La nave da crociera colpita da un focolaio di hantavirus - (Afp)

(Adnkronos) - L'incubo a bordo della nave da crociera assediata dall'hantavirus mentre era in viaggio sull'Oceano Atlantico, comincia il 6 aprile, pochi giorni dopo la partenza. L'imbarcazione era salpata l'1 aprile da Ushuaia, in Argentina. Il 6 un uomo adulto a bordo comincia ad accusare dei sintomi: febbre, mal di testa, diarrea lieve. Sembra inizialmente qualcosa di gestibile, ma il paziente peggiora e l'11 aprile comincia a manifestare difficoltà respiratorie. Lo stesso giorno muore sulla nave. Non vengono effettuati test microbiologici e la salma del passeggero viene trasportata a Sant'Elena (territorio britannico d'oltremare) il 24 aprile. Ma è solo l'inizio di una catena di malori che porterà poi successivamente le autorità sanitarie a lanciare un'indagine ad ampio raggio per tracciare ogni possibile contatto. Indagini che coinvolgeranno anche un volo da Sant'Elena a Johannesburg, in Sudafrica.  

E infatti quel maledetto 24 aprile a Sant'Elena viene sbarcata anche una donna adulta che era stata a stretto contatto con il caso 1 e lamenta sintomi gastrointestinali. Le sue condizioni peggioreranno proprio durante il viaggio in aereo per Johannesburg, in Sudafrica, il 25 aprile. La donna è una delle 3 persone decedute nell'ambito del focolaio sviluppato sulla nave da crociera, la sua morte avverrà all'arrivo in pronto soccorso il 26 aprile. A ricostruire in un focus il contagio in alto mare è l'Organizzazione mondiale della sanità che viene allertata il 2 maggio sul focolaio di gravi malattie respiratorie che si sta registrando a bordo di una nave da crociera. Il cerchio si stringe definitivamente sull'hantavirus proprio in quei giorni, tra il 2 e il 4 maggio, quando la presenza del patogeno viene confermata dalle analisi per due pazienti, ultimo il caso della donna morta dopo l'arrivo in Sudafrica. Scatta così il tracciamento dei contatti dei passeggeri del volo. E intanto aumenta il numero delle persone che mostrano sintomi a bordo della nave, su cui fino ad allora stavano viaggiando 147 persone tra passeggeri e membri dell'equipaggio, ripercorre l'Oms.  

Al 4 maggio, i casi identificati saranno 7 (due confermati in laboratorio e 5 sospetti), tra cui i tre decessi. Ma tornando alla ricostruzione cronologica, proprio mentre avvengono gli sbarchi della prima salma e della donna poi deceduta in Sudafrica, sempre il 24 aprile un altro uomo adulto si presenta al medico di bordo con febbre, dispnea e sintomi di polmonite. Stesso copione: pochi giorni dopo, il 26 aprile, le sue condizioni peggiorano e viene evacuato per motivi medici da Ascension al Sudafrica il 27 aprile. E' l'uomo che è attualmente ricoverato in un'unità di terapia intensiva. Gli esami di laboratorio su un ampio pannello di agenti patogeni respiratori sono risultati negativi, mentre il test Pcr conferma l'infezione da hantavirus il 2 maggio e l'esito fa scattare le analisi sierologiche, di sequenziamento e metagenomiche. 

Si intensificano così anche le indagini per ricostruire il contagio e provare a identificare la fonte delle infezioni. Si scopre per esempio che i primi due pazienti deceduti avevano viaggiato in Sud America, Argentina compresa, prima di imbarcarsi sulla nave da crociera l'1 aprile. Ma sono informazioni che andranno inserite in un puzzle più ampio per capire se sono rilevanti. Nel frattempo, però le brutte notizie dalla nave continuano: una donna adulta muore il 2 maggio con sintomi di polmonite. L'esordio della sindrome risale al 28 aprile, con febbre e una sensazione generale di malessere. A questo caso, il quarto fino a quel momento, si aggiungono altri 3 casi sospetti identificati a bordo, mentre ormai l'attenzione internazionale sulla nave si è alzata.  

I sintomi: febbre alta, sintomi gastrointestinali. I pazienti rimangono a bordo, mentre le équipe mediche a Capo Verde procedono con le valutazioni e raccolgono ulteriori campioni per le analisi. Ora ulteriori indagini sono in corso, mentre si pianifica l'attracco della nave - finora ferma al largo di Capo Verde - alle Isole Canarie, dopo l'ok della Spagna. "L'epidemia viene gestita attraverso una risposta internazionale coordinata - spiega l'Oms - che comprende indagini approfondite, isolamento e cura dei casi, evacuazione medica e analisi di laboratorio". 

L'infezione da hantavirus nell'uomo si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti, ricorda l'agenzia Onu per la salute. Si tratta di una malattia rara ma grave, che può essere mortale. Sebbene non comune, in precedenti focolai di virus Andes (una specie specifica di hantavirus) è stata segnalata una limitata trasmissione da uomo a uomo. Attualmente l'Oms continua a valutare come "basso il rischio per la popolazione mondiale derivante da questo evento - si precisa nel focus - e continuerà a monitorare la situazione epidemiologica e ad aggiornare la valutazione del rischio".