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16 Maggio 2025
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'Non sono state recepite integralmente le norme sui monolocali'
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Queeresima, domani a Cagliari fiaccolata contro omotransfobia

16 Maggio 2025
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Domenica famiglie in piazza Garibaldi tra giochi e pic-nic
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Premio Donna al traguardo a una giovane dello Sri Lanka

16 Maggio 2025
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Aiutata a studiare da suora missionaria e da Pabillonis
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Lo studio, 'funziona' cura cicatrici di guerra con metodologia Biodermogenesi

16 Maggio 2025
Sx Maurizio Busoni, dx Yehor Kolodchenko - RigeneraDerma

(Adnkronos) - A poco più di un anno dalla presentazione del progetto 'Mission to Kiev', nato per offrire un percorso terapeutico ai feriti di guerra ucraini, al congresso della Società italiana di Medicina estetica (Sime 2025) a Roma il dottor Yehor Kolodchenko di Kiev, ha illustrato i primi risultati nella cura di pazienti straziati da cicatrici devastanti con la metodologia Biodermogenesi di RigeneraDerma. Lo studio preliminare - pubblicato su 'PubMed' - ha preso in considerazione 67 pazienti (15 bambini, 26 donne e 26 uomini) e ha riscontrato dopo il trattamento con "esito positivo, estetico e funzionale". Secondo la Un Human Rights Office, tra febbraio 2022 e il 31 dicembre 2024, sono rimasti feriti almeno 28.382 civili, tra cui 1.833 bambini, ma si teme che i dati reali siano molto più alti. Dai pochi studi esistenti, le principali ferite sono da ustione, conseguenza del fatto che l'aria intorno alle esplosioni diventa rovente per un raggio di decine di metri e tutti coloro che vengono coinvolti da tali onde d'urto termiche sono esposti a lesioni a mani, volto e collo, ovvero le parti generalmente non coperte dall’abbigliamento. 

Da RigeneraDerma è nato Mission to Kiev. Il progetto RigeneraDerma, nato per curare gratuitamente le cicatrici delle donne vittime di violenza, è stato esteso, sempre pro bono, anche a militari e civili feriti nel corso della guerra d'Ucraina, confermando l'attenzione da sempre dimostrata verso pazienti particolarmente deboli, verso i quali la medicina non è riuscita ad offrire cure significative. Troppo spesso i feriti di guerra sono stati abbandonati a loro stessi, con problemi di relazione causati proprio dalle cicatrici, talvolta deturpanti, e molte volte impossibilitati a rientrare nel mondo del lavoro, perdendo di conseguenza la propria indipendenza economica. Mission to Kiev è nato da un’idea di Maurizio Busoni, professore presso il Master di Medicina Estetica delle Università di Barcellona e Camerino. Il progetto si avvale del Patrocinio dell’Università di Verona con la collaborazione del professor Andrea Sbarbati e dell’ingegner Sheila Veronese, del professor Francesco D'Andrea dell'Università Federico II di Napoli, del dottor Yehor Kolodchenko, president of Association of Laser Medicine and Cosmetology di Kyiv, Ucraina. 

RigeneraDerma "ha accumulato esperienze estremamente positive nella terapia delle ustioni e delle cicatrici in genere, grazie all’utilizzo della metodologia Biodermogenesi, e questo ha permesso di sviluppare dei protocolli terapeutici per le cicatrici di guerra, generalmente più complesse rispetto a lesioni simili maturate in ambiente civile - riporta la nota dell'azienda - Questo a causa dei composti chimici abbinati ai proiettili e agli esplosivi destinati ad aggredire la pelle in un secondo tempo, causando ulteriori lesioni di estrema gravità. Per capire la portata di tali danni progressivi è sufficiente sapere che molto spesso gli amputati di guerra devono subire una seconda amputazione sul tessuto che si riteneva sano nel corso del primo intervento chirurgico. 

"Nonostante la storia dell'umanità sia scandita dalle guerre, sino ad oggi nessuno si è preoccupato di curare le cicatrici dei feriti sopravvissuti, - sottolinea Maurizio Busoni -. Attualmente non esiste un protocollo terapeutico convalidato, né una scala di valutazione del danno determinato da tali cicatrici. Pertanto siamo partiti dallo studio delle cicatrici di guerra e delle loro conseguenze, quali ad esempio dermatiti gravi e talvolta croniche o devastanti forme di tumore cutaneo, come le ulcere di Marjolin, che si possono manifestare anche 30 anni dopo la ferita. Questo ha permesso di sviluppare una scala di valutazione delle cicatrici di guerra che abbiamo denominato Powasas (Patient and Observer WAr Scar Assessment Scale), che è stata adottata per Mission to Kiev e ha permesso di determinare la gravità delle lesioni e successivamente di valutare i miglioramenti apportati». 

La scala Powasas è stata sviluppata da Maurizio Busoni e d Yehor Kolodchenko, che ne ha validato i contenuti sulla base delle proprie esperienze maturate nella cura delle cicatrici di guerra nel corso degli ultimi 14 mesi. Tale scala di valutazione offre, quindi, una chiave di lettura effettiva dei livelli di complicazione delle cicatrici di guerra e sarà destinata ad una pubblicazione su una rivista scientifica ad elevato impact factor. 

"I risultati ottenuti, che saranno oggetto di una specifica pubblicazione, che permetterà di condividere il protocollo terapeutico a favore di feriti coinvolti in conflitti locali che continuano a causare vittime. In base al rapporto della ong Armed Conflict Location and Event Data (Acled), che mappa i conflitti in tutte le regioni del mondo, vi sono guerre in corso in: Ucraina, Israele, Gaza, Cisgiordania, Libano, Sudan e Yemen e conflitti locali di diversa intensità che coinvolgono l’intero Sahel africano, la Siria e Haiti, mentre sta salendo la tensione tra India e Pakistan ed in Messico e Colombia la guerriglia per il contrasto ed il controllo della produzione e la distribuzione di cocaina sta assumendo i connotati di scontro armato vero e proprio tra bande organizzate e gli eserciti nazionali. Purtroppo, nell’ottica di tutti i conflitti esistenti, l’esperienza di Yehor Kolodchenko è destinata ad assumere un rilievo sempre più importante, rappresentando la prima terapia la cui efficacia è stata documentata e validata", prosegue la nota.  

"Come medico, apprezzo molto il trattamento delle cicatrici con Biodermogenesi nei nostri pazienti che hanno subito ustioni e lesioni da esplosione e da combattimento, poiché è completamente indolore, non traumatico e non invasivo, - afferma il dottor Kolodchenko -. È privo di tempi morti e migliora davvero la condizione della pelle, riduce le contratture senza effetti collaterali o restrizioni dei pazienti, a differenza delle diffuse tecniche di ablazione laser. Inoltre, al momento, mancano pubblicazioni sul trattamento delle cicatrici di guerra con Energy Based Device".  

"Sono molto soddisfatto dei dati raccolti in Ucraina dal Dottor Kolodchenko e dai suoi colleghi che hanno aderito con entusiasmo al progetto Mission to Kiev - afferma Busoni -. Realizzare per primi un protocollo terapeutico per le cicatrici di guerra era una sfida che mi ha reso difficile dormire, sia per la difficoltà di tali cicatrici, sia perché non volevo illudere i pazienti, già provati dalla vita, di poter ottenere dei miglioramenti che non si sarebbero poi realizzati. Oggi sappiamo che anche le componenti chimiche che rendono così complesse queste cicatrici possono essere gestite con successo e che possiamo veramente contribuire a migliorare la qualità della vita di tante persone, al momento in Ucraina ma in futuro anche negli altri teatri di guerra purtroppo presenti in tanti Paesi del mondo. Il rapporto di Ohchr del 31 dicembre 2024 parlava di 1.833 bambini rimasti feriti in Ucraina. Sapere che oggi possiamo aiutarli a ritrovare il sorriso è la più grande soddisfazione per coloro che lavorano nell’ambito della medicina". 

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Cancro al seno, D’Antona (Europa Donna): "Il 40% poco informata su recidiva"

16 Maggio 2025
Cancro al seno, D’Antona (Europa Donna):

(Adnkronos) - Dopo una diagnosi di cancro al seno, "4 donne su 10 non ricevono abbastanza informazioni" sulla probabilità di recidiva, "9 su 10 si rivolgono a internet per ricercarle, esponendosi al rischio di raccogliere informazioni distorte che portano ad un allontanamento dell'aderenza alle cure. Il nostro appello va al medico affinché abbia una relazione continua con la propria paziente, in modo completo, e che sia in grado di mettere la persona in condizione di ricevere tutto quello che serve per la propria cura". Lo ha detto all’Adnkronos Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia, commentando la ricerca condotta su oltre 170 pazienti insieme ad Iqvia, specializzata nei servizi di ricerca clinica in ambito healthcare, e con il sostegno di Novartis Italia presentata oggi a Milano in occasione del lancio della campagna #PronteAPrevenire, promossa dalla farmaceutica e realizzata in collaborazione con Europa Donna Italia, Andos, IncontraDonna e Salute Donna Odv. 

La campagna, pensata per fornire strumenti e informazioni utili alla gestione consapevole del rischio di recidiva, si inserisce nell’ambito del progetto editoriale 'È tempo di vita', incarna l'obiettivo dell’associazione: fare rete tra le associazioni di pazienti. Nata "circa 30 anni fa, da un'idea del professor Veronesi e presente oggi in 47 paesi d’Europa - racconta la presidente - Europa Donna Italia si collega sul territorio nazionale con 190 associazioni che svolgono attività di caregiving, ma anche di informazione costante con le pazienti affinché aderiscano alle cure, per esempio dopo gli interventi, per evitare il rischio di recidiva", conclude. 

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Il sindaco la figura istituzionale con il gradimento più alto: analisi Vis Factor

16 Maggio 2025
(Fotogramma)

(Adnkronos) - Con il 63,24% la figura del sindaco è quella con il gradimento più alto per gli italiani, seguita dal presidente di Regione con il 47,13% e dal ministro con il 26,38%. E’ quanto emerge dal rapporto Human Index - l’esclusivo indicatore di convergenza che unisce e sintetizza i dati delle ricerche demoscopiche e quelli del web e social listening – sulla percezione istituzionale e le priorità dei cittadini, realizzato da Vis Factor, società leader a livello nazionale nella consulenza strategica istituzionale e aziendale, in collaborazione con l’istituto sondaggistico Emg Different, presentato nell’ambito della XIV assemblea nazionale Anci Giovani in corso a Palermo. 

In base al rapporto il decoro urbano (22,3%), i trasporti pubblici e la mobilità (19,11%) e la sicurezza (17,8%) sono i tre temi prioritari per i cittadini e si aspettano dai comuni soluzioni e interventi. A seguire ambiente e rifiuti (12,10%), sviluppo del territorio (8,07%), istruzione (6,08%), sanità territoriale (6,01%), cultura e spazi aggregativi (4,30%), servizi sociali (2,22%) ed economia locale (1,98%).  

Cambia la classifica invece guardando al sentiment relativo alle priorità, ovvero alla percezione delle tematiche e alle relative aspettative di soluzioni. La top tre dei temi con sentiment positivo è così composta: cultura e spazi aggregativi (54,53%), istruzione (49,63%) e sviluppo del territorio (43,14%). La top tre invece dei temi con sentiment negativo è: sicurezza (79,91%), sanità territoriale (71,76%) e decoro urbano (70.90%).  

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Food, la ricerca: evoluzione della cucina italiana, nuove tendenze tra tradizione e modernità

16 Maggio 2025
Food, la ricerca: evoluzione della cucina italiana, nuove tendenze tra tradizione e modernità

(Adnkronos) - Come sta evolvendo il rapporto degli italiani con la cucina nell'era della digitalizzazione? Quali sono le tendenze emergenti che ridefiniscono le abitudini alimentari nel nostro Paese? La nuova indagine 'Cucinare oggi: tra tradizione, sperimentazione e desiderio di semplificazione', commissionata da Vorwerk Italia ad AstraRicerche nell'aprile 2025, offre un quadro dettagliato analizzando un campione rappresentativo di oltre 1000 italiani tra i 25 e i 65 anni. L'indagine rivela che per gli italiani contemporanei il cibo rappresenta innanzitutto una fonte di piacere (29,9%), seguito da un veicolo di benessere e salute (24,1%) e un importante momento di condivisione sociale (21,8%). La tradizione culinaria mantiene un ruolo rilevante (16,7%), mentre si fa strada un approccio più ludico e personale all'esperienza gastronomica (7,6% cita il divertimento). 

L'analisi di genere evidenzia differenze significative: il piacere di cucinare è più accentuato tra gli uomini (34% contro il 26% delle donne), con picchi particolarmente elevati (45%) nella fascia 35-44 anni. Le donne, invece, tendono a valorizzare maggiormente la dimensione relazionale dell'esperienza culinaria (25% contro 18% degli uomini). Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca condotta da AstraRicerche è il forte legame con la tradizione culinaria, particolarmente evidenziato dalle generazioni più giovani. Secondo i ricercatori, il 21% degli intervistati tra i 25 e i 44 anni associa il cibo alla tradizione, un dato che sottolinea come i Millennials e la generazione Z stiano riscoprendo e valorizzando il patrimonio gastronomico italiano. 

“La cucina e il nostro rapporto con essa - afferma Giovanni Rainoldi, Consumer Insight Manager di Vorwerk Italia - rappresentano una fonte interessantissima attraverso la quale osservare la nostra società. L’ascolto delle persone è intrinseco nell’attività della nostra azienda, dalle nostre incaricate a contatto con i clienti quotidianamente fino all’analisi dei bisogni e della soddisfazione delle persone di cui questa collaborazione con AstraRicerche ne è esempio”. 

Nonostante l'accelerazione dei ritmi di vita contemporanei, la passione per la cucina non solo resiste ma si rafforza: il 69% degli italiani dichiara di amare dedicare tempo alla preparazione dei pasti e il 59% si considera competente ai fornelli. Emerge con forza la dimensione terapeutica dell'esperienza in cucina: per il 61% degli intervistati, cucinare rappresenta un momento di relax e decompressione dallo stress quotidiano. La cucina conferma inoltre la sua centralità come spazio di relazione interpersonale: oltre l'80% degli italiani considera il pasto un momento fondamentale di connessione con famiglia e amici. Il pranzo domenicale, emblema della tradizione gastronomica nazionale, conserva la sua importanza rituale per due italiani su tre, con percentuali che raggiungono il 76% nelle regioni meridionali. 

L'indagine documenta una significativa trasformazione nelle abitudini alimentari degli italiani: il 67,6% ha modificato orari e modalità dei pasti rispetto al passato, privilegiando una maggiore flessibilità (44,9%) in linea con i cambiamenti degli stili di vita. Sebbene il 60% continui a consumare i pasti a casa quotidianamente, emerge un quadro di crescente mobilità alimentare: il 55% mangia fuori almeno una volta a settimana, principalmente per ragioni professionali. Il food delivery è ormai parte integrante delle abitudini alimentari per oltre il 30% degli intervistati, che vi ricorre con cadenza settimanale, con una frequenza che si è stabilizzata negli ultimi anni per il 52,4%. Tuttavia, i ricercatori evidenziano anche come il 34,7% degli intervistati dichiara di aver ridotto il ricorso al delivery.  

La diffusione del lavoro agile ha avuto un impatto significativo sulle routine alimentari degli italiani: il 35% dichiara di mangiare in modo più sano grazie alla flessibilità lavorativa, il 23% dedica più tempo alla cucina, mentre il 21,8% sperimenta maggiormente con nuove ricette. Particolarmente rilevante l'impatto sui giovani professionisti: tra gli uomini under 35, quasi uno su due (46%) afferma di aver incrementato il tempo dedicato alle preparazioni culinarie grazie alla possibilità di lavorare da casa, ridefinendo il rapporto tra sfera professionale e domestica. Il 69 % degli italiani vive oggi la cucina come un'opportunità di esplorazione e scoperta gastronomica. Tra le tendenze emergenti, spiccano le ricette 'svuotafrigo' che soddisfano il 61,4% degli intervistati, rivelando una crescente attenzione alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi alimentari, mentre il 32,2% si cimenta nella riproduzione domestica di piatti etnici assaggiati al ristorante. 

La consapevolezza alimentare guida molte delle scelte in cucina: l'80% cucina per mangiare in modo più sano, mentre il 77,4% lo fa per preservare i valori nutritivi degli alimenti. Si diffonde anche la pianificazione settimanale dei pasti, adottata dal 21% degli intervistati, con percentuali che raggiungono il 41% tra le donne nella fascia 25-34 anni, evidenziando una crescente attenzione all'organizzazione e all'efficienza domestica. 

“Gli italiani - conclude Rainoldi - mettono in luce un crescente investimento in cucina, dalla preparazione alla fruizione dei pasti ed è interessante notare come emerga un panorama di esperienze ed esigenze diverse, che solo superficialmente possono apparire in contrapposizione”. 

L'indagine evidenzia anche l'importanza crescente della dimensione estetica dell'esperienza culinaria: il 60,2% degli italiani considera importante l'impiattamento, con percentuali che salgono al 68% per gli uomini nella fascia 35-44 anni, più influenzata dalla cultura visuale dei social media. Un dato sorprendente emerge dall'analisi delle abitudini di condivisione: più che alla pubblicazione sui social network (praticata solo dal 17,8%), gli italiani preferiscono una condivisione più intima e personale delle loro creazioni culinarie, con il 27,3% che invia fotografie dei piatti ad amici e familiari attraverso messaggistica privata. Nonostante l'entusiasmo diffuso, l'attività culinaria presenta ancora delle sfide quotidiane: il 66,6% degli italiani cerca costantemente ispirazione per piatti appetitosi e accessibili. Le fonti principali di questa ispirazione restano la tradizione familiare (48,1%), seguita dai social network (33,4%, con picchi tra i 25-34enni) e dai programmi televisivi dedicati alla cucina (33,1%). 

La semplificazione emerge come un'esigenza sempre più diffusa nell'attuale contesto socioeconomico: il 47,2% degli intervistati cerca soluzioni per cucinare bene in minor tempo. Un italiano su quattro (26%) lamenta la necessità di troppi strumenti per determinate preparazioni, mentre il 36% vorrebbe poter adattare più facilmente le ricette alle proprie esigenze alimentari. I dati dell'indagine delineano l'emergere di un nuovo modello di cucina domestica in Italia, caratterizzato da maggiore consapevolezza, flessibilità e attenzione al benessere. Questi trend suggeriscono una crescita del mercato per prodotti e servizi che facilitano la preparazione di cibi sani, riducono gli sprechi alimentari e ottimizzano i tempi di preparazione, mantenendo al contempo un forte legame con la tradizione gastronomica italiana. 

L'analisi condotta mostra come la cucina italiana del 2025 stia evolvendo verso un paradigma che integra innovazione tecnologica e tradizione culturale, efficienza e piacere, individualità e condivisione, confermando la centralità dell'esperienza culinaria nell'identità culturale e nelle abitudini quotidiane degli italiani contemporanei. 

E' in questo scenario in continua trasformazione che si inserisce il nuovo Bimby, l’evoluzione del celebre robot da cucina multifunzione di Vorwerk. Con oltre 40 anni di storia accanto agli italiani, Bimby ha saputo evolversi in un vero sous-chef domestico, capace di adattarsi alle esigenze della cucina contemporanea. Semplice da usare e tecnologicamente avanzato il nuovo modello unisce un design elegante e compatto, un’interfaccia intuitiva e un display immersivo. La connessione ancora più fluida con le oltre 100.000 ricette disponibili su Cookidoo lo rende uno strumento potente e versatile, pensato per chi cerca performance e stile in un unico elettrodomestico.  

Svolge il lavoro di 20 elettrodomestici in uno solo, semplificando con efficienza le operazioni più complesse e lasciando spazio alla creatività. Che si tratti di piatti della tradizione o di nuove sperimentazioni, di cucinare per sé o per gli altri, per chi è esperto o alle prime armi, Bimby è l’alleato ideale per vivere la cucina, oggi e domani, come uno spazio personale, creativo e autentico. 

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