"La sanità sarda non è entrata in crisi ieri". Così la presidente
della Regione Alessandra Todde ha aperto la sua replica alla
mozione 111 del centrodestra nell'Aula del Consiglio regionale
sulla situazione sanitaria nell'Isola, rivendicando la scelta
politica di una "visione" di lungo periodo contro quella che ha
definito una lunga stagione di "programmazione assente". Un sistema
frammentato, con una medicina territoriale esistente solo sulla
carta e un'emergenza-urgenza "costretta a vivere
nell'improvvisazione", sono gli elementi segnalati da Todde come
ereditati dalle precedenti gestioni.La governatrice ha respinto le accuse di mancanza di una direzione chiara, illustrando i cinque pilastri della sua strategia per la stabilità: rafforzamento dell'assessorato, centralizzazione dei processi, aumento delle piante organiche, programmazione pluriennale e integrazione ospedale-territorio.
"Non siamo qui per raccontare una sanità perfetta, ma per dire la verità: abbiamo scelto di passare da una sanità che rincorre i problemi a una che prova a governarli", ha sottolineato. Sul fronte del personale, la presidente ha presentato numeri definiti come "una linea di lavoro chiara": tra il 2024 e il 2025 sono stati acquisiti 1.500 infermieri, 982 dirigenti medici e 943 OSS. Terminata anche l'era dei medici a gettone: i contratti per i codici maggiori scadranno inderogabilmente il 30 giugno 2026, sostituiti da concorsi strutturati e un rafforzamento degli organici dell'emergenza-urgenza.
Todde ha rivendicato con orgoglio l'accelerazione sui fondi Pnrr. A dicembre 2025, i cantieri delle Case della Comunità sono passati dal 26% al 94% di attivazione, mentre gli Ospedali di Comunità hanno raggiunto il 100% degli interventi programmati, ha chiarito Todde.
Per quanto riguarda le liste d'attesa, la presidente ha puntato sulla trasparenza attraverso l'adozione della Piattaforma Nazionale operativa da gennaio 2025 e l'istituzione del Ruas (Responsabile Unico dell'Assistenza Sanitaria). La strategia per l'abbattimento...




