(di Stefano Ambu) Anche la guerra ha una sua poesia. Lucida,
essenziale. Fatta di parole scelte. Una per una.Le più esatte possibili, per le peggiori situazioni possibili.
Sempre versi, dall'Inferno di Dante, all'inferno dei conflitti.
Sono quelli che Francesca Mannocchi, giornalista, documentarista e scrittrice, porterà sul palco sabato alle 19 a Elmas per Marina Cafè Noir in una chiacchierata con la giornalista Francesca Fradelloni. Al centro la sua ultima opera, 'Crescere, la guerra'. Un modo diverso, non più in prosa, per raccontare quello che succede nel mondo. "'Crescere, la guerra' nasce - spiega l'autrice all'ANSA - come un poema che ho scritto sfidando un po' diciamo quella che è la mia solita scrittura, che è la scrittura diciamo più sicuramente giornalistica, ma anche dei libri che ho scritto. Ed era un po' il tentativo di mettere su carta una passione che per me è sicuramente la passione per la poesia, ma anche interrogare quella che è la precisione poi del linguaggio poetico. La virgola del titolo è una richiesta di sospensione che io faccio e che chiedo a me stessa e che chiedo al mio lettore. Una sospensione che ci faccia chiedere se queste due parole che dovrebbero essere due parole opposte sono diventate due parole vicine alle quali noi ci stiamo abituando. E crescere nella guerra non significa soltanto l'infanzia, insomma quello che si produce nella guerra in termini proprio di generazioni successive, ma anche tutto quello che viene seminato e tutto quello che effettivamente cresce durante le guerre, e cioè il risentimento, il desiderio di vendetta, l'ingiustizia, l'impunità. Quindi ecco, quella virgola è un po' il tentativo di fermarsi a riflettere su tutte queste questioni".
Con la forza della poesia: "La poesia ha sicuramente...