo è moto grave, valuteremo con il mio assistito come tutelarci e non escludo che, per alcune circostanze, possa essere valutato il deposito di denunce querele", aggiunge il legale.

"Io sleale? E’ stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione. Non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche sui princìpi di famiglia, e sulla legge Fornero. Salvini è quello che per anni ha detto che andava demolita invece poi china il capo, si mette in posizione prona in una coalizione che invece la promuove e la conferma".
L’ex generale Roberto Vannacci lo dice a Repubblica, il giorno dopo lo strappo con la Lega, dopo che verso di lui il leader Salvini ha usato parole dure, dandogli del traditore. "E’ Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo", replica oggi Vannacci.

I piani per colloqui tra Usa e Iran vanno verso il fallimento. Lo rivela Axios citando due funzionari statunitensi, secondo cui Washington avrebbe respinto la richiesta di Teheran di spostare la sede degli incontri previsti per venerdì da Istanbul all'Oman e di tenere i colloqui in formato bilaterale. "Gli abbiamo detto che si fa così o niente - ha detto il funzionario - e loro hanno detto 'ok niente'".
Per il funzionario gli Stati Uniti sono ancora disposti a riprendere i colloqui nel formato originale, che prevedeva la partecipazione di partner regionali come osservatori: "Vogliamo trovare un accordo molto velocemente o qualcuno inizierà a esplorare anche altre opzioni".
Rubio: "Non sono sicuro si possa raggiungere accordo"
"Noi preferiremmo incontrarci e parlare, non sono sicuro che si possa raggiungere un accordo con questi signori, ma cercheremo di scoprirlo", dice il segretario di Stato americano, Marco Rubio. "Questo è un presidente che preferisce sempre una soluzione pacifica", aggiunge Rubio, riferendosi a Donald Trump, nel corso di una conferenza stampa durante la riunione ministeriale sui minerali critici a Washington.
Rubio evidenzia che "se gli iraniani vogliono incontrarci, noi siamo pronti", precisando poi che i colloqui dovranno riguardare anche il programma missilistico di Teheran.
Gli inviati speciali di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, si recheranno domani in Qatar per discutere di Iran con il premier, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani. Al termine del viaggio i due inviati hanno attualmente in programma di far ritorno a Miami senza incontrare gli iraniani.
Teheran: "Non c'è ottimismo su colloqui con Usa"
Filtra pessimismo anche da Teheran. L'Iran parteciperà alle attese consultazioni con gli Stati Uniti, "ma senza nutrire ottimismo sui risultati, a causa del comportamento contraddittorio di Washington", rivela una fonte governativa di Teheran, citata dal quotidiano qatarino Al-Araby Al-Jadeed.
Secondo la fonte, è stato "concordato di tenere i colloqui nel sultanato dell'Oman dopodomani, venerdì", ma "l'esito delle discussioni dipenderà dalla volontà degli Stati Uniti di allontanarsi dall'attuale approccio", giudicato "incoerente ed influenzato da pressioni esercitate da Israele sull'inviato Steve Witkoff durante la sua ultima visita" nella regione.
"Le consultazioni -prosegue la fonte- riguardano principalmente il dossier nucleare", e Teheran ha chiarito a Washington che "qualsiasi tentativo" di introdurre "temi non sul dossier nucleari dimostrerebbe la mancanza di serietà della controparte". La fonte sostiene infine che "i cambiamenti nella posizione americana hanno già avuto un impatto negativo sul formato previsto, escludendo, probabilmente, la partecipazione di altre parti regionali".



