Polizzy Carbonelli, 'amare una persona significa lasciarla libera'...
Incontro con l'ambasciatore Fabrizio Bucci...
Sono stati ultimati i lavori di riqualificazione dell'immobile... 
Un'ospite d'eccezione ieri sera tra il pubblico dell'Auditorium Conciliazione di Roma per la data del tour di Angelina Mango: Maria De Filippi. La conduttrice, che ha visto nascere e ha consacrato il talento della giovane cantautrice nel suo programma 'Amici', non è voluta mancare a una delle tappe più importanti del tour 'Nina canta nei teatri', applaudendo la sua ex allieva in uno show che segna il suo rientro dopo circa un anno di pausa dalle scene[1].
Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, nasce sulla scia dell'album ‘caramé’, pubblicato a sorpresa lo scorso ottobre a un anno e mezzo di distanza dal precedente lavoro "poké melodrama". Lo spettacolo è un'immersione totale nel mondo dell'artista. Il palco, disegnato da lei stessa, è trasformato in una "casa", un monolocale-studio arredato con oggetti personali e simbolici. Spicca un letto a castello verde, ricordo d'infanzia condiviso con il fratello Filippo Mango (batterista della band), su cui Angelina canta 'Edmund e Lucy', brano a lui dedicato. Ogni elemento, dalla libreria allo specchio vintage, contribuisce a creare un'atmosfera di profonda intimità, come se il pubblico fosse seduto accanto a lei in studio.
La musica è la protagonista assoluta, con arrangiamenti ripensati per una band che unisce strumenti classici a sonorità più ricercate, con contrabbasso, archi, fisarmonica e theremin. La scaletta alterna i brani di "caramé" a successi come ‘La noia’, con cui ha trionfato a Sanremo, e l'inno alla libertà ‘Che t'o dico a fa’.
Dopo Roma, il tour 'Nina canta nei teatri' proseguirà a Catania (7 marzo), Palermo (9 marzo), Bari (12 marzo) e in altre città italiane, prima di concludersi con la doppia data di Milano il 27 e 28 marzo.

Il successo delle Olimpiadi italiane è ancora vivo. Il viaggio di Milano Cortina 2026, però, non è ancora finito. È pronto anzi ad aprire un nuovo capitolo con i Giochi Paralimpici, introdotti da uno spettacolo che punterà su valori universali e un forte messaggio culturale. Alfredo Accatino, direttore artistico di Filmmaster, ha curato insieme alla sua squadra la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi e ha raccontato all'Adnkronos le coordinate dell'evento: “Arriviamo da un successo per certi versi inaspettato, oltre le previsioni. Ci ha dato una grande carica. Dopo uno show così importante spesso l'adrenalina cala, invece noi siamo ripartiti subito. Ci scommetto, sarà uno spettacolo bellissimo”. L’appuntamento è per domani, venerdì 6 marzo, all’Arena di Verona.
La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi
La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi è stata pensata (anche) in continuità con la chiusura dei Giochi Olimpici. A partire dalla location, la maestosa Arena di Verona: “Abbiamo ragionato - spiega Accatino - su due titoli. Da Beauty in Action, bellezza in movimento, a Life in Motion. Una sorta di saga divisa in due capitoli". Il concetto chiave è proprio il movimento, declinato in più significati. “È da intendere come cambiamento, ma anche come movimento in senso paralimpico, capace di cambiare le regole e la percezione delle cose. Sarà questo il filo conduttore della cerimonia, insieme a valori universali che parlano al mondo contemporaneo”.
Tra i temi centrali ci sarà la pace, in un periodo storico segnato da numerosi conflitti. “E un argomento importante sarà l’amore, omaggio alla pace e alla vita”. Non mancherà poi il riferimento allo spazio, inteso come diritto all’inclusione. “Parleremo di spaces, cioè del diritto ad avere uno spazio giusto per noi. È un richiamo al mondo che ci circonda, che deve permetterci di esprimerci senza vincoli architettonici”.
Cerimonia di apertura Paralimpiadi, gli ospiti
La serata vedrà la partecipazione di numerosi ospiti internazionali, ognuno scelto per un significato. "Tra questi Stewart Copeland, storico batterista e fondatore dei Police, che si esibirà in un dialogo musicale con un batterista con disabilità e con una giovane batterista veronese". Ci saranno anche i Meduza, Miky Bionic e Dardust, protagonista di un progetto musicale pensato appositamente per la cerimonia.
Sul palco saliranno inoltre due giovani voci della scena musicale, le ultime due vincitrici di X Factor, Mimì Caruso e Rob, entrambe giovanissime. “Canteranno insieme – precisa Accatino –. Abbiamo voluto affiancarle ad artisti provenienti da altre parti del mondo, è una contaminazione che ci piace”. A Verona, insomma, andrà in scena una cerimonia da non perdere, trasmessa in prima serata su Rai 1. “È un messaggio molto importante e ci tengo a sottolinearlo, soprattutto dopo il grande successo delle Olimpiadi. Portare questo evento in prima serata, pochi giorni dopo Sanremo, è un atto di coraggio e dimostra la consapevolezza dell’importanza delle Paralimpiadi. Seguirla sarà importante, la crescita civile passa anche da questi momenti”. (di Michele Antonelli)

Va in pensione con oltre 100 giorni di ferie non godute e ottiene un indennizzo complessivo stimato in 60mila euro. È uno dei casi chiusi nei primi mesi del 2026 da Consulcesi & Partners, network legale specializzato nella tutela dei professionisti del pubblico impiego. La vertenza si è definita con una transazione in pochi mesi, con il riconoscimento di circa 350 euro per ogni giorno di ferie non fruito. L’azienda sanitaria - informa una nota di C&P - ha inoltre provveduto al versamento degli oneri contributivi correlati all’indennizzo, con effetti positivi anche sul trattamento pensionistico del medico.
Un caso che riporta al centro non solo il tema economico, ma anche quello della tutela del diritto al riposo, particolarmente delicato nel comparto sanitario - si legge - dove carichi di lavoro prolungati e carenze di organico espongono i professionisti a fenomeni di stress cronico e burnout. Sempre in questo inizio d’anno, C&P ha assistito un altro dirigente medico nella definizione di una transazione giudiziale che ha portato a una liquidazione complessiva di 42.000 euro. Con queste ultime definizioni – per oltre 100mila euro complessivi solo nei primi mesi del 2026 – il network legale ha superato il mezzo milione di euro riconosciuto ai propri assistiti dall’avvio del servizio dedicato alle ferie non godute.
Gli ultimi casi seguiti dal network - rende noto C&P - si inseriscono in un contesto di contenzioso in forte espansione su tutto il territorio nazionale. Dall’ultimo monitoraggio del team legale, aggiornato al 28 febbraio 2026, risultano circa 700 pronunce nei soli primi due mesi dell’anno, con una percentuale di accoglimento che si attesta intorno al 98%, mentre i rigetti rappresentano una quota residuale stimata intorno al 2% dei ricorsi presentati. Si tratta di un dato particolarmente significativo se proiettato su base annuale: mantenendo l’attuale andamento, il 2026 potrebbe chiudersi con oltre 4.200 sentenze, consolidando un orientamento giurisprudenziale ormai stabile in favore dei dipendenti pubblici che non hanno potuto fruire delle ferie maturate.
Sul piano economico, le sentenze già pubblicate fino al 28 febbraio hanno comportato il riconoscimento di 3,2 milioni di euro a titolo di indennizzo. Se il trend verrà confermato, i legali C&P stimano che a fine anno si potrebbe arrivare a 19,2 milioni di euro di sorte capitale e 9 milioni di euro di spese legali - dettaglia la nota - per un impatto complessivo stimato in oltre 28 milioni di euro, senza considerare i pagamenti spontanei e le transazioni giudiziarie, che ovviamente non possono verificarsi. “Il quadro che emerge – l’analisi di Bruno Borin, responsabile del team legale di C&P - è quello di un contenzioso ormai strutturale, con un orientamento giurisprudenziale che, nei fatti, riconosce in maniera pressoché costante il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non godute in assenza di effettiva possibilità di fruizione”.
Oltre il 90% dei procedimenti intentati dai dipendenti della Pa che hanno cessato l’attività riguarda docenti precari. Tuttavia, le liquidazioni più elevate si registrano nel comparto sanitario e negli enti locali: dirigenti medici apicali: in media oltre 50-60 mila euro; infermieri: oltre 10.000 euro; funzionari di enti locali: oltre 16.000 euro.
Le Sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti - conclude la nota - hanno evidenziato criticità nella gestione delle ferie arretrate nel Ssn, con stime di oltre 50.000 giornate non godute per il personale in carico a talune amministrazioni regionali. “Secondo la magistratura contabile – chiosa Borin - l’accumulo di ferie pregresse non rappresenta solo una potenziale passività milionaria per le amministrazioni, ma anche un indice di squilibrio organizzativo. La mancata fruizione sistematica del riposo può infatti incidere sulla qualità delle prestazioni e sulla salute psico-fisica del personale, contribuendo ad aumentare il rischio di burnout, soprattutto nei reparti a maggiore pressione assistenziale".

Ridisegnare i processi di cura, con il supporto fondamentale della tecnologia, automatizzando la burocrazia e supportando le decisioni cliniche dei medici perché si possano dedicare ad attività ad alto valore relazionale. Sono alcuni dei contenuti emersi del convegno ‘Innovare modelli organizzativi e tecnologici per garantire sostenibilità e qualità in un’Italia sempre più longeva’ che si è svolto oggi a Roma presso Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, alla presenza dell’ambasciatrice designata Anne-Marie Descôtes. L’evento, promosso da Clariane Italia – parte del Gruppo Clariane, punto di riferimento in Europa per l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria - in partnership con il Centro di ricerca sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) Sda Bocconi, ha riunito rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, degli ordini professionali e del mondo sindacale, oltre a esperti di management sanitario, per un dibattito che ha messo in luce necessità e proposte volte al rinnovamento del Ssn, di fronte alle sfide demografiche ed economiche del nostro tempo.
La ricerca di Cergas Sda Bocconi - riporta una nota - evidenzia una crisi di sostenibilità strutturale del Ssn alimentata da un ‘deserto demografico’ senza precedenti, che mette a rischio l'attuale equilibrio tra bisogni e risorse. Con una popolazione over 65 che ha raggiunto il 24%, si stima che entro il 2050 la forza lavoro potenziale si ridurrà del 30%, rendendo l'attuale modello organizzativo del Ssn, basato su standard normativi rigidi e sedimentati, non più sostenibile. A oggi, ben il 70% della spesa del Ssn è assorbito dalle cure per i pazienti cronici, una pressione che ha già innescato un razionamento implicito: solo il 49% delle prestazioni è a carico del sistema pubblico, mentre il 51% è a carico delle famiglie che è costretto a ricorrere a spese out-of-pocket o attraverso l’intermediazione di un’assicurazione. Questo scenario - secondo gli esperti - impone un urgente cambio di paradigma per garantire la tenuta del sistema a fronte di risorse umane ed economiche sempre più limitate.
"L’Europa sta vivendo un’epoca di grandi cambiamenti, in particolare demografici, con una popolazione che invecchia rapidamente - afferma Sophie Boissard, Ceo del Gruppo Clariane - sul fronte sanitario si registra un aumento delle malattie croniche, mentre i recenti sviluppi tecnologici alimentano nuove speranze. Clariane, presente in 6 importanti Paesi europei e leader nell’assistenza sanitaria e nel supporto agli anziani, intende contribuire allo sviluppo delle soluzioni di domani".
In questo contesto, “Clariane Italia intende dare il proprio contributo in qualità di privato accreditato nel sostenere il Ssn, che sta attraversando una fase di grande complessità - sottolinea Federico Guidoni, presidente e Ceo di Clariane Italia - La sanità italiana affronterà infatti delle sfide demografiche e finanziarie importantissime. Non ci saranno sufficienti risorse economiche per far fronte a un crescente bisogno legato all'invecchiamento della popolazione né adeguate risorse dal punto di vista del personale”. Il Gruppo “punta quindi a innovare e rinnovare il sistema, offrendo anche nuove forme, nuovi modelli organizzativi, che auspichiamo possano essere condivisi anche nel regolatore pubblico. Ricerca e innovazione – prosegue Guidoni - saranno gli elementi chiave per fornire servizi sempre più su misura e integrati tra loro, con un approccio olistico a trecentosessanta gradi che possa accompagnare le persone dalla prevenzione alla cura. L’obiettivo, attraverso la tecnologia, non è automatizzare la cura, ma riallocare il tempo dei professionisti e le risorse delle strutture verso attività ad alto valore relazionale, garantendo ai pazienti una qualità di vita superiore e una presa in carico realmente globale".
Come evidenziato da Francesco Longo, direttore Oasi, Cergas Sda Bocconi, “il Ssn affronta una crisi di sostenibilità strutturale, e non congiunturale, legata all’invecchiamento della popolazione, alla crescita delle cronicità e a risorse pubbliche destinate a rimanere limitate a causa di una base contributiva che si restringe. In questo scenario, non basta puntare a più finanziamenti: occorre ripensare regole, standard di personale e modelli organizzativi. La tecnologia – in particolare le infrastrutture digitali e l’intelligenza artificiale – può diventare una leva decisiva di sostenibilità, per riallocare competenze e tempo verso attività ad alto valore clinico e relazionale. Governare in modo esplicito l’ibridazione tra risorse pubbliche e private è una condizione necessaria per preservare qualità ed equità del sistema. La sostenibilità futura del Ssn non dipenderà soltanto da quante risorse saranno disponibili, ma dalla capacità di allocarle secondo priorità dichiarate e coerenti con i bisogni reali della popolazione”.
Secondo la ricerca Cergas, è necessario evolvere dagli attuali standard rigidi del personale sanitario, storicamente basati sulla mera presenza fisica (input) verso una regolazione orientata ai risultati di salute (outcome), superando vincoli numerici ormai obsoleti che frenano l'innovazione.
Per garantire i servizi - si legge nella nota - il sistema deve evolvere verso una reale flessibilità, adottando politiche di task-shifting e ricalibrando lo skill-mix, ovvero redistribuire i compiti in modo razionale: liberare i professionisti più specializzati dalle mansioni a basso valore aggiunto, automatizzabili grazie alla tecnologia, per concentrarli sulle necessità cliniche reali. In questo contesto, diventa fondamentale valorizzare figure intermedie ancora sottoutilizzate, come l’assistente infermiere, a metà tra Oss e infermiere, per garantire la tenuta e l’efficienza del sistema.
Sulla cronica carenza di personale, l'innovazione tecnologica si trasforma da semplice supporto amministrativo in una leva strategica fondamentale per la sostenibilità del sistema. Strumenti come l'intelligenza artificiale, la telemedicina o il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 - precisano gli esperti - “permettono di ridisegnare i percorsi clinici, automatizzando le incombenze burocratiche e supportando i medici nelle fasi decisionali. L’obiettivo primario è "liberare" tempo professionale: l’Ia applicata agli screening o il monitoraggio remoto nelle Rsa non sostituiscono l’operatore, ma eliminano i compiti ripetitivi per restituire centralità al rapporto umano e alla cura diretta. Questo approccio, secondo gli esperti, abbatte la storica frammentazione informativa tra i diversi settori sanitari, garantendo equità di accesso e una continuità assistenziale che supera i limiti fisici delle strutture attuali, anche grazie a strumenti come la telemedicina.
Il tema del finanziamento è oggi una priorità assoluta per garantire l’equità di un sistema italiano strutturalmente ibrido e frammentato dalla regolamentazione regionale. Attualmente, l’universalismo del Ssn è messo a dura prova da un ‘razionamento implicito’: i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria oltre il 25% della spesa sanitaria totale per sopperire a liste d’attesa e carenze della copertura pubblica, difficoltà confermata anche dal 36% delle visite specialistiche e il 35% della spesa farmaceutica ormai a carico dei privati. Per salvaguardare la tenuta del sistema, la soluzione proposta risiede nel 'pooling' delle risorse, ovvero un’integrazione trasparente tra finanziamenti pubblici e privati, come la sanità integrativa, sotto la cabina di regia del Ssn. In questo contesto - conclude la nota - il privato accreditato svolge una funzione pubblica fondamentale e la collaborazione trasparente tra i due mondi è l'unica via per garantire equità e sostenibilità al sistema.

E' stata inaugurata questa mattina, l’Unità di Geriatria del Policlinico Tor Vergata, un nuovo tassello nel potenziamento dell’area Emergenza pensato in modo specifico per rispondere ai bisogni delle persone fragili, degli anziani e dei pazienti affetti da patologie croniche. Al taglio del nastro, insieme con il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, hanno partecipato anche il ministro della Università e della Ricerca Scientifica, Anna Maria Bernini, il rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron e il direttore generale del Policlinico Tor Vergata, Ferdinando Romano.
Realizzata grazie ai fondi del Giubileo e destinati al Dipartimento di Emergenza e Accettazione (Dea), la nuova unità di degenza, situata al quarto piano della Torre 8, dispone di 20 posti letto ed è già operativa dal 22 gennaio 2026. L’intervento, consegnato nei tempi programmati, costituisce un rafforzamento dell’area dell’Emergenza e Urgenza e nasce dall’esigenza di affrontare l’aumento costante degli accessi al pronto soccorso da parte di pazienti con pluripatologie, condizioni di fragilità clinica e bisogni assistenziali complessi.
La presenza di un’Unità di Geriatria dedicata permette di garantire una presa in carico tempestiva e multidisciplinare, con percorsi assistenziali mirati e personalizzati. L’Unità, diretta dal prof. Davide Canosci Della Morte, responsabile della Uoc di Epatologia, Nutrizione Clinica e Geriatria, comprende 9 stanze doppie e 2 stanze singole, di cui una con bagno accessibile a persone con disabilità. "Gli spazi sono stati progettati per assicurare comfort, sicurezza e continuità assistenziale, elementi fondamentali nella gestione di pazienti fragili e cronici - conclude la Regione Lazio - La ristrutturazione ha interessato circa 1.000 metri quadrati di superficie funzionale, oltre a 300 metri quadrati di aree comuni e spazi di attesa, per un investimento complessivo di 4.209.000 euro".

“L’esempio della Jaguar Land Rover” vittima di un cyberattacco lo scorso agosto “ci dà l'opportunità di riflettere su come colpire un’azienda economica produttrice di automobili, e che incide sul pil di un paese con 5000 aziende di indotto, significhi andare a colpire, a cascata, il tessuto economico di altri paesi, essendo l’indotto non limitato ad un unico territorio. In sostanza si tratta di una crisi sistemica da affrontare in modo multifattoriale, poiché questo mondo è figlio dell’iperconnessione tra dati che assumono un valore in base alla relazione tra loro, delineando così il contesto”. Lo ha detto Nunzia Ciardi, vicedirettrice generale Acn - Agenzia cybersicurezza nazionale - nel suo intervento a Cybersec, la conferenza internazionale in corso a Roma, organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia e giunta alla sua 5^ edizione.
“Sono partita da quest’esempio nel Regno Unito - spiega Ciardi - perché è la prova plastica di quanto ormai lo scenario digitale impatti su ogni aspetto della vita quotidiana di ciascuno di noi, oltre che sulla vita economica e sociale di un paese; in pratica ricade sulla trama che avvolge ogni aspetto della vita digitale e reale”.
Fondamentale, però, la capacità umana nella gestione dello scenario: “Ci garantisce un’enorme possibilità di progresso e di performance produttiva, ma allo stesso tempo di limitare i rischi”. E ancora: “Dobbiamo mettere l’uomo al centro, ma la capacità umana non può fare a meno di essere qualificata per controllare la costante sollecitazione al dominio cognitivo della persona, una sollecitazione che avviene tramite agenti automatici dell’intelligenza artificiale e che impattano, appunto, sulla capacità cognitiva delle persone, sulla loro opinione e sulle democrazie”.
Ma c’è possibilità di difendere i propri valori? Ciardi risponde così: “È un orizzonte continuo che evolve rapidamente e che non dobbiamo stancarci di raggiungere. Noi dobbiamo percorrere una strada e farlo a grande velocità. Se sappiamo che il nostro dominio cognitivo è attaccato da una campagna disinformativa, da un eccesso informativo che ci confonde, allora dobbiamo in qualche modo fornire una narrazione corretta e reale; dobbiamo soprattutto formare persone, formare il singolo, formare l'organizzazione, formare tutti gli strati sociali della società affinché si costruisca quella struttura di anticorpi pronta a gestire e a fronteggiare questo nuovo mondo che avanza in maniera repentina”.Ma c’è possibilità di difendere i propri valori? Ciardi risponde così: “È un orizzonte continuo che evolve rapidamente e che non dobbiamo stancarci di raggiungere. Noi dobbiamo percorrere una strada e farlo a grande velocità. Se sappiamo che il nostro dominio cognitivo è attaccato da una campagna disinformativa, da un eccesso informativo che ci confonde, allora dobbiamo in qualche modo fornire una narrazione corretta e reale; dobbiamo soprattutto formare persone, formare il singolo, formare l'organizzazione, formare tutti gli strati sociali della società affinché si costruisca quella struttura di anticorpi pronta a gestire e a fronteggiare questo nuovo mondo che avanza in maniera repentina”.
Infine un appunto sulla kermesse, giunta alla 5^ edizione, e che la vicedirettrice ha seguito fin dall’esordio: “Trovo molto interessante l'evento nella centralità e nell'evoluzione degli argomenti odierni. Quando parlo di interconnessione di dati, parlo ovviamente di interconnessioni di mondi, ed eventi come questo mettono in connessione punti di vista, sfere differenti, istituzioni diverse. E questo è fondamentale per costruire quella consapevolezza diffusa di cui parlavo prima, una consapevolezza che ci può in qualche modo difendere, o che può contenere i rischi davanti ai quali la società digitale ci pone”.

La morte della guida suprema iraniana Ali Khamenei in un attacco israeliano ha riportato al centro una questione spesso sottovalutata: le infrastrutture digitali delle città – telecamere, sensori, reti di gestione urbana – non sono solo strumenti per migliorare la mobilità o l’efficienza energetica. Possono diventare anche piattaforme di intelligence strategica.
Secondo Rosario Cerra, presidente del Centro economia digitale, il caso di Teheran dimostra come le smart city siano ormai parte integrante della competizione geopolitica e della sicurezza nazionale. In questa intervista con l’Adnkronos spiega perché le città intelligenti rappresentano un nuovo campo di battaglia tecnologico e perché l’Europa deve costruire una propria sovranità tecnologica.
Cosa rivela l’operazione che ha portato alla morte di Ali Khamenei?
Rivela qualcosa che gli esperti di sicurezza sanno da tempo: le infrastrutture digitali delle città sono anche strumenti di sorveglianza strategica. Nel caso di Teheran, non è stata sorprendente solo la precisione dei missili, capaci di colpire bersagli estremamente piccoli da oltre mille chilometri di distanza. La vera sorpresa è ciò che era accaduto anni prima, in silenzio: quasi tutte le telecamere del traffico della capitale iraniana erano state violate e le loro immagini venivano trasmesse in tempo reale a server esterni.
Questo ha permesso di costruire quello che l’intelligence definisce pattern of life: una mappatura continua e granulare di come una città si muove, respira e si organizza. Quando si conosce una città come la strada in cui si è cresciuti, qualsiasi anomalia diventa immediatamente visibile.
Le smart city nascono con obiettivi molto diversi: mobilità, sostenibilità, servizi urbani.
Nessuno di quegli obiettivi è falso. Le smart city promettono semafori intelligenti, sistemi di sicurezza più efficaci, reti di sensori per l’energia e piattaforme integrate per i servizi pubblici. Il punto è che queste infrastrutture possono fare molto di più. Una telecamera a un incrocio non vede solo le automobili: vede volti, comportamenti ricorrenti, anomalie. Se collegata a sistemi di riconoscimento facciale e analisi delle reti sociali, diventa un nodo di raccolta di intelligence. Moltiplichiamo questo per migliaia di dispositivi e otteniamo una piattaforma di sorveglianza persistente sull’intera popolazione urbana.
Lei sostiene che esiste un rischio ancora più insidioso di quello emerso a Teheran.
Il fatto che il rischio possa essere incorporato nel sistema stesso. A Teheran un attore esterno ha violato l’infrastruttura. Ma cosa accade quando il produttore dell’infrastruttura ha obblighi legali verso un governo straniero e i suoi apparati di intelligence?
Il caso più noto è quello della Cina. Dal 2017 una legge sull’intelligence nazionale impone alle aziende di sostenere e cooperare con le attività di intelligence dello Stato. Questo obbligo si applica a tutte le aziende soggette alla giurisdizione cinese, indipendentemente dal luogo in cui i loro prodotti vengono installati.
Parliamo di aziende come Huawei, Hikvision, ZTE o Dahua, che hanno installato infrastrutture di sicurezza urbana in oltre cento Paesi. In molti casi questi sistemi costituiscono la spina dorsale della videosorveglianza urbana e vengono gestiti anche da remoto.
Nel vostro rapporto sulla High-Tech Economy[1] sostenete che la tecnologia è diventata una questione di potere geopolitico. In che modo le smart city rientrano in questo paradigma?
Nel nostro rapporto abbiamo sostenuto che la tecnologia non è più solo un fattore produttivo o un servizio abilitante. È diventata il perno attorno al quale ruotano la sovranità e la rilevanza geopolitica delle nazioni.
La smart city rende questa dinamica molto concreta. L’infrastruttura urbana digitale – telecamere, sensori, reti di connettività e piattaforme di gestione dei dati – non è semplicemente un servizio municipale. È il nodo fisico della High-Tech Economy: il punto in cui raccolta dati, algoritmi e controllo in tempo reale si fondono.
I dati generati da una smart city non sono dati municipali. Sono una rappresentazione dinamica di come funziona una nazione, di dove si trovano le sue vulnerabilità e di come si muovono i suoi decisori.
Questo ci porta al tema del dual use. Le città stanno diventando parte del perimetro della sicurezza nazionale?
Esattamente. Il concetto di dual use – tecnologie civili utilizzabili anche in ambito militare o di sicurezza – esiste da tempo. Pensiamo all’aerospazio o alla crittografia. La differenza oggi è la scala. Le tecnologie dual use non sono più confinate a settori industriali altamente specializzati. Sono nei semafori, nelle stazioni, negli ospedali, nei parcheggi.
Di conseguenza il perimetro della sicurezza nazionale si è spostato dentro le città. Non alle frontiere o nelle basi militari, ma nelle infrastrutture urbane quotidiane.
Le amministrazioni locali sono consapevoli di questa dimensione?
Spesso no. Quando un comune acquista sistemi di videosorveglianza o piattaforme di gestione urbana pensa di prendere una decisione tecnica o di bilancio. In realtà sta prendendo una decisione di sicurezza nazionale.
Il problema è che molte amministrazioni locali non hanno né le competenze né i quadri normativi necessari per valutare il rischio geopolitico di queste scelte.
Negli ultimi anni diversi Paesi hanno iniziato a vietare alcune tecnologie.
È un passo necessario, ma non sufficiente. Gli Stati Uniti hanno vietato gli acquisti federali di prodotti Hikvision e Dahua. L’Australia ha rimosso queste telecamere dagli edifici governativi sensibili. Il Regno Unito ha imposto l’uscita di Huawei dalle reti 5G. Anche l’India sta rafforzando i controlli sulle telecamere importate.
Il problema è che queste misure spesso arrivano tardi: le infrastrutture sono già installate e continuano a funzionare. E molti enti locali non rientrano nelle categorie coperte dai divieti.
Qual è allora la vera sfida per l’Europa?
La sfida non è solo difensiva. Non basta vietare o rimuovere tecnologie rischiose. Bisogna costruire un ecosistema alternativo solido e competitivo, basato su alleanze con partner affidabili.
L’Europa deve smettere di essere solo un mercato per tecnologie sviluppate altrove e diventare protagonista della loro progettazione, con architetture aperte, audit indipendenti e governance trasparente.
Investire in un’industria europea della sicurezza urbana non è solo una questione economica: è un posizionamento geopolitico.
In concreto, cosa dovrebbero fare oggi i governi europei?
Servono interventi su tre livelli.
Il primo è normativo: le gare pubbliche per infrastrutture di sorveglianza urbana devono includere criteri di rischio geopolitico simili a quelli adottati per il 5G.
Il secondo è architetturale: i sistemi di smart city devono essere progettati secondo principi di security by design, con cifratura end-to-end, separazione delle reti e localizzazione dei dati.
Il terzo è strategico: l’Europa deve investire nella costruzione di capacità tecnologiche proprie, invece di limitarsi a escludere i competitor. La sovranità tecnologica proattiva significa avere alternative credibili da offrire.
Siamo entrati nel paradosso delle smart city?
Più una città diventa intelligente, connessa e integrata, più diventa trasparente. E in un contesto geopolitico ostile la trasparenza può diventare vulnerabilità. A Teheran le telecamere erano anche occhi altrui. In qualche altra città del mondo potrebbe accadere la stessa cosa, senza neppure bisogno di un attacco informatico. Perché la porta potrebbe essere già aperta dall’interno. (di Giorgio Rutelli)

Re Carlo evita il fratello Andrew, ma è molto affezionato alle figlie Beatrice ed Eugenia. Se è vero infatti che, dopo l'arresto per 11 ore dell'ex duca di York, accusato di abuso d'ufficio nell'esercizio di funzioni pubbliche, il sovrano ne ha preso le distanze, dichiarando anzi che "la giustizia deve fare il suo corso", con le nipoti il suo atteggiamento è ancora amorevole. Le figlie di Andrew e di Sarah mantengono per il momento un profilo basso. Pur conservando, a differenza del padre, i titoli reali, pare che stiano attraversando un periodo difficile a causa delle azioni di Andrew. Proprio la scorsa settimana, si è saputo che a entrambe le sorelle è stato vietato di andare al Royal Ascot di questa primavera, un evento a cui di solito partecipano con la famiglia reale.
L'esperta reale Ingrid Seward ha dichiarato a People che lo scandalo che ha fatto luce sui rapporti fra Jeffrey Epstein e Andrew Mountbatten-Windsor ha avuto "un impatto profondo sulle vite" di Beatrice ed Eugenia. Tuttavia, nonostante tutto quello che è successo, sembra che re Carlo sia ancora "molto affezionato" alle sue nipoti, anche se per il momento deve tenerle lontane dagli eventi reali. Si ritiene che il monarca abbia sempre avuto uno stretto rapporto con le sorelle, come dimostra il fatto che le ha invitate comunque a trascorrere il giorno di Natale a Sandringham, nonostante il divieto imposto ai loro genitori.
Ben diverso l'atteggiamento di re Carlo nei confronti di Andrew, che domenica, pur trovandosi a meno di tre chilometri da Wood Farm, l'attuale casa del fratello nel Norfolk, ha evitato di incontrarlo. Il timore del sovrano è che un incontro possa "aggravare" la sua situazione. L'ex addetta stampa della regina Elisabetta II, Ailsa Anderson, ha dichiarato al The Sun che Carlo non può incontrare il fratello, anche se lo volesse. Al momento, la vicenda non è più al centro delle cronache, ma "se il re andasse a trovare il fratello, certamente tornerebbe a galla". "Quindi, sì, il re probabilmente sta comunicando con Andrea al telefono - ha dichiarato l'ex assistente reale - Ma penso che abbia ragione a non andare a trovarlo, perché temo che la storia riemergerebbe all'improvviso e si intensificherebbe, cosa che il palazzo non vuole".

Al via le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Dopo la cerimonia di apertura prevista domani, venerdì 6 marzo, a Verona, l'attenzione si sposterà su tutte le gare dei Giochi Paralimpici. Tra queste, quelle di para ice hockey, in programma fino al 15 marzo. Il torneo si disputerà a Milano, nella nuovissima Arena Santa Giulia, e metterà di fronte le migliori nazionali del mondo.
Para ice hockey a Milano Cortina, le regole
Come funzionano le gare di para ice hockey a Milano Cortina 2026? Questo sport - praticato da atleti e atlete con una disabilità fisica agli arti inferiori - si disputa su una pista di ghiaccio standard e conserva gran parte delle regole dell’hockey su ghiaccio tradizionale, con squadre da sei giocatori in campo.
Gli atleti si muovono su speciali slitte dotate di due lame, che permettono di scivolare sul ghiaccio. Per giocare, gli atleti utilizzano due bastoni corti: da un lato presentano una piccola lama per controllare e tirare il disco, mentre dall’altro hanno punte metalliche che consentono di spingersi sul ghiaccio e guadagnare velocità. Il contatto fisico è permesso, come nell’hockey su ghiaccio, ma sono vietati interventi pericolosi effettuati con la slitta o con i bastoni.
Quanto dura una partita? Ogni match si gioca su tre tempi da 15 minuti effettivi, separati da intervalli. Nelle gare a eliminazione diretta, se il punteggio è in parità alla fine dei tempi regolamentari c'un tempo supplementare 'sudden death': la partita finisce appena una delle due squadre segna. Ecco le squadre che parteciperanno alle Paralimpiadi: Italia (paese ospitante), Stati Uniti, Canada, Repubblica Ceca, Cina, Germania, Giappone e Slovacchia.
Para ice hockey a Milano Cortina, programma gare
Ecco il programma delle gare di para ice hockey a Milano Cortina 2026:
Fase a gironi
7 marzo
Repubblica Ceca – Giappone (10:05)
Cina – Germania (13:35)
Stati Uniti – Italia (17:05)
Canada – Slovacchia (20:35)
9 marzo
Cina – Italia (10:05)
Repubblica Ceca– Slovacchia (13:35)
Germania – Stati Uniti (17:05)
Giappone – Canada (20:35)
10 marzo
Italia – Germania (10:05)
Stati Uniti – Cina (13:35)
Canada – Repubblica Ceca (17:05)
Slovacchia – Giappone (20:35)
Fase a eliminazione diretta
12 marzo
Playoff 1 (14:35)
Playoff 2 (19:05)
13 marzo
Semifinale 1 (14:35)
Semifinale 2 (19:05)
14 marzo
Finale 7° posto (12:05)
Finale 5° posto (16:05)
15 marzo
Finale per la medaglia di bronzo (12:05)
Finale per la medaglia d’oro (16:05)

Innovazione ed eccellenza tecnologica per la transizione energetica sono state premiate a Key 2026 con il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni, consegnato alle sette aziende espositrici che si sono distinte per i progetti più all’avanguardia e alle sette start-up dell’Innovation District più innovative, in ciascuno dei sette settori merceologici della manifestazione (solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City).
Hanno consegnato la targa agli espositori: il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti, la Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Ieg Alessandra Astolfi, la project manager di Key Giorgia Caprioli e il segretario generale di Motus-E Francesco Naso. Sono state premiate le aziende: IGreen System, Meteodyn, Clivet, Crrc Zhuzhou Institute, Alperia Green Future, Dragone Energy ed Enea.
A consegnare la targa alle start-up sono stati Maurizio Ermeti, Alessandra Astolfi, Giorgia Caprioli, Francesca Zadro, Global Start-up Program dell’Agenzia Ice, Fabrizio Tollari, Head of Energy and Climate Unit di Art-Er, Nicoletta Amodio, Executive Adviser ricerca e innovazione di Confindustria e direttrice della Fondazione Mai, e Gabriele Ferrieri, presidente di Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori). Sono state premiate Taleta, Northernlight, I-Tes, CO2CO, AI-Cure, Powandgo, Enercade.

Il documentario “Storia di una leggenda. Pininfarina”, scritto e diretto da Marina Loi e Flavia Triggiani, è il vincitore della quarta edizione del Premio Film Impresa, nella sezione Documentaria. La cerimonia di premiazione si è svolta ieri sera al Cinema Quattro Fontane di Roma, alla presenza del Presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, del Presidente di Giuria Sergio Castellitto e dei protagonisti dell’industria cinematografica e imprenditoriale italiana. “Questo riconoscimento – ha commentato l’Ad di Pininfarina Paolo Dellachà - ci riempie di orgoglio perché celebra una storia imprenditoriale e umana che attraversa quasi un secolo di creatività, innovazione e visione. Le autrici e registe, con le quali ci congratuliamo, hanno saputo restituire con sensibilità e profondità lo spirito Pininfarina, proiettandolo verso le sfide di domani. Il documentario è un omaggio al lavoro di generazioni di donne e uomini che hanno contribuito a costruire un marchio diventato simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo. Un ringraziamento speciale va a Rai Documentari per aver creduto nel progetto e per il fondamentale supporto editoriale e produttivo che ha reso possibile la realizzazione di quest’opera.”
Film Impresa è il progetto ideato e realizzato da Unindustria con il supporto di Confindustria nato per valorizzare, esaltare e raccontare la realtà delle imprese italiane e di chi ci lavora. L'evento annuale di Film Impresa premia i corti, i cortissimi e i migliori documentari dell'impresa italiana che si svela raccontando la sua storia e l'origine della produzione industriale. La Giuria ha ritenuto di assegnare a “Storia di una Leggenda. Pininfarina” il premio al miglior documentario del 2025 “per la fluidità del ritmo e la concentrazione ed efficacia del montaggio, che ricordano i tratti fondamentali di un design legato ad un cognome leggendario e a più generazioni di imprenditori senza i quali la storia dell’eleganza della forma delle auto, di tutte le auto, sarebbe stata decisamente diversa”.
“Siamo molto felici e onorate di questo riconoscimento - dichiarano le registe Marina Loi e Flavia Triggiani. - Grazie alla Giuria, così prestigiosa, a Film Impresa, per la sua intuizione di indire un premio per “mostrare come il cinema, attraverso la molteplicità di forme, generi e linguaggi che lo caratterizzano, rappresenti storie, luoghi e mondi legati al lavoro, all’impresa e alle sue trasformazioni”. E grazie ancora alla famiglia e al gruppo Pininfarina e a tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto. Infine, la nostra gratitudine va a Rai Documentari che ci ha permesso di raccontare una saga così significativa dal punto di vista creativo e imprenditoriale. Una storia tipicamente italiana ma di respiro internazionale in cui genialità, resilienza e visione hanno dato vita ad uno dei nomi più significativi del made in Italy nel mondo.
“Storia di una leggenda. Pininfarina” restituisce in chiave cinematografica la leggenda Pininfarina, intrecciando design, impresa e racconto identitario con la storia di una famiglia italiana che, di generazione in generazione, ha saputo creare un marchio divenuto iconico nel mondo. Un sogno italiano cominciato nel 1930 con il fondatore Battista “Pinin” Farina, che ha portato alla realizzazione di automobili entrate nella storia e alla declinazione dei valori del design Pininfarina nell’architettura, nel product design e nella mobilità a tutto tondo. Prodotto da Flair Media Production in collaborazione con Rai Documentari e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, il documentario è arricchito da testimonianze inedite, tra cui Piero Ferrari, Giorgetto Giugiaro, Fabrizio Giugiaro, Luca Cordero di Montezemolo, Lapo Elkann, Giuseppe Lavazza, Arturo Merzario, Mario Biondi e Giorgia Pininfarina.
“Ricevere questo premio è per noi motivo di grande orgoglio – ha commentato Luigi Del Plavignano, Direttore di Rai Documentari. - ‘Storia di una leggenda. Pininfarina’ rappresenta perfettamente la missione di Rai Documentari: raccontare le eccellenze italiane attraverso storie che uniscono memoria, identità e visione del futuro. Ringrazio le registe Marina Loi e Flavia Triggiani per la sensibilità e la qualità del loro sguardo, la produzione, i vertici dell’azienda e la famiglia Pininfarina per aver condiviso con noi una storia così significativa. Questo riconoscimento conferma l’importanza del servizio pubblico nel sostenere e valorizzare progetti capaci di raccontare il nostro Paese con profondità, bellezza e autenticità”.
Il racconto si avvale inoltre di preziose immagini di repertorio provenienti dagli archivi storici e privati Pininfarina, Ferrari, Istituto Luce e Teche Rai, che accompagnano lo storytelling con immagini d’epoca capaci di restituire lo spirito del tempo. Presentato in anteprima al Cinema Massimo di Torino, il documentario è andato in onda su Rai 3 riscuotendo grande interesse di pubblico e critica ed è ora disponibile su RaiPlay Storia di una leggenda. Pininfarina - RaiPlay. Con questa vittoria, “Storia di una leggenda. Pininfarina” si conferma un’opera cinematografica di valore, oltre che un potente racconto dell’identità italiana, capace di attraversare quasi un secolo di storia tra arte, industria, innovazione e bellezza.

Contrastare l'obesità non solo come patologia clinica, ma come barriera di disuguaglianza sociale. È l’obiettivo del nuovo progetto pilota presentato oggi presso la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio alla Pisana, il primo per la presa in carico territoriale delle persone con obesità severa, nel territorio della Asl Roma 1, che introduce un ‘Percorso multidisciplinare di presa in carico territoriale’ dedicato specificamente alle persone con obesità severa in condizioni di fragilità socio-economica. L’iniziativa - informa una nota - è avvenuta nel corso del convegno ‘Obesità, una malattia cronica: il ruolo della regione Lazio tra prevenzione, cura e lotta allo stigma’, realizzato con il patrocinio del Consiglio regionale del Lazio. Ad aprire i lavori proprio il presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, mentre il dettaglio del progetto è stato presentato dal direttore generale dell’Azienda sanitaria capitolina, Giuseppe Quintavalle. Il progetto nasce dai numeri allarmanti registrati nel Lazio. Secondo i dati Istat, circa il 10% della popolazione adulta è affetto da obesità, con oltre 150mila persone in condizioni di gravità estrema. Per questi pazienti, il rischio di sviluppare malattie croniche come diabete, ipertensione e patologie cardiovascolari è altissimo, con un impatto devastante sulla qualità della vita e sulla sostenibilità del Servizio sanitario regionale.
L’iniziativa - spiegano gli organizzatori - si inserisce nel solco della Legge nazionale 3 ottobre 2025, n. 149, che ha segnato una svolta nel riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, e segue le direttive del Dm 77/2022 per il potenziamento dell'assistenza territoriale. Attraverso questo modello, la Asl Roma 1 punta a ridurre le ospedalizzazioni e a migliorare i parametri metabolici dei pazienti, offrendo una risposta concreta e gratuita a un'emergenza sanitaria spesso sottovalutata. Tra gli obiettivi dell’iniziativa: valorizzare un modello regionale ‘prevenzione-cura-continuità assistenziale’, integrando territorio e ospedale; promuovere la presa in carico multidisciplinare e la costruzione/rafforzamento di percorsi dedicati; contrastare lo stigma e la discriminazione attraverso sensibilizzazione, informazione, formazione e comunicazione responsabile.
“L’iniziativa - spiega Aurigemma - rappresenta una risposta concreta e innovativa a un’emergenza sanitaria spesso sottovalutata, ponendosi in piena attuazione della Legge che ha sancito il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, e seguendo le linee guida del Dm 77/2022 per il potenziamento della sanità di prossimità. Oggi scriviamo una pagina importante per la sanità del Lazio. Con il lancio di questo progetto, abbattiamo finalmente il muro del pregiudizio: l’obesità non è una colpa o un semplice stile di vita errato, ma una patologia cronica complessa che richiede dignità, rispetto e cure strutturate”.
“Grazie alla Legge 149, di cui siamo orgogliosi sostenitori - aggiunge Aurigemma - passiamo dal riconoscimento formale alla tutela reale del cittadino, specialmente di chi vive in condizioni di fragilità sociale. La sfida della sanità moderna si vince con la prossimità. Attraverso questo percorso gratuito, offriamo ai pazienti più a rischio un’equipe di esperti – medici, psicologi e nutrizionisti – capace di intervenire precocemente per migliorare i parametri metabolici e ridurre le ospedalizzazioni”. Si tratta di “un intervento - prosegue - che coniuga eccellenza scientifica e giustizia sociale: nessuno nel Lazio deve essere lasciato solo a causa delle proprie condizioni economiche di fronte a una malattia così impattante. Il Consiglio Regionale continuerà a seguire questi modelli assistenziali, che valorizzano l’integrazione tra sociale e sanitario. Vogliamo che il progetto pilota della Asl Roma 1 diventi un punto di riferimento per l’intera regione, garantendo una sanità equa, sostenibile e realmente vicina ai bisogni dei più fragili”.
Questo percorso multidisciplinare “compie un passo decisivo verso una sanità che non si limita a curare i sintomi, ma si fa carico della complessità della persona nella sua interezza - sottolinea Quintavalle - L’obesità severa non è una scelta individuale né una semplice questione estetica: è una malattia cronica e recidivante che incide profondamente sulla qualità della vita e sulla longevità dei nostri cittadini. La sinergia con il Consiglio Regionale del Lazio, che ringrazio, ci ha permesso di disegnare un modello di assistenza territoriale integrato — in piena coerenza con il Dm 77 e la recente Legge 149 del 2025 — che mette a disposizione dei pazienti più fragili un’équipe di specialisti. Il nostro obiettivo è ridurre il rischio di gravi complicanze cardiovascolari e metaboliche, garantendo che il diritto alla salute sia davvero uguale per tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche”.
Il percorso, della durata sperimentale di 24 mesi - dettaglia la nota - si distingue per un approccio integrato che unisce assistenza clinica, supporto psicologico e monitoraggio costante per i residenti nel territorio della Asl Roma 1, di età compresa tra 18 e 75 anni. Il progetto è riservato a cittadini con Isee inferiore a 20mila euro, garantendo assistenza prioritaria alle fasce più vulnerabili con obesità severa associata a comorbidità (ipertensione, Osas, malattie cardiovascolari) e fallimento di precedenti tentativi di perdita di peso. I tempi prevedono 12 mesi di arruolamento seguiti da almeno 12 mesi di follow-up clinico e terapeutico.

“Per ridurre obesità e sedentarietà serve un lavoro di squadra che punti sulla diffusione dell’attività fisica e dei corretti stili di vita. Lo ha detto Rossana Ciuffetti, presidente Sport e Salute Spa – Direzione Sport Impact - società partecipata al 100% dal ministero dell’Economia e delle finanze, impegnata nella promozione della pratica sportiva e nella diffusione di stili di vita sani - partecipando al convegno sul ruolo della Regione Lazio nella prevenzione dell’obesità, oggi a Roma.
“I dati più recenti che abbiamo presentato a fine gennaio insieme al ministro Andrea Abodi sono incoraggianti - ha sottolineato - Oggi il 66,5% degli italiani pratica una qualche forma di attività sportiva o motoria: un segnale positivo anche sul fronte della sedentarietà che è al 33,2%”. È ancora elevato, “è il più basso mai registrato”, ha commentato invitando a “lavorare insieme per promuovere l’attività fisica e la prevenzione” con iniziative e progetti condivisi per contribuire a contrastare fenomeni come obesità e sovrappeso.
Attualmente “stiamo collaborando con gli assessori regionali allo sport e con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, per aggiornare il quadro degli impianti sportivi presenti nel Paese”, ha illustrato Ciuffetti. Parallelamente la società “lavorando per creare nuovi spazi di attività fisica realizzando, per esempio, palestre nelle scuole dove non esistono e promuovendo iniziative come gli ‘spazi non convenzionali’, i playground e lo sport nei parchi. Ci sono famiglie che non riescono a far praticare sport ai propri figli per ragioni economiche - ha osservato - Per questo stiamo promuovendo bandi e voucher sportivi, grazie anche alle risorse messe a disposizione dal ministro per lo Sport. Attraverso questi progetti – ha concluso – vogliamo rafforzare la diffusione dei corretti stili di vita e contribuire alle politiche di prevenzione primaria e secondaria”.

“Questa legge” che riconosce l’obesità come malattia cronica “apre a una nuova visione della sanità, fondata sulla medicina di prossimità e sul territorio”. I legislatori hanno “dimostrato lungimiranza e una conoscenza profonda del sistema sanitario perché, con pochi articoli hanno aperto una visione olistica della sanità che verrà”. Così Giuseppe Quintavalle, direttore generale della Asl Roma 1, intervenendo oggi, nella Capitale, al convegno ‘Obesità, una malattia cronica: il ruolo della Regione Lazio tra prevenzione, cura e lotta allo stigma’.
Secondo il direttore generale della Asl Roma 1 il dibattito pubblico sulla sanità negli ultimi anni si è concentrato soprattutto sulle liste d’attesa, mentre la sfida più ampia riguarda l’evoluzione complessiva del modello assistenziale. “La sanità sta cambiando – ha osservato – e serve un nuovo patto tra sistema sanitario e cittadini, una nuova cultura dell’approccio al servizio sanitario”. In questo contesto l’obesità rappresenta un ambito emblematico per sperimentare modelli innovativi di presa in carico. “Non si tratta di una patologia isolata – ha precisato – ma di una condizione che può aprire la strada a numerose malattie croniche”. Tra queste, ha ricordato, “diabete, patologie cardiovascolari e altre condizioni che incidono sia sulla qualità della vita delle persone sia sulla sostenibilità economica del sistema sanitario”.
Quintavalle ha inoltre evidenziato che, “grazie a leggi come questa possiamo parlare di percorsi diagnostico-terapeutici che iniziano ancora prima della malattia, partendo dagli stili di vita e dalla nutrizione”, già in età adolescenziale. “L’obesità nei giovani può significare bullismo, isolamento sociale, apatia verso lo sport e spesso una regolazione emotiva, attraverso il cibo”. Per questo ha sottolineato la necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga sanità, scuola e società.

“Con la legge approvata a ottobre l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto l’obesità come malattia cronica. Non è una questione estetica ma una condizione che può aprire la strada a molte altre patologie che incidono, nel tempo, sia sulla qualità della vita delle persone sia sulla sostenibilità dei sistemi sanitari”. Per questo “la prevenzione non può essere considerata un costo da tagliare, ma un investimento: chi è obeso ha maggiori probabilità di sviluppare diabete o problemi cardiovascolari, con conseguenze importanti sia per la salute dei cittadini sia per i costi del sistema sanitario”. Lo ha detto Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, intervenendo al convegno ‘Obesità, una malattia cronica: il ruolo della Regione Lazio tra prevenzione, cura e lotta allo stigma’, che si è svolto oggi a Roma.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio regionale ha ricordato come l’iniziativa riunisca diversi attori coinvolti nel contrasto alla patologia: associazioni dei pazienti, ordini professionali, medici di medicina generale, mondo della ricerca, farmacisti, rappresentanti del settore sportivo e della promozione dei corretti stili di vita, oltre alle organizzazioni del comparto agroalimentare. Aurigemma ha inoltre ricordato il ruolo del Parlamento nell’approvazione della normativa, ringraziando i promotori della legge e sottolineando il lavoro dell’intergruppo che si è costituito, sul tema, anche nel Consiglio regionale del Lazio. “L’obiettivo - ha spiegato - è proseguire nel percorso avviato con la legge e sviluppare iniziative concrete sul territorio. Tra queste rientra anche un progetto sperimentale” che è stato illustrato nel corso dell’incontro che “potrebbe essere il primo progetto sperimentale che parte in Italia dopo l’approvazione della legge”, ha concluso, evidenziando l’importanza di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni per affrontare in modo strutturato il tema dell’obesità.

I piloti di Formula 1 sviluppano adattamenti fisiologici altamente specifici, strettamente legati alle esigenze della guida ad altissima intensità. Accelerazioni fino a 3–4 g, carichi meccanici sul collo, posture obbligate, stress termico e recuperi ridotti modellano il corpo del driver in modo unico. È quanto emerge da una review internazionale condotta dall’Università di Trieste in collaborazione con la University of Roehampton (Londra) e con il coinvolgimento diretto di tre performance coach di Formula 1 attivi ai massimi livelli, tra cui gli allenatori di Charles Leclerc e Max Verstappen.
Lo studio, volto a colmare la mancanza di conoscenze scientifiche specifiche sulla fisiologia dei piloti, è stato pubblicato sul 'British Journal of Sports Medicine', la principale rivista scientifica 'peer-reviewed' nel campo della medicina e della scienza dello sport.
I piloti di Formula 1, spiegano gli autori, "non sono necessariamente 'fuori scala' per parametri generali come statura, massa corporea o capacità aerobica rispetto ad altri atleti professionisti". Emergono però adattamenti altamente specifici, "primo fra tutti lo sviluppo della forza del collo, essenziale per contrastare le elevate forze multidirezionali che agiscono sulla testa – e sul casco – in curva, in frenata e in accelerazione e per preservare la qualità dello sguardo, la precisione della guida e i tempi di reazione, fattori decisivi per la performance e la sicurezza". Oltre alla forza del collo, i ricercatori hanno individuato altri adattamenti specifici: "la capacità di sostenere carichi ripetuti e asimmetrici – anche sugli arti inferiori, soprattutto al momento della frenata –, l’adattamento dei muscoli del tronco, della cintura scapolare, degli stabilizzatori profondi, la capacità del cuore di gestire picchi di frequenza cardiaca".
'Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione'
Alex Buoite Stella, coautore dello studio e docente di Fisiologia presso il Dipartimento universitario clinico di Scienze Mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste, spiega: “La Formula 1 è uno degli sport più affascinanti e mediaticamente rilevanti al mondo, ma anche tra quelli che impongono al corpo dell’atleta sollecitazioni tra le più complesse in assoluto. Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione. Con questo lavoro abbiamo voluto capire, in modo sistematico, come l’organismo del pilota risponde e si adatta a queste richieste, mettendo insieme ricerca scientifica ed esperienza diretta dei coach che operano in Formula 1.”
Lo studio mette, inoltre, in evidenza il peso crescente dei fattori ambientali e logistici della Formula 1 moderna. Con ventiquattro gare in ventuno paesi, trasferte intercontinentali e appuntamenti in condizioni climatiche estreme, lo stress termico e la gestione del recupero diventano elementi centrali. I ricercatori dell’Università di Trieste, insieme ad alcuni studenti del Racing Team UniTS – team dell’ateneo di Formula Sae (Society of Automotive Engineers), competizione universitaria internazionale di design ingegneristico –, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato, stimandone il potenziale impatto termico sui piloti. Episodi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno mostrato come il caldo possa rappresentare un rischio concreto non solo per la prestazione, ma anche per la salute.
'Il lavoro identifica le aree in cui servono nuovi studi e propone strategie pratiche per ottimizzare performance'
In questo contesto, strategie come acclimatazione al caldo, raffreddamento pre‑gara e gestione mirata dell’idratazione sono sempre più diffuse, ma – sottolineano gli autori – molte pratiche restano guidate dall’esperienza più che da dati raccolti direttamente in gara. Le interviste strutturate ai 'performance coach' hanno permesso di descrivere come le richieste fisiologiche si traducano in programmi di allenamento altamente personalizzati, adattati al tipo di circuito, alle caratteristiche del pilota e alle condizioni ambientali attese.
“Unendo competenze cliniche e di ricerca con l’esperienza maturata quotidianamente nel paddock, siamo riusciti a costruire il quadro più aggiornato oggi disponibile del profilo fisiologico del pilota di Formula 1. Il lavoro non solo identifica le aree in cui servono nuovi studi, ma propone anche strategie pratiche per ottimizzare performance e tutela della salute degli atleti”, osserva ancora Buoite Stella.
Gli autori e i coach indicano come priorità future studi sempre più specifici per la Formula 1 e più vicini alle condizioni reali di competizione, capaci di misurare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo di ossigeno e lattato, e di chiarire anche i possibili effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per quanto riguarda la zona lombare e l’esposizione alle vibrazioni delle monoposto. Kim Keedle, preparatore atletico dei piloti di Formula 1 coinvolto nello studio, conclude: “Poiché il regolamento vieta l’uso di dispositivi all’interno dell’auto, ci basiamo sui dati raccolti dall’esterno del veicolo, e questo comporta alcune limitazioni. Per esempio, sarebbe interessante confrontare la risposta della frequenza cardiaca durante la guida su circuiti diversi e in condizioni differenti. Rispetto ad altri sport, la misurazione della frequenza cardiaca può sembrare poca cosa, ma rappresenterebbe un grande passo avanti e ci permetterebbe di quantificare con precisione le sollecitazioni e preparare di conseguenza i piloti.”
Il 25 gennaio due giovani rimasero feriti, quattro gli indagati...
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