Sciopero farmacisti, giovedì sit-in in Consiglio regionale

Nel Paese dove gli stipendi sono crollati più che in tutta Europa a causa dell'inflazione, c'è ancora chi nega il rinnovo di contratti e salari e nel frattempo continua a incassare soldi pubblici dal governo nazionale".
Così i segretari regionali Nella Milazzo (Filcams Cgil), Monica Porcedda (Fisascat Cisl) e Cristiano Ardau (Uiltucs Uil) sui 50 milioni di euro destinati a Federfarma nella bozza di manovra del governo.
Ed è proprio contro questa federazione di datori di lavoro, pervicaci nel non sedersi nemmeno al tavolo delle trattative, che Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale dei farmacisti collaboratori e di tutti i dipendenti a cui si applica il contratto collettivo delle farmacie private".
Il nodo è il tema salariale, quello che l'Ocse - sostengono i sindacati - segnala come punto debole in un'Italia dove le buste paga, nel 2025, sono più basse del 7,5 per cento rispetto al 2021, dato più basso tra tutti i Paesi dell'Eurozona. Non è un caso quindi, che lavoratori e sindacati vadano avanti da mesi con la mobilitazione per riacciuffare il potere d'acquisto perduto, lo stesso che Federfarma si ostina a negare. Intanto, fra pochi mesi, dal 1 gennaio 2026, le farmacie pubbliche e private saranno riconosciute come strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale. Gli effetti? Una mole di lavoro e responsabilità in più per i lavoratori e le lavoratrici che, secondo i datori di lavoro, dovrebbero svolgerlo senza significativi aumenti di stipendio, senza aggiornamenti normativi e riconoscimento delle professionalità.
Quindi, mentre i titolari di farmacie incrementano i loro redditi che già oggi, secondo i dati del Ministero dell'economia e delle finanze sono fra i più alti tra le categorie professionali con i redditi medi più elevati in Italia, i lavoratori e le lavoratrici dovrebbero accettare più carichi di lavoro senza adeguato salario.
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