
Ogni giorno nei carrelli della spesa entra una categoria di prodotti che mette a rischio la salute in modo silenzioso: gli alimenti ultraprocessati (ultra-processed foods, Upf). In alcuni Paesi occidentali rappresentano fino al 50-60% dell'apporto calorico giornaliero (l'Italia è al 20%, ma il trend è in crescita), e secondo gli studi più recenti si associano a un aumento del 15-20% della mortalità per tutte e le cause e del 12-18% dei decessi cardiovascolari. Anche consumi apparentemente modesti di Upf, pari a 100 grammi al giorno, risultano collegati a un incremento di ipertensione, malattie cardiache e mortalità generale. Al contrario, tagliarli del 10% riduce del 14% il rischio di diabete di tipo 2. Muove da queste premesse il convegno 'Alimenti ultraprocessati e salute. Dalla classificazione Nova alle politiche pubbliche', organizzato oggi a Roma a Palazzo Grazioli dall'Intergruppo parlamentare Stili di vita e Riduzione del rischio. Obiettivo: "Tradurre le evidenze scientifiche in politiche di prevenzione".
L'incontro mira infatti a elaborare "un position paper che possa contribuire a orientare le politiche nazionali nei prossimi anni. Il documento, frutto del confronto tra esperti, istituzioni e stakeholder, fornirà raccomandazioni su regolamentazione, etichettatura, educazione, ricerca e monitoraggio, affrontando l'impatto multidimensionale degli Upf su salute, economia, ambiente ed equità sociale". Dopo i saluti istituzionali di Simona Loizzo, presidente dell'intergruppo parlamentare promotore, l'agenda dei lavori prevede le relazioni di Duilio Carusi (Osservatorio Benessere e Resilienza), Massimo Ciccozzi (Campus Bio-Medico), Francesco Sofi (ospedale di Careggi), Marialaura Bonaccio (Neuromed, studio Moli-sani), Alessio Molfino (università Sapienza) e Giuseppe Novelli (Genetica medica Tor Vergata), quindi una tavola rotonda multidisciplinare con Fabio Beatrice (Mohre), la parlamentare Eleonora Evi, Stefano De Lillo (Ordine dei medici Roma), Francesco Luongo (Heated Community Hub), Enrico Prosperi (Società italiana educazione terapeutica) , Francesco Pozzi (Iulm) e Daniela Galdi (Lifeness).
"E' il momento di discutere dell'argomento prima che l'Italia raggiunga i livelli di altri Paesi dove gli Upf dominano la dieta quotidiana - dichiara Loizzo - La prevenzione è più efficace e meno costosa dell'intervento tardivo. Le politiche di contenimento della diffusione sono più urgenti proprio dove i consumi sono sotto controllo e il modello di cibo pronto non sia prevalente". Bisogna agire ora perché "il carico sui sistemi sanitari è destinato a crescere esponenzialmente - prospettano gli esperti - con proiezioni che indicano un incremento della spesa sanitaria del 15-25% entro il 2040 in assenza di politiche preventive efficaci".
"L'idea di questo convegno - spiega Johann Rossi Mason, direttrice dell'Osservatorio Mohre - Salute, medicina e riduzione del danno - nasce da una domanda: perché i cibi pronti costano meno dei singoli ingredienti se hanno alle spalle un processo industriale? Dopo essermi documentata ho trovato la risposta: in questi cibi non ci sono materie prime di qualità, ma surrogati; la lavorazione elimina nutrienti essenziali e sapore che sono aggiunti con sostanze chimiche per dare forma, sapore, stabilità e allungare a dismisura la vita sugli scaffali (shelf-life). Una recente ricerca apparsa su 'Nutrition & Metabolism' ha messo in luce il ruolo degli Upf nell'insorgenza di prediabete: anche solo un aumento del 10% nella dieta accresce il rischio di prediabete del 51% e di un'alterazione della tolleranza al glucosio del 158%. All'informazione devono affiancarsi politiche sistemiche capaci di contenere la diffusione dei prodotti e arginare la creazione di un ambiente 'obesogeno' in cui è forte la pressione dei 'determinanti commerciali' delle malattie".
"Lo studio Moli-sani, condotto nella regione Molise su oltre 24.000 partecipanti e attualmente in corso presso l'Irccs Neuromed di Pozzilli - sottolinea Bonaccio, dell'Unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell'istituto in provincia di Isernia - ha confermato che anche nella popolazione mediterranea, tradizionalmente protetta da pattern alimentari più salutari, il consumo di Upf è associato agli stessi rischi documentati a livello internazionale. E i dati sono stati confermati dalla recente serie di Lancet 'Ultra Processed Food and Human Health', presentata lo scorso novembre a Londra. L'esposizione a un modello alimentare caratterizzato dalla presenza importante di Upf degrada la qualità della dieta. Nelle famiglie che consumano regolarmente questi alimenti altamente processati si osservano quantità inferiori di frutta, verdura, cereali integrali, fibre e grassi vegetali. E gli studi sono concordi nel collegare il consumo di Upf ad almeno 32 malattie croniche".
"Gli alimenti ultraprocessati, definiti dalla classificazione Nova come 'formulazioni industriali con 5 o più ingredienti, contenenti sostanze raramente utilizzate nella cucina domestica' - chiarisce la specialista - non rappresentano solo un problema di eccesso di zuccheri, grassi e sale, ma sono una fonte importante di additivi alimentari, come coloranti, conservanti, antiossidanti, anti-agglomeranti, esaltatori di sapidità ed edulcoranti, il cui fine principale non è migliorare le proprietà nutrizionali degli alimenti, ma piuttosto quello di esaltarne il sapore, l'aspetto e anche la durata. Recenti studi pubblicati su 'The British Medical Journal' e 'The Lancet' documentano associazioni significative con malattie cardiovascolari, tumori del colon-retto, mammella e pancreas, malattie neurodegenerative, declino cognitivo e disturbi mentali inclusa depressione e ansia", elenca Bonaccio. "L'esperienza internazionale - concludono gli esperti - dimostra la fattibilità di interventi regolatori efficaci. E' tempo che anche l'Italia si doti di una strategia sistemica per proteggere la salute dei cittadini, in particolare delle fasce più vulnerabili, preservando al contempo la nostra tradizione alimentare mediterranea e la cucina italiana che è appena stata nominata Patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco".

Leader europei riuniti oggi, e probabilmente anche domani, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni. "Non lasceremo mai questo Consiglio senza una decisione finale per garantire le esigenze finanziarie dell'Ucraina per il 2026 e 2027", afferma il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa entrando alla riunione dei Ventisette a Bruxelles.
Ricordando l'impegno preso all'ultima riunione, lo scorso ottobre, di immobilizzare gli asset russi congelati "fino alla fine della guerra e fino a quando la Russia pagherà le riparazioni per l'Ucraina", Costa sottolinea che le capitali lo hanno mantenuto. Il secondo impegno era relativo al finanziamento, "e oggi ci concentreremo sulla forma per realizzare questo obiettivo", scegliendo tra le due opzioni presentate dalla Commissione europea, ossia l'emissione di debito comune e un prestito di riparazione basato sugli attivi russi detenuti in Ue, soluzione "che ha un ampio sostegno" tra i Ventisette. "Posso assicurare che lavoreremo su questo oggi e anche domani se necessario", conclude il presidente del Consiglio europeo, aprendo a contravvenire alla sua nota preferenza per riunioni che si concludano entro un solo giorno.
Zelensky: "Se Ue non decide su asset russi sarà grande problema per Kiev"
Se i leader della Ue non raggiungeranno l'accordo su un piano per usare i beni congelati russi per sostenere l'Ucraina, questo rischia di essere un grave problema per Kiev, ha detto Volodymyr Zelensky parlando ai giornalisti prima di partire per Bruxelles dove parteciperà al vertice della Ue. "Parlerò con tutti i leader, presenterò i nostri argomenti e spero molto di poter ottenere una decisione positiva, senza la quale ci sarà un grande problema per l'Ucraina", ha affermato il presidente Zelensky.
Von der Leyen: "Dobbiamo trovare una soluzione oggi"
"Dobbiamo trovare una soluzione oggi. Il presidente del Consiglio (Antonio Costa) ha detto, e lo sostengo, che non lasceremo il Consiglio europeo senza una soluzione per il finanziamento per l'Ucraina per i prossimi due anni. E una delle due opzioni dovrà essere concordata nel Consiglio europeo", afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, entrando alla riunione dei Ventisette a Bruxelles.
Il Consiglio di oggi "arriva in un momento molto profondo e decisivo", e l'obiettivo finale è quello della pace in Ucraina, "una pace forte. E per questo l'Ucraina ha bisogno di avere finanziamenti sicuri per i prossimi due anni", evidenzia von der Leyen ricordando l'impegno preso all'ultima riunione dei Ventisette, lo scorso ottobre, riguardo al colmare il divario di finanziamento di Kiev. Ue e Fondo monetario internazionale stimano un fabbisogno di 137 miliardi di euro, e l'Ue si è impegnata a coprirne due terzi, 90 miliardi, aggiunge.
"Ho fatto due proposte, due opzioni sul tavolo per questo finanziamento. Una è il finanziamento attraverso il bilancio dell'Ue, indebitamento a fronte del bilancio. La seconda possibilità è il prestito per le riparazioni", da erogare sulla base degli asset russi congelati e detenuti perlopiù in Belgio, che avversa questa soluzione. Anticipando "discussioni intense", von der Leyen sottolinea che la sua priorità è assicurare il finanziamento all'Ucraina entro fine giornata.
"Sostengo totalmente il Belgio, che insiste nell'avere risposte alle proprie preoccupazioni e inquietudini. E stiamo lavorando giorno e notte con loro", aggiunge la presidente dell'esecutivo Ue, ringraziando il premier Bart De Wever "per il suo impegno personale" e sottolineando come sia "assolutamente comprensibile" che se la scelta ricadrà sul prestito per le riparazioni, "il rischio deve essere condiviso da tutti noi. Questa è una questione di solidarietà, un principio fondamentale dell'Ue".
Tusk: "Soldi oggi o sangue domani in Europa"
Per i leader Ue la "scelta" è semplice: "O soldi oggi o sangue domani. E non parlo dell'Ucraina, ma dell'Europa". Lo dice il premier polacco Donald Tusk, arrivando al Consiglio Europeo a Bruxelles.
Belgio: "Non assumeremo da soli rischi utilizzo risorse russe"
Il primo ministro belga Bart De Wever ha dichiarato dal canto suo che le garanzie offerte dall'Ue in merito al piano di utilizzare risorse russe per l'Ucraina sono finora "insufficienti". "Il Belgio non accetterà una soluzione in cui saremo gli unici a sopportare sia i rischi che la responsabilità", ha dichiarato De Wever ai legislatori belgi. "Non ho visto un testo che possa convincermi a dare il consenso del Belgio. Non l'ho ancora visto; spero di vederlo oggi, ma non l'ho ancora visto", ha aggiunto.
Tajani: "Non siamo guerrafondai, no soldati italiani lì"
In Italia "non siamo guerrafondai", "non manderemo soldati italiani in Ucraina" e "non siamo in guerra con la Russia", ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a Bruxelles a margine del prevertice del Ppe, ricordando che l'Italia "non ha mai autorizzato" l'uso di armi italiane in territorio russo. "Discuteremo quale sarà il contenuto, ma che ci sarà il decreto non ho alcun dubbio. Credo che in questa fase si possa continuare a sostenere l'Ucraina dal punto di vista militare", cioè con armamenti, non con l'invio di soldati.

"Il 2025 è stato un anno di sfide affrontate con determinazione e responsabilità. Abbiamo concentrato i nostri sforzi nel riportare la politica industriale europea su un piano realistico, abbandonando alcune derive ideologiche che, sposate troppo frettolosamente, hanno rischiato di strozzare le imprese e di mettere a serio rischio la crescita economica dell’intero continente". Lo scrive il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nell'intervento per la 35esima edizione del Libro dei Fatti dell'Adnkronos, in libreria dal 4 dicembre con una cronologia ampliata al 31 ottobre 2025.
"Abbiamo parlato con chiarezza e agito con fermezza - rivendica Urso - proteggendo settori fondamentali come l’automotive, duramente colpito da politiche troppo restrittive. A difesa di questo settore strategico, abbiamo presentato un ‘non paper’ che ha ottenuto il supporto di 14 Paesi membri, ma soprattutto ha avuto il merito di infrangere un tabù: dire no all’utopia del Green Deal".
"Da qui - ricorda - è partito un processo virtuoso che ha generato la presentazione di altri 6 ‘non paper’ in collaborazione con diversi Paesi europei, a difesa di un’industria ancora forte che chiede di essere protetta dal declino. Occorre muoverci con investimenti e misure al passo con i tempi, mentre altri giganti avanzano, conquistando terreno sulla tecnologia e sul controllo dei mercati".
Il ministro sottolinea come "il Paese, grazie alla conquista di una nuova credibilità internazionale, fondata sulla stabilità politica e sull’impegno rigoroso nella finanza pubblica, non solo è tornato attendibile, ma è divenuto un punto di riferimento internazionale. L’Italia di oggi è migliore di come l’abbiamo trovata: lo spread è crollato, l’occupazione è cresciuta, i conti pubblici migliorano, le agenzie di rating ci premiano di mese in mese e gli investitori esteri guardano al Paese con inedito entusiasmo, regalandoci record mai visti e consentendoci di scalare le classifiche internazionali di attrattività. Anche le esportazioni mostrano segnali positivi, nonostante un contesto internazionale complesso e l’introduzione di nuovi dazi, grazie alla qualità dei prodotti Made in Italy".
"Continueremo su questa strada con fiducia - continua Urso - esplorando nuovi percorsi come delineato nel 'Libro Bianco per la Politica Industriale'. È cruciale sostenere sia i settori tradizionali della nostra manifattura, sia quelli strategici per il futuro, come la blue economy, la difesa, lo spazio e il settore farmaceutico, pilastri di un’Italia che guarda avanti e investe nelle sue eccellenze".
"Ci attende un percorso impegnativo in un contesto geopolitico complesso, ma lavoreremo instancabilmente affinché Bruxelles acceleri nelle decisioni critiche per il rilancio industriale, essenziali per l’autonomia strategica e quindi per la libertà e la democrazia. Proseguendo su questa strada, con unità d'intenti, determinazione e visione, l’Italia - conclude - continuerà a essere protagonista di un’Europa più forte, equa e sostenibile, che non lascia indietro nessuno".

Al via l’udienza, in Tribunale a Pavia, dell’incidente probatorio che vede al centro Andrea Sempio, indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi. E a sorpresa è arrivato anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, ma ora la Procura indaga su Sempio per l’omicidio in concorso (con Stasi o ignoti) del 13 agosto 2007. "Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso chiedendo però non di parlare", afferma l’avvocato Antonio De Rensis arrivando in compagnia di Alberto Stasi.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli si terrà il confronto fra i periti e le parti. Le conclusioni sul fronte dattiloscopico dei periti Domenico Marchegiani e Giovanni Di Censo sembrano mettere tutti d’accordo: nessuna impronta delle circa sessanta repertate nel 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco è riconducibile al 37enne (amico del fratello della vittima), mentre sul versante dell’analisi della spazzatura l'unica traccia che non riporta alla ventiseienne è il Dna di Stasi trovato sulla cannuccia dell'Estathé. Una novità che va contestualizzata con le dichiarazioni rese 18 anni fa.
E' sul Dna che si concentrerà il vero confronto. La perizia affidata alla genetista Denise Albani ha consegnato conclusioni dalle multiple interpretazioni. Se la Procura di Pavia e la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, leggono la "compatibilità" tra il materiale sulle unghie e il Dna di Sempio come un elemento che lo colloca sulla scena del delitto, i consulenti del 37enne evidenziano l'impossibilità (decretata da Albani) di stabilire se quella traccia - che non è databile, né collocabile sopra o sotto le unghie - è frutto di un contatto con la vittima oppure mediato, cioè 'trasferito' per aver maneggiato in tempi diversi uno stesso oggetto.
Per questo la difesa di Sempio, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha consegnato una relazione in cui elenca alcuni oggetti - la tastiera del computer, il telecomando del televisore, l'asciugamano del bagno o elementi presenti in cucina - che il proprio assistito avrebbe potuto toccare visto che frequentava casa Poggi.
E’ anche sull'attendibilità scientifica della traccia genetica che le opinioni divergono. L’assenza di un risultato che si ripete non è indice di una prova per la difesa dell’indagato che citando più sentenze della Cassazione dà valore “zero” alla perizia. Concetto condiviso da Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano stabilì l'impossibilità di attribuire quel Dna maschile degradato, escludendo di poterlo imputare a Stasi poi condannato per un "mosaico di prove".
In aula spetterà agli avvocati porre le domande tecniche ai periti per chiarire i punti "critici" rilevati dai propri consulenti. Una volta discussa e 'cristallizzata' la discussione, la perizia sarà un punto fermo per le parti. Nessuna valutazione spetterà alla gip Garlaschelli che dovrà solo raccogliere tutti gli elementi, verbalizzarli e decretare, salvo sorprese, la chiusura dell’incidente probatorio su Andrea Sempio prima della chiusura indagine che sarà disposta dalla Procura di Pavia.
Difesa Sempio: "Dna giuridicamente inutilizzabile"
"Oggi viene messo il suggello su un dato probatorio. La perita Albani ha fatto il possibile e lavorato egregiamente, ma il dato non è stato replicato con uguale risultato e questo rende il risultato giuridicamente inutilizzabile, non vale né come indizio né come prova”, afferma Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, insieme alla collega Angela Taccia.
All’arrivo al Palazzo di Pavia, dove si terrà l’udienza dell’incidente probatorio, il difensore condivide le conclusioni della perizia genetica per cui “non si può dire dove, come e quando sia avvenuto il contatto diretto o indiretto” che spiega la presenza dell’aplotipo Y di Sempio sulle unghie della vittima. La difesa sostiene che si tratti di una traccia “mediata” cioè lasciata da Sempio in casa Poggi toccando un oggetto tempo prima del delitto del 13 agosto 2007.
L’avvocato ricorda la possibilità di “contaminazione” sui margini ungueali e i limiti della biostatistica - utilizzata per decretare la compatibilità del materiale trovato sulle unghie con il Dna di Andrea Sempio - che dispone di “una banca dati locale con numeri molto parziali”.
Difesa famiglia Poggi: "Stasi colpevole, così si rovina vita innocenti"
“Ben vengano gli approfondimenti: li abbiamo fatti e i risultati sono questi. Io sono convinto della colpevolezza di Stasi e il nostro ordinamento gli dà una strada che è quella della revisione. Così si rovina la vita delle persone innocenti”, afferma Francesco Compagna, difensore della famiglia di Chiara Poggi, prima di entrare in Tribunale a Pavia.

"Anche quest’anno siamo riusciti a trasformare un programma in un evento". Con queste parole cariche di orgoglio Milly Carlucci traccia un bilancio dell'attuale edizione di Ballando con le stelle alla vigilia della sua finale che andrà in onda, sabato 20 dicembre.
In un'intervista al Corriere della Sera, la conduttrice televisiva va a ruota libera e si sofferma sui protagonisti di questa stagione, dai concorrenti alla temuta giuria, passando per le polemiche che hanno accompagnato il percorso del dance show di Rai 1.
Carlucci, prima di tutto, difende la giuria, spesso al centro delle critiche e la definisce "libera, che non risponde a nessun copione e dice anche cose che possono essere scomode". E riguardo alle polemiche su Mariotto e i commenti sul fisico a Marcella Bella, Carlucci spezza una lancia a favore del giurato: "È il suo modo di esprimersi, ma ogni volta dice le cose in modo soave, il che lo rende così divertente. Il 'duodeno', per lui era quasi un complimento".
La conduttrice, per una volta meno imparziale, commenta anche i concorrenti. Partendo da Magnini, spesso protagonista di alcune polemiche: "Filippo ha dimostrato di essere un grandissimo concorrente: era abituato ad essere primo in maniera indubitabile, qui invece ha dovuto lavorare sodo".
Sul cosiddetto lastra-gate tra Fognini e Fialdini, Carlucci: "È stato un momento dietro le quinte, una frase fuori posto per cui poi ha chiesto scusa. Si sono più che riconciliati. È un ragazzo istintivo e gli fa onore in un mondo in cui tutti parlano per convenienza".
Barbara D'Urso? "Lei è stata l’altra (insieme a Francesca Fialdini, ndr) rivelazione di questo programma. Non era affatto detto che una donna della sua statura professionale si affidasse a un maestro esigente come il suo. Formano una coppia molto divertente, vivono ore di grande amore e sintonia, poi litigano, non si parlano, poi fanno pace", ha detto la conduttrice al Corriere.
Quanto la possibile vincitore, Carlucci non si sbilancia e sostiene che "il livello medio è straordinario, difficile dire chi vincerà".
Vaultica Data Centers («Vaultica»), il nuovo leader paneuropeo specializzato in servizi di colocation aziendale, annuncia la nomina di Roger Semprini a Group Chief Commercial Officer (CCO). Questa mossa strategica dell'azienda, sostenuta da private equity, nasce per accelerare ulteriormente l'espansione, perseguire acquisizioni e garantire una forte crescita e un successo duraturo in tutta la regione EMEA. Nel suo ruolo di Group CCO, Roger Semprini avrà la responsabilità di guidare la strategia commerciale di Vaultica Data Centers nei principali mercati europei, con responsabilità diretta per Danimarca, Italia, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Roger Semprini porta in dote oltre 30 anni di esperienza esecutiva in ruoli di alta dirigenza nel settore tecnologico, sia in Svizzera che nell'area EMEA. La sua carriera è focalizzata sulle infrastrutture digitali e sui data center, con un expertise approfondito che spazia dal colocation e interconnection al cloud computing, i managed services e l'esternalizzazione ICT e BPO.

Roger Semprini, Group Chief Commercial Officer (CCO) Vaultica
Prima di unirsi a Vaultica, Semprini ha trascorso dieci anni in Equinix come Managing Director Switzerland e Group Vice President, ricoprendo anche ruoli internazionali in mercati come Italia, Finlandia e Polonia. La sua esperienza precedente include posizioni di rilievo come Chief Commercial Officer di Swisscom IT Services AG e CEO di Fujitsu AG Switzerland.
Sherif Rizkalla, CEO di Vaultica Data Centers, ha espresso grande soddisfazione per la nomina: "Dopo un processo di ricerca esteso e approfondito, siamo molto lieti di aver attratto un esperto così altamente capace nei data center e nelle infrastrutture digitali come Roger. Basandosi sulla nostra unique value proposition e sulla forte attenzione ai clienti e ai servizi, sarà un leader eccezionale che, insieme al nostro eccezionale team Vaultica, aiuterà a raggiungere gli ambiziosi obiettivi di crescita e soddisfazione del cliente che ci siamo prefissati in tutta Europa."
Vaultica Data Centers opera attualmente attraverso sette data center interconnessi in cinque aree metropolitane chiave (Milano, Ginevra, Copenaghen, Stoccolma e Oslo). La clientela è costituita da un portafoglio e vanta un portfolio clienti diversificato di imprese blue-chip, inclusi fornitori di telecomunicazioni, società di servizi IT, cloud provider e istituzioni finanziarie.
L'offerta di Vaultica si distingue per gli ambienti di colocation alimentati da energia rinnovabile, costruiti su un'infrastruttura altamente efficiente. Oltre agli ambienti fisici, l'azienda fornisce servizi di connettività e servizi on-site personalizzati, garantendo a tutte le aziende flessibilità, supporto diretto e continuità operativa in un contesto di sicurezza totale contro le minacce attuali e future.

Antony Price è morto a Londra all'età di 80 anni. Il celebre designer britannico noto per il suo stile ultra-glam che ha plasmato l'immagine di icone musicali come Roxy Music, Duran Duran e David Bowie, e che negli ultimi anni è stato il punto di riferimento stilistico della Regina Camilla.
Nato a Keighley, nello Yorkshire, Price si trasferì a Londra negli anni Sessanta per frequentare il Royal College of Art. Il suo primo incarico nel menswear fu presso Stirling Cooper, dove realizzò i pantaloni indossati da Mick Jagger durante il tour americano dei Rolling Stones "Gimme Shelter" del 1969.Negli anni Settanta, Price contribuì a definire l'estetica glam rock di Roxy Music, curando otto copertine degli album e creando look iconici per le "Roxy girls", tra cui Amanda Lear e Jerry Hall. In seguito, collaborò con Duran Duran e David Bowie, ideando abiti maschili dal taglio netto e dalle spalle ampie, e creò la t-shirt maschile con maniche a cappuccio per Lou Reed nel leggendario album "Transformer" del 1972.
Soprannominato “il chirurgo dell’abito” per la sua maestria tecnica nell'uso di stecche e corsetti, Price ha saputo passare con disinvoltura dal menswear al womenswear, vestendo star come Kylie Minogue e Jerry Hall, che indossò un abito da sposa firmato da lui nel matrimonio con Mick Jagger. Negli ultimi anni ha realizzato creazioni su misura per la Regina Camilla, inclusi diversi look per il suo primo tour negli Stati Uniti come Duchessa di Cornovaglia nel 2005.
Nonostante abbia organizzato solo sei sfilate nel corso della sua carriera, Antony Price rimane un punto di riferimento nel mondo della moda. L'ultimo evento pubblico lo ha visto protagonista lo scorso novembre a Londra con la collaborazione con 16Arlington, dove la cantante Lily Allen ha sfilato indossando un abito in velluto nero, che ha attirato l’attenzione dei media, perchè ispirato a Lady Diana.
Numerosi colleghi e amici hanno ricordato Price come un visionario e un maestro della sartoria. Il millinery Philip Treacy lo ha definito "un re del mondo della moda" e la stilista Daphne Guinness ha sottolineato la precisione e l’unicità dei suoi capi. Nick Rhodes dei Duran Duran ha evidenziato come Price abbia definito l'immagine visiva del gruppo fin dagli esordi, in particolare con gli iconici completi di seta pastello del video "Rio". La band ha pubblicato una dichiarazione sui social media ricordandolo come un "visionario" e un "amico gentile, intelligente e dalla battuta affilata".
Il British Fashion Council lo ha ricordato come "un originale autentico, un designer britannico dal talento istintivo e dall'amore profondo per i vestiti, che ha contribuito a definire un'epoca in cui lo stile londinese era audace e pieno di personalità". (di Paolo Martini)

E' tutto pronto in Arabia Saudita, per accogliere la Supercoppa Italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il via della competizione a quattro squadre, per la 38esima edizione della manifestazione che si svolge a Riad, come lo scorso anno, con la formula che prevede due semifinali a eliminazione diretta (18 e 19 dicembre 2025) e la finale il 22 dicembre 2025 con tutti i match che si disputeranno alle ore 20 italiane (le 22 in Arabia). Dal calendario al montepremi, ecco tutte le cose da sapere sul torneo.
Supercoppa Italiana, il calendario
Si parte con Napoli-Milan oggi, 18 dicembre, e il giorno dopo andrà in scena Bologna-Inter. Si giocherà ancora in Arabia Saudita, dove si sono giocate 5 delle ultime 7 edizioni. Gli arabi avevano acquistato i diritti per ospitare due delle future quattro Supercoppe italiane e avrebbero potuto scegliere di "saltare" un anno, ma alla fine hanno confermato la volontà di ospitare l'edizione della prossima stagione. Le garae a Riad si giocano nell’Al-Awwal Park Stadium, cuore della capitale saudita. Un impianto all'avanguardia, dotato di Goal Line Technology, Var e Saot (fuorigioco semi-automatico).
Il Napoli, campione d’Italia lo scorso anno, quindi affronta il Milan, finalista di Coppa Italia, mentre dall’altra parte, il Bologna, vincitrice della Coppa Italia, sfida l’Inter, seconda classificata in Serie A. Quattro club con storie e ambizioni diverse: il Napoli cerca conferme dopo il ko in campionato con l'Udinese, l’Inter vuole tornare a dominare dopo essere tornata in vetta al campionato grazie al successo sul Genoa, mentre il Milan punta al riscatto dopo pareggio con il Sassuolo e il Bologna sogna un'altra impresa storica, dovendo reagire dopo il ko con la Juventus in Serie A.
Supercoppa Italiana, i recuperi di Serie A
Le partite del 16° turno di Serie A di Napoli, Inter, Milan e Bologna, squadre impegnate in Supercoppa Italiana, verranno recuperate a gennaio. Ecco il calendario completo:
Napoli-Parma: 14 gennaio, ore 18:30
Inter-Lecce: 14 gennaio, ore 20:45
Verona-Bologna: 15 gennaio, ore 18:30
Como-Milan: 15 gennaio, ore 20:45
La Supercoppa all'estero
La Supercoppa lasciò l’Italia nel 1993, con Milan-Torino a Washington, mentre il primo match in Arabia Saudita si giocò nel gennaio 2019 a Gedda (Juventus–Milan). Undici mesi dopo, Riad ospitò Juventus–Lazio, evento storico perché fu il primo in cui le donne saudite poterono accedere alle tribune, seppur in settori dedicati. Record di presenze nel 2025, con la finale Inter-Milan che ha registrato 24.508 spettatori, per un totale di 66.520 nell’intero torneo, massimo storico per le edizioni saudite. Il top scorer della manifestazione è Lautaro Martinez è tra i bomber più prolifici con sei reti. Mentre il Club più titolato è la Juventus che guida l’albo d’oro con nove successi, seguita da Milan e Inter (otto ciascuno).
Supercoppa Italiana, il montepremi
Ma quanto vale la Supercoppa Italiana 2025? Il montepremi del torneo è di 23 milioni di euro. Le squadre che si fermeranno in semifinale incasseranno 2,4 milioni di euro, mentre per chi arriva in finale il premio di 6,7 milioni, mentre alla vincente andranno 9,5 milioni.Per la squadra vincitrice ci sarà poi la possibilità di intascare un altro milione e mezzo con un'amichevole contro la squadra vincitrice della Supercoppa araba, per un totale di 11 milioni.

Oggi è attesa un'informativa al Parlamento sulla riforma del semestre filtro per l’accesso a Medicina. Ad annunciarla ieri la stessa ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini nel corso del question time alla Camera dei Deputati. "Tre minuti non bastano per illustrare la riforma e illustrare alle persone cosa stiamo facendo. Non mi sono mai sottratta al dialogo, né nelle sedi istituzionali né nelle piazze", ha detto.
La ministra ieri aveva rassicurato che "i 55mila studenti che hanno avuto accesso per la prima volta al corso di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria non perderanno un anno: si stanno formando, stanno accumulando crediti formativi e avranno la possibilità di accedere alla graduatoria, che sarà tutta riempita, anche attraverso debiti di esame. Questo sarà oggetto di una informativa al Parlamento nella giornata di domani (oggi, ndr). Tre minuti non bastano per illustrare la riforma e illustrare alle persone cosa stiamo facendo. Non mi sono mai sottratta al dialogo, né nelle sedi istituzionali né nelle piazze. Vorrei sgombrare il campo da un equivoco di fondo: parlare di fallimento perché meno del 10% ha superato tutte le prove al primo colpo significa non aver compreso il senso della riforma".
"Gli appelli sono due ed esiste una graduatoria di recupero. Siamo al primo tempo e mezzo di una procedura che si svolge in tre tempi: questa è una riforma che cammina con gli studenti. Non avevamo certezze su quello che sarebbe accaduto e sui risultati degli studenti - ha proseguito Bernini - per questo abbiamo già predisposto dei correttivi, come avevamo predisposto dei decreti delegati a maggio. Proprio ieri, all'insediamento del nuovo consiglio nazionale degli studenti universitari abbiamo deciso con loro di istituire un gruppo permanente di confronto su Medicina, proprio come con la Conferenza dei Rettori". Sulle critiche agli esami, il ministro spiega che "una parte della narrativa era legata a una irregolarità del primo test di esame" e che "Cineca ha attivato monitoraggio tecnologico senza precedenti: i dati analizzati ci dicono che non c'è stata alcuna fuga sistematica. Al primo appello, su 55mila studenti, solo 17 sono stati sanzionati per l'uso del cellulare. Lo 0,03% del totale. È un dato importante".
"Noi abbiamo intenzione di continuare a esercitare lo svolgimento di questa riforma, sulla base dell'equità, inclusività e democrazia: per la prima volta sono entrati tutti gli studenti che chiedevano di entrare, li stiamo formando non solo attraverso la didattica ma anche attraverso materiali messi a disposizione e piattaforme di simulazione. Non abbiamo intenzione di tornare indietro perché consideriamo inaccettabile tornare all'orribile mercato dei test e delle società che erogano finta formazione, su test selettivi e non formanti, dai quali tutti noi - conclude Bernini - abbiamo convenuto di dover fuggire".
Sindacato medici: "Bene correttivi Bernini, ma ci ascolti"
"Era auspicabile un intervento della Bernini" sulla riforma del semestre filtro per l’accesso a Medicina "poteva pensarci prima, ha capito l’errore. Ora però non ne commetta altri e ascolti le parti sociali". Così all’Adnkronos Salute Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao-Assomed - sindacato dei medici dirigenti del Ssn - a margine della presentazione del libro bianco del sindacato alla Camera, ha commentato l’intervento della ministra dell’Università e ricerca alla Camera che ieri ha risposto alle criticità emerse nell'ambito del semestre filtro per l'accesso alla facoltà di medicina.
Schillaci: "Bernini troverà modo di migliorare riforma tanto attesa"
"Sono sicuro che la ministra Bernini troverà dei meccanismi per migliorare questa riforma che era tanto attesa", ha detto all'Adnkronos Salute il ministro della Salute Orazio Schillaci.

Morto il giornalista statunitense Peter Gregg Arnett, uno dei più celebri e all tempo stesso controversi corrispondenti di guerra del Novecento, vincitore del Premio Pulitzer e volto storico del giornalismo internazionale: aveva 91 anni. E' deceduto a Newport Beach, in California. A confermare la notizia della scomparsa è stata la figlia Elsa, precisando che la causa della morte è stata un tumore alla prostata.
Corrispondente di guerra intrepido, Arnett si impose all'attenzione mondiale durante la guerra del Vietnam, raccontata dal fronte per l'Associated Press, lavoro che gli valse il Pulitzer. In seguito divenne uno dei reporter televisivi più riconoscibili al mondo, seguendo guerre e insurrezioni per oltre 18 anni con la Cnn, spesso in prima linea, nei momenti più drammatici dei conflitti contemporanei. Arnett è stato una figura centrale del racconto dei conflitti della seconda metà del XX secolo, un giornalista che ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dell'inviato di guerra e il rapporto tra informazione, potere e opinione pubblica. Il suo stile diretto, talvolta discusso, ha lasciato un segno profondo nel modo di fare informazione dai fronti di guerra.
Dalle giungle del Vietnam all'Iraq
Dalle giungle del Vietnam all'Iraq, dove intervistò il presidente Saddam Hussein e fu due volte tra gli ultimi giornalisti televisivi occidentali a restare a Baghdad - all'inizio della Guerra del Golfo nel 1991 e durante l'invasione della coalizione guidata dagli Stati Uniti nel 2003 - Peter Arnett ha infranto regole e dato notizie esclusive, facendo infuriare leader politici e ispirando generazioni di reporter. In oltre 45 anni di carriera, Arnett ha raccontato 17 guerre in Asia, Medio Oriente, Europa e America Latina. Prima per l'Associated Press, poi per la Cnn e altre testate televisive e della carta stampata, ha realizzato documentari, scritto due libri, tenuto conferenze in tutto il mondo e nel 1997 ha intervistato Osama bin Laden, leader di Al Qaeda, in un luogo segreto dell'Afghanistan.
Il primo scoop
Il suo primo grande scoop risale al 1960: un colpo di stato in Laos. Quando i carri armati bloccarono l'ufficio del telegrafo a Vientiane, Arnett si tuffò nel Mekong e nuotò fino in Thailandia per trovare una linea aperta con cui trasmettere la notizia all’Associated Press. "Avevo la storia battuta a macchina, il passaporto e venti banconote da dieci dollari stretti tra i denti", raccontò più tardi. "Mi credevano pazzo, ma per me aveva senso: dovevo far uscire la notizia il più in fretta possibile".
Arnett era un ribelle del giornalismo: diffidava dell'autorità, si assumeva rischi calcolati, accettava la censura pur di raccontare i fatti dal campo e, quando lo riteneva necessario, metteva da parte la pretesa neutralità. Fu spesso accusato di simpatizzare con i nemici degli Stati Uniti in Vietnam e in Iraq. Negli ultimi anni di carriera incappò anche in gravi controversie. Lasciò la Cnn nel 1999 dopo un servizio su una presunta atrocità della guerra del Vietnam che si rivelò infondata, e venne licenziato dalla Nbc nel 2003 per aver dichiarato alla televisione di Stato irachena che il piano militare della coalizione stava fallendo.
Neozelandese di nascita, autodidatta e avventuriero, Arnett trovò la sua consacrazione professionale in Vietnam, dove lavorò per un decennio. Nel 1966 vinse il Premio Pulitzer per il giornalismo internazionale grazie ai suoi reportage di guerra, tra cui il racconto di un capitano americano costretto ad assistere impotente al massacro dei propri uomini.
Non aveva nulla dell’eroe romantico. Un osservatore lo descrisse come "uno spaventapasseri in mezzo a un campo di grano". Ma seppe cogliere l’essenza della guerra. Nel 1968, nella città di Ben Tre, riportò la celebre frase di un maggiore americano: "Si è reso necessario distruggere la città per salvarla", diventata il simbolo delle contraddizioni del conflitto vietnamita. Mentre Washington parlava di vittorie e di una "luce in fondo al tunnel", Arnett raccontava dal fronte sconfitte e rovesciamenti, mettendo in discussione le versioni ufficiali e anticipando il fallimento della strategia americana. Il presidente Lyndon B. Johnson e il generale William Westmoreland tentarono invano di farlo allontanare.
Nel 1975, mentre Saigon cadeva e gli ultimi occidentali fuggivano, Arnett rimase in città, raccontando il panico nelle strade e il caos all'ambasciata americana, con gli elicotteri carichi di profughi che decollavano dal tetto. Continuò a riferire anche dopo la vittoria del Vietnam del Nord.
Volto della Cnn
Nel 1981 entrò alla Cnn, allora una giovane emittente all-news. Seguì conflitti in America Centrale, Medio Oriente e Africa, ma fu la Guerra del Golfo a renderlo una figura globale. Rimasto solo a Baghdad nel gennaio 1991, divenne per giorni la voce e gli occhi del mondo occidentale sotto i bombardamenti. I suoi collegamenti telefonici dall'hotel Al Rashid, tra sirene e esplosioni, furono paragonati alle cronache di Edward R. Murrow durante il blitz su Londra nella Seconda guerra mondiale.
Celebrato e premiato, Arnett fu anche duramente criticato: per molti politici americani era un megafono della propaganda di Saddam Hussein. Lui respinse sempre l'accusa: "Ho solo raccontato quello che vedevo". Nel 1997 realizzò una lunga intervista filmata a Osama bin Laden, che anni prima dell'11 settembre minacciò apertamente una jihad contro gli Stati Uniti. "Vedrete e sentirete parlare dei nostri piani", disse il leader di Al Qaeda. La sua carriera subì un colpo definitivo nel 2003, quando accettò di parlare alla tv irachena durante l'invasione americana, lodando la resistenza di Baghdad. Licenziato, non riuscì più a ritrovare il ruolo centrale di un tempo.
Nato nel 1934 a Riverton, in Nuova Zelanda, Arnett lasciò la scuola a 17 anni per lavorare in un quotidiano locale. Dopo un percorso che lo portò dall'Australia alla Thailandia, approdò definitivamente all'Associated Press nel Sud-est asiatico. Si sposò con Nina Nguyen, dalla quale ebbe due figli. Ritiratosi nel 2007, insegnò giornalismo in Cina e pubblicò due memoir. Come scrisse il Los Angeles Times, la sua carriera dimostra che, al di là della tecnologia, il buon giornalismo si fonda sempre sulle stesse qualità: intuito, coraggio, ingegno e determinazione. Qualità che Peter Arnett ha incarnato fino in fondo. (di Paolo Martini)

Mario Pineida ucciso in un'aggressione a Guayaquil in Ecuador. A comunicare la morte del calciatore ecuadoriano 33enne il suo club, il Barcelona Sporting Club.
Secondo quanto riportato dai media locali, il giocatore ha perso la vita in un attacco armato avvenuto nei pressi di un esercizio commerciale situato nella zona settentrionale di Guayaquil. Il Barcelona Sporting Club ha diffuso il seguente comunicato sui propri canali social: "Il Barcelona Sporting Club, informa, con profondo rammarico, di essere stato ufficialmente informato della morte del nostro giocatore Mario Pineida, fatto avvenuto in seguito a un attacco nei suoi confronti". Il club ha altresì aggiunto: "Questa sfortunata notizia ci addolora profondamente".
Le forze dell'ordine ecuadoriane hanno confermato di essere impegnate nelle indagini relative all'incidente, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sull'accaduto. Pineida, che ha precedentemente militato nel Fluminense in Brasile, ha totalizzato nove presenze con la nazionale ecuadoriana nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021.

Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia, mentre Inter e Bologna completeranno il quadro domani.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Napoli-Milan, orario e probabili formazioni
La semifinale di Supercoppa tra Napoli e Milan è in programma oggi, giovedì 18 dicembre, alle 20 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Napoli (3-4-3): Milinkovic-Savic; Beukema, Rrahmani, Buongiorno; Di Lorenzo, McTominay, Lobotka, Spinazzola; Neres, Hojlund, Lang. All. Conte
Milan (3-5-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Loftus-Cheek, Modric, Rabiot, Bartesaghi; Nkunku, Pulisic. All. Allegri.
Napoli-Milan, dove vederla in tv
Napoli-Milan sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva, in chiaro, sui canali Mediaset, in particolare su Italia 1. La partita sarà disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.

Elettricista e installatore di sistemi di videosorveglianza di professione, aveva nascosto in casa, in particolare in bagno, delle microcamere per riprendere le figlie minorenni della compagna. Di loro, ma anche di altre vittime ignare alle quali aveva montato telecamere in casa, aveva numerose fotografie, accuratamente archiviate e catalogate, classificate per anno e nominativo.
A scoprire il tutto la mamma delle due ragazzine che, a settembre scorso, ha trovato sul cellulare del compagno gli scatti delle figlie nude e si è rivolta ai carabinieri. Da lì è scattata una attività investigativa da parte dei militari della Sezione cyber del Nucleo investigativo di Trieste. Nonostante il tentativo dell’uomo di distruggere il proprio telefono cellulare, frantumandolo in più parti prima dell’intervento dei carabinieri, gli specialisti sono riusciti a recuperare integralmente il contenuto del dispositivo.
Nell'abitazione è stato sequestrato un nuovo telefono cellulare, hard disk e altri supporti informatici. L’indagato aveva installato sul proprio smartphone diverse applicazioni che gli permettevano di accedere da remoto, senza consenso, ai sistemi di videosorveglianza installati nelle abitazioni dei propri clienti, visualizzando e scaricando immagini in tempo reale.
Le vittime, informate, hanno sporto denuncia e l’uomo è stato arrestato per interferenze illecite nella vita privata. L’Autorità giudiziaria ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare per detenzione di materiale pedopornografico, misura eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Trieste. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre vittime.

È in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione di polizia nel centro sociale torinese Askatasuna. Da quanto si apprende, le forze dell’ordine stanno compiendo perquisizioni all’interno dello stabile e nelle abitazioni di alcuni militanti vicini al centro sociale.
L’operazione, sempre a quanto si apprende farebbe seguito alle inchieste sui recenti disordini avvenuti nel capoluogo piemontese durante alcune manifestazioni a sostegno della questione palestinese. E in particolare, ai recenti disordini che hanno coinvolto le Ogr, Leonardo e La Stampa.
Intanto, sui social vicini al centro sociale si legge: 'Ingente spiegamento di mezzi di polizia, camionette e idranti sotto l’Aska e a bloccare le vie limitrofe. Ancora non è chiara l’identità dell’operazione, chi può ci raggiunga'.
A seguito dell’intervento in corso al centro sociale Askatasuna, è stata modificata la viabilità intorno alla palazzina. Chiuso il tratto di corso davanti allo stabile mentre sono stati deviati i mezzi pubblici ed e’ stato predisposto un servizio di bus sostitutivi. Sui social vicini al centro sociale, si ribadisce che è in corso perquisizione ma, si legge, “potrebbe essere possibile lo sgombero, accorrete”. Sul posto sono presenti la Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza che stanno presidiando l’intera area. Davanti intanto stanno cominciando a radunarsi oltre una decina di militanti, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine.

La Fiorentina torna in campo in Conference League. Oggi, giovedì 18 dicembre, i viola affrontano il Losanna nella sesta partita della fase campionato: fin qui, la squadra di Vanoli ha conquistato 9 punti nel torneo e ha ancora modo di puntare alla qualificazione diretta agli ottavi. Gli svizzeri sono al momento sedicesimi, con 8 punti conquistati. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Losanna-Fiorentina, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Losanna-Fiorentina, in campo stasera alle 21:
Losanna (4-3-1-2) Letica; Soppy, Mouanga, Okoh, Poaty; Butler-Oye, Roche, Sigua; Lekoueiry; Diakitè, Bair. All. Zeidler
Fiorentina (3-5-2) De Gea; Pongracic, Comuzzo, Viti; Dodò, Mandragora, Nicolussi Caviglia, Richardson, Fortini; Dzeko, Kean. All. Vanoli
Losanna-Fiorentina, dove vederla
La partita di Conference League tra Losanna e Fiorentina sarà visibile su Sky Sport, ai canali 202 e 253. Il match sarà visibile anche in streaming su Sky Go e Now.

Donald Trump ha parlato per quasi venti minuti senza mai fermarsi, a un ritmo insolitamente rapido, senza pause. "Buonasera America, undici mesi fa ho ereditato un disastro e ora lo sto risolvendo", ha esordito ieri sera dalla Diplomatic Reception Room della Casa Bianca, rivolgendosi alla nazione. I temi toccati sono gli stessi già affrontati nel recente comizio in Pennsylvania, con cui ha dato il via al suo tour politico in vista delle elezioni di Midterm del prossimo anno: immigrazione, lotta ai cartelli della droga, deportazioni, economia, sanità e tariffe. Ma il tono è apparso diverso: più ripetitivo, e - secondo fonti interne all’amministrazione – segnato da una certa tensione, legata ai timori di una possibile sconfitta elettorale che potrebbe costargli la maggioranza al Congresso. Come già accaduto in passato, Trump ha puntato il dito contro il suo predecessore Joe Biden, accusandolo del declino del Paese e delle difficoltà attuali, sostenendo che "fino a un anno fa, l’America era morta".
"Ho fermato l’invasione, Washington è ora una città sicura"
"Ho fermato l’invasione. Non ci serviva una nuova legge come ha detto Biden, serviva un nuovo presidente e così è stato. Abbiamo iniziato le deportazioni. Washington non è mai stata così sicura e stiamo distinguendo i cartelli della droga. L’arrivo della droga è diminuito del 94%", ha detto il presidente sostenendo che sotto Biden sono arrivati 25 milioni di persone che "hanno invaso il nostro Paese", mentre i dati dicono che sono arrivati 12 milioni di migranti e la maggior parte sono stati rimandati indietro. Il presidente ha ripetuto di aver fatto finire otto guerre e soprattutto di aver portato la pace in Medio Oriente "per la prima volta in 3.000 anni".
"Mai un’inflazione così bassa"
"Qui l’economia comincia a funzionare. Sto facendo scendere i prezzi e lo sto facendo molto velocemente", ha detto ricordando che l’inflazione non è mai stata così bassa e il numero di posti di lavoro non è mai salito così tanto. "Sotto Biden la maggior parte dei posti di lavoro sono andati ai migranti. Noi abbiamo creato posti di lavoro al 100% per cittadini nati in America", ha detto. Ma è proprio la velocità con cui ha ripetuto il messaggio ai cittadini a non aver convinto molti analisti. I numeri dicono che l’inflazione a settembre è tornata al 3% come nel gennaio del 2025 e il numero potrebbe peggiorare. Secondo il presidente della Fed, Jerome Powell, la colpa del rialzo dell’inflazione è dovuta alle tariffe. I dazi sono stati anche condannati dalla chief of staff Susie Wiles, che in un'intervista a Vanity Fair le ha definite 'dolorose'. Anche la disoccupazione è tornata a salire, dal 4% del gennaio 2025 al 4,6% dell’ultima lettura di novembre, cosa che diversi economisti imputano alle tariffe. Trump invece ha promesso nuovi tagli dei tassi sul costo del denaro: "A gennaio annuncerò il nome del nuovo presidente della Fed che ha come priorità il taglio dei tassi", ha detto.
Trump invece è convinto che la rinascita degli Stati Uniti sia legata principalmente alle tariffe ("che io amo, sono la mia parola preferita"). "Abbiamo attirato 18 miliardi di investimenti. Questo è stato possibile grazie alle tariffe. In passato altri Paesi le hanno usate contro di noi. Ma ora basta. Le aziende sanno che se aprono qui non le pagano e le stiamo attirando", ha sostenuto, ricordando che nei prossimi anni ci sarà un boom di nuove aziende, investimenti, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale. Non ha mai parlato della parola chiave per i politici democratici, quell’affordability che sta facendo paura ai repubblicani e potrebbe riportare a vincere un partito democratico in forte difficoltà. Trump ha poi aggiunto: "Sotto Biden i salari sono scesi di 3.000 dollari, con me sono saliti di 1.300 dollari. Per la prima volta in anni l’inflazione aumenta meno dell’aumento dei salari".
Ci sono poi le promesse: nel 2026 Trump prevede un nuovo ribasso delle tasse, "il più grande della storia". "Faremo tagli che faranno salvare alle famiglie tra gli 11.000 e 20.000 dollari l’anno grazie al Big Beautiful Bill", la legge di bilancio approvata a luglio dal Congresso che entrerà in vigore a gennaio. Trump ha poi discusso ancora una volta della sua idea per superare Obamacare, che ha definito "Unaffordable care act". "Sto anche facendo scendere i costi delle medicine. Ho contrattato direttamente con altri paesi che ci sfruttavano e ora i prezzi scenderanno e non è mai successo. Da gennaio il presidente ha detto che sarà online Trump RX, dove è possibile comprare medicine a prezzi calmierati. Sulle assicurazioni ha aggiunto: "I soldi devono andare alle persone così possono comprare le loro assicurazioni. L’Unaffordable care act è stato creato per arricchire le assicurazioni".
Trump ha anche parlato del costo dell’energia, un altro tema fondamentale per sperare di vincere le elezioni di Midterm, visti gli aumenti. "L’energia verde è una truffa e ha fatto salire il costo dell'energia che sotto Biden è cresciuto tra il 30% e il 100%", ha detto ricordando che i prezzi scenderanno e che già ora la benzina costa 2,55 dollari il gallone in molti stati e 1,99 il gallone in alcuni Stati. C’è poi la sorpresa per i militari, che riceveranno un assegno da 1.776 dollari. "Questo denaro sta già andando alle truppe, lo stanno ricevendo". Alla fine è tornato sull’immigrazione clandestina: "Biden ha fatto entrare gente illegalmente, gli ha dato case, hanno rubato i nostri lavori. Si sono fatti curare con i soldi delle vostre tasse. Noi mettiamo l’America per prima. E la renderemo grande ancora una volta", ha concluso. (di Angelo Paura)

Il Consiglio Europeo che si riunisce oggi, e probabilmente anche domani, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni sarà "abbastanza complicato", per dirla con una fonte diplomatica coinvolta nei negoziati. Il nodo principale del summit è il via libera, o forse lo stop, a un prestito Ue all'Ucraina, il cosiddetto prestito di riparazione, basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa, che ammontano a 210 miliardi di euro, 185 dei quali sono nelle disponibilità di Euroclear, colosso belga che è uno snodo critico del sistema finanziario globale, attivo nella compensazione, regolamento e custodia di titoli su molti mercati finanziari, non solo europei ma anche americani e asiatici.
Finora, è la sola opzione formalmente sul tavolo, malgrado la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen abbia fatto una mezza marcia indietro, ricordando di aver messo sul piatto "due" soluzioni: un prestito Ue basato sul margine del bilancio comune e un prestito basato sui beni congelati alla Russia. In realtà, la prima soluzione è stata messa sul tavolo dalla Commissione ben sapendo che sarebbe stata bocciata, con l'utile aiuto della presidenza danese del Consiglio Ue. In realtà, nell''option paper' iniziale della Commissione, di opzioni ce n'erano tre e la prima erano trasferimenti all'Ucraina da parte dei singoli Paesi. Quella proposta è stata immediatamente accantonata, senza neppure discuterla, con l'argomento che avrebbe pesato troppo sui bilanci nazionali.
A Bruxelles non manca chi critica apertamente la gestione di questo dossier da parte della Commissione, con gli ambasciatori costretti a lavorare fino a mezzanotte e oltre ogni giorno su un progetto che, più si avvicina il summit, più si fa complicato. Anche stasera il Coreper si riunisce di nuovo per discutere e tentare di trovare un terreno comune. E' difficile non notare che la Danimarca, che ha la presidenza di turno, fa parte storicamente della 'filiera' dei Frugali, i Paesi contrari a qualsiasi tipo di debito Ue, come la Germania e l'Olanda, anche se gli sviluppi geopolitici degli ultimi anni hanno un po' ammorbidito le posizioni di Copenaghen.
Cresce il fronte dei contrari al prestito con asset russi
La premier Mette Frederiksen, socialdemocratica ma danese, dopo che Donald Trump ha minacciato di prendersi la Groenlandia, si è schierata a favore di un deciso aumento delle spese militari. Anche le altre voci in capitolo, l'estone Kaja Kallas che pure aveva proposto per prima il debito Ue per aiutare l'Ucraina quando era premier per vederselo respingere, e il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis, lettone, fanno parte di quella filiera e non sono mai stati fan sfegatati degli Eurobond, anche se i Baltici dopo l'invasione russa dell'Ucraina sono diventati molto meno rigidi, per ovvi motivi.
In realtà, sul finanziamento all'Ucraina sta riemergendo in queste ore l'antica faglia che ha diviso l'Ue per molti anni e che era stata solo temporaneamente colmata davanti alla pandemia di Covid-19, con Next Generation Eu: quella tra i Paesi contrari al debito comune e quelli a favore. L'opzione del debito Ue è stata sì menzionata al tavolo del Coreper ma, visto che richiede l'unanimità e che l'Ungheria è notoriamente contraria, è stata immediatamente "messa sullo scaffale", nella definizione di un alto funzionario Ue. Dopodiché, gli ambasciatori hanno lavorato fino allo sfinimento sull'unico testo giuridico messo sul tavolo dalla Commissione, quello sul prestito di riparazione.
Problema: i Paesi che hanno perplessità, a vario titolo, sulla proposta presentata dalla Commissione non sono pochi. Se ne contano almeno sette, e sono solo quelli venuti allo scoperto. Il Belgio è contrario fin dall'inizio, e sta conducendo una opposizione molto "dura", essendo il Paese che rischia di più. Tra l'altro il premier Bart De Wever , fiammingo dell'N-Va, sta unendo tutto il Paese dietro di sé sull'opposizione all'operazione asset russi: un mezzo miracolo, viste le proteste e gli scioperi che si susseguono da settimane nel Paese contro i tagli al bilancio.
L'Italia e la versione di Lagarde
Italia, Bulgaria e Malta hanno votato con Bruxelles per rendere semi-perenne, a maggioranza qualificata, il congelamento dei beni russi, per cui la Commissione si è appellata all'articolo 122 del Tfue, mossa che per Viktor Orban, affezionato al veto, equivale ad uno "stupro" del diritto Ue. I quattro Paesi hanno allegato una dichiarazione al voto in cui chiedono di esplorare opzioni alternative e meno rischiose.
Ungheria e Slovacchia sono da tempo su posizioni non allineate con la direttrice maggioritaria filo Ucraina, del sostegno 'as long as it takes', per tutto il tempo necessario. La Repubblica Ceca ha un primo ministro, Andrej Babis, appena tornato al potere, che viene dai Liberali ma che ora milita nei Patrioti per l'Europa, il gruppo del Rassemblement National e della Lega. Il miliardario ha già detto che Praga non intende contribuire alle garanzie necessarie affinché il prestito assomigli il meno possibile ad una confisca. Oggi, a margine di un prevertice dei Patrioti a Bruxelles, ha predetto che si negozierà "fino all'ultimo minuto" del summit.
Se ieri l'obiettivo, secondo un alto funzionario Ue, era quello di avere un ok "il più vicino possibile a 26" al prestito di riparazione, oggi quell'obiettivo appare seriamente in bilico, anche se fonti Ue precisano che il progetto è "tuttora sul tavolo". Il fatto è che l'alternativa messa sul piatto dalla Commissione, un prestito basato sull'headroom del bilancio Ue, il margine (differenza tra impegni e pagamenti), sulla falsariga 'tecnica' di Next Generation Eu, necessita dell'unanimità.
Ieri però si è saputo, e lo confermano più fonti, che la presidente della Bce Christine Lagarde, che di professione faceva l'avvocata d'affari, durante la cena dell'Ecofin della settimana scorsa ha fatto notare che, se la Commissione può usare l'articolo 122 del Tfue per approvare a maggioranza qualificata la 'perennizzazione' del congelamento degli asset russi, che riguarda l'ambito delle sanzioni (ha sempre richiesto l'unanimità), allora può fare la stessa cosa per un prestito basato sul bilancio Ue.
Orban: "Non c'è più leale cooperazione"
Quindi von der Leyen, usando l'articolo 122 del Tfue, potrebbe aver aperto il vaso di Pandora. Orban oggi ha osservato che "prima il congelamento doveva venire rinnovato ogni sei mesi, all'unanimità. Ora la burocrazia ha deciso che non c'è bisogno di alcuna procedura e che si può fare a maggioranza, una cosa che è totalmente e ovviamente contro i regolamenti. Il principio di leale cooperazione, che è necessaria per il funzionamento dell'Ue, non esiste più, almeno da parte loro". Il Belgio, da parte sua, chiederà una discussione approfondita su entrambe le opzioni messe sul tavolo, non solo su quella legata agli asset russi.
Il problema è politico e riguarda principalmente la Germania, dove l'AfD è prima nei sondaggi, e in subordine gli altri Frugali, Paesi Bassi in testa. A causa della forza dell'AfD, che non cala nei sondaggi malgrado non abbia affatto moderato le proprie posizioni, il cancelliere Friedrich Merz non può permettersi di spiegare agli elettori tedeschi che occorre fare debito per aiutare l'Ucraina. Come ha confermato più volte l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, l'idea di fare debito Ue per sostenere Kiev, da lei lanciata quando era ancora premier dell'Estonia, "non ha preso quota". In teoria, il prestito di riparazione potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata, mettendo il Belgio in minoranza. Ma, come spiega una fonte diplomatica, "nessuno" intende percorrere una strada simile, che creerebbe un precedente pericoloso per tutti.
Il Belgio resta sulle proprie posizioni, anche se, come ha detto il premier Bart De Wever, non ha la vocazione di comportarsi nell'Ue "come l'Ungheria" di Viktor Orban. Il quale Orban, dal canto suo, oggi ha detto che De Wever è "sulla strada giusta". Sulla stessa linea Marine Le Pen, secondo la quale il Belgio "ha ragione a resistere" al progetto di usare i beni russi per aiutare l'Ucraina.
Il nodo dei bond infruttiferi
Intanto, almeno una delle condizioni che il Belgio ha posto, quella di non essere l'unico Paese a vedersi semi-confiscati i beni della Banca centrale russa, potrebbe essere soddisfatta. La proposta della Commissione già prevede la partecipazione dei beni russi congelati parcheggiati in altri Paesi. Un problema particolare è quello delle banche francesi, sugli averi russi delle quali mancano dettagli. La fonte ha assicurato che ci sono "evoluzioni positive" sul fronte della partecipazione di "tutti gli asset congelati" al cosiddetto prestito di riparazione all'Ucraina. Fonti dell'Eliseo hanno tuttavia spiegato che aggiungere i beni russi congelati nelle disponibilità delle banche "non è la priorità", dato che non farebbe altro che accrescere la "complessità" del progetto.
Il fatto è che il governo federale belga insiste, come farebbe qualunque altro esecutivo responsabile nei suoi panni (lo ha riconosciuto lo stesso Friedrich Merz), per avere garanzie "open-ended", sia in termini temporali (ben oltre i 15 anni necessari a 'discontinuare' i trattati bilaterali sugli investimenti con la Russia) sia quantitativi, dato che, oltre alle somme dirottate sul prestito all'Ucraina, il Belgio potrebbe vedersi chiedere in giudizio pure il risarcimento dei danni, come è capitato al Lussemburgo, alle prese con le cause di un oligarca. E fornire garanzie di questo tipo è complicato per tutti, non solo per i Paesi con spazi di manovra limitati.
Un problema non piccolo, come spiegato recentemente dal Corriere della Sera, è che il prestito Ue all'Ucraina sarebbe costituito da titoli infruttiferi, che non producono interessi. Una caratteristica, questa, voluta dalla Germania di Merz, subito accontentato da von der Leyen, perché, se i bond pagassero cedole, somiglierebbero molto agli Eurobond, che fanno inorridire Berlino. Il problema è che, se qualcosa dovesse andare storto, Euroclear non potrebbe utilizzare quei titoli per chiedere liquidità alla Bce. In questo frangente, uno 'worst-case scenario' improbabile ma che non si può escludere a priori, Euroclear rischierebbe di andare in bancarotta. Cosa che sarebbe catastrofica, probabilmente peggio del fallimento di Lehman Brothers.
L'allarme di Fitch Ratings
Questo 'dettaglio' è stato indirettamente confermato da una nota pubblicata nella notte da Fitch Ratings, la quale ha messo Euroclear in credit watch negativo proprio a causa del progetto dell'Ue di sottrarle gli asset congelati alla Russia e dell'incertezza relativa alle garanzie. L'agenzia ha evidenziato il "potenziale aumento dei rischi di liquidità e legali" connesso all'eventuale prestito. Secondo Fitch, "il rischio di contenzioso potrebbe aumentare significativamente se non fosse sufficientemente compensato dalle tutele legali incluse nella struttura del prestito di riparazione". D'altra parte, lo scenario di base di Fitch rimane che, se la Commissione "procederà con i piani per un prestito di riparazione, verranno fornite a Euroclear Bank ampie tutele legali e di liquidità", che consentiranno alla società bruxellese di mantenere il merito di credito attuale.
La nota di Fitch ha rafforzato ulteriormente la posizione del Belgio: pare che l'ambasciatore presso l'Ue l'abbia immediatamente girata ai colleghi. Sono cresciuti di pari passo i dubbi che vari Stati continuano a nutrire sull'opportunità di imbarcarsi in una operazione così rischiosa e complessa, inclusa l'Italia la quale, avendo un debito pubblico importante da rifinanziare, verrebbe danneggiata dall'indebolimento dell'attrattività dell'euro, perché dovrebbe pagare di più gli investitori per piazzare i propri titoli di Stato. A questo punto, "non sarebbe meglio un prestito normale all'Ucraina?", si chiede una fonte diplomatica.
Alla Commissione sono, o forse lo erano fino alla nota di Fitch, convinti di avere ridotto i rischi al minimo. E la decisione sul prestito cosiddetto di riparazione resta "il principale punto del Consiglio Europeo", sul quale i leader sono chiamati a prendere "una decisione", ha spiegato un alto funzionario Ue. Il presidente Antonio Costa "ritiene indispensabile" che una decisione venga presa questa settimana, "anche se i leader dovranno trattenersi un po' più a lungo del solito" nell'Europa Building.
La possibile soluzione temporanea
Costa ha ventilato la possibilità di trattenere i leader a Bruxelles fino a sabato 20. Dato che il Consiglio Europeo è preceduto da un summit Ue-Balcani Occidentali, vorrebbe dire che i leader (probabilmente non tutti) dovrebbero trattenersi nella capitale belga per ben tre notti. Come scherza qualcuno, si sfiorerebbe il sequestro di persona. A Bruxelles in queste ore corrono voci incontrollate di un summit monstre, addirittura fino a domenica. Sfortunatamente, non è possibile escluderlo del tutto: nel luglio del 2020, sotto la gestione di Charles Michel, ci vollero quattro giorni e quattro notti di summit per trovare l'accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e su Next Generation Eu.
Resta sempre la possibilità di avere una soluzione temporanea, che comunque sarà necessaria in ogni caso, visti i tempi biblici con cui si muove l'Ue, anche se una soluzione a medio-lungo termine va decisa adesso, per lo stesso motivo. Forse un prestito-ponte, in grado di accompagnare l'Ucraina per qualche mese, in attesa di vedere come andranno le trattative in corso. Un alto funzionario Ue non ha scartato nettamente questa possibilità, ma ha ribadito che l'ipotesi di lavoro resta il prestito di riparazione. Una fonte diplomatica fa però notare che un civil servant responsabile ha sempre un piano B, nel caso il piano A non dovesse passare. E, malgrado fonti Ue confermino che il prestito di riparazione resti "molto" sul tavolo, non è affatto detto che passi.
La bozza delle conclusioni prevede altri punti, sui quali però non si prevedono grandi "discussioni" tra i leader. Una sarà sull'allargamento dell'Ue, ed è necessaria perché c'è la "possibilità realistica" che "a breve termine" alcuni Paesi candidati siano pronti ad aderire all'Ue: il più avanzato è il Montenegro, che ha chiuso 12 capitoli negoziali su 33. Quindi, l'Ue deve prepararsi al momento in cui dovrà decidere cosa fare: l'ultimo Paese che ha aderito all'Unione è la Croazia, entrata nel 2013, che oggi è nell'euro.
Nel frattempo, l'Ue ha perso il Regno Unito, potenza nucleare con 70 mln di abitanti. Orban ha sottolineato l'importanza della Serbia, un "Paese chiave", senza il quale nei Balcani Occidentali "non si fa nulla". Il leader ungherese è tutt'altro che isolato nel considerare importante Belgrado, malgrado il suo mancato allineamento sulle sanzioni contro la Russia, con la quale ha rapporti antichi e consolidati. Intanto, la conferenza stampa finale del vertice Ue-Balcani Occidentali di questa sera è stata cancellata, ufficialmente per mancanza di tempo.
Trattori in piazza a Bruxelles
La seconda discussione sarà sull'Mff 2028-34, la cui proposta andrebbe approvata "idealmente entro la fine del 2026", in modo da avere "tutto il 2027" per il lavoro legislativo necessario ad un avvio fluido del nuovo Quadro finanziario pluriennale. L'Italia ha già chiarito, per bocca del ministro agli Affari Europei Tommaso Foti, di non vedere ragione per inserire nelle conclusioni una deadline a fine 2026, dato che la 'negobox' prevede anche i 'rebates', gli sconti ai contributi dei contributori netti al bilancio Ue, che la presidenza danese (e qui ha colpito ancora la 'filiera' Frugale) ha infilato nel pacchetto di negoziazione. L'Italia, tutt'altro che isolata, li considera "anacronistici" e "desueti": la prima a contestare apertamente la loro riemersione, tuttavia, è stata la Francia. Anche il commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin ha detto che la Commissione non è affatto "entusiasta" dei rebates.
Intanto, per oggi è annunciata una protesta degli agricoltori a Bruxelles, contro la proposta di bilancio della Commissione, che accorpa Pac e politica di coesione in singoli piani nazionali, cosa che comporterà tagli. La protesta sarà diretta anche, con ogni probabilità, contro l'accordo Ue-Mercosur e potrebbe essere esacerbata dal malessere degli allevatori francesi, colpiti da focolai di dermatite nodulare che vengono combattuti abbattendo e incenerendo intere mandrie di bovini. Un metodo drastico, probabilmente inevitabile per eradicare la malattia, che però viene vissuto spesso come un trauma dai proprietari degli animali.
I leader discuteranno anche, in vista del Consiglio Europeo informale del prossimo febbraio, di "geoeconomia", cioè delle implicazioni strategiche che la dimensione economica ha sempre avuto. In questo ambito, verrà probabilmente discussa la nuova "postura" degli Usa di Donald Trump, che hanno applicato dazi all'Ue e ad altri partner e non nascondono la propria insofferenza per l'Unione. Verrà probabilmente sollevato anche il tema dell'accordo commerciale Ue-Mercosur, che i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen dovrebbero andare a firmare in Brasile sabato 20 dicembre.
A rischio la firma del trattato Ue-Mercosur
Non è affatto detto che ci riescano. La Francia ha chiesto ufficialmente un rinvio, perché l'Ue deve "proteggere" i propri agricoltori dalla concorrenza di produttori che non sottostanno alle medesime regole, come ha detto il ministro francese agli Affari europei Benjamin Haddad. La leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha detto che la Francia dovrebbe "dire no", anziché chiedere un rinvio. L'Italia non è ancora pronta a firmare e chiede l'approvazione di salvaguardie aggiuntive, uno scambio di lettere con i Paesi del Mercosur che segnali l'accettazione delle medesime e l'avvio di un provvedimento Omnibus che assicuri che nell'Ue non possano entrare tramite importazione prodotti che in Europa non si possono produrre legalmente.
Serve ancora qualche settimana, secondo una fonte diplomatica. E, in realtà, ci sarebbe tempo fino alla metà di gennaio, dato che il Paraguay, un Paese ritenuto più malleabile per gli Usa rispetto al Brasile di Lula, assumerà la presidenza nella seconda metà del mese prossimo. Si vedrà se l'Ue riuscirà a firmare un accordo commerciale con un'area di libero scambio da oltre 280 milioni di abitanti, utile a compensare almeno parzialmente il terreno perso negli States, dove il protezionismo è tornato di gran voga.
Il Consiglio Europeo dovrebbe prendere il via intorno alle 10, dopo i prevertici dei partiti, con il consueto intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola. Verrà di persona, contrariamente alle previsioni della vigilia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il programma, suscettibile di variazioni, prevede una prima discussione sull'Ucraina, poi una sull'allargamento, successivamente il bilancio Ue e poi una cena sulla geoeconomia e la competitività. Il summit si protrarrà "per tutto il tempo necessario", minacciano fonti Ue. (di Tommaso Gallavotti)

"Una stagione precoce e intensa" quella dell'influenza di quest'anno, che si sta diffondendo nella Regione Europea "prima del solito, con un nuovo ceppo virale dominante che sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di alcuni Paesi". A confermarlo è l'ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa. Oltre la metà della regione si trova nella morsa del 'super virus', secondo i dati diffusi oggi. La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima rispetto alle stagioni precedenti, e almeno 27 dei 38 Paesi della Regione europea dell'Oms che hanno comunicato i dati stanno ora registrando un'attività influenzale elevata o molto elevata. In 6 Paesi - Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito - più della metà dei pazienti sottoposti a test per sindrome simil-influenzale è risultata positiva all'influenza in questa fase della stagione.
Il nuovo ceppo
"L'influenza arriva ogni inverno, ma quest'anno è un po' diverso", osserva Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell'Oms Europa. "Un nuovo ceppo, il sottoclade K dell'influenza A H3N2, sta causando infezioni, sebbene non vi siano prove che causi una malattia più grave. Questa nuova variante dell'influenza stagionale rappresenta ora fino al 90% di tutti i casi confermati nella regione europea. Ciò dimostra come anche una piccola variazione genetica nel virus influenzale possa esercitare un'enorme pressione sui nostri sistemi sanitari, poiché le persone non hanno un'immunità consolidata" contro il nuovo ceppo.
L'Oms Europa invita a vaccinarsi ed evidenzia che, "sebbene non possa prevenire l'infezione, i primi dati provenienti dal Regno Unito confermano che l'attuale vaccino antinfluenzale stagionale riduce il rischio di gravi conseguenze per la salute causate dal virus A H3N2. La vaccinazione rimane la misura preventiva più importante" contro le complicanze. Lo è "particolarmente per i soggetti a più alto rischio, inclusi gli anziani, le persone con patologie pregresse, le donne in gravidanza e i bambini. Anche gli operatori sanitari sono un gruppo prioritario per la vaccinazione, al fine di proteggere la propria salute e quella dei loro pazienti".
Quando ci sarà il picco
Come in altre stagioni, i bambini in età scolare sono "i principali motori della diffusione nella comunità". Mentre gli adulti di età pari o superiore a 65 anni costituiscono "la maggior parte dei casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero", evidenziando la priorità di questi gruppi per la vaccinazione. I casi, avverte l'Oms Europa, continueranno ad aumentare fino al picco della stagione influenzale, "probabilmente tra fine dicembre e inizio gennaio". La maggior parte delle persone guarirà dall'influenza spontaneamente. Ma "le persone con sintomi gravi o altre patologie dovrebbero consultare un medico", avverte l'ufficio regionale dell'agenzia Onu per la salute, ribadendo "le misure comprovate per limitare la trasmissione e salvare vite umane", cioè in primis la vaccinazione. "Vaccinarsi è la migliore difesa soprattutto per i gruppi ad alto rischio e gli operatori sanitari, che dovrebbero anche seguire le misure di prevenzione delle infezioni e indossare una mascherina quando necessario".
Come frenare la diffusione dell'influenza?
L'Oms Europa raccomanda di "restare a casa se non ci si sente bene. In caso di sintomi respiratori, indossare una mascherina in pubblico per evitare di trasmettere il virus ad altri. E quando si starnutisce o tossisce, coprire bocca e naso". Altre misure utili da applicare: lavarsi regolarmente le mani e aprire frequentemente finestre e porte per migliorare il flusso d'aria negli ambienti interni.
"L'attuale stagione influenzale, sebbene grave, non rappresenta il livello di emergenza globale che abbiamo affrontato durante la pandemia di Covid-19 - riflette Kluge - I nostri sistemi sanitari hanno decenni di esperienza nella gestione dell'influenza, disponiamo di vaccini sicuri che vengono aggiornati annualmente e abbiamo un chiaro manuale di misure protettive efficaci. Se utilizziamo gli strumenti comprovati che già abbiamo - vaccinazioni, comportamenti attenti alla salute e sistemi sanitari pubblici solidi per proteggere i più vulnerabili - allora supereremo questa prevedibile tempesta stagionale. È inoltre fondamentale, nell'attuale clima di disinformazione, cercare informazioni credibili da fonti attendibili come le agenzie sanitarie nazionali e l'Oms. In una stagione influenzale difficile, informazioni affidabili basate su prove scientifiche possono salvare vite umane".

Il caso Garlasco torna in aula. L'indagine che da mesi è al centro del dibattito mediatico e che viene tirata in ballo anche dalla politica in vista del referendum sulla giustizia è a un punto cruciale: la fine dell'incidente probatorio fisserà uno dei punti più controversi nell'indagine su Andrea Sempio, indagato per l'omicidio in concorso di Chiara Poggi. Oggi, giovedì 18 dicembre, nel Palazzo di giustizia di Pavia, la giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli detterà i tempi del confronto fra i periti e i consulenti delle parti.
Le impronte, la spazzatura e il Dna
Due i macro argomenti sul tavolo: le impronte, analizzate nella villetta e le tracce, trovate su alcuni oggetti conservati dal 13 agosto 2007 nella spazzatura della villetta di via Pascoli a Garlasco da un lato e l'analisi del materiale genetico trovato sulle unghie della ventiseienne dall'altro. Gli approfondimenti sul versante dattiloscopico - affidato ai periti Domenico Marchegiani e Giovanni Di Censo - non hanno rilevato la presenza di Sempio a casa Poggi, frequentata dal 37enne in quanto amico di Marco, fratello della vittima. Nessuna delle circa sessanta impronte è dell'indagato e nella spazzatura l'unica traccia che non riporta alla vittima è il Dna di Alberto Stasi trovato sulla cannuccia dell'Estathé. Una novità che va contestualizzata con le dichiarazioni rese dall'allora fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come il solo assassino.
E' sul Dna che si concentrerà il vero confronto. La perizia Albani, messa a disposizione alle parti già il 3 dicembre scorso, ha consegnato conclusioni che hanno offerto letture multiple. Se la Procura di Pavia e la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, leggono la "compatibilità" tra il materiale sulle unghie e il Dna di Sempio come un elemento che lo colloca sulla scena del delitto, i consulenti del 37enne evidenziano l'impossibilità (decretata dalla stessa Albani) di stabilire se quella traccia - che non è databile, né collocabile sopra o sotto le unghie - è frutto di un contatto con la vittima oppure mediato, cioè 'trasferito' per aver maneggiato in tempi diversi uno stesso oggetto. In questo senso la difesa, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno elencato in una relazione quelli che sono gli oggetti - la tastiera del computer, il telecomando del televisore, l'asciugamano del bagno o elementi presenti in cucina - che Sempio avrebbe potuto toccare visto che frequentava casa Poggi.
L'attendibilità della traccia genetica
Ed è anche sull'attendibilità scientifica della traccia genetica che le opinioni divergono. "Quando una comparazione non può dare un risultato scientificamente certo non può darlo. E quando un risultato non è consolidato perché mancano le repliche previste dai protocolli scientifici, la Corte di Cassazione è chiarissima: quel dato non vale come prova" la tesi della difesa dell'indagato che trova d'accordo Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano stabilì l'impossibilità di attribuire quel Dna maschile degradato, escludendo anche l'imputato Stasi poi condannato per un "mosaico di prove", a dire della Cassazione.
In aula spetterà agli avvocati porre le domande tecniche ai periti per chiarire i punti "critici" dei loro elaborati. Una volta discussa e 'cristallizzata' la perizia sarà una sorta di punto fermo per le parti. Nessuna valutazione spetterà alla gip Garlaschelli che dovrà solo raccogliere tutti gli elementi di un'udienza che si preannuncia non breve.
L'incidente probatorio sarà l'ultimo passo, salvo sorprese, prima della chiusura indagini della Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone. E' solo allora che verranno svelati i risultati delle consulenze affidate all'anatomopatologa Cristina Cattaneo per chiarire la dinamica dell'omicidio di Chiara Poggi e al Racis chiamato a tratteggiare il profilo del sospettato. Elementi che insieme alla traccia 33 (attribuita da chi indaga a Sempio) trovata sulle scale dove viene gettata la vittima, alle testimonianze raccolte e al movente individuato in una presunta infatuazione per la vittima potrebbero portare la Procura a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio.



