
In Italia sulla carta la sanità è universalistica, ma nella pratica l'accesso alle cure dipende sempre di più dal reddito. Chi ha meno risorse rinuncia, rimanda o riduce le cure, mentre chi può permetterselo si sposta sul privato. Questo fenomeno si chiama razionamento sanitario implicito e sarà al centro di un confronto tra esperti il 23 febbraio a Roma. Nella Sala del Refettorio - Biblioteca della Camera dei deputati verrà presentato il primo rapporto nazionale sul tema, che presenterà i dati emersi dalla ricerca e alcune azioni di policy per ridurre le attuali disuguaglianze.
La ricerca - informa una nota - è realizzata da NeXt Nuova Economia per Tutti Aps Ets, università di Roma Tor Vergata, Acli nazionale e Caf Acli, con il supporto di Federcasse Bcc, Comipa, Federazione Toscana Bcc e Federazione Lombarda delle Bcc. La giornata si aprirà con un panel dedicato agli interventi di scenario, al quale prenderanno parte Orazio Schillaci (ministro della Salute), Annamaria Colao (vice presidente Consiglio superiore sanità e presidente Fondazione Forme), Augusto dell'Erba (presidente Federcasse Bcc) ed Emiliano Manfredonia (presidente nazionale Acli). Successivamente Leonardo Becchetti (co-fondatore NeXt Nuova Economia per Tutti e professore di Economia politica all'università di Roma Tor Vergata), Raffaella Dispenza (vice presidente nazionale Acli) e Lidia Borzì (vice presidente nazionale Caf Acli) presenteranno il rapporto sul razionamento sanitario in Italia. I lavori proseguiranno con gli interventi di Federico Spandonaro (professore università di Roma Tor Vergata, Crea), Alessandro Azzi (presidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio Ets e Federazione Lombarda Bcc), Natale Forlani (presidente Inapp), Elena Lucchini (assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità della Regione Lombardia), Monia Monni (assessore al Diritto alla salute e Sanità della Regione Toscana), Sergio Gatti (direttore generale Federcasse Bcc) e Valentino Bobbio (presidente NeXt Nuova Economia).

Gigio Donnarumma salva il Manchester City e Guardiola... lo imita. Nella 25esima giornata di Premier League, i Citizens sono usciti vittoriosi da Anfield Road, riuscendo a battere il Liverpool per 2-1 grazie ai gol di Bernardo Silva e Haaland (su rigore), dopo il vantaggio iniziale di Szoboszlai. Nel trionfo della squadra di Guardiola però un ruolo primario lo ha svolto il portiere azzurro.
Al 98' minuto, in pieno recupero, Mac Allister calcia da fuori area trovando la deviazione di un difensore. Il pallone si impenna e sta per scavalcare Donnarumma, che però con un gran riflesso lo mette sopra la traversa. Dopo la parata del suo portiere, Guardiola, esultando, ne ha imitato il gesto, con tanto di faccia, che ha fatto inevitabilmente il giro del web.

Un raro e prezioso capolavoro 'doppio' di Antonello da Messina (circa 1430-1479), uno dei più grandi innovatori del Rinascimento italiano, sta per entrare nel patrimonio dello Stato italiano. L'opera, realizzata intorno al 1460-1465, unisce un ritratto intensamente umano del Cristo sofferente nella scena dell'Ecce Homo e una raffinata visione di San Girolamo nel deserto sul retro, inserita in un paesaggio poetico di rocce e specchi d'acqua.
L'opera di Antonello da Messina doveva andare all'asta il 5 febbraio scorso da Sotheby's a New York - con una stima tra i 10 e i 15 milioni di dollari - ma è stata ritirata all'ultimo momento dalla vendita degli Old Masters. Un'assenza che ha immediatamente acceso le ipotesi: una garanzia saltata, un accordo venuto meno, o la mancanza di contendenti disposti a sostenere una contesa all’altezza del valore dell'opera. In realtà, dietro quel ritiro improvviso si stava consumando una partita ben diversa. Il dipinto era al centro di una trattativa privata con lo Stato italiano, che si è mosso con decisione e in un modo per certi versi sorprendente per assicurarsi una delle rarissime opere dell'artista siciliano ancora in mani private. Dei circa quaranta dipinti oggi attribuiti con certezza ad Antonello da Messina, era soltanto la seconda volta in una generazione che uno di tale importanza compariva sul mercato.
La cifra pattuita
L'operazione è stata resa nota dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna, che su Facebook ha annunciato che l'opera è "ora di proprietà dello Stato italiano". Una comunicazione che, pur in assenza di una conferma ufficiale da parte del Ministero della Cultura, viene letta come un'indicazione autorevole.
Secondo indiscrezioni concordanti, la cifra pattuita si aggirerebbe intorno ai 12 milioni di dollari. Una somma rilevante, ma giudicata congrua dagli addetti ai lavori, considerando l’eccezionalità del dipinto. Non solo perché le opere di Antonello da Messina appaiono sul mercato con una rarità estrema, ma anche per le caratteristiche uniche di questa tavola: si tratta del primo Ecce Homo realizzato dall’artista e dell’unico dipinto noto eseguito su tavola dipinta su entrambi i lati. Tutte le altre versioni del soggetto sono oggi conservate in musei pubblici, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza.
Cosa rappresenta l'opera
Databile all'inizio degli anni Sessanta del Quattrocento, la tavola misura appena 19,5 per 14,3 centimetri ed è stata oggetto di una lunga e solida fortuna critica. Fu Federico Zeri a renderla nota al pubblico nel 1981, e proprio alla sua ricostruzione si deve l'interpretazione del forte consumo dell’immagine di San Girolamo, sul verso, come esito di una devozione privata intensa: l'opera sarebbe stata trasportata in una bisaccia di cuoio e ripetutamente baciata e sfregata. Una lettura condivisa anche da Fiorella Sricchia Santoro, tra le massime studiose di Antonello. Negli ultimi decenni il dipinto è stato esposto in importanti rassegne internazionali, dalle Scuderie del Quirinale al Metropolitan Museum di New York, fino alla grande mostra del 2019 a Palazzo Reale di Milano. Non si tratta dunque di una riscoperta recente, ma di un'opera cardine nella produzione dell'artista che contribuì a trasformare l'iconografia bizantina dell'"uomo dei dolori" in una rappresentazione moderna e umanissima del Cristo sofferente, oltre a diffondere in Italia la tecnica a olio di origine fiamminga.
Sul fronte del dipinto, Antonello rappresenta il momento descritto nel Vangelo di Giovanni in cui Ponzio Pilato mostra Cristo alla folla dopo la tortura, con la scritta "Ecco l'uomo". Il volto di Cristo, segnato dalla sofferenza e coronato di spine, non è idealizzato: il torso nudo si contorce, rivelando giovinezza e vulnerabilità, e lo sguardo diretto coinvolge emotivamente chi osserva. La scena mostra anche l'influenza della pittura fiamminga, ma con un'intensità espressiva unica nel suo genere. Sul retro, San Girolamo è ritratto inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, simbolo della sua traduzione della Bibbia in latino. Il paesaggio circostante, delicatamente illuminato, rivela una straordinaria capacità di miniaturizzazione e realismo. Alcuni segni di abrasione suggeriscono che il dipinto fosse un oggetto di devozione attiva, forse persino portato vicino al corpo dal proprietario.
L'opera anticipa lo stile di Giovanni Bellini, che fu profondamente influenzato dal soggiorno veneziano di Antonello. Composizioni simili si trovano nelle opere di Bellini come San Girolamo leggente in un paesaggio (National Gallery idi Londra) e San Francesco nel deserto (Frick Collection).
"Antonello è un artista quasi leggendario, e i suoi dipinti sono eccezionalmente rari. La comparsa di un’opera come questa rappresenta un evento straordinario per il mercato. Nell'Ecce Homo troviamo una sottigliezza meravigliosa: non un ritratto idealizzato, ma una persona reale, giovane, vulnerabile e profondamente umana", aveva dichiarato nei giorni scorsi, come riportato dall'Adnkronos, Christopher Apostle, responsabile internazionale della divisione Old Masters di Sotheby's.
La destinazione dell'opera
Resta ora da sciogliere il nodo della destinazione museale. Tra le ipotesi più accreditate c'è il Museo di Capodimonte a Napoli, città centrale nella formazione di Antonello da Messina. Nato in Sicilia, formatosi a Napoli e poi attivo a Venezia, Antonello da Messina ha avuto un ruolo fondamentale nell'introdurre le innovazioni della pittura fiamminga nel Sud Italia, contribuendo a un uso pionieristico della tecnica a olio, che gli permise di ottenere straordinarie sfumature di tono e colore. (di Paolo Martini)

'Quotidiano Sanità', punto di riferimento per l'informazione e l'aggiornamento nel mondo sanitario da oltre 15 anni, lancia l'ecosistema tecnologico 'Quotidiano Sanità Club': una piattaforma digitale di servizi per i professionisti della salute, frutto della partnership strategica con Consulcesi SA e dell'esperienza maturata negli anni con il Consulcesi Club. "Quotidiano Sanità Club rappresenta l'evoluzione di un'esperienza consolidata nei servizi per i professionisti sanitari, oggi sviluppata all'interno di una partnership che valorizza l'autorevolezza editoriale di Quotidiano Sanità e la specializzazione di una piattaforma dedicata ai servizi - afferma Andrea Tortorella, Ceo Consulcesi SA - Vogliamo fornire ai lavoratori della sanità strumenti accessibili e concreti che rispondono ad esigenze reali; per farlo abbiamo collaborato con un partner editoriale che li conosce da sempre".
Ciro Imperato avrà la responsabilità di tutti i contenuti editoriali che saranno destinati all'ecosistema Quotidiano Sanità Club, coordinandoli in sinergia con la redazione giornalistica guidata da Luciano Fassari, direttore responsabile di Quotidiano Sanità, nel pieno rispetto dell'autonomia editoriale delle due realtà, si legge in una nota. Quotidiano Sanità manterrà integralmente il proprio ruolo di testata giornalistica italiana autonoma e indipendente, mentre Quotidiano Sanità Club opererà come piattaforma digitale di servizi, sviluppata e gestita in modo indipendente, nell'ambito della partnership tra le due realtà, nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli, autonomie e assetti organizzativi.
"Lavorare in sanità oggi è complesso: i bisogni dei professionisti sono cresciuti e si sono trasformati. In oltre 15 anni di attività noi li abbiamo ascoltati e interpretati - dichiara Francesco Maria Avitto, direttore editoriale di Quotidiano Sanità - Oggi, con questa partnership, Quotidiano Sanità Club ci consente di concentrare in un unico spazio tutte le risposte, affiancandogli la nostra esperienza editoriale".
Nel 2025 - riporta la nota - 20 milioni di utenti si sono affidati a Quotidiano Sanità, che ha ottenuto oltre 33 milioni di visualizzazioni. Il giornale si muove all'interno del network editoriale di Homnya, il più grande in campo sanitario, formato da oltre 10 testate che spaziano in tutti i settori dell'healthcare, a cui si aggiungono i 36 medical magazine di Qs Pro, ciascuno dedicato a un'area clinica, terapeutica o professionale specifica. Il nuovo ecosistema Quotidiano Sanità Club ha raggiunto oltre 5 milioni di visualizzazioni negli ultimi 6 mesi. Grazie al suo provider Sanità InFormazione, vanta 150mila professionisti formati nell'ultimo triennio e oltre 1 milione e 200mila crediti Ecm erogati, con la massima soddisfazione degli utenti per la propria formazione. Il catalogo, di oltre 100 corsi, propone quattro diversi modelli didattici: dalla forma classica a quella immersiva.
Quotidiano Sanità Club si propone come una piattaforma digitale integrata pensata per supportare in modo concreto l'attività dei professionisti della salute, attraverso un ecosistema di servizi dedicati: Academy Ecm Digitale, con un catalogo aggiornato di corsi Ecm per tutte le specializzazioni e un servizio di consulenza continua sugli adempimenti formativi e burocratici; Networking e Visibilità Ia, grazie all'elenco professionisti sanitari, che consente di costruire e aggiornare nel tempo un profilo professionale digitale, favorendo riconoscibilità e networking qualificato; Telemedicina, con una piattaforma sicura per televisite e teleconsulti, sviluppata nel rispetto delle normative vigenti; Tutela legale e assicurativa, con servizi di consulenza e convenzioni dedicate al settore sanitario; Informazione e contenuti, con accesso a contenuti editoriali esclusivi e all'Edicola digitale con oltre 7mila testate internazionali; Welfare professionale e strumenti operativi, tra cui tool, modulistica aggiornata e convenzioni pensate per la gestione quotidiana dell’attività professionale.
Con questa partnership - conclude la nota - Quotidiano Sanità rafforza il proprio ruolo di punto di riferimento informativo per i professionisti sanitari, mentre Quotidiano Sanità Club si propone come piattaforma digitale di servizi dedicata, in un modello di collaborazione che valorizza competenze, autonomia e specializzazione.

Con 3 dipartimenti premiati da Telethon, la ricerca dell'università di Roma Tor Vergata sulle malattie rare diventa il primo ateneo nel Lazio per numero di progetti finanziati. L'ateneo romano - grazie ai dipartimenti di Biomedicina e prevenzione, Scienze e tecnologie chimiche, e Biologia - si distingue nella prima selezione del bando 'multi-round' di Fondazione Telethon, i cui risultati sono stati diffusi oggi. Il bando è finalizzato al finanziamento di progetti di ricerca di base e preclinica sulle malattie genetiche rare, presentati da enti di ricerca non profit, pubblici o privati, attivi su tutto il territorio nazionale. "I risultati ottenuti - afferma il rettore, Nathan Levialdi Ghiron - confermano la solidità della nostra ricerca e la sua capacità di esprimersi in ambiti scientifici diversi, di particolare rilevanza per l'avanzamento degli studi sulle malattie rare. Un quadro che riflette un patrimonio di competenze ampio e qualificato, costruito nel tempo e capace di sostenere con continuità sfide scientifiche complesse".
Nel dettaglio - riporta una nota dell'ateneo di Tor Vergata - il gruppo di ricerca guidato da Claudia Bagni presso il Dipartimento di Biomedicina e prevenzione di Tor Vergata è tra i protagonisti dei 6 progetti finanziati nel Lazio dalla Fondazione Telethon con un finanziamento di 360mila euro, il più elevato a livello regionale. Il progetto è dedicato allo sviluppo di strategie innovative in ambito biomedico e si colloca nel settore della nanomedicina, con l'obiettivo di superare uno dei principali ostacoli nella terapia delle patologie neurologiche: l'attraversamento della barriera ematoencefalica. Attraverso l'impiego di nanoparticelle innovative per il trasporto di mRna nel cervello, la ricerca mira ad una terapia per la sindrome dell'X fragile (Fxs). A oggi non esiste la cura per la Fxs, la forma monogenica più frequente di diversa abilità intellettiva e autismo. La patologia, associata a difficoltà sensoriali, cognitive, sociali e a disturbi del sonno, è causata dalla mancanza dell'mRna Fmr1 che codifica per la proteina Fmrp. "Essere tra i vincitori di un finanziamento così importante - afferma Bagni - è stato possibile grazie al lavoro congiunto del mio gruppo che mi affianca all'università di Roma Tor Vergata e all'università di Losanna, al sostegno di Telethon e delle associazioni delle Famiglie X fragile italiane, svizzere e internazionali. Prevediamo di sviluppare un agente sicuro ed efficace in grado di permettere una terapia della Fxs".
Il progetto si svilupperà in collaborazione con Alessandro Bertucci, professore, esperto di nanoparticelle presso l'università di Parma, e con altre collaborazioni internazionali, tra cui l'università di Losanna. I risultati attesi dal team di Bagni rappresentano un potenziale avanzamento nei campi della biomedicina e della nanotecnologia. "Ripongo grandi speranze in questo progetto - continua Bagni - Andremo a intervenire alla radice della condizione Fxs attraverso il ripristino dell'mRna mancante mediante queste nuove particelle, la terapia potrebbe non essere lontana". Secondo l'esperta, "lo sviluppo di queste speciali nanoparticelle potrebbe migliorare in modo significativo il profilo di sicurezza e gli approcci terapeutici per numerose altre patologie neurologiche oltre la Fxs".
Il team di Gianfranco Bocchinfuso del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche di Tor Vergata, che ha ricevuto un finanziamento di oltre 150mila euro, lavora sulle basi per trattamenti mirati delle RASopatie, un gruppo di patologie genetiche che collettivamente rappresentano le malattie rare più diffuse; nonostante ciò, ad oggi non esiste una cura. Tra le proteine coinvolte, Shp2 riveste un ruolo chiave, agendo da ponte tra i recettori sulla membrana e l'interno della cellula e attivando alcune cascate di segnale che regolano le funzioni biologiche più importanti. "Il nostro progetto che porteremo avanti in stretta collaborazione con colleghi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, dell'Istituto superiore di sanità e del Cnr di Padova - illustra Bocchinfuso - punta a creare e ottimizzare molecole in grado di impedire l'interazione di Shp2 con altre proteine, riducendo così la trasmissione patologica dei segnali. Grazie a un approccio multidisciplinare che integra biofisica, chimica, biologia molecolare e cellulare, svilupperemo inibitori mirati e ne testeremo l'efficacia in laboratorio". Al termine del lavoro, i ricercatori contano di avere composti pronti per studi preclinici, da sviluppare ulteriormente in collaborazione con aziende farmaceutiche interessate. "L'obiettivo di lungo periodo - rimarca - è porre le basi per i primi trattamenti mirati delle RASopatie".
I ricercatori guidati da Nadia D'Ambrosi, professoressa associata del Dipartimento di Biologia dell'ateneo romano, partecipano a un progetto di ricerca di cui è capofila il Cnr con la ricercatrice Simona Rossi dell'Istituto di farmacologia traslazionale (Cnr-Ift). Finanziato con 240mila euro dalla Fondazione Telethon, è dedicato allo studio dell'atassia spinocerebellare tipo 37 (Sca 37), una rara malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni del cervelletto, una regione del cervello deputata alla coordinazione dei movimenti e all'equilibrio. La Sca37 è causata da una mutazione genetica caratterizzata dalla ripetizione anomala di una breve sequenza di Dna all'interno del gene Dab1. Studi recenti indicano che queste sequenze di Dna mutato possano generare strutture anomale capaci di interferire con il normale funzionamento delle cellule nervose, alterando processi fondamentali per la loro sopravvivenza. Il progetto mira a chiarire questi meccanismi attraverso diversi modelli sperimentali. In questo contesto, il gruppo di Tor Vergata contribuirà allo sviluppo e alla caratterizzazione di un nuovo modello utile a studiare la malattia e il ruolo di specifici fattori coinvolti nella regolazione e nella maturazione degli Rna messaggeri, molecole fondamentali per trasmettere le informazioni contenute all’interno del Dna.
"Il gruppo di ricerca che coordino, composto da giovani ricercatrici, laureande e laureandi molto motivati e con competenze multidisciplinari - sottolinea D'Ambrosi - sarà impegnato nell'individuazione di nuovi meccanismi molecolari alterati nella Sca37. Questa conoscenza è fondamentale per identificare specifiche molecole e vie biologiche che potranno rappresentare in futuro nuovi bersagli terapeutici da esplorare nell’ambito della ricerca sulla patologia".

La sedentarietà è la causa principale di un terzo delle malattie cardiache e fino ad un quarto di tutti i tumori della mammella e del colon. Non solo: le persone inattive presentano un rischio di mortalità fino al 30% più elevato rispetto a quelle che praticano regolarmente un po' di moto. E' sufficiente mezz'ora di attività fisica di intensità moderata, nella maggior parte dei giorni della settimana, per evitare tanti problemi di salute. Per incentivare tra i più giovani questo principio di 'medicina dei sani' arriva ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 InFormaTeen. Si tratta di un progetto promosso dagli specialisti di Foce (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), che nei prossimi mesi avvieranno alcune iniziative nelle sedi che ospitano le competizioni sportive. L'obiettivo è favorire tutti gli stili di vita sani e quindi la prevenzione delle gravi malattie. Si vuole soprattutto promuovere lo sport a 360 gradi e, in particolare, come attività "salvavita". L'annuncio della 'fase invernale' del progetto di Foce viene dato oggi con una conferenza stampa a Milano presso la sede di Casa Italia.
"La prevenzione delle malattie oncologiche deve iniziare da giovanissimi - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Viene ancora sottovalutato il ruolo positivo dello sport nell'evitare molte neoplasie, mentre esistono prove scientifiche evidenti. L'attività fisica regolare consente di abbassare i livelli degli ormoni, come gli estrogeni, e di altri fattori di crescita collegati allo sviluppo e alla progressione del cancro. Inoltre, contrasta gli elevati livelli di insulina nel sangue che sono una delle principali cause di alcuni tumori. Più in generale, lo sport è in grado di migliorare e potenziare la funzionalità del nostro sistema immunitario. Chi pratica attività fisica corre un rischio minore fino al 15% di carcinoma della vescica, del 21% di quello mammario, del 12% di tumore ai reni e del 19% di quello allo stomaco e al colon-retto. Però il 20% degli adolescenti che vivono nel nostro Paese sono sedentari e anche altri comportamenti scorretti risultano molto diffusi. Abuso di alcol, tabagismo, eccesso ponderale o alimentazione scorretta interessano sempre più bambini e adolescenti. Come medici specialisti delle malattie più diffuse nel nostro Paese, abbiamo deciso di avviare oltre 1 anno fa una campagna educazionale in stretta alleanza con il mondo dello sport".
In Italia il 18% dell'intera popolazione fuma regolarmente, l'11% è obeso, il 15% consuma alcol in quantità eccessiva e il 35% è sedentario, spiega Foce. Comportamenti scorretti e pericolosi per la salute, che quasi sempre iniziano da giovani. Tra gli adolescenti si registrano infatti dati preoccupanti: il 10% fuma, il 21% consuma alcol in modo eccessivo ed è già sedentario il 25%. Nel 2023 risulta in sovrappeso il 19% dei bambini (il 9% addirittura obeso). Eclatante è il caso del tumore del polmone nelle donne, una neoplasia fortemente legata al fumo. Un calo della mortalità femminile si è già verificato nel Regno Unito e negli Stati Uniti dove le donne hanno iniziato e smesso prima di fumare. In Europa le donne hanno iniziato a fumare più tardi e nel 2026 è previsto un calo di mortalità, soprattutto in Italia. E' previsto che i numeri scenderanno più lentamente fra gli uomini, ma cresceranno ancora fra il sesso femminile.
"L'attività fisica regolare - sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia - riduce il rischio di ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus e diabete. Queste patologie sono strettamente legate a stili di vita e fattori di rischio modificabili. Le principali istituzioni sanitarie internazionali raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività moderata negli adulti. Per bambini e adolescenti sono consigliati circa 60 minuti di movimento al giorno. L'esercizio migliora l'efficienza del sistema cardio-circolatorio e la capacità di utilizzare ossigeno. L'attività aerobica favorisce una migliore funzione del cuore e dei vasi sanguigni. Anche molti sport invernali contribuiscono alla prevenzione cardiovascolare. Il beneficio è legato soprattutto al dispendio calorico e all'impegno cardiorespiratorio. Il fumo di sigaretta rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Iniziare a fumare prima dei 20 anni aumenta significativamente il rischio di infarto e ictus. Il danno del fumo sui vasi è più grave quando avviene in età adolescenziale. Per questo la prevenzione precoce rimane una strategia fondamentale per la salute".
"Il fumo provoca solo in Italia il 23% di tutti i nuovi casi di tumore diagnosticati tra gli uomini e il 7% fra le donne - evidenzia Massimo Di Maio, presidente dell'Aiom, Associazione italiana di oncologia medica - Per questo Aiom e Fondazione Aiom hanno deciso, insieme a Fondazione Airc e Fondazione Umberto Veronesi, di promuovere una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. L'obiettivo è introdurre un'accisa fissa di 5 euro sui prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. In questo modo è possibile contrastare in modo efficace il tabagismo come è già avvenuto in altri stati europei. In poco più di 2 settimane abbiamo già raccolto oltre 19mila firme e invitiamo tutti i cittadini a supportare la nostra iniziativa".
Durante l'intero periodo delle Olimpiadi invernali 2026 sono distribuiti gli opuscoli informativi appositamente realizzati da Foce per la fase invernale del progetto InFormaTeen. Proseguono inoltre le attività online sul portale web (www.informateen.it) e sul profilo TikTok (tiktok.com/@informateen), con nuovi testimonial che si aggiungono a quelli già coinvolti (tra gli altri Gianluigi Buffon, Massimiliano Allegri, Simona Quadarella, Riccardo Calafiori e Mattia Zaccagni). Foce promuove la campagna insieme al Coni, alla Figc e Poste italiane. Gode inoltre del patrocinio del ministero dello Sport e dei Giovani.
"E' un piacere poter ospitare un'iniziativa così importante - dichiara Marco Di Paola, vice presidente del Coni - Anche in questo contesto particolare è possibile favorire attività educazionali rivolte ai giovani e al resto della popolazione. I dati sugli stili di vita, tra i bambini e gli adolescenti, non sono incoraggianti e rappresentano una tendenza che va cambiata al più presto. Come rappresentanti del mondo dello sport italiano intendiamo dare un nostro contributo perché vi sia sempre un'educazione fisica efficace e che incentivi tutti i cittadini a rimanere sempre attivi".
"Ringrazio gli specialisti di Foce per il loro progetto InFormaTeen - commenta Buffon in un video proiettato durante la conferenza stampa - State divulgando dei valori e degli stili di vita e, se riusciamo a promuoverli tra i giovani, faremmo davvero tutti un bel passo in avanti".
"Favorire la diffusione di stili di vita sani e la pratica sportiva tra i giovani rappresenta un investimento lungimirante per tutelare la salute delle nuove generazioni - conclude il direttore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco - Per questo ci uniamo al messaggio lanciato dai medici della Foce dalle località che ospitano le gare olimpiche e sosteniamo con convinzione la campagna InFormaTeen, che ha saputo usare formule di comunicazione social accattivanti per coinvolgere i più giovani sui temi della salute".
Approvato il riparto del Fondo sanità per continuità erogazione Lea...
Nel calendario settimanale delle sedute ancora nulla per la pl
Pratobello 24... 
L'Iran mette sul tavolo dei negoziati una nuova proposta. Teheran potrebbe valutare la possibilità di diluire l'uranio, arricchito al 60% attualmente in suo possesso, vicino ai limiti per realizzare armi nucleari, ma solo nel caso in cui venga decisa la revoca totale delle sanzioni. L'offerta è arrivata dal capo dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, secondo quanto riferito dall'agenzia Mehr. Eslami ha spiegato che, durante i colloqui tra Iran e Stati Uniti, che si sono tenuti venerdì scorso in Oman sono stati affrontati non solo aspetti tecnici, legati al programma nucleare, ma anche questioni politiche.
Il responsabile del programma nucleare di Teheran ha, inoltre, evidenziato che i rapporti tra l'Iran e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) proseguono regolarmente, ma ha aggiunto che resta aperta una questione irrisolta: secondo Eslami, l'Aiea non avrebbe ancora adempiuto ai propri obblighi in merito all'attacco del giugno 2025 contro strutture nucleari iraniane soggette alle salvaguardie internazionali. "Dal momento che l'Iran opera sotto la supervisione dell'Aiea e rispetta il quadro di controlli dell'Agenzia, quest'ultima non può restare in silenzio sull'attacco subito da siti nucleari sottoposti alle sue salvaguardie", ha affermato.
"L'Iran nutre speranze per un esito positivo" dei colloqui, "a condizione che vi sia rispetto degli impegni e che la controparte eviti richieste eccessive" ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un discorso trasmesso dai media di Stato, ribadendo la richiesta di negoziati "equi e vantaggiosi per entrambe le parti". Il presidente iraniano ha, quindi, evidenziato la necessità che siano garantiti i diritti previsti dal Trattato di Non Proliferazione, "compresi quelli relativi all'arricchimento dell'uranio e alla revoca delle sanzioni. L'Iran - ha concluso - tende una mano di amicizia a coloro che cercano una cooperazione onesta".
Araghchi e il capo delle Forze Armate in Parlamento: "No a negoziati sotto minaccia"
Sui colloqui indiretti tra Iran e Usa si è tenuta oggi una riunione a porte chiuse del Parlamento con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate, Abdolrahim Mousavi a Teheran. La sessione si è conclusa "ribadendo che sono inaccettabili i negoziati sotto minaccia", sintetizza l'agenzia Mehr. Ai giornalisti Abbas Goudarzi, portavoce dell'Ufficio di presidenza del Parlamento, ha voluto sottolineare come la presenza di Araghchi e del generale Mousavi sia servita a far passare il messaggio che in Iran diplomazia e difesa "operano" in modo "complementare".
I parlamentari, riporta ancora la Mehr, hanno insistito su negoziati "da una posizione di forza" e sulla "difesa" del nucleare dell'Iran descritto come "linea rossa non negoziabile". La Repubblica Islamica ha sempre rivendicato la natura pacifica del suo programma e ha sempre respinto l'ipotesi 'arricchimento zero' così come trattative sul programma missilistico.
Ue: "No escalation militare, prevalga la diplomazia"
A mettere in guardia sui pericoli di una "escalation militare" in Iran è l'Europa. Per il portavoce dell'Ue per gli Affari Esteri Anouar el Anouni, a Bruxelles, "potrebbe avere gravi, terribili ripercussioni sulla stabilità della regione". "Accogliamo con favore - continua - la prospettiva di colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran, poiché è necessario dare una possibilità alla diplomazia. L'Unione Europea rimane convinta che una soluzione duratura possa essere trovata solo attraverso la diplomazia. È tempo che l'Iran dimostri la sua serietà nel rispondere alle preoccupazioni della comunità internazionale, in particolare sulla questione nucleare".
L'Ue resta "fermamente impegnata a sostenere la richiesta di sicurezza e stabilità in Medio Oriente" e chiede a tutte le parti di "rispettare il diritto internazionale" e di astenersi "da azioni che possano innescare un'ulteriore escalation nel Medio Oriente", conclude.

Rispettare i tempi di firma dei contratti di sponsorizzazione tra promotore e centro sperimentale; definire degli standard nazionali per i Clinical Trial Sites, ovvero le strutture dove si svolgono le sperimentazioni, e creare un portale nazionale che raccolga organizzazione e performance dei centri; definire ruolo e modalità di coinvolgimento dei medici di medicina generale; promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla ricerca clinica. Sono le 4 istanze programmatiche emerse dal progetto Care - Clinical Advancement and Research Excellence e contenute nel documento di consensus 'L'ottimizzazione della ricerca clinica in Italia', recentemente pubblicato su 'Recenti progressi in medicina'. Il progetto, promosso da McCann Health Boot, società associata di Ipg Health Italia, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, ha visto il coordinamento di uno Steering Committee composto da rappresentanti delle principali società scientifiche ed esperti di settore, che ha analizzato le dinamiche che caratterizzano il contesto della ricerca clinica in Italia individuando criticità, ma soprattutto le leve strategiche di ottimizzazione utili a valorizzare il potenziale del sistema e a favorirne uno sviluppo sostenibile e competitivo.
Nel 2023 - riporta una nota - in Italia sono state autorizzate 611 sperimentazioni cliniche, per lo più di fase III (43%), multicentriche (84%) e in ambito oncologico (35%). L'Italia è uno degli attori principali nella ricerca clinica, posizionandosi quarta in Europa per numero di nuovi studi, dietro Spagna, Francia e Germania. Nonostante il Paese vanti centri e ricercatori di eccellenza, persistono barriere burocratiche, economiche, infrastrutturali e culturali. Secondo i dati Altems 2023, i siti di ricerca clinica italiani hanno le capacità di condurre studi di alto livello, ma emerge la necessità di definire standard di qualità, sia per avere coerenza tra i centri, sia per valorizzare maggiormente le risorse interne e semplificare le attività di ricerca. Lo stesso rapporto evidenzia come, nonostante il decreto ministeriale n. 31 del 7 febbraio 2023 preveda la firma del contratto tra promotore e centro sperimentale entro 7 giorni dall'autorizzazione di Aifa - Agenzia italiana del farmaco, solo l'1% dei centri sperimentali in Italia rispetta questa tempistica. Inoltre, secondo i dati Altems 2025 l'Italia registra in media 35 giorni in più rispetto alla Spagna, principale competitor, per arrivare al primo arruolamento del paziente, con un impatto diretto sulla finestra di arruolamento e sulla quota di pazienti arruolati nei trial multinazionali.
Ne emerge un gap di competitività che riguarda sia la fase contrattuale sia la fase successiva di attivazione e avvio dell'arruolamento, indicando margini concreti di miglioramento in termini di organizzazione e preparedness, cioè di essere preparati a gestire la ricerca clinica a 360 gradi dalla parte amministrativa alla parte clinica per offrire al cittadino e alla società l'innovazione necessaria.
"E' necessario rafforzare l'assetto organizzativo e la governance della ricerca clinica, ancorandoli a evidenze e Kpi istituzionali, per aumentare la competitività dell'Italia in termini di arruolamento - afferma Emmanouil Tsiasiotis, primo autore della consensus e responsabile Laboratorio sul Management delle sperimentazioni cliniche di Altems - Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - In caso contrario, permane il rischio che i pazienti italiani continuino a essere esclusi dagli studi internazionali, a fronte del completamento dell'arruolamento in Paesi più reattivi. Sempre sul lato organizzativo, la frammentazione dei Cts e l'assenza di standard condivisi limitano l'armonizzazione e la qualità dei processi. In questo senso, l'introduzione di standard organizzativi e di un portale nazionale utile per governare la ricerca clinica in modo trasparente raccogliendo dati strutturati e condividendo le best practice potrebbe portare a concreti benefici".
Un'altra barriera messa in luce dal documento - prosegue la nota - è il limitato coinvolgimento dei medici di medicina generale, acuito dall'assenza di percorsi strutturati di integrazione tra ospedale e territorio, che, anche alla luce delle recenti iniziative di decentralizzazione promosse dall'Ema - Agenzia europea dei medicinali, risulta importante chiarire e potenziare. Un maggiore coinvolgimento costituirebbe un'importante opportunità professionale e faciliterebbe l'accesso dei pazienti a terapie innovative. Al contempo, la promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione coordinate dalle istituzioni, come ministero della Salute, Aifa o Istituto superiore di sanità, potrebbe contribuire in modo significativo a rafforzare il coinvolgimento della popolazione, agevolando il reclutamento, il consenso pubblico e la valorizzazione della ricerca nel progresso scientifico.
"Le proposte del progetto Care offrono l'occasione di valorizzare l'eccellenza italiana nella ricerca clinica, migliorando l'efficienza del sistema e facilitando l'accesso a terapie innovative, a beneficio di pazienti - dichiara Marco Orsini Federici, Clinical, Medical and Regulatory Sr Director di Novo Nordisk Italia - Un tema per noi prioritario. Novo Nordisk è tra le aziende maggiormente impegnate nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni terapeutiche all'avanguardia e in questo l'Italia è considerata un Paese strategico. Basti pensare che l'apertura nel 2024 di un hub di ricerca clinica - Clinical Development Center - nel Paese (uno dei soli 25 hub di ricerca clinica a livello globale) ha consentito di incrementare il numero di trial clinici nell'arco del biennio 2025-2026 con un particolare focus sull'obesità, sul diabete e sulle comorbidità legate a queste due patologie croniche che, ancora oggi, colpiscono milioni di persone. Questo rende l'Italia una protagonista nella ricerca clinica a livello globale, con un ruolo centrale in tutti gli studi clinici avviati e condotti da Novo Nordisk".
Da oltre un secolo - si legge nella nota - l'azienda sviluppa farmaci e sistemi di somministrazione innovativi con l'obiettivo di aiutare milioni di persone con obesità, diabete, malattie rare ematiche ed endocrine, tutto questo grazie alla ricerca clinica. "L'apertura del Cdc in Italia - conclude Orsini - ci ha dato l'opportunità di aumentare notevolmente la ricerca clinica nel Paese in questi ambiti, a beneficio dei pazienti e consentendo la promozione delle eccellenze italiane". Dal 2024, anno di istituzione di Cdc in Italia, al 2025, il numero di partecipanti agli studi è cresciuto del 25% e sono stati arruolati 1.076 nuovi pazienti negli studi.

Fanno bene al cuore, sono un cardine di una dieta equilibrata, tengono sotto controllo il colesterolo e migliorano la funzionalità dell'intestino. Le qualità dei legumi sono tali da rendere l'alimento - dalle lenticchie ai fagioli, dai ceci ai piselli - un pilastro di un regime corretto tra varietà di scelta e caratteristiche differenti.
"I legumi rappresentano una componente fondamentale di un'alimentazione sana, equilibrata e sostenibile. Sono una fonte preziosa di proteine vegetali, ricchi di fibra, hanno pochi grassi e sono privi di colesterolo in quanto prodotti vegetali (il colesterolo lo troviamo solo negli alimenti di origine animale). Inseriti regolarmente nella dieta, almeno 3 volte a settimana secondo le raccomandazioni delle Linee guida per una sana alimentazione, contribuiscono ad aumentare la sazietà; controllare la glicemia; ridurre il rischio cardiovascolare; migliorare la funzionalità intestinale; promuovere un'alimentazione più sostenibile per l'ambiente. Possono essere consumati come piatto unico, se abbinati a cereali come molto comune in tante ricette della tradizione mediterranea, o come secondo piatto vegetale, in alternativa ai piatti proteici di origine animale", spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto Nutrizione, Alimentazione e Salute dell'Istituto superiore di sanità, alla vigilia della Giornata mondiale dei legumi che si celebra il 10 febbraio. In un approfondimento la specialista passa in rassegna le caratteristiche nutrizionali dei principali legumi: "A ciascuno il suo anche se tutti vanno bene per tutti", è il messaggio dell'Iss.
Lenticchie
Un piccolo alimento dalle grandi potenzialità nutrizionali e sostenibili. Sono tra i legumi più antichi e apprezzati al mondo, con un profilo nutrizionale di particolare interesse. Sono ricche di ferro, potassio, fosforo e acido folico, cosa che le rende ideali per supportare la produzione di globuli rossi, soprattutto nelle donne in età fertile, nei bambini e durante la gravidanza.
A differenza di altri legumi, le lenticchie risultano più digeribili e cuociono più velocemente, anche senza ammollo, rendendole una scelta pratica e versatile per pasti quotidiani. Il ferro di origine vegetale contenuto nelle lenticchie è meno facilmente assorbito rispetto a quello della carne, ma la combinazione con alimenti ricchi di vitamina C (come agrumi o pomodori) può migliorarne significativamente la biodisponibilità. Le lenticchie forniscono anche una buona quantità di proteine vegetali e di fibre, utili per la regolarità intestinale e per il controllo della glicemia. Sono ottime in minestre, insalate tiepide, burger vegetali, o piatti unici se abbinate a un cereale integrale (come riso o farro). Dal punto di vista ambientale, la loro coltivazione sostenibile e la lunga conservabilità ne fanno un alimento virtuoso anche per la lotta allo spreco alimentare.
Ceci
Sani, sazianti e versatili, un concentrato di fibre perfetti per cuore e intestino. Costituiscono una fonte rilevante di fibre solubili, che svolgono un ruolo importante nel controllo del colesterolo Ldl e nella regolazione della glicemia post-prandiale, contribuendo così alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2. Apportano inoltre acido folico e vitamine del gruppo B, utili nei periodi di accrescimento e gravidanza. I ceci sono tra i legumi più antichi e versatili della nostra tradizione alimentare.
La loro consistenza cremosa li rende ideali per preparazioni come vellutate, zuppe e purè, oltre che per ricette della tradizione mediterranea e mediorientale come l'hummus o i falafel. Se abbinati ai cereali, i ceci contribuiscono a formare un pasto con proteine ad alto valore biologico. E' consigliabile ammollarli a lungo (almeno 12 ore) e cuocerli bene per migliorarne la digeribilità. Per chi ha difficoltà digestive, è utile rimuovere la pellicina esterna, più ricca di fibra, ma meno tollerata da intestini sensibili. Grazie al loro elevato potere saziante, i ceci sono ottimi alleati nei regimi alimentari controllati e rappresentano una scelta sana e sostenibile anche in chiave climatica, essendo a basso impatto ambientale.
Fagioli
La carne dei poveri, tante proteine vegetali alleati per la salute. Tra i legumi con il più elevato contenuto proteico, i fagioli sono una preziosa fonte di zinco, potassio e magnesio, minerali fondamentali per il sistema immunitario, la funzione muscolare e l'equilibrio elettrolitico.
La buccia, ricca di fibre insolubili, contribuisce alla regolarità intestinale e alla prevenzione di disturbi come la stitichezza e le malattie diverticolari. La loro varietà (borlotti, cannellini, neri, ecc.) consente un ampio utilizzo in cucina, dai piatti tradizionali alle insalate fredde. Per migliorare la digeribilità, è utile consumarli ben cotti e abbinarli a erbe aromatiche come alloro, finocchio o spezie come il cumino.
Piselli
Dolci, versatili e amati dai bambini, uniscono gusto e benessere in ogni stagione. Sono più ricchi di zuccheri semplici rispetto agli altri legumi, il che conferisce loro un sapore naturalmente dolce. Per questo sono molto amati dai bambini che spesso non hanno preferenza per gli altri legumi.
Sono una buona fonte di proteine, vitamina A e acido folico, hanno un gusto delicato e sono facilmente digeribili. A differenza di altri legumi secchi, possono essere consumati anche freschi o surgelati, rendendoli pratici e adatti a tutte le stagioni. Contengono una buona quota di proteine vegetali, sono una fonte significativa di vitamina A e acido folico, e apportano fibre utili al benessere intestinale.
Fave
Protagoniste della primavera mediterranea, uniscono gusto, ferro e fibre in un piatto antico e nutriente. Le fave sono un legume primaverile ricco di proprietà nutrizionali: forniscono buone quantità di ferro non-eme (quello che si trova nei vegetali), vitamina B1 (tiamina), fibre e proteine vegetali.
Hanno un discreto contenuto di potassio e sono naturalmente povere di grassi. Grazie alla presenza di fibre e carboidrati complessi, contribuiscono al senso di sazietà e al buon funzionamento intestinale. Nella tradizione mediterranea vengono spesso consumate fresche o secche in abbinamento con verdure a foglia amara, come cicoria o catalogna, creando piatti bilanciati e gustosi. E' importante ricordare che devono essere assolutamente evitate da chi soffre di favismo, una malattia genetica rara legata a un deficit dell'enzima G6PD.
Lupino
Non tutti sanno che è un legume da riscoprire anche come snack 'spezzafame'. Il lupino è un legume poco diffuso nella dieta quotidiana, ma ricchissimo di proprietà nutrizionali. Ha un elevato contenuto proteico (superiore a quello di molti altri legumi), un buon apporto di fibre e una bassissima percentuale di zuccheri, che lo rende particolarmente adatto anche a chi deve controllare la glicemia.
E' inoltre una fonte naturale di calcio, ferro e potassio. Il lupino contiene anche composti bioattivi (alcaloidi) che, se non correttamente trattati, possono risultare amari e potenzialmente tossici: è quindi importante consumarlo solo dopo adeguata lavorazione industriale o corretta preparazione domestica. Spesso disponibile in salamoia (attenzione al contenuto di sale che possiamo contenere sciacquando a lungo i lupini in salamoia prima di mangiarli), riscopriamolo anche come uno snack sano o un ingrediente versatile in insalate, piatti unici o creme vegetali.
Cicerchia
Legume antico e rustico, unisce gusto e nutrienti, ma richiede attenzione nella preparazione. La cicerchia è un legume antico della tradizione contadina, oggi riscoperto per le sue eccellenti proprietà nutrizionali. E' ricca di proteine, fibre, calcio e fosforo, ed è particolarmente saziante e nutriente. Ha un gusto deciso e una consistenza che la rende ideale per zuppe, minestre e piatti rustici.
Tuttavia, va consumata con moderazione e previa adeguata cottura e ammollo prolungato, poiché la cicerchia contiene una neurotossina responsabile del latirismo, una malattia neurodegenerativa che può causare paralisi spastica degli arti inferiori, convulsioni e atrofia muscolare se il legume viene consumato in grandi quantità per periodi prolungati. La cicerchia è un esempio di biodiversità alimentare e di legume da valorizzare nel contesto di diete sostenibili.
Soia
Fonte di proteine vegetali complete e versatili, ricca di nutrienti e benefica per cuore e ormoni. La soia è il legume con il più alto contenuto proteico e rappresenta una delle poche fonti vegetali che fornisce tutti gli amminoacidi essenziali, rendendola una proteina 'completa' paragonabile a quelle di origine animale. E' anche ricca di grassi insaturi, in particolare omega-3 e omega-6, fitosteroli e isoflavoni (fitoestrogeni naturali), noti per i loro potenziali effetti benefici sul sistema cardiovascolare e sulla salute ormonale.
La soia è inoltre una buona fonte di calcio, ferro e vitamine del gruppo B. I suoi derivati, come tofu, tempeh, miso e bevande vegetali, offrono versatilità in cucina e costituiscono ottime alternative vegetali alle proteine animali, anche nell'ambito di diete vegetariane e vegane. Tuttavia, è importante privilegiare i prodotti con un profilo nutrizionale più semplice meno ricchi di grassi e sale e consumare la soia nell'ambito di una dieta varia ed equilibrata.

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità per serplulimab, il primo anti-Pd-1 autorizzato in Europa per i pazienti naïve con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso. L'aggiunta dell'immunoterapico alla chemioterapia ha dimostrato un beneficio clinico significativo e duraturo, con miglioramenti in termini di sopravvivenza globale e progressione libera da malattia mantenuti fino a 4 anni di follow-up.
L'approvazione da parte di Aifa della terapia di Accord - informa una nota - fa seguito ai risultati dello studio di fase III Astrum 005, randomizzato, in doppio cieco, multicentrico, controllato con placebo, in combinazione con chemioterapia, che ha reclutato 585 pazienti precedentemente non trattati. A 4 anni la sopravvivenza dei pazienti trattati con serplulimab è stata del 21,9%. Lo studio ha poi dimostrato una riduzione del rischio di morte del 40%, prolungando la sopravvivenza di 4,7 mesi. La riduzione del rischio di progressione della malattia è stata invece del 53%. Viene anche evidenziato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (5,8 mesi vs e 4,3 mesi del placebo).
"Il carcinoma polmonare in Italia ogni anno fa registrare più di 44.800 nuove diagnosi - spiega Federico Cappuzzo, direttore Oncologia medica 2 dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma - Quello a piccole cellule viene anche denominato microcitoma ed è una patologia poco frequente, che rappresenta il 15% del totale dei casi. E' però molto aggressiva e presenta una prognosi severa. Tra i diversi sottotipi di tumore toracico è senza dubbio il più legato al fumo, che rappresenta il principale fattore di rischio. Si calcola che il 70%-80% circa dei pazienti abbia già una malattia estesa al momento della diagnosi. Le opzioni di trattamento disponibili, per molti decenni, sono state limitate a pochi farmaci chemioterapici somministrati insieme ai derivati del platino. Anche il ricorso alla chirurgia è poco indicato, proprio per la natura molto aggressiva della neoplasia. Negli ultimi anni l'introduzione dell'immunoterapia ha però cambiato e migliorato la pratica clinica".
"Grazie ai risultati ottenuti in termini di efficacia e al profilo di sicurezza favorevole, serplulimab può essere una valida opzione terapeutica di prima linea - aggiunge Silvia Novello, professore ordinario di Oncologia medica all'università degli Studi di Torino - In particolare, il farmaco, grazie al suo meccanismo d'azione, si caratterizza per un'attivazione immunitaria più completa dovuta all'inibizione della doppia via Pd-L1 e Pd-L2. Serplulimab si lega alla superficie dei linfociti T attivati che esprimono Pd-1 e blocca il legame con i ligandi Pd-L1 e Pd-L2. Riesce così a potenziare le risposte delle cellule, comprese quelle antitumorali. Inoltre, il trattamento è risultato essere ben tollerato da parte della maggioranza dei pazienti".
Oltre allo studio registrativo - si ricorda nella nota - metanalisi indipendenti condotte su oltre 3mila pazienti hanno fornito ulteriori evidenze a supporto dell'efficacia e sicurezza di serplulimab in aggiunta alla chemioterapia. I risultati confermano quelli dello studio Astrum 005 e sottolineano le maggiori probabilità di ridurre efficacemente il rischio di morte e la progressione della malattia. La nuova terapia, rispetto ad altre già approvate in Europa, ha mostrato i migliori risultati in termini di sopravvivenza.
"Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti - commenta Nicola Mazzanti, Commercial Director Italy Accord - Nel confronto indiretto con gli altri immunoterapici, serplulimab ha dimostrato le maggiori probabilità di raggiungere i benefici clinici. Negli ultimi anni in ambito oncologico si sono registrati importanti progressi, tuttavia per i pazienti permangono molti bisogni insoddisfatti". Conclude Massimiliano Rocchi, Associate VP Italy-Greece-Switzerland Accord: "Serplulimab rappresenta la prima soluzione terapeutica innovativa" per l'azienda. "Il nostro impegno è ora quello di garantire un accesso rapido, tempestivo e omogeneo alla terapia su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo è contribuire in modo concreto al miglioramento del percorso di cura dei pazienti con microcitoma".

Il problema della 'fragilità ' del cuore delle donne ha raggiunto dimensioni da allarme rosso: ogni anno solo in Italia muoiono per malattie cardiovascolari oltre 124.000 donne e il tasso di tasso di mortalità nella fascia 35-74 anni è in aumento costante in tutti i Paesi ad alto reddito. La cardiopatia ischemica, principale causa di infarto, colpisce una italiana su nove tra i 45 e i 64 anni e una su tre dopo i 65 anni. In questo quadro il Centro cardiologico Monzino Irccs ha creato - in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano- il primo Corso universitario in Italia sul tema della Medicina di genere nelle malattie cardiovascolari per gli studenti del V e VI anno della Facoltà di Medicina e chirurgia. Con l'obiettivo di aumentare l'attenzione sul tema da parte delle nuove generazioni dei medici.
"Il paradosso- spiega Daniela Trabattoni, responsabile dell’Unità cardiologia e direttrice di Monzino Women Heart Center, il centro clinico e di ricerca dell’Irccs milanese interamente dedicato al cuore delle donne - sta nel fatto che la medicina avrebbe già gli strumenti per fermare l’epidemia del cuore femminile ma non sono conosciuti e non vengono applicati. Se osserviamo la realtà clinica oggi vediamo che rispetto agli uomini le donne sono meno sottoposte ad indagini di screening riguardanti l’assetto lipidico (i livelli di colesterolo) e vengono trattate in minor misura con farmaci ipolipemizzanti e antiaggreganti o con beta bloccanti ed eparina in corso di infarto acuto del miocardio".
"Anche la ricerca cardiovascolare - continua - è lacunosa: allo stato attuale la disfunzione endoteliale e microvascolare del circolo coronarico nella donna è pressoché sconosciuta perché mancano studi specifici. È quindi necessario e urgente un approccio declinato al femminile già a partire dalla formazione dei futuri medici. Da qui l’idea di creare un corso universitario ad hoc sulla cardiologia femminile".
Trabattoni, 'coscienza femminile sulle possibilità di prevenzione è ago della bilancia della cardiologia di genere'
Il corso si propone di fornire agli studenti una comprensione critica delle differenze di sesso e genere nella fisiopatologia, presentazione clinica, diagnosi, trattamento e prevenzione delle principali malattie cardiovascolari. Si affronteranno anche gli aspetti legati ai bias diagnostico-terapeutici e alle implicazioni nella pratica clinica quotidiana.
"La coscienza femminile circa le possibilità di prevenzione rimane l’ago della bilancia della cardiologia di genere. Sappiamo infatti che fino al 70% delle donne che oggi muoiono per una malattia cardiovascolare, può essere salvata con una prevenzione personalizzata al femminile. Sensibilizzare le donne rimane quindi l’obiettivo prioritario. Ma da solo non basta. La domanda di cure specifiche, che speriamo aumenterà, deve trovare una risposta adeguata da parte dei medici. Dobbiamo quindi creare una nuova generazione di cardiologi e questo corso vuole essere il primo passo concreto in Italia in questa direzione. Con l’Università di Milano abbiamo creato un modello che auspichiamo sia adottato rapidamente dal maggior numero possibile di atenei italiani", conclude Trabattoni.

Favorire il contributo delle persone con diabete alla società attraverso il lavoro, valorizzarle in quanto risorsa, grazie a un comportamento proattivo che migliori la gestione delle malattie, riduca le complicanze, e allo stesso tempo promuovere la cultura della prevenzione in ambito lavorativo. Sono questi gli obiettivi dell'accordo siglato tra Fand - Associazione italiana diabetici e Assimprenditori, grazie alla firma nei giorni scorsi di un protocollo d'intesa. L'accordo permetterà alle due organizzazioni di lavorare insieme per mettere in campo iniziative volte alla prevenzione, al miglioramento delle condizioni delle persone con diabete sul lavoro e al contrasto allo stigma nei confronti di chi vive con questa malattia.
In Italia - ricorda una nota - le persone con diabete sono circa 4 milioni, e si stima che 1 ulteriore milione sia affetto dalla malattia senza che sia mai stata diagnosticata. Una persona con diabete, avendo piena consapevolezza e corretta gestione della propria patologia, può essere in grado di svolgere una vita perfettamente normale, inclusa la vita lavorativa, ritardando o non manifestando affatto le complicanze. Adottare uno stile di vita corretto, continuare a informarsi e formarsi, superare lo stigma che spesso accompagna il diabete, senza paura di comunicare la propria condizione, rendendo consapevoli anche coloro che appartengono alla propria cerchia familiare, lavorativa e sociale, sono i presupposti per ridurre l'incidenza del diabete nella nostra società, sia in termini di aumento della qualità di vita e cura sia in termini economici. Secondo il sistema di sorveglianza Passi promosso dal ministero della Salute, il 70% delle persone con diabete è in eccesso ponderale, il 48% è sedentario, il 22% fuma e oltre il 90% non consuma le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate: fondamentale è quindi sensibilizzare e promuovere i sani stili di vita, anche in ambito lavorativo.
"L'accordo fra le due organizzazioni, di cui siamo fieri - dichiara Manuela Bertaggia, presidente Fand - ha l'obiettivo di permettere alle persone con diabete di avere piena consapevolezza della propria malattia, attraverso una serena e corretta gestione, per favorire la loro capacità di dare pieno contribuito allo sviluppo della nostra società, sia in termini di qualità di vita che di capacità produttiva. L'obiettivo è, inoltre, quello di ridurre le complicanze e l'impatto socio-economico del diabete adottando un comportamento proattivo sia da parte delle persone con diabete che da parte delle persone legate alla loro sfera familiare, sociale, lavorativa. Vogliamo promuovere in ambito lavorativo una cultura che consideri la persona con diabete come una risorsa e non come un problema, e allo stesso tempo una riduzione, attraverso una migliore gestione del diabete, dei giorni persi per malattia e/o ricoveri ospedalieri, diminuendo così i costi a carico della collettività e aumentando la produttività nei luoghi di lavoro. Infine, le azioni messe in campo consentiranno di prevenire, in generale, l'insorgenza del diabete nella popolazione attraverso la promozione del corretto stile di vita, creando la cultura di una sana alimentazione accompagnata dalla giusta attività fisica".
"Il protocollo firmato fra Assimprenditori e Fand è il suggello di una visione comune sul fronte del diabete e promette di ottenere notevoli risultati in questa guerra dilagante - afferma Giuseppe Samà, presidente di Assimprenditori - Solo facendo fronte comune, ciascuno con le proprie competenze, si potrà disporre di quella forza necessaria a contrastare efficacemente la pandemia diabetica. Imprese e Fand affiancate: un sodalizio vincente. La strada è tracciata. Ancora grazie a Fand e alla sua presidente Manuela Bertaggia".
Indagini dei carabinieri, soccorso dal 118...
Arrestato un 35enne a Sassari, la vittima sfregiata anche con
l'acido... 
'Taratata' torna in tv con due serate evento in prima serata su Canale 5. Alla guida dello storico programma c'è Paolo Bonolis che stasera, lunedì 9 febbraio, conduce il primo appuntamento. Il secondo è in programma lunedì 16 febbraio sempre su Canale 5.
Sul palco della ChorusLife Arena di Bergamo, per la prima puntata, grandi protagonisti della scena musicale: Biagio Antonacci, Emma, Elisa, Giorgia, Ligabue, Max Pezzali. E ad arricchire lo show con una performance che divertirà il pubblico, sia in arena sia a casa, l'ironia di Giorgio Panariello.
Taratata segna il ritorno di un format che promette di riportare al centro del racconto televisivo la musica live, suonata e condivisa. Al centro dell’arena un palco eccezionale che diventa il cuore pulsante del programma: uno spazio in cui artisti e pubblico si incontrano per condividere le emozioni. Il pubblico non è semplice spettatore ma parte integrante dell’esperienza, coinvolto in un racconto collettivo.
Taratata torna a trasformare così la televisione in un luogo dove la musica diventa ponte tra generazioni, culture e linguaggi differenti. Ogni numero artistico diventa un momento unico, in cui la musica è protagonista assoluta, si racconta tramite la voce degli artisti e riscopre il suo ruolo di linguaggio universale, capace di unire, emozionare e creare connessioni tra chi suona e chi ascolta.

Nei pronto soccorso può accadere di tutto, dalle serie Tv americane a quelle italiane sono stati raccontati gli incidenti più strani e le emergenze più spettacolori. C'è poi anche un filone più delicato, quello di chi arriva con un problema legato ai giochi erotici o all'autoerotismo. A Tolosa, in Francia, un 88enne si è presentato in pronto soccorso con un proiettile d'artiglieria nel retto. Un caso che non avrebbe sfigurato in 'E.R'. "Negli ultimi anni è cambiato molto rispetto ai traumi da giochi erotici o da autoerotismo - spiega all'Adnkronos Salute Fabio De Iaco, già presidente della Società italiana di medicina d'emergenza urgenza (Simeu), che in 30 anni di carriera ha visto tanti casi 'strani' - C'è molto meno imbarazzo, in chi arriva in pronto soccorso con un oggetto nel retto, nello spiegare ai medici l'accaduto. Insomma, è stato sdoganato l'autoerotismo e quindi anche le conseguenze più strane e dolorose".
"C'è una vera 'antologia' rispetto alle conseguenze dell'autoerotismo - racconta De Iaco - In tanti anni di carriera un medico di pronto soccorso ha visto di tutto: un dildo in silicone di 50 centimetri per cui fui chiamato apposta perché all'epoca facevo l'endoscopista. Poi i sex toys di tutti i tipi e dimensioni. Come anche la frutta e i vegetali, anche qui tutte le varietà. Ma ho visto anche bottiglie di vetro e candele. Come lampadine ancora intatte o penne tipo Bic". Molto rari sono invece i casi di vaginismo, "quando due persone rimangono attaccade durate un rapporto perché si verifica una contrattura particolare dei muscoli della vagina", prosegue il medico. "Mi ricordo anche un caso di 'rottura delle vagina' - continua De Iaco - una donna che abbiamo dovuto suturare in modo acrobatico e lì il collega chirurgo è stato davvero bravo. Ma poi rimanemmo sorpresi perché la donna ci disse, finita la procedura e con i punti, che doveva andare via perché non era con il marito".
Storie di pronto soccorso che, seppur assurde, sono vere e "andate a buon fine senza nessun danno". Tanto che in qualche dipartimento di emergenza-urgenza "c'è uno spazio in cui vengono conservati gli oggetti smarriti nel retto", confessa il medico. Ma c'è chi li reclama dopo essere stato soccorso? "Certo - risponde - è capitato. Era un sex toys".

Il gup di Roma Gabriele Fiorentino, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio Boccia, oggi presente in aula, indagata dopo l’esposto presentato dall’ex ministro della Cultura
Va a processo Maria Rosaria Boccia. Il gup di Roma Gabriele Fiorentino, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio Boccia, oggi presente in aula, indagata dopo l’esposto presentato dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
Nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalle pm Giulia Guccione e Barbara Trotta, vengono contestati i reati di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e una contestazione relativa a false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi.
Nel procedimento sono parti civili Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli. Il processo inizierà il 6 ottobre davanti al giudice monocratico.



