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25.Ago

Vladimir Luxuria: "Cultura woke capro espiatorio per non parlare di mancanza di equità"

Vladimir Luxuria - Ipa

(Adnkronos) - "Parlano di cultura woke per evitare di parlare della mancanza di equità che c’è ancora. Cosa deve contare oggi? Tolto 'woke' o l’ideologia gender, quel che deve contare è che siamo tutte creature che dovrebbero godere degli stessi diritti e dello stesso rispetto: nessuno deve essere discriminato per nessun motivo".  

Così all’Adnkronos Vladimir Luxuria commenta il dibattito innescato dalle dichiarazioni del leader del M5S Giuseppe Conte, affidate a una lettera pubblicata su 'Repubblica'. Conte ha riconosciuto che la cultura woke "ci ha spinto ad allargare il concetto di giustizia" e favorito "un linguaggio più rispettoso" e nuove pratiche di riconoscimento nei luoghi di lavoro, nelle università e nei media. Ma ha anche avvertito che, per una parte della sinistra, questo indirizzo culturale è diventato "una dottrina totalizzante", sostenendo che una forza progressista debba tornare a intervenire sulle "radici materiali delle diseguaglianze" e sulla riduzione degli squilibri economici e sociali.L'attivista e volto televisivo si dice "dispiaciuta" che "Conte, su questi temi, si dimostri più vicino a quella destra che dovremmo contrastare, piuttosto che a un campo progressista e aperto". E cita anche Vannacci, che "alza l’asticella sempre di più: non so cosa vorrà proporre ancora oltre ad abolire le unioni civili, che ormai sono patrimonio culturale di tutti. E contenuti gay in televisione, come ha proposto Putin per la Russia". 

Per Luxuria "woke è un po’ come la questione dell’ideologia gender: a volte si creano e si usano termini senza conoscerne neanche il significato. È un movimento che vuol dire 'sveglio', nato negli Stati Uniti per i diritti degli afroamericani, per stare attenti al fatto che alcune persone possano essere discriminate e non godere degli stessi diritti". Poi il termine "è stato allargato a tutti i gruppi e le categorie che reclamano uguaglianza. E non vuol dire neanche 'politicamente corretto'". E aggiunge: "Mi dispiace davvero che, persino dentro quella che dovrebbe essere la coalizione alternativa a un governo che sui diritti civili ci ha portato indietro, si usino questi concetti in modo improprio". Alla domanda se oggi sia necessaria questa cultura, Luxuria richiama la legge Mancino del 1993, che prevede aggravanti per i reati d’odio motivati da ragioni religiose, etniche o nazionali: "Se uno picchia una persona perché porta la kippah o un crocifisso è prevista un’aggravante, se picchia qualcuno perché ha un colore di pelle diverso è prevista un’aggravante. Invece se è gay o lesbica, no". Da qui la domanda che considera centrale: "Perché chi viene discriminato o picchiato solo perché si tiene per mano o porta un simbolo rainbow non deve essere considerato uguale?". E si chiede: "Non capisco perché se do del fascista a uno si deve sentire offeso, se do della poco di buono a una donna si deve sentire offesa, e se uso un epiteto verso una persona lesbica o trans non debba sentirsi ugualmente offesa". 

Sul fatto che la cultura woke sia diventata un bersaglio politico, Luxuria non usa giri di parole: "Viene tirata fuori da quelli che non ammettono di non volere uguaglianza, una legge contro l’omotransfobia o il matrimonio esteso a tutti". E ribadisce: "Ad esistere è un’ideologia omofoba che purtroppo regna ancora nel nostro Paese". Luxuria poi ribalta la prospettiva: "Parlerei di una 'cultura awareness', ovvero cultura cosciente: tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che è stato fatto nel passato", ricordando che il colonialismo nelle Americhe, in Australia e in India ha portato leggi più liberticide per le persone gay, lesbiche e trans. "Paradossalmente, nelle culture maya, incas o tra aborigeni australiani o indiani non c’erano leggi punitive. Poi sono arrivati gli inglesi, gli europei, e hanno portato queste norme". Infine, Luxuria critica l’uso del termine come arma politica: "È stata tirata fuori per spaventare, per dire 'attenzione, qualcuno vuole limitare la vostra libertà'. Viene usata come minaccia per chi invece di diritti ne gode, facendo pensare che si voglia togliere qualche diritto a qualcuno, quando questo non esiste. Forse dovrebbero ricordarlo quelli che adesso parlano tanto di cultura woke, un po’ come per dare fiato alla bocca". E aggiunge un riferimento agli Stati Uniti: "A Trump non sta portando molta fortuna, considerando i consensi in crollo totale che sta avendo". Secondo lei, quando ci sono fallimenti economici o militari "si cerca di distrarre l’opinione pubblica con woke, ideologia gender e altro", conclude.  

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