- RIPRODUZIONE RISERVATAAveva 36 anni (e non 72 come appreso in un primo momento) il detenuto morto ieri notte nel carcere di Bancali a Sassari, in seguito all'incendio che lui stesso aveva appiccato nella cella del reparto ospedaliero dove era ricoverato. Secondo quanto riferiscono i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria, il detenuto non aveva manifestato alcun segnale di agitazione nei minuti precedenti all'incendio. Improvvisamente si sarebbe barricato nella cella, chiudendo finestre e dando fuoco agli arredi. Il fumo ha saturato la stanza, le esalazioni gli hanno fatto perdere i sensi. Gli agenti con grande difficoltà sono riusciti a entrare, trovando il detenuto ancora vivo, nel bagno della cella. Lo hanno portato fuori, ma è morto pochi istanti dopo per le gravi ustioni e le esalazioni respirate. Nove poliziotti sono rimasti lievemente ustionati e intossicati e sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il 118, carabinieri e polizia di Stato. La Procura di Sassari, con la pm, Camilla Battaglini, ha aperto un'inchiesta per verificare quanto accaduto. I sindacati denunciano situazioni ormai insostenibili all'interno del carcere sassarese: "Parrebbe che nelle sezioni non siano presenti i bocchettoni antincendio necessari per collegare le manichette. Se confermata, questa mancanza rappresenterebbe un elemento di grave vulnerabilità, perché impedisce al personale di utilizzare strumenti fondamentali per fronteggiare incendi di tale intensità. La sicurezza degli operatori e al contempo dei ristretti non può dipendere da infrastrutture incomplete o non adeguate alle esigenze di emergenze sempre più frequenti e complesse", dichiara il segretario nazionale del Consipe, Roberto Melis. "L'ennesimo grave episodio impone una seria riflessione sulle condizioni in...

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