Più istruite, più qualificate e sempre più protagoniste
dell'economia e della società. Eppure continuano a guadagnare meno,
ad avere minori possibilità di carriera e a incontrare maggiori
ostacoli nell'accesso e nella permanenza nel mondo del lavoro,
frenate da divari che ne limitano ancora occupazione, reddito e
crescita professionale. È il paradosso che emerge dalla fotografia
della condizione femminile in Sardegna, al centro della quarta e
penultima tappa del percorso di Donne Coldiretti, ospitata oggi
all'Archivio di Stato del capoluogo.Una Sardegna fatta di luci e ombre quella raccontata dai dati illustrati da Vania Statzu, direttrice scientifica di Iares, nel corso dell'incontro organizzato da Donne Coldiretti Cagliari.
Nonostante un livello di istruzione mediamente superiore a quello degli uomini, le donne sarde continuano a incontrare maggiori difficoltà nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 54,7%, ben al di sotto di quello maschile (69%) e inferiore anche alla media nazionale femminile (58%). Pesano soprattutto le forme di lavoro meno stabili: il 20% delle lavoratrici è occupato con contratti a termine da oltre cinque anni e il part-time involontario coinvolge oltre una donna su cinque (20,2%), contro il 6% degli uomini e il 12,8% della media italiana. Anche la mancata partecipazione al mercato del lavoro resta elevata, con un tasso del 19,2%, superiore al dato nazionale del 14,8%.
A incidere è anche il peso della maternità: in Sardegna, ogni 100 donne senza figli che lavorano, solo 71 madri risultano occupate, un dato inferiore alla media italiana (75) e molto distante dalle regioni più virtuose come l'Umbria (92,4). Sul fronte delle retribuzioni, il gap resta legato soprattutto alla minore presenza femminile nei ruoli apicali e alla maggiore diffusione del part-time involontario, fattori che contribuiscono a mantenere più bassi i...