
Il tumore del colon retto colpisce sempre più giovani. La malattia è sotto i riflettori dopo la morte di James Van der Beek, deceduto ieri a 48 anni. L'attore, indimenticato protagonista della serie 'Dawson's Creek', era malato da tempo e nel 2024 aveva reso nota la diagnosi di cancro al colon, individuato nel 2023. Van der Beek si è ammalato ad un'età 'verde'. Un caso sempre più comune. "Sono in aumento i casi di cancro al colon sotto i 50 anni. E' una tendenza riscontrata negli anni passati negli Usa e da circa 5 anni anche in Europa", dice all'Adnkronos Salute Chiara Cremolini, professore ordinario di Oncologia medica all'università di Pisa e membro del direttivo nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica).
"Oggi 1 diagnosi su 8 di cancro al colon riguarda giovani under 50. E si stima che nel 2030, nel mondo, il cancro al colon sarà la prima causa di morte per tumore nella fascia d'età 30-50 anni. Le cause? Non le sappiamo. Sicuramente in alcuni giovani si tratta di forme genetiche, c'è familiarità. Ma nell'80% dei casi la causa non è genetica", spiega.
Le ipotesi sulle cause
Tra le ipotesi sull'aumento di questo tumore nei giovani "ci sono i cibi ultraprocessati, che si associano a un maggior sviluppo di polipi al colon, la 'porta' di accesso al cancro del colon se non vengono intercettati in tempo - avverte Cremolini - Poi l'esposizione agli antibiotici in età infantile, fumo e alcol. E sappiamo benissimo che tra i giovani non c'è una riduzione del consumo di tabacco e alcol, anzi. Su questa fascia di età c'è ancora molto da lavorare in termini di prevenzione secondaria, ovvero promuovere gli stili di vita: no alcol, no fumo, no cibi ultraprocessati, no sedentarietà; sì alla dieta mediterranea e all'attività fisica regolare".
La scomparsa di Van der Beek riaccende l'attenzione su una malattia ancora percepita, soprattutto tra i più giovani, come improbabile. "Sapevo che non stava bene, ero sua fan da bambina - ricorda l'oncologa - e lo avevo visto a una reunion di tutto il cast della serie Tv tanto amata dalla mia generazione, Dawson's Creek. Avevo capito che la situazione era grave, nonostante le cure". Cremolini sottolinea l'importanza di "cogliere i sintomi precocemente: mal di pancia, alternanza tra diarrea e stitichezza, stanchezza prolungata e intensa, dimagrimento, sangue nelle feci. Sono sintomi uguali per tutti, ma i giovani tendono a sottovalutarli perché non pensano che a 38 anni possano sviluppare un cancro al colon. Il risultato? Arrivano più tardi alla diagnosi".
I dati
Secondo i dati Aiom contenuti nel rapporto 'I numeri del cancro 2025', nel 2024 in Italia sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi di tumore del colon retto (27.473 uomini e 21.233 donne). Nel 2022 i decessi stimati sono stati 24.200 (13.000 uomini e 11.200 donne). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 65% negli uomini e del 66% nelle donne. Le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon retto sono circa 442.600 (227.600 uomini e 215.000 donne).
Nei pazienti più giovani, però, la malattia sembra avere caratteristiche più aggressive. "E' particolarmente aggressiva - precisa Cremolini - e, nonostante le cure, i risultati dei trattamenti sono meno brillanti e i giovani muoiono prima. I motivi non li conosciamo, ma può esserci un legame con fattori molecolari e biologici: molto dipende da com'è fatto il tumore".
L'attore americano, per sostenere i costi delle terapie, nel 2024 aveva messo all'asta alcuni oggetti legati alla sua carriera. "Sapevo anche questo", prosegue l'esperta: "I farmaci oncologici sono molto costosi. Oltre alla chemioterapia ci sono i farmaci anti-vomito, il personale che somministra la terapia, la struttura e così via. Parliamo di centinaia di migliaia di euro. In Italia, se non ci fosse il nostro Servizio sanitario nazionale - osserva Cremolini - soltanto i ricchi potrebbero accedere a queste terapie, mentre la stragrande maggioranza delle persone non potrebbe curarsi. Da noi il paziente non paga". Un richiamo, conclude la specialista, all'importanza della "prevenzione, dell'attenzione ai sintomi e del valore del Ssn nel garantire l'accesso alle cure".

Tre persone, tra cui due ragazzi minorenni e l'autista di un bus, sono rimasti feriti in un incidente stradale avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 14, nel Mantovano. L'autobus, un mezzo della linea 6 di Apam, la società che gestisce il trasporto pubblico urbano per conto del Comune di Mantova, era partito dal capoluogo in direzione Canedole quando, giunto all'altezza del comune di San Giorgio Bigarello, per evitare un veicolo proveniente dalla corsia opposta, si è spostato sul margine destro della carreggiata, finendo nel canale attiguo alla carreggiata.
A bordo c'erano 27 passeggeri, tutti di età compresa tra i 15 e 17 anni, studenti dell’Itis di Mantova. Ad avere la peggio sono stati il conducente dell'autobus, un uomo di 59 anni residente a Mantova, e due passeggeri, una ragazza di 17 anni e uno di 15, entrambi residenti a Roverbella. I 3 sono stati soccorsi dai sanitari dell'Areu 118, che li hanno trasportati in codice giallo all'ospedale civile di Mantova. Nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, personale dell'Anas e la polizia locale, oltre ai carabinieri della stazione di Roverbella che hanno proceduto ai rilievi del caso.

Avere più follower sui social equivale ad avere più voti nelle urne? In passato questa equazione può aver funzionato (caso Obama), ultimamente sembra non reggere molto, basti pensare alla parabola di Rita De Crescenzo che riesce a portare migliaia di persone a Roccaraso ma poche decine a votare per i "suoi" candidati alle ultime regionali. Sarebbe però fuorviante liquidare i numeri social come pura vanità digitale. Nel mezzo, tra hype e scetticismo, si muove oggi la comunicazione politica, sempre più modellata dagli algoritmi, dai formati video e dalla gara per conquistare la nostra attenzione.
Il tema è riemerso in questi giorni alla luce delle performance online del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, così virale da avere più di un imitatore social, che ha da poco lanciato una app per informare i cittadini su notizie, progetti e eventi, coinvolgerli con sondaggi e questionari, permettere loro di inviare proposte e idee, iscriversi a mailing list, partecipare come volontari e anche fare donazioni. La campagna elettorale per le amministrative 2027 è dunque iniziata con largo anticipo, ma cosa è cambiato in questi cinque anni?
“Il lavoro sui social è cambiato profondamente”, spiega all’Adnkronos Daniele Cinà[1] , capo della Comunicazione digitale del Campidoglio. “Se prima Facebook e Twitter erano centrali in una logica community based, oggi la dinamica è guidata dalla scoperta dei contenuti. Instagram e TikTok premiano la capacità di intercettare pubblici nuovi, non solo di parlare alla propria base”.
La trasformazione gira sempre intorno a quella cosa lì, l’algoritmo. Le piattaforme non distribuiscono più i contenuti prevalentemente ai follower, ma li spingono verso audience potenzialmente molto più ampie. “Con la sezione ‘Per te’, il numero di follower è diventato in gran parte secondario”, osserva Cinà. “I contenuti possono raggiungere platee enormi. Per il sindaco di Roma questo ha significato picchi fino a 25 milioni di visualizzazioni in un mese”.
Tradotto: l’unità di misura non è più la dimensione della comunità, ma la capacità del contenuto di raggiungere un pubblico sempre più ampio.
“I follower e i like non sono automaticamente né elettori né voti che finiscono nelle urne”, aggiunge Domenico Giordano, capo di Arcadia[2], contattato dall’Adnkronos per un commento. “Ma senza follower e like diventa molto più complicato gareggiare nel mercato dell’attenzione digitale”.
Il primato dei formati brevi
Il mutamento tecnologico ha imposto anche una revisione del linguaggio. “Dai post scritti si è passati soprattutto a brevi video, spesso entro i 60 o 90 secondi”, spiega Cinà. “I contenuti devono essere sintetici, verticali, narrativi. Non basta informare, bisogna coinvolgere per creare fiducia”.
Una trasformazione che Giordano legge come sistemica: “Non è più pensabile governare le community senza dati, senza processare le reaction comportamentali degli utenti”. La comunicazione politica diventa sempre più audiovisiva, immediata, ma anche misurata, testata, ottimizzata.
Resta però un vincolo strutturale: la credibilità. “La cifra comunicativa deve essere compatibile con il profilo istituzionale e con la reputazione del candidato”, osserva Cinà. Un punto che converge con l’analisi di Arcadia: “Audience e reputazione sono oggi variabili inseparabili. Le elezioni si possono vincere più facilmente se alla visibilità si combina una narrazione reputazionale credibile”.
Follower (non) uguale elettori
Insomma i numeri ci dicono fino a un certo punto. “I follower non si traducono automaticamente in consenso elettorale”, chiarisce Cinà. “Sono un indicatore di visibilità, interesse o fiducia digitale. Il voto dipende da molti altri fattori: radicamento territoriale, reputazione amministrativa, agenda politica”.
Giordano amplia la prospettiva: “Nelle elezioni democratiche contemporanee, segnate da una regressione della partecipazione, senza audience e reputazione viene meno anche la mobilitazione”. La differenza è sottile ma cruciale: i social non garantiscono il consenso, ma condizionano la possibilità stessa di entrare nella competizione narrativa.
Il quadro si complica ulteriormente con le scelte delle piattaforme. “La decisione di Meta di non consentire più la sponsorizzazione dei contenuti politici rappresenta una difficoltà aggiuntiva”, osserva Cinà. “Soprattutto per candidati poco conosciuti”.
Una dinamica che rafforza, secondo Giordano, la logica del lungo periodo: “Chiunque pensi seriamente di competere deve dotarsi di una strategia digitale. Ma la dimensione digitale non può sbocciare a ridosso delle elezioni”. Meno advertising, più centralità dei contatti "organici". Meno spesa media, più qualità dei contenuti. “Serviranno staff molto preparati, capaci di produrre contenuti che abbiano un impatto”, dice Cinà.
“Le campagne non si vincono con i social”, sintetizza Cinà. “Ma i social possono certamente aiutare a vincere”. Giordano chiude il cerchio: “Il presidio delle piattaforme non significa vincere a prescindere, ma avere qualche chance in più”. I social agiscono più come moltiplicatori di visibilità, amplificatori reputazionali e generatori di clima che come meccanismi diretti di conversione elettorale. La politica digitale contemporanea non è né pura aritmetica dei follower né semplice storytelling creativo. È un equilibrio instabile tra algoritmi, dati, linguaggio, reputazione e tempo. Nella società dell’attenzione frammentata, prima ancora del consenso, si compete per essere visti. Ma la fatica vera arriva quando poi bisogna essere anche creduti.
Ma Pisacane dovrà rinunciare ancora a Deiola e Borrelli... 
Non convalidato l'arresto nei confronti di Manuela Aiello, le 43enne accusata di avere ucciso la figlia di 2 anni, Beatrice, nella villetta in cui abitavano a Bordighera, in provincia di Imperia. La donna, su decisione del giudice, resta comunque in carcere, per pericolo di inquinamento delle prove. La decisione è arrivata dopo l'interrogatorio di convalida che si è tenuto questa mattina nel carcere di Imperia.
"Il gip Massimiliano Botti ha disposto il carcere per omicidio preterintenzionale come richiesto dalla procura, evidenziando che la versione della donna è smentita dalle altre risultanze, in particolare la relazione del medico legale sulle molteplici lesioni sul corpo e in testa[1], i video sugli spostamenti e la lunga telefonata al 118", ha evidenziato la procura di Imperia.
Aiello, che ha partecipato all'interrogatorio da remoto collegata dal carcere di Genova Pontedecimo, dove è detenuta, è assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta. La donna ha risposto alle domande del giudice, ribadendo di non avere mai messo le mani addosso a nessuna delle sue figlie, spiegando che sono le ragioni della sua vita. Una tesi che non ha convinto la pm Veronica Meglio, la quale, basandosi sulla perizia del medico legale Andrea Leoncini, ipotizza che Aiello abbia colpito Beatrice con un corpo contundente, che, ad avviso del perito, non possono essere le scale da cui, secondo il racconto della donna, sarebbe caduta la piccola.
Nei prossimi giorni sarà eseguita l'autopsia, la difesa ha già incaricato un consulente e sta preparando il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione della donna. "L'accertamento autoptico sarà rilevante - ha spiegato l'avvocato Bruno Di Giovanni - perché bisognerà capire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni e se vi sia un nesso tra le lesioni e la morte. Potrebbe esserci, come aveva chiesto il pm in via subordinata, un abbandono di incapaci seguito dalla morte, che però pretende non vi siano lesioni o percosse. Potrebbe essere anche un atteggiamento colposo di negligenza nell'assistenza alle figlie".

Dopo la Francia, anche la Germania ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, Francesca Albanese, dopo le sue parole su Israele "nemico comune dell'umanità" rilasciate sabato scorso alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano.
"La signora Albanese si è già permessa in passato numerose uscite fuori luogo. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele: non può ricoprire questo incarico", ha scritto su X il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.
Ieri la Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale dell'Onu dopo le dichiarazioni definite "oltraggiose e colpevoli" dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. La Francia, ha spiegato, "condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile".
Le parole di Barrot sono arrivate dopo che martedì scorso la deputata Caroline Yadan e diversi altri parlamentari francesi avevano chiesto a loro volta le dimissioni di Albanese. Yadan ha definito come "retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite" le dichiarazioni rilasciate dalla relatrice Onu, che descrivevano Israele come un "nemico comune dell'umanità". Secondo Yadan, un mandato delle Nazioni Unite richiede "imparzialità, moderazione e senso di responsabilità" e non può trasformarsi in "una piattaforma per posizioni radicali". E ha così invitato la Francia a intervenire affinché la Albanese venga rimossa con effetto immediato.
Barrot ha affermato che le parole della Albanese sono "assolutamente inaccettabili" e ha denunciato "una lunga lista di posizioni scandalose", citando in particolare dichiarazioni che avrebbero minimizzato o giustificato il 7 ottobre, da lui descritto come "il peggior massacro antisemita dopo l'Olocausto", nonché riferimenti alla "lobby ebraica" o paragoni tra Israele e il Terzo Reich.
Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di "esperta indipendente" delle Nazioni Unite. "Non è né un'esperta né indipendente; è un'attivista politica che diffonde discorsi d'odio", ha affermato, ritenendo che le sue posizioni minino la causa palestinese che afferma di difendere. Parigi ne chiederà ufficialmente le dimissioni durante la prossima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 23 febbraio.

Scioperi del trasporto aereo confermati, nonostante l’appello del Garante. I sindacati tirano dritto e mantengono le mobilitazioni già proclamate per il 16 febbraio e il 7 marzo, respingendo la richiesta di spostarle per evitare sovrapposizioni con il calendario dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp spiegano in una lettera inviata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Commissione di garanzia sugli scioperi di aver sempre agito “con alto senso di responsabilità verso i lavoratori e verso il Paese”, ma di non poter accogliere l’invito in questa occasione.
"Le azioni di sciopero nel trasporto aereo, infatti, sono state proclamate da tempo, così come da tempo era nota la programmazione dei Giochi Olimpici", scrivono, aggiungendo che queste azioni sono state "proclamate a sostegno delle vertenze per il rinnovo del Ccnl e di contratti aziendali di lavoro scaduti da molti mesi, ed in presenza di trattative infruttuose con aziende sorde alle legittime istanze rappresentate dalle scriventi che non hanno dato prova di volerli rinnovare a condizioni adeguate, rendendo, di fatto, impossibile la cancellazione o il differimento delle azioni sindacali legittimamente proclamate".
"I sindacati che ignorano le richieste del Garante e le proposte di mediazione del Ministero si dimostrano irresponsabili e anti-italiani. Mentre il Mondo guarda a Milano Cortina 2026 con interesse e ammirazione, pensare di bloccare il traffico aereo è assurdo. Si tratta di un affronto non solo ai cittadini ma anche agli atleti olimpici e paralimpici. Sapremo rispondere con forza, pretendendo il rispetto della legge e dell’Italia”, il commento del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
Parole a cui replica all'AdnKronos Fabrizio Cuscito, coordinatore nazionale trasporto aereo Filt Cgil, "Gli scioperi sono stati programmati con ampio preavviso e nel rispetto della normativa", afferma, ricordando che sono stati proclamati "perché i lavoratori delle aziende interessate hanno il contratto scaduto, aziende che non hanno fatto nulla per rinnovarlo. Quello di Ita, in particolare, è scaduto un anno fa. Ci piacerebbe che quella stessa forza che Salvini pensa di usare nei confronti dei lavoratori, la usasse con le aziende che non rinnovano i contratti. Troppo facile prendersela con i più deboli e stare sempre dalla parte dei più forti".

"Il telefono è il terzo incomodo in una coppia". Così Raoul Bova introduce uno dei temi di 'Amici comuni', il nuovo film di Marco Castaldi con Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi. "Nella camera da letto ci sei tu, l'altra persona e anche i rispettivi telefoni", continua l'attore.
"Sicuramente inquina alcune dinamiche, è diventato una componente di spionaggio", aggiunge con ironia Vecchi, volto del collettivo comico The Pills. "Viviamo in un momento storico in cui l’essere umano ha confini sempre più sfumati: la tecnologia, la globalizzazione, le nuove forme di relazione. L’amore si muove di conseguenza. Interrogarsi su come le relazioni si allarghino, si adattino e si trasformino dentro questo nuovo scenario è una delle domande che il film affronta con leggerezza", osserva Inaudi. Al centro del film - dal 13 febbraio su Paramount+, in occasione di San Valentino - ci sono "quattro antieroi, ma non persone cattive: sono umani e devono maneggiare sentimenti che sono la materia più difficile da gestire", spiega Arnera.
La storia segue tre amici e due coppie, messi di fronte alla più misteriosa e universale delle domande: che cos’è l’amore? Marco (Bova) e Giulia (Inaudi) sono sposati da anni e ricevono la notizia del matrimonio imminente della loro amica Veronica ("una donna molto sola che ha molto tempo per guardarsi dentro", dice Arnera) con Claudio (Vecchi), conosciuto solo pochi mesi prima. La notizia innesca una spirale emotiva che costringe tutti a confrontarsi con bisogni reali, desideri taciuti e ferite rimaste aperte. Il matrimonio si avvicina come un’inevitabile resa dei conti. 'Amici comuni' parla d’amore, certo, ma soprattutto di ciò che oggi lo incrina: le maschere, le fragilità, i non detti e quel costante obbligo non scritto di performare anche nella coppia. "Il performare crea immagini non vere che diventano gabbie", dice Bova. "Non sempre questa maschera si può portare avanti: a un certo punto escono le verità. Mostrare le nostre vulnerabilità renderebbe tutto più semplice". Mostrarsi per ciò che si è, aggiunge, "è un atto di sincerità, anzi di necessità di comprensione e comunicazione diretta". Ma non è facile. Come sottolinea Inaudi, "guardarsi allo specchio e dire 'io sono questa cosa qui' è un salto nel vuoto". "Raccontiamo una storia universale", dice Arnera, "che indaga sentimenti fragili, irrisolti e a volte buffi. Ognuno può rivedersi in un aspetto di quelle sofferenze o difficoltà".
Il film affronta anche il tema della capacità - o l’incapacità - di mettere a fuoco i propri sentimenti. "L’innamoramento è una corsa da centometristi, la maratona è un’altra cosa", riflette Vecchi. "I nostri personaggi sono affezionati alla partenza, alla fase passionale, e forse per questo vivono l’amore in modo performativo: se non c’è stimolo continuo, scatta il panico. È molto contemporaneo questo bisogno di essere sempre 'accesi'". "Le relazioni, da sempre, sono un terreno di prova", aggiunge Inaudi. "Passato l’innamoramento inizia la vera sfida. Oggi siamo bulimici: consumiamo tutto in fretta e appena l’intensità cala pensiamo che sia finita. In realtà quel passaggio si può attraversare, aggirare, affrontare". Per Bova "dipende dai presupposti: c’è chi parte da una base solida e poi perde entusiasmo, chi scopre che la persona amata non è quella che credeva, perché l’innamoramento maschera. A volte l’altro cambia, si trasforma, e allora nasce la ricerca di qualcosa di più sincero, più adatto, più felice". Perché - conclude Vecchi - "non siamo polaroid: evolviamo, invecchiamo, cambiamo esigenze".

Dall'infortunio alla medaglia d'oro. Federica Brignone trionfa nel SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 con un'impresa destinata a entrare nella storia dello sci e dello sport azzurro. Una rincorsa iniziata 10 mesi fa dopo un grave infortunio, le perazioni e la ripresa. Ad accompagnarla, nei passaggi cruciali, il chirurgo ortopedico Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali). "C'è una grande emozione, anche se siamo dei professionisti. Ma passiamo tanto tempo con questi grandi atleti e oggi vedere cosa ha fatto Federica, l'oro, ci riempie d'orgoglio per un risultato incredibile che è frutto di un lavoro di gruppo tra professionisti di alto livello, di un timing azzeccato per le scelte degli interventi, soprattutto nel secondo che ha dato la svolta. E poi il lavoro sugli sci: Federica ci ha creduto e non ha mai mollato. Non ci ha mai chiesto 'posso?', o 'cosa ne pensate?'. Ha lavorato giorno dopo giorno senza fretta", dice all'Adnkronos Salute.
Panzeri ha seguito tutto il calvario della campionessa dalla sala operatoria al podio. Un 'viaggio' iniziato 10 mesi fa con la frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Lo specialista oggi è con lei a festeggiare un oro che è un'impresa unica nello sci. Sorpreso? "Sì e no - risponde - avevamo visto che nelle prime uscite Federica rispondeva bene e 'aveva le gambe' per stupire".
Qual è il segreto dietro a questa corsa contro il tempo che ha portato oggi alla medaglia più importante? "Concentrazione sugli obiettivi, basi scientifiche, test, impegno, lavoro - elenca Panzeri - Quello che siamo riusciti a fare è possibile perché lavoriamo con atleti di altissimo livello, solo con loro si può fare, che dedicano se stessi tutti i giorni. Anche noi ci prendiamo dei rischi con le decisioni, ma - conclude - dietro ogni scelta ci sono test e risultati. E' molto importante la fiducia reciproca e oggi ci godiamo questa giornata fantastica".

'Olimpiadi del verde' a Milano: presentato alla stampa Myplant, il Salone internazionale del florovivaismo, del garden e del paesaggio (FieraMilano Rho, 18-20 febbraio). Una 'green arena' di 60.000 metri quadrati dove va in scena la grande sfida espositiva tra le piante più pregiate, i fiori più spettacolari, i motori più innovativi, i migliori progetti di paesaggio, le soluzioni più sostenibili, le città più green, le migliori scuole di floral design, le tecniche più efficaci per la cura del verde.
Myplant si prepara a ospitare il meglio dell’offerta florovivaistica dall’Italia e dal mondo, mettendo in mostra, in un grande confronto espositivo che coinvolge l’insieme delle filiere del verde, valorizzando le eccellenze del settore e promuovendo talento, innovazione e sostenibilità, e mettendo in connessione produzione, progettazione del paesaggio, tecnologie e gestione sostenibile del verde pubblico, privato e sportivo.
Circa ottocento espositori confermati, 20% provenienti dall'estero, principalmente Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Germania e Francia, e migliaia di visitatori previsti da ogni parte del mondo, per una delle kermesse più importanti a livello globale e vetrina di un florovivaismo 'Made in Italy’ che ha raggiunto nuovi record, superando i 3,25 miliardi di euro di valore alla produzione e confermando l’Italia tra i primi esportatori di piante e fiori al mondo. Oltre 200 le delegazioni di top buyer internazionali da 47 Paesi. Da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Germania, Croazia, Spagna, Romania, Cina, Francia, Maghreb e Turchia le delegazioni internazionali di business più nutrite. Sempre più importanti le presenze di compratori dal Medio Oriente, così come dall’Asia Centrale. Oltre 130 aziende estere accreditate in visita, 160 giornalisti già registratisi, a testimonianza di un interesse mediatico internazionale.
Il programma comprende le attesissime dimostrazioni con i trend-setter dell’arte floreale e del décor, i maestri boscaioli, le spettacolari sfilate di flower fashion, gli affascinanti allestimenti green. In cartellone un eccezionale programma di incontri, convegni e meeting con istituzioni, rappresentanze, tecnici, esperti, scienziati, giornalisti provenienti dal mondo agricolo, sportivo, della ricerca, della pianificazione, della progettazione, dell’università, dell’immobiliare, degli eventi. Dai paesaggi olimpici di Milano-Cortina ai giardini terapeutici, dai parchi storici ai musei a cielo aperto, alla riqualificazione urbana, ai manti sportivi e molto altro.
La decima edizione di Myplant & Garden introduce una nuova organizzazione dei padiglioni, offrendo una visione completa e aggiornata della filiera orto-florovivaistica articolata in 9 macrosettori: vivai, fiori, arredo, vasi, decorazione, paesaggio, servizi, tecnica e macchinari. Il padiglione 20 sarà interamente dedicato ai motori (superficie raddoppiata) e a My Green Sports, con due sale convegni e l’anteprima della nuova sezione Motori e ricambi (lancio 2027). My Landscape si sposta nel padiglione 8, con nuova identità e doppia sala convegni per incontri e mostre di alto profilo sulla progettazione del paesaggio. Un boulevard di oltre 100 metri collegherà paesaggio, architettura e materiali con My Decor, cuore creativo per il flower design, con workshop e sfilate. Vivaismo e piante in vaso occuperanno il padiglione 16 e metà del 12, accanto ai marchi leader del comparto tecnico-chimico e all’area Garden Center New Trend, con l’iniziativa celebrativa '10 anni di trend – the best of'. Sguardo all’innovazione con My Innovation: un circuito dedicato alle soluzioni più avanzate e sostenibili per il futuro del verde.
Nel 2024 il valore della produzione florovivaistica italiana ha superato i 3,25 miliardi di euro (Istat), con un +3,5% sul 2023, +23% in cinque anni e +30,8% rispetto al 2014, nonostante le criticità climatiche e di mercato. Il vivaismo rappresenta il 54,5% del totale (oltre 1,7 mld euro, +3,4%), mentre la floricoltura pesa per il 45,5% (1,5 mld euro, +3,5%). Il settore vale l’8% delle produzioni vegetali e il 5,3% dell’agricoltura italiana, con 17.500 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati (Crea-Camere di commercio).
A livello territoriale, il Centro Italia concentra il 39% del valore (1,26 mld euro), trainato dalla Toscana, leader del vivaismo nazionale con oltre 1 miliardo di euro. Seguono Nord Italia (38%, 1,23 mld euro) e Sud Italia (23%, 760 mln euro), con la Sicilia prima area produttiva del Mezzogiorno. Nel contesto internazionale, il valore della produzione mondiale di fiori e piante in vaso nel 2024 è stimato in 24,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 29 miliardi di euro del vivaismo e 101 milioni della produzione di bulbi (Crea su dati Aiph).
Nello stesso anno, il settore florovivaistico dell’Unione europea ha raggiunto un valore alla produzione di 24,5 miliardi di euro (Eurostat). L’Italia si conferma esportatore netto, con un saldo commerciale positivo di 374 milioni di euro: esportazioni oltre 1,2 miliardi di euro (+6,3%) e importazioni pari a 888 milioni di euro. I principali mercati di sbocco restano Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito. Il peso economico del settore lo rende non solo un motore per l’occupazione e l’export, ma anche un contributo alle soluzioni ambientali, in particolare nei centri urbani, attraverso la ricerca scientifica, l’innovazione, la progettazione, la fornitura e la cura di piante per parchi, alberature stradali, giardini e infrastrutture verdi.
Il verde urbano è oggi riconosciuto come infrastruttura strategica per la resilienza delle città, con benefici misurabili su clima, salute e qualità della vita. Enea e Agenzia europea dell’ambiente (Eea) lo indicano tra le principali soluzioni per l’adattamento climatico (Climate-Adapt). La vegetazione urbana contribuisce al raffrescamento delle città, riducendo le temperature medie fino a 1–1,5 °C, con valori localmente superiori, grazie a ombreggiamento ed evapotraspirazione. Migliora inoltre la qualità dell’aria, assorbendo No₂, O₃ e riducendo il particolato fine (Us Epa), e limita il rischio di allagamenti favorendo l’infiltrazione delle acque piovane. Le strategie più efficaci puntano su una diffusione capillare del verde: alberature stradali, pocket parks, tetti e facciate verdi, cortili e reti ecologiche (Enea). Il modello 3-30-300 (Oms, Unece) fissa obiettivi chiari: almeno tre alberi visibili da ogni abitazione, il 30% di copertura arborea a livello di quartiere e un grande spazio verde raggiungibile entro 300 metri. L’accesso resta però diseguale: nell’area metropolitana di Milano, ad esempio, solo il 37% delle superfici residenziali ha uno spazio verde raggiungibile in 5 minuti a piedi (Land, ForestaMi).
I benefici sono anche economici e sociali. Nel 2025 in Italia si sono registrati oltre 370 eventi climatici avversi, con perdite stimate in 11,9 miliardi di euro; senza adeguate politiche, i danni potrebbero superare il 5% del PIL entro il 2050. Lo stress da calore comporta una perdita globale stimata di 80 milioni di posti di lavoro equivalenti (Oil). La prossimità al verde è associata a una riduzione fino al 25% del rischio di malattie croniche e a un miglioramento della salute mentale, in linea con il principio di biofilia. In conclusione, investire nel verde urbano significa ridurre i rischi climatici, migliorare salute e benessere e rafforzare il florovivaismo, in coerenza con la Strategia Ue per la biodiversità 2030. In quest’ottica, il programma convegnistico restituisce l’immagine di una filiera matura, consapevole delle grandi sfide ambientali, urbane e sociali, e allo stesso tempo orientata al futuro.
Al centro del dibattito, il verde come infrastruttura viva e strategica per città e territori, capace di generare ricchezza, bellezza e benessere sociale, tra gestione pubblica e privata, progettazione, sport, ricerca, innovazione e nuove generazioni: un calendario di incontri che va da Coldiretti a David Chipperfiled Architects, dal Politecnico di Milano a Green city Italia, dall'istituto Crea alle università di Firenze, Bologna e Bari, dall’Eurac all’Aiapp, dalla Cia-Agricoltori italiani al Conaf, a Confartigianato, Assoimpredia, a Lombardini22, Aipv, Sia, Assofloro, Cnr e molti altri tra rappresentanze di settore, centri di ricerca, studi di progettazione internazionali, esperti, ordini professionali, Pubbliche Amministrazioni. Da sottolineare gli appuntamenti sul verde sportivo, tra calcio, atletica e golf, con gli interventi di Aitg, Federazione italiana golf, Federcalcio servizi, Lnd impianti, Lega serie B, Lega Pro, Como 1907, Venezia Fc, Albinoleffe, Coni, Fidal, Centro tecnico di Coverciano (Casa Azzurri).
Ulteriore tema trattato sarà il verde terapeutico. Su questo argomento, si segnala il lancio della VII edizione del concorso creativo di progettazione a fini sociali 'I giardini di Myplant' che, dal 2016, realizza gratuitamente giardini che diventano spazi di cura, accoglienza e speranza per chi è più fragile. Questa edizione sarà a favore degli spazi esterni di una associazione di Milano che accoglie bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti famigliari. Con la decima edizione, Myplant ribadisce il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per il confronto tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, offrendo una visione integrata delle filiere del verde. Un appuntamento che rafforza il ruolo strategico del florovivaismo nello sviluppo sostenibile dei territori. Dal 18 al 20 febbraio, a Fiera Milano Rho.

Anche nei territori più remoti, dove la montagna detta i tempi e le distanze sembrano allungarsi, il recapito postale continua a rappresentare un servizio essenziale, un presidio di prossimità che unisce le comunità e le connette al resto del Paese e del mondo. In Valle d’Aosta, Poste Italiane garantisce quotidianamente il servizio di recapito attraverso due centri di distribuzione, ad Aosta e Saint-Vincent, con il lavoro di circa cento portalettere che raggiungono abitazioni, borgate e frazioni, anche nelle zone più difficili da servire, mantenendo vivo un legame fatto di affidabilità, costanza e attenzione alle persone. Tra questi c’è Sonia, 51 anni, portalettere di Poste Italiane dal 2006, che da sei anni opera nella zona di La Salle all’ingresso della Valdigne. Un lavoro svolto con discrezione e continuità, che nel tempo le ha permesso di osservare come la posta rifletta non solo la vita quotidiana delle comunità, ma anche i momenti straordinari che le attraversano.
È proprio a La Salle, infatti, che Sonia recapita anche la corrispondenza destinata a Federica Brignone, la sciatrice italiana più vincente di sempre in Coppa del Mondo e simbolo dello sport italiano nel mondo. Un rapporto fatto di normalità e rispetto dei ruoli, come accade spesso nei piccoli centri, dove anche i grandi nomi restano parte integrante del tessuto locale. "È una famiglia molto conosciuta qui. Le imprese sportive di Federica Brignone sono immediatamente riconoscibili. – spiega la portalettere Sonia - Pochi giorni dopo il successo, infatti, arrivano molte più lettere e cartoline del solito; soprattutto dall’estero. È una cosa molto bella da vedere".
In un’epoca in cui il recapito si è evoluto e si è ampliato, con un incremento progressivo delle consegne dei pacchi, la posta ordinaria mantiene un valore simbolico e profondo: racconta storie, successi, relazioni e vicinanza, anche a chilometri di distanza. Quello di Poste Italiane nelle valli valdostane è un impegno silenzioso e costante, indispensabile nei luoghi più remoti e suggestivi del territorio, dove il recapito non è solo un servizio, ma un segno concreto di presenza, continuità e attenzione verso le persone.

Dieci mesi fa una caduta devastante, oggi l’oro olimpico davanti al Capo dello Stato. Federica Brignone firma una delle imprese più incredibili della storia dello sci italiano conquistando il SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, a quasi 36 anni, dopo un infortunio che avrebbe potuto chiudere per sempre la sua carriera.
Il 3 aprile scorso la campionessa azzurra aveva riportato una frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, oltre alla rottura del legamento crociato anteriore: un trauma ad alta energia, tra i più temuti nello sci alpino. Un quadro clinico gravissimo, che per molti atleti significa stop definitivo. E invece, meno di un anno dopo, Brignone è tornata in pista e ha trasformato la riabilitazione in un capolavoro sportivo[1]. "Un vertice assoluto nella storia dello sci alpino e dello sport italiano, ma anche un caso-studio di straordinaria rilevanza scientifica e clinica e di mirabile resilienza umana", afferma all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento.
Secondo Bernetti, "il successo di oggi è il risultato di una sinergia perfetta tra l'alto livello della chirurgia traumatologica, protocolli riabilitativi multidisciplinari d'avanguardia e una tempra psicologica che incarna il concetto di resilienza applicata allo sport d'élite. La complessità del trauma - ricorda lo specialista - aveva richiesto un approccio diagnostico e terapeutico caratterizzato da una precisione chirurgica assoluta e da un percorso riabilitativo post-operatorio rigoroso. Infatti, la stabilità clinica era stata ulteriormente messa a repentaglio dalla necessità di gestire non solo la riparazione ossea, ma anche la ricostruzione legamentosa, un processo che richiede una tempistica biologica di guarigione spesso in contrasto con le esigenze di un calendario olimpico imminente. L'obiettivo non era solo la guarigione clinica, ma il recupero di una funzionalità tale da permettere prestazioni atletiche estreme in condizioni di ghiaccio vivo e pendenze elevate. L'approccio chirurgico era stato guidato dalla necessità di preservare quanto più possibile l'anatomia originale della superficie articolare tibiale. La gestione contemporanea della lesione del Lca ha richiesto una pianificazione strategica per criticità in seguito a traumi così complessi che coinvolgono sia le strutture ossee che quelle legamentose".
"L'utilizzo di tecniche mininvasive e l'integrazione di medicina rigenerativa - prosegue Bernetti - è stato fondamentale per accelerare i processi di guarigione dei tessuti molli e migliorare l'ambiente biochimico intra-articolare, favorendo una rigenerazione tissutale di alta qualità. La complessità della frattura - sottolinea il segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) - imponeva un monitoraggio clinico e funzionale che andasse oltre la semplice riabilitazione tradizionale. In questi casi la riabilitazione è ancora di più individualizzata e richiede un approccio multimodale e multiprofessionale con tecnologie di monitoraggio e trattamento di ultima generazione. Il team di esperti ha lavorato in sinergia, garantendo che ogni fase del recupero fosse validata da parametri oggettivi. Ma, oltre all'eccellenza medica e tecnologica, il fattore determinante che ha trasformato un percorso clinico complesso in un successo leggendario è stata la resilienza di Federica".
"Per un'atleta di 35 anni - osserva il medico-fisiatra - affrontare un 'calvario' di 10 mesi fatto di dolore, riabilitazione estenuante e incertezze sul futuro professionale richiede una forza mentale non comune, non per nulla è soprannominata la Tigre di La Salle. Già solo arrivare a competere alle Olimpiadi era un successo. Dopo oggi possiamo dire che l'impresa eroica della campionessa entra di diritto nella legenda dello sport mondiale".
Un 42enne salvato dai carabinieri a Quartu Sant'Elena...
In Gallura decine di interventi dei vigili del fuoco... 
Enrica Bonaccorti a tutto campo a La volta buona. Ospite oggi, giovedì 12 febbraio, nel salotto di Caterina Balivo la conduttrice ha voluto rassicurare sulle sue condizioni di salute: "Me lo dico da sola. Come sto? Sto bene", ha esordito Bonaccorti, senza entrare nei dettagli sul suo stato di salute e sulla sua battaglia contro il tumore al pancreas, diagnosticato lo scorso settembre.
Enrica Bonaccorti ha ricordato gli esordi in tv e il legame professionale con Giancarlo Magalli - ospite in studio - che considera come "il figlio che non ha avuto". Durante l'esperienza a 'Pronto, chi gioca?' la conduttrice era incinta, ma dopo aver annunciato la gravidanza in diretta fu colpita da un aborto spontaneo, nel novembre 1986, al quarto mese. In quel periodo, Magalli era tra gli autori del programma e fu chiamato a sostituirla alla conduzione avviando così la sua carriera da presentatore.
Spazio anche ai ricordi legati a 'Non è la Rai', programma simbolo dei primi anni '90. In studio era presente Antonella Elia, con cui lavorò tra il 1991 e il 1992. "Non mi stava molto simpatica", ha detto Bonaccorti sorridendo e precisando però di averla stimata professionalmente. "Era solo un po' vaga, aveva alcune caratteristiche che mi urtavano un po'", ha aggiunto tra battute e risate. "La sua preferita" invece era Yvonne Sciò, anche lei ospite nel salotto di Balivo.
La conduttrice ha raccontato di essere attualmente impegnata a scrivere la sua autobiografia: "Scrivere mi riempie la vita in modo meraviglioso, è l'unica cosa che faccio in questo momento". Però ha ammesso: "Alcune parti delle mia vita evito di raccontarle, è giusto omettere nomi e cognomi".
Quindi, Bonaccorti ha ricordato commossa il forte legame con mamma Titti, scomparsa nel 2003, e quello con la figlia Verdiana: "Non mi lascia mai un momento da sola", ha detto la conduttrice. "Io non sono stata una mamma perfetta, rimpiango di non aver fatto alcune cose con mia figlia. A causa di alcuni impegni non potevo nemmeno accompagnarla a scuola. Cose piccole di vita quotidiana, ma se potessi tornare indietro rimedierei".
Siparietto ironico quando Bonaccorti ha fatto una piccola gaffe in diretta, 'colpevole' di non essere aggiornata su alcuni retroscena di gossip. Dopo la messa in onda di un video dedicato a Rocio Munoz Morales e al presunto flirt con Andrea Iannone, la conduttrice ha ingenuamente ammesso: "Io non capito nemmeno di chi state parlando". Bonaccorti ha ammesso di non conoscere Iannone, ex compagno di Elodie. Quanto a Morales ha confessato di essere convinta che fosse ancora legata a Raoul Bova: "Ignorante, scusatemi", ha detto con autoironia per poi aggiungere sorridendo: "Però so tutto sulla vita di Magalli".

“Sono riuscito a far emozionare un intero Ateneo ricordando mia figlia. Ho potuto farlo perché faccio riferimento al cuore. E’ lì, infatti, che sono conservati tutti i ricordi di una vita vissuta in felicità ed è lì che devo attingere per cercare di cambiare le cose, cercando di portare, tra tutti noi, quella stessa vita felice che ho vissuto”. A dirlo, Gino Cecchettin, padre di Giulia, alla consegna dei premi di laurea ‘Giulia Cecchettin’, iniziativa fortemente voluta dall'Ateneo di Roma Tor Vergata e nata per onorare la studentessa di Ingegneria Biomedica dell'Università di Padova vittima di femminicidio nel novembre 2023, oltre che per promuovere la riflessione sulla parità e le pari opportunità.
“Giulia vive anche in un premio come questo: fare in modo che venga ricordata, per me significa capire, in qualche modo, che Giulia è viva - spiega Cecchettin - nei nostri cuori e nelle nostre menti. Se questo serve a salvare altre vite, ben venga”. Secondo Gino Cecchettin, per contrastare la violenza di genere è necessario cercare di “fare riferimento a ciò che vediamo nella vita di tutti i giorni: la somma dell’impegno costante da parte di tutti, infatti, crea un risultato - spiega - Pertanto, è da questo concetto che si deve partire”.
Per l’occasione è stato creato un libro associato al riconoscimento, una pubblicazione stabile annuale contenente gli estratti delle tesi di laurea degli studenti e delle studentesse vincitori, che per Cecchettin rappresenta: “un segno che la sensibilizzazione, in atto da diversi anni, anche da prima di Giulia, sta portando qualche risultato, soprattutto tra i giovani - sottolinea - che hanno a cuore il loro futuro e che vorrebbero chiaramente un futuro di serenità e l'impegno nel civile lo dimostra”. Ai ragazzi che si stanno per affacciare al mondo del lavoro, Gino Cecchettin augura di essere: “se stessi e trovare in loro stessi il sogno da perseguire: la strada, infatti, arriva dando respiro al vero sentimento provato”, conclude.

Il tema della piena attuazione delle norme sulle cure palliative nelle malattie neurologiche gravi, questione cruciale per la sanità pubblica e per i diritti dei pazienti, è stato al centro di un incontro l'11 febbraio al Senato, che ha visto la partecipazione della Società delle scienze neurologiche ospedaliere (Sno) insieme alla Società italiana di neurologia (Sin), alla Società italiana di cure palliative (Sicp) e all'Associazione italiana neurologi ambulatoriali territoriali (Ainat). Il punto di partenza è un'evidenza clinica condivisa da neurologi e palliativisti: malati neurologici in condizioni avanzate - come gravi patologie neurodegenerative, stati di minima responsività o declino cognitivo severo - affrontano percorsi di malattia e fine vita complessi, spesso segnati da sofferenza evitabile e da disomogeneità assistenziale sul territorio.
La normativa esiste, ma troppo spesso non viene applicata in modo uniforme e concreto, spiegano le società scientifiche in una nota. L'accesso alle cure palliative è sancito dalla legge 38/2010 che dopo 15 anni risulta ancora applicata nel nostro Paese in modo disomogeneo territorialmente e parziale, soprattutto, ma non solo, nelle patologie neurologiche. Le società scientifiche ritengono che le cure palliative, come sottolineato dal position paper dell'American Academy of Neurology (2022), non accelerano la morte, ma migliorano la qualità della vita, il controllo dei sintomi e il supporto ai familiari per pazienti in gravi condizioni, e dovrebbero essere integrate precocemente nel percorso di cura.
Obiettivi dell'incontro sono stati: garantire in ogni contesto terapeutico-assistenziale cure palliative, sia in termini di competenze professionali sia di risorse, in attuazione della legge n 38/2010 che sancisce il diritto all'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, promuovendo il miglior benessere possibile dei malati neurologici e delle loro famiglie nell'evoluzione della loro malattia; promuovere e finanziare progetti di ricerca sanitaria e farmacologica, finalizzati a migliorare la qualità assistenziale e terapeutica delle cure palliative, con particolare attenzione alle patologie neurologiche ad impatto sulla qualità della vita; potenziare nel contesto organizzativo del Servizio sanitario nazionale i percorsi e i presidi dedicati ai malati neurologici in maggiori difficoltà croniche di salute e/o con particolari problemi assistenziali nel fine vita.
"E' necessario riconoscere l'importanza delle cure palliative nelle malattie neurologiche - afferma Mario Zappia, presidente Sin - Oggi oltre l'80% delle risorse è destinato ai pazienti oncologici, mentre quelli neurologici presentano bisogni diversi e spesso percorsi di vita più lunghi e complessi. Serve definire con precisione quanti pazienti necessitano di un supporto palliativo e quando avviare questo approccio, che non riguarda il fine vita, ma la qualità della vita. Solo così possiamo allocare correttamente le risorse e formare professionisti con competenze specifiche in neuro-palliativismo".
"La neurologia italiana è impegnata accanto ai professionisti delle cure palliative - sottolinea Paolo Zolo, coordinatore gruppo di studio Sno cure palliative - in un progetto multiprofessionale con infermieri, operatori del sociale, volontari, che ponga al centro dell'operatività del Ssn la qualità dell'assistenza e il benessere dei propri malati, affetti da importanti patologie postacute e croniche, quando i trattamenti ordinari non sono più in grado di 'guarire'. Il nostro principale focus clinico è la medicina palliativa e il sostegno delle nostre équipe ai pazienti e alle loro famiglie per la loro migliore vita possibile, lunga quanto possibile".
Per Daniela Valenti, vicepresidente Sicp, "lo stato dell'arte delle cure palliative oggi è in divenire. La criticità più importante è che abbiamo solo una media del 33% delle persone che ha bisogno di cure palliative che accede a questi servizi. Solo 9 Regioni hanno i requisiti per un'adeguata assistenza domiciliare, solo 5 hanno sviluppato il nodo ospedale con le consulenze ospedaliere. Le cure palliative sono in quattro nodi: domiciliare, hospice, ambulatorio e ospedale. Se non ci sono questi quattro nodi, non possiamo parlare di vera presa in carico di cure palliative. L'obiettivo è anche di modificare gli indicatori ministeriali che in questo momento riferiscono solo al paziente con tumore. Noi dobbiamo dimostrare che prendiamo in carico anche pazienti non oncologici, fra cui pazienti neurologici, e dobbiamo anche dimostrare l'efficacia di quello che facciamo. Solo con un'integrazione con le diverse società scientifiche, le diverse discipline che lavorano insieme sin dall'inizio della diagnosi e intervengono in maniera integrata potremmo parlare di vera presa in carico di cure palliative precoci, e solo in questo modo potremmo garantire una buona qualità di vita ai pazienti che abbiamo in carico". All'incontro hanno partecipato, dando il patrocinio: Aima - Associazione italiana malattia di Alzheimer; Aism - Associazione italiana sclerosi multipla e Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica.

La violenza di genere “è una tematica sulla quale il nostro Ateneo è attivo da molto tempo e la possibilità di poter rinnovare questo impegno ogni anno, attraverso dei premi di laurea proprio sulla violenza di genere e attraverso un approccio multidisciplinare, consente di stimolare continuativamente la sensibilità sul tema e fare in modo che ci sia sempre grande attenzione”. Così Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’università di Roma Tor Vergata, in occasione della consegna dei premi di laurea ‘Giulia Cecchettin’, iniziativa fortemente voluta dall'Ateneo e nata per onorare la studentessa di Ingegneria Biomedica dell'Università di Padova vittima di femminicidio nel novembre 2023, oltre che per promuovere la riflessione sulla parità e le pari opportunità.
Per contrastare la violenza di genere, secondo il rettore Levialdi Ghiron “si può lavorare cercando di rimuovere in tutti i modi gli stereotipi di genere, che possono essere un elemento alla base di comportamenti successivi - spiega - Avere la possibilità di poter ragionare con le nuove generazioni su queste tematiche e promuovere un approccio multidisciplinare credo sia il percorso per avere una società che non si scontri più con questo genere di problemi”.
“Abbiamo costituito una collana proprio su queste tematiche sociali, cercando di promuovere gli aspetti della multidisciplinarietà attraverso cui affrontare il tema e coinvolgere tutte le aree culturali presenti all'interno del nostro Ateneo, con contributi molto positivi”, conclude.

Attualmente in Italia, presso l'agenzia regolatoria Aifa, sono attivi 359 registri di monitoraggio dei farmaci. Di questi, 143 sono per terapie antitumorali, 88 per trattamenti onco-ematologici e 9 per terapie di malattie del sistema cardio-circolatorio. Sono strumenti fondamentali per valutare la gestione dei farmaci e il loro impatto sui pazienti nel mondo reale. I registri sono una fonte di real world data (Rwd) che, opportunamente analizzati e interpretati, possono generare dati di real world evidence (Rwe) utili per valutare l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti medici nella pratica clinica quotidiana. Sarebbe importante mettere a sistema tutte le fonti di Rwd che abbiamo a disposizione in Italia, integrando i dati dei registri clinici con i dati amministrativi per migliorare la Rwe e promuovere una reale medicina personalizzata a seguito delle evidenze prodotte da studi prospettici dell'attività di farmaci bersaglio-specifici. E' il messaggio emerso nei giorni scorsi durante un convegno alla Camera dei deputati promosso da Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi), dal titolo 'Studi di Real World: infrastrutture e qualità, linee guida nelle principali patologie e gestione delle malattie croniche, il ruolo dell'Ia e il contributo nel frame work regolatorio per l'accesso ai nuovi farmaci'.
"Gli studi di real world sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Il nostro Paese è all'avanguardia in Europa per quantità e qualità di Rwe prodotte. Lo dimostra l'alto numero di registri di monitoraggio attivati dall'Agenzia italiana del farmaco. Tra il 2024 e inizio 2025, solo in ambito oncologico sono stati approvati in Italia oltre 39 farmaci per il trattamento di diverse neoplasie. Gli studi registrativi, soprattutto quelli per terapie anti-cancro, sono però svolti su gruppi di pazienti iper selezionati e non sempre danno tutte le informazioni necessarie. Sono poco rappresentati i malati in politerapia, pazienti anziani o obesi, o con altre condizioni critiche. Una gestione più consapevole dei dati consente una comprensione più profonda degli interventi medici e una sanità più efficiente". La Rwe "è quindi un settore della ricerca sulla quale dobbiamo investire maggiormente per favorire lo sviluppo clinico, migliorare i processi regolatori e ottenere nuove conferme dalla letteratura scientifica. Tutto ciò - prosegue Cognetti - presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale come attualmente sta succedendo in Italia. C'è bisogno di strumenti tecnici di elevata tecnologia e di una specifica preparazione del personale preposto. Sono nuovi sistemi che possono garantire la riduzione dei costi e una veloce raccolta dei dati necessari anche nei processi regolatori e di approvazione dei nuovi farmaci".
"Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca medico-scientifica - evidenzia Robert Nisticò, presidente dell'Aifa - Può essere difficile gestire correttamente una così grande mole di informazioni raccolte sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo cercare delle nuove strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico. Il fascicolo sanitario elettronico, per esempio, rappresenta un grande volano per raggiungere questo obiettivo. Gli studi real world non devono essere considerati in contrapposizione con quelli approvativi-randomizzati. C'è bisogno di un'integrazione tra le due tipologie per raccogliere tutte le informazioni. E' necessario conoscere tutto ciò che accade con i nuovi farmaci nel mondo reale, ma i clinical trials non possono essere sostituiti. Sui nuovi farmaci spesso si affronta solo il tema del loro costo, ma bisogna considerare anche i vantaggi che possono garantire le nuove e sempre più efficaci terapie. Non si può parlare solo di costi senza considerare i risparmi a lungo termine che determinano".
"In ambito oncologico, è importante sottolineare che tipicamente l'età media dei pazienti trattati nella pratica clinica, e quindi inclusi negli studi di real world, è più alta rispetto agli studi registrativi - rimarca Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - La differenza media, come evidenziato in un'analisi basata sui registri Aifa, ammonta a oltre 5 anni. Gli over 70, che sono più fragili, con più patologie concomitanti e che assumono più farmaci, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica, anche se non esclusiva, degli anziani. La Rwe ci consente, tra le altre cose, una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento. Infatti, riesce potenzialmente a raccogliere dati sugli eventi avversi in un numero maggiore di pazienti e all'interno di una popolazione molto più eterogenea. Inoltre, è importante acquisire dati specificamente prodotti in Italia, mentre spesso gli studi registrativi sono condotti in altri contesti geografici, sociali ed economici. Anche in questo la real world evidence è imprescindibile per avere preziosi dati aggiuntivi su una determinata terapia".
"Abbiamo accesso a una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati - commenta Gianluca Trifirò, professore ordinario di Farmacologia, Dipartimento Diagnostica e Sanità pubblica università di Verona - E' una rivoluzione già in atto da numerosi anni e la grande sfida è imparare a gestire l'enorme mole di dati sanitari raccolti quotidianamente. I dati di real world, se di buona qualità, opportunamente analizzati e interpretati possono generare la real world evidence necessaria per ridefinire il profilo beneficio-rischio e il valore dei farmaci nella popolazione generale nel contesto della pratica clinica".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di reti di big data quali Darwin-Eu, finanziato da Ema, e Sentinel, promosso da Fda, che possono contribuire a generare innovazione nel mondo del farmaco a supporto di pazienti, clinici, enti regolatori e anche della stessa industria. Per ottimizzare i processi di elaborazione dati, un ruolo prioritario deve essere affidato anche alle Regioni e alle Province autonome, ovvero le istituzioni politiche-amministrative che gestiscono i 21 servizi sanitari italiani, conciliando in maniera virtuosa la necessità di generare Rwe con quella di proteggere i dati sensibili dei pazienti. Fondamentale - conclude l'esperto - è anche investire nella formazione di nuovi professionisti per quanto concerne la farmacoepidemiologia, cioè quella disciplina che permette di trasformare Rwd in Rwe".



