
(Adnkronos) - “Il campanello d'allarme che le istituzioni non possono davvero ignorare è legato a provvedimenti internazionali, come le recenti politiche industriali americane, che stanno sbilanciando gli investimenti a livello globale nel mondo della ricerca clinica. Se pensiamo che già prima di questo scenario l'Europa ha perso fortemente competitività, passando da una quota di mercato degli studi clinici dal 39% a un attuale 20%, assistiamo al contempo a una forte crescita della Cina, la cui quota è passata dal 6% a più del 30% attuale. Inoltre, i nuovi assetti normativi globali in vigore da circa 10 mesi hanno già procurato un ritardo nel lancio delle nuove molecole in Europa pari a circa il 35% in meno rispetto al periodo precedente”. Così Federico Chinni, General Manager di Ucb Italia, intervenendo all’evento ‘Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in sanità: una sfida per l’Europa’, promosso, a Roma, dalla faramceutica in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia.
La competitività “riguarda da vicino i cittadini e i pazienti - osserva Chinni - Se consideriamo che uno studio clinico permette in prima battuta di avere un accesso molto più veloce alle terapie già durante la fase di sperimentazione, capiamo come economia e salute vadano davvero di pari passo. A maggior ragione - aggiunge - credo che questa sia una grande opportunità in un Paese nel quale l'accesso ai farmaci non è storicamente tra i più veloci rispetto allo scenario globale”.
Tra le priorità indicate dal General Manager c'è un cambio di passo nello scenario regolatorio: “Oggi abbiamo delle opportunità, come il Testo unico della legislazione farmaceutica attualmente in discussione, che credo dovrebbe garantire maggiore prevedibilità all'industria, strutturando un sistema capace di accogliere in maniera più favorevole gli investimenti e la ricerca clinica”, conclude.