- RIPRODUZIONE RISERVATAEmanuele Ragnedda non ha ucciso Cinzia Pinna per legittima difesa, ma volontariamente, per motivi abietti e futili e infliggendo sevizie e crudeltà alla sua vittima. Con queste conclusioni la sostituta procuratrice di Tempio Pausania, Noemi Mancini, ha chiuso le indagini preliminari del femminicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola in faccia, il 12 settembre 2025, da Ragnedda, nello stazzo di Conca Entosa, nelle campagne di Palau, in Gallura, nella tenuta dell'imprenditore vitivinicolo.
    L'uomo è accusato di omicidio volontario, occultamento di cadavere, porto abusivo di pistola, detenzioni e spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione dei fatti cui sono arrivati la Procura gallurese e i carabinieri del Reparto territoriale di Olbia, in base alle indagini e alle ammissioni dello stesso indagato, Ragnedda incontra Cinzia la notte fra l'11 e il 12 settembre 2025 a Palau, mentre la ragazza vaga barcollante per strada: è in condizioni psicofisiche alterate dall'assunzione di alcol.
    L'imprenditore le offre un passaggio con la sua auto. I due vanno nella casa dell'uomo, a Conca Entosa, dove entrambi consumano alcol e cocaina. Poi avviene il delitto. Cinzia è adagiata sul divano quanto viene colpita al volto da tre colpi di pistola, una Glock calibro 9, esplosi da distanza ravvicinata da Ragnedda. Dopo averla uccisa, lui porta via il cadavere e lo nasconde in piena campagna, sotto rovi e arbusti.
    Per 12 giorni familiari e amici della giovane, che hanno denunciato la scomparsa, la cercano ovunque. Il 24 settembre Ragnedda, messo alle strette dagli investigatori dell'Arma, confessa il delitto e accompagna gli inquirenti nel punto in cui ha occultato il cadavere. Dice di averla uccisa per legittima difesa, perché lei lo avrebbe minacciato e ferito al volto con un coltello.
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