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20.Nov

Ex Ilva, continua la protesta a Genova. Sciopero e occupazione a Taranto

Operaio ex Ilva - Fotogramma /Ipa

Hanno dormito in strada, la scorsa notte, gli operai ex Ilva di Cornigliano, a Genova che ieri hanno occupato la fabbrica e sono scesi in strada per protestare contro il mancato accordo con il governo sul futuro della fabbrica.

Questa mattina alle 7 si è tenuta un'assemblea, oggi potrebbero tornare il presidente della Regione Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis che già ieri hanno portato la propria vicinanza ai lavoratori.

Alle 8 circa quindi, sulla A10 Genova-Savona, nel tratto compreso tra Genova Pra' e l'allacciamento A10/A7 verso Genova, la manifestazione dei lavoratori dell'ex Ilva che sta interessando la viabilità ordinaria. Si registrano 8 km di coda.

Per lo stesso motivo, si registrano code in uscita alla stazione di Genova Aeroporto per chi proviene da Savona. In A7 code in uscita a Genova Sampierdarena e 4 km di coda nel tratto compreso tra l'allacciamento A7/A12 e Genova Sampierdarena in direzione Genova. Inoltre, registrano 2 km di coda in A12 Genova-Sestri Levante nel tratto compreso tra Genova est e l'allacciamento A12/A7 in direzione Genova. Per le lunghe percorrenze gli utenti in viaggio verso Milano o Livorno si consiglia di percorrere la A26 Genova-Gravellona Toce.

"La settimana scorsa avevamo sospeso le iniziative di mobilitazione, lo sciopero e le assemblee perché il governo ci aveva convocati ma ci aspettavamo risposte completamente diverse. Oggi dobbiamo mettere in campo iniziative di mobilitazione, a partire dall'occupazione all'interno dello stabilimento", annuncia intanto Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto, parlando con i lavoratori dello stabilimento.

L'iniziativa si rende necessaria, spiega, "per dimostrare al governo che il piano di chiusura che ci hanno presentato è inaccettabile. Ieri hanno provato a smorzare le responsabilità, adesso basta: anche i commissari sostengono il governo e cercano di prendere per il culo i lavoratori dicendo che non ci sono 6mila lavoratori in cig ma 4.550 in cassa integrazione e 1500 in formazione per 96mila ore. Abbiamo fatto due calcoli e non raggiungeremmo nemmeno otto giorni a testa".

"Prepariamoci - sottolinea - perché non sarà una passeggiata, non sarà una sola giornata di mobilitazione, questo è solo l'inizio. Facciamoci sentire del governo perché se non ritireranno il piano di chiusura noi continueremo".

E' cominciata quindi l'assemblea unitaria a cui sono stati chiamati a partecipare i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, convocata da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb, sindacati dei metalmeccanici dello stabilimento siderurgico, dopo la rottura della trattativa a seguito dell'incontro con il governo e della mobilitazione e dello sciopero annunciati in tutti i siti del gruppo dai sindacati confederali. Dopo aver iniziato all'interno i lavoratori si sono spostati in un piazzale esterno perché il numero era aumentato. Anche gli operai dell'indotto sono mobilitati in un'altra area della fabbrica.

Biagio Prisciano, segretario della Fim Cisl intervenendo con un megafono davanti alla folla di lavoratori, dopo gli altri rappresentanti sindacali, ha detto che "da questo momento, dalle 9, proclamiamo lo sciopero, per 24 ore, perché deve passare un messaggio: a Taranto non ci si accontenta della cassa integrazione, del metadone di Stato. Noi vogliamo un lavoro pulito, che rispetti salute e ambiente. Non vogliamo più ammalarci, né noi, né quelli che sono all'esterno". Subito dopo gli operai si stanno recando a piedi verso la direzione dell'azienda intenzionati a occuparla. Poi all'esterno comincerà l'assemblea vera e propria. Lì probabilmente verranno raggiunti dagli operai dell'indotto.

"E quando i segretari generali nazionali - ha aggiunto Prisciano - hanno chiesto al governo non solo la prospettiva dello stabilimento ma di riaprire da subito una disposizione, una interlocuzione sugli strumenti straordinari per tutti i lavoratori hanno fatto scena muta", ha aggiunto.

"E' preoccupante: per la prima volta nella storia dello stabilimento di Taranto fermano la cokerie e le batterie e quelle poche linee di laminazione. E quando gli chiediamo: dal 1° marzo che succede? Ai 6.000 cassintegrati che succede? Non ci rispondono. Non deve passare il messaggio - ha evidenziato - che a Taranto si sta bene, perchè prendiamo lo stipendio a fine mese, perchè ci riconoscono la cassa integrazione, assolutamente no".

"Noi - prosegue - dobbiamo far sentire la nostra voce, dobbiamo far sentire la dignità di ognuno di noi che ci stanno strappando. Ma la politica, che pensa alle elezioni regionali, dove sta? Si permettono solo di utilizzare lo stabilimento e i lavoratori per scopi elettorali. E noi di questo ci siamo stancati. E non permetteremo a nessuno che si faccia cassa e ci risparmino i soldi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie".

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