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11.Mar

Iran, crisi petrolio e boom prezzi: sbloccate riserve per 400 milioni di barili

Barili di petrolio - Fotogramma /ipa

Ancora un giorno di guerra in Iran e nuova impennata dei prezzi del petrolio, con le minacce dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz a pesare in particolare sui mercati internazionali. Ed è così che - a partire dagli Usa e passando per l'Ue - il mondo corre ai ripari mettendo in campo nuove misure per contrastare gli effetti dell'aumento provocato dall'attacco a Teheran. Nella giornata in cui il costo del petrolio sale a 90 dollari al barile, funzionari statunitensi sostengono che l'Iran abbia posizionato mine a Hormuz e il Regno Unito ha denunciato l'attacco a diverse navi mercantili colpite da proiettili nei pressi dello Stretto, i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia - tra cui l'Italia - hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato" nella storia dell'agenzia.

Ad annunciarlo è stato il direttore esecutivo Fatih Birol. "I paesi dell'Aie metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio... per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto", le parole di Birol in un messaggio trasmesso in diretta sul sito web dell'agenzia.

Aie: "400 milioni di barili sul mercato contro la crisi"

La decisione di intraprendere un'azione collettiva di emergenza, si legge in una nota ufficiale, "è stata presa in seguito a una riunione straordinaria dei governi membri dell'Aie tenutasi ieri, convocata dal direttore esecutivo dell'Aie per valutare le condizioni di mercato nel contesto del conflitto in Medio Oriente e valutare le opzioni per affrontare le interruzioni dell'approvvigionamento".

"Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell'Aie abbiano risposto con un'azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti", ha dichiarato Birol . "I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell'Aie e sono lieto che i membri dell'Agenzia stiano dimostrando una forte solidarietà nell'intraprendere insieme azioni decisive".

Le scorte e l'immissione sul mercato: cosa succede ora

Come spiega l'agenzia, le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi.

I membri dell'Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell'Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive sono state intraprese nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022.

Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026 - si legge ancora -, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione.

Nel 2025, una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Le possibilità per i flussi di petrolio di bypassare lo Stretto di Hormuz sono limitate.

L'Aie fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, ove necessario.

La linea Usa sugli aumenti

Il Segretario degli Interni statunitense Doug Burgum ha intanto ribadito oggi la posizione dell'amministrazione Trump secondo cui l'aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l'Iran rappresenta solo un'interruzione temporanea, ma ha osservato che "ci sono opzioni" per garantire che "l'energia continui a seguire l'economia globale".

In un'intervista con Fox News, Burgum ha indicato che l'amministrazione potrebbe prendere in considerazione l'utilizzo delle riserve petrolifere nazionali, se necessario.

"Questi sono i momenti in cui queste riserve vengono utilizzate", ha affermato. "Abbiamo un problema di transito, che è temporaneo, e quando si verifica un problema di transito lo stiamo risolvendo diplomaticamente, cosa che possiamo e risolveremo, il momento perfetto per pensare di liberarle per allentare la pressione sui prezzi globali".

"Faremo scendere i prezzi con la pace e la stabilità nel mondo e il Presidente Trump farà in modo che ciò accada", ha promesso, suggerendo che gli alleati degli stati del Golfo potrebbero in definitiva trarne benefici a lungo termine.

La Casa Bianca ritiene di poter tollerare ancora per settimane un aumento dei prezzi del petrolio, prima che diventi un problema politico serio. Secondo fonti vicine all’amministrazione citate da Politico, il team del presidente Trump considera gestibile per tre o quattro settimane un eventuale rialzo delle quotazioni energetiche senza la necessità di modificare la propria strategia militare nel conflitto con l’Iran.

All’interno dell’amministrazione prevale l’idea che gli attuali picchi siano temporanei. Il petrolio è sceso ieri intorno agli 80 dollari al barile, dopo aver toccato circa 120 dollari nel fine settimana, rafforzando la convinzione che le oscillazioni del mercato siano momentanee e non richiedano cambiamenti immediati nella politica statunitense. Un ex funzionario dell’amministrazione ha spiegato che prima di rivedere l’approccio serviranno "diverse settimane di dati coerenti" sull’andamento dei prezzi: "Queste piccole oscillazioni temporanee non sono ciò su cui baseranno la politica". Secondo le fonti, l’aumento delle quotazioni non è stato preso in considerazione come motivo per cambiare la strategia militare, anche se la rapidità dell’impennata registrata domenica sera ha sorpreso la Casa Bianca.

Cosa fanno Ue e Italia

Gli Stati membri dell'Ue devono mantenere scorte di emergenza di petrolio sufficienti per "novanta giorni" e ora i depositi "sono pieni", ha assicurato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles, precisando che "domani è prevista una riunione del comitato" per discuterne il possibile utilizzo.

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