infermieriuntori Da Eroi a untori del Covid-19 - Le assurde voci di Paese su un infermiera a Sinnai

Questa mattina una mia amica, infermiera in quiescenza, mi ha chiamato al cellulare.

Era avvilita per le voci ricorrenti in paese, sì a Sinnai, sulla presunta contagiosità della figlia, infermiera anche lei, accusata di andare in giro a spargere virus, abbandonata perfino da suo marito perché infetta.

Una madre giustamente preoccupata per le false informazioni diffuse non si capisce bene per quale motivo. “Niente di nuovo sotto il sole” le ho detto.
In tutte le epidemie c’è chi viene accusato di essere un untore e viene esposto al pubblico ludibrio e poi condannato nel processo del pettegolezzo e della menzogna. Esercizio in cui alcuni nostri concittadini si rivelano grandi maestri.

Si dà il caso che questa (bella) ragazza sia invece felicemente sposata e che abbia anche una figlia in età da marito.

Laura (la chiamo così, ma è nome di fantasia) non va e viene dall’Ospedale per contagiare gli altri. Ha addirittura scelto di lavorare in un reparto di frontiera, una Rianimazione, per rendere il servizio più alto che un umano può svolgere per un altro, che si trova nella massima difficoltà, magari perché affetto da Covid -19 nella terza fase di malattia, quella più grave.
Questo è un esempio lampante – se ce ne fosse bisogno – di come una certa vulgata può trasformare una donna in gamba, generosa, capace, in una odiosa untrice.
Nel 1628 le cronache di Lione raccontano che alcuni medici, accusati di avere diffuso la peste in quella città, furono inseguiti e perseguitati dai cittadini. Nei tempi nostri del resto medici sono accusati di avere diffuso Ebola.

Insomma, chi esercita professioni sanitarie rischia il linciaggio, anche se fa del bene. E allora l’onore che è dovuto a queste persone non è tanto quello che deriva loro per i sacrifici e i rischi di tutti i giorni che minacciano la loro salute e la loro vita (non solo oggi per Covid-19, ma anche prima per epatiti, HIV e pesti varie), ma quello che viene dall’ingratitudine ignorante e cattiva di pessime persone, che ci circondano e che sono più pericolose del virus.

Post di Aldo Lobina.

Fonte: Sinnai News