
“Quella di oggi è una bellissima giornata, perché ci troviamo in un auditorium pieno di giovani che parlano di una cosa importantissima per il loro futuro: il lavoro”. Sono le parole di Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, all’edizione 2025 di Labordì a Roma, l’evento organizzato dalle Acli della Capitale per avvicinare i giovani al mondo del lavoro.
“Il lavoro è importante, non soltanto perché serve a pagare il mutuo e riempire il carrello della spesa, ma soprattutto perché realizza una parte importante della nostra vita - spiega - Dall'entusiasmo e dall'attenzione con cui i ragazzi presenti hanno seguito gli interventi, credo ci sia da parte loro una grande disponibilità nei confronti di questo tema”.
“Il mondo cambia e quindi bisogna arrivare preparati - conclude - Il tema delle competenze è fondamentale. I giovani mi paiono assolutamente disposti ad affrontare i percorsi per poterle acquisire”.

Promuovere una nuova cultura dell'alimentazione a partire dalle giovani generazioni, valorizzando la qualità dei prodotti del territorio e contrastando l'aumento dei disturbi alimentari. E' il messaggio lanciato da Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, intervenuto alla presentazione della campagna di sensibilizzazione, prevenzione e informazione sui disturbi alimentari 'Gustiamo insieme la vita', ospitata presso la sede del Consiglio regionale.
"Il problema è dare una cultura diversa, iniziando dai nostri ragazzi, spiegando l'importanza che l'alimentazione ha sulla salute e sul corretto stile di vita", ha sottolineato Aurigemma, ricordando come il Lazio "non ecceda per quantità di produzione, ma per qualità, e tra queste qualità ci sono i nostri prodotti alimentari".
Il presidente ha ribadito il ruolo delle istituzioni regionali nel sostenere iniziative di educazione alimentare, soprattutto nelle scuole: "Come Consiglio regionale non faremo mai mancare la nostra presenza in iniziative come queste, che entrano nelle scuole e parlano direttamente ai giovani della nostra regione". Un impegno che si inserisce in un quadro più ampio di prevenzione sanitaria e di promozione delle eccellenze agroalimentari locali, con l'obiettivo di incidere positivamente sia sul benessere delle persone sia sulla sostenibilità del sistema sanitario.
"L'obesità è una tematica in continua crescita, soprattutto tra i nostri ragazzi, e questo ci impone di affrontarla con un cambiamento culturale profondo. Le persone obese hanno una maggiore incidenza di problematiche cardiologiche, pressorie e diabetologiche, con un impatto che riguarda non solo la salute individuale, ma anche il sistema sanitario regionale" aggiunge Aurigemma.
Cambiare il rapporto con il cibo attraverso un vero e proprio cambio culturale, capace di incidere sulla salute pubblica e di contrastare una patologia ormai riconosciuta come cronica. E' l'appello lanciato da Aurigemma, che ha ricordato come il Parlamento abbia recentemente riconosciuto l'obesità tra le malattie croniche. Da qui l'importanza di puntare sulla corretta alimentazione e sulla stagionalità dei prodotti: "I nostri prodotti di qualità, consumati nel giusto periodo dell'anno, rappresentano la migliore risposta per promuovere una sana alimentazione", ha aggiunto il presidente, evidenziando anche le difficoltà delle famiglie moderne, spesso costrette a ricorrere a cibi lavorati.Aurigemma ha infine rimarcato l'unità delle istituzioni su questo fronte: "Il Consiglio regionale, nella sua interezza, non ha mai fatto mancare il proprio supporto, perché lavorare sui giovani significa investire sul futuro della nostra regione", ha concluso ringraziando i promotori della campagna per la capacità di creare una rete tra enti, scuole e amministrazioni locali.

Un messaggio di dolore trasformato in speranza, un'esperienza personale divenuta impegno collettivo. E' stato un intervento intenso e carico di emozione quello di Nadia Accetti, fondatrice e presidente di Donna Donna Onlus, durante la presentazione della campagna di sensibilizzazione, prevenzione e informazione sui disturbi alimentari 'Gustiamo insieme la vita', ospitata presso la sede del Consiglio regionale del Lazio. "Non chiedo per me, ma per portare il vostro abbraccio istituzionale", ha affermato Accetti, ringraziando le istituzioni e i rappresentanti politici presenti. "Sono emozionata perché tutti voi avete accolto questo grido sordo, disperato ma anche gioioso di aiuto, per portare un sorriso a chi vive il dolore dei disturbi alimentari".
Un racconto personale che si intreccia con l'azione quotidiana dell'associazione: "Io ero una di loro. Ho sofferto 10 anni, ero morta e sono rinata. Nel mio cuore è entrata la luce", ha detto Accetti, spiegando come l'esperienza diretta sia diventata la forza motrice del suo impegno nelle scuole e accanto alle persone più fragili. "Vivendo nelle scuole e asciugando le lacrime degli altri, so quanto è importante essere uniti: io ho bussato e voi avete aperto".
Accetti ha quindi sottolineato il valore simbolico e concreto della rete istituzionale costruita intorno alla campagna, ricordando tra le iniziative la realizzazione del calendario 2026, che vedrà il contributo dei capigruppo di tutte le forze consiliari, a testimonianza di un impegno condiviso e trasversale. "Il Lazio deve essere un faro - ha concluso - e oggi simbolicamente piantiamo un ulivo, segno di vita, pace e futuro, per dire a chi soffre che non è solo".

Rafforzare la prevenzione, intervenire precocemente e costruire una rete sociosanitaria capace di prendersi realmente cura delle persone. E' il messaggio lanciato da Rodolfo Lena, consigliere regionale e vice presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali della Regione Lazio, intervenendo alla presentazione della campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari 'Gustiamo insieme la vita', presso la sede del Consiglio regionale del Lazio. "Quando si parla di nutrizione si parla di problemi fisici, psicologici e relazionali che incidono profondamente sulla vita delle persone". Secondo il vicepresidente della Commissione Sanità, la risposta deve essere sistemica: "Serve una presa in carico vera, una rete a 360 gradi, capace di intervenire prima che un disturbo si trasformi in una patologia".
Lena ha sottolineato come la prevenzione rappresenti non solo una scelta sanitaria, ma anche sociale ed economica: "Intervenire prima significa migliorare la qualità della vita delle persone e ridurre i costi per il sistema sanitario regionale. Ma soprattutto vuol dire aiutare le persone a sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, a costruire relazioni sane, a vivere senza stigma".
Un passaggio particolarmente sentito è stato dedicato ai giovani e agli effetti lasciati dalla pandemia: "I nostri ragazzi hanno vissuto un periodo drammatico durante il Covid, chiusi in casa, privati del confronto reale, sostituito spesso solo da quello virtuale. Questo ha aggravato fragilità profonde, soprattutto tra le ragazze". Lena ha richiamato esperienze dirette maturate sul territorio, parlando di "situazioni drammatiche, con numerosi tentativi di suicidio tra giovanissime", a dimostrazione dell'urgenza di affrontare il tema senza reticenze. "Parlare di questi temi, discuterne apertamente e farlo insieme alle istituzioni è fondamentale", ha aggiunto, ringraziando il presidente del Consiglio regionale per la sensibilità dimostrata. "Quando si parla di salute, sociale, integrazione e prevenzione, il Consiglio regionale deve essere unito, al di là delle appartenenze politiche", ha concluso.

Prende il via il Comitato per le politiche regionali di Europa Donna Italia (Co.Po.Re.), un nuovo organismo che riunisce le delegazioni regionali del movimento con l'obiettivo di rafforzare la voce delle associazioni di pazienti nelle singole regioni. L'annuncio è stato dato nella riunione nazionale di Europa Donna Italia, informa una nota. Il comitato - si legge - lavorerà in particolare per individuare criticità a livello regionale, favorire il confronto e condividere buone pratiche, al fine di offrire risposte efficaci e omogenee ai bisogni di prevenzione e cura delle donne con tumore al seno. Il Co.Po.Re rappresenta un ulteriore rafforzamento dell'impegno del movimento nel dialogo con le istituzioni regionali e nazionali, a tutela dei diritti delle donne e della qualità dei percorsi di prevenzione e cura del tumore al seno.
Europa Donna Italia coordina oggi una rete di circa 185 associazioni di pazienti su tutto il territorio nazionale, ricorda il movimento. Le delegazioni regionali, attualmente 14, sono raddoppiate nell'ultimo anno e rappresentano un ponte tra Europa Donna Italia e le associazioni della rete attive nelle rispettive regioni. "La nostra rete associativa, solida e capillare, ci consente di intercettare con efficacia i bisogni delle donne e di individuare le principali criticità anche a livello locale. Il Co.Po.Re, composto dalle delegate regionali, nasce dall'esigenza di promuovere confronti e soluzioni concrete a livello locale - dichiara Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia - Abbiamo messo a disposizione del comitato un ampio progetto di formazione specifica per rendere omogenee le loro competenze su public affairs, soft skills, advocacy e comunicazione, così da essere interlocutrici autorevoli nei rapporti con la comunità scientifica, sociale e con le istituzioni. Siamo convinte che un volontariato qualificato debba configurarsi sempre più come una rappresentanza credibile e significativa, capace di portare la voce delle pazienti in tutte le sedi decisionali, a partire proprio dalle Regioni".
"Nel nostro Paese - aggiunge Loredana Pau, vicepresidente di Europa Donna Italia e coordinatrice del Co.Po.Re. - persiste una marcata frammentazione dell'accesso ai programmi di screening, così come dell'assistenza oncologica, con differenze significative tra regioni, anche vicine geograficamente. Queste disparità dipendono dalla forte regionalizzazione dell'organizzazione sanitaria, che determina un'applicazione variabile delle regole sui territori. Crediamo che il comitato favorirà confronti e scambi di buone pratiche, da cui potranno scaturire percorsi di advocacy regionali orientati a superare diseguaglianze che, come donne e come pazienti, non vorremmo più sentire".

L'analisi a 96 settimane dello studio Asc4first ha mostrato che i pazienti di nuova diagnosi con leucemia mieloide cronica in fase cronica (Lmc-cp) trattati con asciminib, primo inibitore Stamp, hanno meno effetti collaterali, una migliore qualità di vita e una efficacia superiore rispetto alle terapie di prima linea attualmente disponibili. Un risultato importante, emerso anche dalla valutazione dei Pros (Patient-Reported Outcomes), questionari compilati dai pazienti che hanno permesso di misurare la qualità di vita nell’ambito dello studio Asc4first. I dati sono stati presentati in occasione del congresso della società americana di ematologia, ASH, che si è svolto recentemente a Orlando (Florida).
"In Italia la leucemia mieloide cronica colpisce circa 9 mila persone e viene di solito diagnosticata casualmente attraverso l’esame del sangue in pazienti tra i 50 e i 60 anni che non presentano sintomi particolarmente evidenti – spiega Fabio Efficace, Responsabile della Health Outcomes Research Unit e Chair del Working Party Quality of Life (QoL) della Fondazione Gimema– Il termine ‘cronica’ indica la possibilità di una convivenza di lungo periodo con la malattia, resa possibile grazie a terapie target molto efficaci. Gli inibitori della tirosin-chinasi (Tki) sono i farmaci che hanno aumentato la sopravvivenza, ma che possono determinare effetti collaterali persistenti nel tempo, come fatigue, disturbi gastrointestinali, mal di testa o reazioni cutanee.”
Nel trattamento cronico a lungo termine, anche eventi avversi di grado lieve possono influire molto negativamente sulla qualità di vita, con conseguente riduzione dell’aderenza alla terapia e possibili ripercussioni negative sugli esiti clinici. Per questo, diventa fondamentale valutare attentamente non solo l’efficacia clinica, ma anche l’impatto del trattamento sulla vita quotidiana dei pazienti.
L’utilizzo dei Pros nello studio Asc4first ha mostrato che asciminib è associato ad un miglioramento della qualità di vita e ad una riduzione del burden dei sintomi rispetto ai Tki selezionati dagli sperimentatori: “Integrare in modo sistematico questi strumenti validati che ci permettono di ascoltare il vissuto dei pazienti è essenziale per comprendere l’impatto reale dei trattamenti e intervenire precocemente – continua Efficace –. Il loro inserimento nella pratica clinica permette non solo di migliorare il benessere quotidiano ma anche di sostenere l’aderenza terapeutica, che nella leucemia mieloide cronica è un prerequisito indispensabile per ottenere risposte molecolari ottimali e durature. Sarebbe auspicabile un follow-up più lungo di queste valutazioni, in grado di mostrare il beneficio a lungo termine sulla qualità di vita. La Commissione Europea (Ce) il 17 Novembre 2025 ha approvato l’estensione dell’indicazione di asciminib per il trattamento dei pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica sia nei pazienti di nuova diagnosi che in quelli precedentemente trattati con un Tki. Asciminib potrà offrire il raggiungimento di risposte molecolari ottimali, un buon profilo di tollerabilità e potenzialmente anche una migliore qualità di vita dei pazienti.”
Asciminib costituisce oggi una delle innovazioni più importanti per i pazienti con leucemia mieloide cronica. In Italia questo farmaco è rimborsato al momento solo per il trattamento di pazienti adulti con Lmc-cp precedentemente trattati con due o più Tkis, “Asciminib presenta un meccanismo d’azione mirato e un profilo di tollerabilità particolarmente favorevole che lo rendono una scelta valida nel panorama delle terapie attualmente disponibili per questi pazienti – conclude Fabio Efficace –. I dati presentati al Congresso Ash non riguardano solo la riduzione di sintomi come fatigue, rash o cefalea, ma anche dimensioni più ampie, come funzioni fisiche e cognitive, attività sociali e capacità di condurre una vita quotidiana normale. Sono elementi determinanti: una buona tollerabilità favorisce l’aderenza, limita la necessità di cambi di terapia, e può permettere il raggiungimento di risposte ottimali aumentando le probabilità di raggiungere una futura sospensione del trattamento. Sarà molto importante continuare ad accumulare dati sulla qualità di vita dei pazienti con questa malattia per rispondere meglio ai loro bisogni e fare scelte terapeutiche sempre più informate”.

Leonardo arretra del 4,98%, la francese Thales cede il 4,90% mentre la tedesca Rheinmetall brucia il 5,02%. "I mercati azionari mostrano una pressione ribassista sui titoli del settore della difesa ogni qualvolta aumentano le speranze di una possibile pace in Ucraina", spiega all'AdnKronos Annacarla Dellepiane, Head of Southern Europe di HANetf.
"Alcuni investitori scontano l’idea che un accordo di cessate il fuoco o un’intesa negoziata possa ridurre la domanda futura di equipaggiamenti militari", sottolinea l'analista. "A Piazza Affari, Leonardo è il titolo che normalmente segna cali più significativi in questi scenari, mentre Renk, Rheinmetall, Bae Systems, Thales e Saab possono registrare importanti perdite di prezzo nelle rispettive Borse Europee", prosegue.
Questi movimenti riflettono un sentiment di mercato più cauto: "nel breve periodo, le azioni legate alla produzione di sistemi d’arma e tecnologia bellica tendono a soffrire quando si intensificano le prospettive diplomatiche di fine del conflitto, poiché gli investitori rivedono al ribasso le aspettative di contratti futuri legati alla guerra".
D’altro canto, molti analisti ritengono che i nuovi equilibri geopolitici globali abbiano modificato in modo strutturale l’approccio alla spesa pubblica per la difesa, trasformandola in un megatrend di lungo periodo, destinato a prescindere anche da eventuali accordi di pace. "In particolare - conclude l'esperta - se si considera che l’Europa non può più contare sul sostegno economico e militare del suo principale alleato, gli Stati Uniti, un’intesa per l’Ucraina difficilmente sarebbe sufficiente a invertire la rotta: gli investimenti nella difesa resterebbero una priorità strategica". (di Andrea Persili)

Stop al progetto per realizzare una Trump Tower a Belgrado, trasformando le rovine dell'ex sede dello Stato maggiore jugoslavo diroccata da quando fu bombardata nel 1999 dalla Nato. Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha confermato oggi che i piani per la costruzione dell'hotel di lusso sono stati abbandonati dopo il ritiro della societa di Jared Kushner, Affinity Partner, titolare dell'impresa insieme alla Trump Organization.
Il passo indietro del genero di Trump è arrivato poche ore dopo che i procuratori serbi ieri hanno incriminato quattro alti funzionari del governo, tra i quali il ministro della Cultura, Nikola Selakovic, per "presunte illegalità" nel processo di approvazione del progetto alberghiero, un progetto da mezzo miliardo di dollari secondo il New York Times che prevedeva il controverso piano di demolire l'edificio, esempio di architettura modernista, considerato dai serbi un memoriale dei bombardamenti del 1999.
"Ora avremo un edificio distrutto ed è solo questione di tempo prima che i mattoni e le altri parti crollino, perché nessuno lo toccherà mai più", ha detto Vucic che aveva fortemente voluto il progetto con la famiglia del presidente Trump, al quale il presidente serbo chiede aiuti economici per il Paese. Ma la Procura preposta alla lotta al crimine organizzato ha avviato un'inchiesta sul mega affare, e ieri ha incriminato il ministro e gli altri tre con l'accusa di aver falsificato il documento per eliminare lo "status di patrimonio culturale" dell'edificio.
I procuratori possono contare sulla 'confessione' di uno degli incriminati, il direttore ad interim dell'istituto per la protezione dei monumenti culturali, Goran Vasic, che ha ammesso di aver falsificato il documento. Dall'avvio lo scorso maggio dell'inchiesta, che potrebbe portare a una condanna a cinque anni per gli incriminati, il progetto era stato bloccato. Ma il mese scorso il Parlamento serbo, controllato dal partito di Vucic, ha approvato una legge per aggirare il blocco e togliere le protezioni all'edificio e rilanciare il progetto della Trump Tower, mossa ampiamente criticata da magistratura, opposizione come l'ultima provocazione dopo oltre un anno di proteste anti-corruzione contro Vucic.
"Siamo stati bombardati nel 1999, sono passati 26 anni, ora abbiamo trovato un'opportunità e un buon investitore che pronto a versare un'enorme quantità di denaro", disse allora il presidente serbo in un'intervista al Times. Ma di fronte alle incriminazioni arrivate ieri l'Affinity Partner di Kushner ha deciso di fare un passo indietro, perché, ha spiegato un suo portavoce al Wall Street Journal, "i progetti significativi dovrebbero unire piuttosto che dividere e per rispetto del popolo serbo e della città di Belgrado".
Affinity Partner, finanziata in gran parte da fondi sovrani stranieri, aveva firmato nel 2024 un contratto di locazione di 99 anni per la riqualificazione del sito, il cui status di bene culturale era stato revocato dal governo serbo appena una settimana dopo la vittoria di Trump.
Al progetto serbo la Trump Organization lavorava da anni, ma vi è stata infatti una netta accelerazione dopo la vittoria elettorale di Trump, nonostante le proteste dell'opinione pubblica e le dimissioni di almeno due funzionari che avrebbero dovuto avallare la decisione di rimuovere le protezioni dell'edificio. Mentre un'altra ha rivelato che agenti dell'intelligence serba le "consigliarono vivamente" di ritirare la sua opposizione: "sin dall'inizio sapevamo che era una decisione politica", ha detto nei mesi scorsi al Times Estela Radonjic Zivkov, ex vice direttrice dell'istituto per la protezione dei monumenti.
Sei mesi fa il capo dell'ufficio legale di Kushner è volato a Belgrado per valutare la situazione, ricevendo rassicurazione da parte del governo serbo riguardo al fatto che la controversia sul valore culturale dell'edificio si sarebbe risolta in termini amministrativi di fronte ad un progetto che, agli occhi di Vucic, avrebbe attirato più turisti nella capitale. "Conoscendo l'approccio transazionale di Trump, scommetto che questo l'abbia attratto", ha dichiarato al Times Dragan Jonic, membro dell'opposizione serba.
La procura anti-corruzione nel comunicare le incriminazioni ha anche reso noto che l'indagine su altri individui continua, mentre Vucic sembra confermare l'intenzione di graziare chiunque possa essere incriminato per la vicenda. "Non darò loro l'opportunità di perseguire chi non è colpevole di nulla, sono io colpevole, sono stato io a volere modernizzare la Serbia, sono stato io a voler attrarre un grande investitore", ha detto ieri ai giornalisti.

"Io nella vita ho ottenuto quello che volevo, con tanta fatica". Rita Rusic, ospite di La volta buona su Raiuno, risponde in particolare alle domande sul lungo matrimonio con Vittorio Cecchi Gori. L'unione si è chiusa prima con la separazione e poi con il divorzio. "E' stato un matrimonio riparatore. Vivevamo insieme, stavamo insieme da 2 anni e mezzo: feci il test di gravidanza. Lui tornò a casa e gli dissi 'è successa una tragedia'. Lui rispose: 'Che problema c'è? Ci sposiamo'. Persi il bambino prima del matrimonio, fu un momento davvero difficile. Mi ricoverarono in clinica e mi misero in una stanza davanti alla nursery, dove portavano tutti i neonati. Mi viene da piangere anche ora...", dice la produttrice.
"Se ci si separa e si prendono certe decisioni, è perché un uomo non era più come era. Io nella vita ho ottenuto quello che volevo, con tanta fatica. Non avrei mai buttato all'aria un matrimonio, mi sono sposata per amore pensando che quella famiglia sarebbe durata per sempre. Poi le cose cambiano, cosa dobbiamo fare? Bisogna essere sereni e cercare di stare bene", aggiunge Rita Rusic.
A Caterina Balivo, l'ospite risponde anche sulle voci di tradimento. "Avevo sospetti, viaggiava continuamente. A volte non rispondeva al telefono o non chiamava, c'erano dei sospetti. Quando ci siamo separati, qualcuno mi ha mandato delle cose...", dice. "Al di là di questo, in una storia di tanti anni si può sbagliare. Ci può anche essere un errore, non avrei mandato all'aria un matrimonio per quel motivo".

"Giovani e lavoro dignitoso per le ACLI di Roma non sono uno slogan, ma una direzione di marcia. Un binomio fondamentale per il presente e il futuro del Paese, perché senza un lavoro dignitoso non si costruisce una famiglia, non si progettano percorsi di vita stabili, non si coltiva quella serenità che permette di affrontare il quotidiano con fiducia. Per questo, per noi, il LaborDì è un vero e proprio laboratorio di speranza che mette al centro i valori del lavoro dignitoso, gli orizzonti di cambiamento e strumenti concreti, ideato per restituire fiducia e indicare coordinate chiare ai giovani che desiderano comprendere come costruire il proprio percorso professionale". È quanto ha dichiarato Lidia Borzì, vicepresidente delegata della ACLI di Roma e provincia, aprendo questa mattina, presso l’Auditorio della Tecnica dell’EUR, la IV edizione di LaborDì, la giornata promossa dalle ACLI di Roma che ha favorito l’incontro tra 1.600 studenti e il mondo del lavoro, tra competenze, imprese e sfide del futuro.
"In questa giornata - ha aggiunto Borzì - ragazze e ragazzi possono toccare con mano ciò che spesso resta teoria, vivendo un’esperienza concreta costruita grazie a un grande lavoro di rete che li sostiene e non li imbriglia e che coinvolge Chiesa, Istituzioni, Imprese, Scuole e Terzo Settore. Tutti insieme dobbiamo impegnarci per costruire una grande alleanza per il lavoro dignitoso, affinché il lavoro non sia più sinonimo di incertezza, ma di futuro, affinché ogni persona, possa crescere, partecipare e contribuire al Bene Comune. Un luogo in cui i giovani, non si limitino a “sopravvivere” ma fiorire attraverso la propria umanità, professionalità e competenze". Il percorso della giornata ha accompagnato le classi del quarto e quinto anno di oltre 20 istituti superiori di Roma e provincia attraverso sessioni tematiche, simulazioni di colloquio con recruiter e momenti di orientamento personalizzato, con oltre 80 appuntamenti in agenda, 75 postazioni dedicate ai colloqui e circa 50 realtà imprenditoriali presenti. L’incontro tra profili e opportunità è ottimizzato da una piattaforma digitale di matching, pensata per trasformare l’orientamento in esperienza concreta.
C’è stata la partecipazione della Regione Lazio con un punto informativo. L'intervento è stato finanziato con i fondi europei FSE+ 2021-2027. Tra i partner coinvolti: Poste Italiane, Eni, Italo, Autogrill, Würth. Presenti anche Acea, Anantara Palazzo Naiadi, Decathlon, Randstad, Leroy Merlin, EUR spa e altri brand del territorio e nazionali. "Abbiamo avuto anche - conclude Borzì - la gradita sorpresa di un messaggio arrivato da Papa Leone XIV. Lo ringraziamo per la vicinanza, il suo è sicuramente un incoraggiamento a proseguire su questa strada".
Il messaggio di Papa Leone XIV, arrivato tramite un telegramma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, è stato letto dal Cardinale Baldassare Reina, vicario della Diocesi di Roma, che ha partecipato all’evento. Il Pontefice ha espresso "apprezzamento per l'importante iniziativa auspicando che essa susciti il coinvolgimento di istituzioni, imprese, educatori e comunità per individuare percorsi di formazione e creare spazi dove i giovani possano essere protagonisti della loro vita ed esprimere appieno i talenti. È necessario investire in competenze tecniche ma anche in valori umani quali la creatività, la solidarietà e la mutua cooperazione, perché il lavoro oltre ad essere un mezzo necessario di sostentamento è anche luogo in cui la persona scopre la propria vocazione, cresce nella responsabilità e contribuisce al bene comune".
"Penso questa sia un’interessante iniziativa. Ho voluto donare ai ragazzi la parola “Coraggio”, di esprimere le loro potenzialità ma anche di affrontare potenziali difficoltà e cadute", ha commentato il card. Reina. Mentre il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha detto: "Parliamo di un appuntamento molto utile per i ragazzi. Il lavoro è un tema fondamentale e noi lavoriamo per rafforzare la capacità della nostra città di offrire lavoro di qualità, creando opportunità ma anche alzandone il livello".
L’assessore al Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica della Regione Lazio, Giuseppe Schiboni, ha sottolineato come questa sia "una giornata importante, alla quale la Regione Lazio partecipa con piacere. Di questi giovani risalta la loro forza e la loro potenza, nonché la volontà di mettersi in gioco per raggiungere i loro obiettivi". Infine, il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, ha invitato i giovani a cercare "non il lavoro per vivere, ma uno che possa realizzarvi, senza dimenticare però che il lavoro serve anche incontrarlo e quindi essere pronti a cogliere sfide e opportunità".

"Labordì è un’iniziativa interessante per far incontrare i ragazzi con il mondo del lavoro. La parola che ho scelto è coraggio: il coraggio di manifestare ed esprimere le tante potenzialità che questi ragazzi straordinari si portano dentro; il coraggio di qualche caduta e fallimento per potersi rialzare; il coraggio di affrontare le difficoltà che il mondo del lavoro oggi presenta e il coraggio di guardare al futuro". Con queste dichiarazioni, il Cardinale Baldassare Reina, vicario della Diocesi di Roma, è intervenuto in occasione dell’edizione 2025 di LaborDì, l’evento promosso dalle Acli di Roma dove i giovani incontrano il mondo del lavoro. Un incontro che il Cardinale definisce "stimolante" per "la vivacità dei ragazzi che vi hanno partecipato. Una vivacità contagiosa - dice - guardarli negli occhi ci riempie di speranza", conclude.

"Ringrazio le Acli per il loro impegno sociale così importante e anche per aver organizzato il LaborDì, che è sempre un appuntamento molto bello e utile innanzitutto per i ragazzi, che hanno la possibilità di avere un assaggio del mondo del lavoro, di incontrare aziende e imprese e di capire come possono fare per entrare in questo mondo, che è un tema fondamentale”. Lo ha detto Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, in occasione dell’edizione 2025 di LaborDì, l’evento promosso dalle Acli di Roma dove i giovani incontrano il mondo del lavoro.
"Noi stiamo lavorando molto per rafforzare la capacità della nostra città e del nostro territorio di offrire lavoro di qualità, creando più opportunità, ma anche cercando di alzare il livello del lavoro, che troppo spesso nelle nostre città è precario, non di qualità e sottopagato - spiega il sindaco di Roma - È importante che a Roma si creino tanti posti di lavoro e ne stiamo creando tanti. Stiamo diventando nel tempo la locomotiva d'Italia da questo punto di vista, grazie anche ai tanti investimenti, al boom turistico e al sostegno alle imprese, ma al tempo stesso stiamo cercando di avere un lavoro di maggiore qualità".
"Inoltre, è fondamentale questo nesso tra la comunità educante, il percorso formativo e l'ingresso nel mercato del lavoro”. Esempi di questa collaborazione virtuosa sono “il Labordì, i nostri Job Day, i Centri di orientamento al lavoro, l'impegno insieme alle scuole per accompagnare la crescita e l'ingresso nel mercato del lavoro” spiega Gualtieri. "Entrare nel mondo del lavoro non significa soltanto avere una retribuzione per delle prestazioni, ma è un passaggio fondamentale nel percorso per un'autonomia e per la dignità della persona - conclude - Per noi il lavoro è innanzitutto un grande elemento che dà dignità e piena cittadinanza alle persone e dobbiamo essere la capitale della buona occupazione".

"LaborDì è un’occasione di ascolto dei più giovani, i professionisti di domani, gli interlocutori di oggi. Il futuro del mondo del lavoro è una responsabilità condivisa che coinvolge giovani e adulti, aziende e istituzioni, scuola e lavoro". A dirlo è Tania Giallatini, responsabile gestione dirigenti e selezione Poste Italiane, all'edizione 2025 di LaborDì, l'evento promosso dalle Acli di Roma dove i giovani incontrano il mondo del lavoro.
"Siamo partner di riferimento di Acli. Labordì è un'occasione non solo per raccontare ciò che facciamo, ma come lo facciamo da oltre 160 anni, grazie al lavoro, alla dedizione, all'esperienza di 119mila persone, che ogni giorno mettono a disposizione la propria competenza per contribuire allo sviluppo socio economico del nostro Paese", conclude.

All'Auditorium della Tecnica, in viala Umberto Tupini 65 di Roma, prende il via la quarta edizione di LaborDì, il Salone dedicato al mondo del lavoro organizzato da ACLI Roma. L'evento, patrocinato da Regione Lazio, Roma Capitale, Città Metropolitana di Roma Capitale e numerosi partner istituzionali e associativi, rappresenta un importante momento di confronto sui valori e le sfide del lavoro contemporaneo. La Regione Lazio è presente con un punto informativo gestito da Lazio Innova, sostenuto attraverso i fondi europei FSE+ 2021-2027, per promuovere le attività divulgative e le opportunità offerte dalle politiche regionali per l'occupazione, la formazione e l'innovazione.
"La Regione Lazio conferma il proprio impegno concreto per la crescita occupazionale, la formazione e la valorizzazione del merito. Crediamo che investire sulle competenze dei giovani e sostenere l’innovazione sia fondamentale per costruire un futuro solido e inclusivo. Attraverso le nostre politiche e i fondi europei, continuiamo a promuovere iniziative che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, la formazione di nuove capacità e la creazione di opportunità reali per tutti. Il merito, la preparazione e la voglia di mettersi in gioco sono valori che la Regione sostiene e valorizza ogni giorno, perché rappresentano la chiave per affrontare le sfide del mercato del lavoro e garantire uno sviluppo sostenibile per il nostro territorio" ha dichiarato Giuseppe Schiboni, assessore a Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica.
LaborDì nasce per rispondere alla crescente precarietà del lavoro e alla mancanza di opportunità per i giovani. È un'iniziativa che mette al centro il valore del lavoro dignitoso e offre orientamento, formazione, colloqui con oltre 45 aziende. È una giornata per riflettere sul futuro del lavoro e favorire l’incontro tra domanda e offerta.

“In occasione del convegno ‘LaborDì’ promosso dalle Acli di Roma, volto a favorire l'inserimento delle giovani generazioni nel mondo del lavoro, il Santo Padre Leone XIV rivolge agli organizzatori, ai relatori e ai presenti tutti il beneaugurante saluto. Egli esprime apprezzamento per l'importante iniziativa e auspica che essa susciti il coinvolgimento di istituzioni, imprese, educatori e comunità per individuare percorsi di formazione per creare spazi dove i giovani possano essere protagonisti della loro vita ed esprimere appieno i talenti”. E' quanto si legge in un telegramma inviato dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, in occasione dell’edizione 2025 dell’evento dedicato all’incontro tra giovani e mondo del lavoro, in svolgimento a Roma.
"E’ necessario investire competenze tecniche ma anche in valori umani quali la creatività, solidarietà e la mutua cooperazione, perché il lavoro oltre a essere un mezzo necessario di sostentamento è anche luogo in cui la persona scopre la propria vocazione, cresce nella responsabilità e contribuisce al bene comune - prosegue il telegramma - il Sommo Pontefice, mentre assicura la sua preghiera affinchè l'evento sia momento fecondo di ascolto e di proposte concrete, capaci di accendere nuove luci sul futuro lavorativo della Capitale, di cuore invia la desiderata benedizione apostolica”.

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce circa il 2-3% della popolazione generale, con un impatto significativo sulla qualità di vita. Le donne in età fertile rappresentano una fetta rilevante dei pazienti. Per loro la gestione della patologia presenta specificità cliniche, psicologiche e terapeutiche che richiedono un approccio attento e condiviso. Se ne è parlato oggi a Roma nel corso dell'evento di formazione Ecm di PharmaTarget, realizzato con il contributo non condizionato di Ucb e con il patrocinio della Sidemast (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse). Il desiderio di gravidanza, la gestazione e l'allattamento rappresentano momenti particolarmente delicati in cui le scelte terapeutiche devono garantire il controllo della malattia senza compromettere la sicurezza della madre e del bambino.
"La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle: cronica come altre patologie, ad esempio l'ipertensione o il diabete, e per questo non va sottovalutata - spiega Annunziata Dattola, professoressa associata di Dermatologia e Venereologia all'università Sapienza di Roma e specialista in Dermatologia e Venereologia al Policlinico Umberto I - Durante la gravidanza, a causa dei cambiamenti ormonali e delle numerose trasformazioni che interessano il corpo della donna, la psoriasi può modificare il proprio andamento. Le manifestazioni della patologia possono restare stabili, andare incontro a un peggioramento per il 30-40% dei casi, soprattutto nell'ultimo trimestre o immediatamente dopo il parto e durante l'allattamento, o anche migliorare naturalmente".
La gestione della malattia durante la gravidanza richiede una conoscenza approfondita dei meccanismi immunologici coinvolti e dei possibili effetti delle terapie. "La malattia psoriasica è una patologia immunomediata con una componente genetica e fattori scatenanti ambientali - continua Clara De Simone, professore associato di Dermatologia e Venereologia dell'università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile del Centro per le malattie rare dermatologiche del Policlinico Gemelli - Durante la gravidanza si verificano modifiche ormonali che servono anche a evitare il rigetto del feto, il quale è antigenicamente diverso dalla madre. Questi cambiamenti ormonali influenzano il sistema immunitario e possono modificare l'andamento della psoriasi: in circa metà dei casi la severità di malattia può rimanere invariata o addirittura peggiorare".
'Le mamme in gravidanza e in allattamento possono essere curate in modo efficace e sicuro'
Le donne con psoriasi che affrontano una gravidanza si pongono frequentemente numerose domande riguardo ai potenziali rischi, alle complicazioni e alla possibilità di proseguire la terapia. "Oggi sappiamo, grazie alle evidenze scientifiche e agli studi clinici, che anche le donne in gravidanza e in allattamento possono essere curate in modo efficace e sicuro - rassicura Dattola - Disponiamo di terapie mirate, comprese alcune terapie biologiche, che non attraversano la placenta né passano nel latte materno e che quindi non comportano rischi per il feto o per il neonato. Questo è particolarmente importante se pensiamo che, soprattutto nel primo trimestre, le donne in gravidanza hanno pochissime opzioni terapeutiche disponibili".
"Le forme più severe" di psoriasi "possono associarsi a esiti di gravidanza sfavorevoli, come basso peso alla nascita o parto pretermine, secondo dati provenienti soprattutto da registri del Nord Europa. Per questo motivo è importante garantire un adeguato controllo della malattia anche durante la gravidanza - continua De Simone - scegliendo terapie efficaci e sicure sia per la madre che per il bambino, sia durante la gestazione che durante l'allattamento. Gli anticorpi monoclonali sono utilizzati da oltre vent'anni nella psoriasi e non sono teratogeni, quindi non causano malformazioni. Tuttavia possono attraversare la placenta, entrare nella circolazione fetale e lasciare traccia nel sangue del neonato per alcuni mesi dopo la nascita. Di conseguenza, nei bambini esposti per tutta la gravidanza è sconsigliata la somministrazione di vaccini vivi nei primi mesi di vita. Per ovviare a questo problema è possibile utilizzare farmaci biologici che non attraversano la barriera placentare. Un esempio è il certolizumab pegol, i cui livelli nel sangue del cordone e nel neonato risultano trascurabili dopo che la madre è stata trattata durante tutta la gravidanza. Questo permette di effettuare senza rischi il programma vaccinale previsto per il neonato, comprese le vaccinazioni con vaccini vivi. Si tratta quindi di un farmaco efficace e con un alto profilo di sicurezza".
'Quando la malattia è gestita correttamente è possibile arrivare al termine della gravidanza con un bambino sano'
La pianificazione della gravidanza emerge come un elemento cruciale. "La gravidanza idealmente dovrebbe essere pianificata in un periodo di remissione della malattia, ma l'uso dei farmaci è possibile, quando necessario, con un approccio sempre personalizzato. Bisogna considerare che circa la metà delle gravidanze non è pianificata e c'è ancora poca consapevolezza su questo tema, sia tra le pazienti, sia tra alcuni professionisti sanitari. Le donne affette da psoriasi talvolta non informano il dermatologo della gravidanza; altre volte il ginecologo non conosce in modo approfondito i farmaci utilizzati oppure la paziente interrompe autonomamente la terapia per timore di effetti negativi sul bambino. Quando la malattia è gestita correttamente, è possibile arrivare al termine della gravidanza con un bambino sano e con peso adeguato", sottolinea De Simone.
Insomma, "per le donne in età fertile, per le donne incinte e per quelle che allattano esistono oggi percorsi terapeutici personalizzabili e sicuri. Le molecole biologiche, in particolare un anti-Tnf alfa pegilato, hanno dimostrato efficacia e sicurezza e rappresentano un'opportunità concreta per gestire anche i casi più severi di psoriasi durante questo periodo così delicato", conclude Dattola.

“'Cura’ è una parola molto contemporanea, tutt'altro che antiquata, ed è un principio ordinatore, secondo me, della politica e delle politiche pubbliche. Proporre questo concetto oggi ai ragazzi e alle ragazze in questo contesto - dove hanno la possibilità di simulare colloqui di lavoro - vuol dire proporre la visione dello spazio pubblico come uno spazio loro. Esso infatti riguarda sicuramente chi amministra, ma tocca anche la responsabilità di ciascuno e ciascuna. Non esiste uno spazio pubblico decoroso, importante, inclusivo, bello se ciascuna persona non se ne prende cura come fosse casa sua, come fosse il proprio spazio. Questo vuol dire cambiare un approccio, perché a oggi non è così”. Sono le dichiarazioni di Titti Di Salvo, presidente Municipio Roma IX, in occasione dell’edizione 2025 di Labordì, l’evento promosso dalle Acli di Roma dove i giovani incontrano il mondo del lavoro.
“E questa cosa va detta ai ragazzi e alle ragazze - conclude - perché nel futuro saranno loro a guidare i processi politici, economici e sociali”.

Manageritalia executive professional, l’associazione di Manageritalia dedicata alle figure manageriali e alle alte professionalità che operano con contratti libero professionali, è fortemente contraria alla disposizione che subordina il pagamento dei compensi ai liberi professionisti per prestazioni rese in favore della pa alla dimostrazione della regolarità fiscale e contributiva, senza alcun limite di importo e quindi anche per somme irrisorie.
“Riteniamo fortemente vessatorio - afferma Carlo Romanelli, presidente di Manageritalia Executive Professional - abolire il limite di 5000 euro attualmente esistente per legge per il pagamento dei debiti della PA. Inoltre, obbligare il professionista a produrre la documentazione che prova la regolarità fiscale e contributiva al momento della presentazione della fattura rappresenterebbe un aggravio di costi e di tempo. Chiediamo – conclude Romanelli - l’abolizione della norma all’art. 129 e il ritiro dell’emendamento, entrambi iniqui e penalizzanti per la categoria dei liberi professionisti”.

In Europa dopo decenni si torna a parlare di lebbra. In Romania dopo 40 anni sono stati registrati 2 casi confermati (entrambi cittadini indonesiani) e in Croazia è stato isolato un caso in un lavoratore straniero originario del Nepal. Lo riportano le autorità sanitarie dei due Paesi dell'Est Europa.
"La lebbra è tutt'altro che un problema superato. Si tratta di una malattia infettiva diffusa in tutto il mondo, causa di sofferenze, disabilità, stigma ed emarginazione, soprattutto tra le fasce più povere della popolazione, nei Paesi in via di sviluppo e non solo. Da secoli la lebbra, che andrebbe più correttamente chiamata malattia di Hansen, si porta dietro una lunga scia di sofferenze fisiche, psichiche e stigma sociale. Anche nel linguaggio comune essere 'lebbrosi', cioè malati di lebbra, è usato come espressione paradigmatica del massimo grado di emarginazione", ha spiegato su X l'infettivologo Matteo Bassetti, commentando i casi registrati in Romania e Croazia.
"Non bisogna allarmarsi. Se anche ci saranno casi di importazione nel nostro Paese abbiamo tutti gli strumenti per affrontare il problema al meglio. Evitiamo quindi luoghi comuni, allarmismi e stigma che finiscono di fare male a tutti", invita il direttore di Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova.
Cos'è la lebbra e come si cura
Ma che cos'è la lebbra e come si trasmette? "La lebbra (anche definita morbo di Hansen) è una malattia infettiva cronica causata dal batterio Mycobacterium leprae. Può colpire la pelle e i nervi delle mani e dei piedi, ma anche gli occhi e le mucose nasali, oltre che altri organi come i reni e i testicoli - ricorda Bassetti -. In passato si pensava che fosse una malattia altamente contagiosa e per questo motivo devastante, in realtà ad oggi sappiamo che il contagio non è facile anche se si viene in contatto con un soggetto infetto. Oltretutto, da quando sono disponibili antibiotici appropriati la malattia è assolutamente curabile; nel caso in cui venga trascurata può tuttavia causare deformità fisiche, cecità e insufficienza renale".
Come si cura la lebbra? "Con una diagnosi e un trattamento antibiotico precoce la malattia può essere efficacemente curata, senza peraltro interferire in modo rilevante con la vita quotidiana del soggetto colpito che potrà quindi continuare a lavorare durante e dopo la terapia. Occorre anche ricordare che i soggetti in terapia antibiotica non sono più contagiosi", precisa l'infettivologo.
I casi nel mondo e in Italia
Nel mondo il numero annuale delle persone diagnosticate con lebbra "è diminuito di circa il 5% nel 2024, rispetto all'anno precedente: 182.815 persone nel 2023 e 172.717 persone nel 2024". Sono gli ultimi dati dell'Oms rilanciati pochi mesi fa fall'Aifo, l'Associazione italiana Amici di Raoul Follereau Ets. "Nonostante ciò, la lebbra è ancora un problema di salute pubblica in vari Paesi endemici, a causa del difficile accesso ai servizi di trattamento ambulatoriali, della scarsa qualità dell'assistenza offerta e dello stigma nei confronti delle persone colpite", sottolinea l'Aifo che ricorda come in Italia sono una decina le nuove diagnosi di lebbra ogni anno. Nel mondo "il numero annuale di bambini/e (minori di 15 anni) sul totale delle persone diagnosticate continua ad essere significativo - evidenzia l'associaizone - nonostante sia diminuito progressivamente negli ultimi anni, indicando che la catena di trasmissione è ancora attiva e precoce: 9.397 bambini/e (il 5,4% del totale nel 2024, rispetto ai 10.302 dell'anno precedente (5,7%)". Rimane stabile anche il numero delle persone che presentano gravi disabilità al momento della diagnosi: 9.729 nel 2023 (5,3%) e 9.157 nel 2024 (5,3%).
"I casi di lebbra in Europa - in Croazia e Romania - non devono stupire perché siamo nell'epoca della globalizzazione e quindi c'è un'alta probabilità di importare persone contagiate che arrivano da zone endemiche che ci sono in Africa e in Asia", spiega all'Adnkronos Massimo Andreoni, presidente Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). "Al Policlinico Tor Vergata di Roma negli ultimi 7-8 anni abbiamo avuto 2 casi di persone straniere", riferisce. "La lebbra - sottolinea l'infettivologo - ha un decorso molto lento e cronico, e non è detto che la persona" colpita "sia contagiosa perché dipende dallo stadio della malattia. Inoltre non tutti i casi positivi sviluppano la malattia, ci sono anche forme asintomatiche. Quindi nessun allarme in Italia, ma una normale vigilanza sanitaria".
In Italia la lebbra è considerata una malattia rara, "ma può presentarsi in ogni parte del territorio come patologia di importazione, ovvero legata ai flussi e spostamenti delle popolazioni o diagnosticata in italiani che hanno soggiornato in Paesi endemici (circa 10 nuove diagnosi ogni anno nel nostro territorio). Esistono 4 centri di riferimento nazionale per il trattamento della malattia: a Genova, Gioia del Colle (Bari), Messina e Cagliari", ricorda l'Aifo che segnala: "I centri di referenza negli ultimi anni non hanno ricevuto il supporto necessario per garantire un adeguato funzionamento. In particolare, nell'ambito della riforma della rete ospedaliera siciliana è stato ultimamente proposto di sopprimere il Centro di referenza di Messina, situato presso l'Irccs Bonino-Pulejo. L'operato dei centri dovrebbe essere migliorato - rimarca l'associazione - in modo che possano operare in sinergia con i centri regionali per il controllo delle malattie rare infettive".



