(Adnkronos) - E' stato annullato il processo sulla morte di Diego Armando Maradona, dopo che una dei tre giudici che doveva valutare il caso è stata sorpresa mentre, all'interno dell'aula, faceva delle riprese vietate per girare un documentario di cui era protagonista. "Il procedimento sarà dichiarato nullo e non avvenuto", ha dichiarato Maximiliano Savarino, uno dei tre giudici. Savarino ha poi aggiunto che "sono stati causati danni alle parti e ai giudici del tribunale". A riportarlo è il giornale argentino Clarìn.
Maradona aveva 60 anni quando è morto il 25 novembre 2020, in condizioni precarie in una casa in affitto nel quartiere privato di San Andrés, a Benavídez, nel distretto di Tigre, 22 giorni dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale presso la Clinica Olivos di Vicente López.
I procuratori dell'accusa Ferrari, Cosme Iribarren e Laura Capra hanno stabilito che l'équipe medica, composta da sette persone, è stata "carente", "sconsiderata" e "indifferente" nel suo operato, poiché "non ha fatto nulla" per impedire la sua morte.
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(Adnkronos) - "Stiamo stringenti accordi sul territorio, con Its siciliani e campani per fare crescere sempre di più una presenza reale sul mercato del lavoro. Da parte nostra ce la stiamo mettendo tutta e stiamo riscontrando anche un'azione concreta da parte del governo al riguardo". Lo ha detto Marcello Di Caterina, vicepresidente e direttore generale Associazione logistica dell' intermodalità sostenibile (Alis), intervenendo al Festival del lavoro in corso a Genova presso i Magazzini del Cotone.
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(Adnkronos) - "E' dello scorso autunno la firma dell'intesa con il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro per promuovere nella nostra catena di fornitura della certificazione Asse.co che va ad attestare regolarità contributiva ed economica nei rapporti di lavoro subordinato nelle imprese nostre partner strategiche della filiera. Siamo partiti con 40 aziende e stiamo continuando ad ampliare questo percorso". Lo ha detto Elisa Olivier, responsabile talent acquisition, learning, development and talent management Fincantieri, intervenendo alla sedicesima edizione del Festival del lavoro in corso a Genova.
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(Adnkronos) - Il governo italiano ha dato la sua disponibilità a trasferire in Italia Adam, l'unico dei dieci figli di una dottoressa di Gaza sopravvissuto a un raid israeliano contro la sua casa a Khan Younis una settimana fa. Lo fa sapere la Farnesina in una nota, secondo cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani sta seguendo il caso della famiglia della dottoressa Alaa al-Najjar, colpita nei giorni scorsi da un attacco militare israeliano che ha ucciso 9 dei suoi 10 figli e ferito gravemente il marito.
Il decimo figlio, Adam, è sopravvissuto ma è ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Nasser di Khan Younis, uno dei pochi ospedali ancora funzionanti a Gaza. Il governo italiano ha dato la sua disponibilità a trasferire in Italia il ragazzo gravemente ferito. Su indicazione del ministro Tajani, la Farnesina sta verificando la fattibilità dell’operazione. L’Italia è pronta a collaborare con tutte le istituzioni potenzialmente coinvolte, considerando e rispettando le volontà della dottoressa e dei suoi familiari, riferisce la Farnesina in una nota.
Disponibilità ad accogliere e curare in Italia il piccolo Adam arriva dall'Associazione ospedali pediatrici italiani. L’AOPI comunica la propria piena disponibilità ad accogliere e prendersi cura, fin da subito, del piccolo Adam, che ha riportato ustioni gravissime e ferite su tutto il corpo, garantendogli le migliori cure mediche e il supporto necessario in un ambiente sicuro. “Nessun bambino deve essere privato del diritto alle cure, la loro salute è una priorità assoluta. Siamo pronti ad accogliere Adam e rilanciamo la nostra disponibilità ad accogliere quanti più bambini possibile all’interno delle nostre strutture associate, i nostri ospedali sono pronti a fare la loro parte”, dichiara Rodolfo Conenna, presidente di AOPI.
(Adnkronos) - La super modella Bianca Balti denuncia in una storia pubblicata su Instagram di non trovare i farmaci contro il cancro. "Sono una paziente oncologica - dice -. Il farmaco che sto aspettando non è facoltativo, è salvavita. Ho una carriera, una vita e delle responsabilità. Devo viaggiare per lavoro. Ma non posso farlo in sicurezza senza le pillole che state trattenendo".
"Di solito non lo faccio, ma ho esaurito la pazienza e il tempo", spiega Balti rivolgendosi all'assicurazione americana e alla catena di farmacie e servizi farmaceutici: "Ho bisogno che vi diate una mossa", esorta la modella, una vita la sua fra Usa e Italia e in giro per il mondo per lavoro. "Ho passato ore al telefono - continua - tra l'uno e l'altro. Nessuno si assume la responsabilità. Nessuno risolve. State deludendo i pazienti quando hanno più bisogno di voi. Ed è inaccettabile".
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(Adnkronos) - "In Italia abbiamo un 'gap terapeutico' nell’osteoporosi: dei 2,8 milioni di donne che avrebbero diritto al farmaco, 2 non vengono trattate. Il ruolo del medico di medicina generale è centrale nella prevenzione, l’individuazione e il trattamento dell’osteoporosi. È basilare che questo si impegni nella prevenzione primaria, valutando stile di vita, alimentazione e fattori di rischio dei pazienti, così come l'eventuale necessità di integrazione di calcio e vitamina D". Così Ferdinando Silveri, vicepresidente di Fedios, Federazione italiana osteoporosi e malattie dello scheletro, oggi a Milano, al lancio della campagna di informazione 'Non romperle! Non perdere tempo e proteggi le tue ossa', nata con l’intento di informare e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute delle ossa e promossa da Italfarmaco con il patrocinio di Fedios.
"Particolarmente importante è riuscire a individuare tutte quelle persone che hanno sofferto fratture da fragilità - aggiunge Silveri - È ovvio e intuitivo che il medico di medicina generale ha questa casistica tra i suoi assistiti tutti i giorni e dunque non è difficile prescrivere un farmaco a chi, ad esempio, ha avuto una frattura di femore. Non serve che il paziente faccia una radiografia, basta qualche esame del sangue e la diagnosi viene da sé. Purtroppo questo viene fatto solo nel 15% dei casi".
Trattare l’osteoporosi "significa prevenire le fratture per fragilità, che sono devastanti. Nella frattura di femore il 30% dei pazienti perde l'autonomia- rimarca - e ciò significa disabilità, un dramma per il soggetto che la vive. È stato evidenziato che l’impatto del timore di avere una frattura è devastante per il soggetto, quanto lo è il timore di un infarto o di un tumore. Come associazione pazienti promuoviamo continuamente campagne di educazione sanitaria per la popolazione. Le facciamo dal 2006 - conclude Silveri - Si cerca di dare alle persone quelle poche informazioni utili per prevenire l’osteoporosi, perché si tratta di una malattia che si può prevenire con una corretta informazione e senza creare allarmismi".
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(Adnkronos) - "La situazione italiana dell'osteoporosi, aggiornata al 2021, è di circa 4 milioni di pazienti, di cui l’80% donne". Questo però "non significa che non debbano fare attenzione anche gli uomini. Si tratta di una patologia importante, che ha un impatto clinico ma anche in termini di costi, con un peso stimato intorno ai 10 miliardi l'anno. Se non facciamo qualcosa, con l'invecchiamento della popolazione la situazione tenderà a peggiorare. Quindi è assolutamente necessario un atteggiamento preventivo". A dirlo è Maurizio Rossini, professore di Reumatologia all’università di Verona e direttore dell’unità operativa complessa di Reumatologia dell’azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, intervenendo, oggi a Milano, alla presentazione della campagna di informazione 'Non romperle! Non perdere tempo e proteggi le tue ossa', nata con l’intento di informare e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute delle ossa e promossa da Italfarmaco con il patrocinio di Fedios, Federazione italiana osteoporosi e malattie dello scheletro.
In tema di prevenzione, si deve innanzitutto guardare a quella non farmacologica. "Se ci sono dei fattori di rischio da correggere, come fumo, abuso di alcol ed errori alimentari, vanno corretti - sottolinea Rossini - Poi, in caso di carenze, bisogna pensare alla supplementazione, in particolare di calcio e vitamina D, 2 elementi che sono fondamentali per la salute delle ossa dopodiché, se ci sono forme avanzate di osteoporosi, si ricorre a farmaci".
Nella pratica clinica "osserviamo che spesso c’è un deficit di introito alimentare di calcio e, quindi, dobbiamo ricorrere a una supplementazione - aggiunge l’esperto - Di fronte a una carenza di vitamina D - molto diffusa in Italia - dobbiamo pensare a una supplementazione adeguata, preferibilmente giornaliera. Se trattando le carenze e intervenendo sugli stili di vita, come alimentazione e attività fisica, non si ha un risultato sufficiente, bisogna aggiungere un trattamento farmacologico che, nel caso dell'osteoporosi, è rappresentato da 2 classi di farmaci: quelli che rallentano l’attività delle cellule che riassorbono l’osso e quelli che stimolano le cellule che formano osso, gli osteoblasti. Oggi - chiarisce - abbiamo delle ottime opportunità terapeutiche. L’Istituto superiore di sanità e l’Aifa riconoscono che nelle forme più severe di osteoporosi, ossia in pazienti ad alto rischio di frattura, l’approccio terapeutico più indicato è il cosiddetto trattamento anabolico".
"Spesso vedo pazienti con convinzioni errate, derivanti da una cattiva comunicazione o da fake news, legate ad un presunto effetto negativo sul rischio cardiovascolare della supplementazione di calcio - evidenzia Rossini - In realtà la supplementazione va solo a correggere una carenza, ristabilendo quindi livelli fisiologici di calcio. In questo caso non c’è assolutamente nessun documentato aumento del rischio. Lo stesso vale anche in caso di supplementazione con calcio e vitamina D, il timore della calcolosi renale, a parte alcune patologie particolari, è assolutamente remoto perché, appunto, andiamo a correggere un deficit, senza ovviamente esagerare. Se ci limitiamo alla correzione del deficit - conclude - non corriamo nessun rischio".
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(Adnkronos) - La nutrizione e i fattori ambientali sono decisivi per il benessere generale della persona. Per questo la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, in occasione del World Digestive Health Day 2025, ha promosso l’iniziativa dal titolo 'L'armonia invisibile: il microbiota tra ambiente e salute' presso l’Istituto Luigi Sturzo, nel centro di Roma. Un appuntamento ormai consolidato per offrire una riflessione multidisciplinare e aggiornata sull’impatto del microbiota intestinale nella prevenzione e gestione delle malattie croniche. Il microbiota viene così interpretato non solo come oggetto di studio clinico, ma anche come paradigma per ripensare il rapporto tra salute dell’uomo e salute dell’ambiente, in linea con un approccio 'One Health'.
In occasione dell’evento, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta da Policlinico Campus Bio-Medico e Università Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e il National Biodiversity Future Center (Nbfc), recentemente illustrata anche alla Digestive Disease Week (Ddw) di San Diego. Lo studio ha coinvolto 130 partecipanti – tra pazienti con Malattia Infiammatoria Intestinale (Ibd), Sindrome dell’Intestino Irritabile (Ibs) e soggetti sani – e ha indagato le correlazioni tra microbiota intestinale, dieta, attività fisica, ambiente e profili molecolari (microRNA). I risultati confermano che la salute intestinale è fortemente influenzata da fattori ambientali e comportamentali, aprendo nuove prospettive per la medicina personalizzata in ambito gastroenterologico.
“La crescente attenzione internazionale verso lo studio del microbiota ha prodotto, negli ultimi anni, un vero e proprio cambio di paradigma”, ha affermato il promotore dell’evento, Michele Guarino, responsabile dell’Unità operativa semplice disturbi funzionali Intestinali e Microbiota del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Ad avviso di Guarino, “non si tratta più soltanto di un ambito specialistico o di frontiera, ma di un terreno sempre più centrale per comprendere e prendersi cura della salute umana nella sua interezza”.
"A rendere evidente questa trasformazione è la consapevolezza, oggi ben documentata dalla ricerca scientifica, che la composizione e la funzione del microbiota intestinale non dipendono solo dall’alimentazione o dall’uso di farmaci”, ha aggiunto Michele Cicala, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia del Policlinico, che poi ha continuato: "Esercitano anche una rilevante influenza, infatti, fattori ambientali e comportamentali come la qualità del sonno, lo stress psico-fisico, il rumore, il ritmo della vita, la qualità delle relazioni e persino gli stimoli sonori e musicali”.
I risultati "hanno mostrato che una dieta povera di fibre è associata a una riduzione della diversità del microbiota intestinale, una condizione che può compromettere l’equilibrio della flora batterica e aumentare la vulnerabilità dell’intestino. I pazienti con Malattia Infiammatoria Intestinale presentavano una diversità microbica marcatamente ridotta, mentre quelli con Sindrome dell’Intestino Irritabile avevano valori intermedi. Anche il livello di attività fisica risultava più basso nei pazienti rispetto ai soggetti sani, con un effetto potenzialmente sfavorevole sulla salute intestinale. In generale, è emersa una maggiore biodiversità intestinale nei soggetti residenti in ambienti rurali rispetto a quelli urbani, a conferma del ruolo dell’ambiente nella modulazione del microbiota. Un ulteriore elemento di rilievo è emerso dall’analisi della zonulina fecale, una proteina indicatrice della permeabilità della barriera intestinale: i soggetti che non seguivano un regime alimentare ispirato alla Dieta Mediterranea mostravano livelli più elevati, segnale di una compromissione della barriera mucosa intestinale".
"Particolarmente interessante - prosegue il lavoro - è stato anche lo studio dei microRna, piccole molecole di Rna non codificante che regolano l’espressione genica e svolgono un ruolo cruciale nei processi infiammatori e nella funzionalità delle cellule epiteliali intestinali. Alcuni di questi microRna, come miR-24 e miR-923, sono risultati alterati nei pazienti con Ibd, suggerendo il loro coinvolgimento nei meccanismi molecolari della malattia. Anche nei pazienti con IBS sono emerse variazioni, sebbene meno marcate".
"Questo convegno rappresenta un esempio concreto del nostro impegno per una sanità integrata, innovativa e centrata sulla persona”, ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale Paolo Sormani, che ha poi sottolineato come “il microbiota sia una delle frontiere più affascinanti della scienza biomedica: ricerche come quella presentata oggi ci aiutano a comprendere quanto la salute dell’intestino rappresenti effettivamente una chiave per leggere le condizioni dell’intero organismo, e quanto l’ambiente – nelle sue dimensioni ecologiche, sociali e culturali – sia un fattore determinante del benessere complessivo dell’individuo”.
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(Adnkronos) - In questi giorni di Roland Garros 2025, c'è un coro su tutti che si sta prendendo la scena. In ogni campo di Parigi, secondo Slam della stagione dopo gli Australian Open vinti da Jannik Sinner, i tanti tifosi e appassionati di tennis che stanno popolando, come ogni anno, le tribune si divertono a intonare un motivetto ben udibile anche dalla tv ed entrato nella testa persino degli stessi giocatori.
Tra un punto e l'altro qualcuno, sugli spalti, urla "Poporopoporopoooo" e tutti gli altri, puntalmente, rispondono con un "olèèè" prolungato. Il copione si ripete spesso nel corso di ogni partita del Roland Garros, anche a distanza di pochi punti, diventando una vera e propria colonna sonora del torneo. Dopo il suo match contro l'ungherese Fabian Marozsan, valido per il secondo turno e vinto in quattro set, Carlos Alcaraz, durante la tradizionale intervista post partita sulla terra rossa del Philippe-Chatrier, ha fatto una richiesta particolare al suo intervistatore: "Posso fare una cosa?", aveva domandato lo spagnolo, per poi allargare il sorriso e urlare nel microfono "Poporopoporopoooo", ricevendo il 'solito' "olèèè" e scatenando le risate del pubblico.
La frequenza con cui viene intonato il coro però, spesso anche da bambini, può risultare un po' fastidiosa non solo a chi sta seguendo il match dal vivo o in televisione, ma anche ad altri tennisti che non godono del senso dell'umorismo di Alcaraz. A lamentarsene apertamente è stato un altro spagnolo, Jaume Munar: "Non mi morderò la lingua. Trovo che sia una mancanza di rispetto non smettere di cantare e interrompere continuamente la concentrazione dei giocatori. Così non permettono che il gioco continui", ha detto dopo la sua sconfitta del secondo turno contro il francese Arthur Fils, "bisogna ricordare che noi siamo qui per fare il nostro lavoro. I tifosi sono lì per lo show, ma a volte il campo sembra un circo o un teatro. Succede troppo spesso. C'è un momento in cui non lasciano battere, non smettono di disturbare. Se faccio doppio fallo è colpa mia, ma bisogna lasciare che il gioco si svolga. Non ci lasciano fare il nostro lavoro"
È vero che il tennis, a differenza ad esempio del calcio o di quegli sport che possono contare su una vera e propria tifoseria, non offre una gran varietà di cori. Il motivetto aveva animato anche le tribune del Foro Italico negli ultimi Internazionali d'Italia, dall'iconico Pietrangeli fino al Centrale. Ogni tanto il pubblico variava con un "C'mon, let's go", mettendo in mezzo il nome del tennista di turno e ricevendo per risposta le mani battute a tempo dal resto dello stadio.
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(Adnkronos) - "Da anni il Festival del lavoro offre al Paese una riflessione rara sul futuro del lavoro e di questo va dato merito a Rosario de Luca e a tutti i consulenti del lavoro. Oggi ci troviamo di fronte a sfide di una complessità senza precedenti, viviamo un'epoca di cambiamenti sociali e politici rari e complessi, in un contesto geo politico come quello attuale. L'intelligenza artificiale sta modificando i processi produttivi e in questo momento le associazioni datoriali, gli organi professionali assumono un ruolo strategico, e di sicuro tutti siamo chiamati ad affrontare queste nuove sfide in un rinnovato spirito europeo". Lo ha detto il vicepresidente di Confapi, Francesco Napoli, intervenendo in un confronto al Festival del lavoro in corso a Genova.
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