
In 10 anni l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata, passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina. Nella maggior parte dei casi le terapie attuali non permettono ancora di ottenere una guarigione definitiva, perché quasi tutti i pazienti finiscono per avere una o più ricadute. In questo contesto gli anticorpi farmaco coniugati (Adc) sono trattamenti innovativi che combinano un anticorpo monoclonale, progettato per riconoscere specificamente una proteina presente sulle cellule malate, con un farmaco citotossico che la elimina. Attualmente, dopo l'approvazione dell'Ema-Agenzia europea dei medicinali, per belantamab mafodotin è in corso la procedura registrativa anche in Italia per l'impiego alla prima recidiva. A fare il punto sui trattamenti che permettono di colpire in modo mirato le cellule tumorali, riducendo i danni di quelle sane e gli effetti collaterali rispetto alle terapie tradizionali, si confrontano oggi a Milano - in occasione di un media tutorial organizzato da Gsk - Silvia Mangiacavalli, ematologa Uoc di Ematologia Irccs Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia; Alessandro Corso, direttore Uoc di Ematologia dell'ospedale di Legnano (Milano), ed Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk.
ll mieloma multiplo - ricorda Gsk in una nota - è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario per difendere l'organismo da infezioni causate da batteri e virus. Nel caso del mieloma multiplo le plasmacellule subiscono una trasformazione genetica che le porta a proliferare in modo incontrollato. Questa crescita anomala ostacola la produzione delle altre cellule del midollo osseo, causando problemi come anemia, difficoltà nella coagulazione del sangue, un maggiore rischio di infezioni e danni alle ossa. Inoltre, le plasmacellule tumorali iniziano a produrre grandi quantità di anticorpi anomali, chiamati proteine monoclonali, che non sono funzionali e non aiutano il sistema immunitario.
La patologia è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin, ed è responsabile dell'1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un'età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). Il quadro clinico può variare di molto: esistono pazienti del tutto asintomatici, specie nelle fasi iniziali. Sono segni e sintomi distintivi: la proliferazione massiccia delle plasmacellule e, di riflesso, una riduzione dei livelli di immunoglobuline con un aumento del rischio di infezioni. Spesso sono presenti anemia, responsabile di stanchezza, debolezza, difficoltà respiratoria, e, più raramente, una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) o delle piastrine (trombocitopenia), che determina la minor resistenza alle infezioni e la facilità al sanguinamento, anche in seguito a banali tagli. Comune sintomo è il dolore osseo, soprattutto a livello della schiena, dell'anca e del costato con fratture anche spontanee.
Belantamab mafodotin - spiega la nota - è un Adc composto da un anticorpo monoclonale che riconosce una proteina (Bcma) presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al Bcma, belantamab entra nella cellula malata e rilascia il suo farmaco citotossico (Mmaf), che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. Oltre a questo, l'anticorpo è in grado di stimolare il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate.
Le autorizzazioni regolatorie per il farmaco sono state chieste sulla scorta dei risultati di due studi clinici denominati Dreamm-7 e Dreamm-8. Il primo ha valutato l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (Dvd), standard of care, in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico belantamab mafodotin ha dimostrato un'efficacia statisticamente significativa, triplicando la Pfs (sopravvivenza libera da progressione di malattia) mediana rispetto a Dvd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42%. Dream-8 aveva l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (Pvd), in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. Anche in questo studio la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Da non sottovalutare, inoltre, che nel contesto di entrambi gli studi clinici il profilo di sicurezza delle combinazioni Bvd e Bpd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (Hrqol) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi.
Attualmente Gsk ha deciso di rendere disponibile questa innovazione a tutti i centri che ne faranno richiesta, offrendo il farmaco a un prezzo simbolico per permettere ai pazienti italiani di accedere fin da subito ai benefici evidenziati dagli studi clinici. Belantamab mafodotin - conclude l'azienda - può essere somministrato in regime di Day hospital, senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche presso i reparti di ematologia meno strutturati e non esclusivamente nei centri altamente specializzati.

La medicina di precisione ha rimesso il paziente al centro sviluppando ogni trattamento sulle sue caratteristiche specifiche: biologiche, cliniche, genetiche. Una filosofia sposata dall'azienda ospedaliero universitaria Sant'Andrea di Roma e che si traduce in un percorso strutturato - su due livelli - anche per la psichiatria. "Il primo livello prevede un'analisi dettagliata delle interazioni tra i farmaci assunti dal paziente, grazie a un software bioinformatico specializzato. Il secondo livello è pensato per le situazioni più complesse o in caso di farmacoresistenza, dove si analizza il profilo genetico del paziente per capire come il suo organismo metabolizza i farmaci. In questo modo possiamo anticipare reazioni avverse o inefficacia e scegliere con maggiore precisione la terapia più adatta". Lo spiega all'Adnkronos Salute Antonio Del Casale, professore associato di Psichiatria presso il Dipartimento di Psicologia dinamica, clinica e salute, Sapienza università di Roma, e direttore del Servizio di Salute mentale e di precisione dell'Aou Sant'Andrea. Un ambulatorio integrato dedicato alla farmacoterapia personalizzata di disturbi psichici.
"Come psichiatra - racconta Del Casale - seguo casi particolarmente complessi: depressioni resistenti, disturbi ossessivo-compulsivi refrattari, psicosi non rispondenti ai trattamenti tradizionali, oppure pazienti con comorbilità oncologiche o internistiche. In questi scenari il supporto della medicina di precisione è fondamentale: le tecniche di dosaggio ematico dei farmaci e la farmaco-genetica ci aiutano a scegliere terapie più tollerabili, efficaci e compatibili con l'intero quadro clinico della persona. Uno degli obbiettivi per il futuro è quello di integrare le più avanzate tecniche di neuroimaging nella diagnosi psichiatrica".
Lo stesso approccio vale in neurologia, "ad esempio nella gestione delle epilessie resistenti, dove la risposta ai farmaci può variare molto da paziente a paziente e dove la presenza di altre patologie può complicare la terapia. Oppure in ambiti come la cardiologia e le malattie infettive, dove è frequente l'uso di terapie complesse, spesso croniche, che richiedono un controllo attento delle combinazioni farmacologiche per evitare effetti avversi e massimizzare l'efficacia. In definitiva, la medicina di precisione è già una realtà - sottolinea lo specialista - e indica la direzione della medicina contemporanea: tornare a curare la persona nella sua unicità".
Obiettivo 'ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza alle cure'
Questo percorso, tracciato da Del Casale, nasce dentro l'azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma con il Centro di riferimento regionale per la medicina di precisione (Crrmp), fondato e diretto da Maurizio Simmaco che da anni guida un laboratorio di biochimica clinica e diagnostica molecolare tra i più avanzati in Italia. Il centro è nato dall'integrazione tra competenze cliniche e tecnologie innovative. Si utilizzano infatti piattaforme bioinformatiche per studiare le terapie farmacologiche, valutare il rischio di interazioni sfavorevoli e suggerire ove necessario terapie alternative più compatibili con le caratteristiche del paziente. In casi specifici, eseguono analisi genetiche e monitoraggi ematici per farmaci a dosaggio critico. Tutto questo teoricamente consente di ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza del paziente alle cure.
Il centro lavora in sinergia con i reparti ospedalieri e con il territorio. E' aperto sia a pazienti ricoverati sia a pazienti esterni, tramite ambulatori dedicati o anche con servizi di telemedicina. Una parte importante della missione riguarda anche la formazione dei medici e il dialogo con i professionisti della salute sul territorio.

"L'immunoterapia negli ultimi anni ha un po' ridisegnato le strategie di cura di una serie di tumori solidi e oggi celebriamo due indicazioni per l'immunoterapia nei tumori ginecologici. Una è legata al tumore dell'utero, conosciuto anche come tumore dell'endometrio. E' il tumore più frequente, colpisce circa 10.000 donne l'anno. Per anni lo abbiamo considerato un tumore molto facile da curare. In realtà ad oggi è l'unico tumore con incidenza e mortalità in aumento tra tutte le neoplasie ginecologiche. La buona notizia è che non è un unico tumore: sono quattro tumori diversi e circa il 30% delle pazienti con tumore dell'endometrio ha una caratteristica genetica che si chiama 'instabilità dei microsatelliti'. Oggi abbiamo scoperto che, quando combiniamo l'immunoterapia alla chemioterapia nei tumori dell'endometrio avanzati e metastatici che hanno questa caratteristica genetica, l'immunoterapia riduce rispetto alla sola chemioterapia di circa il 70% il rischio di progressione morte di malattia. Questo è un risultato che mai avremmo pensato di vedere". Così Domenica Lorusso, responsabile del programma di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio a Milano, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi a Roma, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Il tumore della cervice uterina, invece - prosegue la specialista - colpisce circa 2.600 donne in Italia ed è un tumore legato nel 90% dei casi a un'infezione virale che è l'infezione da Papillomavirus, per il quale oggi abbiamo una prevenzione primaria (vaccini) e una prevenzione secondaria (screening). Purtroppo - sottolinea Lorusso - malgrado questo ancora oggi ogni anno 2.600 donne in Italia si ammalano di tumore della cervice uterina, e proprio perché è causato da un virus e il virus crea infiammazione, abbiamo scoperto che l'immunoterapia è molto efficace in questo tumore e quando la combiniamo alla radiochemioterapia, che da 25 anni è lo standard di cura nei tumori localmente avanzati, l'immunoterapia combinata alla chemio aumenta di un ulteriore 10% la sopravvivenza e riduce nelle forme più avanzate, stadi terzo e quarto, del 45% il rischio di morte".
"Questo è un risultato veramente straordinario - rimarca l'esperta - perché vuol dire curare una quota in più di pazienti e portare l'aspettativa di vita a 3 anni quasi al 90%. Aggiungere l'immunoterapia alla radiochemioterapia vuol dire potenzialmente guarire il 10% in più delle pazienti, mentre al momento della recidiva sicuramente riusciamo a prolungare la sopravvivenza, ma vivere di più con la malattia non è come essere guariti dalla malattia".
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Nikita Perotti ospite oggi a La volta buona è tornato a parlare del suo rapporto con Andrea Delogu, conduttrice televisiva e sua partner di ballo a Ballando con le stelle, dove hanno trionfato insieme.
Recentemente intervistata da Gianluca Gazzoli nel podcast 'Passa dal BSMT', Andrea Delogu ha ammesso che difficilmente gli uomini fanno il primo passo con lei. Nikita Perotti nel salotto di Caterina Balivo ha commentato la dichiarazione della conduttrice: "Se vedi Andrea Delogu per la prima volta ti manca il respiro e perdi l'uso della parola. Io ci sono riuscito solo perché sono un ragazzino e perché ero il suo maestro".
Il legame tra Perotti e Delogu resta dunque un solido rapporto di amicizia, che in passato qualcuno aveva scambiato per flirt. Delogu è attualmente fidanzata con Alessandro Marziali, che Perotti ha conosciuto personalmente: "È simpatico, mi piace al suo fianco", ha detto.
Nel frattempo, Perotti ha accennato a un possibile flirt con Greta, professoressa dell'Eredità: "Ci siamo conosciuti a 'La porta magica', abbiamo avuto modo di parlare. Abbiamo intenzione di fare una coreografia insieme. Ma se fossi fidanzato lo direi senza problemi".

Lindsey Vonn punta Milano Cortina 2026. La sciatrice americana, 41 anni, si è rotta il crociato nell'ultima gara di Coppa del Mondo a Crans-Montana, ma non ha rinunciato ai Giochi invernali. Vonn è determinata a presentarsi in pista e a gareggiare, nonostante il grave infortunio, e a testimoniarlo c'è un video pubblicato sul suo account Instagram.
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Un post condiviso da L I N D S E Y • V O N N (@lindseyvonn)[1]
L'americana è alle prese con un allenamento completo: pesi, squat, salti. Tutto con un tutore al ginocchio, fondamentale per permettere alla gamba di muoversi nonostante l'infortunio: Non mollo. Lavoro più che posso perché accada! Grazie alla mia squadra e a tutti per il vostro incredibile supporto. Continuiamo a crederci", ha scritto a corredo del video Vonn.
"Venerdì scorso a Crans Montana, durante l'ultima gara di Coppa del Mondo, mi sono rotta completamente il legamento crociato anteriore. Ho anche un trauma osseo, un infortunio comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, oltre a un danno al menisco", aveva annunciato Lindsey Vonn[2] all'indomani del grave infortunio. "Non sappiamo se fosse preesistente o dovuto all'incidente. Ho consultato dei medici, sono andata in palestra e oggi sono anche andata a sciare. Il mio ginocchio non è gonfio e, con l'aiuto di una ginocchiera, sono fiduciosa di poter gareggiare domenica", ha spiegato nel corso di una conferenza stampa a Cortina.
"Ovviamente, non è quello che speravo - ha sottolineato -. Ho lavorato duramente per arrivare a questi Giochi in una posizione molto diversa. So quali erano le mie possibilità prima dell'incidente e so che non sono le stesse di oggi, ma so che c'è ancora una possibilità e finché ci sarà una possibilità, ci proverò".

Jessica e Jacques Moretti hanno scritto una lettera ai dipendenti del bar Le Constellation, dove hanno perso la vita 41 persone per un rogo scoppiato a Capodanno, per dir loro che non verranno abbandonati e che sono stati pagati gli stipendi. ''Non vi abbandoneremo. Siamo legati da questo stesso destino e faremo di tutto per sostenervi'', scrivono nella missiva ottenuta da FranceInfo. "A causa delle indagini in corso siamo stati costretti ad astenerci dall'esprimere le nostre più sentite condoglianze subito dopo questa tragedia. Il sospetto di collusione nei nostri confronti ci ha portato a interrompere ogni rapporto, rendendo questa prova ancora più insopportabile", hanno detto i Moretti per giustificarsi dai mancati contatti con i dipendenti prima di ora. Domenica, durante la trasmissione 'Mise au point', un cameriere di Le Constellation, Gaetan, si è lamentato del fatto che i suoi superiori non lo avessero mai contattato.
"Nessuna fuga con la cassa"
Nella lettera, i Moretti hanno anche scritto di essere "in lutto per coloro che non ci sono più, con immenso dolore". Il riferimento è ai tre dipendenti morti nella tragedia di Capodanno, la cameriera Cyane, il bodyguard Stefan e il Dj Mateo. Jessica e Jacques Moretti hanno detto anche do voler smentire alcune voci diffuse dai "media che stanno impazzendo". Tra queste, "una delle più spregevoli è stata quella sulla fuga immediata dalla scena, con la cassa sottobraccio, mentre eravamo lì, di fronte al caos, terrorizzati da quelle scene di guerra durante quella notte di orrore, cercando di portare aiuto, soprattutto ad alcuni di voi", hanno aggiunto.
Il pagamento degli stipendi
Nella parte finale della lettera, i Moretti spiegano che "gli stipendi sono stati pagati il 6 gennaio'', ma ''tutti i nostri conti aziendali e personali sono stati congelati. Speriamo che la Procura acconsenta a una revoca parziale del blocco per il pagamento urgente di questi importi". Accusati di omicidio colposo, incendio doloso e lesioni personali colpose, i Moretti saranno nuovamente interrogati dalla Procura della Repubblica la prossima settimana.

"Negli ultimi 10 anni Msd ha riscritto la storia dell'oncologia, investendo in maniera importante sull'immuno-oncologia. Il punto di svolta è arrivato proprio 10 anni fa, con i primi risultati di pembrolizumab in una delle forme di cancro allora più difficili da trattare: il melanoma. All'epoca la probabilità di sopravvivenza era intorno al 5%; l'introduzione di pembrolizumab, in aggiunta allo standard di cura disponibile, ha portato quella percentuale fino al 50%. Un risultato che ha aperto la strada a un nuovo modo di pensare l'intero percorso terapeutico per molti pazienti oncologici". Così Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, all'incontro con la stampa - oggi a Roma - dopo che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Oggi, a distanza di 10 anni - spiega Luppi - quell'intuizione si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità di cura. Con l'inizio del 2026, pembrolizumab ottiene infatti 3 nuove indicazioni rimborsate dall'Aifa, che si aggiungono alle 25 già approvate. Due di queste nuove indicazioni hanno ottenuto anche il riconoscimento di 'innovatività'. In totale, il farmaco pembrolizumab può ora essere utilizzato in 28 diversi tipi di tumore".
"L'obiettivo di Msd è continuare a scoprire e sviluppare farmaci innovativi, capaci non solo di scrivere nuove pagine della storia della medicina, ma soprattutto di offrire più vita e una migliore qualità di vita ai pazienti. Un impegno che si traduce anche in importanti investimenti in Italia", sottolinea Luppi. "L'azienda è attualmente coinvolta in oltre 83 studi clinici di fase 3, con più di 50 molecole in fase 2 e circa 30 in fase 3 di sviluppo, in oncologia e in altre aree terapeutiche. Sono numeri significativi - rimarca - perché la vita in buona salute non è mai abbastanza. E come Msd il nostro impegno, oggi e in futuro, sarà sempre all'insegna dell'innovazione".

Ogni giorno migliaia di persone cercano su web e social risposte sulla propria salute ancora prima di varcare la soglia di uno studio medico o di una farmacia. L'intelligenza artificiale e Dottor Google sono i primi interlocutori a cui rivolgersi, mentre tra reel di Instagram, TikTok e post su Facebook si prova a decifrare un sintomo, azzardare un'autodiagnosi o intercettare un consiglio. Il bisogno di salute corre veloce anche sui social, ma insieme alle opportunità cresce una domanda cruciale: come assicurare un'informazione sanitaria corretta, affidabile ed efficace, soprattutto quando a comunicarla sono le istituzioni? E' il tema al centro dell'episodio 'Comunicazione e attenta informazione nell'era dei social' del vodcast 'Ssn - Salute, sostenibilità, nuove frontiere', dedicato al rapporto tra digitale, intelligenza artificiale e comunicazione sanitaria, realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti in studio sono l'onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, e l'onorevole Alessandro Cattaneo, membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. In collegamento ci sono l'onorevole Simona Loizzo, medico e presidente dell'Intergruppo parlamentare sulla Sanità digitale, e Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia.
"I social hanno cambiato il modo di comunicare già da tempo - osserva Cattaneo - rendendo la comunicazione più veloce, disintermediata, con l'illusione di un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini". In ambito sanitario, però, la posta in gioco è più alta. "Viviamo già un'epoca con troppe fake news - avverte l'onorevole - per questo il rigore scientifico deve restare centrale. Quando si parla di salute, l'approccio fai da te non va mai bene". Sull'intelligenza artificiale, sempre più presente anche nelle scelte sanitarie, Cattaneo riconosce il potenziale straordinario degli algoritmi, soprattutto se integrati con grandi quantità di dati sanitari: "Se utilizzata correttamente, l'Ia consente una potenza di calcolo e di analisi impensabile fino a pochi anni fa, con benefici enormi in termini di prevenzione". Ma, mette in guardia, "se si parte da presupposti sbagliati o si interrogano male i sistemi, il rischio di arrivare a conclusioni errate è altissimo. In sanità, il fai da te non è mai una buona idea".
A rafforzare questo punto interviene Loizzo, che evidenzia luci e ombre dell'Ia applicata alla salute. "L'intelligenza artificiale è una grande opportunità - spiega - perché consente di utilizzare enormi quantità di dati clinici, fondamentali per la ricerca e per lo sviluppo di terapie di precisione, in particolare in oncologia". Un pericolo è quello di aumentare le diseguaglianze territoriali. "Secondo l'Ocse - ricorda l'onorevole - i governi devono investire affinché l'innovazione non crei una sanità di serie A e una di serie B". Senza dimenticare il tema della responsabilità legale: "Chi risponde di una decisione terapeutica suggerita da un algoritmo? Il medico, l'azienda che lo produce, o il sistema sanitario che lo utilizza?". Suscita poi particolare preoccupazione l'uso improprio delle chatbox da parte dei più giovani. "Non possiamo permettere che si diffondano terapie 'pret-à-porter' - ammonisce Loizzo - con farmaci acquistati online o suggeriti dai social senza controllo medico. Sarebbe un passo indietro pericoloso".
Dal punto di vista istituzionale, Malavasi sottolinea come la digitalizzazione rappresenti "la terza grande gamba della riforma della sanità", accanto a risorse e personale, mentre "telemedicina e telemonitoraggi possono rafforzare la prossimità delle cure e la fiducia tra cittadini e sistema sanitario". Allo stesso tempo, l'onorevole richiama la necessità di proteggere i dati e colmare il digital divide. "I cittadini usano moltissimo i social, ma ancora poco il Fascicolo sanitario elettronico, che invece è uno strumento preziosissimo, una vera carta d'identità sanitaria", rimarca. Un capitolo centrale del confronto è sulla prevenzione. "Il 40% delle malattie oncologiche e cardiovascolari è prevenibile - ricorda Malavasi - ma i dati sull'adesione agli screening restano preoccupanti. In Italia lo screening mammografico raggiunge in media solo il 53% delle donne, con forti differenze regionali. Qui i social possono essere un alleato - suggerisce - ma serve un'informazione rigorosa, scientifica, capace di orientare e non di disorientare".
Dal punto di vista aziendale, Cordella si sofferma su come social e intelligenza artificiale offrano nuove opportunità di comunicazione in temi di salute. "Permettono di parlare a target diversi, con linguaggi e tempi più efficaci: il 38% della Generazione Z utilizza esclusivamente i social per informarsi su possibili patologie". Un'opportunità che comporta anche grandi responsabilità. "Il rischio dell'autodiagnosi resta - precisa Cordella - per questo deve essere sempre chiaro che diagnosi e terapie spettano ai medici: i like non sono un indicatore di qualità dell'informazione. Credibilità e attendibilità devono restare i nostri fari". L'episodio completo del vodcast che racconta l'evoluzione del sistema salute attraverso la voce dei protagonisti è disponibile sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.

E' morto l'ingegnere di 57 anni rimasto schiacciato questa mattina da una lastra di ferro all'interno di una ditta a Cambiago, nel Milanese. Mancavano pochi minuti alle 8 quando l'uomo, Craiu Dinu Florian, originario della Romania e residente a Treviglio (Bergamo) è stato investito da una pesante lastra di ferro all'interno dello stabilimento siderurgico, che si occupa della costruzione di cassoni per mezzi pesanti.
Per liberare Florian è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco del comando di Treviglio. Il 57enne, in condizioni disperate, è stato poi trasportato dal 118 all'ospedale di Verdellino, nella Bergamasca, dove ne è stata dichiarata la morte.
Nell'incidente è rimasto ferito a un braccio anche un 54enne rumeno, portato all'ospedale di Vimercate. Sul luogo dell'incidente, le cui cause sono al vaglio dei tecnici di Ats, sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Pioltello.

"Lei rimane il grande amore della mia vita". Angelo Pisani ospite oggi, a La volta buona, ha parlato della fine del matrimonio con Katia Follesa. I due si sono separati dopo circa 20 anni di relazione, confermando la fine della loro storia nel 2024. Nonostante la separazione tra Pisani e Follesa resta un legame profondo, fondato sull'affetto e sul rispetto reciproco.
A dimostrarlo anche la presenza di Pisani al compleanno della comica lo scorso 12 gennaio, festa alla quale ha partecipato anche il nuovo compagno di lei, Vincenzo Ferrara. "L’amore cambia fisionomia. Lei rimane il grande amore della mia vita, solo che a un certo punto non era più l’amore connotato nel rapporto di coppia", ha spiegato Pisani.
Nessun rancore ma solo una nuova forma di amore: "Lei è una presenza fondamentale nella mia famiglia e io lo sono per lei. Se lei è felice io sono felice", ha sottolineato l'attore.

Giornata fitta di incontri per Giorgia Meloni domani venerdì 6 febbraio a Milano, prima della cerimonia inaugurale dei giochi di Milano Cortina allo stadio San Siro. A quanto apprende l'Adnkronos, nella sede della prefettura, la premier vedrà in mattinata il presidente polacco Rafael Nawrocki e poi il vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance, atterrato questa mattina a Malpensa con la famiglia al seguito.
Previsto anche un bilaterale con l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.
L'incontro con Nawrocki è previsto per le 12, si legge sull'agenda di Palazzo Chigi. A seguire, alle 13, il faccia a faccia con Vance.
Alla cerimonia di domani è attesa una presenza istituzionale di massimo livello. Hanno confermato la partecipazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, oltre alla presidente del Consiglio. Saranno presenti anche numerosi membri del governo: tra i ministri confermati i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, Andrea Abodi, Matteo Piantedosi, Giancarlo Giorgetti, Paolo Zangrillo, Giuseppe Valditara e Daniela Santanchè. Annunciata inoltre la partecipazione di diversi sottosegretari, tra cui Alberto Barachini.
Denuncia di Forza Italia, 'sanità sarda al collasso'... 
Gabriele Marchesi condannato a 7 anni di reclusione in Ungheria perché ritenuto colpevole di aver aggredito - anche con Ilaria Salis - tre persone nel corso di una manifestazione neonazista a Budapest avvenuta l'11 febbraio 2023. La difesa di Marchesi impugnerà - dopo il deposito delle motivazioni - la condanna in primo grado con cui il Tribunale di Budapest.
Nel marzo del 2024 i giudici della Corte d'Appello di Milano avevano elencato normative e sentenze per spiegare il no alla consegna all'Ungheria di Marchesi, colpito da mandato di arresto europeo. Il giovane, incensurato, non poteva essere consegnato visto le condizioni delle carceri di Budapest che, secondo l'ultimo report internazionale del 2018, risultano gravate da rischi di violenza e non sufficienti garanzie igieniche. Inoltre la durata non breve del processo, "e la complessità degli accertamenti per stabilire se ha partecipato ai fatti" non poteva scongiurare - a dire dei giudici italiani - il "reale rischio che sia leso uno dei suoi diritti fondamentali" e che eventuali "trattamenti degradanti" possano nuocere alla sua vita psichica.
Dopo la condanna inflitta in Ungheria, la difesa - un legale di Budapest che affianca gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini -, farà appello sostenendo l'assenza di prove e testimonianze che possano giustificare l'ipotesi accusatoria. Se la sentenza diventasse definitiva (in secondo grado è già esecutiva), l'Ungheria potrebbe emettere un nuovo mandato di arresto europeo nei confronti del 24enne e quindi nuovi giudici d'Appello di Milano dovranno riaffrontare la questione sugli eventuali rischi alla consegna.

"Sono leggermente fuori età per le Olimpiadi e per il vero anche da giovane non sarei mai stato selezionato. Però grazie di questo dono, lo conserverò non soltanto con affetto ma lo indosserò, se riesco a farlo. Ed è non soltanto significativo, è prezioso, perché è quello che vi accompagna in questi Giochi. E questo conferisce un grande valore per me". Sergio Mattarella ha visitato in mattinata il Villaggio Olimpico di Milano, ringraziando così la delegazione azzurra per un regalo apprezzato e inaspettato durante la mattinata. Il Capo dello Stato, grande appassionato di sport, ci ha tenuto a salutare di persona il Team Italia alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.
Mattarella al Villaggio olimpico
Mattarella è arrivato al Villaggio Olimpico una manciata di minuti dopo mezzogiorno. Ad accoglierlo, nella sua visita istituzionale, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e il presidente di Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò. Tra gli sportivi, presenti la campionessa azzurra di short track Arianna Fontana, portabandiera italiana nella cerimonia inaugurale di domani e tra le prime a dare il benvenuto al Capo dello Stato. "Ci siamo, state per cominciare. Naturalmente alla vigilia dell'apertura non posso non ricordare che per tutte voi e tutti voi che siete qui questo già è un grande successo" ha detto Mattarella agli azzurri.
"Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante". Il Capo dello Stato ha sottolineato ancora una volta l'importanza di un valore come la pace, firmando il 'Muro della Tregua Olimpica' all'ingresso della struttura di Via Lorenzini. "Siete consapevoli di quanto state per fare, lo siete e vi auguro di ottenere i risultati migliori. Il primo risultato è appunto partecipare con tutti gli altri, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e serenità. Grazie per l'impegno che mettete, grazie in anticipo perchè certamente renderete onore al Tricolore, alla nostra bandiera, ai nostri colori. E in bocca al lupo".
La visita di Mattarella
Mattarella ha visitato gli uffici e le residenze degli atleti, pranzando in seguito con gli azzurri nella mensa del Villaggio. Accanto a lui, Arianna Fontana e Pietro Sighel, altro azzurro dello short track. Il menù? Lasagna con zucca, pesce grigliato con verdure cotte a vapore e poi torta di mele e frutta. Il Capo dello Stato, che alloggia in un hotel fuori città, ha lasciato il Villaggio Olimpico alle 13:18. Nel pomeriggio, per lui, un po' di riposo. Prima di un altro appuntamento da cerchiare in rosso nella sua seconda giornata milanese. La Cena di gala di questa sera organizzata dalla presidente del Comitato Olimpico Internazionale Kirsty Coventry, a cui parteciperanno anche molti Capi di Stato. (di Michele Antonelli)

40 anni di vita insieme. Daniela Vergara ospite oggi a La volta buona, ha ricordato la sua lunga storia d'amore con Luca Giurato, il giornalista e storico conduttore di 'Uno Mattina', scomparso l'11 settembre 2024.
Luca Giurato e Daniela Vergara si sono conosciuti grazie al lavoro: prima al telefono, poi nei corridoi di Montecitorio dove Vergara lavorava come giovane reporter mentre Giurato era un giornalista affermato. Colpito dalla sua voce durante una telefonata, Giurato ha insistito per conoscerla di persona. Questo è stato l'inizio della loro storia d'amore culminata poi nel matrimonio.
Daniela Vergara non è riuscita a trattenere l'emozione durante l'intervista. "Lui è andato via all'improvviso. Non siamo riusciti a dirci tutto: non c'è mai un momento in cui si esaurisce la voglia di comunicare e di vivere insieme", ha detto in lacrime.
Un insegnamento di Luca Giurato che Vergara porterà sempre con sé: "Non bisogna mai fingere, bisogna essere veri, come lo era lui", ha detto. "Luca era la mia tavolozza di colori", ha aggiunto Vergara accolta dall'applauso del pubblico. La giornalista ha ricordato le qualità che l'avevano conquistata fin dall'inizio: "Mi ha conquistato la sua generosità, il suo essere buono, non conosceva l'invidia e la concorrenza. In qualsiasi posto era bello stare con lui".

Quattro giocatrici della nazionale finlandese femminile di hockey su ghiaccio presenti alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 sono state contagiate dal norovirus, isolate e messe in quarantena, con la partita Finlandia-Canada che è stata conseguentemente rinviata. Ma un ambiente come il Villaggio olimpico può rappresentare un luogo dove i virus potrebbero attecchire? "Il norovirus può creare problemi, non è gravissimo e si autolimita, ma è velocissimo nella diffusione attraverso superfici contaminate e liquidi, e ha un'elevata contagiosità". E poi "la stagione la invernale porta la minaccia dell'influenza e anche del Covid, pur se i numeri lo indicano in ribasso". Così Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, uno degli esperti interpellati sul tema dall'Adnkronos Salute.
"Nella storia delle manifestazioni sportive - ricorda Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) - accade frequentemente che si registrino focolai di virus respiratori perché sono quelli che più facilmente si trasmettono. Dove c'è confluenza di tantissime persone, qui abbiamo atleti e spettatori, si genera un flusso di soggetti in luoghi ristretti che rende più facile il contagio. La condivisione degli alloggi e degli spazi porta a focolai, come accade a scuola. In questo momento i rischi maggiori sono l'influenza, il Covid, quindi virus respiratori che stanno circolando nella popolazione generale e possono arrivare agli atleti".
Secondo Bassetti, per quanto riguarda il focolaio di norovirus "è giusto mettere le atlete in quarantena e non sottovalutarlo. Speriamo non ci siano altri casi, perché un focolaio di norovirus rischia di fare tante infezioni di comunità come nelle navi da crociera o nelle scuole", sottolinea. Quali azioni di prevenzione possono essere messe in campo? "L'isolamento - risponde Andreoni - e l'uso delle precauzione che abbiamo conosciuto: mascherine e lavaggio delle mani negli ambienti chiusi. Dobbiamo intercettare i campanelli d'allarme per non vedere trasformare le Olimpiadi in un ospedale".



