
Allarme leishmaniosi in Europa. La malattia colpisce sia animali che esseri umani, provocando migliaia di infezioni ogni anno, ed è veicolata da un parassita chiamato Leishmania infantum, al centro di diversi studi. In Spagna una ricerca dell'Università di Cordova, in collaborazione con il Gruppo SaBio dell'IREC, ha evidenziato come il parassita proliferi non solo sui cani, ma in particolare su conigli e lepri, animali che spesso si trovano a stretto contatto con l'uomo.
I risultati della ricerca
Per due anni, i ricercatori hanno condotto un'ampia campagna di campionamento che ha incluso cani, lagomorfi (la famiglia di mammiferi che comprende conigli e lepri) ed esseri umani, oltre a un'analisi entomologica dei pappataci,l'insetto che trasporta il parassita della leishmaniosi. I risultati, pubblicati sulla rivista Pathogens and Global Health, mostrano un risultato sorprendente (e allarmante): di tutti i lagomorfi selvatici analizzati, il 100% era infetto da leishmaniosi. Tra i cani invece il 73,2% trasportava con sé il parassita, mentre negli esseri umani la percentuale era del 6,2%.
L'analisi entomologica è stata altrettanto rivelatrice: oltre il 25% dei pappataci catturati nella zona era infetto. La specie predominante, Phlebotomus perniciosus, è considerata il principale vettore della malattia. Inoltre, uno dei focolai di trasmissione è stato localizzato in prossimità di una piccola riserva di caccia alla selvaggina adiacente alla città di Cordova, dove la densità di lagomorfi selvatici è particolarmente elevata.
Questa scoperta rafforza l'ipotesi che questi animali agiscano come serbatoi naturali. A fungere da 'rifugio' per il parassita, è proprio l'ambiente selvaggio, che porta poi alla circolazione della malattia.
Come prevenire la malattia
Gli autori dello studio hanno sottolineato la necessità di integrare il concetto di 'One Health', ovvero riconoscere la connessione e l'interdipendenza tra la salute umana, quella animale e dell'ambiente che li ospita. "La sorveglianza della fauna selvatica è importante quanto il controllo dei vettori e la protezione degli animali domestici", sottolinea l'IREC. Servono, insomma, misure urgenti, tra cui vaccinazioni e repellenti per cani, campagne di sensibilizzazione pubblica e un monitoraggio sistematico delle popolazioni di pappataci.
Allo stesso modo, sottolineano che una conoscenza approfondita del ruolo svolto dalle riserve naturali può fare la differenza tra contenere un'epidemia o consentire che diventi un problema cronico di salute pubblica.
Cos'è la leishmaniosi
A fornire una definizione di leishmaniosi è l'Istituto Superiore di Sanità: "Con il termine leishmaniosi si intende un gruppo di malattie parassitarie trasmesse da insetti, i flebotomi. A dispetto della loro emergenza mondiale, la leishmaniosi è considerata 'negletta' e ciò per diversi motivi, non ultimo la complessità della patologia, in cui sono coinvolte 21 specie di Leishmania patogene per l’uomo con un’ampia varietà di forme cliniche".
"La malattia può essere trasmessa solo con la puntura di un insetto vettore che precedentemente si è infettato pungendo un animale (zoonosi) o una persona infetta. Più raramente la malattia è trasmessa da uomo a uomo attraverso il sangue (trasfusioni o tramite passaggio di siringhe per coloro che utilizzano droghe per via venosa) o in seguito a trapianto d’organo", ha spiegato l'Iss, che poi ha elencato quattro forme in cui può presentarsi la leishmaniosi.
"leishmaniosi viscerale (LV), la più grave, una forma cronica che coinvolge vari organi interni ed è mortale se non diagnosticata e trattata adeguatamente; leishmaniosi cutanea (LC), si manifesta con lesioni sulla pelle e spesso guarisce da sola senza trattamenti; leishmaniosi mucocutanea, colpisce le mucose del naso e della cavità orale; la guarigione spontanea è molto lenta e lascia cicatrici deturpanti, talvolta può causare la morte per infezioni secondarie associate; leishmaniosi cutanea diffusa, simile alla L. cutanea, ma richiede un trattamento farmacologico e può comunque ripresentarsi (recidiva)".

Benessere psicologico, sicurezza e competenze salvavita sono al centro delle scelte formative dei professionisti sanitari nel 2025. E' quanto emerge dalla classifica dei corsi Ecm più seguiti dagli oltre 340mila iscritti al Club Professioni sanitarie di Consulcesi, nell'anno di chiusura del triennio formativo 2023-2025. La formazione continua - sottolinea Consulcesi - si conferma uno strumento strategico per affrontare le principali sfide del lavoro sanitario: carichi emotivi elevati, gestione dell'emergenza, innovazione tecnologica e aggiornamento normativo.
Il corso più scelto del 2025 - riferisce una nota - è 'In&burnout. Il burnout nelle professioni d'aiuto' (12 crediti Ecm), dedicato alla prevenzione e alla gestione dello stress lavorativo. Un dato che segnala una crescente attenzione alla salute mentale di chi opera quotidianamente in contesti ad alta pressione, con un impatto diretto sulla qualità delle cure. Tra i percorsi più seguiti anche 'Radioprotezione nelle esposizioni mediche' (12 crediti Ecm), che ha risposto al bisogno di aggiornamento sulle normative e sulle buone pratiche nell'uso delle radiazioni ionizzanti. La sicurezza di pazienti e operatori resta una priorità formativa, soprattutto in ambito diagnostico e terapeutico. Grande attenzione anche alla gestione dell'emergenza. Tra i corsi più frequentati figurano: 'Blsd, Pblsd e manovre di disostruzione' (9 crediti Ecm); 'Blsd e disostruzione: prevenzione e primo soccorso dal neonato all’anziano fragile' (50 crediti Ecm). Percorsi che coprono l'intera catena del soccorso e confermano il valore delle competenze salvavita nella pratica quotidiana. Anche la sanità digitale si conferma una componente strutturale dell'assistenza. Il corso 'Telemedicina: nuove frontiere del digitale per una sanità accessibile' (16,2 crediti Ecm) si è distinto per l'approccio pratico a fascicolo sanitario elettronico, gestione dei dati, Gdpr e linee guida Pnrr. Tra i più seguiti anche 'Innovazione vaccinale e strategie di comunicazione con i genitori' (5,4 crediti Ecm), che unisce aggiornamento scientifico e competenze relazionali, sempre più centrali per costruire fiducia e favorire un’adesione consapevole ai programmi vaccinali. Chiude la classifica 'Ictus: dalla fisiopatologia alla riabilitazione' (9 crediti Ecm), corso dedicato a una delle principali cause di mortalità e disabilità, con un approccio completo dalla prevenzione alla fase riabilitativa.
La classifica dei corsi Ecm più scelti su Club nel 2025 - conclude Consulcesi - restituisce l'immagine di professionisti attenti, consapevoli e orientati alla qualità. La formazione continua diventa così non solo un obbligo normativo, ma un investimento concreto per affrontare le sfide presenti e future del sistema sanitario.

No "assoluto e tassativo" a botti e fuochi di ogni tipo per il Capodanno dei bambini. Alla vigilia del veglione di San Silvestro Italo Farnatani - pur pediatra "liberale", come ama essere definito - rinnova il suo "divieto totale" ai giochi di luce per i piccoli, anche considerati gli ultimi dati della Polizia di Stato. L'inizio del 2025 si è chiuso infatti senza morti, ma per "l'incauto utilizzo di prodotti pirotecnici" si è comunque registrato "un aumento generale dei feriti - si legge nel bilancio del primo gennaio scorso - con un calo di quelli con meno di 40 giorni di prognosi" e "un aumento significativo di quelli gravi con una prognosi superiore. In particolare, se nel 2024 le persone colpite sono state 274, di cui 49 ricoverate", a inizio 2025 "sono state 309, di cui 69 ricoverate". E "tra i feriti aumenta anche il numero dei minori coinvolti, salito da 64 a 90".
Per Farnetani "l'aumento del numero dei minorenni feriti causa botti va interpretato in base a una considerazione valida per tutti i casi di incidente e infortunio nei minori": salvo eccezioni, "dipendono da una disattenzione o mancanza di controllo da parte dei genitori e degli adulti in generale", ammonisce il professore ordinario di Pediatria dell'università Ludes di Malta, che ha redatto per l'Adnkronos Salute un decalogo salva-bimbi rivolto ai genitori. Ecco le 10 raccomandazioni per festeggiamenti sicuri insieme ai bimbi:
1) "Ricordarsi che non esistono fuochi d'artificio sicuri. Anche le 'stelline' raggiungono una temperatura di 300 gradi - avverte Farnetani - pertanto il primo consiglio è quello di non usare fuochi d'artificio";
2) "Se proprio non se ne può fare a meno, utilizzare prodotti legali: devono presentare il marchio CE e sono classificati con la lettera F e numeri da 1 a 4 che indicano la pericolosità e le limitazioni di vendita e uso", descrive il pediatra;
3) "In ogni caso - insiste - i bambini devono stare sempre lontani dai fuochi. I fuochi vanno orientati in alto, considerando che i bambini hanno una statura inferiore agli adulti e potrebbero passare inosservati";
4) "Mai orientare e lanciare i fuochi verso zone buie - suggerisce ancora Farnetani - perché non si sa cosa o chi potrebbero colpire";
5) "Prima di usare i fuochi - continua l'esperto - accertarsi della posizione dei bambini e metterli in sicurezza, prestare la massima attenzione controllo e ricordarsi che la gran parte degli incidenti e infortuni dei bambini vengono provocati dalla disattenzione degli adulti";
6) "Mai far usare i fuochi dai bambini, nemmeno sotto il controllo degli adulti, neanche quelli apparentemente più innocui", ribadisce il medico;
7) "Quando si usano i fuochi - aggiunge - tenere a disposizione sempre un secchio d'acqua, utile per spegnere un principio di incendio o per immergere subito l'eventuale parte del corpo ustionata";
8) "Non raccogliere mai fuochi da terra";
9) "Non cercare di accendere fuochi inesplosi o che non sono bruciati rapidamente";
10) Infine, conclude il pediatra, "mai usare armi e tenerle ben chiuse" e fuori dalla portata dei bambini.

Innovazione, crescita e presenza internazionale. Sono le direttrici su cui sta lavorando per il futuro Dedem, azienda made in Italy storicamente legata al business delle cabine fototessera che punta a far diventare sempre più evolute, trasformandole in veri e propri punti di servizio per il cittadino. Ma per l'azienda di Ariccia, in provincia di Roma, che ha installato oltre sessanta anni fa la prima cabina fototessera in Italia, l'anno che si chiude è stato segnato dalla quotazione in Borsa.
"La quotazione -racconta ad Adnkronos/Labitalia Alberto Rizzi, amministratore delegato del Gruppo- è stata soprattutto l’inizio di una nuova fase, non un punto di arrivo. Ci ha dato maggiore visibilità e ci ha permesso di rafforzare il dialogo con il mercato e con le banche. Chiudiamo l’anno con un risultato molto concreto: abbiamo messo ordine nella struttura finanziaria, semplificandola e rendendola più solida, con scadenze più lunghe e un costo del debito migliore. Questo ci consente di guardare avanti con più serenità e con una capacità di investimento decisamente maggiore", sottolinea il dirigente dell'azienda che ha anche circa 2.100 macchine fototessera all’estero, tra Spagna e Repubblica Ceca.
Struttura finanziaria che si è ulteriormente rafforzata con un nuovo finanziamento con un pool di banche. "L’operazione -spiega Rizzi- nasce dall’esigenza di fare pulizia e creare spazio per crescere. Abbiamo unificato e rifinanziato linee accese negli anni scorsi e, allo stesso tempo, ci siamo dotati di risorse dedicate allo sviluppo. Una parte sarà destinata a investimenti tecnologici, digitali e industriali, oltre a operazioni di crescita per acquisizioni, in Italia e all’estero. Oggi Dedem conta oltre 650 persone, con una forte componente tecnica, e la crescita che stiamo programmando porterà anche nuove opportunità occupazionali, soprattutto nei settori più innovativi del gruppo", sottolinea.
Cambiamenti e innovazioni, ma si parte sempre dal primo business. "Le cabine fototessera -sottolinea- restano il nostro punto di partenza e, ancora oggi, uno dei nostri principali punti di forza. In oltre sessant’anni hanno attraversato tutte le grandi trasformazioni tecnologiche, dall’analogico al digitale, fino alle soluzioni più evolute per l’identità e i servizi al cittadino. Oggi non sono più solo un servizio essenziale, ma un prodotto riconosciuto anche a livello internazionale. La recente selezione della nostra cabina Icona da parte di Canon Europe come modello di riferimento per i photo booth nell’area Emea è un segnale importante di questo percorso: un riconoscimento che valorizza il nostro design, la nostra ingegneria e una visione industriale profondamente made in Italy".
"Parallelamente, il gruppo -continua Rizzi- si è evoluto ampliando il proprio raggio d’azione: dal leisure e dall’intrattenimento per famiglie fino ai servizi tecnologici più innovativi, con un’attenzione particolare all’Ict e alla stampa 3D. Siamo cresciuti mantenendo sempre il controllo diretto di progettazione, software e gestione: è questo approccio industriale integrato che ci ha permesso di innovare continuamente, senza mai perdere la nostra identità".
E le prossime sfide puntano a essere ancora più impegnative. "Le direttrici -spiega Rizzi- sono chiare: innovazione, crescita e presenza internazionale. Per esempio, stiamo lavorando per rendere le nostre cabine sempre più evolute, trasformandole in veri e propri punti di servizio per il cittadino. Continueremo a investire nel leisure, che sta crescendo molto, soprattutto nei centri commerciali, e a valutare acquisizioni mirate di operatori specializzati o con tecnologie interessanti. L’obiettivo è crescere in modo selettivo e coerente con quello che siamo", sottolinea. Non manca l'attenzione all'intelligenza artificiale. "L’intelligenza artificiale -conclude Rizzi- è già parte del nostro lavoro quotidiano. La utilizziamo per rendere i servizi più sicuri, soprattutto quando si parla di immagini biometriche e identità digitale. Stiamo collaborando con il mondo universitario su progetti di ricerca avanzata e allo stesso tempo stiamo integrando l’Ia nei nostri software per migliorare efficienza e affidabilità delle macchine. È un’evoluzione naturale per un’azienda che da sempre lavora tra tecnologia e servizio al cittadino".

"Se il 2024 verrà ricordato come l’anno delle 'stragi sul lavoro' - Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna - il 2025 non accenna a concedere tregua ai nostri operai". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella. "Lunedì 15 dicembre - spiega - un parlamentare presente alla discussione sul decreto Sicurezza alla Camera dei deputati ha letto i nomi dei morti sul lavoro del 2025: 896 vittime accertate. E' importante mettere l’accento sull’aggettivo 'accertate' perché, come non smetteremo mai di ricordare, si tratta di una strage che quotidianamente nasconde ulteriori morti, alle quali non viene concesso neanche quello scampolo di dignità che risiede nella parola pubblica. Parliamo delle vittime del lavoro irregolare che, nel nostro Paese, spazia dalla normalizzata mancanza di contratto sino ad arrivare a comprendere i cosiddetti 'schiavi del terzo millennio', sottomessi alle sempre più varie forme di caporalato che muoiono ogni giorno nel silenzio e, spesso, finanche nell’occultamento dei loro corpi".
"Tengo fortemente a sottolineare - chiarisce - la 'specificità operaia' che contraddistingue le lunghe liste dei nomi che suscitano lo sdegno delle opposizioni nelle aule parlamentari perché, ad esclusione degli incidenti in itinere, chi perde la vita lo fa nei cantieri, nei capannoni e nei magazzini di fabbriche e aziende, nei campi agricoli, nei tratti autostradali del Paese e nelle strade dei centri abitati, volendo con quest’ultima specifica intendere come 'operai' anche le centinaia di migliaia di lavoratori su piattaforma digitale operanti in Italia".
"Muoiono, in soldoni, coloro per i quali - ammette - è difficile pronunciare i famosi 'no che salvano la vita': coloro che accettano silenziosamente la mancanza di sicurezza per non rischiare di perdere il rinnovo del contratto o la certezza di un pagamento irregolare a fine mese o prestazione; tutti quei lavoratori costretti per tutta o gran parte della propria carriera al precariato e che hanno normalizzato nelle loro vite la sottomissione a regole grigie e patti di scorrettezza che continuano a non essere debellati dal nostro sistema lavorativo".
"Il crollo della Torre dei Conti a Roma - fa notare il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella - durante i suoi lavori di restauro, che ha causato la morte dell’operaio 66enne Octav Stroici, rappresenta uno tra i più drammatici simboli di quest’anno che si appresta alla conclusione. Un incidente sul lavoro caratterizzato da una sovraesposizione mediatica in ragione della cornice dell’avvenimento, a due passi dal Colosseo. Per la nostra Associazione la morte di Stroici, così come la morte a Torino dell’operaio 69enne Yosif Gamal, precipitato dal cestello di una gru mentre affiggeva cartelloni pubblicitari, rappresentano la sempre più drammatica e diffusa presenza di lavoratori anziani nel mondo operaio".
"Un nostro approfondimento disponibile sul sito www.anmil.it - ricorda - evidenziava a settembre come l’incremento dell’occupazione non derivi, in realtà, dall’immissione nel mercato di nuova forza lavoro, ma dipenda principalmente dal permanere in occupazione dei lavoratori più anziani, in ragione delle riforme pensionistiche che hanno innalzato l’età di pensionamento e nel tentativo di integrare importi di pensioni che non riescono a garantire, anche dopo decenni di lavoro, vite dignitose. Gli infortuni occorsi ad operai over 50 rappresentano una percentuale altissima che verrà resa disponibile con l’analisi degli Open data Inail di fine anno, ma che già oggi testimonia un sistema che complessivamente non gratifica in alcun modo il pilastro sul quale si regge la nostra Carta costituzionale".
"Arrivando ad analizzare - sintetizza - questo drammatico andamento del fenomeno infortunistico riguardante i lavoratori in Italia nell’ottica delle rivendicazioni da mettere in atto, l’Anmil chiede da tempo l’istituzione di una procura nazionale del lavoro che sia in grado, come quelle antimafia e terrorismo, di portare avanti indagini preliminari tecniche e specializzate al fine di produrre processi celeri che possano rendere giustizia a queste morti ingiustificabili nonché fare scuola per una reale rivoluzione del sistema. Chiediamo un’omogeneizzazione dei controlli e un reale potenziamento dell’organico dedicato alla vigilanza dell’attuazione delle misure dedicate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e non un continuo proliferare di norme delle quali il nostro ordinamento è ben provvisto".
"Chiediamo un investimento reale - continua - nella formazione al diritto del lavoro e alla sicurezza, che inizi sin dai cicli di istruzione obbligatoria per intensificarsi, con cadenza regolare e normata all’interno delle realtà lavorative, tenendo conto della specificità di ogni settore. Chiediamo che le retribuzioni siano adeguate agli standard del salario minimo proposto dalla direttiva dell’Unione Europea, date le evidenti carenze nei risultati della contrattazione collettiva nazionale, nella certezza per la quale costruire una reale tutela della salute e sicurezza dei nostri lavoratori significhi, in prima istanza, metterli nelle condizioni di non sottostare a condizioni rischiose e imposizioni di irregolarità di qualsivoglia natura soggiogati dal timore di perdere il sostentamento per loro e le loro famiglie".
"A confermare la portata strutturale di questa emergenza - insiste il presidente Anmil - non sono soltanto i dati sui decessi, ma anche quelli sugli infortuni e sulle malattie professionali: nei primi dieci mesi dell’anno sono stati denunciati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali, numeri che restituiscono l’immagine di un sistema che espone quotidianamente centinaia di migliaia di lavoratori a rischi inaccettabili".
"Chiediamo - afferma - una reale tutela delle vittime del lavoro e dei loro superstiti, categoria che rappresentiamo sia nella nostra composizione associativa che nel nostro impegno primario di azione, che riporti lo Stato nella sua veste di garante dei diritti inalienabili dei cittadini. Vogliamo, come ci troviamo purtroppo ad auspicare ogni anno, che il 2026 non consegni l’ennesimo racconto fatto di occasioni perse, slogan di commiato, inasprimenti burocratici e palliativi di facciata, ma che si lavori finalmente alla realizzazione concreta di istanze che da decenni tornano ciclicamente sugli stessi tavoli istituzionali - come l’istituzione della Procura nazionale del lavoro - oggi riproposte a nuovi interlocutori, ai quali ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per farsi, finalmente, promotori di un cambiamento reale".

"L’influenza di quest’anno tende a dare casi di polmoniti impegnative, anche nei giovani. Dopo alcuni giorni di febbre anche alta, con stanchezza e dolori muscolari può evolvere poi con una tosse secca che va avanti per giorni insieme all'elevata temperatura e maggiori difficoltà a respirare". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova, parlando dei sintomi dell'influenza 2025.
"Sapete quali sono le regioni italiane più colpite? Quelle dove ci sono meno persone vaccinate per l’influenza: Sardegna, Campania e Sicilia. Il vaccino, per quanto non perfetto sulla variante K[1], è comunque in grado di proteggere dalle forme più gravi. Chi non si immunizza corre più rischi e questa ormai è una equazione", rimarca l'infettivologo che puntualizza come alcune regioni italiane "se non vorranno continuare ad essere in difficoltà nel periodo influenzale, dovranno fare di più sulla promozione e la prevenzione vaccinale".

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset. Una decisione che arriva dopo il caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format 'Falsissimo'. Al centro della vicenda, le affermazioni secondo cui esisterebbe un presunto "sistema" per favorire l'ingresso di concorrenti, o aspiranti tali, all'interno del 'Grande Fratello', trasmissione condotta proprio da Signorini.
"È intenzione di questa difesa denunciare ogni dettaglio di questa campagna calunniosa e diffamatoria, orchestrata con il chiaro intento di distruggere l'onorabilità, la rispettabilità e la brillante carriera del dottor Alfonso Signorini" rendono noto gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno da poco assunto la difesa e rappresentanza di Alfonso Signorini, in sede civile e penale, "nell'ambito della complessa vicenda che lo vede vittima di gravi e continuate condotte criminose".
Per fronteggiare "queste gravissime condotte illecite, a tutti evidenti", scrivono i legali in riferimento al caso, sollevato da Corona[1], "e soprattutto il capillare riverbero che trovano su alcuni disinvolti media, il dottor Alfonso Signorini, professionista che ha costruito con scrupolo, serietà e abnegazione un'intera carriera di giornalista, autore, regista e conduttore televisivo, si vede costretto a sospendere in via cautelativa ogni suo impegno editoriale in corso con Mediaset ". La decisione, spiegano gli avvocati, è già stata comunicata all’azienda di Cologno Monzese.
"È noto il principale responsabile di questa surreale e virulenta aggressione, soggetto che - nonostante le precedenti condanne penali - oggi vorrebbe assumere le vesti di giudice e pubblico ministero, imponendo proprie regole per un tornaconto personale e non certo per l'interesse di giustizia". "Il tutto - proseguono gli avvocati - al costo di danni irreparabili ed enormi per le vittime designate. La ricostruzione proposta a danno del dottor Alfonso Signorini è destituita di ogni prova o verità; agiremo in ogni sede affinché non solo sia interrotta la condotta, dolosamente malevola, ma siano resi noti alla giustizia tutti i concorrenti e beneficiari di questo crimine, anche verso coloro che ne favoriscono la prosecuzione nell'intento, mai taciuto, di continuare a ricavare in varie forme, utilità, pubblicità o ricavi da tali attività illecite". Quindi annunciano: "Agiremo, altresì e senza indugio, contro sponsor, motori di ricerca, siti e canali web che amplificano gli effetti della condotta criminosa. Coloro che ancora oggi offrono vetrina e affari di tal fatta antepongono interessi economici al rispetto di diritti costituzionali e della sacralità della vita privata altrui, anzi non ne riconoscono alcun valore. Anche costoro sono i veri co-autori del crimine e dunque responsabili del danno ingiusto che in questo momento il dottor Alfonso Signorini sta subendo".
Mediaset: "Accogliamo la decisione di Signorini, tuteleremo il gruppo"
Mediaset accoglie, scrive in una nota, "la decisione di Alfonso Signorini di sospendere cautelativamente il suo impegno editoriale, stante l'esigenza di tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda mediatica in cui è rimasto suo malgrado coinvolto". "Mediaset agirà con determinazione in tutte le sedi sulla base esclusiva di elementi oggettivi e fatti verificati per contrastare la diffusione di contenuti e ricostruzioni diffamatorie o calunniose, a tutela del rispetto delle persone, dei fatti e dei propri interessi. In quanto parte di un primario gruppo europeo quotato, Mediaset ha il dovere di tutelare, l'integrità delle proprie attività e dei prodotti editoriali, nonché la propria reputazione nei confronti del mercato e del pubblico".
Allo stesso tempo, Mediaset "ribadisce che chi opera per l'azienda è tenuto ad attenersi a chiari principi di correttezza, responsabilità e trasparenza, come definiti dal Codice Etico, che viene applicato senza eccezioni. Sono in corso tutti gli accertamenti e verifiche per garantirne il suo rispetto".

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset. Una decisione che arriva dopo il caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format 'Falsissimo'. Al centro della vicenda, le affermazioni secondo cui esisterebbe un presunto "sistema" per favorire l'ingresso di concorrenti, o aspiranti tali, all’interno del ‘Grande Fratello’, trasmissione condotta proprio da Signorini.
“È intenzione di questa difesa denunciare ogni dettaglio di questa campagna calunniosa e diffamatoria, orchestrata con il chiaro intento di distruggere l’onorabilità, la rispettabilità e la brillante carriera del dottor Alfonso Signorini” rendono noto gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno da poco assunto la difesa e rappresentanza di Alfonso Signorini, in sede civile e penale, “nell’ambito della complessa vicenda che lo vede vittima di gravi e continuate condotte criminose”.
Per fronteggiare “queste gravissime condotte illecite, a tutti evidenti” scrivono i legali in riferimento al caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format ‘Falsissimo’, “e soprattutto il capillare riverbero che trovano su alcuni disinvolti media, il dottor Alfonso Signorini, professionista che ha costruito con scrupolo, serietà e abnegazione una intera carriera di giornalista, autore, regista e conduttore televisivo, si vede costretto a sospendere in via cautelativa ogni suo impegno editoriale in corso con Mediaset”. La decisione, spiegano gli avvocati, è già stata comunicata all’azienda di Cologno Monzese.
“È noto il principale responsabile di questa surreale e virulenta aggressione, soggetto che -nonostante le precedenti condanne penali- oggi vorrebbe assumere le vesti di giudice e pubblico ministero, imponendo proprie regole per un tornaconto personale e non certo per l’interesse di giustizia”. “Il tutto - proseguono gli avvocati - al costo di danni irreparabili ed enormi per le vittime designate. La ricostruzione proposta a danno del dottor Alfonso Signorini è destituita di ogni prova o verità; agiremo in ogni sede affinché non solo sia interrotta la condotta, dolosamente malevola, ma siano resi noti alla giustizia tutti i concorrenti e beneficiari di questo crimine, anche verso coloro che ne favoriscono la prosecuzione nell’intento, mai taciuto, di continuare a ricavare in varie forme, utilità, pubblicità o ricavi da tali attività illecite”. Quindi annunciano: “Agiremo, altresì e senza indugio, contro sponsor, motori di ricerca, siti e canali web che amplificano gli effetti della condotta criminosa. Coloro che ancora oggi offrono vetrina e affari di tal fatta antepongono interessi economici al rispetto di diritti costituzionali e della sacralità della vita privata altrui, anzi non ne riconoscono alcun valore. Anche costoro sono i veri co-autori del crimine e dunque responsabili del danno ingiusto che in questo momento il dottor Alfonso Signorini sta subendo”.
Mediaset: "Accogliamo la decisione di Signorini, tuteleremo il gruppo"
Mediaset accoglie "la decisione di Alfonso Signorini di sospendere cautelativamente il suo impegno editoriale, stante l’esigenza di tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda mediatica in cui è rimasto suo malgrado coinvolto". E' quanto afferma Mediaset in una nota nella quale si legge: "Mediaset agirà con determinazione in tutte le sedi sulla base esclusiva di elementi oggettivi e fatti verificati per contrastare la diffusione di contenuti e ricostruzioni diffamatorie o calunniose, a tutela del rispetto delle persone, dei fatti e dei propri interessi. In quanto parte di un primario gruppo europeo quotato, Mediaset ha il dovere di tutelare, l’integrità delle proprie attività e dei prodotti editoriali, nonché la propria reputazione nei confronti del mercato e del pubblico".
Allo stesso tempo, Mediaset "ribadisce che chi opera per l’azienda è tenuto ad attenersi a chiari principi di correttezza, responsabilità e trasparenza, come definiti dal Codice Etico, che viene applicato senza eccezioni. Sono in corso tutti gli accertamenti e verifiche per garantirne il suo rispetto".
(Adnkronos) - Disposto il 41 bis, a quanto apprende l'Adnkronos, per Elvis Demce, figura di spicco del narcotraffico nella Capitale e della zona dei Castelli. E’ il primo caso di ‘carcere duro’ deciso per un esponente del gruppo dei narcos albanesi della capitale. Demce è da tempo in carcere, dove sta scontando una condanna definitiva a 15 anni e 4 mesi per traffico di droga e un'altra, non definitiva, a 18 anni e mezzo per il tentato omicidio di Alessio Marzani, ferito a colpi di arma da fuoco nell'ottobre del 2020. Il provvedimento, deciso pochi giorni prima di Natale, arriva dopo le indagini della Dda della procura di Roma e dei carabinieri del Nucleo investigativo.
Nel luglio scorso Demce è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare. Secondo quanto emerso dalle indagini dei magistrati capitolini dell’antimafia, continuava infatti anche dal carcere a comunicare e ordinare sequestri ed estorsioni. La vittima era un commerciante di auto dal quale il ‘commando’ voleva informazioni sui rivali, un gruppo legato a Fabrizio Fabietti. Due nomi, Fabietti e Demce, con un legame comune in passato: Fabrizio Piscitelli, il leader degli Irriducibili, noto come ‘Diabolik’, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti. Sempre lo scorso luglio, il giorno dopo la nuova ordinanza eseguita dai carabinieri, era stato ritrovato un ordigno vicino l’abitazione dove vive la famiglia di Demce, un ritrovamento che ha fatto subito pensare a nuovi riposizionamenti negli equilibri della criminalità romana e sul quale indagano i magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
La difesa di Demce, rappresentata dagli avvocati Massimiliano Capuzi e Marco Franco, ha già presentato istanza al ministro della Giustizia per chiedere la sospensione dell'esecuzione del provvedimento con cui è stato disposto il 41 bis e a breve verrà predisposto il reclamo al tribunale di Sorveglianza. "Riteniamo che non sussistano le condizioni - dice all'Adnkronos il penalista Capuzi - per il 'carcere duro'. Il nostro assistito non ha mai avuto una condanna per associazione mafiosa né per agevolazione. Un provvedimento ingiustificato. Nell'ultimo quinquennio il Dap ha trasferito Demce in istituti non dotati di strutture per la tutela della sanità mentale, ad eccezione dell'ultimo, quello di Secondigliano, che è dotato di Atsm, articolazioni per la tutela della salute mentale. Condizioni di salute - sottolinea il difensore dell'albanese - che così come acclarate da tutte le strutture presso i carceri dove è stato detenuto e da una perizia disposta dalla Corte d'Appello di Roma, non sono state valutate in concreto nel provvedimento di 41 bis". (di Assunta Cassiano e Daniele Dell'Aglio)

Il tribunale di Siena ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Fabio Giomi, 62enne cassiere di Pam Panorama, scattato per il 'test del carrello'. Il tribunale ha ordinato il reintegro e condannando l'azienda al risarcimento del danno subito e al pagamento delle spese processuali. La decisione è stata annunciata oggi dalla Filcams Cgil di Siena.
Giomi era stato licenziato dopo essere stato sottoposto al cosiddetto test del carrello presso il punto vendita di Porta Siena, in cui una cassa di birra conteneva altri articoli nascosti, come rossetti e bottoni, che hanno portato all’intervento di un ispettore.
Giomi ha commentato: "Questa notizia mi ha reso molto, molto felice. C'è stata proprio un'esplosione di gioia, perché è tutto il giorno che ero in tensione per questa udienza. E' un bel regalo di Natale: si finisce l'anno in bellezza". "Per quanto riguarda il ritorno alla cassa - ha proseguito - al momento è tutto da definire: tempi e modalità sono ancora da stabilire, quindi su questo non posso dire nulla. Sono contentissimo, non solo per me, ma anche per la battaglia civile che abbiamo portato avanti. Sono sicuro che questa vittoria potrà diventare un punto di riferimento per tanti lavoratori. Avrei potuto cavarmela con dieci giorni di sospensione e oggi sarei già tornato a lavorare, ma ho deciso di tenere duro. L'ho fatto per me, per tutti i lavoratori e perché era una situazione inaccettabile. Quando le cose sono ingiuste - ha concluso - non sono disposto ad abbassare la testa e ad accettarle solo per mantenere un quieto vivere". Durante l'udienza, supportata da un presidio di circa cento persone, il tentativo di mediazione con l’azienda è fallito: Pam aveva proposto il ritiro del licenziamento accompagnato da una sanzione di dieci giorni di sospensione, proposta rifiutata dal lavoratore.
"Sono contentissimo, non solo per me, ma anche per tutti i lavoratori", ha dichiarato Giomi, sottolineando che la sentenza rappresenta una tutela per i circa tre milioni di lavoratori del commercio in Italia, spesso vittime di provvedimenti discriminatori. Il sindacato aveva già segnalato casi simili nella stessa catena di supermercati a Livorno e stava conducendo un’analisi su altri episodi sospetti.
Il segretario toscano della Cgil, Rossano Rossi, ha dichiarato: "Esprimo grande soddisfazione per il pronunciamento del Tribunale dei Siena, eravamo al cospetto di un atto grave figlio di una arroganza e di una cattiveria che in questi tempi stanno pervadendo il mondo del lavoro, ma ancora una volta tutta la Cgil Toscana ha dimostrato che, senza voltarsi dall’altra parte davanti alle ingiustizie, uniti nella lotta si possono ottenere risultati".

Ancora non c'è una data. Il Consiglio dei ministri non ha preso nessuna decisione sul referendum per la riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Nella riunione, raccontano alcuni presenti (che è stata molto breve e nel corso della quale è stato approvato il decreto per la proroga degli aiuti all'Ucraina) neanche sarebbe stato sfiorato l'argomento giustizia.
Avete discusso del referendum e di una eventuale data? "Non ne abbiamo parlato...", ha tagliato corto il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, rispondendo ai giornalisti all'uscita da Palazzo Chigi.
"Nella riunione di governo non abbiamo affrontato l'argomento, non c'è ancora nessun accordo sulla data, ne parleremo all'inizio di gennaio", ha assicurato il vicepremier Antonio Tajani, parlando con i giornalisti. "Bisogna farlo, abbiamo sessanta giorni, non credo che serva la raccolta delle firme", ha precisato il ministro degli Esteri rispondendo a chi gli chiedeva se il governo fosse intenzionato ad aspettare la raccolta delle firme del comitato per il No prima di decidere sulla data del voto.
Il referendum si terrà il 1 marzo o il 22? "Non cambia molto, quello che è importante è il giudizio degli italiani", ha replicato il leader di Forza Italia.

Vladimir Putin vuole realmente la pace in Ucraina? A quali condizioni e quando? Due domande che trovano, almeno parzialmente, una risposta nelle condizioni dell'economia di Mosca. Per due considerazioni sulle altre. La prima, come afferma Maria Snegovaya, senior fellow per la Russia e l'Eurasia del Center for Strategic and International Studies, in una recente intervista alla CNN, è che "la storia dimostra che la Russia è più propensa ad accettare un accordo di pace sfavorevole se sta attraversando una crisi economica, come accadde alla fine della Prima guerra mondiale e per la guerra sovietica in Afghanistan". La seconda è che, in questa fase, dopo quasi quattro anni di guerra su vasta scala, l'economia russa "assomiglia a un'auto bloccata in folle: il motore ruggisce, il carburante brucia velocemente, ma nulla va avanti", come scrive nella sua ultima newsletter Alexandra Prokopenko economista della Banca centrale russa fino all’inizio del 2022, oggi analista del think tank Carnegie Russia Eurasia Center.
Sono due voci autorevoli che conoscono bene il tessuto produttivo e le caratteristiche dell'economia russa e che concordano su un'analisi di fondo: non ci sono ancora le condizioni per un passo indietro di Putin sulla base delle condizioni economiche ma la situazione sta evolvendo a Mosca e lo scenario potrebbe rapidamente cambiare.
Snegovaya è convinta che serva "una pressione molto più seria sull'economia (russa) ed esercitata più a lungo, molto più a lungo, perché si arrivi” al punto di rottura. Questo, anche se "la spinta economica iniziale causata dall'aumento delle spese militari sembra essere finita" e ora il Cremlino deve "scaricare il peso della guerra sulla società russa". Finora, ha spiegato a conclusione del suo ragionamento, "la propaganda e la repressione hanno consentito a Putin di andare avanti" nel suo disegno.
Alexandra Prokopenko, usando l'immagine dell'auto in folle, va però oltre, evidenziando tre elementi chiave che descrivono l'andamento dell'economia russa: la crescita è in stallo, il PIL è rallentato allo 0,6% nel terzo trimestre del 2025 e potrebbe diventare negativo all’inizio del 2026; due terzi della scarsa crescita residua provengono dall'apparato statale e da quello bellico; gli investimenti privati stanno diminuendo. Non solo. La carenza di manodopera "è ormai cronica": tra perdite di guerra, emigrazione e calo della migrazione dall’Asia centrale, "la Russia sta esaurendo i lavoratori". L’invecchiamento e il collasso demografico "stanno aggravando la pressione fiscale sulle pensioni e sull’assistenza sanitaria". L'aumento delle tasse, con l'Iva che è appena salita dal 20 al 22%, può dare respiro alle casse pubbliche ma vanificherà la principale buona notizia per l'economia russa, il rallentamento dell'inflazione.
Cosa suggerisce tutto questo? Che un peso determinante nelle scelte di Putin sulla sorte dell'Ucraina è esercitato dal fattore tempo. Le analisi degli economisti suggeriscono che il leader del Cremlino ne ha ancora a disposizione e che potrebbe decidere di usarlo per massimizzare ulteriormente i risultati della guerra in Ucraina. E questo anche perché fermare la guerra vorrebbe dire per Putin iniziare una complicata riconversione di un'economia ormai spinta quasi esclusivamente dalla produzione bellica. Nelle trattative in corso, però, sostanzialmente per la stessa ragione, potrebbero avere un peso le rassicurazioni economiche che Donald Trump può mettere sul tavolo come contropartita al raggiungimento di un accordo che fermi la guerra. (Di Fabio Insenga)

Per decenni, il mondo della moda e del cinema ha cercato ossessivamente la 'nuova Bardot'. Non bastava essere bionde: serviva quel mix irripetibile di innocenza e sensualità esplosiva, i capelli arruffati ma perfetti, la bocca imbronciata e, spesso, quei dents du bonheur (denti della felicità, i due incisivi separati) che B.B. aveva trasformato in un marchio di fabbrica di imperfetta bellezza.
Stilisti, fotografi e riviste alla ricerca di idee hanno incoronato diverse donne come legittime eredi dell'icona francese. Alcune ne hanno ricalcato il fisico, altre l'atteggiamento ribelle. Ma oggi, a fine 2025, dove sono finite e cosa fanno le più celebri 'eredi' di Brigitte[1]?
Claudia Schiffer, il ritorno dell'icona anni Novanta
Nel 1989, la campagna Guess scattata da Ellen von Unwerth la trasformò nella copia carbone di Bardot versione 'Et dieu créa la femme', lanciandola nell'olimpo delle top model. Karl Lagerfeld suggellò il titolo nel 1993, facendola sfilare per Chanel con un look che era un omaggio vivente all'attrice francese.
Oggi, a 54 anni, Schiffer sta vivendo una seconda giovinezza professionale. Il 2025 è stato l'anno del suo grande ritorno: è apparsa come volto di ben tre grandi campagne globali (Balenciaga, Versace e Chloé). Non si limita a posare: continua a gestire il suo brand e a curare mostre sulla fotografia di moda, confermandosi la "businesswoman" più longeva tra le sue ex colleghe.
Kate Moss, la Bardot ribelle
Se Schiffer era la Bardot solare di Saint-Tropez, Kate Moss ne ha incarnato il lato più ribelle e notturno: eye-liner pesante, atteggiamento menefreghista e sex appeal magnetico.
Il 2025 non è stato semplice per l'imprenditrice Moss. A luglio la sua linea di benessere e skincare Cosmoss, lanciata tre anni prima, è stata messa in liquidazione volontaria a causa dei debiti. Le resta però la sua agenzia di talenti, la Kate Moss Agency, con cui gestisce la carriera della figlia Lila e di altri volti nuovi, mantenendo il suo status di icona di stile globale.
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Vanessa Paradis, la 'Petite' Bardot
La Francia trovò la sua nuova B.B. in Vanessa fin dal suo esordio con Joe le taxi a 14 anni. Ma fu Jean-Paul Goude a immortalare il legame estetico nel 1991, con la pubblicità del profumo Coco Chanel: Vanessa, vestita da uccellino in una gabbia, incarnava quella stessa fragilità lolitesca mista a malizia che aveva reso celebre Bardot. I denti separati e il viso da bambola fecero il resto, rendendola per i francesi la 'petite sœur' naturale di Brigitte.
Nel frattempo è diventata una delle attrici più rispettate del cinema d'autore. Nel 2025 ha girato il thriller I'll Forget Your Face di Yann Gonzalez e si prepara all'uscita della commedia T'as pas changé. Lontana dall'immagine di bambolina, ha costruito una carriera e superato l'etichetta di semplice icona di stile.
Laetitia Casta: Marianna moderna
Il paragone divenne istituzionale nel 1999, quando Laetitia fu scelta dai sindaci francesi come modello per la Marianne, il simbolo della Repubblica Francese: un onore che era toccato proprio a Brigitte Bardot decenni prima. Casta rappresentava la carnalità mediterranea e la fierezza francese di B.B., diventando l'erede fisica più credibile agli occhi del pubblico generalista. Quello stesso anno fu sul palco di Sanremo con Fabio Fazio e il premio Nobel Renato Dulbecco, diventando famosissima anche in Italia (dove trovò l'amore e due figli con Stefano Accorsi).
Anche lei negli anni ha puntato soprattutto sul cinema e sul teatro. Dopo Una storia nera uscito nel 2024, nel 2026 sarà in Bazaar, una commedia tinta di giallo in cui con il compagno sospetta che un vicino abbia ucciso la moglie.
Georgia May Jagger, la Bardot Millennial
Quando hai Mick Jagger come padre e Jerry Hall come madre, il Dna aiuta. Ma fu la campagna Rimmel London del 2009 a scatenare i media: si torna sempre agli incisivi, identici a quelli di B.B., che divennero il suo marchio di fabbrica. Seguono varie campagne che uniscono il broncio francese di Brigitte al rock'n'roll inglese.
Oggi oltre a essere una modella, Jagger è co-proprietaria del brand Bleach London e nel 2025 è stata ambasciatrice della British Beauty Week.
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Scarlett Johansson, la Bardot di Hollywood
L'America trovò la sua Bardot nei primi anni 2000. Registi come Sofia Coppola (Lost in Translation) e Woody Allen (Match Point) esaltarono una sensualità morbida e una voce roca che ricordavano potentemente la diva francese. Vanity Fair ed Esquire la incoronarono più volte "Sexiest Woman Alive" proprio per questo fascino retrò, che la distingueva nettamente dal canone delle attrici di quegli anni.
Nel frattempo, tra gli Avengers e la voce di 'Her', ha compiuto l'evoluzione a creatrice: il 2025 segna il suo debutto alla regia con Eleanor the Great, presentato a Cannes.
Lara Stone, fuga dalle passerelle
Carine Roitfeld, direttrice di Vogue Paris, la lanciò a fine 2000 dedicandole un intero numero e definendola una moderna Bardot.
Dopo anni di copertine e campagne, si vede poco in giro. Vive a Hampstead, Londra, in una villa con il marito David Grievson. Lavora ancora in modo molto selettivo per progetti editoriali di alto profilo ma ha scelto di dedicarsi soprattutto alla famiglia.
Amy Winehouse: l'erede "maledetta"
Fu Karl Lagerfeld, sempre lui dopo Claudia Schiffer, a legittimare questo paragone apparentemente azzardato. Nel 2007, lo stilista dichiarò che Amy era "la nuova Brigitte", non per le curve, ma per lo stile: la celebre acconciatura "beehive" (l'alveare) e l'eye-liner pesantissimo erano una citazione diretta del look anni '60 di Bardot. Amy incarnava la Brigitte tragica, quella perseguitata dai paparazzi e insofferente alle regole.
A 14 anni dalla morte, resta un'icona musicale e di stile. Il 2024 è stato l'anno delle polemiche postume legate al biopic Back to Black e allo sfruttamento della sua immagine.

Dopo un dominio durato cinque anni, 'All I Want for Christmas Is You' di Mariah Carey cede lo scettro di brano più ascoltato a 'Last Christmas' degli Wham!. È quanto emerge dai dati ufficiali Fimi/GfK relativi alla settimana 52, quella che va dal 19 al 25 dicembre.
Top ten album
Il Natale 2025 riscrive solo in parte le gerarchie delle classifiche musicali italiane, visto che Michael Bublé si conferma il re incontrastato delle vendite degli album con il suo intramontabile 'Christmas'. La Top 10 degli album più venduti è un mix di classici natalizi, novità discografiche italiane e grandi nomi del live. 'Christmas di Bublè è l'album che da oltre un decennio accompagna le festività in tutto il mondo. Secondo posto per Olly con 'Tutta Vita (Sempre)' mentre in terza posizione troviamo i Pink Floyd, con l'edizione per il 50esimo anniversario di 'Wish You Were Here'.
La classifica è poi un'istantanea della scena musicale italiana contemporanea: troviamo il rap di Gemitaiz ('Elsewhere') e Paky ('Gloria'), il pop d'autore di Ultimo con il suo album dal vivo 'Ultimo Live Stadi 2025', il ritorno di Caparezza con 'Orbit Orbit', e Kid Yugi con 'Tutti i nomi del diavolo'. Chiudono la top ten due progetti speciali legati a performance dal vivo e sessioni in studio: 'Cremonini Live25' di Cesare Cremonini e 'Niuiorcherubini' di Jovanotti.
Top ten singoli
Ma è nell'analisi dei singoli che si registra il cambiamento più significativo. Per la prima volta dopo cinque stagioni natalizie consecutive, la regina Mariah Carey viene detronizzata. 'Last Christmas' degli Wham!, capolavoro del 1984 firmato da George Michael, conquista la vetta della classifica Fimi, interrompendo un regno che sembrava inscalfibile. 'All I Want for Christmas Is You' scivola così in seconda posizione, in un podio che vede al terzo posto un altro classico immortale, 'Jingle Bell Rock' di Bobby Helms.
L'intera Top 10 è quasi completamente monopolizzata dalle canzoni delle feste: da Brenda Lee ('Rockin' Around the Christmas Tree') a Dean Martin ('Let It Snow!'), da José Feliciano ('Feliz Navidad') allo stesso Michael Bublé, presente anche qui con la sua versione di 'It's Beginning to Look a Lot Like Christmas'. Le uniche due eccezioni non prettamente natalizie che riescono a farsi spazio in questa onda di classici sono due dei nomi più forti del pop italiano attuale: Marco Mengoni con il suo ultimo singolo 'Coming Home' (al settimo posto) ed Emma con 'L'amore non mi basta' (all'ottavo), brano di 12 anni fa tornato virale sui social.

La Uoc di Ortopedia e Chirurgia della mano di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, diretta da Lorenzo Rocchi, è stata riconosciuta dalla Federazione delle società europee di chirurgia della mano (Fessh) quale centro accreditato Fessh per i traumi e i reimpianti della mano. Si tratta di una prestigiosa certificazione europea rilasciata solo a centri di riferimento in grado di offrire cure di eccellenza nei traumi della mano, spiegano dal Gemelli. La Uoc di Chirurgia della mano dell'ospedale, una delle più grandi d'Italia, entra così nel ristretto novero dei centri italiani in possesso di questo prestigioso 'diploma' Ebhs (European Board of Hand Surgery).
"Per i pazienti, affidarsi ad un'équipe chirurgica in possesso del diploma Ebhs rappresenta una garanzia ulteriore di qualità e sicurezza - afferma Rocchi, anche associato di Malattie dell'apparato locomotore all'università Cattolica del Sacro Cuore - Significa essere seguiti da professionisti con una esperienza certificata nel trattamento di lesioni complesse che coinvolgono ossa, tendini, nervi e vasi sanguigni della mano, spesso in situazioni di emergenza che richiedono interventi immediati e di alta specializzazione. Anche per la struttura sanitaria in cui opera questo gruppo di professionisti - prosegue lo specialista - il conseguimento di questo diploma ha un valore strategico. I centri che possono contare su chirurghi certificati a livello europeo entrano a far parte di una rete di eccellenza, riconosciuta e monitorata secondo standard condivisi. Questo rafforza il prestigio dell'ospedale, ne conferma l'affidabilità e testimonia un impegno costante verso la qualità delle cure offerte".
Il diploma Ebhs - evidenzia una nota del Gemelli - non è solo di un riconoscimento formale, ma un modello di lavoro orientato al miglioramento continuo; ha durata è quinquennale e viene conseguito superando un rigido percorso di accreditamento. Le strutture inserite nella rete europea della traumatologia della mano sono infatti chiamate a valutare costantemente i risultati dei trattamenti, a investire nella ricerca scientifica e nella formazione delle nuove generazioni di specialisti. Tutto questo si traduce in un beneficio diretto per i pazienti e per il territorio, che può contare su un punto di riferimento qualificato anche nei casi più complessi. "In un ambito delicato come quello dei traumi della mano, il diploma Ebhs diventa quindi una garanzia di competenza, affidabilità e visione internazionale - conclude Rocchi -.Un traguardo importante per i professionisti che lo conseguono e un valore aggiunto fondamentale per la struttura nella quale operano, nel solco di un'assistenza sanitaria allineata ai più alti standard europei".

Droni ucraini contro la 'casa' di Vladimir Putin. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, nelle dichiarazioni riportate dalla Tass fa riferimento ad un attacco che Kiev avrebbe lanciato contro la "residenza statale" di Putin nella regione di Novgorod. "Kiev nella notte del 29 dicembre ha lanciato un attacco con droni contro la residenza statale del presidente russo nella regione di Novgorod. Sono stati distrutti 91 droni", dice Lavrov.
"Gli obiettivi e il momento del contrattacco russo dopo l'attacco alla residenza di Putin sono stati definiti", aggiunge, evidenziando le conseguenze della vicenda: "La posizione negoziale della Russia sarà rivista tenendo conto del passaggio definitivo del regime di Kiev a una politica di terrorismo di Stato", dice Lavrov, secondo cui - in ogni caso - . "la Russia non intende abbandonare il processo negoziale dopo l'attacco delle forze armate ucraine alla residenza di Putin". L'offensiva non avrebbe provocato vittime o danni: "Non sono pervenute informazioni".
A stretto giro, a Lavrov risponde il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Le dichiarazioni riguardo agli attacchi dell'Ucraina alla residenza di Putin sono una menzogna", dice il leader. La Russia vuole minare i progressi tra l'Ucraina e gli Stati Uniti nei negoziati di pace", aggiunge, esprimendo la convinzione che Mosca stia cercando un pretesto per lanciare un attacco contro gli edifici governativi a Kiev.
"Sono state fatte delle dichiarazioni molto pericolose dalla Russia, che sono chiaramente intese a minare tutti i risultati del nostro lavoro congiunto con la squadra del presidente Trump. Stiamo lavorando insieme per avvicinare la pace", dice Zelensky facendo riferimento all'incontro con il presidente degli Stati Uniti, andato in scena a Mar-a-Lago domenica 28 dicembre.
"Ora i russi hanno inventato una storia chiaramente falsa riguardo a un presunto attacco a una residenza del dittatore, in modo da avere una scusa per continuare gli attacchi all'Ucraina, in particolare a Kiev, e per rifiutare di prendere le misure necessarie per porre fine alla guerra", prosegue il presidente ucraino. "È una tipica tattica basata sulla menzogna: i russi hanno già colpito Kiev, in particolare l'edificio del Gabinetto dei Ministri dell'Ucraina. L'Ucraina non compie azioni che potrebbero indebolire la diplomazia. La Russia invece lo fa sempre. Questa è una delle tante cose che ci distinguono", afferma ancora, evidenziando che "è importante che il mondo non taccia ora e che i russi non ostacolino il lavoro per la pace".

Sale ancora la tensione, sempre costante, nello Stretto di Taiwan. La Cina ha annunciato l'avvio di manovre militari che simulano anche il blocco di porti dell'isola, di fatto indipendente, che rivendica la sua democrazia, ma per la quale Pechino insiste sulla "riunificazione" senza escludere l'uso della forza. L'esercito cinese "impiega" per le esercitazioni - 'Missione Giustizia 2025', il nome scelto dal Dragone - "cacciatorpedinieri, fregate, caccia, bombardieri e droni". I militari della Repubblica Popolare hanno confermato "attività a fuoco contro obiettivi in mare", parlando di "monito severo per forze separatiste per l' 'indipendenza di Taiwan' e interferenze esterne".
Le zone delle esercitazioni
"Il comando del Teatro orientale dell'Esercito popolare di liberazione dispiega unità di esercito, Marina, Aeronautica e forze missilistiche per effettuare esercitazioni nello Stretto di Taiwan e in aree a nord, a sudovest, a sudest e a est dell'isola", come ha comunicato stamani il portavoce del Comando, Shi Yi. Ha parlato di manovre incentrate anche sul "blocco di porti e zone" considerati strategici e di "imbarcazioni e velivoli" che dovrebbero "avvicinarsi all'isola di Taiwan a distanza molto ravvicinata, in arrivo da diverse direzioni". Annunciate, inoltre, a partire dalle 8 di domani e fino alle 18 ora locale, "importanti esercitazioni militari" in mare e nello spazio aereo, per le quali i militari cinesi - di un esercito in 'subbuglio' con tanti comandanti e generali rimossi dall'incarico negli ultimi anni - hanno diffuso le coordinate e durante le quali sono previste "attività a fuoco" in particolare in cinque aree. Taiwan ha comunicato che ci saranno ripercussioni e ritardi nei collegamenti aerei.
Solo da pochi giorni alla guida del Comando del Teatro orientale, responsabile per l'area intorno a Taiwan, c'è il generale Yang Zhibin, che ha preso il posto del predecessore, silurato a ottobre. Gli analisti, evidenzia la Cnn, ritengono che sulla base di quanto comunicato dai militari cinesi queste manovre potrebbero essere più esplicitamente volte a tradurre nella pratica operazioni per negare l'accesso militare all'aerea a forze straniere. "L'esercito popolare di liberazione punta a impedire l'intervento di forze militari straniere in conflitti intorno a Taiwan - ha spiegato alla rete americana Chieh Chung dell'Institute for National Defense and Security Research di Taiwan -. Pechino è molto esplicita sull'obiettivo di queste manovre". Negli ultimi anni le esercitazioni militari cinesi intorno all'isola sono diventate più complesse, con una portata sempre maggiore e secondo gli osservatori, che evidenziano la crescente 'attenzione' per la simulazione di forme di assedio, suggeriscono che la Cina potrebbe cercare di 'confondere' il limite tra manovre e attività in preparazione di un attacco. Per la propaganda è stato pubblicato un manifesto che ritrae due grandi scudi con la Grande Muraglia al largo delle coste nordorientale e sudorientale dell'isola.
Il sostegno degli alleati a Taiwan in caso di attacco
E' da est che probabilmente arriverebbe il potenziale sostegno a Taiwan da parte di Usa e alleati in caso di attacco, evidenzia il New York Times, sottolineando come si tratti delle prime grandi esercitazioni da aprile, che sembrano volte a mostrare le crescenti capacità della Cina di accerchiare Taiwan.
La presidenza dell'isola ha denunciato quella che considera una "provocazione unilaterale" da parte del gigante asiatico. Taiwan, con 23 milioni di abitanti, ha accusato Pechino di "intimidazioni" e ha fatto sapere di aver rilevato nei pressi del suo territorio 89 missioni di velivoli militari cinesi e la presenza di 28 navi da guerra e unità della Guardia costiera cinese. Il ministero della Difesa di Taiwan ha anche reso noto di aver rilevato uno schieramento di navi d'assalto anfibio cinesi nel Pacifico occidentale e ha confermato che "in risposta" all'attività dei militari cinesi le Forze Armate di Taipei hanno "effettuato esercitazioni di risposta rapida".
"I tentativi delle forze esterne di 'sfruttare Taiwan per contenere la Cina' e armare Taiwan non faranno altro che alimentare l'arroganza delle forze separatiste per l' 'indipendenza di Taiwan' e spingere lo Stretto di Taiwan in una situazione pericolosa", ha detto stamani il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian. La Repubblica Popolare insiste su "tutela della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale".
Le manovre sono state avviate dopo che nei giorni scorsi gli Usa hanno annunciato la possibile vendita di armi a Taiwan per circa 11 miliardi di dollari. Pechino, che non manca mai di mostrare le sue ire in queste circostanze, ha 'risposto' con sanzioni contro 20 aziende americane nel settore della difesa e dieci dirigenti.
Gli Stati Uniti considerano il governo di Pechino come l'unico legittimo, ma mantengono anche rapporti - non ufficiali, in nome dell' "ambiguità strategica" - con Taipei, che ha una manciata di alleati nel mondo e vede da sempre negli Usa il suo principale sostenitore.
Lo scontro diplomatico
Le esercitazioni arrivano anche dopo lo scontro diplomatico tra Pechino e Tokyo, innescato da dichiarazioni della premier giapponese, Sanae Takaichi, considerata un falco, che a novembre ha lasciato intendere che il Paese del Sol Levante potrebbe intervenire a livello militare in caso di attacco contro Taiwan, isola in un crocevia strategico per le rotte commerciali.

L'accusa a Kiev di aver provato ad attaccare con droni una residenza del presidente russo, Vladimir Putin, e la rivendicazione di Mosca dei progressi sul terreno nella guerra contro l'Ucraina.
La cronaca della giornata di oggi 29 dicembre seguita all'incontro in Florida tra il presidente americano Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky[1] è segnata dalle dichiarazioni che arrivano dalla Russia e dalla netta smentita del leader ucraino sull'attacco all'abitazione di Putin: "Menzogne". Ma Mosca dice che è già pronta la "rappresaglia". Intanto Trump e Putin si sono sentiti telefonicamente.
Cosa ha detto Putin
La Russia sta avanzando con sicurezza sulla linea del fronte in Ucraina, facendo progressi costanti e portando avanti il suo piano per conquistare le regioni ucraine di cui aveva annunciato l'annessione nel 2022, ha affermato il presidente russo incontrando i comandanti dell'esercito di Mosca.
"L'obiettivo di liberare le regioni del Donbass, di Zaporizhzhia e di Kherson verrà raggiunto gradualmente, secondo il piano dell'operazione militare speciale. Le truppe stanno avanzando con sicurezza, sfondando le linee nemiche", ha dichiarato Putin. "Le unità delle Forze armate ucraine si stanno ritirando ovunque, lungo l'intera linea di contatto", ha detto il leader del Cremlino.
"Si sta creando una situazione favorevole nella zona operativa del gruppo di battaglia est nella regione di Zaporizhzhia. I militari hanno superato tutti insieme il fiume Gaichur, superato le difese nemiche e stanno procedendo con un'offensiva verso Zaporizhzhia a un buon ritmo", ha aggiunto.
Le dichiarazioni arrivano dopo l'incontro in Florida tra Trump e Zelensky[2]. Secondo Trump le parti sono vicine a una soluzione del conflitto in Ucraina e i negoziati sono alle fasi finali. A chi gli chiedeva se fosse d'accordo con quanto affermato dal tycoon, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha risposto: "Certo".
Intanto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riferito su X che "il presidente Trump ha concluso una telefonata positiva con il presidente Putin riguardo all'Ucraina".
Mosca accusa Kiev: "Ucraina attacca casa di Putin con droni". Zelensky: "Menzogne"
Ma oggi si è aperto un altro fronte con un botta e risposta tra Mosca e Kiev. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, nelle dichiarazioni riportate dalla Tass ha fatto riferimento a un attacco con droni che Kiev avrebbe lanciato contro la "residenza statale" di Putin[3] nella regione di Novgorod. "Kiev nella notte del 29 dicembre ha lanciato un attacco con droni contro la residenza statale del presidente russo nella regione di Novgorod. Sono stati distrutti 91 droni", ha detto Lavrov.
"Gli obiettivi e il momento del contrattacco russo dopo l'attacco alla residenza di Putin sono stati definiti", ha aggiunto, evidenziando le conseguenze della vicenda. "La posizione negoziale della Russia sarà rivista tenendo conto del passaggio definitivo del regime di Kiev a una politica di terrorismo di Stato", ha dichiarato Lavrov, secondo cui - in ogni caso - "la Russia non intende abbandonare il processo negoziale dopo l'attacco delle forze armate ucraine alla residenza di Putin". L'offensiva non avrebbe provocato vittime o danni: "Non sono pervenute informazioni".
A stretto giro è arrivata la risposta di Zelensky. "Le dichiarazioni riguardo agli attacchi dell'Ucraina alla residenza di Putin sono una menzogna", ha detto il presidente ucraino. "La Russia vuole minare i progressi tra l'Ucraina e gli Stati Uniti nei negoziati di pace", ha aggiunto, esprimendo la convinzione che Mosca stia cercando un pretesto per lanciare un attacco contro gli edifici governativi a Kiev.
Cdm approva decreto proroga aiuti a Kiev
Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato il dl Ucraina[4], che prevede "disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance".

L'accusa a Kiev di aver provato ad attaccare con droni una residenza del presidente russo, Vladimir Putin, e la rivendicazione di Mosca dei progressi sul terreno nella guerra contro l'Ucraina.
La cronaca della giornata seguita all'incontro in Florida tra il presidente americano Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky[1] è segnata dalle dichiarazioni che arrivano dalla Russia e dalla netta smentita del leader ucraino sull'attacco all'abitazione di Putin: "Menzogne". Ma Mosca dice che è già pronta la "rappresaglia". Intanto Trump e Putin si sono sentiti telefonicamente.
Cosa ha detto Putin
La Russia sta avanzando con sicurezza sulla linea del fronte in Ucraina, facendo progressi costanti e portando avanti il suo piano per conquistare le regioni ucraine di cui aveva annunciato l'annessione nel 2022, ha affermato il presidente russo incontrando i comandanti dell'esercito di Mosca.
"L'obiettivo di liberare le regioni del Donbass, di Zaporizhzhia e di Kherson verrà raggiunto gradualmente, secondo il piano dell'operazione militare speciale. Le truppe stanno avanzando con sicurezza, sfondando le linee nemiche", ha dichiarato Putin. "Le unità delle Forze armate ucraine si stanno ritirando ovunque, lungo l'intera linea di contatto", ha detto il leader del Cremlino.
"Si sta creando una situazione favorevole nella zona operativa del gruppo di battaglia est nella regione di Zaporizhzhia. I militari hanno superato tutti insieme il fiume Gaichur, superato le difese nemiche e stanno procedendo con un'offensiva verso Zaporizhzhia a un buon ritmo", ha aggiunto.
Le dichiarazioni arrivano dopo l'incontro in Florida tra Trump e Zelensky[2]. Secondo Trump le parti sono vicine a una soluzione del conflitto in Ucraina e i negoziati sono alle fasi finali. A chi gli chiedeva se fosse d'accordo con quanto affermato dal tycoon, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha risposto: "Certo".
Intanto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riferito su X che "il presidente Trump ha concluso una telefonata positiva con il presidente Putin riguardo all'Ucraina".
Mosca accusa Kiev: "Ucraina attacca casa di Putin con droni". Zelensky: "Menzogne"
Ma oggi si è aperto un altro fronte con un botta e risposta tra Mosca e Kiev. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, nelle dichiarazioni riportate dalla Tass ha fatto riferimento a un attacco con droni che Kiev avrebbe lanciato contro la "residenza statale" di Putin[3] nella regione di Novgorod. "Kiev nella notte del 29 dicembre ha lanciato un attacco con droni contro la residenza statale del presidente russo nella regione di Novgorod. Sono stati distrutti 91 droni", ha detto Lavrov.
"Gli obiettivi e il momento del contrattacco russo dopo l'attacco alla residenza di Putin sono stati definiti", ha aggiunto, evidenziando le conseguenze della vicenda. "La posizione negoziale della Russia sarà rivista tenendo conto del passaggio definitivo del regime di Kiev a una politica di terrorismo di Stato", ha dichiarato Lavrov, secondo cui - in ogni caso - "la Russia non intende abbandonare il processo negoziale dopo l'attacco delle forze armate ucraine alla residenza di Putin". L'offensiva non avrebbe provocato vittime o danni: "Non sono pervenute informazioni".
A stretto giro è arrivata la risposta di Zelensky. "Le dichiarazioni riguardo agli attacchi dell'Ucraina alla residenza di Putin sono una menzogna", ha detto il presidente ucraino. "La Russia vuole minare i progressi tra l'Ucraina e gli Stati Uniti nei negoziati di pace", ha aggiunto, esprimendo la convinzione che Mosca stia cercando un pretesto per lanciare un attacco contro gli edifici governativi a Kiev.
Cdm approva decreto proroga aiuti a Kiev
Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato il dl Ucraina[4], che prevede "disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance".



