
Il sistema fieristico italiano chiude il 2025 consolidando i già ottimi risultati dell’anno precedente, quando gran parte degli indicatori di performance segnavano il sorpasso sul pre-Covid (2019). In ulteriore crescita – secondo i numeri provvisori illustrati da Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane) oggi a Roma nel corso dell’assemblea di fine anno presso il Mimit in presenza del ministro Urso – la superficie venduta quest’anno in occasione dei 915 eventi fieristici italiani (+5% sul 2024, con quasi 11 milioni di mq) con un contestuale aumento sia degli espositori complessivi (+6%) che di quelli esteri (+7%, il 20% del totale espositori). Sono 89 le fiere italiane organizzate all’estero: tra i 20 Paesi oggetto di eventi made in Italy comanda la piazza cinese, seguita da Brasile, Stati Uniti, Germania, Paesi Uae, Arabia Saudita e Messico.
“Anche quest’anno – ha detto in assemblea il presidente Aefi, Maurizio Danese – il sistema fieristico si è confermato il primo alleato dell’impresa Italia per le attività di business e in particolare per gli obiettivi internazionali di un Paese fortemente export-oriented come il nostro. Siamo strumento del made in Italy e guardiamo perciò con estremo interesse agli sviluppi del Piano d’azione per l’export del ministero degli Esteri e accogliamo con favore l’introduzione nel Ddl Bilancio di risorse aggiuntive da 100 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2028 in favore della promozione del prodotto Italia nel mondo”.
Il 2026, secondo i dati di settore del Coordinamento interregionale fiere, si annuncia denso di appuntamenti nei 50 quartieri fieristici del Belpaese che con una superficie espositiva di 4,2 milioni di metri quadrati si classificano al quarto posto al mondo per ampiezza complessiva. Saranno 878 gli appuntamenti nel corso dell’anno, con 276 fiere internazionali e 202 nazionali; il comparto food, bevande e ospitalità incide per il 12% sul totale eventi, seguito con l’11% da tessile, abbigliamento, moda assieme all’aggregato sport, hobby, intrattenimento e arte. Quote rilevanti anche per tecnologia e meccanica (9%) ma anche per agricoltura, silvicoltura e zootecnia (8%) oltre a gioielli, orologi e accessori (7%). In Italia, fiere e imprese dei cinque settori chiave dell’export sono storicamente intrecciate. Basti pensare che agroalimentare, tecnologia, moda-bellezza, edilizia-arredo e tempo libero – ossia le stesse filiere su cui si concentra principalmente l’attività fieristica – generano il 30% della produzione nazionale e il 63% dell’export.

"Assofondipensione chiede il ritiro della modifica della disciplina del contributo datoriale alla previdenza complementare introdotta dal Governo nell’ambito della Legge di Bilancio e l’apertura immediata di un confronto con le parti sociali promotrici della previdenza negoziale e con i soggetti rappresentativi del sistema, al fine di salvaguardare il ruolo del contributo contrattuale e la funzione sociale della previdenza complementare". E' la richiesta che lancia, con Adnkronos/Labitalia, Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, secondo cui "la soppressione del ruolo della contrattazione collettiva nella definizione della destinazione del contributo a carico del datore di lavoro rappresenta una scelta grave, che mette in discussione l’architettura stessa della previdenza complementare costruita nel nostro Paese negli ultimi decenni", secondo Assofondipensione.
"Assofondipensione -continua Maggi- segnala inoltre che sono stati depositati alcuni subemendamenti che intervengono sull’emendamento in esame, modificandone in parte l’impianto originario. In particolare, auspichiamo che vengano recepite le proposte correttive che eliminano gli aspetti più critici legati alla portabilità della contribuzione contrattuale", spiega ancora.
"Al contempo rileviamo l'introduzione di nuovi elementi, tra cui il tema della Long Term Care (Ltc), certamente significativo e meritevole di attenzione. Riteniamo tuttavia indispensabile che qualsiasi intervento di modifica debba passare per il confronto con le parti sociali, per evitare che scelte di tale portata vengano assunte senza un adeguato coinvolgimento e una valutazione condivisa delle ricadute per lavoratrici e lavoratori", spiega Maggi.
Secondo Assofondipensione, "il contributo datoriale non è un elemento accessorio né un beneficio individuale, ma una componente essenziale che deriva dal sistema negoziale che vede impegnati i soggetti promotori dei fondi pensione, definita attraverso accordi collettivi e finalizzata a garantire mutualità, equilibrio tra le parti, contenimento dei costi e tutela degli aderenti. Rimuovere questo presidio significa alterare profondamente il rapporto tra contrattazione, adesione su base contrattuale e funzione previdenziale del secondo pilastro".
Per Assofondipensione "L’apertura alla piena portabilità del contributo datoriale verso qualsiasi forma pensionistica, senza vincoli contrattuali, espone i lavoratori al rischio concreto di transitare verso strumenti di previdenza complementare con costi significativamente più elevati e con assetti di governance meno trasparenti, indebolendo nel tempo l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche".
"Una scelta che appare tanto più incomprensibile se si considera che i fondi pensione negoziali hanno dimostrato, nel tempo, solidità, efficienza e capacità di tutelare gli interessi di milioni di lavoratrici e lavoratori", conclude l'Associazione.

Federigo Argentieri, professore di scienze politiche e direttore del Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University, è stato nel comitato redazionale di “Limes”, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, sin dalla sua fondazione nel 1993. Ma il mese scorso ha inviato un telegramma, insieme a Franz Giustincich e Giorgio Arfaras (che faceva parte del consiglio scientifico), per chiedere di essere rimosso. Un piccolo scossone nella prima pagina della rivista, che finora era stata piuttosto immutabile, così immutabile che si possono contare almeno tre morti (Furio Colombo dal 2025, Luigi Vittorio Ferraris dal 2018 e Luciano Antonetti addirittura dal 2012), senza che i nomi siano accompagnati da una piccola croce o una losanga come si usa in questi casi.
Professore, partiamo dalla notizia. Lei ha deciso di uscire dal consiglio redazionale di Limes. Perché proprio ora?
Siamo in una fase cruciale, probabilmente la più difficile per l’Ucraina dall’inizio della guerra, non tanto sul piano militare quanto su quello diplomatico e internazionale. Con gli Stati Uniti che si svincolano dalla Nato, che attaccano l’Unione europea apertamente, e con un allineamento sempre più evidente tra America e Russia, questo è il momento in cui bisogna fare scelte chiare, senza ambiguità.
In questo contesto ho ritenuto che non fosse più ammissibile che il mio nome comparisse nel tamburino di Limes.
Parla di una decisione politica e morale, non personale.
Non si tratta di opportunismo né di “saltare sul carro del vincitore”, anche perché l’Ucraina oggi non è certo il vincitore. È una scelta di coerenza. Io ho scritto poco per Limes, anche perché il suo approccio geopolitico – centrato quasi esclusivamente sui rapporti di forza – non mi è mai stato del tutto congeniale. Ma il punto non è questo. Il vero problema è il pregiudizio strutturale che la rivista ha nei confronti dell’Ucraina da oltre vent’anni.
Vent’anni sono tanti. Quando individua la svolta?
La svolta è chiarissima: 2004, la Rivoluzione arancione. Da lì in poi Limes assume una postura costantemente diffidente, se non apertamente ostile, verso l’Ucraina. È lo stesso momento in cui esce in Italia “Raccolto di dolore” di Robert Conquest sulla carestia staliniana, libro che ho curato e prefato dopo averlo letteralmente fatto uscire da un cassetto dove era stato relegato per anni. E cosa fa Limes? Pubblica a puntate – poi per fortuna solo una – “L’autobus di Stalin” di Antonio Pennacchi: un’orrenda apologia cinica del dittatore, mascherata da allegoria grottesca. Un bravo scrittore che conosce bene le dinamiche dell’Agro pontino ma ben poco quelle sovietiche, che si inerpica in un esercizio davvero incomprensibile.
Un affronto personale?
Lo fu. Non solo sul piano scientifico e morale, ma anche umano. All’epoca io e Lucio Caracciolo eravamo amici da vent’anni. Non una conoscenza superficiale. Vedere ridicolizzata la tragedia della collettivizzazione e della carestia ucraina in quel modo fu per me inaccettabile. Ci fu una protesta formale dell’Associazione italiana di studi ucrainistici e anche pressioni interne: la seconda puntata non uscì. Ma la linea non cambiò.
Lei però è rimasto dentro Limes per altri vent’anni. E nella rivista hanno scritto spesso autori decisamente non filo-russi.
Per una combinazione di fattori. Perché si potevano trovare anche analisi condivisibili, perché nessuno ha mai messo in discussione la mia presenza. I legami personali, come spesso accade, sono duri a morire. E poi c’era sempre la speranza, forse ingenua, di un cambio di rotta. Cambio che non c’è mai stato, anzi: dal 2014 in poi le cose sono peggiorate.
Si riferisce all’annessione della Crimea e alla guerra nel Donbas.
Da allora Limes ha iniziato a pubblicare sistematicamente mappe con la Crimea colorata come Russia, spesso anche il Donbas. Alla protesta ripetuta dell’ambasciatore ucraino, Caracciolo rispondeva: “Se cambierà la realtà, cambieremo il colore della cartina”. È un’assurdità cartografica prima ancora che politica. Le aree contese si rappresentano come tali. Qui invece si faceva una scelta netta.
Dopo il 2022 la frattura diventa definitiva.
Alla vigilia dell’invasione del 24 febbraio 2022, Caracciolo dichiara in televisione che la Russia non avrebbe mai invaso. Una previsione clamorosamente sbagliata. Qui entra in gioco un tema fondamentale: l’accountability, una parola che in italiano non ha traduzione e forse si capisce perché. Se sei un esperto geopolitico e sbagli in modo così macroscopico, in qualche modo dovresti renderne conto. In Italia questo non accade.
E secondo lei questo ha contribuito all’attuale approccio televisivo alla guerra, in cui si cerca una specie di par condicio tra chi difende l’Ucraina e chi gli interessi di Mosca?
È una nube tossica mediatica che avvelena il pubblico e finisce per influenzare anche la politica. Limes e Caracciolo hanno una responsabilità maggiore di tanti ciarlatani televisivi proprio perché il loro livello culturale è elevato. Quando una fonte autorevole contribuisce alla disinformazione, il danno è più grave. Negli altri paesi europei, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, non c’è la carrellata di figure improponibili che oggi trovano grande spazio in certi programmi. Neanche Fox News è così schierata, solo in Russia si vedono le trasmissioni che ci sono in Italia. I miei colleghi stranieri sono stupefatti davanti a questa, chiamiamola, unicità.
Però non tutta l’informazione televisiva ospita filo-russi o figure impreparate.
Si salvano alcuni programmi del mattino, quando però l’audience totale è un quarto di quella serale, come a dire: tra pochi si possono fare riflessioni più sensate, mentre quando il pubblico cresce bisogna sparare panzane. Per fortuna ci sono i due canali all news, Rainews24 e Skytg24, e soprattutto la radio, con in testa l’ottima Rai Radio1, seguita da Radio24 e altri canali che fanno informazione in modo corretto.
La sua non è l’unica uscita da Limes.
Franz Giustincich, giornalista e analista geopolitico, storico collaboratore della rivista e profondo conoscitore dell’Europa centro-orientale, lascia il consiglio redazionale.
Giorgio Arfaras, economista, vicepresidente del Centro Einaudi e commentatore economico del Corriere della Sera, esce invece dal consiglio scientifico.
In conclusione: è una rottura definitiva o un atto di testimonianza?
È un atto di coerenza. Non mi interessano le rotture simboliche, ma le responsabilità intellettuali sì. In un momento come questo, non si può restare dentro una cornice che contribuisce a deformare la comprensione della realtà. Per me, semplicemente, non era più ammissibile. (di Giorgio Rutelli)

In Europa manca ancora una cura per l’atrofia geografica, la forma più grave di maculopatia secca, la degenerazione maculare senile più comune e diffusa, che solo nel nostro Paese interessa circa 1 milione persone. Raggi infrarossi, in grado di stimolare la retina, e lievi correnti elettriche, che rilasciate sulla superficie dell’occhio riescono a spingere al suo interno agenti antiossidanti, stanno aprendo la strada a nuove possibilità di trattamento nella sua forma intermedia, dando una speranza in più a chi convive con questa malattia che 'ruba' la vista lasciando, progressivamente, un 'buco' sempre più ampio nella visione centrale. Lo dimostrano tre studi pubblicati di recente sulla rivista Eye del gruppo Nature, su Current Ophthalmology Reports e sul Journal of Biophotonic. I tre lavori hanno valutato efficacia, sicurezza e tollerabilità delle terapie evidenziando come questi due trattamenti possano aprire la strada a una migliore gestione della malattia.
La presenza dei drusen
La forma intermedia della degenerazione maculare è caratterizzata dalla presenza di drusen, piccoli depositi che si accumulano sotto la retina. "Nel tempo, la malattia può evolvere verso l’atrofia geografica, la fase avanzata della forma secca, in cui si verifica una perdita irreversibile dei fotorecettori e della visione centrale. Intervenire in questo stadio più precoce è cruciale per rallentare l’evoluzione verso le forme avanzate ed è proprio in questa fase che fotobiomodulazione e iontoforesi si stanno affermando come opzioni promettenti per rallentare la progressione della maculopatia secca", sottolinea Stanislao Rizzo, presidente di Floretina Icoor, direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico A. Gemelli Irccs e ordinario di Oculistica presso l’Università Cattolica di Roma.
La fotobiomodulazione
"Si tratta – riferisce Rizzo - di un trattamento non invasivo che permette di stimolare la funzione della retina attraverso l’utilizzo di luce rossa e infrarossa, per ridurre la progressione della malattia e promuovere il riassorbimento delle lesioni caratteristiche, stimolando i mitocondri, regolatori chiave dell’infiammazione e dello stato ossidativo delle cellule retiniche. La fotobiomodulazione si esegue in ambulatorio, con il paziente seduto davanti a un apparecchio che tramite un led illumina l’occhio: la luce viene erogata in modo controllato per circa 4-5 minuti".
Recenti analisi hanno evidenziato la capacità della fotobiomodulazione di favorire la sopravvivenza delle cellule retiniche, ridurre l'infiammazione e supportare i processi di riparazione dei fotorecettori e dell'epitelio pigmentato retinico. "I risultati clinici più significativi provengono, da un recente studio pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Eye, condotto su 30 pazienti trattati con fotobiomodulazione che hanno mostrato miglioramenti significativi a breve termine nei parametri funzionali e anatomici: la terapia ha migliorato i test di acuità visiva, ha ridotto i depositi che si vengono a creare sulla retina a seguito della maculopatia e ha migliorato il flusso sanguigno nei tessuti. Non sono stati, inoltre, osservati effetti avversi o segni di tossicità dopo il trattamento, a conferma della sicurezza a breve termine della fotobiomodulazione", sottolinea Rizzo.
I dati clinici
L'articolo pubblicato su Current Ophthalmology Reports conferma il crescente interesse verso la fotobiomodulazione come possibile supporto nelle fasi iniziali della degenerazione maculare. “I dati clinici raccolti negli ultimi anni mostrano miglioramenti visivi lievi ma significativi e una riduzione delle drusen, con un potenziale effetto protettivo rispetto alla progressione verso l’atrofia geografica. Ma saranno necessari studi più ampi e standardizzati per definirne con precisione il ruolo nella pratica clinica”, aggiunge Francesco Faraldi, direttore della Divisione di Oculistica dell’azienda ospedaliera Ordine Mauriziano – Umberto I di Torino. Ad affiancare la fotobiomodulazione, nuove evidenze si stanno accumulando anche a favore della iontoforesi, che, come spiega Rizzo, "consiste anch’essa in una tecnica non invasiva, che sfrutta una corrente elettrica leggera per facilitare l’assorbimento di farmaci attraverso le membrane. Si esegue appoggiando un elettrodo all’occhio del paziente e somministrando una debole corrente elettrica".
Nel caso della degenerazione maculare, "la iontoforesi viene studiata come metodo per veicolare farmaci specifici, come agenti antinfiammatori e antiossidanti quali la luteina, direttamente nell’area della macula, una regione anatomica tradizionalmente difficile da raggiungere, senza bisogno di iniezioni oculari e aggirando le barriere che impediscono l'assorbimento degli integratori orali", specifica Rizzo.
La corrente elettrica
La corrente elettrica, evidenzia Rizzo, "aiuta a veicolare farmaci direttamente nella retina, migliorando l’efficacia del trattamento. È stato infatti rilevato che la ionoforesi permette di raggiungere concentrazioni intraoculari degli attivi impiegati, che superano in modo significativo quelle ottenute con la somministrazione topica, raggiungendo alti livelli di concentrazione nella coroide e nella retina, che la somministrazione topica non è in grado di ottenere. Al contempo, anche gli effetti collaterali sono limitati, poiché la sostanza veicolata agisce localmente e a basse dosi e la debole corrente non induce alterazioni strutturali della cornea, della retina o del nervo ottico, e non influisce sulla pressione intraoculare, confermando il profilo di sicurezza di questo approccio".
Come riportato sul Journal of Biophotonics, la iontoforesi oculare rappresenta un metodo clinicamente affidabile per la somministrazione non invasiva di principi attivi e nutraceutici. "Nello studio – conclude Daniela Bacherini, docente presso la Clinica Oculistica dell’Università di Firenze - è stato dimostrato che dopo 40 minuti dalla breve applicazione di una lieve corrente sulla superficie oculare, dove era stata applicata una soluzione di luteina, negli occhi trattati la luteina è aumentata in modo evidente nella sclera, nella coroide e nella retina periferica, e anche la macula ha raggiunto livelli più alti, circa 1,3 volte rispetto ai controlli". Questo indica che la iontoforesi potrebbe diventare un trattamento mirato per aumentare il pigmento maculare che è ridotto nella degenerazione maculare.

La Corte di Appello di Torino, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocato dell’imam Mohamed Shahin, si è pronunciata a favore della cessazione del trattenimento nel Cpr di Caltanissetta. A quanto si apprende, secondo i giudici non sussistono elementi che possono far parlare di sicurezza per lo Stato o per l'ordine pubblico.
L'espulsione
Alla fine di novembre, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha disposto l'espulsione dell'Imam egiziano della Moschea Omar Ibn Khattab di via Saluzzo. Secondo il decreto, Shahin ha ''un ruolo di rilievo in ambienti dell'Islam radicale, incompatibile con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l'ordinamento italiano'', ed ''è messaggero di un'ideologia fondamentalista e anti-semita'' essendosi anche reso ''responsabile di comportamenti che costituiscono una minaccia concreta attuale e grave per la sicurezza dello Stato''.
Nel decreto si faceva inoltre riferimento alle dichiarazioni fatte durante la manifestazione pro Pal del 9 ottobre scorso in cui ha ''difeso i terroristi di Hamas legittimando lo sterminio di inermi cittadini israeliani'' il 7 ottobre 2023. Dichiarazioni che, secondo il documento, avevano generato una vasta risonanza mediatica e suscitato ''indignazione'' anche tra i meno radicali del movimento pro Pal. A carico dell'uomo inoltre risulta una denuncia per il reato di blocco stradale nel corso di una manifestazione del 17 maggio scorso a Torino.
Nel decreto, si sottolineava inoltre, che ''le esigenze di tutela della sicurezza dello Stato e di prevenzione di attività terroristiche devono essere ritenute prevalenti, in un giudizio di bilanciamento degli interessi rispetto alla sua situazione familiare, ai suoi legami in Italia, alla durata del soggiorno e alla sua situazione lavorativa ed economica''.
Le reazioni
La decisione della Corte d'Appello alimenta il dibattito con pioggia di reazioni della politica. "La decisione della Corte d'Appello di Torino di liberare l'imam Mohamed Shahin, nonostante un'espulsione firmata dal ministro Piantedosi per motivi legati alla sicurezza nazionale, rappresenta l'ennesimo schiaffo allo Stato e a chi ogni giorno lavora per proteggerlo. Una decisione grave e incomprensibile riguardo una persona che ha giustificato il violento attacco terroristico del 7 ottobre e che di fatto vanifica il grande lavoro fatto dalle nostre Forze dell'Ordine e dal Viminale, rimettendo in circolazione un soggetto ritenuto pericoloso, e addirittura accogliendo la linea difensiva dell'imam'', dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
''Questa vicenda suona come l'ennesima conferma del livello di politicizzazione di una parte della nostra magistratura, al punto da mettere a rischio la stessa sicurezza dei cittadini. Una scelta irresponsabile che arriva il giorno dopo il massacro in Australia e in un momento particolarmente delicato per l'ordine pubblico, a causa proprio della violenza e dalla propaganda integralista e pro-Pal nelle piazze. Per quanto ci riguarda per Fratelli d'Italia la sicurezza rappresenta la priorità e continueremo a denunciare chi, come l'imam Shahin, vuole soltanto fomentare un clima di odio", aggiunge.
"Assurda la decisione della Corte d'Appello di Torino di rimettere in libertà l'imam Mohamed Shahin, nonostante un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza nazionale firmato dal ministro dell'Interno", afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.. Un fatto gravissimo che va contro le decisioni dell'autorità dello Stato e manda un messaggio pericoloso. Siamo di fronte a un personaggio che ha giustificato l'attacco terroristico del 7 ottobre. Rimettere in circolazione un soggetto che ha apertamente giustificato il terrorismo di Hamas è incommentabile e ci dimostra come sia sempre più urgente una riforma della giustizia per porre fine alle correnti politicizzate'', prosegue Gasparri.
"Mentre in Australia l’odio antiebraico fa quindici morti, per la Corte d’Appello di Torino l’Imam Sharon che giustifica l’orrenda strage del 7 ottobre 2023 può andare tranquillamente in giro a diffondere le sue idee. È preoccupante la tendenza di certi magistrati di andare sempre e comunque contro l’azione del Governo a difesa della sicurezza degli Italiani", dice il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
''In un contesto internazionale segnato da violenze e tensioni crescenti, questa decisione appare irresponsabile e fuori dalla realtà. Noi continueremo a sostenere con fermezza ogni azione necessaria a difendere l'ordine pubblico ed a contrastare ogni forma di estremismo, di antisemitismo e di propaganda dell'odio", afferma.
"La nostra gioia per la liberazione di Mohamed Shahin dal Cpr di Caltanissetta è immensa. E sappiamo di condividerla con tantissime e tantissimi torinesi che in queste settimane si sono mobilitati e che ringraziamo", dicono in una nota il vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, la capogruppo di Avs in Regione Piemonte, Alice Ravinale, e i consiglieri comunali di Torino di Sinistra Ecologista, Sara Diena ed Emanuele Busconi, che in queste settimane sulla vicenda avevano presentato diverse interrogazioni e richieste di comunicazione. "La Corte d'appello di Torino ha accolto il riesame sulla convalida del suo trattenimento, rilevando che non sussistono elementi per affermare che sia un soggetto pericoloso, anzi che la difesa ha dimostrato 'un concreto e attivo impegno del trattenuto in ordine alla salvaguardia dei valori su cui si fonda l'ordinamento dello Stato italiano'".

La Corte di Appello di Torino, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocato dell’imam Mohamed Shahin, si è pronunciata a favore della cessazione del trattenimento nel Cpr di Caltanissetta. A quanto si apprende, secondo i giudici non sussistono elementi che possono far parlare di sicurezza per lo Stato o per l'ordine pubblico.
L'espulsione
Alla fine di novembre, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha disposto l'espulsione dell'Imam egiziano della Moschea Omar Ibn Khattab di via Saluzzo. Secondo il decreto, Shahin ha ''un ruolo di rilievo in ambienti dell'Islam radicale, incompatibile con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l'ordinamento italiano'', ed ''è messaggero di un'ideologia fondamentalista e anti-semita'' essendosi anche reso ''responsabile di comportamenti che costituiscono una minaccia concreta attuale e grave per la sicurezza dello Stato''.
Nel decreto si faceva inoltre riferimento alle dichiarazioni fatte durante la manifestazione pro Pal del 9 ottobre scorso in cui ha ''difeso i terroristi di Hamas legittimando lo sterminio di inermi cittadini israeliani'' il 7 ottobre 2023. Dichiarazioni che, secondo il documento, avevano generato una vasta risonanza mediatica e suscitato ''indignazione'' anche tra i meno radicali del movimento pro Pal. A carico dell'uomo inoltre risulta una denuncia per il reato di blocco stradale nel corso di una manifestazione del 17 maggio scorso a Torino.
Nel decreto, si sottolineava inoltre, che ''le esigenze di tutela della sicurezza dello Stato e di prevenzione di attività terroristiche devono essere ritenute prevalenti, in un giudizio di bilanciamento degli interessi rispetto alla sua situazione familiare, ai suoi legami in Italia, alla durata del soggiorno e alla sua situazione lavorativa ed economica''.
Le reazioni
La decisione della Corte d'Appello alimenta il dibattito con pioggia di reazioni della politica. "La decisione della Corte d'Appello di Torino di liberare l'imam Mohamed Shahin, nonostante un'espulsione firmata dal ministro Piantedosi per motivi legati alla sicurezza nazionale, rappresenta l'ennesimo schiaffo allo Stato e a chi ogni giorno lavora per proteggerlo. Una decisione grave e incomprensibile riguardo una persona che ha giustificato il violento attacco terroristico del 7 ottobre e che di fatto vanifica il grande lavoro fatto dalle nostre Forze dell'Ordine e dal Viminale, rimettendo in circolazione un soggetto ritenuto pericoloso, e addirittura accogliendo la linea difensiva dell'imam'', dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
''Questa vicenda suona come l'ennesima conferma del livello di politicizzazione di una parte della nostra magistratura, al punto da mettere a rischio la stessa sicurezza dei cittadini. Una scelta irresponsabile che arriva il giorno dopo il massacro in Australia e in un momento particolarmente delicato per l'ordine pubblico, a causa proprio della violenza e dalla propaganda integralista e pro-Pal nelle piazze. Per quanto ci riguarda per Fratelli d'Italia la sicurezza rappresenta la priorità e continueremo a denunciare chi, come l'imam Shahin, vuole soltanto fomentare un clima di odio", aggiunge.
"Assurda la decisione della Corte d'Appello di Torino di rimettere in libertà l'imam Mohamed Shahin, nonostante un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza nazionale firmato dal ministro dell'Interno", afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.. Un fatto gravissimo che va contro le decisioni dell'autorità dello Stato e manda un messaggio pericoloso. Siamo di fronte a un personaggio che ha giustificato l'attacco terroristico del 7 ottobre. Rimettere in circolazione un soggetto che ha apertamente giustificato il terrorismo di Hamas è incommentabile e ci dimostra come sia sempre più urgente una riforma della giustizia per porre fine alle correnti politicizzate'', prosegue Gasparri.
"Mentre in Australia l’odio antiebraico fa quindici morti, per la Corte d’Appello di Torino l’Imam Sharon che giustifica l’orrenda strage del 7 ottobre 2023 può andare tranquillamente in giro a diffondere le sue idee. È preoccupante la tendenza di certi magistrati di andare sempre e comunque contro l’azione del Governo a difesa della sicurezza degli Italiani", dice il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
''In un contesto internazionale segnato da violenze e tensioni crescenti, questa decisione appare irresponsabile e fuori dalla realtà. Noi continueremo a sostenere con fermezza ogni azione necessaria a difendere l'ordine pubblico ed a contrastare ogni forma di estremismo, di antisemitismo e di propaganda dell'odio", afferma.
"La nostra gioia per la liberazione di Mohamed Shahin dal Cpr di Caltanissetta è immensa. E sappiamo di condividerla con tantissime e tantissimi torinesi che in queste settimane si sono mobilitati e che ringraziamo", dicono in una nota il vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, la capogruppo di Avs in Regione Piemonte, Alice Ravinale, e i consiglieri comunali di Torino di Sinistra Ecologista, Sara Diena ed Emanuele Busconi, che in queste settimane sulla vicenda avevano presentato diverse interrogazioni e richieste di comunicazione. "La Corte d'appello di Torino ha accolto il riesame sulla convalida del suo trattenimento, rilevando che non sussistono elementi per affermare che sia un soggetto pericoloso, anzi che la difesa ha dimostrato 'un concreto e attivo impegno del trattenuto in ordine alla salvaguardia dei valori su cui si fonda l'ordinamento dello Stato italiano'".

Il mercato delle locazioni italiane continua a mostrare una nuova vitalità nel panorama immobiliare nazionale. E' quanto emerge dall’elaborazione dei dati del terzo trimestre 2024 condotta da Soloaffitti a partire dalle registrazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi), la banca dati ufficiale dell’Agenzia delle Entrate che monitora in modo sistematico i valori immobiliari e l’andamento delle compravendite e delle locazioni in tutta Italia. Grazie a questa base informativa, Soloaffitti traccia l’evoluzione di un comparto che negli ultimi dieci anni ha dimostrato una resilienza e una continuità uniche nel suo genere.
Nel terzo trimestre dell’anno sono stati stipulati 251.733 nuovi contratti di locazione, per un ammontare complessivo di canoni annuali pari a 2.088 miliardi di euro. La formula 4+4 rimane la più diffusa, con 94.276 contratti, pur segnando una lieve contrazione del 3,4%. Parallelamente cresce in modo significativo l’utilizzo delle altre tipologie - canoni concordati, transitori e locazioni per studenti - un fenomeno che riflette l’evoluzione dei bisogni abitativi e l’effetto positivo dei recenti rinnovi degli accordi territoriali.
A Milano, città simbolo delle tensioni tra domanda e offerta degli ultimi anni, i contratti a canone libero scendono del 3% e i canoni del 4,1%, mentre i 3+2 a canone concordato segnano un incremento del 124,4% dopo l’aggiornamento degli accordi locali del 2023. A Roma l’andamento è simile: i 4+4 si riducono dell’1,6% e i canoni del 2%, con una crescita dei contratti concordati e una flessione del 3,1% dei transitori. I contratti transitori restano la tipologia economicamente più rilevante: pur rappresentando meno di un quarto delle stipule (23%), generano il 39% del valore complessivo dei canoni, pari a 817 milioni di euro. Cresce anche il segmento delle locazioni per studenti, sostenuto dall’aumento della mobilità universitaria e dalla forte domanda nelle città con maggior presenza di atenei.
Osservando l’andamento congiunturale, Soloaffitti rileva un incremento dell’offerta di immobili disponibili dopo anni di scarsità strutturale, mentre la domanda rimane stabilmente elevata. Questa combinazione potrebbe favorire una progressiva stabilizzazione dei canoni nei prossimi trimestri. Le dinamiche di Milano e Roma, a giudizio della rete, potrebbero anticipare tendenze simili anche in altre città italiane.
"Questi numeri ci raccontano un mercato che sta cambiando profondamente, ma senza perdere solidità", dichiara Silvia Spronelli amministratrice delegata di Soloaffitti. "Da oltre vent’anni osserviamo l’evoluzione delle locazioni e possiamo dire che oggi siamo davanti a una nuova fase: cresce la domanda di flessibilità, aumentano i contratti concordati e si sta riducendo la pressione sui canoni nelle grandi città. E' un segnale importante perché indica che il mercato, pur sotto stress negli ultimi anni, è ancora capace di autoequilibrarsi", aggiunge.
"Questo avviene quando ci sono strumenti normativi ben calibrati, operatori preparati e proprietari che scelgono formule contrattuali più sostenibili. Se questo trend verrà confermato, potremo assistere a un ecosistema delle locazioni più inclusivo, più ordinato e più vicino alle esigenze reali delle persone", conclude.

"La qualità del dato è fondamentale per la ricerca farmaceutica e farmacologica: permette, attraverso l'intelligenza artificiale, di velocizzare le diagnosi, individuare meglio le terapie, ragionare sulle apparecchiature elettromedicali che quotidianamente vengono impiegate per la cura delle persone e ci consente di lanciare, in via definitiva, la cosiddetta teleassistenza e la telemedicina territoriale. E' essenziale però che quel dato venga valorizzato nel modo migliore e utilizzato solo per finalità legate alla diagnosi, alla terapia o alla ricerca". Così Alessio Butti, senatore e sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all'Innovazione, partecipando oggi all'evento 'Health Data Revolution' organizzato e presentato da Federated Innovation @Mind in collaborazione con Bracco a Milano, sottolinea che "il Governo sta lavorando per qualificare meglio il rapporto tra privato e pubblico, perché solo attraverso questa simbiosi si possono sfruttare le leve innovative legate al dato".
Il senatore si è anche soffermato sull'importanza del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) 2.0, "un obiettivo europeo sul quale il Governo sta investendo circa 1 miliardo e 300 milioni di euro". Lo strumento, unitamente alla valorizzazione del dato clinico sanitario, "rappresenterà la storia clinica del paziente e consentirà un accesso molto più agevole, semplice e semplificato anche al medico, che è chiamato a popolare di dati il Fse".

"Come Mind abbiamo l'impegno di portare avanti la ricerca tenendo conto innanzitutto del paziente, colui che mette a disposizione, in modo volontario o implicito, i propri dati. Questi dati contribuiscono in modo straordinario alla ricerca, all'innovazione, allo sviluppo di nuove terapie e farmaci, nell'ambito farmacologico e biotecnologico. E' tutto ciò di cui discutiamo all'interno del nostro ecosistema", Federated Innovation @Mind, "con le tante aziende che ne fanno parte". Lo ha detto Fabrizio Grillo, presidente Federated Innovation @Mind e direttore Public Affairs & International Relations del Gruppo Bracco, oggi a Milano all'incontro 'Health Data Revolution' organizzato dalle 2 realtà per discutere dei temi cruciali legati all'innovazione, alla sostenibilità e all'evoluzione dei modelli di cura nel panorama italiano.
"Il confronto continuo che, come Federated Innovation, stiamo avendo con gli stakeholder istituzionali e i policy maker - spiega Grillo - è per noi di grandissima rilevanza. E' un ecosistema che diventa agorà di dibattito, un luogo in cui implementare le policy e assicurare che, in questa collaborazione pubblico-privata, ci sia sempre una soluzione efficace per la salute dei pazienti".
Grillo si è soffermato quindi sul ruolo del Gruppo Bracco in Mind. "E' uno dei soci fondatori di questa bellissima esperienza - sottolinea - La presidente Bracco e tutto il gruppo credono da sempre nello sviluppo di questo straordinario progetto che sta diventando sempre di più un punto cruciale anche sul tema Life Sciences. Ogni giorno cerchiamo di contribuire creando iniziative e opportunità, lavorando con le altre realtà importanti, pubbliche e private, presenti nell'ecosistema. Continuiamo a innovare destinando risorse e budget con lo spirito di creare contenuti che qualificano sempre Federated Innovation @Mind come un'eccellenza italiana".

Dall'amore in tutte le sue forme alla crisi personale come trampolino per la rinascita, fino al bisogno di connessione in un'era digitale. I titoli e le prime dichiarazioni dei 30 artisti in gara a Sanremo 2026, svelati da Carlo Conti durante la finale di 'Sarà Sanremo', delineano un'edizione che fa leva sui sentimenti tra fragilità e speranze. Sul palco dell'Ariston, dal 24 al 28 febbraio, si alterneranno storie che parlano a tutti, componendo un mosaico delle emozioni contemporanee.
Ah, l'amore...
Come da tradizione, l'amore resta il motore di molte narrazioni sanremesi, ma si presenta in forme diverse e complesse. C'è l'amore che resiste al tempo, come quello "molto autobiografico" cantato dal veterano Raf in 'Ora e per sempre', e quello che si proietta nel futuro, celebrato da Sal Da Vinci in 'Per sempre sì' come "la più grande promessa che si possa fare".
A questo si affianca l'amore come urgenza fisica, descritto da Levante in 'Sei tu' come "un elenco infinito delle sensazioni che l'amore fa provare", e quello più intimo e personale, con Mara Sattei che porta una dedica diretta in 'Le cose che non sai di me' e Serena Brancale che con 'Qui con me' scrive "una lettera alla persona più importante della mia vita".
La coppia LDA e AKA 7even esplora un amore "viscerale, ma quasi fuggitivo" in 'Poesie clandestine', mentre l'esordiente Eddie Brock parla di "un amore struggente" in 'Avvoltoi'. A farsi portavoce di un'intera categoria è Tommaso Paradiso, il cui brano "I romantici" è un manifesto per riscoprire un sentimento necessario. Anche Leo Gassmann si unisce al coro con 'Naturale', un "grido d'amore" che invita ad andare oltre le apparenze. Chiude il cerchio la 'divina' Patty Pravo, che con la sua 'Opera' lega la speranza per "un grande amore" alla consapevolezza che "tutti noi siamo delle opere d'arte".
La crisi e la rinascita
Accanto al sentimento, emerge con forza un secondo grande tema: la crisi come momento di caduta necessario per la rinascita. È il nucleo di 'Uomo che cade' del debuttante Tredici Pietro, che riflette sull'importanza "del cadere e del rialzarsi". Un concetto ripreso da Enrico Nigiotti in 'Ogni volta che non so volare', un flusso di coscienza sui "momenti in cui si tocca il fondo, fondamentali per trovare la forza di risalire". La coppia inedita Fedez e Marco Masini condivide questa visione in 'Male necessario', un mantra per ricordare che le tempeste sono opportunità.
Anche le metafore abbondano: il rapper Luchè, al suo debutto, usa il 'Labirinto' per descrivere i "pensieri ossessivi", mentre Fulminacci parla di 'Stupida sfortuna' come di "un percorso a ostacoli". Chiello, con 'Ti penso sempre', descrive una mente "sospesa tra l'inizio e la fine di qualcosa", fotografando un momento di limbo esistenziale. Infine, Francesco Renga con 'Il meglio di me' promette un'importante riflessione sulla crescita personale e sull'affrontare le proprie fragilità.
Riflettori sul mondo di oggi
Il Festival si conferma specchio dei tempi, con artisti che puntano l'obiettivo sulla società. Nayt, con 'Prima che', affronta il paradosso della distanza nell'era digitale, esprimendo il desiderio di "incontrarsi e riconoscersi davvero". J-Ax, per la prima volta da solista, gioca con l'ironia in 'Italia Starter Pack', promettendo di svelare "quello che ti serve per iniziare in Italia", mentre Dargen D'Amico con 'AI AI' ammicca all'intelligenza artificiale per stimolare una "musica biologica".
Anche Sayf, con 'Tu mi piaci tanto', usa la canzone come una "fotografia" del suo stato d'animo e del suo pensiero sulla società. Su una linea ironica e "pungente" si colloca anche Ditonellapiaga con il suo brano 'Che fastidio'. In questo panorama spiccano le Bambole di Pezza, che portano all'Ariston il "girl power" con 'Resta con me', un inno alla sorellanza.
La favola di Arisa, la carica di Elettra
Non mancano sguardi più intimi e personali. Arisa torna con 'Magica favola' per raccontare una vita che "ritrova la genuinità della bambina". Michele Bravi in 'Prima o poi' offre "uno sguardo dolce sugli inadeguati", mentre Malika Ayane dedica 'Animali notturni' a "tutti noi", esseri invisibili che popolano la notte. La speranza e la resistenza risuonano in 'Stella stellina' di Ermal Meta, mentre l'ossessione come motore per la vita e la musica è al centro di 'Ossessione' del debuttante Samurai Jay.
Un messaggio filosofico arriva dalla coppia Maria Antonietta e Colombre, che con 'La felicità e basta' ricorda che essa "è un diritto di tutti". Infine, a portare una ventata di pura leggerezza ci pensa Elettra Lamborghini, che con 'Voilà' ha un solo obiettivo: far ballare e ricordare che "bisogna essere felici in questa vita". Un Festival, dunque, che si prepara a raccontare il mondo in tutte le sue sfaccettature, senza tralasciare nessuna emozione.
Il ruolo crescente dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei processi produttivi e formativi è stato al centro del tavolo tecnico "Intelligenza artificiale – Economia reale", tenutosi nella Sala Isma presso il Senato della Repubblica su iniziativa del Senatore Massimo Garavaglia. L'evento ha offerto ad Acer l'occasione per ribadire la centralità della propria missione "Breaking barriers between people and technology", orientata allo sviluppo di iniziative per le Piccole e Medie Imprese (PMI) e il settore educativo.
Nel corso dell'iniziativa è intervenuta Cristina Pez, Commercial Director B2B and Education di Acer EMEA, la quale ha fornito un quadro chiaro sull'avanzamento della trasformazione digitale nel mercato hardware. "La trasformazione digitale è in atto: secondo il monitoraggio sull’Information Technology di CONTEXT, in Europa il 44% dei pc venduti oggi è strutturato con un 'chip set' AI Ready di nuova generazione progettato per interagire con l’Intelligenza digitale, mentre in Italia il rapporto è superiore ad un pc su tre rispetto al 25% dell’anno scorso," ha affermato Pez in apertura.

Cristina Pez, Commercial Director B2B and Education di Acer EMEA
Prossimità e formazione: l'IA per l'economia reale
Secondo la visione di Acer, la mera disponibilità di tecnologia IA-Ready non è sufficiente. L’innovazione diventa "davvero utile quando nasce dal contatto con chi ogni giorno vive i processi produttivi e formativi". L'ecosistema dei partner è fondamentale per garantire una conoscenza diretta delle esigenze territoriali e per trasformare l'intelligenza artificiale da concetto astratto a strumento concreto capace di aumentare produttività, sicurezza e collaborazione.
La collaborazione con i partner si estende alla realizzazione di progetti pilota e alla formazione continua, ritenuti essenziali per rendere l'IA un acceleratore. Un esempio citato è quello di Cieffe Milano, azienda artigianale di alta gamma che ha integrato gli strumenti IA senza snaturare la propria identità produttiva. "La formazione continua e le sperimentazioni sul campo sono ciò che permette all’intelligenza artificiale di diventare un strumento determinante in ogni ambito aziendale," ha dichiarato Pez.
L'IA come strumento decisivo per il futuro educativo
Parallelamente al mondo aziendale, l'applicazione dell'IA nel settore educativo risponde alle trasformazioni richieste dal mercato del lavoro. La Pez ha richiamato i dati del World Economic Forum: "Secondo il World Economic Forum, il 60% dei bambini, che oggi frequentano le scuole primarie, in futuro faranno lavori che oggi nemmeno esistono e proprio per questo la scuola deve essere in grado di fornire un’alfabetizzazione digitale adeguata."L'intelligenza artificiale offre nuove opportunità per un apprendimento personalizzato e inclusivo, ma deve essere gestita con cautela. La tecnologia, infatti, non deve sostituire il docente, ma supportarlo.
"Gli strumenti tecnologici non sostituiscono il docente; lo liberano, gli restituiscono tempo e gli permettono di avere una visione più precisa dei progressi degli alunni," ha precisato Cristina Pez, Commercial Director B2B and Education di Acer EMEA. In questo contesto, l'ascolto delle esigenze delle scuole è cruciale, come dimostrato dallo sviluppo di dispositivi Acer convertibili nati da confronti diretti con docenti. L'intervento si è concluso ribadendo i tre pilastri che guidano Acer nello sviluppo tecnologico per imprese e scuole: prossimità, ascolto e formazione, elementi chiave per rendere sostenibile e realmente utile ogni percorso di innovazione.

Nel secondo episodio di “Number Ten”, il viaggio dentro le dieci eccellenze della Nuova Diga Foranea di Genova prosegue con una storia che si svolge sotto e sopra il livello del mare: quella di Socotec, la società incaricata del monitoraggio e dei rilievi del più grande cantiere marittimo d’Italia.
Se l’impresa dei sommozzatori Drafinsub (raccontata nel primo episodio di Number Ten) evocava un’avventura spaziale, il lavoro di Socotec richiama invece la precisione di un maestro artigiano. «Mi piace pensare al monitoraggio come all’opera di un sarto» racconta uno degli ingegneri dell’azienda al lavoro per il Consorzio PerGenova Breakwater guidato dal Gruppo Webuild.
Perché una diga non è mai un blocco unico, ma un insieme di elementi profondamente differenti: cassoni giganteschi che si comportano in modo diverso, terreno che deve essere controllato, previsto, compreso. È qui che entra in gioco Socotec. La società installa e gestisce l’intera rete di sensori sul fondale: piezometri, inclinometri e profilometri, strumenti sofisticatissimi in grado di rilevare le pressioni sotto il fondale marino, le deformazioni e gli assestamenti del terreno. Una fitta trama di nodi che comunica con una centralina madre, da cui i dati viaggiano verso i server per essere elaborati e trasformati in mappe, grafici e modelli.
L’altra parte del lavoro si svolge in mare, sull’imbarcazione “Implacabile”, dove i tecnici Socotec conducono rilievi per 12 ore al giorno, sette giorni su sette, monitorando la movimentazione delle chiatte, la quantità di ghiaia versata, le operazioni di demolizione e ricostruzione del fondale.
«In pratica siamo gli occhi della diga» spiega uno degli ingegneri. Gli occhi che guardano ciò che nessuno vede, sotto la superficie del mare, nei sedimenti profondi, nelle linee invisibili del fondale che cambiano giorno dopo giorno.
Con questa storia, “Number Ten” prosegue così il racconto delle eccellenze che rendono possibile la costruzione di una delle opere più complesse mai realizzate in Italia. La Nuova Diga Foranea – lunga 6 km e capace di accogliere navi fino a 400 metri di lunghezza – ridisegnerà il futuro del porto di Genova, rafforzando la competitività del Mediterraneo rispetto ai grandi hub del Nord Europa.

L'attivista iraniana e Premio Nobel per la Pace 2023 Narges Mohammadi ''non sta bene'' ed è stata ''portata in ospedale due volte'' dopo essere stata arrestata ''con violenza'' lo scorso 12 dicembre a Mashhad, nel nordest dell'Iran, mentre partecipava a una manifestazione per commemorare l'avvocato per i diritti umani Khosrow Alikordi che era morto sette giorni prima in circostanze poco chiare. Lo hanno riferito gli attivisti della Fondazione Narges Mohammadi citando fonti della famiglia dell'attivista.
"Narges Mohammadi ha avuto un colloquio telefonico'' con la famiglia ieri sera e nella telefonata ha detto che ''l'intensità delle percosse subite era così forte, violenta e ripetuta che è stata portata al pronto soccorso due volte'', spiega la Fondazione con un post su 'X'. ''Le sue condizioni fisiche al momento della telefonata non erano buone e sembrava non stare bene", prosegue il post.
Quando è stata arrestata da agenti della polizia[1], Mohammadi era in congedo per motivi di salute dal carcere di Evin a Teheran, dove stava scontando una condanna a oltre 13 anni di detenzione con l'accusa di aver minacciato la sicurezza nazionale.
Tra i più importanti difensori per i diritti umani in Iran, Mohammadi aveva denunciato di essere stata minacciata di morte da parte delle agenzie di intelligence iraniane. Aveva anche riferito che dopo il cessate il fuoco raggiunto a giugno con Israele, l'Iran aveva aumentato le azioni repressive nei confronti della società civile, in particolare di attivisti, giornalisti e critici.

Approfondire i temi cruciali legati all'innovazione digitale, alla sostenibilità e all'evoluzione dei modelli di cura nel panorama italiano. E' l'obiettivo dell'evento 'Health Data Revolution', organizzato e presentato da Federated Innovation @Mind, in collaborazione con Bracco, che ha riunito questa mattina alla Cascina Triulza, all'interno del Mind - Milano Innovation District, istituzioni, mondo della ricerca, imprese e stakeholder del settore sanitario. L'appuntamento ha visto la partecipazione e il contributo strategico di Bracco e del Centro diagnostico italiano (Cdi), realtà leader che da anni investono nello sviluppo di soluzioni diagnostiche avanzate e nella promozione di un ecosistema sanitario fondato su ricerca, tecnologia e valore per il paziente, ricorda una nota.
"Il futuro digitale della sanità italiana non è un'idea, è un cantiere vivo che ha finalmente una direzione chiara", ha affermato Fabrizio Grillo, presidente di Federated Innovation @Mind. Si tratta di "un futuro fatto di dati che lavorano per noi, di diagnosi precoci e percorsi clinici costruiti sulle persone. Per questo abbiamo riunito visione nazionale, europea e regionale, perché solo se dialogano il cambiamento diventa possibile. La trasformazione passa da etica e governance dei dati, da ricerca accelerata e da un'innovazione industriale capace di generare soluzioni reali. E qui al Mind vediamo già i primi risultati: piattaforme universitarie, big data, digital twin, nuovi spazi di interoperabilità. Progettare questo futuro - ha sottolineato - significa creare un ecosistema di dati sicuro e condiviso, rendere la telemedicina struttura stabile del sistema e riportare davvero il cittadino al centro. Un cittadino che accede ai propri dati, controlla chi li usa, riceve percorsi personalizzati e servizi che funzionano. E' un cambio di paradigma che richiede coraggio e governance, e che si costruisce passo dopo passo".
Nell'apertura ufficiale, affidata a Grillo e a Monica Di Luca dell'università degli Studi di Milano, è stato subito messo al centro il valore del contesto Mind come ecosistema capace di connettere ricerca, industria e istituzioni, cornice ideale per discutere del potenziale trasformativo dei dati sanitari. A seguire, la sessione introduttiva ha tracciato un panorama ampio e multilivello.
La visione italiana è stata raccontata attraverso interventi istituzionali. "Una vera rivoluzione tecnologica in sanità non si misura solo nelle 'chine più moderne', ma nel modo in cui cambiano le cure, l'organizzazione e le politiche sanitarie", ha sottolineato il senatore Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'Innovazione. "In questa prospettiva, il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 diventa la porta di accesso ai dati per cittadini e professionisti, garantendo diritti, trasparenza e piena tracciabilità degli utilizzi. Parallelamente, l'ecosistema dei dati sanitari consentirà il riuso sicuro e regolato delle informazioni per ricerca, innovazione e sviluppo industriale, in coerenza con lo spazio europeo dei dati sanitari. Il lavoro del Governo punta a tenere insieme i due valori dei dati - quello per le cure e quello per il riuso - costruendo un patto di fiducia informata tra persone, istituzioni e ricerca. L'uso evoluto dei dati permetterà di prevedere meglio l'andamento delle patologie, ridurre liste d'attesa e colli di bottiglia, ottimizzare le risorse e rafforzare la resilienza complessiva del sistema", ha evidenziato.
La discussione si è poi ampliata alla dimensione europea, grazie al contributo di Fidelia Cascini che ha illustrato lo sviluppo dello European Health Data Space e le sue implicazioni per tutti gli Stati membri. Il focus si è quindi spostato sul territorio lombardo con Gianluca Vago, presidente del Cluster lombardo LifeScience, che ha raccontato il dinamismo regionale e la strategia lombarda per una sanità sempre più orientata ai dati. La prospettiva legislativa e sociale è stata illustrata dall'onorevole Gian Antonio Girelli, mentre la dimensione operativa è stata descritta da Giulio Siccardi di Agenas.
La mattinata si è conclusa con un momento dedicato alle questioni etiche e legali, affidato a Luca Marelli e all'avvocato Vincenzo Salvatore. Il tema della governance dei dati - tra tutela della privacy, consenso informato e responsabilità etica - è stato al centro del dibattito, a testimonianza della complessità e della delicatezza del percorso verso un uso pienamente consapevole e sicuro dei dati sanitari.
La parte successiva della giornata ha dato spazio alla ricerca scientifica, mostrando come i dati sanitari stiano già oggi trasformando profondamente le discipline mediche e tecnologiche. Esperti e docenti universitari come Andrea Giovagnoni, Emanuele Neri e Giulio Iannello hanno illustrato l'impatto concreto dell'intelligenza artificiale, dei big data e delle nuove tecnologie in ambito clinico e ingegneristico. Un contributo particolarmente significativo è arrivato da Luca Maria Sconfienza, responsabile Unità operativa di Radiologia diagnostica e interventistica Irccs ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio di Milano, che ha condiviso un caso clinico reale, dimostrando come l'uso strutturato dei dati possa migliorare diagnosi e percorsi di cura.
Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla prospettiva industriale, con gli interventi di Roberta Fusco (Novartis) e Valeria Lovato (AstraZeneca), che hanno mostrato come i dati siano diventati un motore essenziale per la ricerca clinica e per la produzione di evidenze real world. Il contributo di Francesca Ieva del Politecnico di Milano ha poi evidenziato l'avanzamento delle metodologie di Health Data Science, sempre più centrali per lo sviluppo di medicina di precisione e ricerca genomica.
La parte finale ha puntato i riflettori sull'ecosistema Mind attraverso la presentazione di casi studio concreti: dalla piattaforma dati di UniMi presentata da Ernesto Damiani, al progetto Health Big Data descritto da Paolo Locatelli, fino allo sviluppo del Mind Health Data Space illustrato da Paola Testori Coggi. Il confronto ha ospitato infine un focus particolarmente innovativo sul Virtual Human Digital Twin, presentato da Alessandro Maiocchi che ha mostrato come le simulazioni digitali possano rivoluzionare la clinica e la diagnostica. L'evento - conclude la nota - ha riconfermato il valore della collaborazione multidisciplinare e il ruolo strategico di Mind come hub di riferimento per la sperimentazione di modelli sanitari innovativi, favorendo il dialogo tra pubblico e privato in un'ottica di una sanità sempre più integrata, digitale e orientata al futuro.

A Natale, si sa, si è tutti più buoni. Ma nel 2019, sembra che Elisabetta II non lo fu affatto con Harry, Meghan e il piccolo Archie, che dovettero subire lo sgarbo della regina durante il discorso natalizio di quell'anno. Quella della sovrana fu per il duca e la duchessa di Sussex un'offesa talmente grave che, dopo pochi giorni, nel gennaio 2020, abbandonarono clamorosamente i loro incarichi reali. Il vaso traboccò mentre il secondogenito di re Carlo, la moglie e il figlioletto di sette mesi si trovavano in Canada per trascorrere il periodo natalizio con la madre di Meghan. Accesero la televisione per seguire il discorso della regina e rimasero sbalorditi: sulla sua scrivania facevano bella mostra i ritratti di famiglia di ciascun reale, ma mancava il loro.
Gli autori di 'Finding Freedom', Omid Scobie e Carolyn Durand, sostengono che, con quella decisione, i Sussex ritennero che la famiglia reale stesse "cospirando contro di loro": secondo loro, la coppia sentiva di essere stata "a lungo messa da parte dall'istituzione e di non essere una parte fondamentale del suo futuro. Non c'era bisogno di guardare oltre le foto di famiglia esposte durante il discorso della regina il giorno di Natale". Nella Sala Verde di Buckingham Palace, dove la Regina pronunciò il suo discorso, gli spettatori videro soltanto le foto di William, Kate e dei loro figli, di Carlo e Camilla, del Principe Filippo, e un'immagine in bianco e nero di Giorgio VI.
"Era con tutta evidenza mancante una foto di Harry, Meghan e del loro neonato, Archie". Gli autori hanno citato le motivazioni del Palazzo dietro lo 'sgarbo', poiché fonti reali hanno insistito sul fatto che le foto fossero state scelte per rappresentare la "linea diretta di successione". Tuttavia, Scobie e Durand hanno affermato che Harry e Meghan ritenevano che fosse "l'ennesimo segnale che dovevano prendere in considerazione la propria strada".

Per 2 giorni, oggi e domani, nell'area di fronte alla Torre Rossi, sede dell'università Lum Giuseppe Degennaro, verrà riprodotto uno scenario di maxi-emergenze sanitarie. Si tratta del corso 'Aspetti organizzativi e gestionali nelle maxi-emergenze e disastri', destinato agli studenti degli ultimi 2 anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e dell'ultimo anno del corso di laurea in Infermieristica dell'ateneo pugliese, proposto da docenti Francesca Pentimalli e Bruno Moncharmont in collaborazione con Medis (MaxiEmergencies and Disasters International School), la scuola superiore di formazione in maxi-emergenza.
"Per la prima volta - afferma Enrico Bernini Carri, presidente del Medis - formeremo sull'argomento gli studenti di corsi di laurea. Mentre precedentemente i corsi erano stati riservati a operatori del soccorso, il fatto di coinvolgere gli studenti degli ultimi anni di 2 corsi di laurea della Lum non solo mostra come i docenti, responsabili della didattica della Lum, abbiano compreso l'importanza di questa formazione specifica, ma rappresenta una vera 'rivoluzione concettuale' che auspichiamo possa estendersi a tutte le università italiane, insegnando e dimostrando come il lavoro di équipe, tra medici e infermieri, possa portare indubbi benefici al sistema di emergenza-urgenza che dovrà rappresentare il vero sviluppo della medicina sul territorio nell'immediato futuro".
Il corso - informa una nota - mira a fornire conoscenze di base e avanzate sui modelli gestionali e sugli aspetti concettuali da valutare in una catastrofe: 1) Far comprendere gli elementi di base e di valutazione comuni a tutti gli accadimenti catastrofici: gli studenti acquisiranno conoscenze approfondite sul concetto di catastrofe, la storia delle catastrofi naturali e antropiche e gli elementi per classificare la gravità di un evento; 2) Far comprendere la necessità di classificare un evento catastrofico allo scopo di organizzare meglio i soccorsi, dilazionarli nel tempo e gestire le équipe di soccorso interagendo con altre figure professionali del soccorso; 3) Far comprendere l'importanza della classificazione e i meccanismi ad essa connessi (fasi di un evento dalla ricognizione, al triage in maxi-emergenza, dallo sgombero al ricovero condizionato). Le simulazioni sul campo saranno utili agli studenti per acquisire elementi formativi comuni, al fine di potersi coordinare efficacemente sul luogo del disastro sapendo lavorare in équipe anche con altre figure professionali del soccorso.

"Non si pente di quello che ha fatto, dice che lo rifarebbe di nuovo, ma i dolori stanno diventando pesanti per lui". Così Sam Issa, avvocato australiano specializzato in pratiche di immigrazione, riferisce le dichiarazioni di Ahmed Al Ahmed, ormai noto come "l'eroe di Bondi Beach" che ieri ha bloccato e disarmato uno degli attentatori che stavano sparando sulla folla riunita per la cerimonia di Hanukkah.
"Non sta bene, è stato crivellato dai proiettili, il nostro eroe al momento è in difficoltà[1]", ha aggiunto, intervistato dal Sydney Morning Herald, l'avvocato del 43enne fruttivendolo, padre di due bambine, che è arrivato in Australia nel 2006 dalla Siria. Nella colluttazione con l'attentatore armato, Al Ahmed è stato colpito da cinque proiettili al braccio sinistro, uno ancora bloccato dietro la spalla, spiega ancora Issa affermando di temere che possa perdere il braccio.
"E' una situazione peggiore di quanto si pensasse, quando pensi a un proiettile nel braccio non pensi che sia una cosa grave, ma ha perso molto sangue", ha concluso l'avvocato. Secondo quanto dichiarato alla tv Al Araby da Mustafa Al Assad, cugino di Al Ahmed, l'eroe di Bondi Beach, che è originario di Idlib, è cittadino australiano, ma i suoi genitori, Mohamed Fateh Al Ahmed e Malakeh Hasan Al Ahmed, sono arrivati a Sydney dalla Siria solo un paio di mesi fa.
"Mio figlio è un eroe, ha servito nella polizia, ha la passione per proteggere le persone", ha detto il padre all'emittente australiana Abc, con quella che appare come un'allusione all'attività che Al Ahmed svolgeva in Siria. I genitori hanno raccontato che il figlio stava prendendo un caffè con un amico quando ha sentito gli spari. "Quando ha fatto quello che ha fatto non ha pensato al background delle persone che stava salvando - ha dichiarato il padre - non discrimina tra una nazionalità o un'altra, specialmente qui in Australia, non c'è differenza tra un cittadino e un altro".
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Chris Minns (@chrisminnsmp)[2]
Intanto oggi Chris Minns, premier del New South Wales, lo stato australiano dove si trova Sydney, ha visitato il ferito in ospedale. "Ahmed è un eroe della vita reale", ha scritto su Instagram, pubblicando la foto della visita. "Non c'è dubbio che si sarebbero perse più vite senza il coraggio eroico di Ahmed", ha poi aggiunto.

"Non si pente di quello che ha fatto, dice che lo rifarebbe di nuovo, ma i dolori stanno diventando pesanti per lui". Così Sam Issa, avvocato australiano specializzato in pratiche di immigrazione, riferisce le dichiarazioni di Ahmed Al Ahmed, ormai noto come "l'eroe di Bondi Beach" che ieri ha bloccato e disarmato uno degli attentatori che stavano sparando sulla folla riunita per la cerimonia di Hanukkah.
"Non sta bene, è stato crivellato dai proiettili, il nostro eroe al momento è in difficoltà[1]", ha aggiunto, intervistato dal Sydney Morning Herald, l'avvocato del 43enne fruttivendolo, padre di due bambine, che è arrivato in Australia nel 2006 dalla Siria. Nella colluttazione con l'attentatore armato, Al Ahmed è stato colpito da cinque proiettili al braccio sinistro, uno ancora bloccato dietro la spalla, spiega ancora Issa affermando di temere che possa perdere il braccio.
"E' una situazione peggiore di quanto si pensasse, quando pensi a un proiettile nel braccio non pensi che sia una cosa grave, ma ha perso molto sangue", ha concluso l'avvocato. Secondo quanto dichiarato alla tv Al Araby da Mustafa Al Assad, cugino di Al Ahmed, l'eroe di Bondi Beach, che è originario di Idlib, è cittadino australiano, ma i suoi genitori, Mohamed Fateh Al Ahmed e Malakeh Hasan Al Ahmed, sono arrivati a Sydney dalla Siria solo un paio di mesi fa.
"Mio figlio è un eroe, ha servito nella polizia, ha la passione per proteggere le persone", ha detto il padre all'emittente australiana Abc, con quella che appare come un'allusione all'attività che Al Ahmed svolgeva in Siria. I genitori hanno raccontato che il figlio stava prendendo un caffè con un amico quando ha sentito gli spari. "Quando ha fatto quello che ha fatto non ha pensato al background delle persone che stava salvando - ha dichiarato il padre - non discrimina tra una nazionalità o un'altra, specialmente qui in Australia, non c'è differenza tra un cittadino e un altro".
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Un post condiviso da Chris Minns (@chrisminnsmp)[2]
Intanto oggi Chris Minns, premier del New South Wales, lo stato australiano dove si trova Sydney, ha visitato il ferito in ospedale. "Ahmed è un eroe della vita reale", ha scritto su Instagram, pubblicando la foto della visita. "Non c'è dubbio che si sarebbero perse più vite senza il coraggio eroico di Ahmed", ha poi aggiunto.

Cacciatore ferito da un cinghiale durante una battuta di caccia in Molise. L'uomo di 70 anni, residente a Campobasso, è stato caricato alle spalle nei boschi di Lucito da un esemplare di grossa taglia, riportando diverse ferite.
Il cacciatore è stato soccorso e trasportato in un primo momento all’ospedale 'Cardarelli' di Campobasso. Successivamente, vista la gravità delle sue condizioni, è stato trasferito all’ospedale di Pescara, dove si trova attualmente ricoverato per le cure del caso.



