"La Settima Sinfonia di Beethoven? I suoi coevi la denigrarono, per
Wagner è 'l'apoteosi della danza in sé stessa: è la danza nella sua
essenza superiore, l'azione felice dei movimenti del corpo
incarnati nella musica". Parte dall'analisi wagneriana della
sinfonia del grande compositore tedesco, la giornalista e critica
di danza Maria Luisa Buzzi, protagonista questa sera al Carmen
Melis, ridotto del Lirico di Cagliari, della presentazione di
Beethoven 7 e della poetica della coreografa tedesca Sasha
Waltz.Srotola parole e immagini per tracciare il percorso che ha accompagnato la nascita di questo capolavoro della danza contemporanea. "Sasha Waltz nel trasferire in danza la sinfonia va in profondità, scava per cercare non solo la bellezza della forma, ma anche i significati nascosti dietro lo spartito - spiega Buzzi - crea una dicotomia attraverso due racconti per quadri distinti sia dal punto di vista della coreutica che del suono".
"Lo spettacolo, diviso in due parti, prevede un primo quadro, una pars destruens, caratterizzata da un'energia primordiale - prosegue - da movimenti lenti e rarefatti, dove i corpi in movimento seguono il ritmo della composizione elettronica ad alti decibel del compositore cileno Diego Noguera live sul palco. Un'atmosfera quasi apocalittica, dispotica, di costrizione e disorientamento".
Il frastuono si placa, si passa a una dimensione idilliaca, fatta di gioia, senso di libertà, impulso creativo. "È la parte costruens - argomenta Buzzi - con le note della celebre sinfonia di Beethoven percorsa integralmente nei quattro movimenti a rompere il silenzio; una danza corale arriva, come un soffio, a dare speranza".
A far da filo conduttore a Beethoven 7, un impatto visivo ed emotivo, "per far convivere - conclude la critica - danza e vita, ombre e luci, la dimensione cruda e opprimente...