
Dopo due anni di crescita il motore dei beni durevoli si ferma: a fine 2025 il comparto segnerà consumi in calo del 2,3% in volume e del 2,4% in valore, per una spesa complessiva che da 79 miliardi scivola a 77,1 miliardi. È la fotografia scattata dal 32° Osservatorio Findomestic, realizzato insieme a Prometeia, per un mercato che resta comunque su livelli più alti rispetto al pre-Covid, non per un aumento dei volumi acquistati ma esclusivamente per l’incremento dei prezzi che in 6 anni sfiora il 20%.
A determinare il segno meno è soprattutto la mobilità, il segmento che da solo vale il 57% della spesa delle famiglie in beni durevoli. Qui la frenata è evidente, con le auto nuove in calo del 9% a valore. La casa – mobili e tecnologia – resta invece impantanata in una stagnazione che dura dal 2023, dopo gli exploit del triennio post-pandemico. Sul fronte territoriale, le tre locomotive storiche – Lombardia, Lazio e Veneto – perdono tra il 2,6 e il 2,8%. Resiste meglio l’Emilia-Romagna (-1,8%), che quasi aggancia il podio nella graduatoria per volumi di spesa.
Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic, mette ordine tra numeri, prezzi e percezioni: "Quest’anno i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono – secondo i dati Istat – il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famiglie".
E Bardazzi prosegue: "Siamo ancora su livelli di spesa superiori dell’11,4% al 2019, ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l’aumento dei prezzi, vicino al +20%. Al netto dell’inflazione, cioè guardando ai volumi, i consumi di durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia".
In questo quadro di frenata il credito al consumo va in controtendenza, uno strumento che le famiglie stanno usando per reagire all’incertezza. Lo ribadisce Marco Tarantola, amministratore delegato e direttore generale di Findomestic Banca: "A fronte di consumi in calo nel mondo dei durevoli, il mercato del credito continua a crescere. Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti (1.7% il tasso di default a fine settembre 20251), pur mostrando un lieve incremento nel corso dell'anno. È la conferma che il credito al consumo svolge un ruolo sociale ed economico essenziale: aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso".
Il dato che più colpisce arriva dalle indagini condotte dall’istituto: "Oltre quattro italiani su dieci – ricorda Tarantola – hanno utilizzato una forma di credito almeno una volta negli ultimi tre anni. E più del 60% di chi lo ha fatto dichiara che, senza questa possibilità, avrebbe dovuto rinviare o rinunciare del tutto all’acquisto. Dati che confermano come il credito oggi sia una leva di fiducia, non solo un prodotto finanziario".
Se l’Italia rallenta, ogni territorio lo fa con il suo stile. Ci sono regioni che assorbono meglio la scossa. In Trentino-Alto Adige, dove i redditi restano elevati e il clima economico è meno nervoso, il calo è solo -0,7%, il migliore d’Italia. Più sorprendente la tenuta della Sicilia e della Liguria, entrambe ferme a -1,3%: due territori lontani geograficamente ma accomunati da una domanda interna che resiste. All’opposto, in Basilicata il mercato dei durevoli cede il 4%: una flessione che non è solo statistica ma strutturale, fatta di consumi fragili e poca spinta demografica.
Il rallentamento è stato consistente anche in Piemonte (-3,5%), Molise (-3,3%), Abruzzo e Lazio (entrambe -2,8%). Sul piano dei valori assoluti, la Lombardia continua a giocare un altro campionato: 15,4 miliardi, più del doppio del Lazio, che segue a 7,5. È la locomotiva che tira il Paese, anche quando il convoglio frena. Nel 2025 il mercato italiano della mobilità vive una doppia velocità: l’usato tiene la linea, il nuovo rallenta, le due ruote correggono la corsa dopo anni di sprint.
Quello delle auto usate dal 2017 è il primo mercato per valore assoluto e continua a dimostrarlo. L’effetto inflazione è evidente: si spende il 25% in più rispetto al 2019 per acquistare appena il 3% di vetture in più. Nel 2025, dopo due anni di crescita, il settore rallenta e il suo giro d’affari chiuderà con un -0,2%, sostanzialmente in stallo, con l’incremento dei passaggi di proprietà (+2,1%) annullato dal calo dei prezzi (-2,1%). Ma i valori restano solidi: 24,4 miliardi di euro, quasi 8 miliardi in più dell’auto nuova, complice una domanda, negli ultimi anni, sempre più orientata al risparmio. Prezzi in calo e mix di vendita più ‘popolare’ confermano che il consumatore è cauto ma attivo.
Sulle auto nuove la frenata è netta: -9% a valore, con la spesa delle famiglie che scende a 16,5 miliardi. Le immatricolazioni calano (-9,9%), i prezzi restano stabili (+0,8%) dopo anni di forte crescita e il mix si sposta su fasce e tecnologie più costose. Le city car, un tempo spina dorsale del mercato, passano dal 17% del 2019 al 12%. La domanda dei privati resta lontana dai livelli pre-pandemia: -25% le immatricolazioni rispetto al 2019, -10% la spesa. Non bastano incentivi a singhiozzo per stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza.
Per le moto dopo quattro anni di crescita, arriva uno stop: -7,7% a volume nel 2025, -7,0% a valore. Ma il confronto con il 2019 resta impressionante: +36% a volume, +55% a valore, per un mercato che vale 2,75 miliardi e che ha beneficiato in questi anni di una domanda, che in un contesto di inflazione e calo del potere d’acquisto, ha visto nei mezzi a due ruote un’alternativa low cost alla seconda o terza auto in famiglia. La flessione del 2025 sottende dinamiche differenziate tra ciclomotori, in forte calo (oltre -30% a volume), e targato, in miglior tenuta (-6% circa a volume) e su livelli storicamente elevati. Gli scooter targati salgono dell’8,8%, confermandosi protagonisti della mobilità urbana.
Dai mobili agli elettrodomestici, dall’elettronica alla telefonia e all’IT, il comparto casa nel 2025 mostra un quadro di stabilità e adattamento. Crescono prodotti informatici, piccoli elettrodomestici e device smart, l’online consolida il ruolo chiave, mentre famiglie e consumatori privilegiano comfort, qualità, benessere e soluzioni premium, tra innovazione e attenzione al prezzo.
Dopo il biennio d’oro 2021-2022, la domanda di mobili si è normalizzata, ma il settore resta ben sopra i livelli pre-Covid: +10% rispetto al 2019. L’anno si chiuderà intorno ai 16,5 miliardi di euro (-0,6%), segnalando una fase di assestamento più che un vero rallentamento. I volumi restano in calo (-1,7%), ma i prezzi continuano a sostenere il mercato (+1,1%), pur con una dinamica più morbida rispetto agli anni dei rincari. La cautela delle famiglie pesa ancora: incentivi e bonus ristrutturazioni aiutano, ma non bastano a riaccendere quella spinta eccezionale generata dal post-pandemia e dal Superbonus.
A frenare è soprattutto la domanda legata alle ristrutturazioni, oggi fisiologicamente in discesa. A fare da contraltare è invece il primo acquisto, alimentato da un mercato immobiliare tornato vivace: nei primi sei mesi dell’anno le compravendite residenziali sono cresciute del 9,5%, spinte da tassi più leggeri e un credito più accessibile. Sul fronte dei canali di vendita, l’online continua la sua avanzata arrivando a valere il 20% del retail. Un risultato che certifica la maturità digitale dell’arredo italiano, sempre più capace di coniugare design, prezzo e omnicanalità.
La telefonia resta il baricentro della tecnologia consumer: nel 2025 il comparto mantiene la rotta sui 6,3 miliardi (-0,4%), segno di una domanda matura che però evolve rapidamente. Gli smartphone – l’85% del giro d’affari – rallentano nei volumi ma tengono in valore (-1,1%) grazie al continuo spostamento verso i prodotti di maggiore qualità. A fare da contrappunto alla flessione degli smartphone, continuano a crescere cuffie (+1,5%) e i dispositivi tecnologici indossabili (+1,2%), trainati da funzioni smart sempre più orientate al benessere e alla performance personale. L’online consolida il sorpasso sulle vendite in negozio, arrivando al 20,5% del fatturato. In un mercato ormai saturo, è qui – tra servizi premium, ecosistemi integrati e nuovi modelli di fruizione – che si gioca la partita futura.
Il mercato degli elettrodomestici chiuderà il 2025 con un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro: 4,2 miliardi per i grandi apparecchi e 2,3 miliardi per i piccoli. I grandi elettrodomestici si confermano su un plateau elevato (-0,3%), dopo tre anni di crescita solida, sostenuti dai bisogni di sostituzione e dall’efficientamento energetico spinto anche dal bonus rottamazione. I volumi tengono, i prezzi si raffreddano, e il comparto del lavaggio è quello che corre meglio: asciugatrici (+4,4%) e lavastoviglie (+1,7%) guidano la fascia alta della domanda, segnale di un’Italia che aggiorna la dotazione domestica puntando a comfort e risparmio.
Freddo e cottura restano più deboli, con prezzi in discesa che comprimono il valore complessivo. Tutt’altra storia per i piccoli elettrodomestici, ancora una volta i migliori performer tra i durevoli per la casa: +8,4% a volume e +5,2% a valore. Il mercato intercetta tendenze chiare: multifunzionalità, cura del sé e desiderio di semplificazione. Crescono con decisione i dispositivi per la cura della casa, trainati dagli aspirapolvere (+15,4%) di nuova generazione e dai mini-aspiratori. Nella cura della persona brillano i prodotti per l’igiene dentale (+9,6%), i dispositivi per la rasatura e gli apparecchi per asciugare e acconciare i capelli.
Nella preparazione del cibo, le friggitrici ad aria continuano la loro scalata (+16% in valore, +23% in volume), mentre i robot da cucina vivono una fase di forte normalizzazione dovuta alla pressione promozionale. Tra gli altri prodotti, prosegue lo sviluppo delle vendite di bilance (+9.1% in valore). L’online si consolida come canale chiave: rappresenta ormai il 38% del fatturato dei piccoli elettrodomestici, con crescite a doppia cifra.
Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic, sintetizza così il trend: "Dalle friggitrici ad aria ai wearable, dai prodotti per l’igiene orale agli apparecchi per la cura del corpo, emerge una ricerca crescente di benessere personale. Il consumatore investe in ciò che gli permette di vivere meglio: monitorare, prevenire, semplificare. Anche a casa".
E dopo un triennio di segni meno, il mercato IT italiano torna a crescere, segnando un +1,7% e sfiorando i 2,2 miliardi di fatturato. A guidare la ripresa sono pc portatili (+3,5%), tablet (+4,7%) e dispositivi per il gioco (+5,3%). Il canale online si conferma protagonista, con un contributo al fatturato vicino al 32%, compensando il lieve calo delle vendite nei negozi fisici. Dopo il rimbalzo dai picchi del 2020-’21, il mercato IT si posiziona tra i segmenti più performanti della tecnologia consumer, con volumi in crescita e una dinamica di prezzo favorevole che lascia intravedere ulteriori trend positivi per la chiusura dell’anno.
Il 2025 si chiuderà a 1,6 miliardi (-1,9%), il mercato dell’elettronica di consumo continua a scontare l’onda lunga del passaggio al digitale terrestre: il segmento video, ancora in flessione, resta il grande freno di un comparto che però mostra segnali di stabilizzazione dopo il crollo del triennio 2022-24. La TV – che vale oltre l’80% del mercato – resta negativa (-2,9%), anche se da metà anno i volumi tornano a respirare. I decoder continuano invece la loro caduta libera, ormai sotto l’1% del giro d’affari. Tra i pochi fari accesi, spiccano i droni (+16%), le cuffie (+6,6%), trainate da wireless e funzioni premium, e gli altoparlanti (+7,6%), alimentati dalla voglia di home theatre. Un mercato che stringe i denti ma che – tra innovazione, qualità del suono e nuove esperienze d’ascolto – lascia intravedere la voglia dei consumatori di tornare a investire, quando il rimbalzo dal boom post-switch-off sarà finalmente alle spalle.

Panettoni, cioccolatini, biscotti e snack confezionati vengono prodotti in grandi quantità durante il periodo festivo per rispondere a una domanda concentrata in poche settimane, ma una parte consistente di questi prodotti resta invenduta. Dietro l’apparente successo delle vendite natalizie si nasconde infatti un tema strutturale: l’invenduto alimentare rappresenta un costo concreto per la filiera, con ricadute economiche e ambientali che coinvolgono produttori, distributori e retailer. Il fenomeno assume dimensioni globali: secondo uno studio di Ecr Retail Loss, organismo internazionale di ricerca nel settore della distribuzione e del retail, ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato, generando costi stimati superiori ai 90 miliardi di euro lungo la catena del valore.
Un impatto che incide direttamente sulla redditività: se i retailer riuscissero anche solo a dimezzare questi costi nascosti nei propri conti economici, la maggior parte potrebbe incrementare i profitti di oltre il 20%. Nel settore dolciario, la concentrazione produttiva di dicembre amplifica ulteriormente la pressione: prodotti perfettamente idonei al consumo rimangono invenduti, generando costi aggiuntivi per sconti, redistribuzione, smaltimento e logistica, che possono arrivare fino all’1,8% del fatturato. A questo si aggiungono immobilizzazioni di capitale e inefficienze operative che pesano sulla redditività complessiva, oltre all’impatto ambientale legato al consumo di risorse, alle emissioni e alla gestione dei rifiuti.
In questo scenario, appare chiaro come la gestione delle eccedenze non sia un tema marginale, ma una leva strategica per la competitività delle aziende della filiera alimentare. Sempre più operatori stanno adottando modelli industriali strutturati per affrontare il problema in modo continuativo e non emergenziale. Tra queste realtà si inserisce Regardia, player di riferimento in Italia nella circular economy, che opera nel recupero degli ex-prodotti alimentari trasformandoli in risorse utili attraverso processi industriali dedicati. Grazie a questo modello, più di 165.000 tonnellate all’anno di surplus alimentare e concentrato solubile di frumento vengono mediamente preservate nella filiera dei mangimi, evitando lo spreco di risorse ancora valorizzabili. Le eccedenze, anziché essere destinate allo smaltimento, vengono così selezionate, trattate e reintrodotte nel ciclo produttivo come materie prime per la mangimistica e come matrici per bioenergie, riducendo il ricorso a risorse vergini e alleggerendo i costi logistici e ambientali dell’invenduto. L’approccio consente alle aziende di ridurre le perdite economiche legate allo stock fermo, limitare i costi di gestione e trasformare un problema operativo in una risorsa gestibile e misurabile.
“Oggi - spiega Paolo Fabbricatore, Group ceo di Regardia - il vero tema non è più se gestire l’invenduto, ma come farlo in modo strategico. Ogni prodotto fermo in magazzino rappresenta un costo finanziario, un rischio operativo e una perdita di valore. Approcci strutturati permettono di ribaltare questa logica: trasformare l’eccedenza in opportunità concreta genera benefici economici e ambientali lungo tutta la filiera. Ridurre gli sprechi significa intervenire direttamente sui margini, sull’efficienza operativa e sulla solidità del business”. La portata del tema diventa ancora più evidente se si confronta l’incidenza dell’invenduto con le dimensioni complessive del mercato dolciario globale. Secondo il report Confectionery Worldwide 2025 di Statista, il comparto genera 531 miliardi di euro di fatturato annuo, con i prodotti da forno e pasticceria come principale categoria, seguiti da cioccolato, dolciumi e gelati. L’Europa occidentale rappresenta circa un terzo del mercato mondiale, davanti al Nord America (22%) e all’Asia-Pacifico (14%). In un settore di questa scala, anche piccole percentuali di eccedenze hanno un impatto economico significativo, moltiplicandosi lungo tutta la filiera.
Il divario tra il valore complessivo del mercato e i costi nascosti legati all’invenduto rende evidente come la gestione delle eccedenze non sia una questione marginale, ma un elemento strutturale dell’equilibrio del settore. In questo scenario, adottare modelli efficienti e sostenibili significa non solo ridurre gli sprechi, ma rafforzare la competitività e la resilienza dell’intera filiera. In risposta a questa sfida, le aziende stanno adottando strategie strutturate per recuperare valore dall’invenduto, trasformando eccedenze che altrimenti rappresenterebbero un costo in opportunità concrete per la filiera. La gestione intelligente dell’invenduto non riguarda più solo la riduzione dello spreco, ma si sta evolvendo in approcci integrati che combinano efficienza operativa, sostenibilità e innovazione. Tra i principali trend emergenti si possono individuare i seguenti aspetti. Mangimistica animale: i prodotti dolciari invenduti vengono selezionati e trasformati in ingredienti sicuri e nutrienti per mangimi, contribuendo a ridurre i costi delle materie prime e l’impatto ambientale della filiera.
Donazioni a enti benefici: le eccedenze alimentari vengono ridistribuite a organizzazioni caritative, offrendo un vantaggio sociale e riducendo sprechi e costi di smaltimento. Reimmissione sul mercato: alcune aziende utilizzano canali alternativi come outlet o promozioni dedicate, trasformando i prodotti invenduti in vendite aggiuntive senza intaccare il prezzo pieno. Trasformazione in nuovi prodotti o ingredienti secondari: l’invenduto può essere convertito in nuove linee di prodotti o materie prime per altre produzioni, valorizzando risorse altrimenti perse. Conversione in compost o bioenergie: gli scarti non utilizzabili a fini alimentari e non declassabili ad uso zootecnico possono essere destinati a produzione di compost o energia rinnovabile, chiudendo il cerchio della circolarità e riducendo l’impatto ambientale complessivo.

"È stata sopravvalutata". Così Edoardo Vianello, ospite a La volta buona, si è espresso su Ornella Vanoni, scomparsa lo scorso 21 novembre. Il cantautore ha espresso senza filtri il suo giudizio sulla collega: "A me non piaceva il suo timbro di voce, mi dava fastidio. Sul palco era straordinario, affascinante. Era bella mentre cantava, finito di cantare si imbruttiva, era scostante".
Vianello ha raccontato di averla conosciuta personalmente: "Non era una persona sincera, una grande interprete ma non era vera. Come persona era simpatica, ma quando la sentivo cantare mi dava fastidio. Interpretava, faceva l'attrice". E quando gli ospiti presenti in studio hanno espresso opinioni differenti, il cantautore ha ribadito: "Non l'ho mai apprezzata, a me dava questa brutta impressione".

Vodafone down oggi, mercoledì 17 dicembre 2025, con problemi indicati dagli utenti per la popolare compagnia telefonica. Il sito Downdetector, che raccoglie le segnalazioni su disservizi legati alla rete, evidenzia infatti un'impennata di 'alert' relativi al funzionamento soprattutto della connessione internet, senza distinzioni tra rete mobile e fissa, quindi wi-fi. Inoltre utenti segnalano difficoltà a ricevere segnale per far partire chiamate e SMS.
Per gli utenti, quindi, non sembra esserci alcun segnale disponibile per usufruire dei servizi di telefonia. I problemi non riguardano soltanto le grandi città italiane, ma anche la provincia per problemi diffusi in tutto il Paese. A Roma, Milano e Torino si aggiungono quindi anche le province, dal nord al sud Italia.

Vodafone down oggi, mercoledì 17 dicembre 2025, con problemi indicati dagli utenti per la popolare compagnia telefonica. Il sito Downdetector, che raccoglie le segnalazioni su disservizi legati alla rete, evidenzia infatti un'impennata di 'alert' relativi al funzionamento soprattutto della connessione internet, senza distinzioni tra rete mobile e fissa, quindi wi-fi. Inoltre utenti segnalano difficoltà a ricevere segnale per far partire chiamate e SMS.
Per gli utenti, quindi, non sembra esserci alcun segnale disponibile per usufruire dei servizi di telefonia. I problemi non riguardano soltanto le grandi città italiane, ma anche la provincia per problemi diffusi in tutto il Paese. A Roma, Milano e Torino si aggiungono quindi anche le province, dal nord al sud Italia.
La compagnia telefonica ha chiarito tutto in una nota: “Vodafone conferma che è in corso un disservizio temporaneo causato da due guasti alla rete Fibercop nelle zone di Rimini e Forlì con disagi per i clienti di rete fissa e mobile. I tecnici sono al lavoro per ripristinare i servizi nel minor tempo possibile. Ci scusiamo con i clienti coinvolti e provvederemo ad aggiornare tempestivamente sull'avanzamento dei lavori”.

Lutto per il sottosegretario al Lavoro e senatore della Lega Claudio Durigon. Si è infatti spenta a Latina la madre Franca Bellamio, 89 anni. In queste ore sono molti i messaggi di vicinanza giunti al senatore dal mondo politico e istituzionale. I funerali si svolgeranno domattina alle 11.30 sempre a Latina, presso la Parrocchia San Francesco d’Assisi.
E' stato approvato il nuovo club Olimpico "Los Angeles 2028"...
"Sono e siamo innocenti di quanto siamo accusati da moltissimi anni. Non abbiamo nulla a che vedere con la morte di Serena Mollicone: non l’abbiamo uccisa, non l’abbiamo picchiata, non l’abbiamo immobilizzata e confezionata col nastro adesivo e col fil di ferro, non l’abbiamo trasportata a Fontecupa". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, imputato per concorso in omicidio insieme al figlio Marco e alla moglie Annamaria, che oggi, mercoledì 17 dicembre, ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla terza sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne uccisa nel 2001.
"Nego di aver effettuato alcun depistaggio come mi si accusa", ha affermato Mottola. "Ho prelevato Guglielmo Mollicone - ha ricostruito l'ex carabiniere - per portarlo in caserma a firmare alcuni verbali su ordine preciso del capitano Trombetti e, anche se mi è dispiaciuto, ho dovuto farlo perché era un ordine. E solo i soggetti disinformati o i soggetti provocatori possono pensare che un maresciallo dei carabinieri possa discutere l’ordine di un capitano dei carabinieri. Non so e non sappiamo nulla di chi, quando, come e perché abbia messo l’hashish nel cassetto di Serena, nemmeno la storia del telefonino". Sulla notte tra il 1 e il 2 giugno Franco Mottola ha aggiunto: "Sono andato a casa di Guglielmo Mollicone verso le due su sua precisa richiesta fattami in caserma".
"A causa della propaganda accusatoria l'opinione pubblica è colpevolista" ma "ci penseranno i miei consulenti a dimostrare che la porta non è l'arma lesiva e che Serena non e' stata sbattuta contro quella porta". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, che oggi in aula, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. A proposito della porta Mottola conferma di averla rotta personalmente "con un pugno dato di piatto, col dorso della mano" dopo essersi arrabbiato con il figlio Marco che gli aveva comunicato di non voler continuare le scuole". "Poi - aggiunge - quando mi calmai, per non litigare con mia moglie, presi la porta, la sollevai dai cardini e la portai al piano inferiore, per sostituirla e cambiarla con quella del bagno, dove poi venne trovata". "Un giorno parlando con Suprano gli dissi che l’aveva rotta mio figlio, non vedo perché dovevo dire a un sottoposto che il suo comandante aveva perso il controllo a causa del figlio", sottolinea.
Quindi Mottola ha puntato il dito contro il brigadiere Santino Tuzi che dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma la sera del 1 giugno del 2001 e che poi fu trovato morto suicida.
L'ex maresciallo attribuisce il suicidio di Tuzi a una presunta relazione extraconiugale del brigadiere. "Tuzi si è suicidato perché aveva capito di avere perso il senso dell’onore, perché aveva perso la stima in se stesso, per la delusione del rifiuto della sua ex amante Annarita Torriero a tornare assieme, per il pentimento e per la vergogna di avere messo in mezzo mio figlio innocente e per i suoi segreti personali sul proprio comportamento non collegato a noi, ma alle sue azioni extrafamiliari e ad altri eventi a me sconosciuti".
"Siamo addolorati e feriti per la campagna di colpevolezza che da quasi vent'anni si è scatenata contro di noi, un veleno che si è sparso nella mente e nel convincimento dell’opinione pubblica, però, di contra, abbiamo la speranza e la certezza dell’obiettività e della serenità di chi ci giudica per la terza volta".
"Chiediamo di essere giudicati e assolti e che siano spiegati e risolti tutti i perché dell'assoluzione" affinché ci sia tolto tutto questo fango che finora "ci è stato scagliato addosso" e che siano effettuate "indagini serie per individuare il vero assassino della povera Serena Mollicone". Alla famiglia e ai parenti della povera ragazza esprimiamo la nostra solidarietà per il dolore, anche perché siamo genitori e ben capiamo le loro sofferenze - conclude Franco Mottola - Della sua morte non sappiamo nulla".

"Stavo per finire in coma". Anna Moroni ospite oggi a La volta buona ha raccontato di aver subito un intervento chirurgico alla testa in seguito a una caduta, che inizialmente non sembrava preoccupante.
La cuoca, nel salotto di Caterina Balivo, ha spiegato la disavventura: "Ero andata a un supermercato vicino casa, mentre passavo dall'ingresso però si sono chiuse le porte e sono caduta. Mi ero fatta un piccolo bozzetto alla testa, allora avevo chiamato il medico ma lui mi aveva rassicurata". Tuttavia, dopo qualche giorno le condizioni sono peggiorate e Moroni ha iniziato ad avere continui giramenti di testa, tanto da spingere il medico di base a prescriverle una risonanza magnetica. "Sono andata a farla la mattina dopo e alle 18 mi hanno operata, avevo un ematoma. Stavo per finire in coma".
L'intervento e il post-operatorio sono andati bene: "Sono stata in terapia intensiva per una notte, dopo due giorni sono tornata a casa e ho cominciato subito a cucinare", ha detto con ironia rassicurando i telespettatori sulle sue condizioni di salute.

Gli strappi a tavola, tra Natale e Capodanno, sono inevitabili. Per ridurre l'impatto delle abbuffate, ci sono poche regole da seguire nei giorni successivi. A fornire i consigli è il professor Giorgio Calabrese, medico nutrizionista specializzato in Scienza dell'alimentazione e presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del ministero della Salute. "Se stiamo bene e in forma, e godiamo di buona salute, ogni tanto una piccola trasgressione possiamo concedercela. Vale anche in occasione delle festività natalizie. Ma sia chiaro, lo 'strappo' è ammesso solo per la cena della Vigilia, per il pranzo di Natale e per il veglione di Capodanno: quindi 24, 25 e 31 dicembre", dice all'Adnkronos Salute.
"Per tutti gli altri giorni, invece, dobbiamo seguire alcune semplici regole. Obiettivo: non ingrassare, ma limitarci a prendere non oltre mezzo chilo", aggiunge Calabrese.
"Se durante la Vigilia e il pranzo del 25 abbiamo trasgredito a tavola tra primi, secondi, dolci, vino e spumante - spiega Calabrese - la sera di Natale basteranno una insalatona e un frutto. Il 26, giorno di Santo Stefano, è sì una ricorrenza importante per noi cristiani, ma non una festa godereccia".
"Quindi dobbiamo mangiare regolarmente, come un giorno qualsiasi: a pranzo 60-70 grammi di pasta con legumi o verdure, una porzione di verdure crude, bollite o alla griglia e un frutto. La sera pesce al sale, in alternativa carne bianca o del formaggio, una porzione di verdure, 50 grammi di pane integrale e un frutto. In questo modo arriviamo al cenone di Capodanno, che di fatto è come il Natale per cui la trasgressione è concessa".
Ma dopo il veglione di Santo Stefano "sicuramente ci si alza più tardi, allora bisogna unire la prima colazione con il pranzo: spazio alla carne bianca o in alternativa alla bresaola o a del prosciutto - raccomanda Calabrese - con della verdura e 50 grammi di pane integrale e un frutto. La sera, invece, prediligere un minestrone con della pasta o del riso, verdure e un frutto".
E il panettone o il pandoro, protagonisti di tutti i banchetti? "E' concessa una sola fetta al giorno - avverte Calabrese - o al mattino a colazione, in alternativa ai biscotti o fette biscottate, o come snack alle 17 per la merenda". Seguendo alla lettera i consigli del nutrizionista, "non si prenderanno i soliti 2-3 chili post-festività, ma al massimo 500 grammi".
Secondo lo specialista, tra le tendenze del Natale 2025 "gli italiani prediligono la dieta mediterranea. La cucina nostrana, che l'Unesco ha appena riconosciuto in questi giorni 'patrimonio culturale immateriale dell'umanità', fa bene alla salute e alle nostre tasche. Negli anni abbiamo visto che puntare sulla cucina brasiliana, piuttosto che su quella afghana o messicana, alla fine costa di più".
Forme di Craft, dal 20 dicembre un laboratorio aperto a Sa
Manifattura...

"Possiamo considerare un elemento molto positivo il dato che è uscito ieri dall'Istat di ottobre, che conta un aumento del 3,4 per cento", a proposito dell'export l'export italiano. "Questo significa che se dovessimo continuare con questo trend - non si tratta di una stima ma di una proiezione - a fine anno potremmo raggiungere i 644 miliardi di euro di fatturato dell'export". Così il presidente dell'agenzia Ice, Matteo Zoppas, a margine della Conferenza nazionale dell'Export e dell'internazionalizzazione delle imprese a Fiera Milano a Rho.
Reperti, documenti storici, video e foto d'epoca per raccontare
l'evoluzione del sito...

Cambielli dà un significato nuovo al Natale con un'iniziativa di solidarietà a sostegno della ricerca scientifica. L'azienda ha scelto di devolvere 100.000 euro a Fondazione Humanitas per la Ricerca e di avviare, in parallelo, una campagna interna rivolta ai propri 3.200 collaboratori: chi vorrà potrà infatti effettuare una donazione personale e l’azienda raddoppierà ogni contributo, amplificando ulteriormente l’impatto della raccolta.
Con oltre 250 punti vendita e un fatturato di 1,2 miliardi di euro, Cambielli è una delle realtà più consolidate e storiche in Italia nei settori idraulica, impiantistica e arredo bagno. La scelta di sostenere la ricerca nasce dalla volontà di valorizzare il ruolo sociale dell’impresa e di condividere con tutta la comunità aziendale un progetto capace di generare beneficio per molte persone.
"Abbiamo voluto che questo Natale rappresentasse un gesto concreto di vicinanza a chi ha più bisogno -dichiara il presidente Franco Cambielli-. Sostenere la ricerca scientifica significa investire nel futuro di tutti, e farlo insieme ai nostri collaboratori dà un valore ancora più grande a questa iniziativa. Ogni contributo, anche piccolo, può tradursi in un passo avanti per la salute e il benessere delle persone".
"Desidero esprimere la nostra più sincera gratitudine a Cambielli e al suo management per il prezioso supporto offerto a Fondazione Humanitas per la Ricerca. La loro scelta di credere nella ricerca scientifica rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra il mondo aziendale e quello della ricerca possa generare un impatto concreto sulla vita delle persone oggi e nel futuro. Partnership come questa dimostrano quanto sia importante unire competenze e risorse per favorire l’innovazione e sostenere il progresso scientifico. Auspichiamo che sempre più realtà decidano di seguire questo modello di impegno condiviso", conclude Lucie Parizkova, vicepresidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca.
Il contributo sosterrà i tanti progetti di Fondazione Humanitas per la Ricerca, che supporta ogni giorno il lavoro di oltre 600 ricercatori in 40 laboratori all’avanguardia, all’interno di un ecosistema unico che integra clinica, education e Ricerca. Le attività riguardano aree chiave come oncologia, cardiovascolare, neurologia, gastroenterologia e immunologia, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni diagnostiche e terapeutiche innovative per i pazienti.

“Oggi solo il 4% delle imprese italiane genera circa il 75% dell’export ed è composto prevalentemente da grandi aziende, mentre il cuore del nostro sistema produttivo è fatto di piccole e medie imprese. Per queste realtà, le fiere sono il primo passaporto per l'estero, rappresentano il più immediato strumento di accesso ai mercati internazionali". Lo ha detto oggi il presidente di Fondazione Fiera MIlano, Giovanni Bozzetti, durante il suo intervento alla Conferenza Nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese, in corso a Milano.
Le fiere "non sono semplicemente eventi o luoghi di transazioni economiche, ma vere e proprie infrastrutture strategiche al servizio del Paese: strumenti di relazione, fiducia e visione, e una forma concreta di diplomazia economica in cui il Made in Italy dialoga con il mondo - ha sottolineato Bozzetti -. Un ruolo confermato anche dai numeri: le aziende che partecipano alle nostre manifestazioni generano complessivamente 47 miliardi di euro di fatturato, di cui 17 miliardi sui mercati esteri".
L’internazionalizzazione rappresenta "una condizione necessaria per la competitività dell’Italia". Il presidente di Fondazione Fiera Milano ha ribadito come il sistema fieristico italiano "è oggi il quarto al mondo, con un valore di circa 1,4 miliardi di euro", ma per esprimere il suo potenziale "deve rafforzare la capacità di lavorare in modo unitario, superando frammentazioni e campanilismi".
Proprio per questo "la sfida che affronta il sistema fieristico è la stessa che riguarda il nostro tessuto produttivo: fare sistema, perché essere piccoli è spesso un valore, ma restare isolati è un limite. Nei mercati globali si cresce mettendo a fattor comune competenze, relazioni e infrastrutture. In questa direzione, come Fondazione Fiera Milano abbiamo avviato l’Alleanza per il Made in Italy, un tavolo di ascolto e coordinamento con associazioni e operatori per mettere a sistema le esigenze del settore e favorirne la crescita, con ricadute positive su economia, occupazione e territori” ha concluso.

Sono 2,4 milioni - il 9,1% del totale - le famiglie che nel 2024 si sono trovate in condizione di povertà energetica secondo l’Oipe, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. Un valore che, pur rappresentando il massimo storico della serie, risulta solo in lieve aumento rispetto all’anno precedente quando la povertà energetica toccava 2,36 milioni di famiglie, il 9%. Queste le evidenze presentate oggi a Milano durante il seminario 'La povertà energetica in Italia', ospitato da Arera e promosso da Oipe e Fondazione Banco dell’energia, ente filantropico che ha tra i suoi obiettivi quello di sostenere persone e famiglie vulnerabili attraverso progetti solidali.
A livello territoriale la quota di famiglie aumenta nelle Isole (+0,8%) e nel Nord Ovest (+0,7%) mentre si riduce di quasi 1 punto percentuale nel Sud e rimane invariata nel Centro e nel Nord Est. Si conferma inoltre una maggior concentrazione del fenomeno nelle periferie e nei piccoli centri. A livello regionale, la percentuale di famiglie in povertà energetica oscilla tra il 5% del Lazio e il 18,1% della Puglia (nel 2023 ultima in classifica era la Calabria). La Sardegna è la regione che registra l’incremento maggiore (+2,8 punti percentuali) seguita dal Piemonte (+2,3 p.p.) e dall’Umbria (+1,6 p.p.). Bene invece la Basilicata (-3,7 p.p.) seguita dalla Campania (-1,8 p.p.) e dalla Calabria (-1,7 p.p.).
“La povertà energetica è un fenomeno che riguarda strutturalmente oltre 2 milioni di famiglie, in particolare nelle aree periferiche, piccoli centri, e che affligge le famiglie con minori e stranieri. Occorre intervenire sul fronte delle politiche di contrasto per renderle più selettive ed efficaci”, dice Luciano Lavecchia, economista, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica.
La quota di famiglie in povertà energetica con minori è in aumento rispetto al 2023 (+0,8 punti percentuali) e si attesta all’11,4% del totale, un dato superiore alla media complessiva (9,1%). Il fenomeno interessa 1,1 milioni di bambini, in riduzione del 5% rispetto all’anno precedente. L’incidenza della povertà energetica rimane più concentrata nelle famiglie la cui persona di riferimento è straniera. In particolare, rispetto al 2023, c’è una significativa riduzione del numero di minori coinvolti appartenenti a famiglie straniere (-12,5%) a fronte di una riduzione più contenuta per quelli di famiglie italiane (-1,2%). A livello territoriale, si riduce il numero complessivo di minori coinvolti nel Mezzogiorno (-22%) e nel Centro (-4%) a fronte di un aumento nel Nord (+9%). In generale, l’incidenza del fenomeno è maggiore nelle famiglie 'straniere', sia con minori (2,5 volte superiore) sia senza (2,8 volte).
Le famiglie italiane con meno disponibilità economiche continuano a destinare una quota molto elevata della propria spesa complessiva ai beni energetici: l’8-9%, contro il 3-4% delle famiglie più benestanti. Questo divario persiste nonostante nel 2024 la spesa domestica per l’energia sia diminuita complessivamente di quasi il 15% rispetto al 2023, grazie a una sostanziale contrazione dei prezzi.
Nel 2024 i bonus sociali per elettricità e gas sono tornati a un regime ordinario, a seguito dell’eliminazione della componente integrativa e dell’abbassamento della soglia di accesso a 9.530 euro dai 15mila del 2023. Contestualmente è venuta meno anche la gradualità che prevedeva un sostegno ridotto fino a 15mila euro. Questi cambiamenti hanno determinato una riduzione significativa nel 2024 del numero di bonus erogati, pari a 4,5 milioni (-40,5% su base annua), e degli importi complessivi, scesi del 78,8% da 2.143 a 453 milioni di euro (fonte: Arera). Negli anni precedenti, in particolare nel 2022 e per tutto il 2023, il caro energia aveva portato all’introduzione di misure straordinarie: l’automatismo e l’innalzamento temporaneo delle soglie Isee avevano ampliato la platea dei potenziali beneficiari, facendo crescere il numero dei bonus erogati da 1,35 milioni nel 2020 al picco di 7,58 milioni nel 2023.
"La giornata di oggi offre un’opportunità di confronto necessario per approfondire, partendo dai dati, un fenomeno che interessa 2,4 milioni di famiglie in Italia con un impatto differente sui territori. Per la Fondazione Banco dell’energia questi numeri indicano che dobbiamo continuare a costruire interventi capaci di sostenere i nuclei familiari più fragili, affiancandoli anche con attività di sensibilizzazione sui consumi. Sappiamo che per raggiungere un risultato duraturo occorre un impegno condiviso: per questo vogliamo proseguire nello sviluppo di alleanze territoriali e di iniziative capaci di generare effetti positivi nel medio-lungo periodo. In questa prospettiva, il contributo dell’Osservatorio e l’analisi di oggi sono essenziali per orientare scelte strategiche ed efficaci, a beneficio delle comunità", osserva Roberto Tasca, presidente Fondazione Banco dell’energia e presidente di A2A.
“Di fronte alle 2,4 milioni di famiglie toccate dal fenomeno della povertà energetica in Italia, secondo i nuovi dati Oipe, continuiamo a sentire la responsabilità di trasformare i numeri in azioni concrete. L'obiettivo di Edison resta fare sistema con imprese, istituzioni ed enti del terzo settore, e siamo convinti che il confronto su esperienze e dati, come avvenuto oggi presso la sede di Arera, aiuti a trovare soluzioni per supportare le famiglie in difficoltà e generare un impatto positivo. Crediamo nella forza delle alleanze: la Fondazione è il luogo in cui la responsabilità sociale diventa progetto condiviso, misurabile e duraturo”, dichiara Nicola Monti, vicepresidente di Fondazione Banco dell'energia e amministratore delegato di Edison.
'Poche aziende che rifiutano vaccino condizionano intero comparto'...

"È molto difficile per me scrivere questo post... Dopo più di sette anni Juanki ed io abbiamo deciso di concludere il nostro periodo insieme come allenatore e giocatore". Così su Instagram il numero uno del mondo Carlos Alcaraz ha annunciato oggi, mercoledì 17 dicembre, la separazione dal suo storico allenatore Juan Carlos Ferrero.
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"Grazie per aver trasformato i miei sogni d'infanzia in realtà - ha aggiunto il 22enne spagnolo -. Abbiamo iniziato questo viaggio quando ero solo un bambino e in tutto questo tempo mi avete accompagnato in un'avventura incredibile, dentro e fuori dal campo. Mi sono goduto ogni passo con te. Abbiamo raggiunto la vetta e sento che se i nostri percorsi sportivi dovessero divergere, dovrebbe farlo proprio da lassù. Dal luogo per cui abbiamo sempre lottato e a cui abbiamo sempre aspirato".
"Sono così tanti i ricordi che mi tornano in mente che sceglierne solo uno non sarebbe giusto - ha continuato il vincitore di sei titoli del Grande Slam -. Mi avete aiutato a crescere come atleta, ma soprattutto come persona. E c'è una cosa a cui tengo immensamente: mi sono goduto il percorso. Questo è ciò che porterò con me, il viaggio che abbiamo condiviso".
"Ora, per entrambi è arrivato un momento di cambiamento, nuove avventure e nuovi progetti ma sono certo che li affronteremo nel modo giusto, dando il massimo, come abbiamo sempre fatto. Aggiungendo sempre valore. Ti auguro sinceramente il meglio per tutto ciò che ti accadrà. Mi conforta sapere che abbiamo dato tutto, che ci siamo offerti tutto l'uno all'altro. Grazie di tutto, Juanki!", ha concluso Alcaraz.

"È molto difficile per me scrivere questo post... Dopo più di sette anni Juanki ed io abbiamo deciso di concludere il nostro periodo insieme come allenatore e giocatore". Così su Instagram il numero uno del mondo Carlos Alcaraz ha annunciato oggi, mercoledì 17 dicembre, la separazione dal suo storico coach Juan Carlos Ferrero, che, dal canto suo, non sembra averla presa molto bene. Chi sarà il nuovo allenatore?
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"Grazie per aver trasformato i miei sogni d'infanzia in realtà - ha aggiunto il 22enne spagnolo -. Abbiamo iniziato questo viaggio quando ero solo un bambino e in tutto questo tempo mi avete accompagnato in un'avventura incredibile, dentro e fuori dal campo. Mi sono goduto ogni passo con te. Abbiamo raggiunto la vetta e sento che se i nostri percorsi sportivi dovessero divergere, dovrebbe farlo proprio da lassù. Dal luogo per cui abbiamo sempre lottato e a cui abbiamo sempre aspirato".
"Sono così tanti i ricordi che mi tornano in mente che sceglierne solo uno non sarebbe giusto - ha continuato il vincitore di sei titoli del Grande Slam -. Mi avete aiutato a crescere come atleta, ma soprattutto come persona. E c'è una cosa a cui tengo immensamente: mi sono goduto il percorso. Questo è ciò che porterò con me, il viaggio che abbiamo condiviso".
"Ora, per entrambi è arrivato un momento di cambiamento, nuove avventure e nuovi progetti ma sono certo che li affronteremo nel modo giusto, dando il massimo, come abbiamo sempre fatto. Aggiungendo sempre valore. Ti auguro sinceramente il meglio per tutto ciò che ti accadrà. Mi conforta sapere che abbiamo dato tutto, che ci siamo offerti tutto l'uno all'altro. Grazie di tutto, Juanki!", ha concluso Alcaraz.
Ferrero non sembra aver preso troppo bene la separazione da Alcaraz. Lo storico coach dello spagnolo ha lasciato intendere, con un post pubblicato su Instragram, che la decisione sarebbe tutta del numero unod el mondo: "Oggi è un giorno difficile. Uno di quelli in cui è difficile trovare le parole giuste. Dire addio non è mai facile, soprattutto quando dietro ci sono così tante esperienze condivise", ha scritto sul suo profilo.
"Abbiamo lavorato sodo, siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso momenti indimenticabili. Voglio ringraziare per il tempo, la fiducia, l'apprendimento, tutte le persone che mi hanno circondato durante questo percorso. Porto con me risate, sfide superate, conversazioni, supporto nei momenti difficili e la soddisfazione di aver fatto parte di qualcosa di veramente unico", ha continuato.
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"Oggi si conclude un capitolo molto importante della mia vita. Chiudo con nostalgia, ma anche con orgoglio ed eccitazione per quello che verrà dopo. So che tutto quello che ho vissuto mi ha preparato ad essere migliore". Poi un messaggio ad Alcaraz: "grazie, Carlos, per la fiducia, l'impegno e per aver reso il tuo modo di competere mi fanno sentire così speciale. Vi auguro il meglio, sia professionalmente che personalmente.
"Ringrazio anche tutto il team per aver reso il mio lavoro più facile in tutti questi anni. Con te ho imparato che il lavoro non è solo fatto di compiti o risultati, ma anche di persone che ti camminano accanto. Ognuno di voi mi ha lasciato un segno che non dimenticherò mai. Siamo stati una squadra incredibile nonostante le difficoltà, e sono sicuro che continuerete a raggiungere grandi successi", ha concluso Ferrero, che poi ha lanciato una velata frecciatina, "avrei voluto poter continuare. Sono convinto che i bei ricordi e le brave persone trovano sempre il modo di incrociarsi. Grazie di cuore".
Per ora non sembrano essere previsti nuovi inserimenti nello staff di Alcaraz. Stando a quanto riportato da Marca, ad allenare lo spagnolo rimarrà Samuel Lopez, mentre potrebbe avere sempre più risalto nel team la figura di Alvaro Alcaraz, fratello di Carlos finora sparring partner.

"Confapi sostiene con convinzione l’obiettivo del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di raggiungere i 700 miliardi di euro di esportazioni, attraverso il Piano d’azione per l’export italiano. Un traguardo ambizioso ma realistico, che può essere raggiunto solo valorizzando il ruolo delle piccole e medie industrie private. In questa direzione accogliamo con favore la riforma del Ministero che permetterà alle nostre imprese di essere maggiormente supportate tramite la rete diplomatica nel mondo". Lo ha detto il presidente di Confapi, Cristian Camisa, intervenendo alla Conferenza nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese presso la Fiera di Milano.
"Le Pmi industriali - ha spiegato - rappresentano il fulcro del Made in Italy e la spina dorsale del sistema produttivo nazionale. Per questo Confapi sta lavorando affinché le misure del Piano siano davvero accessibili e operative per le imprese. Soltanto attraverso un’azione congiunta tra Ministero, rete diplomatico-consolare, Ice, Sace, Simest e associazioni imprenditoriali sarà possibile accompagnare le Pmi industriali verso quei mercati che oggi appaiono più complessi ma che rappresentano le opportunità di crescita più rilevanti per il futuro".
"I dati di una nostra indagine – ha aggiunto Camisa - confermano la vocazione internazionale delle imprese che rappresentiamo: il 60% è già presente all’estero e cresce l’interesse verso nuovi mercati strategici, dall’area del Golfo al Nord America. Per sostenere questo percorso, Confapi sta sviluppando un piano operativo che prevede servizi di matching internazionale, una presenza diretta in Paesi chiave e un progetto pilota di un hub logistico per le pmi industriali negli Stati Uniti. Uno strumento pensato per garantire la disponibilità di ricambistica e campionature in loco e aumentare la competitività delle aziende italiane in un mercato complesso e sempre più selettivo". "Per Confapi – ha aggiunto - resta centrale l’attenzione sugli accordi di libero scambio, in particolare con Mercosur, strategici per ampliare le opportunità di export. Oggi, la sfida fondamentale è dunque accompagnare sempre più le pmi industriali verso mercati lontani e complessi, attraverso una programmazione condivisa. Solo così – ha concluso - sarà possibile rafforzare la competitività del Made in Italy nel mondo".

È il giorno della finale di Coppa Intercontinentale 2025. Oggi, mercoledì 17 dicembre, il Paris Saint-Germain sfida il Flamengo - in diretta tv e streaming - allo stadio Ahmed bin-Ali di Al Rayyan, in Qatar. I francesi di Luis Enrique arrivano all'appuntamento dopo aver trionfato, nella scorsa stagione, in Champions League, battendo l'Inter in finale con un netto 5-0, mentre i brasiliani hanno sollevato la Copa Libertadores.
Il Psg è reduce dalla vittoria esterna contro il Metz, battuto 3-2 nell'ultima giornata di Ligue 1, mentre il Flamengo, nella Coppa Intercontinentale, ha già battuto Cruz Azul e Pyramids in semifinale.
La finale tra Paris Saint-Germain e Flamengo è in programma oggi, mercoledì 17 dicembre, alle 18 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Psg (4-3-3): Chevalier; Zaire-Emery, Pacho, Marquinhos, Mendes; Fabian Ruiz, Vitinha, Neves; Kvaratskhelia, Doué, Barcola. All. Luis Enrique
Flamengo (4-2-3-1): Rossi; Varela, Danilo, Pereira, Alex Sandro; Pulgar, Jorginho; Carrascal, De Arrascaeta, Samuel Lino; Bruno Henrique. All. Filipe Luis
Psg-Flamengo sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Dazn, che la trasmetterà gratis e sarà quindi visibile anche per i non abbonati. La partita sarà inoltre disponibile anche in streaming sull'app e sulla piattaforma web di Dazn, sempre in modo gratuito.

Sebbene re Carlo abbia allentato le regole del giorno di Natale dopo la scomparsa della regina Elisabetta, ci sono ancora molte cose da fare (e da non fare) che i reali devono rispettare. Naturalmente, le regole non si applicheranno, giocoforza, ai principi Harry e Meghan, grandi assenti a Sandringham assieme allo zio reietto Andrew Mountbatten-Windsor e alla ex moglie Sarah Ferguson. Tutti gli altri invitati, a partire dai principi William, Kate e figli, dovranno osservare un protocollo ben preciso: guai a immaginarli dopo pranzo distesi in pantofole sui divani. "È comunque richiesto un certo grado di decoro", soprattutto a Natale, secondo l'esperta reale Jennie Bond, che lo scorso anno raccontò al Sun che anzitutto nessuno può andare a letto prima del re (abituato a tirare fino a tardi, per la 'gioia' di chi ha sonno) e che per il sovrano conta moltissimo la puntualità: "Non ci si presenta a Sandringham quando si ha voglia. Gli ospiti devono arrivare all'orario previsto, né prima né dopo".
Per la famiglia reale esiste un rigido dress code, che vale anche in occasione delle feste natalizie. Banditi, dunque, abiti larghi e persino pigiami: "Ogni anno, la vigilia di Natale la famiglia reale organizza una cena in abito da sera, quindi gli ospiti devono essere preparati", racconta la Bond. "Quindi il giorno di Natale, i reali dovrebbero vestirsi in modo appropriato per andare in chiesa e poi per il pranzo nella sala da pranzo. Sebbene non si tratti di un abito da sera, non aspettatevi che la famiglia reale indossi abiti da casa!".
Anche per quanto riguarda i regali, la parola d'ordine è 'moderazione': sono infatti malvisti i regali costosi e in famiglia si scambiano regali scherzosi. Una volta Kate, quando era single, regalò a Harry il kit "Crea la tua ragazza", mentre la principessa Anna regalò al fratello maggiore Carlo un sedile per il water in pelle. L'ex portavoce della famiglia reale Dickie Arbiter ha spiegato perché questo regalo fosse particolarmente appropriato, dicendo: "Come si chiamava il bagno? Lo chiamavamo trono. Ci si va e ci si siede sul trono. Quindi, acquistare un sedile del water rivestito in pelle è stato in realtà il modo della principessa Anna di dire: 'Ecco, hai il tuo trono personale!'".
Dopo la vigilia, non si può rinunciare, il 25, alla messa mattutina, nemmeno se si hanno i postumi della cena di Natale! Si prevede che tutti i membri della famiglia reale che trascorreranno i festeggiamenti a Sandringham saranno presenti alla funzione del giorno di Natale presso la chiesa di St Mary Magdalene, situata nella tenuta di Norfolk. A proposito del pranzo, l'ex chef reale Darren McGrady, che ha lavorato sia per la defunta regina che per la principessa Diana, ha spiegato che ai bambini "non è permesso sedersi con gli adulti finché non hanno imparato l'arte della conversazione educata". E poi, guai a giocare a certi giochi come il Monopoly: "È proibito!" afferma la Bond, spiegando che "la defunta regina pensava che fosse troppo feroce" e invece i reali preferiscono un gioco di quiz che è "uno dei preferiti della famiglia oppure Racing Demon".
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