Qualcuno continua a parlare di guerra alle big tech americane. E la politica aggressiva di Donald Trump contro l’Europa non aiuta a costruire una narrazione diversa, perché qualsiasi provvedimento può essere letto come una ritorsione o, quantomeno, come un’arma potenziale di dissuasione. È arrivato oggi un nuovo affondo della Commissione Ue contro Meta, quindi Facebook, Instagram e, nello specifico, Whatsapp. Secondo Bruxelles ha violato le leggi antitrust europee, impedendo gli assistenti di Intelligenza Artificiale di terzi di accedere e interagire con gli utenti. La condotta di Meta, secondo la comunicazione di addebiti inviata al colosso statunitense, potrebbe impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato degli assistenti di AI. Meta respinge l’accusa al mittente e continua un rimpallo di accuse e responsabilità che viene da lontano.
La decisione di Bruxelles, cosa succede ora
La Commissione imporrà misure provvisorie, per evitare danni "gravi e irreparabili" al mercato, subordinatamente alla risposta di Meta. I prodotti di punta di Meta, ricorda la Commissione, sono i suoi social network, come Facebook e Instagram, e le applicazioni di comunicazione, come WhatsApp e Messenger. La società gestisce inoltre servizi di pubblicità online e prodotti di realtà virtuale e aumentata. Meta fornisce un assistente di AI generico, Meta Ai. Il 15 ottobre scorso, la multinazionale ha aggiornato le condizioni di WhatsApp Business Solution, escludendo di fatto gli assistenti di AI generici di terzi dall'applicazione. Di conseguenza, dal 15 gennaio scorso, l'unico assistente di intelligenza artificiale disponibile su WhatsApp è lo strumento di Meta, Meta Ai, mentre i concorrenti sono stati esclusi. E questa politica sembra violare le norme antitrust dell'Ue, a prima vista.
La Commissione, che ha avviato l'indagine nello scorso dicembre, ritiene, in via preliminare, che sia probabile che Meta occupi una posizione dominante nel mercato dello Spazio Economico Europeo (See) delle applicazioni di comunicazione per i consumatori, in particolare tramite WhatsApp. È anche probabile che Meta "abusi" di questa posizione dominante negando l'accesso a WhatsApp ad assistenti di intelligenza artificiale di terze parti. WhatsApp, osserva la Commissione, rappresenta un "importante punto di ingresso" per consentire agli assistenti di intelligenza artificiale generici di raggiungere i consumatori.
Pertanto, secondo l'esecutivo Ue, è "urgente" adottare misure, a causa del rischio di danni gravi e irreparabili alla concorrenza. La condotta di Meta, continua, rischia di creare barriere all'ingresso e all'espansione, e di marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli sul mercato degli assistenti di intelligenza artificiale generici. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle preoccupazioni della Commissione. La comunicazione degli addebiti riguarda tutto lo Spazio Economico Europeo tranne l'Italia, dove l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è già intervenuta il mese scorso.
Netta la risposta di Meta. La comunicazione degli addebiti inviata dalla Commissione Europea si basa su presupposti errati, sostiene una portavoce della multinazionale Usa. "I fatti dimostrano - afferma - che non vi è alcuna ragione affinché l’Ue intervenga sull'interfaccia di programmazione delle applicazioni di WhatsApp Business. Esistono numerose opzioni di Ai e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore. La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot", conclude.
L'intervento della Corte di Giustizia della Ue
Come dicevamo, il botta e risposta di oggi non è che una nuova puntata all’interno di relazioni complicate da tempo tra la Commissione Ue e Meta. A metà settembre scorso è stata la Corte di Giustizia dell’Ue a intervenire, dando però ragione a Meta (e a TikTok) rispetto alla causa sollevata dall’esecutivo comunitario per presunte violazioni delle normative europee. Secondo la Corte, la Commissione ha applicato in maniera errata le regole del Digital Service Act (DSA) nella misura in cui non è specificato nel regolamento la metodologia usato per stabilire l’ammontare del contributo di supervisione richiesto ai due operatori del web. In sostanza, non ha conteggiato correttamente l'imposta da far pagare. Di cosa stiamo parlando? Secondo quanto previsto dal regolamento europeo, il costo della supervisione e dei controlli della Commissione sulle big tech non deve essere pagato dai contribuenti ma dagli stessi colossi informatici. Nel 2024, l’Unione Europea ha incassato 58 milioni di euro dalle big tech mondiali in crediti di supervisione. Meta e TikTok hanno però fatto congiuntamente causa alla Commissione, contestandole il metodo di conteggio della tassa.
Il punto critico è come la Commissione Europea ha valutato il numero di utenti attivi mensili per ciascun servizio: elemento decisivo per considerare chi deve e chi non deve versare il contributo. L’esecutivo comunitario ha utilizzato servizi terzi per verificare questo criterio ma questa modalità non è stata inserita nel regolamento. Per le due società, la modalità operativa utilizzata non può essere decisa arbitrariamente dalla Commissione, e la Corte di giustizia ha conferma questa interpretazione, dando 12 mesi di tempo alla Commissione per rivedere le sue modalità operative. In ogni caso, afferma la sentenza, gli “effetti della legge saranno provvisoriamente mantenuti”. In sostanza, i soldi già versati da TikTok e Meta non saranno restituiti.
Ma anche l’interpretazione di quanto stabilito dalla Corte Ue divide Bruxelles e Menlo Park. Meta ha sostenuto che “questa sentenza costringerà la Commissione Europea a rivalutare la metodologia ingiusta utilizzata per calcolare queste tariffe DSA”. La Corte “conferma che la nostra metodologia è solida: nessun errore di calcolo, nessuna sospensione di alcun pagamento, nessun problema con il principio del compenso né con l’importo”, ha affermato Thomas Regnier, un portavoce della Commissione.
Il passo indietro sul modello 'pay or consent'
Andando ancora un po’ indietro nel tempo, è di aprile 2025 l’annuncio della Commissione di aver rilevato violazioni del Digital Markets Act da parte di Meta, questa volta in compagnia di Apple. La violazione compiuta da Meta, con una multa da 200 milioni di euro, riguarda la gestione dei dati personali degli utenti da parte dell’azienda. In particolare, il DMA impone alle aziende destinatarie di chiedere il consenso degli utenti per poter combinare i loro dati personali tra i vari servizi che utilizzano. Meta ha utilizzato un modello basato sul pay or consent (paga o acconsenti). Ciò significa che agli utenti Meta viene proposta una scelta alternativa: o sottoscrivono un abbonamento mensile per utilizzare i servizi delle piattaforme senza pubblicità o acconsentono al trattamento combinato dei loro dati per ottenere pubblicità personalizzate.
La Commissione europea contesta che offrire un modello del genere non equivale a garantire una vera possibilità di scelta ai consumatori. Questi, infatti, si trovano obbligati ad acconsentire al trattamento dei dati a meno di non voler scegliere un’alternativa a pagamento. Il consenso ottenuto in questo modo, insomma, non sarebbe sincero ma ottenuto obbligando il consumatore ad accettare il trattamento. La Commissione ha quindi chiesto a Meta di offrire una terza opzione: un servizio gratuito supportato da pubblicità con un livello di personalizzazione inferiore ("Less Personalized Ads" - LPA).
A luglio 2025, puntuale, è arrivato il ricorso di Meta: ha definito questa decisione "scorretta e illegittima", sostenendo che ignori una precedente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del luglio 2023, la quale, secondo l'interpretazione di Meta, supporterebbe proprio la validità del modello "Pay or Consent". L'azienda lamenta di essere l'unica in Europa a cui viene impedito di utilizzare questo modello di business. Nel suo ricorso, Meta attacca duramente l'alternativa imposta dalla Commissione. Sostiene che il modello LPA sia insostenibile e che ignori le realtà commerciali, portando a risultati peggiori per tutte le parti coinvolte. Su questo fronte, la Ue ha incassato alla fine un passo indietro di Meta. Da gennaio 2026, deve offrire agli utenti europei un'opzione alternativa: un servizio con pubblicità meno personalizzata che non richiede il pagamento di un abbonamento, riducendo l'uso invasivo dei dati comportamentali.
Una domanda di fondo: chi ha ragione?
Semplificando, da una parte ci sono le leggi europee (GDPR, DMA, DSA) che mirano a impedire che colossi come Meta usino la loro posizione dominante per eliminare la concorrenza o monetizzare eccessivamente i dati personali senza un consenso realmente libero. Dall’altra parte, c’è il punto di vista del business, convinto che le restrizioni europee frenano l'innovazione tecnologica. In mezzo restano i cittadini europei e i loro diritti che vanno tenuti insieme: concorrenza, privacy ma anche accesso ai servizi che possono funzionare solo grazie all’innovazione tecnologica. (Di Fabio Insenga)

Ancora una strage di migranti in mare. "Al largo della Libia si è capovolto un gommone con 55 persone a bordo. Almeno 53 sono le vittime e tra loro due neonati. Solo due sopravvissute - scrive su X Mediterranea Saving Humans - Erano partite da al-Zawiya, dove si trova uno dei lager in cui le persone migranti subiscono violenze e abusi quotidiani. Questa strage, denunciata da Refugees in Libya, si aggiunge alle centinaia di morti dei giorni scorsi nel Mediterraneo, superando il migliaio di vite spezzate nel silenzio ufficiale e nell’indifferenza istituzionale".
"È il risultato diretto delle politiche europee di chiusura delle frontiere, della collaborazione con le milizie, della criminalizzazione dei soccorsi in mare. Qui non mancano solo i nomi, ma anche la volontà politica di non lasciar morire le persone nel Mediterraneo. Quando vie sicure sono negate, rischiare la vita in mare resta l’unica opzione. Queste morti sono il prodotto di confini chiusi, di scelte politiche che oggi determinano chi può vivere e chi può morire. Continueremo a stare in mare e a denunciare queste responsabilità", concludono.
Consente anche di localizzare le persone in zone a rischio... 
Carlo Conti ha celebrato sui social il compleanno del figlio Matteo, nato dall'amore con la moglie Francesca Vaccaro. Matteo ieri, domenica 8 febbraio, ha compiuto 12 anni, un traguardo importante che il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2026 ha scelto di festeggiare pubblicamente con una dedica speciale.
A corredo di uno scatto che ritrae la famiglia al completo, Conti ha scritto: "Ricordati sempre che il babbo e la mamma saranno sempre vicino a te nel lungo percorso del viale della vita". Un'immagine intensa che racconta il forte legame che unisce madre, padre e figlio.
Ospite domenica 1 febbraio a Verissimo, il conduttore aveva sottolineato quanto la famiglia rappresenti oggi la sua priorità assoluta: "Con la nascita di mio figlio sono cambiate le priorità nella mia famiglia, per fortuna le disponibilità economiche non mancano e ho avuto la fortuna di poter rallentare con il lavoro".
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Speciale anche la dedica della mamma Francesca Vaccaro che sui social ha condiviso un messaggio di forte impatto: "Ci pensi mai che un giorno tuo figlio diventerà un fidanzato, un marito, un compagno... Io sì, e spesso. Ed è proprio allora che mi dico: mettici tutta te stessa. Insegnagli ad amare, a rispettare e a comprendere una donna. Riempilo di amore, perché un giorno diventi un uomo con valori, capace di amare incondizionatamente, proprio come lo ami tu oggi. Cresci un uomo che sappia rispettare le donne come rispetta la sua mamma. Buon compleanno amore mio", ha scritto.

Iva Zanicchi ospite oggi, lunedì 9 febbraio, a La volta buona ha ricordato il fratello Antonio, morto nel 2020 a causa del Covid. "Lui era il più giovane della famiglia, il vero artista di casa. Suonava qualsiasi strumento senza aver mai studiato musica. Scriveva poesie bellissime, cantava anche. Ed era un pittore straordinario".
Zanicchi ha spiegato di aver vissuto il fratello come un "figlio". "La mamma lo aveva affidato a me. Badavo sempre a lui. È sempre stato un amore troppo grande per me". La sua scomparsa, ha detto, rappresenta "il dolore più grande della mia vita, insieme a quello per la perdita del compagno Fausto Pinna".
L'artista ha ricordato che lei, il fratello e la sorella avevano contratto il Covid: "Io e mia sorella siamo più tornate a casa dopo qualche giorno, lui era cardiopatico e aveva ancora un po' di febbre".
Qualche giorno dopo, Antonio Zanicchi la chiamò: "Mi ha detto 'Iva io sono arrivato alla fine, ho chiamato te perché tu sei come una mamma per me'. Poi, durante la notte è morto. È stato il dolore più duro e crudo della mia vita. È stata una perdita enorme". E ha concluso con un saluto: "Ciao Antonio, ti voglio bene per sempre".

Sanae Takaichi tra l''abbraccio' con Donald Trump e gli 'attriti' con Xi Jinping. La premier giapponese, fresca di trionfo alle elezioni anticipate volute per consolidare il mandato del suo governo, insiste sull'alleanza con Washington - con un potenziale "senza limiti", come ha scritto lei stessa su X - e manda messaggi chiari a Pechino.
Il Giappone intende mantenere aperti i canali di dialogo con la Cina, "è aperto" al dialogo, ha ribadito stamani Takaichi, conservatrice convinta, considerata un falco se si parla di sicurezza e diplomazia, dopo le parole di novembre su Taiwan che hanno innescato uno scontro diplomatico tra con Pechino. "E' proprio perché esistono timori e sfide tra Giappone e Cina che è importante la comunicazione - ha detto - Il Giappone è aperto a varie forme di dialogo". "Abbiamo già avuto scambi di opinioni. Proseguiranno", ha puntualizzato la premier, che vuole essere la 'Lady di ferro' del Paese del Sol Levante[1].
Su Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la sua democrazia, la Cina non rinuncia alla prospettiva della "riunificazione" e non esclude l'uso della forza. A novembre Takaichi ha lasciato intendere che il Giappone potrebbe intervenire a livello militare in caso di attacco cinese a Taiwan. E ha innescato uno scontro diplomatico con il Dragone. Stamani ha assicurato che "proteggeremo con fermezza la pace e l'indipendenza del nostro Paese, il nostro territorio, le nostre acque territoriali, lo spazio aereo e le vite e la sicurezza dei nostri cittadini".
Intanto da Pechino la 'invitavano' nuovamente a "ritirare" le dichiarazioni "sbagliate" su Taiwan. "Dobbiamo avvertire in modo solenne le autorità al potere in Giappone sul fatto che è risoluta la determinazione della popolazione cinese nella tutela degli interessi fondamentali del Paese" e nel "contrastare e sventare le provocazioni delle forze anti-Cina", ha detto il portavoce della diplomazia cinese, Lin Jian.
Takaichi, forte dell'endorsement "completo e totale" di Trump arrivato prima del voto, e la "sua coalizione" hanno ricevuto presto le "congratulazioni" del tycoon per la "vittoria schiacciante" e la "storica super maggioranza" alla Camera bassa del Parlamento. Per il presidente degli Stati Uniti, la premier giapponese è una "leader molto rispettata e molto popolare" ed è pronto ad accoglierla il 19 marzo a Washington, dove l'ha invitata prima ancora di conoscere i risultati delle consultazioni. Takaichi aveva da parte sua accolto Trump in Giappone a una settimana dall'arrivo alla guida del governo, dopo la vittoria nella corsa per la guida del suo partito, l'Ldp, a seguito delle dimissioni di Shigeru Ishiba. Adesso la premier, considerata in qualche modo l'erede in politica di Shinzo Abe, assassinato quattro anni fa, promette "un nuovo capitolo nella storia dell'alleanza" tra i due Paesi.
Aveva accolto Trump a Tokyo il 28 ottobre e tre giorni dopo aveva incontrato Xi Jinping a margine del summit dell'Apec in Corea del Sud. Il tycoon è atteso ad aprile nella Repubblica Popolare. Gli osservatori rilevano come la vittoria netta al voto di ieri dia a Takaichi un mandato più forte anche sulla 'posizione' rispetto alla Cina, ma si interrogano sullo scenario che si apre di fronte alla promessa di un Giappone "più forte", anche sul fronte della difesa, con la prospettiva del dibattito sulla riforma della Costituzione 'pacifista'. Il Dragone, ha scritto il New York Times, non era sulle schede elettorali, ma incombeva sul voto. E da Pechino stanno a guardare mentre il successo di Takaichi è, secondo il Washington Post, "una buona notizia per l'America e ora Washington può aiutarla ad avere successo". Intanto la stampa giapponese evidenzia la 'rinascita' dell'Ldp, da 198 a 315 seggi su 465 alla Camera del Rappresentanti, che uniti a quelli conquistati dagli alleati del partito 'Ishin' superano i 350.

Serena Williams 'piomba' sul Super Bowl con uno spot per un farmaco dimagrante e scoppia la bufera social. L'ex stella del tennis, in forma smagliante, è la protagonista di un commercial andato in onda durante la finale del campionato Nfll, quando mezza America - più o meno - è davanti alla tv. La leggenda del tennis, nello spot, si inietta un farmaco Glp-1, indicato nei casi di obesità e diabete, elencandone i vantaggi. E, come se non bastasse, ordina anche le pillole prodotte dalla casa farmaceutica. Sui social dell'ex atleta, qualcuno azzarda: "Mi chiedo quali siano gli effetti a lungo termine di questi farmaci". In generale, abbondano commenti che evidenziano la forma eccellente della star, testimonial di un prodotto che va assunto sotto attento controllo.
"In Italia fortunatamente non sarebbe possibile perché la pubblicità dei farmaci è vietata. Ma di sicuro si tratta di un messaggio inquietante e dannoso perché vedere una sportiva, normopeso nel video (e comunque non di certo obesa anche in passato), iniettarsi il medicinale rischia di creare un pericoloso equivoco. Come se per essere in forma e avere le prestazioni che lei ha sempre avuto nel tennis serva somministrarsi questo farmaco: uno spot assolutamente da non condividere", dice all'Adnkronos Salute Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid).
Infatti, continua l'esperta, "dai dati noti dell'atleta l'indice di massa corporea non è stato mai esageratamente elevato". E bisogna anche considerare "che questo valore non può dirci tutto nel caso di una persona, come la Williams, con uno sviluppo di massa muscolare importante: il Bmi (Body mass index) non distingue tra massa grassa e massa muscolare", evidenzia Buzzetti che, per queste ragioni, ribadisce di non condividere "uno spot di questo tipo che va alla popolazione generale e che si può facilmente fraintendere".
"Questi farmaci - chiarisce la presidente Sid - sono utilissimi ed efficacissimi in chi ha il diabete di tipo 2 e in chi è obeso o molto sovrappeso e con una patologia. Non dovrebbero essere prescritti a persone che hanno qualche chilo in più, figuriamoci in chi è normopeso e magari, attraverso questo tipo di comunicazione, si convince di poter 'funzionare' meglio usando questo farmaco di cui, invece, non ha alcun bisogno".
Anche nel nostro Paese, ricorda la specialista, "c'è stata un'eccessiva prescrizione di questi medicinali. Abbiamo avuto dei momenti in cui scarseggiavano nelle farmacie, in particolare semaglutide. Non riuscivamo più a trovarne per i pazienti con diabete di tipo 2 che ne avevano realmente bisogno. C'è stata già, nel recente passato, una leggerezza nelle prescrizioni.
Ma le indicazioni sono ben chiare: dovrebbe essere prescritto a chi ha un Bmi superiore a 27 insieme ad altre patologie, oppure un Bmi sopra 30. Per cui, al di là del diabete, anche nell'uso per il controllo del sovrappeso e dell'obesità ci sono indicazioni specifiche da seguire. Non attenersi a tale prescrizione è assolutamente sbagliato. E fare una pubblicità a livello di popolazione generale - passando il messaggio che somministrando questo farmaco si sta bene in salute, si è atletici e fa bene anche a chi fa sport - è veramente grave e non condivisibile al 100%".

“Non posso negare che ero super nervoso in partenza, è stato molto difficile per me come situazione. Ha influito anche il pensiero della prova superba di Giovanni, non meritava altro che la medaglia. Volevo regalargliela, ma alla fine non ho retto. Posso essere un pelo in lutto, gli ho chiesto scusa”. Lo ha detto Alex Vinatzer al termine della combinata a squadre a Bormio di oggi, lunedì 9 febbraio, in cui ha chiuso il suo slalom con il settimo tempo. Per l’Italia, prima dopo la discesa della mattina grazie alla gara di Franzoni, è così sfumata la possibilità della decima medaglia a Milano Cortina 2026.
Vinatzer ha aggiunto: “Si sapeva già prima, questa è una gara da high pressure perché lo slalomista può vincerla tutta o perderla tutta. Poi Gio in questo momento è un cavallo in forma e la sua performance l’ha fatta. Io ho gestito molto all’inizio, non volevo sbagliare e forse lì qualcosina potevo far meglio. A medaglia si poteva andare, però dal secondo al terzo intermedio ho perso molto più di quello che dovevo perdere”.
Vinatzer conclude guardando poi alle sue gare: "Cosa mi insegna questa gara? Mi ha dato una sberla per svegliarmi un po', diciamo. Di sicuro, quando sono solo mi viene un po' più facile prendermi qualche rischio".

In Italia sulla carta la sanità è universalistica, ma nella pratica l'accesso alle cure dipende sempre di più dal reddito. Chi ha meno risorse rinuncia, rimanda o riduce le cure, mentre chi può permetterselo si sposta sul privato. Questo fenomeno si chiama razionamento sanitario implicito e sarà al centro di un confronto tra esperti il 23 febbraio a Roma. Nella Sala del Refettorio - Biblioteca della Camera dei deputati verrà presentato il primo rapporto nazionale sul tema, che presenterà i dati emersi dalla ricerca e alcune azioni di policy per ridurre le attuali disuguaglianze.
La ricerca - informa una nota - è realizzata da NeXt Nuova Economia per Tutti Aps Ets, università di Roma Tor Vergata, Acli nazionale e Caf Acli, con il supporto di Federcasse Bcc, Comipa, Federazione Toscana Bcc e Federazione Lombarda delle Bcc. La giornata si aprirà con un panel dedicato agli interventi di scenario, al quale prenderanno parte Orazio Schillaci (ministro della Salute), Annamaria Colao (vice presidente Consiglio superiore sanità e presidente Fondazione Forme), Augusto dell'Erba (presidente Federcasse Bcc) ed Emiliano Manfredonia (presidente nazionale Acli). Successivamente Leonardo Becchetti (co-fondatore NeXt Nuova Economia per Tutti e professore di Economia politica all'università di Roma Tor Vergata), Raffaella Dispenza (vice presidente nazionale Acli) e Lidia Borzì (vice presidente nazionale Caf Acli) presenteranno il rapporto sul razionamento sanitario in Italia. I lavori proseguiranno con gli interventi di Federico Spandonaro (professore università di Roma Tor Vergata, Crea), Alessandro Azzi (presidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio Ets e Federazione Lombarda Bcc), Natale Forlani (presidente Inapp), Elena Lucchini (assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità della Regione Lombardia), Monia Monni (assessore al Diritto alla salute e Sanità della Regione Toscana), Sergio Gatti (direttore generale Federcasse Bcc) e Valentino Bobbio (presidente NeXt Nuova Economia).

Gigio Donnarumma salva il Manchester City e Guardiola... lo imita. Nella 25esima giornata di Premier League, i Citizens sono usciti vittoriosi da Anfield Road, riuscendo a battere il Liverpool per 2-1 grazie ai gol di Bernardo Silva e Haaland (su rigore), dopo il vantaggio iniziale di Szoboszlai. Nel trionfo della squadra di Guardiola però un ruolo primario lo ha svolto il portiere azzurro.
Al 98' minuto, in pieno recupero, Mac Allister calcia da fuori area trovando la deviazione di un difensore. Il pallone si impenna e sta per scavalcare Donnarumma, che però con un gran riflesso lo mette sopra la traversa. Dopo la parata del suo portiere, Guardiola, esultando, ne ha imitato il gesto, con tanto di faccia, che ha fatto inevitabilmente il giro del web.

Un raro e prezioso capolavoro 'doppio' di Antonello da Messina (circa 1430-1479), uno dei più grandi innovatori del Rinascimento italiano, sta per entrare nel patrimonio dello Stato italiano. L'opera, realizzata intorno al 1460-1465, unisce un ritratto intensamente umano del Cristo sofferente nella scena dell'Ecce Homo e una raffinata visione di San Girolamo nel deserto sul retro, inserita in un paesaggio poetico di rocce e specchi d'acqua.
L'opera di Antonello da Messina doveva andare all'asta il 5 febbraio scorso da Sotheby's a New York - con una stima tra i 10 e i 15 milioni di dollari - ma è stata ritirata all'ultimo momento dalla vendita degli Old Masters. Un'assenza che ha immediatamente acceso le ipotesi: una garanzia saltata, un accordo venuto meno, o la mancanza di contendenti disposti a sostenere una contesa all’altezza del valore dell'opera. In realtà, dietro quel ritiro improvviso si stava consumando una partita ben diversa. Il dipinto era al centro di una trattativa privata con lo Stato italiano, che si è mosso con decisione e in un modo per certi versi sorprendente per assicurarsi una delle rarissime opere dell'artista siciliano ancora in mani private. Dei circa quaranta dipinti oggi attribuiti con certezza ad Antonello da Messina, era soltanto la seconda volta in una generazione che uno di tale importanza compariva sul mercato.
La cifra pattuita
L'operazione è stata resa nota dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna, che su Facebook ha annunciato che l'opera è "ora di proprietà dello Stato italiano". Una comunicazione che, pur in assenza di una conferma ufficiale da parte del Ministero della Cultura, viene letta come un'indicazione autorevole.
Secondo indiscrezioni concordanti, la cifra pattuita si aggirerebbe intorno ai 12 milioni di dollari. Una somma rilevante, ma giudicata congrua dagli addetti ai lavori, considerando l’eccezionalità del dipinto. Non solo perché le opere di Antonello da Messina appaiono sul mercato con una rarità estrema, ma anche per le caratteristiche uniche di questa tavola: si tratta del primo Ecce Homo realizzato dall’artista e dell’unico dipinto noto eseguito su tavola dipinta su entrambi i lati. Tutte le altre versioni del soggetto sono oggi conservate in musei pubblici, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza.
Cosa rappresenta l'opera
Databile all'inizio degli anni Sessanta del Quattrocento, la tavola misura appena 19,5 per 14,3 centimetri ed è stata oggetto di una lunga e solida fortuna critica. Fu Federico Zeri a renderla nota al pubblico nel 1981, e proprio alla sua ricostruzione si deve l'interpretazione del forte consumo dell’immagine di San Girolamo, sul verso, come esito di una devozione privata intensa: l'opera sarebbe stata trasportata in una bisaccia di cuoio e ripetutamente baciata e sfregata. Una lettura condivisa anche da Fiorella Sricchia Santoro, tra le massime studiose di Antonello. Negli ultimi decenni il dipinto è stato esposto in importanti rassegne internazionali, dalle Scuderie del Quirinale al Metropolitan Museum di New York, fino alla grande mostra del 2019 a Palazzo Reale di Milano. Non si tratta dunque di una riscoperta recente, ma di un'opera cardine nella produzione dell'artista che contribuì a trasformare l'iconografia bizantina dell'"uomo dei dolori" in una rappresentazione moderna e umanissima del Cristo sofferente, oltre a diffondere in Italia la tecnica a olio di origine fiamminga.
Sul fronte del dipinto, Antonello rappresenta il momento descritto nel Vangelo di Giovanni in cui Ponzio Pilato mostra Cristo alla folla dopo la tortura, con la scritta "Ecco l'uomo". Il volto di Cristo, segnato dalla sofferenza e coronato di spine, non è idealizzato: il torso nudo si contorce, rivelando giovinezza e vulnerabilità, e lo sguardo diretto coinvolge emotivamente chi osserva. La scena mostra anche l'influenza della pittura fiamminga, ma con un'intensità espressiva unica nel suo genere. Sul retro, San Girolamo è ritratto inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, simbolo della sua traduzione della Bibbia in latino. Il paesaggio circostante, delicatamente illuminato, rivela una straordinaria capacità di miniaturizzazione e realismo. Alcuni segni di abrasione suggeriscono che il dipinto fosse un oggetto di devozione attiva, forse persino portato vicino al corpo dal proprietario.
L'opera anticipa lo stile di Giovanni Bellini, che fu profondamente influenzato dal soggiorno veneziano di Antonello. Composizioni simili si trovano nelle opere di Bellini come San Girolamo leggente in un paesaggio (National Gallery idi Londra) e San Francesco nel deserto (Frick Collection).
"Antonello è un artista quasi leggendario, e i suoi dipinti sono eccezionalmente rari. La comparsa di un’opera come questa rappresenta un evento straordinario per il mercato. Nell'Ecce Homo troviamo una sottigliezza meravigliosa: non un ritratto idealizzato, ma una persona reale, giovane, vulnerabile e profondamente umana", aveva dichiarato nei giorni scorsi, come riportato dall'Adnkronos, Christopher Apostle, responsabile internazionale della divisione Old Masters di Sotheby's.
La destinazione dell'opera
Resta ora da sciogliere il nodo della destinazione museale. Tra le ipotesi più accreditate c'è il Museo di Capodimonte a Napoli, città centrale nella formazione di Antonello da Messina. Nato in Sicilia, formatosi a Napoli e poi attivo a Venezia, Antonello da Messina ha avuto un ruolo fondamentale nell'introdurre le innovazioni della pittura fiamminga nel Sud Italia, contribuendo a un uso pionieristico della tecnica a olio, che gli permise di ottenere straordinarie sfumature di tono e colore. (di Paolo Martini)

'Quotidiano Sanità', punto di riferimento per l'informazione e l'aggiornamento nel mondo sanitario da oltre 15 anni, lancia l'ecosistema tecnologico 'Quotidiano Sanità Club': una piattaforma digitale di servizi per i professionisti della salute, frutto della partnership strategica con Consulcesi SA e dell'esperienza maturata negli anni con il Consulcesi Club. "Quotidiano Sanità Club rappresenta l'evoluzione di un'esperienza consolidata nei servizi per i professionisti sanitari, oggi sviluppata all'interno di una partnership che valorizza l'autorevolezza editoriale di Quotidiano Sanità e la specializzazione di una piattaforma dedicata ai servizi - afferma Andrea Tortorella, Ceo Consulcesi SA - Vogliamo fornire ai lavoratori della sanità strumenti accessibili e concreti che rispondono ad esigenze reali; per farlo abbiamo collaborato con un partner editoriale che li conosce da sempre".
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"Lavorare in sanità oggi è complesso: i bisogni dei professionisti sono cresciuti e si sono trasformati. In oltre 15 anni di attività noi li abbiamo ascoltati e interpretati - dichiara Francesco Maria Avitto, direttore editoriale di Quotidiano Sanità - Oggi, con questa partnership, Quotidiano Sanità Club ci consente di concentrare in un unico spazio tutte le risposte, affiancandogli la nostra esperienza editoriale".
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Quotidiano Sanità Club si propone come una piattaforma digitale integrata pensata per supportare in modo concreto l'attività dei professionisti della salute, attraverso un ecosistema di servizi dedicati: Academy Ecm Digitale, con un catalogo aggiornato di corsi Ecm per tutte le specializzazioni e un servizio di consulenza continua sugli adempimenti formativi e burocratici; Networking e Visibilità Ia, grazie all'elenco professionisti sanitari, che consente di costruire e aggiornare nel tempo un profilo professionale digitale, favorendo riconoscibilità e networking qualificato; Telemedicina, con una piattaforma sicura per televisite e teleconsulti, sviluppata nel rispetto delle normative vigenti; Tutela legale e assicurativa, con servizi di consulenza e convenzioni dedicate al settore sanitario; Informazione e contenuti, con accesso a contenuti editoriali esclusivi e all'Edicola digitale con oltre 7mila testate internazionali; Welfare professionale e strumenti operativi, tra cui tool, modulistica aggiornata e convenzioni pensate per la gestione quotidiana dell’attività professionale.
Con questa partnership - conclude la nota - Quotidiano Sanità rafforza il proprio ruolo di punto di riferimento informativo per i professionisti sanitari, mentre Quotidiano Sanità Club si propone come piattaforma digitale di servizi dedicata, in un modello di collaborazione che valorizza competenze, autonomia e specializzazione.

Con 3 dipartimenti premiati da Telethon, la ricerca dell'università di Roma Tor Vergata sulle malattie rare diventa il primo ateneo nel Lazio per numero di progetti finanziati. L'ateneo romano - grazie ai dipartimenti di Biomedicina e prevenzione, Scienze e tecnologie chimiche, e Biologia - si distingue nella prima selezione del bando 'multi-round' di Fondazione Telethon, i cui risultati sono stati diffusi oggi. Il bando è finalizzato al finanziamento di progetti di ricerca di base e preclinica sulle malattie genetiche rare, presentati da enti di ricerca non profit, pubblici o privati, attivi su tutto il territorio nazionale. "I risultati ottenuti - afferma il rettore, Nathan Levialdi Ghiron - confermano la solidità della nostra ricerca e la sua capacità di esprimersi in ambiti scientifici diversi, di particolare rilevanza per l'avanzamento degli studi sulle malattie rare. Un quadro che riflette un patrimonio di competenze ampio e qualificato, costruito nel tempo e capace di sostenere con continuità sfide scientifiche complesse".
Nel dettaglio - riporta una nota dell'ateneo di Tor Vergata - il gruppo di ricerca guidato da Claudia Bagni presso il Dipartimento di Biomedicina e prevenzione di Tor Vergata è tra i protagonisti dei 6 progetti finanziati nel Lazio dalla Fondazione Telethon con un finanziamento di 360mila euro, il più elevato a livello regionale. Il progetto è dedicato allo sviluppo di strategie innovative in ambito biomedico e si colloca nel settore della nanomedicina, con l'obiettivo di superare uno dei principali ostacoli nella terapia delle patologie neurologiche: l'attraversamento della barriera ematoencefalica. Attraverso l'impiego di nanoparticelle innovative per il trasporto di mRna nel cervello, la ricerca mira ad una terapia per la sindrome dell'X fragile (Fxs). A oggi non esiste la cura per la Fxs, la forma monogenica più frequente di diversa abilità intellettiva e autismo. La patologia, associata a difficoltà sensoriali, cognitive, sociali e a disturbi del sonno, è causata dalla mancanza dell'mRna Fmr1 che codifica per la proteina Fmrp. "Essere tra i vincitori di un finanziamento così importante - afferma Bagni - è stato possibile grazie al lavoro congiunto del mio gruppo che mi affianca all'università di Roma Tor Vergata e all'università di Losanna, al sostegno di Telethon e delle associazioni delle Famiglie X fragile italiane, svizzere e internazionali. Prevediamo di sviluppare un agente sicuro ed efficace in grado di permettere una terapia della Fxs".
Il progetto si svilupperà in collaborazione con Alessandro Bertucci, professore, esperto di nanoparticelle presso l'università di Parma, e con altre collaborazioni internazionali, tra cui l'università di Losanna. I risultati attesi dal team di Bagni rappresentano un potenziale avanzamento nei campi della biomedicina e della nanotecnologia. "Ripongo grandi speranze in questo progetto - continua Bagni - Andremo a intervenire alla radice della condizione Fxs attraverso il ripristino dell'mRna mancante mediante queste nuove particelle, la terapia potrebbe non essere lontana". Secondo l'esperta, "lo sviluppo di queste speciali nanoparticelle potrebbe migliorare in modo significativo il profilo di sicurezza e gli approcci terapeutici per numerose altre patologie neurologiche oltre la Fxs".
Il team di Gianfranco Bocchinfuso del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche di Tor Vergata, che ha ricevuto un finanziamento di oltre 150mila euro, lavora sulle basi per trattamenti mirati delle RASopatie, un gruppo di patologie genetiche che collettivamente rappresentano le malattie rare più diffuse; nonostante ciò, ad oggi non esiste una cura. Tra le proteine coinvolte, Shp2 riveste un ruolo chiave, agendo da ponte tra i recettori sulla membrana e l'interno della cellula e attivando alcune cascate di segnale che regolano le funzioni biologiche più importanti. "Il nostro progetto che porteremo avanti in stretta collaborazione con colleghi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, dell'Istituto superiore di sanità e del Cnr di Padova - illustra Bocchinfuso - punta a creare e ottimizzare molecole in grado di impedire l'interazione di Shp2 con altre proteine, riducendo così la trasmissione patologica dei segnali. Grazie a un approccio multidisciplinare che integra biofisica, chimica, biologia molecolare e cellulare, svilupperemo inibitori mirati e ne testeremo l'efficacia in laboratorio". Al termine del lavoro, i ricercatori contano di avere composti pronti per studi preclinici, da sviluppare ulteriormente in collaborazione con aziende farmaceutiche interessate. "L'obiettivo di lungo periodo - rimarca - è porre le basi per i primi trattamenti mirati delle RASopatie".
I ricercatori guidati da Nadia D'Ambrosi, professoressa associata del Dipartimento di Biologia dell'ateneo romano, partecipano a un progetto di ricerca di cui è capofila il Cnr con la ricercatrice Simona Rossi dell'Istituto di farmacologia traslazionale (Cnr-Ift). Finanziato con 240mila euro dalla Fondazione Telethon, è dedicato allo studio dell'atassia spinocerebellare tipo 37 (Sca 37), una rara malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni del cervelletto, una regione del cervello deputata alla coordinazione dei movimenti e all'equilibrio. La Sca37 è causata da una mutazione genetica caratterizzata dalla ripetizione anomala di una breve sequenza di Dna all'interno del gene Dab1. Studi recenti indicano che queste sequenze di Dna mutato possano generare strutture anomale capaci di interferire con il normale funzionamento delle cellule nervose, alterando processi fondamentali per la loro sopravvivenza. Il progetto mira a chiarire questi meccanismi attraverso diversi modelli sperimentali. In questo contesto, il gruppo di Tor Vergata contribuirà allo sviluppo e alla caratterizzazione di un nuovo modello utile a studiare la malattia e il ruolo di specifici fattori coinvolti nella regolazione e nella maturazione degli Rna messaggeri, molecole fondamentali per trasmettere le informazioni contenute all’interno del Dna.
"Il gruppo di ricerca che coordino, composto da giovani ricercatrici, laureande e laureandi molto motivati e con competenze multidisciplinari - sottolinea D'Ambrosi - sarà impegnato nell'individuazione di nuovi meccanismi molecolari alterati nella Sca37. Questa conoscenza è fondamentale per identificare specifiche molecole e vie biologiche che potranno rappresentare in futuro nuovi bersagli terapeutici da esplorare nell’ambito della ricerca sulla patologia".

La sedentarietà è la causa principale di un terzo delle malattie cardiache e fino ad un quarto di tutti i tumori della mammella e del colon. Non solo: le persone inattive presentano un rischio di mortalità fino al 30% più elevato rispetto a quelle che praticano regolarmente un po' di moto. E' sufficiente mezz'ora di attività fisica di intensità moderata, nella maggior parte dei giorni della settimana, per evitare tanti problemi di salute. Per incentivare tra i più giovani questo principio di 'medicina dei sani' arriva ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 InFormaTeen. Si tratta di un progetto promosso dagli specialisti di Foce (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), che nei prossimi mesi avvieranno alcune iniziative nelle sedi che ospitano le competizioni sportive. L'obiettivo è favorire tutti gli stili di vita sani e quindi la prevenzione delle gravi malattie. Si vuole soprattutto promuovere lo sport a 360 gradi e, in particolare, come attività "salvavita". L'annuncio della 'fase invernale' del progetto di Foce viene dato oggi con una conferenza stampa a Milano presso la sede di Casa Italia.
"La prevenzione delle malattie oncologiche deve iniziare da giovanissimi - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Viene ancora sottovalutato il ruolo positivo dello sport nell'evitare molte neoplasie, mentre esistono prove scientifiche evidenti. L'attività fisica regolare consente di abbassare i livelli degli ormoni, come gli estrogeni, e di altri fattori di crescita collegati allo sviluppo e alla progressione del cancro. Inoltre, contrasta gli elevati livelli di insulina nel sangue che sono una delle principali cause di alcuni tumori. Più in generale, lo sport è in grado di migliorare e potenziare la funzionalità del nostro sistema immunitario. Chi pratica attività fisica corre un rischio minore fino al 15% di carcinoma della vescica, del 21% di quello mammario, del 12% di tumore ai reni e del 19% di quello allo stomaco e al colon-retto. Però il 20% degli adolescenti che vivono nel nostro Paese sono sedentari e anche altri comportamenti scorretti risultano molto diffusi. Abuso di alcol, tabagismo, eccesso ponderale o alimentazione scorretta interessano sempre più bambini e adolescenti. Come medici specialisti delle malattie più diffuse nel nostro Paese, abbiamo deciso di avviare oltre 1 anno fa una campagna educazionale in stretta alleanza con il mondo dello sport".
In Italia il 18% dell'intera popolazione fuma regolarmente, l'11% è obeso, il 15% consuma alcol in quantità eccessiva e il 35% è sedentario, spiega Foce. Comportamenti scorretti e pericolosi per la salute, che quasi sempre iniziano da giovani. Tra gli adolescenti si registrano infatti dati preoccupanti: il 10% fuma, il 21% consuma alcol in modo eccessivo ed è già sedentario il 25%. Nel 2023 risulta in sovrappeso il 19% dei bambini (il 9% addirittura obeso). Eclatante è il caso del tumore del polmone nelle donne, una neoplasia fortemente legata al fumo. Un calo della mortalità femminile si è già verificato nel Regno Unito e negli Stati Uniti dove le donne hanno iniziato e smesso prima di fumare. In Europa le donne hanno iniziato a fumare più tardi e nel 2026 è previsto un calo di mortalità, soprattutto in Italia. E' previsto che i numeri scenderanno più lentamente fra gli uomini, ma cresceranno ancora fra il sesso femminile.
"L'attività fisica regolare - sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia - riduce il rischio di ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus e diabete. Queste patologie sono strettamente legate a stili di vita e fattori di rischio modificabili. Le principali istituzioni sanitarie internazionali raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività moderata negli adulti. Per bambini e adolescenti sono consigliati circa 60 minuti di movimento al giorno. L'esercizio migliora l'efficienza del sistema cardio-circolatorio e la capacità di utilizzare ossigeno. L'attività aerobica favorisce una migliore funzione del cuore e dei vasi sanguigni. Anche molti sport invernali contribuiscono alla prevenzione cardiovascolare. Il beneficio è legato soprattutto al dispendio calorico e all'impegno cardiorespiratorio. Il fumo di sigaretta rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Iniziare a fumare prima dei 20 anni aumenta significativamente il rischio di infarto e ictus. Il danno del fumo sui vasi è più grave quando avviene in età adolescenziale. Per questo la prevenzione precoce rimane una strategia fondamentale per la salute".
"Il fumo provoca solo in Italia il 23% di tutti i nuovi casi di tumore diagnosticati tra gli uomini e il 7% fra le donne - evidenzia Massimo Di Maio, presidente dell'Aiom, Associazione italiana di oncologia medica - Per questo Aiom e Fondazione Aiom hanno deciso, insieme a Fondazione Airc e Fondazione Umberto Veronesi, di promuovere una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. L'obiettivo è introdurre un'accisa fissa di 5 euro sui prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. In questo modo è possibile contrastare in modo efficace il tabagismo come è già avvenuto in altri stati europei. In poco più di 2 settimane abbiamo già raccolto oltre 19mila firme e invitiamo tutti i cittadini a supportare la nostra iniziativa".
Durante l'intero periodo delle Olimpiadi invernali 2026 sono distribuiti gli opuscoli informativi appositamente realizzati da Foce per la fase invernale del progetto InFormaTeen. Proseguono inoltre le attività online sul portale web (www.informateen.it) e sul profilo TikTok (tiktok.com/@informateen), con nuovi testimonial che si aggiungono a quelli già coinvolti (tra gli altri Gianluigi Buffon, Massimiliano Allegri, Simona Quadarella, Riccardo Calafiori e Mattia Zaccagni). Foce promuove la campagna insieme al Coni, alla Figc e Poste italiane. Gode inoltre del patrocinio del ministero dello Sport e dei Giovani.
"E' un piacere poter ospitare un'iniziativa così importante - dichiara Marco Di Paola, vice presidente del Coni - Anche in questo contesto particolare è possibile favorire attività educazionali rivolte ai giovani e al resto della popolazione. I dati sugli stili di vita, tra i bambini e gli adolescenti, non sono incoraggianti e rappresentano una tendenza che va cambiata al più presto. Come rappresentanti del mondo dello sport italiano intendiamo dare un nostro contributo perché vi sia sempre un'educazione fisica efficace e che incentivi tutti i cittadini a rimanere sempre attivi".
"Ringrazio gli specialisti di Foce per il loro progetto InFormaTeen - commenta Buffon in un video proiettato durante la conferenza stampa - State divulgando dei valori e degli stili di vita e, se riusciamo a promuoverli tra i giovani, faremmo davvero tutti un bel passo in avanti".
"Favorire la diffusione di stili di vita sani e la pratica sportiva tra i giovani rappresenta un investimento lungimirante per tutelare la salute delle nuove generazioni - conclude il direttore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco - Per questo ci uniamo al messaggio lanciato dai medici della Foce dalle località che ospitano le gare olimpiche e sosteniamo con convinzione la campagna InFormaTeen, che ha saputo usare formule di comunicazione social accattivanti per coinvolgere i più giovani sui temi della salute".
Approvato il riparto del Fondo sanità per continuità erogazione Lea...
Nel calendario settimanale delle sedute ancora nulla per la pl
Pratobello 24... 
L'Iran mette sul tavolo dei negoziati una nuova proposta. Teheran potrebbe valutare la possibilità di diluire l'uranio, arricchito al 60% attualmente in suo possesso, vicino ai limiti per realizzare armi nucleari, ma solo nel caso in cui venga decisa la revoca totale delle sanzioni. L'offerta è arrivata dal capo dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, secondo quanto riferito dall'agenzia Mehr. Eslami ha spiegato che, durante i colloqui tra Iran e Stati Uniti, che si sono tenuti venerdì scorso in Oman sono stati affrontati non solo aspetti tecnici, legati al programma nucleare, ma anche questioni politiche.
Il responsabile del programma nucleare di Teheran ha, inoltre, evidenziato che i rapporti tra l'Iran e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) proseguono regolarmente, ma ha aggiunto che resta aperta una questione irrisolta: secondo Eslami, l'Aiea non avrebbe ancora adempiuto ai propri obblighi in merito all'attacco del giugno 2025 contro strutture nucleari iraniane soggette alle salvaguardie internazionali. "Dal momento che l'Iran opera sotto la supervisione dell'Aiea e rispetta il quadro di controlli dell'Agenzia, quest'ultima non può restare in silenzio sull'attacco subito da siti nucleari sottoposti alle sue salvaguardie", ha affermato.
"L'Iran nutre speranze per un esito positivo" dei colloqui, "a condizione che vi sia rispetto degli impegni e che la controparte eviti richieste eccessive" ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un discorso trasmesso dai media di Stato, ribadendo la richiesta di negoziati "equi e vantaggiosi per entrambe le parti". Il presidente iraniano ha, quindi, evidenziato la necessità che siano garantiti i diritti previsti dal Trattato di Non Proliferazione, "compresi quelli relativi all'arricchimento dell'uranio e alla revoca delle sanzioni. L'Iran - ha concluso - tende una mano di amicizia a coloro che cercano una cooperazione onesta".
Araghchi e il capo delle Forze Armate in Parlamento: "No a negoziati sotto minaccia"
Sui colloqui indiretti tra Iran e Usa si è tenuta oggi una riunione a porte chiuse del Parlamento con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate, Abdolrahim Mousavi a Teheran. La sessione si è conclusa "ribadendo che sono inaccettabili i negoziati sotto minaccia", sintetizza l'agenzia Mehr. Ai giornalisti Abbas Goudarzi, portavoce dell'Ufficio di presidenza del Parlamento, ha voluto sottolineare come la presenza di Araghchi e del generale Mousavi sia servita a far passare il messaggio che in Iran diplomazia e difesa "operano" in modo "complementare".
I parlamentari, riporta ancora la Mehr, hanno insistito su negoziati "da una posizione di forza" e sulla "difesa" del nucleare dell'Iran descritto come "linea rossa non negoziabile". La Repubblica Islamica ha sempre rivendicato la natura pacifica del suo programma e ha sempre respinto l'ipotesi 'arricchimento zero' così come trattative sul programma missilistico.
Ue: "No escalation militare, prevalga la diplomazia"
A mettere in guardia sui pericoli di una "escalation militare" in Iran è l'Europa. Per il portavoce dell'Ue per gli Affari Esteri Anouar el Anouni, a Bruxelles, "potrebbe avere gravi, terribili ripercussioni sulla stabilità della regione". "Accogliamo con favore - continua - la prospettiva di colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran, poiché è necessario dare una possibilità alla diplomazia. L'Unione Europea rimane convinta che una soluzione duratura possa essere trovata solo attraverso la diplomazia. È tempo che l'Iran dimostri la sua serietà nel rispondere alle preoccupazioni della comunità internazionale, in particolare sulla questione nucleare".
L'Ue resta "fermamente impegnata a sostenere la richiesta di sicurezza e stabilità in Medio Oriente" e chiede a tutte le parti di "rispettare il diritto internazionale" e di astenersi "da azioni che possano innescare un'ulteriore escalation nel Medio Oriente", conclude.

Rispettare i tempi di firma dei contratti di sponsorizzazione tra promotore e centro sperimentale; definire degli standard nazionali per i Clinical Trial Sites, ovvero le strutture dove si svolgono le sperimentazioni, e creare un portale nazionale che raccolga organizzazione e performance dei centri; definire ruolo e modalità di coinvolgimento dei medici di medicina generale; promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla ricerca clinica. Sono le 4 istanze programmatiche emerse dal progetto Care - Clinical Advancement and Research Excellence e contenute nel documento di consensus 'L'ottimizzazione della ricerca clinica in Italia', recentemente pubblicato su 'Recenti progressi in medicina'. Il progetto, promosso da McCann Health Boot, società associata di Ipg Health Italia, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, ha visto il coordinamento di uno Steering Committee composto da rappresentanti delle principali società scientifiche ed esperti di settore, che ha analizzato le dinamiche che caratterizzano il contesto della ricerca clinica in Italia individuando criticità, ma soprattutto le leve strategiche di ottimizzazione utili a valorizzare il potenziale del sistema e a favorirne uno sviluppo sostenibile e competitivo.
Nel 2023 - riporta una nota - in Italia sono state autorizzate 611 sperimentazioni cliniche, per lo più di fase III (43%), multicentriche (84%) e in ambito oncologico (35%). L'Italia è uno degli attori principali nella ricerca clinica, posizionandosi quarta in Europa per numero di nuovi studi, dietro Spagna, Francia e Germania. Nonostante il Paese vanti centri e ricercatori di eccellenza, persistono barriere burocratiche, economiche, infrastrutturali e culturali. Secondo i dati Altems 2023, i siti di ricerca clinica italiani hanno le capacità di condurre studi di alto livello, ma emerge la necessità di definire standard di qualità, sia per avere coerenza tra i centri, sia per valorizzare maggiormente le risorse interne e semplificare le attività di ricerca. Lo stesso rapporto evidenzia come, nonostante il decreto ministeriale n. 31 del 7 febbraio 2023 preveda la firma del contratto tra promotore e centro sperimentale entro 7 giorni dall'autorizzazione di Aifa - Agenzia italiana del farmaco, solo l'1% dei centri sperimentali in Italia rispetta questa tempistica. Inoltre, secondo i dati Altems 2025 l'Italia registra in media 35 giorni in più rispetto alla Spagna, principale competitor, per arrivare al primo arruolamento del paziente, con un impatto diretto sulla finestra di arruolamento e sulla quota di pazienti arruolati nei trial multinazionali.
Ne emerge un gap di competitività che riguarda sia la fase contrattuale sia la fase successiva di attivazione e avvio dell'arruolamento, indicando margini concreti di miglioramento in termini di organizzazione e preparedness, cioè di essere preparati a gestire la ricerca clinica a 360 gradi dalla parte amministrativa alla parte clinica per offrire al cittadino e alla società l'innovazione necessaria.
"E' necessario rafforzare l'assetto organizzativo e la governance della ricerca clinica, ancorandoli a evidenze e Kpi istituzionali, per aumentare la competitività dell'Italia in termini di arruolamento - afferma Emmanouil Tsiasiotis, primo autore della consensus e responsabile Laboratorio sul Management delle sperimentazioni cliniche di Altems - Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - In caso contrario, permane il rischio che i pazienti italiani continuino a essere esclusi dagli studi internazionali, a fronte del completamento dell'arruolamento in Paesi più reattivi. Sempre sul lato organizzativo, la frammentazione dei Cts e l'assenza di standard condivisi limitano l'armonizzazione e la qualità dei processi. In questo senso, l'introduzione di standard organizzativi e di un portale nazionale utile per governare la ricerca clinica in modo trasparente raccogliendo dati strutturati e condividendo le best practice potrebbe portare a concreti benefici".
Un'altra barriera messa in luce dal documento - prosegue la nota - è il limitato coinvolgimento dei medici di medicina generale, acuito dall'assenza di percorsi strutturati di integrazione tra ospedale e territorio, che, anche alla luce delle recenti iniziative di decentralizzazione promosse dall'Ema - Agenzia europea dei medicinali, risulta importante chiarire e potenziare. Un maggiore coinvolgimento costituirebbe un'importante opportunità professionale e faciliterebbe l'accesso dei pazienti a terapie innovative. Al contempo, la promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione coordinate dalle istituzioni, come ministero della Salute, Aifa o Istituto superiore di sanità, potrebbe contribuire in modo significativo a rafforzare il coinvolgimento della popolazione, agevolando il reclutamento, il consenso pubblico e la valorizzazione della ricerca nel progresso scientifico.
"Le proposte del progetto Care offrono l'occasione di valorizzare l'eccellenza italiana nella ricerca clinica, migliorando l'efficienza del sistema e facilitando l'accesso a terapie innovative, a beneficio di pazienti - dichiara Marco Orsini Federici, Clinical, Medical and Regulatory Sr Director di Novo Nordisk Italia - Un tema per noi prioritario. Novo Nordisk è tra le aziende maggiormente impegnate nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni terapeutiche all'avanguardia e in questo l'Italia è considerata un Paese strategico. Basti pensare che l'apertura nel 2024 di un hub di ricerca clinica - Clinical Development Center - nel Paese (uno dei soli 25 hub di ricerca clinica a livello globale) ha consentito di incrementare il numero di trial clinici nell'arco del biennio 2025-2026 con un particolare focus sull'obesità, sul diabete e sulle comorbidità legate a queste due patologie croniche che, ancora oggi, colpiscono milioni di persone. Questo rende l'Italia una protagonista nella ricerca clinica a livello globale, con un ruolo centrale in tutti gli studi clinici avviati e condotti da Novo Nordisk".
Da oltre un secolo - si legge nella nota - l'azienda sviluppa farmaci e sistemi di somministrazione innovativi con l'obiettivo di aiutare milioni di persone con obesità, diabete, malattie rare ematiche ed endocrine, tutto questo grazie alla ricerca clinica. "L'apertura del Cdc in Italia - conclude Orsini - ci ha dato l'opportunità di aumentare notevolmente la ricerca clinica nel Paese in questi ambiti, a beneficio dei pazienti e consentendo la promozione delle eccellenze italiane". Dal 2024, anno di istituzione di Cdc in Italia, al 2025, il numero di partecipanti agli studi è cresciuto del 25% e sono stati arruolati 1.076 nuovi pazienti negli studi.

Fanno bene al cuore, sono un cardine di una dieta equilibrata, tengono sotto controllo il colesterolo e migliorano la funzionalità dell'intestino. Le qualità dei legumi sono tali da rendere l'alimento - dalle lenticchie ai fagioli, dai ceci ai piselli - un pilastro di un regime corretto tra varietà di scelta e caratteristiche differenti.
"I legumi rappresentano una componente fondamentale di un'alimentazione sana, equilibrata e sostenibile. Sono una fonte preziosa di proteine vegetali, ricchi di fibra, hanno pochi grassi e sono privi di colesterolo in quanto prodotti vegetali (il colesterolo lo troviamo solo negli alimenti di origine animale). Inseriti regolarmente nella dieta, almeno 3 volte a settimana secondo le raccomandazioni delle Linee guida per una sana alimentazione, contribuiscono ad aumentare la sazietà; controllare la glicemia; ridurre il rischio cardiovascolare; migliorare la funzionalità intestinale; promuovere un'alimentazione più sostenibile per l'ambiente. Possono essere consumati come piatto unico, se abbinati a cereali come molto comune in tante ricette della tradizione mediterranea, o come secondo piatto vegetale, in alternativa ai piatti proteici di origine animale", spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto Nutrizione, Alimentazione e Salute dell'Istituto superiore di sanità, alla vigilia della Giornata mondiale dei legumi che si celebra il 10 febbraio. In un approfondimento la specialista passa in rassegna le caratteristiche nutrizionali dei principali legumi: "A ciascuno il suo anche se tutti vanno bene per tutti", è il messaggio dell'Iss.
Lenticchie
Un piccolo alimento dalle grandi potenzialità nutrizionali e sostenibili. Sono tra i legumi più antichi e apprezzati al mondo, con un profilo nutrizionale di particolare interesse. Sono ricche di ferro, potassio, fosforo e acido folico, cosa che le rende ideali per supportare la produzione di globuli rossi, soprattutto nelle donne in età fertile, nei bambini e durante la gravidanza.
A differenza di altri legumi, le lenticchie risultano più digeribili e cuociono più velocemente, anche senza ammollo, rendendole una scelta pratica e versatile per pasti quotidiani. Il ferro di origine vegetale contenuto nelle lenticchie è meno facilmente assorbito rispetto a quello della carne, ma la combinazione con alimenti ricchi di vitamina C (come agrumi o pomodori) può migliorarne significativamente la biodisponibilità. Le lenticchie forniscono anche una buona quantità di proteine vegetali e di fibre, utili per la regolarità intestinale e per il controllo della glicemia. Sono ottime in minestre, insalate tiepide, burger vegetali, o piatti unici se abbinate a un cereale integrale (come riso o farro). Dal punto di vista ambientale, la loro coltivazione sostenibile e la lunga conservabilità ne fanno un alimento virtuoso anche per la lotta allo spreco alimentare.
Ceci
Sani, sazianti e versatili, un concentrato di fibre perfetti per cuore e intestino. Costituiscono una fonte rilevante di fibre solubili, che svolgono un ruolo importante nel controllo del colesterolo Ldl e nella regolazione della glicemia post-prandiale, contribuendo così alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2. Apportano inoltre acido folico e vitamine del gruppo B, utili nei periodi di accrescimento e gravidanza. I ceci sono tra i legumi più antichi e versatili della nostra tradizione alimentare.
La loro consistenza cremosa li rende ideali per preparazioni come vellutate, zuppe e purè, oltre che per ricette della tradizione mediterranea e mediorientale come l'hummus o i falafel. Se abbinati ai cereali, i ceci contribuiscono a formare un pasto con proteine ad alto valore biologico. E' consigliabile ammollarli a lungo (almeno 12 ore) e cuocerli bene per migliorarne la digeribilità. Per chi ha difficoltà digestive, è utile rimuovere la pellicina esterna, più ricca di fibra, ma meno tollerata da intestini sensibili. Grazie al loro elevato potere saziante, i ceci sono ottimi alleati nei regimi alimentari controllati e rappresentano una scelta sana e sostenibile anche in chiave climatica, essendo a basso impatto ambientale.
Fagioli
La carne dei poveri, tante proteine vegetali alleati per la salute. Tra i legumi con il più elevato contenuto proteico, i fagioli sono una preziosa fonte di zinco, potassio e magnesio, minerali fondamentali per il sistema immunitario, la funzione muscolare e l'equilibrio elettrolitico.
La buccia, ricca di fibre insolubili, contribuisce alla regolarità intestinale e alla prevenzione di disturbi come la stitichezza e le malattie diverticolari. La loro varietà (borlotti, cannellini, neri, ecc.) consente un ampio utilizzo in cucina, dai piatti tradizionali alle insalate fredde. Per migliorare la digeribilità, è utile consumarli ben cotti e abbinarli a erbe aromatiche come alloro, finocchio o spezie come il cumino.
Piselli
Dolci, versatili e amati dai bambini, uniscono gusto e benessere in ogni stagione. Sono più ricchi di zuccheri semplici rispetto agli altri legumi, il che conferisce loro un sapore naturalmente dolce. Per questo sono molto amati dai bambini che spesso non hanno preferenza per gli altri legumi.
Sono una buona fonte di proteine, vitamina A e acido folico, hanno un gusto delicato e sono facilmente digeribili. A differenza di altri legumi secchi, possono essere consumati anche freschi o surgelati, rendendoli pratici e adatti a tutte le stagioni. Contengono una buona quota di proteine vegetali, sono una fonte significativa di vitamina A e acido folico, e apportano fibre utili al benessere intestinale.
Fave
Protagoniste della primavera mediterranea, uniscono gusto, ferro e fibre in un piatto antico e nutriente. Le fave sono un legume primaverile ricco di proprietà nutrizionali: forniscono buone quantità di ferro non-eme (quello che si trova nei vegetali), vitamina B1 (tiamina), fibre e proteine vegetali.
Hanno un discreto contenuto di potassio e sono naturalmente povere di grassi. Grazie alla presenza di fibre e carboidrati complessi, contribuiscono al senso di sazietà e al buon funzionamento intestinale. Nella tradizione mediterranea vengono spesso consumate fresche o secche in abbinamento con verdure a foglia amara, come cicoria o catalogna, creando piatti bilanciati e gustosi. E' importante ricordare che devono essere assolutamente evitate da chi soffre di favismo, una malattia genetica rara legata a un deficit dell'enzima G6PD.
Lupino
Non tutti sanno che è un legume da riscoprire anche come snack 'spezzafame'. Il lupino è un legume poco diffuso nella dieta quotidiana, ma ricchissimo di proprietà nutrizionali. Ha un elevato contenuto proteico (superiore a quello di molti altri legumi), un buon apporto di fibre e una bassissima percentuale di zuccheri, che lo rende particolarmente adatto anche a chi deve controllare la glicemia.
E' inoltre una fonte naturale di calcio, ferro e potassio. Il lupino contiene anche composti bioattivi (alcaloidi) che, se non correttamente trattati, possono risultare amari e potenzialmente tossici: è quindi importante consumarlo solo dopo adeguata lavorazione industriale o corretta preparazione domestica. Spesso disponibile in salamoia (attenzione al contenuto di sale che possiamo contenere sciacquando a lungo i lupini in salamoia prima di mangiarli), riscopriamolo anche come uno snack sano o un ingrediente versatile in insalate, piatti unici o creme vegetali.
Cicerchia
Legume antico e rustico, unisce gusto e nutrienti, ma richiede attenzione nella preparazione. La cicerchia è un legume antico della tradizione contadina, oggi riscoperto per le sue eccellenti proprietà nutrizionali. E' ricca di proteine, fibre, calcio e fosforo, ed è particolarmente saziante e nutriente. Ha un gusto deciso e una consistenza che la rende ideale per zuppe, minestre e piatti rustici.
Tuttavia, va consumata con moderazione e previa adeguata cottura e ammollo prolungato, poiché la cicerchia contiene una neurotossina responsabile del latirismo, una malattia neurodegenerativa che può causare paralisi spastica degli arti inferiori, convulsioni e atrofia muscolare se il legume viene consumato in grandi quantità per periodi prolungati. La cicerchia è un esempio di biodiversità alimentare e di legume da valorizzare nel contesto di diete sostenibili.
Soia
Fonte di proteine vegetali complete e versatili, ricca di nutrienti e benefica per cuore e ormoni. La soia è il legume con il più alto contenuto proteico e rappresenta una delle poche fonti vegetali che fornisce tutti gli amminoacidi essenziali, rendendola una proteina 'completa' paragonabile a quelle di origine animale. E' anche ricca di grassi insaturi, in particolare omega-3 e omega-6, fitosteroli e isoflavoni (fitoestrogeni naturali), noti per i loro potenziali effetti benefici sul sistema cardiovascolare e sulla salute ormonale.
La soia è inoltre una buona fonte di calcio, ferro e vitamine del gruppo B. I suoi derivati, come tofu, tempeh, miso e bevande vegetali, offrono versatilità in cucina e costituiscono ottime alternative vegetali alle proteine animali, anche nell'ambito di diete vegetariane e vegane. Tuttavia, è importante privilegiare i prodotti con un profilo nutrizionale più semplice meno ricchi di grassi e sale e consumare la soia nell'ambito di una dieta varia ed equilibrata.



