La Mv Hondius - Afp

(Adnkronos) - Le epidemie da hantavirus sono rare, ma i casi che ne derivano sono gravi. All'inizio sembra un'influenza, poi provoca "un'edema polmonare non cardiogeno". Gli esperti spiegano cos'è l'hantavirus, come si trasmette e quali sono i suoi sintomi dopo il caso dei tre decessi registrati su una nave da crociera nell'Atlantico, legati a un possibile focolaio di infezione da hantavirus, segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità. 

Le malattie da hantavirus sono infezioni virali di diversa gravità, trasmesse all'uomo dai roditori, selvatici e domestici. Il genere hantavirus comprende diverse decine di specie virali a livello globale. Alcune specie sono presenti in Europa, dove si stanno espandendo in nuove aree e aumentando in quelle endemiche consolidate. In Europa le malattie da hantavirus si stanno diffondendo sia come numero di casi che come aree infette. 

L'infettivologo Matteo Bassetti ha spiegato su X che "la sindrome polmonare da hantavirus inizia come una sindrome simil-influenzale e, in alcuni giorni, provoca edema polmonare non cardiogeno". "L’hantavirus si contrae principalmente inalando il virus disperso nell’aria da urina, feci o saliva di roditori infetti. Il contagio avviene spesso pulendo cantine, fienili o legnaie polverose, o toccando superfici contaminate e poi bocca/naso. Morsi di roditori o il consumo di cibo contaminato sono vie di trasmissione più rare", ha aggiunto. 

"Le epidemie da hantavirus sono piuttosto rare, ma purtroppo i casi che ne derivano sono gravi", così all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'università del Salento. "Non stupisce, nella vicenda della nave da crociera in Sudafrica, che più della metà delle persone contagiate siano decedute o sono in gravi condizioni. L’infezione si contrae per contatto diretto o inalazione di escrementi di topi (o altri roditori) infetti. Non è mai stata segnalata la trasmissione da persona a persona", ha spiegato. 

"La nave da crociera può essere un ambiente efficace per la diffusione del virus. Facile - ha continuato - che ci siano colonie di topi a bordo e l’inalazione di particelle di feci infette potrebbe avvenire anche attraverso i circuiti di aria forzata, in assenza di filtri efficaci. Questo episodio, di per se non allarmante se non per lo stato di salute dei malcapitati pazienti, ci ricorda però la necessità del controllo coordinato a livello internazionale di virus emergenti. Se non esistesse l’Oms, probabilmente non avremmo neanche avuto notizia di questa epidemia". 

"L’hantavirus è un’infezione rara in Europa e non ha caratteristiche pandemiche, perché non si trasmette facilmente da persona a persona. Può essere grave in alcuni casi, ma il rischio per la popolazione generale resta molto basso e legato soprattutto al contatto con roditori in ambienti specifici". In una nota interviene Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International. 

"La trasmissione interumana dell’hantavirus è estremamente rara: il contagio avviene di solito attraverso il contatto con roditori o con i loro escrementi. È sufficiente inalare particelle provenienti da urine o feci di topo per infettarsi. Ora sarà fondamentale attendere l’indagine epidemiologica per chiarire la dinamica dei casi ed escludere un’eventuale trasmissione tra persone, che resta comunque molto, molto rara". A dirlo è Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, che con l'Adnkronos Salute interviene sul caso. 

In un ambiente chiuso come una nave, quali sono le principali vie di esposizione? "Molto dipende dalle condizioni igienico-sanitarie della nave - spiega Mussini - La presenza di roditori a bordo non è impossibile: storicamente, anche grandi epidemie sono state veicolate dalle navi, come la peste a Venezia. Le principali vie di esposizione restano il contatto con urine e feci di topo oppure, più raramente, con una persona già infetta". 

Al momento, i tre decessi sarebbero riconducibili a una grave forma respiratoria: "L’hantavirus può causare polmoniti severe. Il punto cruciale è capire se le persone colpite condividessero gli stessi ambienti, come la cabina, oppure se siano state esposte a escrementi di roditori" tiene a precisare la presidente della Simit. 

Sul rischio per l’Italia, l’esperta invita alla cautela ma senza allarmismi: "Nel nostro Paese non si registrano casi autoctoni significativi. La nave proveniva dal Sudafrica, dove l'infezione è endemica. L'hantavirus ha un periodo di incubazione che varia da 2 a 20 giorni: è quindi probabile che uno o più passeggeri fossero già infetti al momento dell’imbarco". Infine, un messaggio rassicurante: "Si tratta di una malattia respiratoria, ma con trasmissione interumana molto rara. È giusto parlarne, ma senza creare allarmismi: in Italia non c’è un rischio concreto legato all’hantavirus" conclude.