
(Adnkronos) - “Realismo” da un lato, quello richiamato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in Commissione durante le audizioni sul Documento di finanza pubblica; “coraggio” dall’altro, quello che la premier Giorgia Meloni invoca dall’Europa prima che la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran entri nella sua fase più “acuta”. È lungo questo doppio binario che si muove l’azione del governo. Al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto sul “salario giusto” - circa un miliardo destinato ad aumentare le retribuzioni più basse - la presidente del Consiglio si presenta a sorpresa in conferenza stampa. Tra i temi affrontati, anche la tenuta dei conti pubblici, mentre la maggioranza lavora alla relazione sul Dfp: un testo chiamato a tenere insieme le diverse sensibilità del centrodestra, in un confronto definito “fisiologico e utile” dalla stessa Meloni. Sullo sfondo, prosegue il lavoro dell’esecutivo per prorogare il taglio delle accise in scadenza il primo maggio.
Nel dibattito interno alla coalizione, la Lega - per voce del responsabile economico Alberto Bagnai - insiste sulla deroga al Patto di Stabilità, “una necessità dettata dai fatti”, sottolineando come i dati storici dimostrino che “il Patto non ha funzionato”. Forza Italia invece dice no: "Nessuna sospensione del Patto, a rimetterci sarebbero famiglie e imprese". La premier chiarisce che la proposta italiana non punta a una sospensione generalizzata delle regole europee; tuttavia, sottolinea che un’ipotesi del genere “non dovrebbe assolutamente essere esclusa”. L’obiettivo dell’esecutivo resta quello di ottenere margini di flessibilità per le spese in settori strategici - difesa, sicurezza ed energia. "La richiesta della Lega è semplice e fattibile", twitta il vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini: "Poter spendere per aiutare cittadini, famiglie e imprese italiane in difficoltà quello che oggi l'Europa ci permetterebbe di spendere per armi e difesa”.
Rispondendo a chi ipotizza uno scostamento di bilancio per fronteggiare l’emergenza energetica, Meloni non toglie dal tavolo la possibilità di utilizzare una parte delle risorse destinate alla difesa per mitigare l'aumento dei prezzi dell'energia: “Molto di quello che faremo noi dipende da come evolve il dibattito europeo. Penso che non dobbiamo escludere nessuna opzione ma credo che dobbiamo anche ricordarci che l'anno scorso il Parlamento aveva già autorizzato il governo alla possibilità di una flessibilità sui conti per quanto riguarda le spese di difesa e sicurezza pari allo 0,15 per cento del Pil, vuol dire 3,7 miliardi. Se oggi mi chiedete che cosa siano le spese di difesa e sicurezza, il tema energetico ci sta dentro”. Accanto a questa linea, la premier segnala anche “c'è anche il margine di lavorare - una delle altre opzioni che noi stiamo considerando - su quello che è già stato autorizzato dal Parlamento, allargando però la platea, modificando almeno in parte quali sono le priorità alle quali ci si rivolge con quei provvedimenti”.
Rivendicando la necessità di scelte selettive, Meloni chiarisce: “Senza venir meno alle mie responsabilità sul tema della difesa e sulla necessità di fare passi avanti per rafforzare le relative spese, oggi devo dare priorità a ciò che accade sul piano economico. Perché se non ho più una nazione, non ha neanche senso difenderla: prima la devo mettere in sicurezza, poi la difendo anche su un altro livello”. E aggiunge: “Cercheremo di far quadrare i conti. Forse non faremo tutto quello che avremmo voluto o dovuto fare, ma lavoreremo sulle priorità. Per me le spese per la difesa rimangono una priorità assoluta, ma nell'attuale contesto di crisi internazionale devo considerare prioritaria anche la necessità di calmierare i prezzi dell'energia e impedire che l'inflazione comprometta la crescita e il prodotto interno lordo”.
Sul fronte internazionale, la presidente del Consiglio respinge l’idea che una revisione delle spese per la difesa possa incrinare i rapporti con il presidente americano Donald Trump: “Non credo di dovermi giustificare per quello che faccio a difesa dell'interesse nazionale italiano. Non ho cambiato idea sul tema delle spese per la difesa: considero, soprattutto nello scenario che abbiamo davanti, che il tema dell'autosufficienza nella capacità di difendersi non sia secondario”. E ancora: “Me ne assumo la responsabilità, perché so che è un tema che non ha grandissima popolarità. Però penso che le persone responsabili debbano fare ciò che è giusto, non solo ciò che è immediatamente popolare”.
Quanto alle accise, Meloni conferma che il governo sta valutando una nuova proroga, probabilmente più breve rispetto alle precedenti. “Non abbiamo ancora definito con precisione la durata della proroga - ha evidenziato Meloni - ma stiamo anche valutando di non intervenire in modo orizzontale. L'aumento del gasolio, infatti, è stato molto più significativo rispetto a quello della benzina: mediamente circa +24% per il gasolio contro circa +6% per la benzina. Quindi potrebbe trattarsi di un intervento che incide maggiormente sul prezzo del gasolio rispetto a quello della benzina, per cercare di ottenere un effetto più equilibrato”. Tra le ipotesi allo studio c’è una proroga di circa 15 giorni, da varare probabilmente nel Cdm in programma giovedì, dove è atteso anche il Piano casa.