
Lundbeck annuncia i risultati positivi dello studio di fase IIb sull'anticorpo monoclonale bocunebart per la prevenzione dell'emicrania. La parte dello studio dose-finding di fase IIb 'Proceed' su bocunebart (Lu AG09222) che ha valutato la somministrazione endovenosa del farmaco ha raggiunto l'endpoint primario - comunica la società - dimostrando una riduzione dal basale del numero medio dei giorni mensili di emicrania tra la settimana 1 e la settimana 12 statisticamente significativa rispetto al placebo, in pazienti con precedenti fallimenti di terapie preventive. I dati evidenziano il potenziale di bocunebart nel trattamento dell'emicrania severa e saranno condotte analisi aggiuntive per definire in modo più preciso la relazione dose-risposta per i diversi dosaggi del farmaco valutati, si legge in una nota. Alla luce dei risultati positivi dello studio, Lundbeck avvierà un confronto con le autorità regolatorie per discutere i dati e le opzioni per il disegno di studi di fase III.
Lo studio Proceed - spiega l'azienda - è un trial adattativo volto a definire dosaggio e via di somministrazione (sottocutanea ed endovenosa) di bocunebart nella prevenzione dell'emicrania. La popolazione arruolata comprendeva pazienti con emicrania che avevano riportato da 1 a 4 fallimenti di precedenti terapie preventive negli ultimi 10 anni. Il trattamento è risultato in generale ben tollerato e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza durante lo studio Proceed. Queste evidenze si sommano ai risultati positivi dello studio di fase IIa Hope, che aveva valutato una singola somministrazione endovenosa di bocunebart, rafforzando il razionale clinico del programma di sviluppo del farmaco.
"Sono incoraggiata dai risultati positivi dello studio Proceed - ha affermato Jessica Ailani, ricercatrice e coordinatrice dello studio, specialista nell'ambito delle cefalee a Washington - L'efficacia osservata rappresenta un progresso rilevante nella prevenzione dell'emicrania e offre nuove prospettive ai pazienti che convivono con questa disabilitante patologia".
"Questo traguardo conferma il nostro impegno nello sviluppo di terapie innovative per la salute del cervello, che possano rispondere a importanti bisogni terapeutici ancora insoddisfatti - ha dichiarato Johan Luthman, Executive Vice President e responsabile Ricerca e Sviluppo di Lundbeck - I dati rafforzano la nostra ambizione di sviluppare la prima opzione terapeutica mirata al Pacap nella prevenzione dell'emicrania. Grazie al suo meccanismo d'azione innovativo, bocunebart potrebbe rappresentare un'evoluzione significativa nell'attuale paradigma terapeutico dell'emicrania, supportando ulteriormente la mission di Lundbeck nel migliorare la qualità di vita dei pazienti con forme gravi della malattia". I risultati saranno presentati in un prossimo congresso scientifico e successivamente sottomessi a una rivista peer-reviewed.
Lo studio Proceed - dettaglia la nota - ha valutato efficacia, sicurezza e tollerabilità di bocunebart somministrato 1 volta al mese per 3 mesi consecutivi rispetto al placebo. L'obiettivo dello studio era definire il dosaggio e la via di somministrazione, sottocutanea ed endovenosa, ottimali per il farmaco. Nella parte dello studio che ha valutato la via di somministrazione endovenosa, sono stati randomizzati complessivamente 431 pazienti, arruolati in 14 Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Georgia, Germania, Ungheria, Lituania, Giappone, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Stati Uniti). La popolazione target dello studio era costituita da pazienti con diagnosi di emicrania secondo la classificazione internazionale delle cefalee, terza edizione (ICHD-3), e che avevano presentato un fallimento terapeutico di 1-4 diversi farmaci preventivi per l'emicrania negli ultimi 10 anni.
L'emicrania è una patologia neurologica complessa e disabilitante, caratterizzata da episodi ricorrenti di cefalea pulsante di intensità moderata o grave, spesso accompagnati da sintomi quali nausea, vomito e ipersensibilità alla luce (fotofobia) e ai suoni (fonofobia). Non solo: è il disturbo neurologico più diffuso nelle persone sotto i 50 anni e comporta un impatto sanitario, sociale ed economico rilevante. Si stima che interessi circa 135 milioni di persone nei Paesi del G7 e in Cina. La ricorrenza degli attacchi, insieme alla costante preoccupazione per nuovi episodi, incide profondamente sulla qualità della vita, compromettendo la sfera familiare, sociale e lavorativa.

Domani e dopodomani Napoli ospiterà l'Accademia Sicob 2026, percorso annuale di alta formazione dedicato ai medici impegnati nel trattamento dell'obesità. L'evento si terrà all'Hotel Royal Continental e riunirà specialisti da tutta Italia per un confronto scientifico e istituzionale su una delle patologie croniche più diffuse e complesse del nostro tempo.
Sotto la direzione scientifica di Maurizio De Luca, l'Accademia Sicob - Società italiana di chirurgia dell'obesità e delle malattie metaboliche, affronterà temi centrali come l'inerzia diagnostica e l'inerzia terapeutica dell'obesità, ostacoli ancora frequenti nel percorso di cura, insieme alla necessità di contrastare lo stigma che continua a condizionare l'approccio clinico e sociale alla malattia. Al centro dei lavori, inoltre, la definizione di un modello assistenziale integrato e multimodale che preveda l'integrazione tra terapia farmacologica, chirurgia metabolica-bariatrica e cambiamento strutturato dello stile di vita. Particolare attenzione sarà dedicata alla legge approvata dal Parlamento primo ottobre 2025, che ha riconosciuto l'obesità come patologia cronica autonoma, segnando un passaggio storico nel sistema sanitario nazionale. "L'obesità è una malattia cronica, recidivante e complessa, che richiede competenze specifiche e un approccio integrato - afferma De Luca, direttore scientifico dell'Accademia e presidente Sicob - Superare l'inerzia diagnostica e terapeutica significa intervenire precocemente, con strumenti appropriati e senza pregiudizi. La legge del 2025 ha segnato un punto di svolta: oggi abbiamo il dovere di tradurre quel riconoscimento normativo in percorsi clinici concreti e accessibili su tutto il territorio nazionale".
Nel corso dell'Accademia saranno presentate inoltre le più recenti evidenze scientifiche sulle nuove terapie farmacologiche, con dati che confermano risultati significativi in termini di perdita di peso, riduzione delle patologie correlate e diminuzione del rischio cardiovascolare. L'Accademia Sicob si propone così non solo come momento di aggiornamento scientifico di alto livello, ma come occasione per promuovere un cambiamento culturale necessario: riconoscere pienamente l'obesità come patologia cronica e garantire ai pazienti cure appropriate, strutturate e prive di stigma.
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Come si sviluppano e si consolidano le evidenze scientifiche sui temi, sempre più complessi, della nutrizione umana? E quale ruolo compete alla comunità scientifica nel preservare il rigore del metodo e la qualità del dibattito? Sono alcune delle domande che hanno ispirato la prima edizione dei 'Dialoghi sull'alimentazione', iniziativa promossa dalla Fondazione Istituto Danone e dalla Società italiana di nutrizione umana (Sinu), che si è svolta ieri a Roma presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani. L'evento nasce per ricordare e celebrare, nel giorno della sua nascita, il 17 febbraio, Andrea Ghiselli, figura di riferimento della nutrizione italiana che ha contribuito in maniera determinante alla ricerca e alla diffusione delle tematiche legate alla sana alimentazione, coniugando rigore metodologico, responsabilità pubblica e attenzione alla dimensione culturale del cibo. Questo modello di scienza trova oggi continuità nell'iniziativa, che mira a valorizzare il sapere scientifico e il progresso della ricerca.
"Questa iniziativa non celebra solo la memoria di un grande ricercatore, ma incarna lo spirito concreto del suo lavoro: tradurre le evidenze scientifiche in strumenti concreti - ha affermato Lorenzo Morelli, presidente scientifico della Fondazione Istituto Danone - Abbiamo voluto istituire, in collaborazione con Sinu, un appuntamento che si affermi come autorevole luogo di confronto, capace di intrecciare dimensione scientifica, culturale e sociale. In un'epoca in cui la disinformazione si diffonde con rapidità, è essenziale tutelare la credibilità del metodo scientifico. Allo stesso tempo, è fondamentale sostenere le nuove generazioni di ricercatori, chiamate a raccogliere l'eredità di maestri come Andrea Ghiselli e a svilupparla in risposte innovative alle emergenti sfide di salute pubblica, alla luce di un Paese che invecchia sempre più. Investire nei giovani significa rafforzare il futuro della ricerca e avvicinare le persone a una cultura scientifica solida e consapevole".
Il premio - informano gli organizzatori in una nota - inaugura un appuntamento annuale concepito come un autentico cenacolo a più voci: uno spazio stabile di confronto tra accademia, istituzioni, società scientifiche, esperti di salute pubblica, studiosi delle scienze sociali e organismi internazionali. Ogni anno il format proporrà un focus diverso, affrontato con uno sguardo integrato che coniuga evidenze scientifiche e contesti culturali. L'edizione inaugurale ha avuto come tema le linee guida per una sana alimentazione, oggetto dell'impegno costante di Andrea Ghiselli, che le considerava come leve strategiche fondamentali per prevenzione, salute pubblica e longevità in salute. "Il complesso Larn - Linee guida e la reciproca collaborazione tra Sinu e Crea-alimenti e nutrizione hanno messo la propria esperienza al servizio dell'elaborazione di entrambi i documenti - ha spiegato Anna Tagliabue, presidente Sinu - I Larn, elaborati e aggiornati periodicamente dalla Sinu sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, forniscono i valori di riferimento dei nutrienti ed energia per la popolazione sana e formano la base per definire strumenti come linee guida e obiettivi nutrizionali che traducono tali riferimenti in alimenti e consigli per l'alimentazione quotidiana".
Le linee guida "sono state peraltro tenute presenti nella preparazione della quinta e ultima revisione dei Larn (2024) - ha precisato Tagliabue - che è stata molto ampliata rispetto alle precedenti edizioni coinvolgendo il lavoro di oltre 100 esperti divisi per gruppi di lavoro: Andrea Ghiselli ha fatto parte del comitato di coordinamento di questa edizione. L'impegno della Sinu va molto oltre la stesura dei Larn, perché si esplica anche nella corretta informazione e divulgazione scientifica attraverso convegni e collaborazioni con enti e Istituzioni e altre società scientifiche del settore". Nel corso dell'evento Laura Rossi, direttrice reparto Alimentazione nutrizione e salute dell'Istituto superiore di sanità, ha ricordato che "le linee guida sono un documento di salute pubblica e, per propria natura, non sono statiche, ma soggette a un processo continuo di revisione che riflette l'evoluzione della scienza dell'alimentazione e della società L'eredità più forte di Andrea Ghiselli non è solo nei documenti che ha contribuito a scrivere, ma nel metodo: una scienza solida, condivisa e capace di parlare alle persone. E questo è ciò che deve continuare a guidare l'evoluzione delle linee guida".
Gli esperti concordano sul fatto che "le linee guida abbiano un grande potenziale per diventare più efficaci, ma devono essere implementate al massimo delle loro potenzialità - ha puntualizzato Ana Islas Ramos, funzionario per la Nutrizione, divisione Alimentazione e Nutrizione Fao - Per incidere sull'alimentazione non possono limitarsi a informare i consumatori: devono anche orientare politiche, programmi e investimenti nel sistema alimentare e considerare, oltre alla salute, la sostenibilità sociale, economica e ambientale. La Fao è pronta a sostenere i Paesi in questo percorso grazie a una nuova metodologia per lo sviluppo di linee guida basate sui sistemi alimentari". Oggi "il rapporto con il cibo è al centro dell'attenzione individuale e collettiva per le sue implicazioni sulla salute del singolo e quella dell'ambiente - ha osservato Marino Niola, antropologo, divulgatore scientifico, università di Napoli Suor Orsola Benincasa - Il risultato è un rapporto delicato con l'alimentazione, con un effetto divisivo che può sconnettere la persona da sé stessa e la isola dagli altri. Ecco perché oggi siamo divisi in tante tribù alimentari. Ciascuna con le sue passioni e ossessioni, i suoi totem e i suoi tabù".
L'evento si è concluso con la consegna del Premio Andrea Ghiselli 2026 a Sofia Lotti, ricercatrice dell'università di Firenze, per la tesi 'Chronodiet', uno studio clinico randomizzato che dimostra come una dieta ipocalorica adattata al cronotipo individuale possa migliorare significativamente la composizione corporea e i parametri metabolici nei soggetti sovrappeso e obesi. Questa tesi - secondo gli esperti - è un buon esempio di ricerca nell'ambito della 'nutrizione di precisione' e ha il pregio aggiunto di raccordarsi con una ricerca pubblicata da Andrea Ghiselli nel 2019, dove già si segnalava l'importanza del fattore temporale nell'organizzazione dei pasti. Il premio si afferma così non solo come riconoscimento accademico, ma come piattaforma culturale permanente. In un'epoca di sovra-informazione e false credenze, in cui l'alimentazione è spesso soggetta a semplificazioni fuorvianti e fake news - concludono gli specialisti - l'iniziativa riporta la cultura scientifica al centro del dibattito, riconosciuta come investimento strategico per il benessere e il futuro del Paese.
Il 21 e 22 marzo si correrà di notte nella pista dello scalo... 
È una lettera accorata e dettagliata quella scritta da Catherine Birmingham e pubblicata oggi dal quotidiano 'Il Centro'. Dal novembre scorso i suoi tre figli sono collocati in una struttura protetta a Vasto (Ch): dopo l’allontanamento deciso dall’autorità giudiziaria, i bambini sono stati tolti alla madre e al padre, Nathan Trevallion, e inseriti in un contesto che – secondo quanto denunciato dalla donna – avrebbe provocato loro disagio psicologico ed emotivo.
Nel documento, indirizzato alle figure incaricate della tutela dei minori[1], la madre riferisce che i bambini hanno più volte espresso il proprio disagio, dicendo apertamente di essere “infelici” e di trovare il luogo in cui vivono “brutto”. Il figlio maschio, si legge, avrebbe parlato anche a nome delle sorelle, chiedendo di tornare a casa e spiegando che ai bambini “mancano il papà, gli animali, gli amici e la loro casa”. La lettera descrive un progressivo peggioramento delle condizioni dei minori dopo l’allontanamento forzato. La madre parla di incubi notturni e risvegli accompagnati da “urla orribili”, durante i quali i bambini chiedono che “la mamma li aiuti”.
Vengono inoltre segnalati comportamenti regressivi e segnali di forte stress: i bambini, scrive Catherine Birmingham, “masticano costantemente dita, capelli e vestiti”, arrivando a rompere anche i supporti in gomma pensati per la regolazione sensoriale. Tra gli elementi indicati come particolarmente penalizzanti, la donna segnala anche le limitazioni alla libertà di movimento. Nella lettera si afferma che ai bambini sarebbe stato vietato “persino andare in bicicletta intorno all’edificio” o svolgere attività all’aperto in aree in cui avrebbero potuto restare vicini alla madre. Restrizioni che, secondo la donna, avrebbero inciso ulteriormente sull’equilibrio emotivo dei minori, privati dei loro “bisogni emotivi e fisici”.
Secondo Catherine Birmingham, i figli sarebbero stati progressivamente isolati “da amici, familiari e genitori che amano” e privati di “ogni meccanismo di difesa” necessario ad affrontare una separazione così drastica. Le loro richieste d’aiuto, si legge nel testo, sarebbero state “ignorate, liquidate, non credute”, senza che venissero intraprese azioni concrete in loro favore. “Invece”, aggiunge, “sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe”. Nel documento si parla di “rabbia, ansia, suppliche di non lasciarli soli”, di fame e stanchezza, e di una condizione di malessere che sarebbe aumentata “ogni giorno, per quasi tre mesi”, fino a configurare – secondo la donna – un quadro di trauma, depressione e ansia costante.
La conclusione della lettera è un appello diretto e perentorio. Catherine Birmingham chiede che i bambini vengano “immediatamente restituiti alla madre e al padre”, con il rientro nella loro “precedente casa, sana, felice e amata”

Superbatteri di origine alimentare minacciano la salute degli europei. "La resistenza antimicrobica (Amr) nei batteri di origine alimentare più comuni", da Salmonella e Campylobacter all'Escherichia coli, "continua a rappresentare un problema di salute pubblica in tutta Europa", avverte un rapporto congiunto di Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ed Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Un report in chiaroscuro, perché "sebbene la resistenza agli antimicrobici di uso comune rimanga diffusa nei batteri di origine alimentare", le due agenzie Ue sottolineano che per questi microrganismi "diversi Paesi hanno segnalato progressi nella riduzione dei livelli di Amr nell'uomo e negli animali destinati alla produzione alimentare". Siccome però questi superbug resistenti "possono diffondersi dagli animali e dagli alimenti all'uomo, causando infezioni gravi" che potrebbero richiedere una terapia antibiotica a rischio flop, "un'azione continua nell'ambito di un approccio One Health rimane essenziale" e va potenziata, è l'appello di Ecdc ed Efsa.
Le agenzie rilevano che "un'elevata percentuale di Campylobacter e Salmonella, sia negli esseri umani che negli animali destinati alla produzione alimentare, continua a mostrare resistenza alla ciprofloxacina, un importante antimicrobico utilizzato per il trattamento di infezioni gravi nell'uomo. Mentre per la Salmonella negli animali destinati alla produzione alimentare la resistenza è rimasta costantemente elevata, per le infezioni umane da Salmonella è aumentata negli ultimi anni. Questa tendenza è preoccupante, perché la resistenza alla ciprofloxacina limita l'efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili", spiegano gli esperti. "Nel caso di Campylobacter - aggiungono - la resistenza è ormai così diffusa in Europa che la ciprofloxacina non è più raccomandata per il trattamento delle infezioni umane", e per salvarne l'efficacia nelle indicazioni ancora valide "sono state imposte restrizioni al suo utilizzo negli animali". Dal rapporto emerge inoltre che "in tutta Europa un'elevata percentuale di Salmonella e Campylobacter, sia negli esseri umani che negli animali destinati alla produzione alimentare, mostra resistenza anche ad antimicrobici di uso comune tra cui ampicillina, tetracicline e sulfonamidi".
Infine, "richiede molta attenzione il rilevamento di batteri E. coli produttori di carbapenemasi negli animali destinati alla produzione alimentare e nella carne in diversi Paesi", evidenziano Ecdc ed Efsa. "I carbapenemi - precisano - sono antimicrobici di ultima istanza per l'uomo e non sono autorizzati per l'uso negli animali destinati alla produzione alimentare. Il numero di rilevamenti segnalati è in aumento e le fonti necessitano di ulteriori indagini".
Ombre, dunque, ma anche luci. "Nonostante le preoccupazioni persistenti", osservano le agenzie europee, nel report "ci sono segnali incoraggianti. Sebbene un'elevata percentuale di Salmonella e Campylobacter presenti nell'uomo e negli animali destinati alla produzione alimentare rimanga resistente agli antimicrobici comunemente utilizzati, diversi Paesi hanno segnalato un calo della resistenza a specifici antimicrobici nel tempo, a dimostrazione del fatto che interventi mirati possono fare la differenza".
"Per quanto riguarda la Samonella - dettagliano gli esperti - la resistenza dei batteri di origine umana all'ampicillina e alle tetracicline è diminuita significativamente negli ultimi 10 anni, rispettivamente in 19 e 14 Paesi. Sono state identificate tendenze positive anche negli animali destinati alla produzione alimentare a livello Ue, con una riduzione della resistenza alle tetracicline nei polli da carne e all'ampicillina e alle tetracicline nei tacchini". Per quanto riguarda Campylobacter "la resistenza all'eritromicina, un trattamento di prima linea per le infezioni da Campylobacter nell'uomo, è diminuita in diversi Paesi nell'ultimo decennio, sia negli esseri umani che in alcuni animali destinati alla produzione alimentare". Inoltre, "la resistenza combinata a uno o più antimicrobici di importanza critica rimane generalmente bassa in Salmonella, Campylobacter ed E. coli". Questi miglioramenti "hanno subito un rallentamento in alcune aree, in particolare per l'E. coli, dove i livelli di resistenza ad alcuni composti nel pollame si sono stabilizzati anziché continuare a diminuire. Tuttavia, alcuni Paesi sono riusciti a ridurre la resistenza antimicrobica negli animali destinati alla produzione alimentare, contribuendo a un miglioramento complessivo a livello Ue".
"I modelli di resistenza - si puntualizza nel rapporto - variano notevolmente tra Paesi, batteri e antimicrobici, riflettendo le differenze nelle modalità di utilizzo" di questi farmaci, "nonché nelle pratiche agricole, nelle misure di salute animale e nelle strategie di prevenzione delle infezioni". Ma in generale, "questi risultati evidenziano l'importanza di un approccio One Health che riconosca gli stretti legami tra salute umana, salute animale e produzione alimentare. Sebbene siano stati compiuti progressi in alcuni ambiti, l'uso continuo e responsabile degli antimicrobici in tutti i settori, combinato con efficaci pratiche di prevenzione delle infezioni, salute animale e sicurezza alimentare, rimane essenziale per rallentare l'insorgenza e la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici e per proteggere la salute pubblica in tutta Europa". Ammoniscono Ecdc ed Efsa: "La resistenza antimicrobica colpisce tutti. Quando i batteri diventano resistenti agli antimicrobici, le infezioni sono più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche diventano limitate".

Sudoku, parole crociate e la carica di papà Ivan. Giulia Murada, 27 anni, si avvicina al suo esordio alle Olimpiadi così: “Sono davvero emozionata, fiera di essere qua a rappresentare lo sci alpinismo perché è uno sport che amo e che merita tanto - racconta al termine dell’allenamento mattutino ai piedi della Stelvio di Bormio -. Spero che piaccia alla gente, che in tanti possano appassionarsi”. Domani, giovedì 19 febbraio, l’azzurra si cimenterà nella sprint donne a Milano Cortina 2026. E per il suo sport sarà un debutto olimpico. Da affrontare con tranquillità, senza paura: “Aspetto questo momento da giorni, sarà fondamentale la concentrazione. Giocherò in casa, ci saranno tanti spettatori e non mancherà quindi la pressione. In queste situazioni cerco sempre di isolarmi”. Per dare il meglio: “Tra le batterie e le semifinali passeranno tre ore e dovrò allentare la tensione. Magari con le parole crociate o un po’ di sudoku”. Il modo perfetto per ricaricare le batterie.
Giulia Murada e lo sci alpinismo alle Olimpiadi
Il bello è che Giulia è una figlia d’arte. Suo padre Ivan, pioniere dello sci alpinismo in Italia, è stato campione del mondo a squadre nel 2002 con Graziano Boscacci. E proprio papà, che oggi è anche il suo allenatore, le ha trasmesso la grande passione per la fatica: “Ho iniziato grazie a lui, avevo 14 anni. Sciavo, ma non è che mi piacesse così tanto. Una volta ho provato ad andare in salita e mi sono innamorata della fatica. La discesa preferisco guadagnarmela”.
Nata ad Albosaggia, paesino di nemmeno tremila anime in provincia di Sondrio, domani a Bormio Giulia andrà a caccia di una medaglia olimpica storica, dopo tanti podi in Coppa del Mondo: “Vengo dalla patria dello sci alpinismo, la densità di praticanti è alta e ci tengo a far bella figura. Non mi nascondo, siamo alle Olimpiadi e nessuno è venuto qua per partecipare e basta. La mia stagione è stata molto positiva, voglio tenermi le porte aperte per sognare”. In una gara particolare, diversa dalle altre. Più breve e intensa, secondo il format previsto dalle Olimpiadi: “Alla fine è una giornata, può succedere di tutto. So che è difficile e non è scontato, le mie avversarie sono forti e arriveranno tutte al top della condizione. Ci credo, ci provo”.
Giulia Murada a Milano Cortina 2026
Giulia chiarisce anche che in una finale di un paio di minuti ci sarà poco da gestire: “Bisognerà partire forte, chiaro. Non ci sono da fare molti conti perché tutti daranno il massimo. Servirà fare però molta attenzione ai cambi, per una sciocchezza si può buttar via tutto. E non bisognerà sottovalutare la discesa”.
Su questo, papà Ivan ha lavorato con attenzione nelle ultime settimane: “Il suo ruolo di padre-coach? È così da sempre e lo trovo perfetto, c’è molta trasparenza tra noi. Tanto dialogo. Non abbiamo problemi a discutere e nemmeno a litigare quando necessario. So che ci tiene, mi fido al 100% dei suoi consigli”. Domani dovrà farlo di nuovo. Nel giorno dei giorni. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)

Sospiro di sollievo per la Juventus e per Gleison Bremer. Dopo l'infortunio accusato contro il Galatasaray, nell'andata dei playoff di Champions League persa rovinosamente dai bianconeri per 5-2, il difensore brasiliano si è sottoposto ad alcuni controlli al JMedical, che non hanno evidenziato alcuna lesione.
Lo stop, insomma, per Bremer potrebbe essere più breve del previsto dopo la paura di Istanbul[1]. Difficile che possa essere in campo nella prossima giornata di Serie A, in programma sabato prossimo all'Allianz Arena contro il Como, probabile che Spalletti, a meno di ricadute, possa schierarlo nel ritorno dei playoff contro i turchi, in cui alla Juventus serviranno tre gol di scarto per portare la sfida ai supplementari.
Bremer aveva accusato un problema fisico nel corso del primo tempo della sfida di Istanbul contro il Galatasaray. Il difensore brasiliano ha iniziato a sentire un dolore muscolare alla gamba a metà della prima frazione, pochi minuti prima del secondo gol di Koopmeiners, che al 32' aveva fissato il risultato sul momentaneo 2-1.
Il giocatore è stato accompagnato fuori dal campo e visitato dallo staff medico, con Gatti richiamato dalla panchina. Bremer però ha fatto sapere di voler stringere i denti ed è rientrato in campo, giocando ancora qualche minuto. Poco dopo però ha alzato bandiera bianca e Spalletti ha effettuato il cambio per evitare guai peggiori.
Disagi per i cittadini. Isolata anche la centrale del 118...
Dalla perizia emerge possibile posizionamento non adeguata delle
batterie...
Cerimonia al Comune, primo posto a Choco gioia con 185 punti...
Avviso della Protezione civile sino alla mezzanotte di venerdì...
Per Sicilia Calabria e Sardegna campagna promozionale alla Fiera di
Berlino...
Incontro in Regione tra i sindacati e la presidente Todde... 
Temporali che si concentrano in pochi chilometri e in pochi minuti, capaci di mettere sotto pressione corsi d’acqua, pendii e reti di drenaggio: secondo un nuovo data-set di rianalisi meteorologica, le piogge estreme che scaricano molta acqua in un’ora stanno diventando sempre più frequenti in alcune zone d’Italia. È quanto emerge da una ricerca dell’Università degli Studi di Milano finanziata con fondi europei e realizzata in collaborazione con Consiglio nazionale delle Ricerche, il Norwegian Meteorological Institute e Rse Spa.
Lo studio, pubblicato su Natural Hazards and Earth System Sciences, mostra che, in alcune zone della nostra penisola, gli eventi di pioggia oraria molto intensa sono quasi raddoppiati rispetto a 35 anni fa, in particolare in estate e autunno. In estate, l’incremento risulta particolarmente evidente nelle aree prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige dove, considerando aree di circa 50×50 km, il numero medio di eventi estremi è passato da circa dieci all’anno negli anni ’90 a oltre venti nel periodo più recente. Lo stesso criterio mostra un aumento significativo anche in autunno in alcune aree costiere della Liguria, del mare Ionio e della Sardegna, dove i 2-3 episodi estremi annui tipici del passato superano oggi frequentemente la decina.
I ricercatori - spiega l'ateneo in una nota - hanno condotto un’analisi approfondita del periodo 1986-2022 utilizzando dati atmosferici ad alta risoluzione, chiamati rianalisi. Tali dati vengono ottenuti integrando osservazioni dirette e campi prodotti con modelli numerici basati sulle più avanzate conoscenze dei processi fisici, che permettono di ricostruire le condizioni atmosferiche passate con dettaglio orario e risoluzione spaziale di pochi chilometri. In particolare, i dati di precipitazione oraria sono stati impiegati per estrarre singoli eventi di precipitazione. In ciascuna area sono stati selezionati gli eventi estremi, ovvero quelli che superano la media nel tempo dei valori massimi di precipitazione oraria registrati ogni anno in tale area.
Infine, sono state identificate le zone in cui l’occorrenza degli eventi di pioggia estrema risulta in aumento rispetto ai decenni passati. Questo aumento è del resto presente in varie parti del pianeta per effetto del riscaldamento globale. Esso contribuisce a rendere i mari più caldi, aumentando l’evaporazione, e consente all’atmosfera di trattenere una maggiore quantità di vapore e di avere a disposizione più energia. Nel loro insieme, questi fattori possono indurre maggiori precipitazioni in tempi ridotti.
“I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia e forniscono informazioni utili per le politiche di protezione civile, per la resilienza delle infrastrutture esistenti e la pianificazione di quelle future”, ha commentato Francesco Cavalleri, dottore di ricerca in Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e primo autore.
“Il lavoro prodotto ha anche evidenziato l’importanza di integrare dati osservativi tradizionali e nuove forme di dati meteo-climatici, come le rianalisi, sfruttandone le potenzialità e valutandone attentamente le possibili limitazioni. Un utilizzo più diffuso di questi strumenti è di grande importanza perché permette di migliorare notevolmente la valutazione dei rischi legati a frane, alluvioni e altri fenomeni idrogeologici estremi”, ha concluso Maurizio Maugeri, professore del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e coordinatore della ricerca per l’Università degli Studi di Milano.
Il voto nel parlamentino guidato da Camilla Soru (Pd)... 
“Questa decima edizione di MyPlant & Garden è un appuntamento molto importante: sono presenti, infatti, oltre 800 marchi in esposizione, che la rendono molto ricca a 360 gradi sul settore del florovivaismo, del paesaggio e del giardinaggio in generale”. Sono le parole di Valeria Randazzo, exhibition manager e amministratore delegato Myplant & Garden, in occasione della giornata di apertura della decima edizione di di ‘MyPlant & Garden’, il salone internazionale del verde, in svolgimento nei padiglioni di Rho Fiera Milano dal 18 al 20 febbraio 2026.
“Si è ampliata molto la sezione macchinari del padiglione 20, il cuore del florovivaismo presente nel padiglione 16 e padiglione 12, nonchè il mondo del giardinaggio, che si può trovare sempre nel padiglione 12, per poi completarsi con una sezione del paesaggio e il tripudio della decorazione floreale nel padiglione 8 - illustra Randazzo - È un appuntamento importante anche perché aspettiamo 210 delegazioni buyer in visita da cinque continenti” il che rende questa manifestazione “sempre più internazionale. La testimonianza dell'internazionalità, inoltre, è data dalla quantità di lingue che si possono sentire camminando per i corridoi dei padiglioni. È un inizio importante”.
“Abbiamo deciso di chiamare la decima edizione di MyPlant & Garden anche con il nome di Olimpiade del Verde perché siamo in concomitanza con le Olimpiadi di Milano - Cortina 2026, un appuntamento importante per la città. Inoltre, questa manifestazione è effettivamente un’olimpiade, in quanto tutti gli espositori hanno un appuntamento, che è una vera e propria gara: una gara anche a chi si presenta meglio o a chi fa lo stand più bello. La crescita della qualità estetica, quindi il design qualitativo, che ci rappresenta sempre molto in Italia, e della partecipazione degli espositori, infatti, è sempre più importante. Pertanto, questa edizione è a tutti gli effetti un’olimpiade e una testimonianza della forza del settore nella corsa al business e al successo”, conclude.



