- RIPRODUZIONE RISERVATAE' un omaggio importante quello che il Museo Madre dedica a Maria Lai (1919 -2013) artista sarda per sei decenni costante sperimentatrice: dall'assemblage, al tessile, dalla cucitura al collage ma anche con l'oralità. Si apre domani a Napoli (fino al 21 settembre) la mostra 'Maria Lai. Essere è tessere' a cura di Mónica Amor e Carlos Basualdo, in collaborazione con l'Archivio e la Fondazione a suo nome. Il percorso espositivo traccia una serie di mutamenti materici, formali e concettuali mediante i quali Lai ha ridefinito il rapporto tra arte, linguaggio, memoria ed esperienza collettiva.
    Astrazione, materialità, femminismo, crisi dell'oggetto artistico nell'Italia del dopoguerra, sono al centro del suo lavoro. Con supporto curatoriale e di ricerca di Giulia Brandinelli, la mostra è allestita al terzo piano in uno spazio di 764 metri quadrati, circa 200 le opere, oltre a materiale documentario e libri d'artista, provenienti da musei italiani e internazionali. Per Ninni Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania, "al centro di questa esposizione c'è l'universo di un'artista straordinaria, Maria Lai, che ha saputo superare i confini tra generazioni e linguaggi creativi.
    Attraverso l'uso simbolico di fili, libri e narrazioni, la sua opera si trasforma in un dispositivo di memoria collettiva e di accoglienza".
    Angela Tecce, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - museo Madre afferma: "Maria Lai, figura fondamentale del Novecento italiano è finalmente restituita dai curatori alla complessità del suo percorso artistico". Eva Fabbris, direttrice del Madre osserva: "Vogliamo dare visibilità e rigore storiografico a pratiche di artiste che hanno operato nella seconda metà del Novecento con una radicalità spesso ancora poco riconosciuta". Il percorso si apre con la formazione accademica e le prime opere riconducibili a un modernismo radicato nel territorio regionale, fino al Progetto Tridimensionale...

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