
Approfondire i temi cruciali legati all'innovazione digitale, alla sostenibilità e all'evoluzione dei modelli di cura nel panorama italiano. E' l'obiettivo dell'evento 'Health Data Revolution', organizzato e presentato da Federated Innovation @Mind, in collaborazione con Bracco, che ha riunito questa mattina alla Cascina Triulza, all'interno del Mind - Milano Innovation District, istituzioni, mondo della ricerca, imprese e stakeholder del settore sanitario. L'appuntamento ha visto la partecipazione e il contributo strategico di Bracco e del Centro diagnostico italiano (Cdi), realtà leader che da anni investono nello sviluppo di soluzioni diagnostiche avanzate e nella promozione di un ecosistema sanitario fondato su ricerca, tecnologia e valore per il paziente, ricorda una nota.
"Il futuro digitale della sanità italiana non è un'idea, è un cantiere vivo che ha finalmente una direzione chiara", ha affermato Fabrizio Grillo, presidente di Federated Innovation @Mind. Si tratta di "un futuro fatto di dati che lavorano per noi, di diagnosi precoci e percorsi clinici costruiti sulle persone. Per questo abbiamo riunito visione nazionale, europea e regionale, perché solo se dialogano il cambiamento diventa possibile. La trasformazione passa da etica e governance dei dati, da ricerca accelerata e da un'innovazione industriale capace di generare soluzioni reali. E qui al Mind vediamo già i primi risultati: piattaforme universitarie, big data, digital twin, nuovi spazi di interoperabilità. Progettare questo futuro - ha sottolineato - significa creare un ecosistema di dati sicuro e condiviso, rendere la telemedicina struttura stabile del sistema e riportare davvero il cittadino al centro. Un cittadino che accede ai propri dati, controlla chi li usa, riceve percorsi personalizzati e servizi che funzionano. E' un cambio di paradigma che richiede coraggio e governance, e che si costruisce passo dopo passo".
Nell'apertura ufficiale, affidata a Grillo e a Monica Di Luca dell'università degli Studi di Milano, è stato subito messo al centro il valore del contesto Mind come ecosistema capace di connettere ricerca, industria e istituzioni, cornice ideale per discutere del potenziale trasformativo dei dati sanitari. A seguire, la sessione introduttiva ha tracciato un panorama ampio e multilivello.
La visione italiana è stata raccontata attraverso interventi istituzionali. "Una vera rivoluzione tecnologica in sanità non si misura solo nelle 'chine più moderne', ma nel modo in cui cambiano le cure, l'organizzazione e le politiche sanitarie", ha sottolineato il senatore Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'Innovazione. "In questa prospettiva, il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 diventa la porta di accesso ai dati per cittadini e professionisti, garantendo diritti, trasparenza e piena tracciabilità degli utilizzi. Parallelamente, l'ecosistema dei dati sanitari consentirà il riuso sicuro e regolato delle informazioni per ricerca, innovazione e sviluppo industriale, in coerenza con lo spazio europeo dei dati sanitari. Il lavoro del Governo punta a tenere insieme i due valori dei dati - quello per le cure e quello per il riuso - costruendo un patto di fiducia informata tra persone, istituzioni e ricerca. L'uso evoluto dei dati permetterà di prevedere meglio l'andamento delle patologie, ridurre liste d'attesa e colli di bottiglia, ottimizzare le risorse e rafforzare la resilienza complessiva del sistema", ha evidenziato.
La discussione si è poi ampliata alla dimensione europea, grazie al contributo di Fidelia Cascini che ha illustrato lo sviluppo dello European Health Data Space e le sue implicazioni per tutti gli Stati membri. Il focus si è quindi spostato sul territorio lombardo con Gianluca Vago, presidente del Cluster lombardo LifeScience, che ha raccontato il dinamismo regionale e la strategia lombarda per una sanità sempre più orientata ai dati. La prospettiva legislativa e sociale è stata illustrata dall'onorevole Gian Antonio Girelli, mentre la dimensione operativa è stata descritta da Giulio Siccardi di Agenas.
La mattinata si è conclusa con un momento dedicato alle questioni etiche e legali, affidato a Luca Marelli e all'avvocato Vincenzo Salvatore. Il tema della governance dei dati - tra tutela della privacy, consenso informato e responsabilità etica - è stato al centro del dibattito, a testimonianza della complessità e della delicatezza del percorso verso un uso pienamente consapevole e sicuro dei dati sanitari.
La parte successiva della giornata ha dato spazio alla ricerca scientifica, mostrando come i dati sanitari stiano già oggi trasformando profondamente le discipline mediche e tecnologiche. Esperti e docenti universitari come Andrea Giovagnoni, Emanuele Neri e Giulio Iannello hanno illustrato l'impatto concreto dell'intelligenza artificiale, dei big data e delle nuove tecnologie in ambito clinico e ingegneristico. Un contributo particolarmente significativo è arrivato da Luca Maria Sconfienza, responsabile Unità operativa di Radiologia diagnostica e interventistica Irccs ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio di Milano, che ha condiviso un caso clinico reale, dimostrando come l'uso strutturato dei dati possa migliorare diagnosi e percorsi di cura.
Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla prospettiva industriale, con gli interventi di Roberta Fusco (Novartis) e Valeria Lovato (AstraZeneca), che hanno mostrato come i dati siano diventati un motore essenziale per la ricerca clinica e per la produzione di evidenze real world. Il contributo di Francesca Ieva del Politecnico di Milano ha poi evidenziato l'avanzamento delle metodologie di Health Data Science, sempre più centrali per lo sviluppo di medicina di precisione e ricerca genomica.
La parte finale ha puntato i riflettori sull'ecosistema Mind attraverso la presentazione di casi studio concreti: dalla piattaforma dati di UniMi presentata da Ernesto Damiani, al progetto Health Big Data descritto da Paolo Locatelli, fino allo sviluppo del Mind Health Data Space illustrato da Paola Testori Coggi. Il confronto ha ospitato infine un focus particolarmente innovativo sul Virtual Human Digital Twin, presentato da Alessandro Maiocchi che ha mostrato come le simulazioni digitali possano rivoluzionare la clinica e la diagnostica. L'evento - conclude la nota - ha riconfermato il valore della collaborazione multidisciplinare e il ruolo strategico di Mind come hub di riferimento per la sperimentazione di modelli sanitari innovativi, favorendo il dialogo tra pubblico e privato in un'ottica di una sanità sempre più integrata, digitale e orientata al futuro.

A Natale, si sa, si è tutti più buoni. Ma nel 2019, sembra che Elisabetta II non lo fu affatto con Harry, Meghan e il piccolo Archie, che dovettero subire lo sgarbo della regina durante il discorso natalizio di quell'anno. Quella della sovrana fu per il duca e la duchessa di Sussex un'offesa talmente grave che, dopo pochi giorni, nel gennaio 2020, abbandonarono clamorosamente i loro incarichi reali. Il vaso traboccò mentre il secondogenito di re Carlo, la moglie e il figlioletto di sette mesi si trovavano in Canada per trascorrere il periodo natalizio con la madre di Meghan. Accesero la televisione per seguire il discorso della regina e rimasero sbalorditi: sulla sua scrivania facevano bella mostra i ritratti di famiglia di ciascun reale, ma mancava il loro.
Gli autori di 'Finding Freedom', Omid Scobie e Carolyn Durand, sostengono che, con quella decisione, i Sussex ritennero che la famiglia reale stesse "cospirando contro di loro": secondo loro, la coppia sentiva di essere stata "a lungo messa da parte dall'istituzione e di non essere una parte fondamentale del suo futuro. Non c'era bisogno di guardare oltre le foto di famiglia esposte durante il discorso della regina il giorno di Natale". Nella Sala Verde di Buckingham Palace, dove la Regina pronunciò il suo discorso, gli spettatori videro soltanto le foto di William, Kate e dei loro figli, di Carlo e Camilla, del Principe Filippo, e un'immagine in bianco e nero di Giorgio VI.
"Era con tutta evidenza mancante una foto di Harry, Meghan e del loro neonato, Archie". Gli autori hanno citato le motivazioni del Palazzo dietro lo 'sgarbo', poiché fonti reali hanno insistito sul fatto che le foto fossero state scelte per rappresentare la "linea diretta di successione". Tuttavia, Scobie e Durand hanno affermato che Harry e Meghan ritenevano che fosse "l'ennesimo segnale che dovevano prendere in considerazione la propria strada".

Per 2 giorni, oggi e domani, nell'area di fronte alla Torre Rossi, sede dell'università Lum Giuseppe Degennaro, verrà riprodotto uno scenario di maxi-emergenze sanitarie. Si tratta del corso 'Aspetti organizzativi e gestionali nelle maxi-emergenze e disastri', destinato agli studenti degli ultimi 2 anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e dell'ultimo anno del corso di laurea in Infermieristica dell'ateneo pugliese, proposto da docenti Francesca Pentimalli e Bruno Moncharmont in collaborazione con Medis (MaxiEmergencies and Disasters International School), la scuola superiore di formazione in maxi-emergenza.
"Per la prima volta - afferma Enrico Bernini Carri, presidente del Medis - formeremo sull'argomento gli studenti di corsi di laurea. Mentre precedentemente i corsi erano stati riservati a operatori del soccorso, il fatto di coinvolgere gli studenti degli ultimi anni di 2 corsi di laurea della Lum non solo mostra come i docenti, responsabili della didattica della Lum, abbiano compreso l'importanza di questa formazione specifica, ma rappresenta una vera 'rivoluzione concettuale' che auspichiamo possa estendersi a tutte le università italiane, insegnando e dimostrando come il lavoro di équipe, tra medici e infermieri, possa portare indubbi benefici al sistema di emergenza-urgenza che dovrà rappresentare il vero sviluppo della medicina sul territorio nell'immediato futuro".
Il corso - informa una nota - mira a fornire conoscenze di base e avanzate sui modelli gestionali e sugli aspetti concettuali da valutare in una catastrofe: 1) Far comprendere gli elementi di base e di valutazione comuni a tutti gli accadimenti catastrofici: gli studenti acquisiranno conoscenze approfondite sul concetto di catastrofe, la storia delle catastrofi naturali e antropiche e gli elementi per classificare la gravità di un evento; 2) Far comprendere la necessità di classificare un evento catastrofico allo scopo di organizzare meglio i soccorsi, dilazionarli nel tempo e gestire le équipe di soccorso interagendo con altre figure professionali del soccorso; 3) Far comprendere l'importanza della classificazione e i meccanismi ad essa connessi (fasi di un evento dalla ricognizione, al triage in maxi-emergenza, dallo sgombero al ricovero condizionato). Le simulazioni sul campo saranno utili agli studenti per acquisire elementi formativi comuni, al fine di potersi coordinare efficacemente sul luogo del disastro sapendo lavorare in équipe anche con altre figure professionali del soccorso.

"Non si pente di quello che ha fatto, dice che lo rifarebbe di nuovo, ma i dolori stanno diventando pesanti per lui". Così Sam Issa, avvocato australiano specializzato in pratiche di immigrazione, riferisce le dichiarazioni di Ahmed Al Ahmed, ormai noto come "l'eroe di Bondi Beach" che ieri ha bloccato e disarmato uno degli attentatori che stavano sparando sulla folla riunita per la cerimonia di Hanukkah.
"Non sta bene, è stato crivellato dai proiettili, il nostro eroe al momento è in difficoltà[1]", ha aggiunto, intervistato dal Sydney Morning Herald, l'avvocato del 43enne fruttivendolo, padre di due bambine, che è arrivato in Australia nel 2006 dalla Siria. Nella colluttazione con l'attentatore armato, Al Ahmed è stato colpito da cinque proiettili al braccio sinistro, uno ancora bloccato dietro la spalla, spiega ancora Issa affermando di temere che possa perdere il braccio.
"E' una situazione peggiore di quanto si pensasse, quando pensi a un proiettile nel braccio non pensi che sia una cosa grave, ma ha perso molto sangue", ha concluso l'avvocato. Secondo quanto dichiarato alla tv Al Araby da Mustafa Al Assad, cugino di Al Ahmed, l'eroe di Bondi Beach, che è originario di Idlib, è cittadino australiano, ma i suoi genitori, Mohamed Fateh Al Ahmed e Malakeh Hasan Al Ahmed, sono arrivati a Sydney dalla Siria solo un paio di mesi fa.
"Mio figlio è un eroe, ha servito nella polizia, ha la passione per proteggere le persone", ha detto il padre all'emittente australiana Abc, con quella che appare come un'allusione all'attività che Al Ahmed svolgeva in Siria. I genitori hanno raccontato che il figlio stava prendendo un caffè con un amico quando ha sentito gli spari. "Quando ha fatto quello che ha fatto non ha pensato al background delle persone che stava salvando - ha dichiarato il padre - non discrimina tra una nazionalità o un'altra, specialmente qui in Australia, non c'è differenza tra un cittadino e un altro".
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Chris Minns (@chrisminnsmp)[2]
Intanto oggi Chris Minns, premier del New South Wales, lo stato australiano dove si trova Sydney, ha visitato il ferito in ospedale. "Ahmed è un eroe della vita reale", ha scritto su Instagram, pubblicando la foto della visita. "Non c'è dubbio che si sarebbero perse più vite senza il coraggio eroico di Ahmed", ha poi aggiunto.

"Non si pente di quello che ha fatto, dice che lo rifarebbe di nuovo, ma i dolori stanno diventando pesanti per lui". Così Sam Issa, avvocato australiano specializzato in pratiche di immigrazione, riferisce le dichiarazioni di Ahmed Al Ahmed, ormai noto come "l'eroe di Bondi Beach" che ieri ha bloccato e disarmato uno degli attentatori che stavano sparando sulla folla riunita per la cerimonia di Hanukkah.
"Non sta bene, è stato crivellato dai proiettili, il nostro eroe al momento è in difficoltà[1]", ha aggiunto, intervistato dal Sydney Morning Herald, l'avvocato del 43enne fruttivendolo, padre di due bambine, che è arrivato in Australia nel 2006 dalla Siria. Nella colluttazione con l'attentatore armato, Al Ahmed è stato colpito da cinque proiettili al braccio sinistro, uno ancora bloccato dietro la spalla, spiega ancora Issa affermando di temere che possa perdere il braccio.
"E' una situazione peggiore di quanto si pensasse, quando pensi a un proiettile nel braccio non pensi che sia una cosa grave, ma ha perso molto sangue", ha concluso l'avvocato. Secondo quanto dichiarato alla tv Al Araby da Mustafa Al Assad, cugino di Al Ahmed, l'eroe di Bondi Beach, che è originario di Idlib, è cittadino australiano, ma i suoi genitori, Mohamed Fateh Al Ahmed e Malakeh Hasan Al Ahmed, sono arrivati a Sydney dalla Siria solo un paio di mesi fa.
"Mio figlio è un eroe, ha servito nella polizia, ha la passione per proteggere le persone", ha detto il padre all'emittente australiana Abc, con quella che appare come un'allusione all'attività che Al Ahmed svolgeva in Siria. I genitori hanno raccontato che il figlio stava prendendo un caffè con un amico quando ha sentito gli spari. "Quando ha fatto quello che ha fatto non ha pensato al background delle persone che stava salvando - ha dichiarato il padre - non discrimina tra una nazionalità o un'altra, specialmente qui in Australia, non c'è differenza tra un cittadino e un altro".
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Intanto oggi Chris Minns, premier del New South Wales, lo stato australiano dove si trova Sydney, ha visitato il ferito in ospedale. "Ahmed è un eroe della vita reale", ha scritto su Instagram, pubblicando la foto della visita. "Non c'è dubbio che si sarebbero perse più vite senza il coraggio eroico di Ahmed", ha poi aggiunto.

Cacciatore ferito da un cinghiale durante una battuta di caccia in Molise. L'uomo di 70 anni, residente a Campobasso, è stato caricato alle spalle nei boschi di Lucito da un esemplare di grossa taglia, riportando diverse ferite.
Il cacciatore è stato soccorso e trasportato in un primo momento all’ospedale 'Cardarelli' di Campobasso. Successivamente, vista la gravità delle sue condizioni, è stato trasferito all’ospedale di Pescara, dove si trova attualmente ricoverato per le cure del caso.

Questa mattina una 18enne alla guida di uno scooter è morta in seguito a un incidente stradale avvenuto sulla Marecchiese, a Sant’Ermete frazione di Santarcangelo di Romagna (Rimini). È ricoverata al Bufalini di Cesena, non in pericolo di vita, la coetanea, che viaggiava insieme a lei.
L'incidente è avvenuto tra uno scooter Honda Sh 125, su cui viaggiavano le due ragazze, e una Dacia Sandero guidata da una 46enne. Secondo una prima ricostruzione, probabilmente lo scooter era in fase di sorpasso, l’auto svoltava sulla sinistra e c’è stato l’impatto. Sul luogo sono intervenuti i soccorsi del 118 e la polizia stradale per i rilievi.

Tra le principali sfide di salute pubblica in Europa, l'obesità richiede approcci integrati che uniscano prevenzione, presa in carico strutturata e accesso equo all'innovazione. E' il tema al centro dell'evento organizzato oggi presso il Consiglio regionale della Lombardia e promosso dalla Fondazione della sostenibilità sociale in collaborazione con Inrete e con il contributo non condizionante di Lilly, dedicato alla condizione cronica, recidivante e multifattoriale che riguarda in Italia circa 23,3 milioni di persone: secondo i dati del 7° Italian Barometer Obesity Forum, 1 cittadino su 3 è obeso o in sovrappeso. L'iniziativa - informa la Fondazione in una nota - nasce dal confronto cross-country tra Regno Unito e Italia svoltosi lo scorso aprile, che ha offerto una prospettiva privilegiata su come sistemi sanitari, con modelli di governance e capacità organizzative differenti, stiano affrontando il crescente bisogno di cura, l'arrivo di nuove terapie e la necessità di percorsi multidisciplinari sostenibili.
Nel corso dell'incontro è stato presentato il report elaborato a partire dal dialogo tra i due Paesi, promosso dalla Fondazione e dall'associazione di pazienti Amici obesi. Il documento approfondisce esperienze istituzionali, cliniche e di sistema, con l'obiettivo di individuare modelli trasferibili e raccomandazioni operative per migliorare la gestione dell'obesità in Italia. La componente qualitativa si basa sulle testimonianze raccolte nel Regno Unito da persone con sovrappeso e obesità, che hanno evidenziato bisogni insoddisfatti, barriere di accesso e l'esperienza con i professionisti sanitari, per interpretare i dati e identificare le principali criticità nei percorsi di cura. La sezione dedicata all'Italia si fonda sull'analisi delle misure normative adottate tra il 2024 e il 2025, sui piani nazionali e regionali di prevenzione e sui dati epidemiologici più aggiornati (Istat, ministero della Salute, documenti regionali). E' stata inoltre realizzata una revisione comparativa dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Psta) regionali attualmente in vigore.
"L'obesità è una grande sfida per la salute pubblica - afferma Adele Patrini, presidente della Fondazione della sostenibilità sociale - Per affrontarla come tale è necessario superare approcci settoriali e visioni semplificate, andando verso un cambiamento culturale che unisca prevenzione, presa in carico e una forte responsabilità collettiva. La priorità è costruire una rete stabile di istituzioni, professionisti e comunità, che renda possibile il superamento dello stigma, trasformando le strategie in risultati per i pazienti". E' lo stigma, infatti, a rimanere un ostacolo rilevante: continua a influire negativamente sia sulla qualità delle cure sia sulla possibilità per i pazienti di raggiungere gli obiettivi di salute. "Ogni giorno raccogliamo testimonianze che dimostrano come, per una persona con obesità, la prima difficolta non è soltanto clinica, ma relazionale - sottolinea Iris Zani, presidente Amici obesi - Senza ambienti sanitari empatici e percorsi chiari, molte persone rinunciano a curarsi: per tale ragione è fondamentale un cambio di paradigma che garantisca dignità, diritti e accesso equo ai servizi, che devono essere realmente pronti ad accogliere la complessità dell’obesità come malattia cronica".
L'approccio comparativo tra Uk e Italia si basa su 3 dimensioni: governance e quadro normativo, organizzazione dei servizi e preparazione all'innovazione. Il Regno Unito - si legge nella nota - presenta un sistema complessivamente pronto ad accogliere le nuove terapie, ma è sotto crescente pressione e ancora privo di un programma nazionale completo e pienamente finanziato. L'Italia, invece, sta attraversando un passaggio cruciale grazie al recente riconoscimento dell'obesità come malattia cronica e alla sua inclusione nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La legge di Bilancio 2025 e il disegno di legge approvato dal Senato rappresentano tappe politiche decisive: introducono finanziamenti dedicati, un programma nazionale di prevenzione e cura e un Osservatorio nazionale sull'obesità. Tuttavia, il sistema rimane disomogeneo: solo alcune Regioni hanno adottato un Pdta strutturato. La Lombardia, per esempio, non dispone ancora di un Pdta formale né di una rete specifica per la cura dell'obesità, e senza un percorso integrato e centri designati l'attuazione delle nuove misure rischia di risultare discontinua.
"Il ruolo di Regione Lombardia - dichiara Emanuele Monti, presidente Commissione IX, Sostenibilità, Casa e Famiglia - è strategico nel riconoscimento dell'obesità come una priorità per la salute pubblica. In questi anni abbiamo cercato di diventare un punto di riferimento nazionale, grazie a un sistema sanitario forte, una rete territoriale in trasformazione e un ecosistema clinico e industriale avanzato. Il prossimo passo sarà un Pdta regionale per l'obesità, per garantire uniformità, qualità e coordinamento della presa in carico". Ampliando lo sguardo, "esistono ancora grandi disparità nel modo in cui l'obesità viene riconosciuta e trattata in tutta Europa", osserva Diana Castillo, presidente Ecpo, European Coalition for People living with Obesity. "Dove manca il riconoscimento della malattia, prevalgono lo stigma e la frammentazione. Come Ecpo - evidenzia - sosteniamo la creazione di sistemi solidi che combinino governance, evidenze scientifiche e integrino la voce dei pazienti, in modo che l'accesso al trattamento e alla gestione non dipenda dal Paese o dalla località in cui si vive".
Dall'analisi comparativa emergono 4 punti chiave: 1) L'obesità deve essere considerata una malattia sistemica, affrontabile solo attraverso politiche integrate; 2) E' necessario un allineamento tra normativa e preparazione del sistema: innovazione senza governance genera disuguaglianze, governance senza innovazione rischia di essere inefficace; 3) L'assistenza primaria deve essere potenziata per favorire la diagnosi precoce, ridurre lo stigma e garantire adeguati percorsi di riferimento; 4) L'equità deve guidare ogni decisione: quando il sistema pubblico non assicura l'accesso, il settore privato tende a colmare il vuoto, aumentando le disuguaglianze. Questi elementi - conclude la nota - delineano una strategia essenziale per affrontare non solo una sfida clinica, ma un vero banco di prova per il futuro dell'assistenza sanitaria, dove integrazione, innovazione, equità e sostenibilità devono procedere insieme.

Enel, attraverso la controllata Enel Green Power Germany, ha perfezionato l’acquisizione di un portafoglio composto da due impianti eolici onshore in Germania che hanno una potenza installata complessiva di 51 MW. L’operazione apporta un contributo di circa 10 milioni di euro l’anno all’Ebitda ordinario di Gruppo, grazie ad una tariffa regolata in regime di feed-in premium, che garantisce un livello minimo di remunerazione qualora i prezzi di vendita sul mercato risultino inferiori alla soglia prevista.
Questa operazione, con un enterprise value di circa 80 milioni di euro, rappresenta la prima significativa acquisizione del Gruppo Enel di un portafoglio di impianti operativi in Germania, un mercato chiave all’interno della strategia di espansione geografica del Gruppo. Tale strategia prevede una crescita nel settore delle rinnovabili anche attraverso acquisizioni mirate, focalizzandosi su aree caratterizzate da stabilità regolatoria e macroeconomica.
Il mercato tedesco delle rinnovabili è infatti il più grande e uno dei più interessanti d’Europa grazie al potenziale di crescita e al contesto regolatorio favorevole, che prevede meccanismi di incentivazione per le fonti di energia rinnovabile.

"Bene il decreto Milleproroghe del Governo che proroga fino al 31 dicembre 2026 lo scudo penale", per "limitare la responsabilità penale" degli esercenti di una "professione sanitaria in situazioni di grave carenza di personale ai soli casi di colpa grave". "Si tratta di una misura necessaria per tutelare i professionisti che lavorano nel Servizio sanitario nazionale cittadini che ne usufruiscono. Tuttavia, il nostro auspicio è che tale problematica venga risolta una volta per tutte come si è fatto per gli automobilisti per i quali è obbligatoria la polizza Rca Auto". Così all'Adnkronos Salute il segretario nazionale del Sumai-Assoprof (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell'area sanitari), Antonio Magi, in riferimento alla norma contenuta nel nuovo decreto Milleproroghe approvato in Consiglio dei ministri.
"Per poter guidare la propria automobile - spiega Magi - è obbligatorio che questa sia assicurata e quindi coperta dalla polizza Rca Auto, ovvero una copertura obbligatoria per legge che tutela l'assicurato e il danneggiato in caso di danni a persone o cose causati dalla propria vettura durante un sinistro stradale. Ecco, noi ci auguriamo che si trovi la quadra: obbligo per il professionista di assicurarsi - come già avviene - e contestualmente l'obbligo per le compagnie assicurative di assicurare le strutture sanitarie e il personale". Quindi, "per tutelare cittadini e professionisti del Ssn, occorre un sistema analogo a quello della Rca-Auto".

Quando suona la sveglia, il corpo è disidratato e a digiuno da ore. Ciò che beviamo all'inizio della giornata, 'accendendo' la colazione, diventa un elemento chiave nell'arco della giornata. Non tutto, quindi, merita di trovare spazio nel bicchiere, in particolare nelle feste di Natale e Capodanno quando l'organismo potrebbe essere già 'a dura prova' per qualche eccesso a tavola.
"Quello che bevi per primo setta il tono metabolico di tutta la giornata", avverte l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum, che per l'Adnkronos Salute ha esaminato le 6 bevande che potrebbero 'sabotare' la mattinata.
Le 6 bevande da evitare
1. Succhi di frutta industriali. "Il pro: sono dolci, freschi e colorati. Il contro: sono essenzialmente acqua e zuccheri aggiunti. A causa dell'assenza delle fibre presenti nel frutto intero, il glucosio viene assorbito in modo estremamente rapido, provocando un'iperglicemia transitoria immediata. Fa seguito a tutto questo una rapida risposta insulinica e un conseguente calo di energia (e aumento della fame) già a metà mattinata", spiega Minelli.
2. Caffè a stomaco vuoto. "Pro: è il sacro rito che 'accende' il cervello. Il contro: bere caffè prima di aver mangiato stimola la produzione di acido cloridrico, non esattamente il massimo per una gastrite, e alza i livelli di cortisolo proprio quando è già al suo picco naturale. Risultato? nervosismo e bruciore di stomaco".
3. Energy drink. "Il pro: generano un picco immediato di vigilanza grazie al rilascio rapido di dopamina e adrenalina. Il contro: inducono uno stress metabolico acuto. L'elevato carico glicemico - illustra Minelli - provoca un'impennata di insulina seguita da un brusco crollo energetico. Inoltre, l'assunzione di forti stimolanti a digiuno aggredisce la mucosa gastrica e altera il ritmo cardiaco basale, portando a tachicardia e agitazione invece che a vera energia".
4. Acqua ghiacciata. "Il pro: ti sveglia di colpo. Il contro: lo shock termico è reale. L'acqua gelida a digiuno rallenta il metabolismo e 'congela' i processi digestivi, rendendo più difficile assimilare la colazione che farai dopo. Meglio a temperatura ambiente".
5. Bibite gassate. "Il pro: le bollicine danno una falsa sensazione di sazietà. Il contro: gonfiore addominale istantaneo. L'anidride carbonica dilata lo stomaco, mentre gli edulcoranti o gli zuccheri innescano la voglia di dolce per tutto il resto della giornata", precisa lo specialista.
6. Bevande 'detox' confezionate. "Il pro: offrono un apporto immediato e concentrato di micronutrienti (vitamine e sali minerali) in un formato pratico e veloce. Il contro: possono nascondere un carico elevato di zuccheri semplici e conservanti. La forma liquida, tra l'altro, elimina la masticazione, pure necessaria per attivare i segnali di sazietà, e priva la frutta della sua matrice fibrosa. Questo - osserva il medico - causa un rapido svuotamento gastrico, lasciando l'organismo insoddisfatto e nuovamente affamato in breve tempo.
The winner is...
In conclusione, Minelli suggerisce un consiglio extra sulla scelta migliore: "Un bicchiere di acqua tiepida (magari con limone), seguita da una colazione solida. E solo dopo, quindi, l'amato caffè".

Giornata di tredicesima per i dipendenti pubblici. Oggi lunedì 15 dicembre 2025 è previsto l'accredito, anche se il giorno può variare leggermente in base ai calendari di NoiPA . Ai dipendenti privati in ogni caso viene pagata abitualmente prima della retribuzione di dicembre, con un accredito separato erogato tra il 1 e il 24 dicembre. La data esatta viene stabilità dal contratto Ccnl oppure dall'azienda. Mentre i pensionati l'hanno già incassata. Ma a chi spetta? E ai dipendenti privati, quando verrà pagata?
A chi spetta e come si calcola la tredicesima
A incassare questo stipendio supplementare, secondo la Cgia di Mestre , sono 16,3 milioni di pensionati e 19,7 milioni di lavoratori del pubblico e del privato. Quella della tredicesima in Italia è una storia che ha quasi 90 anni: inizialmente era solo una 'elargizione volontaria' dei singoli datori di lavoro, nel 1937 divenne obbligatoria solo per i lavoratori dell’industria, quindi nel 1946 fu estesa anche agli altri settori. Infine nel 1960 gli accordi esistenti sono stati trasformati in un diritto riconosciuto dalla legge e dai CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro).
Il diritto alla tredicesima è maturato da tutti i pensionati, dai beneficiari dell’assegno sociale e dai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, part time o a tempo pieno, che abbiano un contratto di lavoro subordinato e abbiano almeno una mensilità di lavoro calcolabile nell'anno solare, cioè dall'1 gennaio al 31 dicembre. L'assegno di fine anno è pari a una mensilità della retribuzione ordinaria (quindi minimo tabellare, contingenza, scatti di anzianità, superminimi, indennità contrattuali fisse) esclusi invece gli elementi variabili (come straordinari, maggiorazioni per turni notturni o festivi, festività e ferie non godute, rimborsi spese e indennità).
Ogni mensilità lavorata contribuisce a un dodicesimo di tredicesima. Ma la singola mensilità - in caso di part time o di rapporti iniziati o terminati durante l'anno - si calcola sulla base della 'regola dei 15 giorni': se in un mese sono stati lavorati almeno 15 giorni, il mese viene conteggiato per intero; se sono 14 o meno, non viene considerato ai fini della maturazione del contributo.
Non esiste una cifra esatta: la Cgia di Mestre parla di 59,3 miliardi complessivi, di cui però 14,5 assorbiti dal fisco. Secondo Confcommercio invece l'importo netto che finirà a lavoratori e pensionati con la mensilità aggiuntiva è di circa 57,4 miliardi. Di questi però - stima l'associazione - 9,4 miliardi verranno assorbiti da pagamenti Ici, Imu, Tasi, bollo auto e canone Rai, lasciando in tasca comunque agli italiani 49,9 miliardi , con un aumento di 2,4 miliardi rispetto al 2024. Sempre secondo Confcommercio comunque solo un quinto della tredicesima incassata finirà in regali di Natale, circa 10,1 miliardi.
Come la spenderanno gli italiani
Il consueto sondaggio Confesercenti-Ipsos sull’utilizzo della mensilità aggiuntiva mostrano una dinamica doppia, con molti italiani che si comportano da 'cicale' e concentrano sulla tredicesima una parte importante del Natale, mentre aumentano anche le 'formiche', cioè quelli che scelgono di proteggersi destinandone una quota a risparmio e spese non rinviabili. La voce di spesa principale resta il Natale “classico”: il 50% indica i regali come destinazione prioritaria, con una punta nel Mezzogiorno (59%). Accanto ai doni, tengono le altre spese festive (22%) e i viaggi (23%). Ma cresce anche la componente prudenziale: il 31% userà la tredicesima per incrementare il risparmio e il 20% la destinerà a bollette e pagamenti arretrati. A questa linea di cautela si affiancano altre spese obbligate e voci di gestione del bilancio: l’11% la userà per pagare mutui o finanziamenti e il 14% per la salute. Restano poi quote non trascurabili di utilizzo “funzionale”: il 21% indica spese per la casa, il 18% altri acquisti di beni o servizi e il 9% la destinerebbe a investimenti. Anche i saldi entrano già nei piani: il 27% prevede acquisti a gennaio usando risorse della tredicesima. Una quota del 5% dichiara infine di non aver ancora deciso.

"Ho ascoltato le parole di John Elkann. Se potessi fare un po' di ironia, vorrei sapere se queste parole sono state dette col cuore o col gobbo. Leggeva mentre parlava e questo non depone molto a favore della sua convinzione di quello che ha detto". Così Giovanni Cobolli Gigli, ex presidente della Juventus, ospite di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, sul no di John Elkann all'offerta di Tether da oltre un miliardo per la quota di controllo della Juventus. "Il contenuto delle sue parole ha messo, per ora, un punto fermo a quello che può essere il tentativo di nuovi soci di entrare nella Juventus. Questa mi sembra una cosa positiva. Dopodiché bisogna costruire. La Juve ha una cda appena nominato che non deve essere assente come quelli precedenti. Certe dichiarazioni spettano all'amministratore delegato. Immagino che Comolli stia già facendo delle total immersion per imparare l'italiano. Tutte le dichiarazioni che adesso fa il presidente spettano d'ora in poi alla società Juventus".
Cobolli Gigli e la profezia sulla Juve
"John Elkann ha detto che i valori non sono in vendita? Due mesi fa ha fatto delle dichiarazioni su Gedi e poi sono volate via con il vento dell'inverno. Prendiamo atto delle sue parole. Sono un po' meno convinto della solidità della Juventus, a questo punto vediamo cosa succede", ha aggiunto Cobolli Gigli. "La tifoseria deve essere tranquillizzata nel ritrovare una società per azioni quotata in Borsa come la Juve che fa il suo mestiere e che comunica -aggiunge l'ex presidente della Juventus-. Il precedente ad della Juve, pare compagno di classe di John Elkann, non ha mai fatto una dichiarazione. La Juve deve prendere posizione, far capire che c'è un corpo dirigente sopra la società calcistica e che sta portando avanti un lavoro ben fatto. In questo caso gli azionisti potranno essere soddisfatti del fatto che la Juve stia dando anche dei risultati positivi in termini di bel gioco e non di perdite. La Juve ha perso un miliardo negli ultimi anni delle gestioni precedenti". E ancora: "Scenario non chiuso? Si possono avere dei dubbi su quanto sia secco questo no di John Elkann, era secco anche quello per Gedi e poi le cose sono andate diversamente. Se società e squadra cominciano a essere di nuovo competitive sul campo italiano e internazionale, la situazione può tornare saldamente nelle mani degli azionisti, che desiderano mantenere la partecipazione".
La situazione della Juve
"Gli obiettivi della Juve? La permanenza in Champions League deve essere scontata, il minimo sindacale. La cura Spalletti comincia a dare qualche risultato effettivo. La Juve vista ieri e con giocatori importanti come Bremer, Gatti e Rugani in procinto di tornare in questura sono tutti fatti positivi. La Juve ha sentito la mancanza di questi giocatori, ora Spalletti può pensare a fare delle cose diverse rispetto a quelle che ha fatto finora. La vittoria di ieri è coincisa con la sconfitta di alcune squadre al di sopra della Juve e quindi vale più dei semplici tre punti. Il fatto che io esprima un moderato ottimismo deriva dal fatto che la partita di ieri ha fatto vedere una Juve cambiata", ha sottolineato Cobolli Gigli.
Poi su Thiago Motta, Tudor e mercato ha aggiunto: "I voti che do agli ultimi mercati della Juve non sono molto alti. Però Kalulu, Kelly, Cabal e Koopmeneirs stanno dimostrando di entrare in una zona post rodaggio rispetto alla precedente. Se tutto questo meccanismo funziona, allora si potrà dire che l'ultima campagna acquisti ha dato risultati positivi. Certamente non quelle precedenti in epoca Giuntoli, caratterizzate da acquisti a prezzi molto alti e scarsissimi risultati sul campo", ha detto l'ex numero uno bianconero che sul contratto di Vlahovic ha concluso: "Il solo problema di Vlahovic è il costo. Ha dato un contributo importante in campo, nonostante la situazione contrattuale. Ha dimostrato di essere un centravanti di ottimo livello. Non so come finirà, certamente non firmerei un contratto con Vlahovic con le cifre di quello precedente. Deve dimostrare attaccamento alla squadra e venire e più miti pretese, magari con un contratto più a lungo termine. Se fosse così, lo terrei".

"Negli ultimi anni abbiamo lavorato per rafforzare un modello di accoglienza che metta realmente il paziente al centro, affiancando alla qualità clinica un'attenzione più ampia alla dimensione del benessere". Sono le parole di Simona Morcellini, General Director Deputy Mayor di Marilab, partecipando alla convention di fine anno della società, a Roma.
Morcellini ricorda come, accanto a macchinari e professionalità già consolidati, sia stato avviato un percorso orientato a un approccio olistico che coinvolge diversi aspetti dell'esperienza del paziente all'interno dei centri. "L'introduzione di una web radio interna che diffonde musica a 432 hertz e di un profumo d'ambiente dedicato - spiega - rientra in questa visione, con l'obiettivo di favorire una condizione di maggiore comfort e serenità durante la permanenza nelle strutture". Inoltre l'installazione artistica 'Amore per la vita', realizzata nella nuova sede di Pomezia, "coinvolge il senso della vista in una composizione che riprende la parola Marilab".
Nel corso della convention a Roma è stata presentata una novità che il gruppo introdurrà nei centri a partire da gennaio: le caramelle alla vitamina C formulate su misura per il gruppo. Un omaggio anche al senso del gusto, basato su "un percorso ispirato alla proporzione universale, all'armonia che tiene insieme tutto il creato e che ci permette di riconoscere il bello che è già dentro di noi", chiarisce Morcellini. Una dolce iniziativa che "estende il concetto di cura anche a un gesto simbolico di attenzione verso i pazienti".

E' uno degli alimenti più amati al mondo, ma oltre a essere buona, la pasta fa anche bene. Anzi, è "una componente preziosa di diete sane e sostenibili", come sostengono gli esperti e nutrizionisti di tutto il mondo nel documento di consesnus 'Healthy Pasta Meal'. Eppure anche in Italia, dove il suo consumo raggiunge i 23 kg pro capite l'anno e viene portata in tavola mediamente 5 volte a settimana, la pasta non è immune dalla disinformazione. (VIDEO[1])
Una credenza diffusa sconsiglia per esempio di mangiare la pasta a cena. "La pasta va consumata anche di sera perché è un'alleata del sonno", afferma Elisabetta Bernardi, divulgatrice scientifica e nutrizionista dell'università di Bari, in un'intervista a 'Let's Talk About Food and Science', format promosso dal gruppo Barilla, rispondendo alla prima di 5 domande su altrettanti aspetti e curiosità riguardanti pasta, carboidrati e dieta mediterranea. Mangiata a cena "favorisce il sonno - spiega l'esperta - grazie a un meccanismo di rilascio del triptofano e dell'assorbimento di questo importante amminoacido da parte del cervello, con la produzione di serotonina e di melatonina che sono proprio dei neurotrasmettitori che favoriscono il riposo notturno". Inoltre, "favorisce anche la secrezione di due ormoni della sazietà molto importanti come la leptina e la grelina: si riesce quindi ad avere un senso di sazietà che dura anche il giorno successivo".
Ci sono effetti sull'umore? "La pasta rende felici e non soltanto perché è legata alla cultura e alla tradizione mediterranea e italiana - afferma Bernardi - Rende felici anche per motivi fisiologici, perché favorendo l'assorbimento da parte del cervello del triptofano favorisce la produzione di serotonina, che è considerata l'ormone del buon umore. E poi c'è l'effetto sul microbiota, perché la pasta contiene fibra" e "la pasta integrale ne contiene ancora di più. Se aggiungiamo anche un condimento a base di verdure, diamo il piatto preferito ai nostri amici microscopici dell'intestino, il microbiota". Questo aspetto non è secondario. "Un microbiota in salute - sottolinea la nutrizionista - favorisce la diminuzione dell'infiammazione e anche il buonumore attraverso l'asse intestino-cervello". A tale proposito, da un nuovo studio condotto in Italia da ricercatori dell'università Cattolica del Sacro Cuore e pubblicato sulla rivista 'Food Science & Nutrition', che ha analizzato gli effetti psicologici ed emotivi del consumo di pasta, è emerso che "chi mangia pasta con regolarità sperimenta livelli più elevati di gioia, meno stress e una qualità della vita migliore". Nel dettaglio la ricerca, realizzata con il supporto del gruppo Barilla e condotta su un campione di 1.500 persone, ha rilevato che: il 41% degli italiani associa la pasta alla famiglia; il 21% a emozioni positive e il 10% a una sensazione di piacere. Inoltre, chi consuma pasta almeno 3 volte a settimana ha dichiarato di provare "soddisfazione (29%) e un senso di autentica felicità (10%)".
A potenziare gli effetti benefici della pasta c'è il fatto di mangiare in compagnia. "E' uno dei segreti della dieta mediterranea, caratterizzata anche da un consumo elevato di pasta - evidenzia Bernardi - La dieta mediterranea quindi non deve essere soltanto ciò che si mangia, ma anche come si mangia, perché favorire la convivialità significa anche ridurre lo stress e favorire le buone abitudini alimentari, soprattutto nei più piccoli. Si è visto - chiarisce la specialista - che riducendo lo stress si favorisce anche la digestione e si hanno tempi di masticazione più lunghi, veri segreti per favorire la giusta alimentazione e non prendere peso". Ma c'è di più. "La convivialità è legata anche a cultura e tradizione, e il ricordo di una tavola felice riesce anche a favorire poi il buon umore in altre occasioni".
Qualcuno ancora non lo sa, ma la pasta "non contiene solo carboidrati: il 10, 12, anche 15% è fatto di proteine, e proteine di origine vegetale", precisa la nutrizionista, ricordando che "le nuove linee guida tendono a chiederci di aumentarne la quantità". Oltre alla proteine, nella pasta ci sono "microelementi come il potassio e le vitamine del gruppo B. E' quindi un alimento da considerarsi completo. Unici grandi assenti sono i grassi, perché ha un apporto calorico veramente ridotto: 100 grammi stanno intorno alle 150-180 calorie, che equivalgono a un contorno ben condito". In virtù di questo "non bisogna preoccuparsi di un consumo troppo elevato, ma limitarsi alle quantità raccomandate, che sono circa 80 grammi" a porzione.
Infine, la pasta "è un grande alleato dello sportivo, soprattutto nella fase iniziale per fornire energie, ma anche nella fase di recupero - rimarca Bernardi - Sono importanti le '4 R' del recupero: reidratare con l'acqua; ricostituire le riserve di glicogeno con i carboidrati; ricostruire il tessuto con le proteine; riposare. Non avere carboidrati durante la fase di recupero è come avere dei mattoni e non avere il cemento per montarli. E' fondamentale che, nella cosiddetta finestra metabolica - entro 1 ora dalla fine dell'esercizio - ci siano entrambi questi nutrienti". Uno studio dell'università di Milano pubblicato sull''International Journal of Food Science and Nutrition', che ha osservato oltre 60 atleti non professionisti, rileva come "coloro che seguivano un'alimentazione mediterranea con almeno 5 porzioni di pasta a settimana avevano risultati migliori di forza muscolare e massa grassa rispetto a chi consumava meno carboidrati e pasta. Non solo. Diversi studi - conclude l'esperta - mostrano che mangiare in compagnia migliora sia l'aderenza alla dieta mediterranea sia le performance, riducendo la depressione del 30-40%".

E' stato arrestato e portato in carcere a Rebibbia, a Roma, un cittadino peruviano di 45 anni accusato di stupro e sequestro di persona. Gli agenti del l Gruppo Centro dalla Polizia Locale di Roma Capitale, al termine di articolate indagini coordinate dalla procura di Roma, hanno eseguito l'ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Tribunale di Roma, con arresto e trasferimento in carcere del 45enne. Il provvedimento è scaturito al termine di complesse attività investigative avviate dai caschi bianchi la scorsa estate, subito dopo la denuncia della vittima delle violenze, una giovane colombiana di 24 anni che, al momento dei fatti, si trovava in visita nella Capitale.
In base a quanto ricostruito, la donna si era rivolta a uno dei dipendenti di un ristorante del Centro Storico, in quanto si trovava in difficoltà a ritrovare l'albergo in cui alloggiava, data la temporanea impossibilità di cercare il percorso sul navigatore satellitare del cellulare a causa della mancanza di credito per la connessione dati. Con la promessa di farle usare il wi-fi del locale e dicendo che all'interno il segnale fosse migliore, un 45enne, di nazionalità peruviana, l'ha invitata a entrare per poi iniziare a versarle da bere bevande alcoliche e mettendo in atto comportamenti che sono diventati sempre più insistenti e molesti nel prosieguo della serata.
L'uomo l'ha condotta in un pub dove ha continuato a farla bere, quindi una volta fatta ubriacare, l'ha riportata nel ristorante, ormai in orario di chiusura, col pretesto di cucinarle qualcosa, e ha abusato della ragazza per poi segregarla all'interno. Riuscita a fuggire in un attimo in cui il suo aguzzino si era allontanato, la vittima ha incontrato, dopo poco, una pattuglia della Polizia Locale, alla quale si è rivolta per chiedere aiuto, ancora in preda al panico, tremante, con gli abiti sporchi di vino e di sangue. Gli agenti le hanno subito fornito assistenza, allertando il soccorso medico. Una volta fatta sentire al sicuro, la giovane ha iniziato a raccontare quanto le era accaduto. Affidata alle necessarie cure mediche, gli operanti hanno avviato immediatamente le indagini, ad esito delle quali, raccolti i gravi indizi di colpevolezza, è stato disposto l'arresto del 45enne che è stato portato a Rebibbia.

Il game show 'Chi Vuol Essere Milionario – Il Torneo', condotto da Gerry Scotti, in onda ieri domenica 14 dicembre su Canale 5, vince la sfida del prime time con 2.189.000 spettatori e uno share del 19,7%. Medaglia d'argento per Rai1 con 'Sarà Sanremo', la serata che ha svelato i giovani in gara al prossimo Festival, che ha interessato 1.733.000 spettatori, pari al 12,3% di share. Mentre il programma 'Che Tempo Che Fa' di Fabio Fazio sul Nove ha incollato allo schermo 1.597.000 spettatori con il 9.6% di share.
Fuori dal podio troviamo Rai3 con 'Report' che ha segnato 1.523.000 spettatori (9,1% share) mentre su Rai2 'N.C.I.S. Sydney' ha raccolto 693.000 spettatori(3,9% share). A seguire: Italia 1 con 'Zelig On' (685.000 spettatori, 5% share); Rete 4 con 'Fuori dal Coro' (652.000 spettatori, 5,4% share); La7 con 'Destini incrociati' (442.000 spettatori, 2,8% share); Tv8 con 'Un biglietto per Natale' (348.000 spettatori, 2,1% share).
In access prime time 'La Ruota della Fortuna' su Canale 5 ha interessato 4.868.000 spettatori (25,5% share) mentre 'Affari Tuoi' su Rai1 ha ottenuto 4.381.000 spettatori (22,8% share).

Un teatro gremito, un’energia contagiosa e un messaggio forte: il merito si alimenta con riconoscimento concreto, il sociale si sostiene con i fatti, valorizzando le persone che si dedicano agli altri. È questa l’anima del 'Galà per il Sociale', l’evento organizzato da Manageritalia Veneto che sabato sera, nella cornice del Teatro Palladio della Fiera di Vicenza, ha unito merito e solidarietà con una grande partecipazione. Il 'Galà per il Sociale' è stato molto più di una semplice serata di spettacolo: un momento corale in cui la platea ha condiviso un’idea di futuro, costruito con responsabilità e coesione. Un evento che ha saputo intrecciare attenzione ai giovani, valorizzazione delle carriere e un grande spettacolo teatrale, trasformando ogni istante in un elemento concreto di appartenenza e impegno.
Per Lucio Fochesato, presidente di Manageritalia Veneto, "il 'Galà per il Sociale' nasce per dare forza a chi, ogni giorno, è in prima linea sul territorio: le organizzazioni del terzo settore che trasformano bisogno in aiuto concreto e fragilità in opportunità. Questa serata è un abbraccio collettivo fatto di solidarietà, partecipazione e responsabilità condivisa. Come Manageritalia Veneto vogliamo accendere attenzione, su queste Associazioni e Onlus, perché il welfare di comunità si sostiene insieme, con continuità e visione".
Ad aprire la serata, la cerimonia di consegna delle borse di studio: 165 riconoscimenti destinati a sostenere il merito e il talento di giovani studenti e studentesse venete. Le borse sono state istituite dal Fondo Mario Negri, il Fondo contrattuale di previdenza integrativa dei dirigenti del terziario, per i Dirigenti, e da Manageritalia Veneto per gli associati quadri e volontari. Premiati 4 studenti delle scuole medie inferiori, 105 studenti delle scuole medie superiori, 35 percorsi universitari e 11 tesi di laurea. Un investimento sulla conoscenza che diventa investimento sul territorio: perché sostenere lo studio significa generare competenze, opportunità e crescita condivisa.
La serata è stata anche l’occasione per Manageritalia Veneto di consegnare gli attestati di riconoscimento agli associati che festeggiano 20, 30, 40, fino a 50 anni di carriera e valore umano: un omaggio non solo al percorso professionale, ma anche alla fedeltà, allo spirito associativo.
A coronare la serata, lo spettacolo di Carlo & Giorgio, il celebre e popolarissimo duo comico veneziano attivo dagli anni ’90, composto da Carlo del Paos e Giorgio Pustetto. Una performance travolgente, capace di unire la comicità tradizionale veneta all’ironia tagliente sui temi dell’attualità, tra vita quotidiana, differenze generazionali e cambiamenti sociali. Sketch irresistibili che giocano sul contrasto tra dialetto veneto e inglese, mettendo in scena con intelligenza e ritmo i paradossi della modernità, dalla transizione digitale alle nuove abitudini, fino alle piccole (grandi) scene di tutti i giorni. Risate vere, ma anche uno specchio brillante in cui riconoscersi: perché la comicità migliore sa divertire e, insieme, far pensare.
Con il 'Galà per il sociale', Manageritalia Veneto conferma la propria visione: essere un punto di riferimento per una leadership che non si limita ai risultati, ma li accompagna con valori, partecipazione e attenzione alle persone. Una serata che dimostra come la cultura del management possa tradursi in azioni concrete, capaci di creare impatto e generare fiducia. La serata di ieri andrà a sostenere i progetti di: Auser Vicenza - Club 41 Vicenza – Fidas Vicenza – Mato Grosso – Mummy&Daddy ODV – Passo Dopo Passo Onlus – Patronato Leone XIII – Società Teosofica italiana – Sos Bambino International Adoption – Vicenza Tutor – ViviAutismo Odv.

"In questo Paese noi medici di medicina interna siamo rimasti gli unici a rispettare l'articolo 32 della Costituzione", quello che dice che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti", il principio che fa del "rispetto della persona umana" il faro guida dell'assistenza sanitaria. Comincia così la lettera aperta di Antonino Mazzone, direttore del Dipartimento medico dell'Asst Ovest Milanese, che prende spunto dal caso dell'Irccs San Raffaele di Milano - sintomo esploso di un'antica malattia che peggiora senza trovare cure ("negli ospedali non ci sono più gli infermieri") - per lanciare un duro monito alla politica: "Vogliamo diventare come l'America che cura solo chi paga e lascia gli altri sul marciapiede?", chiede l'internista nello sfogo di chi non si rassegna alla "sanità come profitto".
All'ospedale di Legnano "dirigo un grande reparto di Medicina interna - scrive Mazzone - e mi veniva in mente l'articolo 32 della Costituzione ascoltando i miei bravi e giovani medici durante il briefing del mattino, mentre mi informavano dei pazienti che erano stati ricoverati dal Pronto soccorso. Nei reparti di medicina ormai più del 98% dei pazienti sono ricoverati dal Ps con problemi acuti", e spesso sono malati "polipatologici e complessi". Il primario cita qualche caso arrivato nel suo reparto. "Primo paziente: 65 anni, paraplegico ricoverato per polmonite, caregiver della moglie affetta da Alzheimer, nessun parente in quanto l'unico figlio si trova in carcere. Secondo paziente: homeless, trovato incosciente dal 118, alcolista affetto da cirrosi epatica ed encefalopatia alcolica, nessun percorso possibile, rimane ricoverato in Medicina interna. Terzo paziente, ricoverato per setticemia: extracomunitario con permesso scaduto, impossibilità di rinnovarlo e di possibile dimissione". Ancora: anziana "95enne sola a domicilio, autonoma fino al giorno prima, trovata senza coscienza dal vicino, nessun parente tranne un pronipote che non ha alcun interesse a gestirla, rimane per giorni e giorni in Medicina senza alcuna possibilità di liberare il letto".
Storie brevi di un elenco che potrebbe essere ancora più lungo. Drammi diversi, stesso epilogo: "I posti vengono occupati in maniera inappropriata e nessuno dal punto di vista organizzativo se ne assume la responsabilità", afferma l'internista che porta dati pubblicati sulla rivista 'Internal and Emergency Medicine'. Titolo dello studio 'Co.Cared - Complessità dell'assistenza e barriere alla dimissione: il paziente moderno di Medicina interna', coordinato da Chiara Cogliati dell'ospedale Sacco di Milano. Gli autori, spiega Mazzone, analizzano 14 reparti di Medicina interna in Lombardia. Risultato: "Percentuale di 'bed blockers' 24%, malati inappropriatamente ricoverati in reparto che non hanno alcuna necessità clinica" di restarci ancora e "che occupano un posto con un elevato costo per la società". Pazienti che "spesso arrivano nei pronto soccorso dei privati accreditati", dove "non li fanno nemmeno sbarellare. Li guardano in ambulanza, capendo le problematiche, e dicono il fatidico: 'Noi non siamo in grado, lo porti nell'ospedale pubblico'".
"Qualcuno dei decisori politici si rende conto della situazione in cui versano oggi alcuni reparti come la Medicina interna, la specializzazione più lunga e prestigiosa dopo la laurea in Medicina, che è il 'cervello dell'ospedale' come dice la bellissima attrice Matilde Gioli nella fiction che va tanto di moda?", domanda lo specialista con un accenno alla serie 'Doc - Nelle tue mani'. "Abbiamo ridotto i letti a 3 su 1.000 abitanti, molto meno della media europea e un terzo della Germania. Chi lavora in ospedale sa davvero quale è la situazione: c'è chi si sceglie i malati e chi deve prendere tutto", attacca Mazzone, comunque fiero di far parte dei secondi. "Noi siamo la Medicina interna e siamo felici di rispettare l'articolo 32 della Costituzione. E non solo prendiamo tutti i pazienti spesso rifiutati da vari specialisti, e di questo siamo orgogliosi, ma ormai siamo insostituibili - sottolinea - perché siamo quelli che stiamo tamponando la deriva di medicina d'urgenza e Ps in questo Paese, partecipando attivamente alla turnistica del pronto soccorso. Senza i medici internisti molti Ps sarebbero già chiusi", avverte Mazzone, e allora "metteteci in condizione di fare il nostro lavoro al meglio".
"Siamo il primo reparto di ricovero in questo Paese, con oltre 1 milione di ricoveri" all'anno, però "dateci la possibilità di destinare secondo competenza e appropriatezza il paziente giusto nel posto giusto, curato in maniera corretta, nel setting assistenziale adeguato. Liberiamo i reparti di Medicina interna dai problemi socio assistenziali", chiede il primario, visto che "sono stati creati posti per direzioni socio sanitarie e infermieri territoriali". Ma "almeno funzionassero, queste direzioni socio sanitarie", perché così "saremmo in grado di liberare posti letto da gestire sul territorio". Invece l'unico effetto che l'internista rileva è che "gli infermieri vanno sul territorio" e "negli ospedali non ce ne sono più", come dimostra a Milano "quanto accaduto al San Raffaele in un reparto di medicina ad alta complessità" dove nei giorni del ponte di Sant'Ambrogio sono arrivati dei 'gettonisti' non preparati per i compiti che avrebbero dovuto svolgere. Oggi "gli infermieri vanno sul territorio - ripete Mazzone - dove il lavoro è un quarto di quanto è in ospedale, soprattutto in Medicina interna dove sono tutti complessi e allettati". E dove "chi si ammazza tutti i giorni per fare tutto ai pazienti spesso viene deriso e umiliato", contrariamente a chi magari si limita a "gestire un paziente a testa con una macchina", rimarca l'internista che nella sua analisi non risparmia certi "sindacati".
"Vogliamo una sanità che perda l'aspetto umano della cura? Vogliamo sceglierci i pazienti e quelli che non pagano li lasciamo sul marciapiede come in America?", incalza Mazzone raccontando quando "da giovane, a Chicago, vedevo che in presenza di uno che stava male guardavano se aveva la tessera dell'assicurazione e se non ce l'aveva lo lasciavano lì moribondo. Si vuole una sanità di questo tipo? Ma qualcuno di credibile esiste ancora che ci tenga ad avere un servizio sanitario pubblico, che rispetti la Costituzione italiana, o dobbiamo rassegnarci alla sanità come profitto?". Il medico di medicina interna conclude prendendo in prestito alcuni passaggi del discorso alla città pronunciato da monsignor Delpini alla vigilia della festa di Sant'Ambrogio, patrono del capoluogo lombardo: "Alcune delle professioni più direttamente dedicate al bene delle persone sono diventate particolarmente faticose e inadeguatamente retribuite", ha osservato l'arcivescovo di Milano. "La comunità che agisce per un'autentica promozione della salute non deve dimenticare le cause sociali della malattia, prediligendo i più fragili perché non ricevano solo risposte emergenziali, ma anche di prevenzione e cura nella cronicità e progettando interventi incentrati sull'equità", ha continuato Delpini. "La gente è stanca", ha ammonito chiamando in causa anche "una gestione miope della cosa pubblica", con "servizi pubblici che costringono a ricorrere al privato". Così "dimenticando l'articolo 32 della Costituzione Italiana - chiosa Mazzone - e favorendo il profitto sulla malattia e il disagio".



