- RIPRODUZIONE RISERVATAAnnunciata in forma di flash mob all'aeroporto di Cagliari, Turandot è poi rientrata nel suo habitat naturale, il teatro.
    L'immortale capolavoro di Puccini è andato in scena ieri sera, 24 giugno, al Lirico, quinto titolo del cartellone operistico.
    Nel centenario della prima alla Scala di Milano anche il teatro di via Sant'Alenixedda ha voluto celebrare la ricorrenza con un nuovo allestimento affidato per la regia allo spagnolo Rafael R.
    Villalobos, suoi anche i costumi. Il regista ha proposto una sua visione personale fuori dagli schemi tradizionali che rimanda a suggestioni cinematografiche e letterarie ispirate alla fantascienza. A partire dall'ambientazione spostata dalla "Pechino, al tempo delle favole" in una contemporanea società dispotica. L'allestimento scenico non è stato accolto da consensi unanimi del pubblico. Il sipario si è chiuso tra scroscianti applausi ma qualche fischio e boati di disapprovazione.
    Il fascino dell'algida principessa fa strage di pretendenti sotto un immaginario regime totalitario. Rafael R. Villalobos ha guardato all'opera da una prospettiva diversa, "attraverso lo scontro tra opposti, ghiaccio e fuoco, morte e vita per una riflessione sul presente segnato dallo strapotere delle autocrazie". Una regia post moderna che si sviluppa tra trovate scenografiche, effetti scenici, luci psichedeliche e iridescenze, e sul finale nella versione di Alfano, suggerisce un'idea di amore universale.
    Sul podio Michele Gamba, già protagonista di un concerto sinfonico nel 2019, ha guidato le voci dei solisti, le parti strumentali più iconiche e sottolineando la purezza del canto del coro delle voci bianche guidato da Francesco Marceddu.
    Preparato da Giovanni Andreoli, ha ben figurato il coro, in lontananza, sistemato sui semicerchi metallici a varie altezze che hanno occupato la scena.
    Applausi per il cast tra cui: Maria Novella Malfatti, (Liù), Ewa...

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