(Adnkronos) - AAA medico di famiglia cercasi anche nella Capitale che fino a 3 anni fa sembrava un''isola felice', senza quelle carenze che toccano ormai tutto lo Stivale. Sono circa 800mila i cittadini senza il proprio dottore di medicina generale: dal centro - come nel caso del quartiere Monti, dove i cittadini sono preoccupati per la mancanza di prospettive di sostituzione di una dottoressa in procinto di andare in pensione - alla periferia, la situazione è critica perché la soluzione non sembra essere "immediata per tutti. Ci sono tempistiche infinite, per bandi e assegnazioni lavorano come le tartarughe e le lumache messe insieme", lamenta all'Adnkronos Salute Felice de Ruggieri, neo convenzionato a Roma (prenderà servizio il 2 maggio) e responsabile della formazione della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio.
Negli ultimi 3 bandi delle zone carenti per i medici di famiglia, spiega de Ruggieri, "Roma non ha figurato, ovvero: secondo le varie Asl che anno per anno devono riportare le necessità alla Regione, nella Capitale risultavano inizialmente 0 carenze, poi diventate 5, poi pochissime manciate. Stranamente, però, dopo che è stato deciso il ruolo unico dei medici di famiglia (dal 2025, che prevede oltre all'assistenza ai propri pazienti anche una disponibilità oraria di guardia/Case di comunità) ad agosto 2025 sono state pubblicte le carenze e, sorpresa, erano oltre 360 su 3 Asl, 211 solo nella Roma2. Parlo solo di Roma città e delle carenze che rispecchiavano la necessità al 31 dicembre 2024".
Considerando 1.500 pazienti per medico (il limite previsto), allora erano quindi oltre mezzo milione i cittadini senza medico di famiglia. "Questi oltre 300 posti hanno iniziato ad assegnarli solo a gennaio 2026, 2 anni dopo la rilevazione. Ma l'apertura dello studio non è una cosa immediata, le tempistiche burocratiche sono infinite - sottolinea de Ruggieri - E oggi, finito il primo trimestre 2026, possiamo stimare che il numero di cittadini senza medico sia cresciuto attestandosi a 750/800mila persone perché le 'vecchie' carenze ancora non sono state coperte e, nel frattempo, ci sono stati altri pensionamenti in questi 2 anni. La dottoressa che va in pensione al quartiere Monti non potrà essere sostituita finché non fanno un bando per la sede vacante. Allo stesso modo per gli altri colleghi che sono andati o vanno in pensione".
E dopo il bando serve la disponibilità dei giovani medici a coprire la sede. Ma la professione è diventata poco attrattiva per loro e non è facile quindi trovare candidati. "Oggi - continua de Ruggieri - oltre allo studio è previsto un obbligo fino a 38 ore nelle Case di comunità dove però, al momento, non c'è nessuna chiarezza sull'attività da svolgere né su come muoversi. Ad esempio: se io mi devo prendere un giorno di riposo per mia necessità, a studio sono un libero professionista in convenzione, quindi se manco so che devo avere un sostituto che pago di tasca mia. Ma se io quel giorno ho anche un incarico nella Casa della comunità, che faccio? Non c'è risposta, al momento. Oppure, a fine giornata di studio, quando so che dopo mezz'ora devo prendere servizio alla Casa della comunità ma ho ancora 30 pazienti in ambulatorio, come faccio? Li butto fuori perché devo andare in Casa della comunità? E se uno dei pazienti che avrei dovuto visitare invece di avere una gastralgia aveva un infarto in atto e muore fuori studio?".
Tra le lentezze di assegnazione e un ruolo, quello legato alle Case di comunità, su cui non c'è nessuna chiarezza, "i giovani medici fanno fatica ad accettare questo incarico: non si capisce che ruolo abbiamo, non si capisce che cosa ci chiedono di fare, non si capisce quanto ci pagheranno, non si capisce come conciliare le ore con quelle di studio vista la mancanza delle Aft, organizzazione di base del ruolo unico. La Casa della comunità non è normata in questo momento, eppure si pretende che si mettano a disposizione 38 ore contestualmente all'apertura dello studio", evidenzia de Ruggieri che rimarca come fare il medico di famiglia sia diventato difficile "tra i controlli della farmaceutica, le disposizioni regionali sempre meno comprensibili, un lavoro che diventa massacrante dal punto di vista clinico, estenuante dal punto di vista burocratico, stressante dal punto di vista amministrativo. Non stupisce che a 28-30 anni si faccia fatica a buttarsi dentro questa partita. La politica dovrebbe saper ascoltare i professionisti, chiarire ruoli e organizzazioni, perché rendere più attrattiva la professione non è solo un vantaggio per i medici, ma è l'unica soluzione per rispondere concretamente ai bisogni di salute dei cittadini, riconoscere il loro diritto ad avere un medico di fiducia e offrire cure primarie in un contesto di regole chiare", conclude.




