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03.Giu

Ocse, Pil Italia +0,5% nel 2026: inflazione e energia frenano la ripresa, salari ancora sotto pressione

Carrello della spesa con bollette - (Immagine creata con AI)

(Adnkronos) - L’economia italiana crescerà, ma a ritmi ancora deboli e insufficienti a colmare la perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni. Secondo l’ultimo Economic Outlook dell’Ocse, il Pil dell’Italia si attesterà a +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027, con un quadro condizionato dal nuovo choc dei prezzi energetici, dall’incertezza geopolitica e da una ripresa dei salari reali solo parziale. 

Nel dettaglio, l’Ocse rivede leggermente al rialzo la stima sul 2026 (+0,5% contro il +0,4% previsto a marzo), ma conferma un profilo di crescita debole, poiché il rinnovato choc dei prezzi dell’energia peserà sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, compensando lo slancio del Pnrr. “L’impennata dei prezzi dell’energia farà aumentare l’inflazione, vanificando i recenti guadagni in termini di salari reali. Nel 2027, il calo dei prezzi dell’energia e la minore incertezza porteranno la crescita allo 0,6%”, invariata rispetto alla proiezione di marzo, scrive l'Ocse. 

La dinamica del Pil resta limitata da tre fattori principali: aumento dei prezzi dell’energia, debolezza della domanda interna, incertezza internazionale.  

A sostenere l’economia sarà soprattutto l’accelerazione degli investimenti pubblici legati al Pnrr, con effetti positivi su edilizia e manifattura collegata.  

Nel 2027, la crescita salirà lievemente allo 0,6%, grazie al miglioramento della domanda estera e alla riduzione delle tensioni energetiche.  

Uno dei punti più critici riguarda il reddito delle famiglie. "La ripresa è frenata dalla debole crescita dei redditi, con i salari reali" che "recuperano solo in minima parte le perdite subite a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, a causa dei limitati rinnovi dei contratti collettivi previsti per il 2027 e della persistente debolezza del mercato del lavoro". 

La crescita dell'occupazione dovrebbe rallentare, anche se l'aumento del tasso di disoccupazione dovrebbe essere limitato, dato che un numero minore di adulti sta entrando nella forza lavoro. 

Sul fronte dei conti pubblici, l’Italia prosegue nel percorso di consolidamento fiscale. Il deficit italiano dovrebbe calare dal 3,1% del 2025, al 2,9 nel 2026 e 2,8% nel 2027. 

Il debito pubblico, però, resta elevato: 137,1% del Pil nel 2025, 138,8% nel 2026 e 138,6% nel 2027. L’aumento è influenzato anche dagli effetti del Superbonus, mentre l’accelerazione dell’attuazione del Pnrr ha portato gli investimenti pubblici oltre il 3,8% del pil, il tasso più alto degli ultimi 35 anni. 

L’Ocse spiega poi che le misure contro il caro energia “sono limitate da date di scadenza o da stanziamenti di finanziamento e sono in parte finanziate attraverso un aumento delle imposte sulle società energetiche, maggiori entrate Iva e proventi del sistema ETS, nonché da una riduzione dei finanziamenti ad alcuni ministeri”. 

Nel complesso, le condizioni di finanziamento sono rimaste sostanzialmente stabili tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 e la crescita dei prestiti al settore privato è rimasta modesta. I costi dei nuovi prestiti alle imprese sono diminuiti, mentre quelli alle famiglie, che sono generalmente a tasso fisso, sono aumentati, riflettendo i rendimenti più elevati delle obbligazioni a lungo termine. 

Nel report, l’Ocse richiama la necessità di accelerare le riforme strutturali. In Italia "il perseguimento del risanamento fiscale, unitamente a un programma globale di riforme strutturali volte ad aumentare la produttività e l’occupazione, contribuirà a ridurre l’onere del debito e a migliorare la resilienza dell’economia agli shock esterni", si legge nel nuovo outlook. "Garantire che le misure di sostegno ai prezzi dell’energia siano temporanee e mirate allefamiglie e alle imprese vulnerabili limiterà i danni causati dallo shock, contenendo al contempo i costi di bilancio. Portare avanti riforme in materia di pianificazione e approvazione per accelerare gli investimenti nella produzione e nella trasmissione di energia rinnovabile puòridurre i costi energetici e la vulnerabilità all’aumento dei prezzi dei combustibili fossibili". 

Fari sulle pressioni sulla spesa che "stanno aumentando a causa dell’invecchiamento demografico, dei cambiamenti climatici e della difesa" quindi "il raggiungimento del risanamento previsto richiederà un miglioramento dell’efficacia e dell’integrità della spesa pubblica, nonché un contenimento dell’elevata spesa pensionistica". Inoltre "il miglioramento dell’adempimento fiscale può finanziare riforme volte a rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, consentendo riduzioni del carico fiscale per i singoli contribuenti, in particolare i lavoratori a basso reddito", si aggiunge. Anche il perseguimento di un programma globale di riforme strutturali, basato sul Pnrr e sul piano di bilancio strutturale a medio termine volto ad aumentare la produttività e l’occupazione e ad accrescere i redditi, sosterrebbe la sostenibilità di bilancio. 

A livello mondiale, l’Ocse prevede un rallentamento dell’economia dal 3,4% nel 2025 al 2,8% nel 2026, per poi risalire al 3,1% nel 2027 nello scenario più favorevole. L'inflazione annuale dei prezzi al consumo nei paesi del G20 dovrebbe salire al 4% nel 2026 dal 3,4% del 2025, per poi attenuarsi al 3,1% nel 2027. In uno scenario più avverso la crescita calerebbe al 2,1% quest’anno e all’1,8% nel 2027 ed alcune economie andrebbero in “recessione”. La zona euro rallenterebbe a +0,8 quest’anno e poi +1,2 nel 2027 nello scenario più favorevole. 

“Il conflitto in Medio Oriente è diventato il fattore dominante che determina le prospettive economiche globali”, sottolinea nell’editoriale il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta, osservando che comunque l’economia mondiale ha mostrato resilienza grazia agli investimenti in IA. Tuttavia è “sotto pressione” e “l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente rimane incerta, ma le sue conseguenze economiche si faranno probabilmente sentire per qualche tempo anche dopo la sua risoluzione”, spiega. 

Ma in uno scenario più avverso dove più a lungo durano le perturbazioni, più elevati diventano i costi economici e sociali, se le perturbazioni dovessero protrarsi fino al 2027, la crescita globale dovrebbe rallentare in modo significativo, attestandosi al 2,1% nel 2026 e all'1,8% nel 2027, spingendo potenzialmente alcune economie in recessione o in una situazione di quasi recessione. La disoccupazione aumenterebbe e gli investimenti – compresi quelli nell’IA ad alta intensità energetica – si indebolirebbero in modo significativo, con crescenti rischi di riprezzamento dei mercati finanziari. L'inflazione globale aumenterebbe di 0,4 punti percentuali nel 2026 e di 1,3 punti percentuali nel 2027, con le pressioni al rialzo derivanti dai prezzi elevati delle materie prime parzialmente compensate da una domanda finale più debole, scrive Scarpetta nell’editoriale dell’Outlook Ocse. 

 

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