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08.Lug

Nato, Trump e la doppia minaccia tra ritiro dei soldati Usa e Groenlandia nel mirino

Donald Trump - (Afp)

(Adnkronos) - E' atterrato ad Ankara poco prima delle 13, ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e poi, in conferenza stampa, ha ripreso a cannoneggiare gli alleati europei, come fa abitualmente, ma con maggiore intensità dopo l'attacco all'Iran, condotto insieme ad Israele. Il presidente americano Donald Trump non ha deluso le attese di chi si aspettava fuochi d'artificio, nella capitale turca. In meno di mezz'ora di botta e risposta con i giornalisti, al fianco del padrone di casa che ha lodato ripetutamente, ha terremotato di nuovo l'Alleanza atlantica. 

Alla fine della conferenza stampa, ha ribadito che gli Usa dovrebbero controllare la Groenlandia, territorio che appartiene alla Danimarca, e ha detto ancora una volta che gli Usa potrebbero ritirare tutte le loro truppe dall'Europa, altro che ritiro graduale. "La Danimarca - ha detto - non spende soldi per aiutare la Groenlandia, che è una parte importante per gli Usa, ed è circondata da navi cinesi e russe (...) la Groenlandia, e continua ad essere così, dovrebbe essere controllata dagli Usa, non dalla Danimarca". 

"Con tutti i soldi che spendiamo per aiutarli con la Russia.... - ha aggiunto Trump - ma non dobbiamo spendere alcunché: potremmo rimuovere tutti i nostri soldati dall'Europa perché, come probabilmente avrete notato, l'Europa è un posto molto diverso da com'era vent'anni fa. Molto diverso. E farebbero bene a stare attenti, con l'immigrazione e con l'energia. Se non stanno attenti a quelle due cose, non ci sarà più alcuna Europa", ha profetizzato. 

 

Al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Trump ha riservato solo lodi: "Siamo grandi amici - ha detto - il presidente ha svolto un lavoro incredibile; è bastato atterrare e vedere un aeroporto così bello, oltre a trovare un edificio che porta il mio nome. Ne sono stato molto felice; è stato un gesto davvero gentile".  

L'aeroporto di Ankara, ha notato Trump che è un immobiliarista, "è assolutamente splendido. Le strade di accesso erano nuove di zecca e bellissime; lei - ha detto rivolto ad Erdogan - è un grande leader, rispettato in tutto il mondo. Tra noi c'è stata, fin dall'inizio, una grande sintonia; abbiamo instaurato un rapporto davvero speciale. Sotto la guida del presidente, la Turchia è diventata una potenza militare di grande rilievo".  

Trump non ha escluso che gli Usa venderanno gli aerei da guerra F-35 alla Turchia e ha confermato apertis verbis quello che si era già capito, vale a dire che, se non fosse stato per Erdogan, lui avrebbe anche disertato il summit: "Staremo a vedere - ha risposto ad una domanda sui progressi nella spesa nella difesa degli alleati - ero molto deluso dalla Nato e, francamente, se l'evento non si fosse tenuto in Turchia, dove il mio amico è un leader molto forte, forse non vi avrei partecipato". 

 

Per l'alleato turco, insomma, da Trump solo miele: "Al momento - ha aggiunto - non ho alcuna preoccupazione riguardo a qualsiasi aspetto che riguardi la Turchia. Direi che il rapporto con la Turchia è attualmente migliore di quanto non sia mai stato. Era buono già durante i miei primi quattro anni, ma credo che ora sia ancora migliore, se è possibile". 

Agli alleati europei, invece, Trump ha riservato solo randellate (verbali). Prima ha 'sistemato' il premier dimissionario Keir Starmer, che è ad Ankara questa sera in rappresentanza del suo Paese, prima di cedere il posto al collega di partito Andy Burnham: "Nel caso del Regno Unito, il primo ministro... immagino non sia più in carica, forse proprio per questo motivo - ha ipotizzato - è stata una mossa molto impopolare quella che ha fatto: ha detto di no, ha detto che avrebbero aiutato solo a guerra finita" con l'Iran. "Io ho risposto che non avevo bisogno di quel tipo di aiuto. Non avevamo bisogno di alcun aiuto".  

Poi è passato agli altri tre 'grandi' dell'Europa Occidentale, che ritiene colpevoli, insieme al Regno Unito, di avergli voltato le spalle sull'Iran: "In un certo senso - ha detto - stavo mettendo alla prova le persone; volevo vedere se ci sarebbero state o meno, perché ho sempre detto che noi li abbiamo aiutati, ma che non ero sicuro che loro ci sarebbero stati per noi". Ebbene, ha aggiunto, "l'Italia ci ha detto di no, la Germania ci ha detto di no, la Francia ci ha detto di no... e va bene, però, sapete, perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari se poi loro non ci sono per noi? Noi ci siamo sempre stati per loro". 

 

E infine, un altro attacco, meno violento questa volta, alla premier Giorgia Meloni: "Mah, non saprei - ha detto, rispondendo sulla premier - credo che sia una brava persona. In realtà, abbiamo trascorso una buona settimana. Il nostro rapporto si era un po' guastato, ma è successo perché lei si è rifiutata di aiutarci riguardo allo Stretto di Hormuz (Video), o, se vogliamo, semplicemente riguardo all'Iran; si è rifiutata di farsi coinvolgere e questo ha un po' incrinato i nostri rapporti, anche se lei mi piace. Penso davvero che sia una brava persona". 

Però, ha continuato, "credo che abbia commesso un errore. Loro importano gran parte del petrolio" dal Medio Oriente, mentre "noi non ne importiamo, abbiamo molto petrolio".  

Gli Stati Uniti, ha notato, "possiedono più petrolio di chiunque altro e, se ci aggiungete quello del Venezuela, ne abbiamo decisamente più di chiunque altro; non abbiamo bisogno di quello Stretto. Lo facciamo perché riteniamo sia importante, ma lei non ci ha sostenuti e la cosa non mi è piaciuta. Potete immaginare: non ne ero affatto contento". 

 

Insomma, Trump ha preparato il terreno alla cena di martedì sera, in modo da tenere tutti gli alleati sulle spine, e da oscurare mediaticamente tutti gli sforzi profusi oggi dal segretario generale Mark Rutte per mettere in evidenza i grandi progressi fatti dagli alleati europei e dal Canada nell'aumento della spesa nella difesa e i contratti da "miliardi di dollari" annunciati durante il Forum dell'industria della difesa, tenutosi prima del summit.  

Chi vede il bicchiere mezzo pieno, si consola con le parole dell'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del comitato militare della Nato, secondo il quale i vertici militari dei Paesi alleati, Usa compresi, operano "in totale sintonia", impermeabili alle schermaglie che si susseguono a livello politico. (dall'inviato Tommaso Gallavotti) 

 

 

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