In uno scenario internazionale segnato da crescenti tensioni
geopolitiche, i dati sull'export regionale del 2025 mostrano
preoccupanti segnali di indebolimento. Il valore complessivo delle
esportazioni di prodotti sardi è calato del -11,4%, passando da 6,7
a 5,9 miliardi di euro: una perdita di oltre 758 milioni di euro.
Il dato risente in maniera determinante dell'andamento del comparto
petrolifero raffinato, che da solo rappresenta circa il 75%
dell'export regionale. È quanto si evince dal report diffuso dal
Centro Studi di Cna Sardegna che ha analizzato l'andamento
dell'export sardo nel corso del 2025 alla luce degli scossoni
prodotti dalla politica dei dazi introdotti dagli stati Uniti a
partire dal 1 Aprile dello scorso anno.Al netto del petrolifero, la flessione si riduce a -1,1%. Il manifatturiero non petrolifero chiude il 2025 sostanzialmente in pareggio (+2,9%), sostenuto dalla performance eccezionale del settore chimico (+12,4%). In prospettiva, nel 2026 si attende una ripresa delle esportazioni petrolifere, favorita dall'aumento delle quotazioni del greggio: a marzo 2026 il Brent ha già superato i 100 dollari al barile.
Il settore agroalimentare chiude il 2025 con una flessione del -1,7%, ma la lettura dei dati mensili rivela una dinamica ben più preoccupante. Dopo una prima parte dell'anno sostenuta dall'effetto front-loading americano (acquisti anticipati in previsione di futuri dazi), i mesi finali del 2025 hanno registrato un brusco rallentamento. Nel dettaglio i formaggi e derivati del latte: "-1,9% (quota 64,6% dell'export agroalimentare), il Pecorino Romano verso USA in calo costante da agosto a dicembre (-30%, -2,4%, -8,8%, -12%, -18%) con il dato annuo -2,8%; Vini e bevande a -9,4% e Oli a -21,3%, dopo anni di crescita ininterrotta" Il mercato americano rappresentava tra il 2023 e il 2024 circa il 10% del valore totale dell'export sardo. Il calo registrato nell'export...




