
I più recenti progressi scientifici e le sfide emergenti nella salute della donna sono al centro del Congresso numero 100 della Federazione italiana di ginecologia e ostetricia - Sigo (Aogoi, Agui, Agite) che si apre il 14 dicembre al Teatro Petruzzelli di Bari. All’appuntamento storico sono attesi oltre tremila specialisti da tutta Italia e dall’estero per un confronto sul tema ‘Il tempo delle donne: aspetti scientifici, sociali e culturali’, che celebra un secolo di congressi e segna una vera svolta per la comunità ginecologica italiana, riaffermando il ruolo centrale della salute femminile nel Servizio sanitario nazionale.
A dare l’avvio delle 4 giornate - informa la società scientifica in una nota - saranno i saluti del ministro della Salute Orazio Schillaci, delle autorità istituzionali nazionali e regionali, del Rettore dell’Università di Bari, dei presidenti delle principali società scientifiche italiane ed internazionali e dei presidenti del congresso: Bianca Dimaio, Ettore Cicinelli e Mario Vicino. Il presidente Sigo, Vito Trojano, accoglierà la platea con una nota su ‘Cent’anni di congressi… e non sentirli! Il segreto? In ginecologia lavoriamo, ogni giorno, per incidere ad ogni livello che ci compete nel presente e nel costruire futuro’. Nel dettaglio, il Congresso propone oltre 40 sessioni parallele, corsi avanzati, tavole rotonde, talk show e più di 300 relazioni tenute dai massimi esperti nazionali e internazionali. Tra gli argomenti: Medicina fetale e chirurgia in utero; Intelligenza artificiale in ostetricia e ginecologia; Endometriosi, adenomiosi e dolore pelvico; Menopausa, contraccezione e transizione riproduttiva; Oncologia ginecologica; Medicina estetica e rigenerativa; Salute globale femminile.
Il riferimento al ‘tempo delle donne’ - spiegano gli organizzatori - non è solo quello biologico: "è un tempo sociale, culturale, economico. Un tempo che cambia insieme all’evoluzione della medicina, all’aumento dell’aspettativa di vita e ai mutamenti della società". A tale proposito Sigo ribadisce la necessità di: una informazione chiara e corretta; percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati; una solida integrazione multidisciplinare; un accesso equo alle cure; la centralità della prevenzione.

Una donna residente a Napoli è stata assolta dall'accusa di istigazione a delinquere per una frase, pubblicata nel 2021 sul canale Telegram 'Basta dittatura', in cui commentava le posizioni di Matteo Bassetti sulla campagna vaccinale scrivendo: "Bisogna farli fuori tutti, sono criminali di guerra".
Il gup Matteo Buffoni e, in secondo grado, la seconda sezione della Corte d'Appello di Genova, presieduta da Marco Panicucci, hanno ritenuto che il messaggio non fosse rivolto in modo specifico all'infettivologo del San Martino, configurandosi come un "delirio" dal tenore generico. La vicenda risale al periodo delle manifestazioni no vax, quando sul canale erano stati diffusi anche il numero di telefono di Bassetti e altri messaggi contro il medico. Le autorità giudiziarie hanno in passato condannato alcuni utenti per la pubblicazione del numero e per l'invito a tempestarlo di chiamate. Nel caso della donna, difesa dall'avvocato Giuseppe Vitiello, i giudici hanno invece escluso l'istigazione, rilevando l'assenza di un destinatario determinato.
Un caso analogo era già stato deciso in abbreviato con un'altra assoluzione a carico di un uomo denunciato da Bassetti per motivi simili.

"Determinare le cause delle prolungate interruzioni che hanno provocato il blocco delle attività economiche, lavorative, amministrative, sociali e sanitarie nel comprensorio della montagna occidentale parmense durante gli ultimi due fine settimana". Il capogruppo di Forza Italia Pietro Vignali lamenta numerosi danni derivanti dallo stop alla connessione telefonica (sia voce che dati) riscontrate nelle ultime settimane su tutto l'arco montano occidentale parmense, da Berceto a Tornolo.
Sottolineando "l'impedimento nello svolgimento delle numerosissime attività economiche, lavorative, amministrative, sociali e sanitarie che dipendono da tali connessioni", Vignali rimarca i disagi e i danni derivanti da tali interruzioni.
Rifacendosi poi agli accordi stretti dalla giunta regionale con gli operatori del settore telecomunicazioni fin dal 2010 per l'aggiornamento del quadro sulla penetrazione delle tecnologie di connessione e Tlc offerte sui territori e la realizzazione di uno specifico osservatorio sulla connettività in Regione, Pietro Vignali auspica specifici interventi "per evitare che si verifichino nuovamente tali interruzioni di connessione telefonica e telematica". In via più generale, infine, sollecita la Giunta regionale a supportare e sostenere gli utenti danneggiati nel "ricevere indennizzi per il disservizio subito".

Domani sabato 12 dicembre 2025 a Roma si terrà la Notte bianca della Carta d’identità elettronica (Cie), per agevolare il rilascio e il rinnovo del documento. Per l’occasione, i Municipi I, II, III, IV, VII, VIII, X, XIII, XIV e il Pit di via Luigi Petroselli 52 garantiranno un’apertura straordinaria serale dedicata esclusivamente ai servizi Cie, offrendo ai cittadini un’ulteriore opportunità di accesso al servizio.
Nel corso della serata, l’assessore alle Periferie e ai Servizi Delegati, Pino Battaglia, parteciperà all’iniziativa con un percorso che attraverserà diversi Municipi della città. Alla partenza del tour istituzionale, prevista alle 19 presso il Municipio VII in piazza di Cinecittà 11, sarà presente anche il sindaco Roberto Gualtieri. Il percorso si concluderà nel Municipio I al Pit di via Luigi Petroselli 52.
Iniziative come la Notte bianca della Cie, sottolinea il Campidoglio, rappresentano un’opportunità concreta per chi non può rivolgersi agli sportelli negli orari consueti. L’iniziativa si inserisce in un impegno portato avanti in continuità con gli open day del fine settimana che coinvolgono i municipi di Roma Capitale e che stanno consentendo a migliaia di cittadini di accedere al servizio in modo più semplice e veloce.
L’iniziativa assume un valore particolarmente rilevante anche in vista della scadenza del 3 agosto 2026, data entro la quale tutti i cittadini dovranno essere in possesso della Carta d’identità elettronica, poiché la versione cartacea non sarà più valida. Le aperture straordinarie rappresentano dunque un’occasione utile per mettersi in regola senza attese.

Generalmente "chi inizia una terapia domiciliare difficilmente torna indietro. Certo, alcune persone si sentono più sicure in ospedale, ma la maggior parte privilegia ciò che offre più libertà. L'autonomia non è un dettaglio: significa riacquistare controllo su di sé e sulla malattia". Se infatti "la diagnosi di sclerosi multipla crea una 'rottura biografica', la terapia a casa aiuta a ricostruire la quotidianità senza stravolgimenti". Così Eleonora Cocco, professoressa ordinaria di Neurologia all'università di Cagliari e responsabile del Centro sclerosi multipla dell'Asl del capoluogo sardo, in un articolo pubblicato nel sito livinglikeyou.com/it[1], spiega che per questi pazienti, spesso giovani, il non doversi recare in ospedale "consente di organizzare la giornata", gestire il proprio tempo, ed evita di "ricordarsi continuamente di essere malati".
La diagnosi di sclerosi multipla arriva spesso in giovane età, "fra i 20 e i 40 anni, una fase in cui ci si sta costruendo il futuro nello studio, nel lavoro e nelle scelte di vita". Avere terapie "solide, efficaci e somministrabili a casa - sottolinea l'esperta - rappresenta per queste persone un vantaggio importante: permette di gestire meglio i tempi e ritrovare quella normalità che la diagnosi spesso fa saltare". Oggi "viviamo un cambio di passo cruciale" nella gestione della malattia. "Disponiamo di terapie a media e ad alta efficacia con un profilo di tollerabilità migliore rispetto al passato. E' un'evoluzione che inaugura una nuova fase". Con i trattamenti somministrabili a casa, "la persona con Sm torna davvero al centro". Anche le evidenze scientifiche "mostrano chiaramente che le terapie domiciliari possono modificare la storia naturale della malattia - rimarca Cocco - prevenendo ricadute e disabilità a lungo termine e migliorando la qualità di vita". Per questo, "la terapia va vissuta come un investimento sul futuro". Non tutte le persone però sono candidabili alla somministrazione a casa. "Dipende dalla situazione clinica e da aspetti logistici - precisa la neurologa - Restano inoltre alcuni vincoli prescrittivi in attesa di rivalutazione da parte di Aifa", l'Agenzia italiana del farmaco, ma "già oggi disponiamo di diverse opzioni domiciliari".
Per intraprendere una terapia a casa, si legge nel sito, "serve motivazione e consapevolezza del significato della cura. Le terapie per la Sm hanno un valore preventivo e gli effetti non sono sempre immediati: è importante sapere che ciò che si fa oggi serve a stare meglio domani". Pesano poi aderenza e regolarità. "Chi preferisce un controllo più stretto può trovarsi meglio con la somministrazione in ospedale, dove l'appuntamento fisso aiuta a non saltare le dosi". Rimane comunque "una scelta condivisa: ogni decisione viene presa insieme alla persona, tenendo conto della clinica, dello stile di vita, della manualità e della destrezza". Un ulteriore elemento, osserva Cocco, è l'aspetto psicologico. "Rendersi autonomi significa gestire in prima persona la malattia. E' un passo verso l'empowerment, verso una maggiore autodeterminazione. Significa - conclude - vivere in modo più sereno e ricostruire la normalità che la diagnosi può aver incrinato". L'articolo completo è su https://www.livinglikeyou.com/it/vivere-con-sclerosi-multipla/indipendenza/sm-e-autonomia-intervista-alla-neurologa-cocco[2]

Ogni anno in Italia si registrano 300.000 infortuni sportivi e oltre 15.000 ricoveri. Le nuove frontiere della prevenzione sportiva sono state al centro del congresso 'Traumatologia dello Sport – Medici, Atleti e Riabilitatori a confronto' promosso dall'Università UniCamillus a Roma. L’evento ha rappresentato un’occasione unica per mettere a confronto medici, fisioterapisti e atleti di fama internazionale sulle più recenti novità in ambito di traumatologia sportiva. "Gli infortuni sportivi costituiscono un fenomeno diffuso e con impatti significativi su atleti di ogni livello. Studi epidemiologici - ricorda l'ateneo - evidenziano come quasi 4 atleti su 10 riportino almeno un infortunio in un anno, con distorsioni di caviglia e tensioni muscolari che colpiscono ginocchio e spalla. Questi incidenti hanno effetti diretti sulla salute, sulle performance e generano costi economici rilevanti, limitando la partecipazione sportiva se non affrontati con strategie di prevenzione e terapia basate su evidenze scientifiche".
"In Italia si registrano circa 300.000 infortuni sportivi l’anno, con 15.000 ricoveri, soprattutto nei settori giovanili – illustra Matteo Guzzini, docente di Malattie dell’Apparato Locomotore presso l’Università UniCamillus e Presidente del Congresso – Creare una cultura multidisciplinare con staff medico, fisioterapico e tecnico permette di prevenire e curare meglio i traumi, riducendo gli infortuni e favorendo un rapido ritorno in campo, sempre in sicurezza".
Sul palco tre testimonianze di grande forza mediatica: Martin Castrogiovanni, icona del rugby internazionale; Caterina Banti, oro olimpico nella vela (Tokyo e Parigi 2024); Gloria Peritore, campionessa mondiale di kickboxing ed europea di pugilato. "Gli obiettivi di questo evento sono aggiornare sullo stato dell’arte nel trattamento delle principali patologie della Traumatologia dello Sport, dalle lesioni muscolari al ginocchio, alla mano, al polso, fino a gomito, spalla e caviglia, mettendo a confronto esperti, fisioterapisti e atleti campioni per fornire un punto di vista a 360 gradi centrato sulla salute dell’atleta – continua Guzzini – Le procedure innovative spaziano dalla tecnica 'repair' per il legamento crociato anteriore alla medicina rigenerativa e alle metodiche microchirurgiche e mini-invasive".
Gli incidenti sono temuti da ogni atleta, agonista e non, perché potrebbero segnare la fine della carriera. Per questo la prevenzione diventa di fondamentale importanza: un atleta spinge il suo corpo verso nuovi limiti, per questo non può scongiurare gli infortuni, ma può gestirli. Questo significa un lavoro costante di calcolo del rischio.
"Nella mia carriera ho affrontato infortuni importanti, e mi hanno insegnato che la prevenzione non è un dettaglio, ma un vero e proprio metodo di lavoro: controlli periodici, forza specifica, gestione intelligente dei carichi e recupero serio – spiega Martin Castrogiovanni, ex pilone della Nazionale di Rugby – È questo approccio che riduce davvero il rischio, ti mantiene performante e ti permette di tornare in campo meglio di prima". Una prevenzione gestita, curata, calcolata: una prevenzione che è diventata la nuova vera frontiera della scienza dello sport. Secondo Martin Castrogiovanni, si è passati "dal curare al prevenire. Oggi gli atleti lavorano con dati, screening periodici e gestione dei carichi, curando recupero, nutrizione e sonno. La medicina sportiva è continua, personalizzata e integrata con la performance".
Per ribadire l’importanza della prevenzione, oltre che della cura, è necessario un costante dialogo tra atleti e professionisti medico-sanitari del settore. «Eventi come questo congresso permettono di condividere conoscenze scientifiche di alto livello e di favorire un dialogo interdisciplinare tra medici, fisioterapisti e atleti, con l'obiettivo di migliorare la diagnosi, il trattamento e il percorso di ritorno all’attività sportiva in piena sicurezza – conclude Gianni Profita, rettore UniCamillus – È attraverso il confronto delle migliori esperienze cliniche e scientifiche che possiamo fare un concreto passo avanti nella tutela della salute nello sport".

Riccardo Chailly tornerà domani, sabato 13 dicembre, a dirigere Lady Macbeth, dopo il malore di mercoledì scorso. A darne notizia è la stessa Scala di Milano Una promessa mantenuta, visto che ieri sui social aveva scritto che "sarebbe tornato molto presto[1]", dopo il ricovero al Centro cardiologico Monzino.
Il maestro Chailly è stato colto da un malore mercoledì sera, mentre dirigeva la seconda recita di 'Una lady Macbeth del distretto di Mcensk' al Teatro alla Scala. La rappresentazione era stata interrotta e il 72enne era stato portato con l'ambulanza per accertamenti al Monzino di Milano.

Soddisfazione da parte dell’industria italiana del Gnl rappresentata da Assogasliquidi-Federchimica per l’avvenuta pubblicazione oggi del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, datato 24 ottobre, che definisce criteri di riparto del Fondo da 590 milioni di euro per la strategia di mobilità pesante sostenibile. Il decreto era molto atteso dal comparto perché stabilisce l'entità delle risorse destinate al rinnovo del parco veicolare per il settore dell’autotrasporto merci nel quinquennio 2027-2031.
"Il raggiungimento di questo obiettivo è il risultato di un'intensa e proficua attività di sensibilizzazione e confronto tecnico portata avanti con determinazione anche dalla nostra associazione, in sinergia con le associazioni rappresentative Anfia e Anita" commenta Matteo Cimenti, Presidente di Assogasliquidi-Federchimica. "Esprimiamo vivo apprezzamento – sottolinea Cimenti – per l’operato del Ministro Salvini e delle competenti Direzioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il loro lavoro ha permesso di tradurre in realtà una visione strutturale del sostegno al settore dei trasporti".
"Il decreto – aggiunge Costantino Amadei, Presidente del Gruppo Gnl di Assogasliquidi - rappresenta un tassello decisivo nell’opera di rappresentanza del settore del Gnl, attività che abbiamo avviato oltre dieci anni fa. L’adozione di una programmazione pluriennale e strutturale dei fondi risponde pienamente alle istanze presentate dall’Associazione a più riprese al decisore pubblico. Il provvedimento – continua Amadei - contribuirà in modo determinante alla ripresa sostanziale delle immatricolazioni di mezzi pesanti alimentati a Gnl e bioGnl, carburanti immediatamente disponibili e tecnologicamente maturi, decisivi per la politica energetica nazionale e per il conseguimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione del trasporto pesante".
Proprio per garantire che la misura sia indirizzata al rinnovo del parco a favore dei carburanti alternativi, in vista dei futuri passaggi normativi, Assogasliquidi richiama l’attenzione sulla necessità di prevedere, nei prossimi decreti attuativi, specifiche premialità per le imprese di autotrasporto che scelgono virtuosamente di investire nel rinnovo della flotta con mezzi alimentati a Gnl e bioGnl.
"Siamo certi – conclude Amadei - che anche nella successiva fase attuativa non mancherà l’attenzione del Ministero dei Trasporti e del Governo tutto, verso le Imprese impegnate a investire nella crescita della disponibilità dei mezzi alimentati a Gnl e bioGnl e delle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione di tali carburanti, una vera eccellenza industriale a livello internazionale".

Minacciare l'uso di armi nucleari è un crimine contro l'umanità. Ad affermarlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia per lo scambio di auguri di fine anno con il Coro diplomatico. "Ottanta anni or sono, la comunità internazionale si è ricostituita intorno a valori sanciti solennemente dalla Carta delle Nazioni unite. La cristallizzazione intorno a equilibri di forze contrapposte ha congelato, per un lungo periodo, parte delle potenzialità delle indicazioni del testo. Eppure, in questo arco di tempo, molto si è visto di positivo nella vita internazionale". Lo ha affermato
"Numerosi popoli - ha ricordato il capo dello Stato - hanno conquistato la loro indipendenza. L’umanità ha vissuto amplissimi progressi sul terreno della eguaglianza. Cause comuni hanno saputo unire il pianeta intorno a obiettivi fondamentali: la lotta alla fame, la promozione della salute, la difesa delle risorse e dell’ambiente della Terra, il riconoscimento dei diritti delle donne, per citarne solo alcuni. Il controllo della corsa agli armamenti, in particolare di armi di distruzione definitiva, come quelle nucleari, aveva conosciuto risultati significativi. Nel contesto attuale, si rende necessario ribadire con forza -ha affermato quindi Mattarella- che l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare un crimine contro l’umanità".
"Non si può evocare pace imponendo proprie condizioni"
"Un protagonista della comunità internazionale, la Federazione Russa, ha, sciaguratamente, scelto di travolgere questo percorso ripristinando, con la forza, l’antistorica ricerca di zone di influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi. Le generazioni globali che lottarono contro il nazifascismo in Europa, contro il colonialismo, contro i totalitarismi per rivendicare libertà e diritti, spesso anche a costo della vita, ricercando un progetto di collaborazione sfociato nella creazione dell’Onu –il più ambizioso tentativo nella storia dell’umanità di dare una cornice di regole alle relazioni internazionali– rischiano di vedere infranti, oggi, i loro sacrifici", ha datto ancora Mattarella.
"Un sistema, costruito per assicurare garanzie di pace e di convivenza -riflesso di equilibri lungamente discussi e negoziati– entra in crisi ha aggiunto il Capo dello Stato- quando qualche protagonista della vita internazionale lo infrange, ritenendo che non sia più funzionale alla prevalenza dei propri interessi, talvolta ondivaghi, e che questi debbano prevalere sui valori condivisi e sulle esigenze degli altri Paesi. Entra in crisi quando si accampano presunte –e spesso fallaci- esigenze di sicurezza per alterare la bilancia strategica".
"Il principio -ha quindi sottolineato il capo dello Stato - non può essere muovere guerra per fare la pace: è paradossale. Appare insensata la pace evocata da parte di chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni. Un principio rimane fondamentale e insuperabile: gli interessi nazionali o particolari non possono prevalere rispetto alla tutela del valore universale della persona umana, fondamento sostanziale di ogni altro diritto e conquista del nostro tempo".
"Italia e Ue saldamente al fianco di Kiev per pace equa, giusta e duratura"
"È il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino. Si moltiplicano gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture civili ed energetiche. Le vittime civili sono sempre più numerose L’Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta e duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine", ha ricordato.
"Nuovo ordine mondiale non può basarsi su sopraffazione"
"Cosa è accaduto, cosa sta accadendo se protagonisti di primo piano del 'vecchio' ordine internazionale si propongono, con i loro comportamenti, di dare vita a un 'nuovo ordine', basato su sopraffazione con ogni mezzo, violenza, guerra, conquista, competizione tra gli Stati per l’accaparramento di risorse, tentando, così, di perpetuare diseguaglianze tra i popoli ? Va respinta l’ipotesi che possano essere questi i valori intorno a cui costruire un 'nuovo ordine'. Con il corollario del ritorno dei 'soldati di ventura', di mercenari chiamati a guerreggiare, per conto terzi, in Paesi lontani, senza motivazioni che non siano, appunto, quelle della prepotenza verso i civili e verso i Paesi meno strutturati a opporvisi, meno capaci di difendersi", ha affermato ancora Mattarella.
"Il decano, Nunzio apostolico, ha ricordato l’alta esortazione di Papa Leone XIV per una pace disarmata. Il venir meno dell’equilibrio nella vita internazionale - ha aggiunto il capo dello Stato - è sempre stato l’anticamera della guerra perché induce alla tentazione della prevaricazione, di fronte alla quale si pone l’alternativa: assecondarla e inchinarvisi, scelte che conducono alla guerra o all’asservimento, ovvero contrastarla e ripristinare l’equilibrio per scongiurare la guerra".
"Sono la prevalenza del diritto, il rispetto delle regole che la comunità si è data, a scongiurare il conflitto, a favorire il superamento delle diseguaglianze. È stata - ha ribadito - la strada intrapresa, pur tra tante contraddizioni, per molti anni. È l’orizzonte indicato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Era –e rimane- la speranza del mondo e, nei primi due decenni di questo millennio, pensavamo di poterla conseguire".

Carlos Alcaraz lancia la sfida a Jannik Sinner agli Australian Open. Dopo le brevi vacanze, i due tennisti hanno ricominciato ad allenarsi in vista del primo Slam dell'anno, che andrà in scena sul cemento di Melbourne e a cui l'azzurro arriverà da campione in carica. Ma proprio gli Australian Open sono il grande obiettivo dello spagnolo per il 2026, nonché unico Slam che ancora manca alla sua bacheca.
"Il mio obiettivo chiaro per il 2026 è vincere l’Australian Open. Il bello e il brutto è che sarà proprio il primo torneo della stagione", ha detto Alcaraz dopo essere stato premiato come atleta dell'anno a Murcia, "voglio essere pronto per giocare ad alto livello e non vedo l’ora di allenarmi per prepararmi al meglio sia fisicamente che mentalmente per la nuova stagione".
“Il fatto che si giochi all’inizio della stagione rende più difficile arrivarci con un ritmo competitivo, ma non è detto che sia necessariamente un male per me, è solo che altri giocatori hanno prestazioni migliori in quel contesto", ha spiegato Alcaraz, "penso di aver giocato un ottimo tennis in Australia, e piccoli dettagli sono stati la causa delle mie sconfitte. Ho bisogno di quella spinta finale per andare avanti, ma credo e spero che quest’anno sarà diverso“.

Le città devono spendere di più per colpa dei piccioni. I volatili non sono più soltanto un elemento pittoresco delle piazze italiane. Nelle città, il loro guano rappresenta oggi una minaccia concreta per il patrimonio edilizio e per la salute pubblica, generando un onere economico significativo per le casse pubbliche e per i privati. Gli uccelli in questione si sono trasformati spesso in un problema urbano complesso, che richiede interventi costanti e strategie integrate di gestione e prevenzione.
Le operazioni pubbliche di bonifica del guano comportano infatti spese considerevoli, a testimonianza dell’impatto economico reale di questo fenomeno. L'entità degli interventi varia notevolmente in base alla dimensione e alla complessità dell’edificio: per un intervento di grandi dimensioni come la rimozione, la disinfestazione e lo smaltimento presso l'ex Carcere di Rieti, l'Agenzia del Demanio ha previsto un importo base d'asta di 39.687,74 euro; per un intervento di dimensioni medie, come in un immobile demaniale a Mazzarino, in provincia di Catania, la base d'asta è stata di 24.250,77; infine, per un intervento di piccole dimensioni, come in un immobile a Montecatini Terme, la base d'asta è stata di 610 euro.
Per le principali metropoli italiane, gli interventi professionali di rimozione e sanificazione in ambito residenziale - in particolare quelli necessari per l'eliminazione del guano di piccioni e la bonifica delle aree contaminate - presentano una notevole variabilità di spesa. A seconda della difficoltà di accesso e dell'entità della contaminazione, i costi medi oscillano in un range compreso tra le 170,00 e 750,00 euro.
"I piccioni sporcano edifici e monumenti, possono trasmettere malattie e attirare altri parassiti", sottolinea Andrea Cattarin, Presidente e Ceo di SGD Group, mettendo in evidenza come la gestione delle colonie urbane non riguardi solo interventi di pulizia da parte delle aziende specializzate, ma vere azioni volte a ridurre rischi strutturali, igienico-sanitari e ambienti.
La componente igienico-sanitaria non può essere trascurata. Il guano non è solo sporco: si tratta di un potenziale veicolo di patogeni. Il piccione urbano è associato a decine di malattie trasmissibili all'uomo e agli animali domestici. Le particelle microscopiche degli escrementi essiccati possono disperdersi nell'aria e provocare, fra le altre, criptococcosi, candidosi, clamidosi (ornitosi) e salmonellosi. La presenza incontrollata dei piccioni è inoltre spesso correlata alla proliferazione di ectoparassiti come acari, pulci e zecche molli che abbandonano i nidi e infestano appartamenti e condomini. "La gestione delle colonie urbane non riguarda solo le pulizie ma la protezione della salute dei cittadini", precisa Gruppo SGD.
L'impatto sulla vita condominiale è diretto e tangibile: balconi e terrazze si trasformano da spazi di relax in zone da evitare. Le ringhiere corrose, le pavimentazioni esterne sporcate, gli odori persistenti e i rumori dei volatili aumentano i conflitti tra condomini: da un lato chi continua a dare da mangiare ai piccioni, dall'altro chi subisce i danni. La legge prevede che l'amministratore possa intervenire e spesso obbligare i privati ad installare dissuasori a proprie spese, mentre le spese per tetti, cornicioni e parti comuni sono ripartite fra i condomini secondo i millesimi. "Una colonia non controllata può diventare fonte di continui disagi per chi abita vicino, con impatti visibili su balconi, facciate e spazi comuni, rendendo necessari interventi mirati e ripetuti nel tempo", ribadisce Andrea Cattarin.
La soluzione non può essere solo reattiva: la sola pulizia non basta. È indispensabile una strategia integrata che coinvolga Comuni, proprietari di immobili e cittadini. L'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, ad esempio, ha promosso un piano che prevede monitoraggio sistematico e interventi di contenimento, divieto della somministrazione di cibo ai piccioni e prevenzione con reti e barriere fisiche.
"I sistemi di allontanamento di tipo meccanico sono protetti da un discreto impatto visivo, costo contenuto e non necessitano di manutenzione - spiega Andrea Andrea Cattarin - le soluzioni preventive, se implementate con coerenza, limitano la proliferazione dei volatili, consentendo una riduzione dei costi e un recupero della vivibilità urbana".

"L'alternanza politica al governo" nei diversi Paesi “molto difficilmente costruisce un turning point, ossia un momento in cui cambiano davvero le cose. Un presidente può imprimere un'accelerazione, ma i processi politici importanti sono solitamente dettati da quanto accade nel mondo e dai rapporti di forza tra Paesi”. Un concetto che si applica anche alla salita alla Casa Bianca “di Donald Trump” che spinge l’acceleratore su “processi che scaturiscono da eventi di 15 anni fa. Si possono infatti trovare linee di continuità importanti tra gli imperativi strategici che gli Stati Uniti seguono da ormai almeno tre o quattro amministrazioni, Obama, Trump e Biden”. È quanto affermato da Gabriele Natalizia, professore di Sicurezza e Politica internazionale e Scienza politica del Dipartimento di Scienze politiche di Sapienza Università di Roma, nel corso del suo intervento in occasione dell’Assemblea Soci di Confindustria Nautica, che si svolge annualmente presso la Camera dei Deputati a Roma, con un convegno dal titolo ‘Nautica: Nuovi Paradigmi Per L’industria Made In Italy: relazioni internazionali, economia, politica industriale e normative di una filiera che guida la manifattura italiana e guarda al mondo’.
I processi a cui fa riferimento il professore sono “la crescita del potere relativo di alcuni Paesi - che cominciano a dichiarare apertamente la volontà di rivedere le regole del gioco e i rapporti di potere” avuti in dote “dalla Guerra fredda, con particolare riferimento alla Repubblica Popolare Cinese - e a una crisi della volontà dell'utilizzo del potere militare da parte delle potenze occidentali. La crisi dei modelli occidentali comincia almeno nel 2005 almeno. Freedom House riporta infatti che da quella data in poi sono stati di più i Paesi che hanno perso qualità democratiche o che, addirittura, transitano alla non democrazia rispetto a quelli che invece fanno il percorso inverso, che era maggioritario negli anni ‘90”.
“Questo contesto ha portato gli ultimi presidenti americani a richiedere quello che viene definito ‘burden sharing’ (condivisione degli oneri), termine usato anche nell'ultima National Security Strategy pubblicata la scorsa settimana - aggiunge - Si tratta di una richiesta che viene fatta agli alleati più capaci, in particolare ai Paesi europei e ad alcuni Paesi del mondo Indopacifico, come Giappone, Australia e Corea del Sud”.
Tra le modalità con cui il burden sharing viene declinato: “il cost sharing, ossia la richiesta ai Paesi europei da parte degli Stati Uniti di partecipare di più alla difesa dello status quo scaturito dalla fine della Guerra fredda. Il problema del trade deficit (valore importazioni superiore a quello delle esportazioni) a sfavore degli Stati Uniti nei confronti delle economie europee non se lo è posto Trump oggi, ma Barack Obama già all'inizio della sua presidenza”. “Oggi Donald Trump da un lato mette dazi verso i prodotti europei, dall'altro scrive che uno degli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti è la reindustrializzazione, che passa per il reshoring (ritorno in patria) del comparto delle produzioni più importanti”.
“La National Security Strategy del 2025, che contiene i punti principali sulla sicurezza economica - prosegue - spiega gli obiettivi da realizzare: ‘a balanced trade’, ossia un commercio più bilanciato e fondato sull’equità; l'accesso alle materie prime, soprattutto ai materiali critici; garantire la libertà e la protezione della supply chain, la reindustrializzazione, l’energy dominance - c’è infatti sostanzialmente un completo ritiro da tutte quelle politiche che il documento chiama ‘Net Zero’ - e la preservazione del primato del dollaro sul commercio internazionale e della finanza americana. La vicenda centrale per gli Stati Uniti di Donald Trump è quella della competizione tra grandi potenze, tutto viene letto alla luce della competizione tra Stati Uniti e, in particolare, la Repubblica Popolare Cinese, che ha come posta in gioco il primato internazionale. La parola primato ricorre ossessivamente in questo documento, ma lo potete trovare in tutti i documenti strategici pubblicati anche dai predecessori”.
“Dobbiamo abituarci all'idea che gli Stati Uniti degli anni ‘20 e ‘10 non sono gli stessi degli anni ‘80 o ‘90. In questa fase non sono più gli Stati Uniti impegnati a espandere la libertà dei commerci, ma nella competizione per il primato e per la loro sicurezza. Questo è l'obiettivo che devono raggiungere. Una volta finita questa partita, se l’esito sarà a loro favore, e a favore dei Paesi loro alleati, non escludo che possano tornare a portare avanti le politiche che oggi devono necessariamente mettere in secondo piano. Quella attuale è dunque una stabile instabilità”.

I Democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno diffuso nuove foto rinvenute nella proprietà di Jeffrey Epstein, in cui il defunto finanziere condannato per pedofilia appare accanto a diverse figure di spicco, tra cui Donald Trump, Bill Clinton, Steve Bannon e Richard Branson.
Le immagini - 19 in totale - non mostrano comportamenti illegali né la presenza di minorenni, ma confermano la varietà di rapporti che ruotavano attorno a Epstein. Tra gli scatti, riportati dalla Cnn, figura anche una ciotola di preservativi "goliardici" con il volto di Trump, e un'altra foto del presidente americano in compagnia di sei giovani donne.
Secondo i Democratici, la vasta mole di materiale ricevuto dagli avvocati dell’eredità di Epstein - oltre 95.000 immagini - apre nuove piste investigative e getta ulteriore luce sulle relazioni del finanziere con "alcuni degli uomini più potenti del mondo". Il deputato Robert Garcia ha accusato la Casa Bianca di "insabbiamento" e ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici tutti i dossier. I Repubblicani rispondono parlando di un tentativo di "costruire una narrazione falsa contro Trump", sostenendo che dai documenti non emergerebbe alcun comportamento illecito da parte del presidente.
Molti dei personaggi citati hanno negato qualsiasi legame improprio con Epstein. Clinton non è mai stato accusato di reati e sostiene di aver interrotto ogni rapporto prima dell’arresto del finanziere nel 2019. Gates ha definito un "grave errore" averlo incontrato. Anche Trump, pur avendo frequentato gli stessi ambienti di Manhattan e Palm Beach, respinge ogni accusa e parla di "montatura".

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco di Atreju presenta oggi, venerdì 12 dicembre, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. "E' una partecipazione a cui tengo particolarmente, perché la questione di cui ci occupiamo ora è stata, ovviamente, una di quelle su cui abbiamo lavorato di più negli ultimi anni, soprattutto come governo italiano: la questione mediorientale". "La presenza di questo leader, stasera, fa anche giustizia di tante falsità che abbiamo ascoltato sul governo italiano negli ultimi due anni" aggiunge.
''Apprezzo molto questa opportunità che va a confermare le profondità relazioni di amicizia e di cooperazione che legano i nostri due Paesi e due popoli" ha dichiarato il presidente dell'Anp nel suo intervento ad Atreju. "Vorrei esprimere il mio grande gradimento per il vostro sostegno al processo di pace tra israeliani e palestinesi'' aggiunge. ''Quando ci sarà uno Stato palestinese che avrà piena sovranità, questo non rappresenterà un problema sicuritario per nessuno, ma sarà un partner responsabile e importante per il mantenimento della sicurezza della regione''. ''Sono qui oggi in qualità di rappresentante di un popolo che aspira a vivere con dignità e libertà, che crede nel pluralismo e nell'uguaglianza e che rigetta la violenza, proprio come l'Italia''. "Auspichiamo che l'Italia possa proseguire verso il percorso'' di riconoscimento dello Stato palestinese, che ''andrebbe a rafforzare le fondamenta della pace nella regione e la fiducia tra i popoli, il concetto di uguaglianza''. ''Sono già 160 i Paesi che hanno proceduto con il riconoscimento dello Stato palestinese, convinti che sia un investimento positivo nel processo di pace futuro e non frutto di una propensione verso una parte o verso un'altra'', sottolinea il leader dell'Anp. ''Teniamo in grande considerazione la postura italiana, anche a livello popolare, che ha sempre espresso grande solidarietà nei confronti di quello che la nostra gente ha sofferto nella Striscia di Gaza''.
''All'interno dello Stato palestinese deve vigere una sola legge e le armi devono essere nelle mani delle istituzioni legittime'' dichiara. ''Vogliamo costruire il nostro stato su pilastri solidi'' e ''nel rispetto degli standard internazionali'', con ''un programma nazionale che riformi le istituzioni del nostro Paese dove la trasparenza della legge sia l'elemento su cui basarsi'' rimarca Abu Mazen.
''L'unico modo per garantire la sicurezza della nostra regione'' è attraverso la soluzione dei ''due Stati che possano vivere in pace secondo il diritto internazionale". Gli ultimi eventi hanno dimostrato che "l'assenza di uno Stato palestinese autonomo è uno dei motivi di instabilità di tutta la regione del Medioriente e del bacino del Mediterraneo'', che ''alimenta il circolo dell'estremismo e della violenza'' e ''influenza la regione europea e l'Italia''. ''Auspichiamo di rafforzare gli orizzonti della cooperazione con l'Italia'' e in particolare di ''incrementare gli investimenti, gli scambi commerciali, il turismo e a collaborazione nell'istruzione''.
''Rinnovo il mio ringraziamento a Meloni, alla leadership di Forza Italia per il generoso invito e confermo la mia piena disponibilità e quella dello Stato palestinese a lavorare con il governo italiano e con tutte le forze politiche italiane per una pace giusta e per rafforzare la sicurezza nella regione''. ''Viva l'amicizia Italo-palestinese'' e ''Buon Natale e felice anno nuovo a tutti'' conclude.

Tosse cronica produttiva (catarro), difficoltà respiratorie, dispnea (fiato corto), respiro sibilante e oppressione al torace, che peggiorano nel tempo e presentano episodi di riacutizzazioni spesso indotte da infezioni respiratorie, sono i sintomi più comuni della Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) che in Italia - secondo l'Istat - colpisce 3,5 milioni di persone influenzandone la qualità della vita. L'asma, patologia anch'essa cronica, caratterizzata da episodi improvvisi di fame d'aria, associata respiro sibilante interessa circa 3milioni di italiani e tra essi, circa il 10% (200mila) nella sua forma grave. La rinosinusite cronica con poliposi nasale, condizione infiammatoria cronica dei seni paranasali e della mucosa nasale, caratterizzata dalla presenza di polipi (rigonfiamenti benigni) che possono ostruire le vie respiratorie, si manifesta con sintomi simili a quelli di un raffreddore ma che, persistendo nel tempo, comportano difficoltà a respirare bene dal naso interessa il 4% della popolazione italiana adulta.
Bpco e asma grave con e senza rinosinusite cronica con poliposi nasale sono patologie dell'apparato respiratorio con un impatto significativo, talvolta invalidante, sulla qualità della vita di chi ne soffre. "Fortunatamente per questi pazienti l'approccio immunologico è una realtà in continua evoluzione. Oggi abbiamo maggiore coscienza delle armi di cui disponiamo: per Bpco, asma grave eosinofilico e rinosinusite cronica con poliposi nasale grazie alle terapie innovative, tra cui i farmaci biologi, siamo in grado di ridurne e azzerarne le riacutizzazioni, in alcuni casi (asma) anche a raggiungere la remissione clinica della malattia". Così all'Adnkronos Salute Fulvio Braido, professore di Malattie Respiratorie e direttore della Clinica di Malattie Respiratorie e Allergologia presso l’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, riassume le novità emerse al 23esimo congresso 'Highlights in Respiratory Diseases and Allergy' che si è tenuto a Genova.
"Ogni volta che abbiamo un'infiammazione di tipo 2 possiamo agire sui meccanismi alla base dell’infiammazione - spiega Braido - ottenendo un controllo a lungo termine grazie ai farmaci biologici. In pratica, i pazienti non sono più dipendenti dalle compresse di cortisone e di conseguenza hanno una qualità di vita migliore. I benefici iniziano con l'ottimizzazione della terapia inalatoria, a base di una 'combo' di 3 farmaci da assumere contemporaneamente".

Ricerca, innovazione e collaborazione tra i vari protagonisti del sistema salute che giocano un ruolo nel percorso parlamentare del Ddl sul Testo unico della farmaceutica che sta iniziando.
"Adesso o mai più". Il provvedimento è una grande occasione per "un accesso al farmaco più rapido, rafforzare le reti territoriali con le farmacie di continuità, e poi c'è il discorso della digitalizzazione: l'innovazione va di pari passo con la sostenibilità, ma serve l'Hta - Health Technology Assessment". Così Loreto Gesualdo, presidente della Federazione società medico-scientifiche (Fism), nel suo intervento all'evento 'La riforma della legislazione farmaceutica' a Roma.
"Sia chiaro - ha aggiunto - il paziente italiano non può essere di serie B rispetto ad uno tedesco o francese. Perché ci confrontiamo con colossi come la Cina e Trump ha dato la sveglia all'Europa. La Fism c'è e porterà il suo contributo alla riforma".

Archeologi francesi hanno scoperto un antico quartiere romano sotto la città di Senon, nella parte est del Paese e vicino al confine con il Belgio, che conteneva un vero e proprio tesoro. Tra le rovine infatti sono stati rinvenute tre giare di ceramiche piene di monete romane. Si tratta di oltre 25mila monete in bronzo e rame che, secondo le prime stime, dovrebbero risalire al III secolo d.C.
Lo scavo, condotto dall'Istituto Nazionale per la Ricerca Archeologica Prevenitva (INRAP) francese, si è esteso su una superficie di circa 1500 metri quadrati e ha riportato alla luce un vero e proprio insediamento che da villaggio gallico si è poi evoluto in città romana, prima di scomparire a causa di un incendio. Fu proprio per 'salvare' le monete da questo incendio, secondo gli storici dell'Istituto avvenuto tra il 280 e il 310 d.C., che qualcuno seppellì quelle anfore di monete sotto le assi del pavimento della propria casa.
Ogni vaso è stato rinvenuto metre affondava terreno con il collo al livello del pavimento. All'interno decine di migliaia di monete con i volti degli imperatori Vittorino, Tetrico I e Tetrico II, i sovranio dell'Impero Gallico che nacque dalla separazione da Roma nel III secolo. Nel suo complesso il tesore, su cui stanno ancora lavorando i ricercatori dell'INRAP, potrebbe superare le 40mila monete.
In un comunicato diffuso dall'Istituto, in cui si descriveva la scoperta, si traccia anche una prima ipotesi sulla funzione del tesoro: "Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è certo che sia un tesoro nascosto durante un periodo di incertezza, ma le anfore potrebbero aver funzionato da vera e propria banca domenica, luoghi in cui il denaro veniva conservato e prelevato all'occorrenza".

Negli ultimi anni "osserviamo una tendenza all'aumento delle malattie batteriche invasive, in generale. Nel 2024 l'incidenza in Italia è stata di 0,20 casi per 100.000 abitanti per la malattia invasiva da meningococco, 3,35 per pneumococco e 0,57 per Haemophilus influenzae, con un incremento progressivo per tutti e 3 i patogeni nel triennio 2022-2024 rispetto al biennio pandemico 2020-2021. E' un fenomeno che vediamo anche a livello internazionale e che, in parte, riflette ciò che è accaduto dopo la pandemia: la riduzione delle misure di contenimento ha riportato alla circolazione una serie di patogeni e, allo stesso tempo, il sistema di sorveglianza è oggi più attento ed efficiente. Questo significa che l'aumento dei casi non è necessariamente dovuto a una maggiore circolazione del batterio, ma anche a una migliore capacità di intercettare le infezioni. Saranno necessari ancora alcuni anni per capire quale sarà il trend reale". Così Caterina Rizzo, professoressa ordinaria di Igiene e Medicina preventiva dell'università di Pisa, commenta i contenuti del report 'Sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive. Dati 2022-2024', recentemente pubblicato dall'Istituto superiore di sanità.
"Per quanto riguarda il meningococco - spiega l'esperta - il rapporto conferma che il sierogruppo B è oggi il meningococco più frequentemente identificato in Italia in tutte le fasce d'età, ed esclusivo sotto i 10 anni, con la sola eccezione di un caso da sierogruppo Y tra i lattanti. Non sono molti i casi in termini assoluti, parliamo di alcune centinaia all'anno, ma ogni singolo episodio è estremamente grave, soprattutto nei bambini piccoli sotto l'anno di età e negli adolescenti fra i 15 ed i 24 anni". Questo andamento ha diverse spiegazioni. "In Europa il meningococco B è, da anni, il sierogruppo più diffuso tra i casi invasivi, con tassi d'incidenza superiori a quelli dei sierogruppi C, W e Y - illustra Rizzo - Questo si riflette anche in Italia. Inoltre, storicamente, in Italia la vaccinazione antimeningococcica ha visto una prima grande diffusione con l'introduzione del vaccino contro il meningococco C, successivamente affiancato dal quadrivalente (Acym 135). Il vaccino contro il meningococco B è più recente rispetto ad altri vaccini pediatrici; le coperture hanno fatto passi avanti, ma, nei dati disponibili, restano inferiori all'obiettivo del 95% e con forte variabilità tra regioni, a differenza di altri vaccini dell'infanzia che si attestano stabilmente sopra il 94-95%. Questo lascia una quota significativa di bambini non protetti".
A questo si aggiunge un secondo problema. "Il Calendario nazionale prevede l'offerta attiva e gratuita del vaccino coniugato quadrivalente Acwy nel 12° anno di vita, proprio per coprire il picco di rischio in adolescenza - evidenzia Rizzo - Per il meningococco B in adolescenza non esiste ancora una piena omogeneità nazionale: diversi documenti segnalano che solo una parte delle Regioni offre attivamente e gratuitamente il vaccino B agli adolescenti, e spesso con criteri differenti: solo ai non vaccinati in precedenza; solo entro una certa età o su invito o su richiesta. Nonostante gli adolescenti siano la seconda fascia d'età più colpita dal meningococco B, l'assenza di un'offerta uniforme a livello nazionale rappresenta un ostacolo importante: imporre alle famiglie un costo aggiuntivo riduce inevitabilmente le adesioni. Recuperare gli adolescenti è già di per sé difficile, lo vediamo anche per l'Hpv, perché sono meno raggiungibili: non sempre i genitori riescono a portarli ai servizi vaccinali".
Sui 2 picchi di incidenza della meningite impattano motivi biologici e comportamentali. I bambini "sotto l'anno di età - chiarisce l'esperta - hanno un sistema immunitario immaturo, poche difese specifiche contro il meningococco e molti contatti ravvicinati (famiglia, nido, fratelli), per cui l'incidenza è più alta (2,36 casi per 100.000 nel 2024). Nei giovani 15-24 anni il picco è legato alla forte circolazione del batterio in comunità ad alta socialità (scuole, università, vita notturna, convivenze, sport di squadra): qui l'incidenza è di 0,39 per 100.000".
Cosa fare per aumentare le coperture vaccinali? "Innanzitutto migliorare la comunicazione, raggiungere attivamente i bambini non vaccinati e offrire opportunità di recupero soprattutto per chi frequenta nidi e comunità infantili - suggerisce Rizzo - Per gli adolescenti, la misura più efficace sarebbe quella di rendere il richiamo vaccinale gratuito e uniforme in tutte le regioni: non è pensabile che la protezione da una malattia così grave dipenda dal Cap di nascita: su questo serve una scelta nazionale chiara".
Ai genitori, conclude la specialista, "direi una cosa molto semplice: la meningite è rara, ma è gravissima, e soprattutto è prevenibile. Non bisogna aspettare che si verifichi un caso nella propria scuola o nel proprio quartiere per correre a vaccinare il proprio figlio. Proteggerlo prima significa permettergli di vivere serenamente tutte le esperienze sociali tipiche dell'infanzia e dell'adolescenza. Oggi crescere in salute significa soprattutto prevenire: questo è uno dei pilastri della medicina moderna. In Italia abbiamo una lunga tradizione di attenzione alla prevenzione vaccinale: dobbiamo continuare a difenderla, perché - conclude Rizzo - l'alternativa è lasciare ai nostri figli il rischio di malattie che potremmo evitare".

Ha inviato a un conoscente un messaggio condividendo la posizione Gps senza ulteriori spiegazioni, cosa che le ha permesso di essere portata in salvo e di far arrestare l'uomo che la teneva sequestrata in casa sua da oltre 24 ore. E' accaduto in provincia di Pavia, nella frazione Remondò di Gambolò, lo scorso mercoledì 10 dicembre.
L'amico della vittima, visto il messaggio, ha capito immediatamente che si trattava di una richiesta di aiuto e ha contattato il Nue 112. Gli equipaggi del commissariato di polizia di Vigevano sono quindi intervenuti con urgenza, raggiungendo il luogo indicato dal dispositivo Gps. Qui, ad attenderli, hanno trovato un 32enne di origine marocchina, che ha tentato di impedire l'accesso alla sua abitazione, ma gli agenti sono comunque riusciti ad entrare, trovando la vittima con numerosi lividi ed ecchimosi al volto e alle braccia, in evidente stato di choc.
La donna è stata condotta al pronto soccorso dell'ospedale civile di Vigevano. Il 32enne, invece, è stato accompagnato in commissariato per gli accertamenti di rito. In sede di querela, la vittima ha riferito di essere stata sottoposta, per tutta la giornata del 9 dicembre e sino all’arrivo della polizia, a ripetute percosse, minacce e privazione della libertà personale, nonché di aver subito precedenti episodi di violenza da parte dell'uomo, che l'avrebbe costretta a restare presso la sua dimora per oltre 24 ore contro il suo consenso, impedendole ogni via di fuga e privandola dell’uso del cellulare.
I vicini di casa hanno confermato agli agenti di aver udito, per diverse ore, urla di aiuto e rumori compatibili con una violenta aggressione. Così, l’uomo, con numerosi precedenti sia per reati contro il patrimonio sia contro la persona, è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona e denunciato per maltrattamenti.



