(Adnkronos) - Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato a Tianjin, prima tappa della sua visita di quattro giorni in Cina, in vista dell'imminente apertura del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco). Il leader russo visiterà la città cinese settentrionale e Pechino su invito del presidente cinese Xi Jinping.
"Le relazioni economiche tra Russia e Cina hanno raggiunto un livello senza precedenti", ha detto ieri Putin in vista della sua visita ufficiale in Cina.
Una guardia d'onore ha accolto Putin all'aeroporto internazionale di Tianjin Binhai. È stato accolto da Chen Min'er, membro dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese e segretario del partito a Tianjin, dall'ambasciatore russo a Pechino Igor Morgulov e da alti funzionari diplomatici russi.
Il vertice della Shanghai Cooperation Organization avrà inizio stasera, presso il Meijiang Convention and Exhibition Center di Tianjin. Dopo una cerimonia di benvenuto e una sessione fotografica, i leader parteciperanno a un ricevimento e a un concerto.
Putin durante questo viaggio vedrà per la prima volta il leader cinese dall'incontro di due settimane fa con Donald Trump in Alaska.
In Cina il leader Xi Jinping accoglie gli 'amici' di Russia e India e tanti altri capi di Stato e delegazioni. Il premier indiano Narendra Modi è già arrivato a Tianjin per una visita di due giorni, la prima nel gigante asiatico dal 2018. Annunciati bilaterali con Xi e con il presidente russo. Tianjin accoglie anche i leader di Turchia, Iran, Indonesia e Pakistan, capi di Stato e delegazioni dall'Asia e dal Medio Oriente, ospiti spesso rivali tra loro. I media ufficiali cinesi parlano di leader di oltre venti Paesi e dieci organizzazioni internazionali per "un segnale forte di cooperazione e sviluppo globale", di "futuro condiviso in un'epoca di incertezze".
Putin e altri ospiti di Xi, primo tra tutti il leader nordcoreano Kim Jong Un che raramente lascia Pyongyang e sbarca in Cina per la prima volta dal 2019, assisteranno poi alla parata del 3 settembre con cui Pechino celebrerà l'80esimo anniversario dalla vittoria contro il Giappone. Un'occasione per Xi per far sfilare le più moderne dotazioni dei militari cinesi. Ma anche per confermare l'amicizia "senza limiti" tra Mosca e Pechino, che non ha mai condannato esplicitamente l'invasione russa dell'Ucraina e anzi ha rafforzato i rapporti con Mosca.
"I cinesi sanno di avere la Russia in tasca più di quanto non fosse prima della guerra e capiscono anche che è impossibile per l'ossessione di Putin con l'Ucraina una normalizzazione dei rapporti tra la Russia e l'Occiente nel suo insieme", osserva Alexander Gabuev, direttore di Carnegie Russia Eurasia Center a Berlino, esperto di relazioni tra Cina e Russia citato dal Wall Street Journal.
Difficilmente, sottolinea il Wsj, dal summit della Sco uscirà qualcosa di concreto, ma a contare saranno le immagini che arriveranno dalla Cina, dove i leader si affrettano mentre Trump 'infastidisce' alleati e partner di Washington, in Asia in particolare, con i dazi. L'India per prima, nel mirino per lo 'shopping' di petrolio russo, dopo che per anni gli Usa l'hanno considerata centrale per contenere la Repubblica Popolare che ha invece 'strappato' una proroga fino a novembre nella guerra di dazi e controdazi con gli Stati Uniti. Così il conflitto in Ucraina starebbe anche indirettamente avvicinando i due giganti asiatici, pur se restano la cautela, il 'dossier Pakistan', eterno rivale dell'India, le ambizioni per l'influenza nell'Oceano Indiano, il dito puntato di Pechino contro il Quad, che riunisce Stati Uniti, Australia Giappone e India, e una disputa annosa come quella al confine, lungo 3.500 chilometri.
"Gli Stati Uniti stanno aiutando la Cina ad accrescere la sua influenza a livello globale. La Cina potrebbe 'sentire' i dazi a livello economico, ma a livello politico sta conquistando simpatie e più sostegno da altri Paesi, non solo nel Sud Globale", è l'analisi di Xinbo Wu dell'Istituto di studi internazionali della Fudan University di Shanghai, citato dal Wsj. E, osserva Victor Gao, ex diplomatico cinese oggi a capo del think tank di Pechino Center for China and Globalization citato dal giornale, "con Trump gli Stati Uniti stanno lanciando una rivoluzione dopo l'altra", ma "i cinesi conoscono bene le rivoluzioni e sappiamo che è meglio esserne consapevoli delle conseguenze prima di avviarne una".
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