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02.Giu

Mattarella: "Da Presidente vedo nel Paese applicati principi della Repubblica. Italia avrà giovamento dal coraggio dei giovani"

Sergio Mattarella - (Foto Quirinale)

(Adnkronos) - "Essere Presidente di questa Repubblica comporta un ruolo impegnativo, talvolta faticoso, però un ruolo che consente grandi continue soddisfazioni, perché da questo osservatorio che è la Presidenza della Repubblica, si conosce davvero bene il nostro Paese. In questi anni ho verificato costantemente le iniziative di solidarietà, gli impegni nella tutela dell'interesse generale, le attività di senso di responsabilità che spontaneamente emergono dal corpo sociale. È questo il vero tessuto connettivo della nostra Repubblica, quello dei nostri concittadini che applicano, vivono e realizzano questi principi". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante 'Ne parliamo con il Presidente', realizzato dal Tg1 e da Rai Cultura in occasione degli ottant'anni del referendum del 2 giugno. 

"Io non condivido affatto le frequenti considerazioni di diffidenza o di critica che da alcuni, per fortuna pochi, della mia generazione e quella successiva arrivano nei confronti dei giovani - dice Mattarella - Io vedo invece nella generazione che va salendo una quantità di elementi positivi maggiori di quelli che avevano le precedenti generazioni, di senso di responsabilità, di consapevolezza, di valori di riferimento, di volontà di costruire una condizione di convivenza migliore. Questa è una cosa che mi dà estremamente fiducia. Sono convinto che l'Italia si gioverà molto della responsabilità, della motivazione, della partecipazione, del coraggio dei giovani". 

E "non ho mai pensato, mi rifiuto di considerare attendibili le affermazioni che attribuiscono ai giovani la scarsa partecipazione. Piuttosto i giovani avvertono di più ed esprimono in misura maggiore il disagio per il distacco che si avverte rispetto alla vita delle istituzioni. Distacco che a me sembra prevalentemente dovuto all'attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto, non di propaganda da lontano, ma di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi appunto, i temi generali del Paese, quelli specifici dei territori". 

"Questa mancanza di occasioni che consentono scambio di informazioni, scambio di esigenze, sottolineatura di problemi e di necessità è quello che fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e quindi non incoraggia la partecipazione. E questo - avverte il capo dello Stato - crea quella disaffezione che sovente lamentiamo. Quindi la sensazione che vada aumentando la partecipazione dei giovani per l'Italia è una grande notizia". 

"Ho votato per la prima volta a 22 anni, nel 1963, per eleggere il Parlamento. In quell'occasione, la partecipazione al voto, dei nostri concittadini che si recarono ai seggi per votare, è stata del 93%. Recandomi al seggio, non è che fossi emozionato, ma ero molto compreso. Ero quasi orgoglioso di poter esercitare questo ruolo e di potermi avvalere di questa facoltà. Ero convinto di farlo, anche perché a 22 anni ero già impegnato in un partito politico", risponde il capo dello Stato a una diciottenne alla vigilia del suo primo voto, nel dialogo con gli under 35. 

"Credo che il voto da cui è nata la Repubblica, il 2 giugno del ‘46, possa essere definito il completamento di un percorso storico, quello della unità del nostro Paese, quello che attraverso la liberazione ha portato a questa prova di maturità democratica che è stato il 2 giugno. Sottolineo queste due parole: unità e maturità democratica, che sono ben raffigurate in quel giorno dal voto finalmente comune delle donne e degli uomini d'Italia", afferma il presidente della Repubblica. 

"Naturalmente - aggiunge il capo dello Stato - quel voto, quella svolta, quella scelta, quella giornata non è stata la risoluzione di tutti i problemi e le difficoltà che l'Italia aveva di fronte, che erano molte, ma è stato l'avvio di un grande percorso di sviluppo civile, sociale, economico, che ha trasformato un Paese devastato dalla guerra, con una ridotta attività industriale, con una diffusa condizione di scarsa istruzione nel territorio, in un Paese tra i più avanzati tra quelli più sviluppati del mondo. Guardando indietro questa storia, con quello che ne è derivato di crescita dei diritti, di tutela della salute, di difesa del lavoro, di tutela dei territori, di una quantità di avanzamenti nella vita, nella convivenza, si può dire che la Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva, alle aspettative che quel voto ha espresso". 

"Crisi internazionali ve ne sono sempre state, naturalmente, anche nei decenni lontani. La più grave che ricordo bene è quella dei missili sovietici a Cuba. Il mondo è stato davvero sull'orlo della guerra nucleare. Per 48 ore parve che fosse inevitabile. Però a quel tempo, anche nella dura contrapposizione che vi era tra Stati Uniti con l'Alleanza atlantica da un lato e Russia sovietica con il Patto di Varsavia dall'altro, ci si parlava e si cercava in ogni modo di evitare la guerra. Vi si riuscì con difficoltà anche in quella occasione. Mi sono chiesto che cosa possa averlo consentito. L'impressione che ho è che allora, pur nella profonda diversità dei regimi, c'era da una parte e dall'altra una certa collegialità. Non c'erano uomini soli al comando", afferma il presidente della Repubblica rispondendo a un giovane diplomatico. 

"Per quanto riguarda il multilateralismo, da alcuni anni - ricorda Mattarella - si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza". L'Italia è "fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo. Per difenderlo e per farlo prevalere occorre aggiornarlo. Il mondo in questi decenni è fortemente cambiato, con nuovi protagonisti, anche in primo piano, con Paesi diventati protagonisti economicamente, chi culturalmente, chi socialmente. È stato un errore non farlo. Non si è adeguato a queste nuove condizioni. Per difenderlo con efficacia, meglio, occorre aggiornare questo sistema". 

"Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell'intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle Corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle Corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte", sottolinea Mattarella. 

"La nostra Costituzione definisce il lavoro come uno strumento di libertà e di cittadinanza. Quindi ogni strumento che viene per migliorare le condizioni della società è il benvenuto. Lo statuto del lavoratore è stata una grande scelta di civiltà, ispirata al principio che non possono esservi zone franche in cui non si rispettano i diritti delle persone. E questo va tutelato. Questo è il limite etico: non può mai esserci una condizione di lavoro contro la persona. Questo sarebbe il tradimento del lavoro", dice Mattarella. 

"Noi abbiamo un tasso demografico negativo fortemente preoccupante. Insieme alla sollecitazione a riflettervi e occuparsene, farei una sollecitazione altrettanto forte per iniziative di sostegno alle famiglie, che incoraggino le famiglie, disegnando e realizzando un modello inclusivo che consenta l'inversione dell'andamento demografico. Occorre davvero una determinazione molto alta per procedervi, simile a quella che si fece per altro aspetto, non lontano peraltro, negli anni '70", quando "si ebbe la capacità di affrontare alcuni nodi della società. Tra questi, quelli del diritto di famiglia, con la grande riforma del diritto di famiglia che ha rimosso normative ispirate a criteri che dire retrogradi è qualche volta insufficiente. Alcuni erano davvero di sapore barbarico", afferma il presidente della Repubblica. 

"È stato una svolta di civiltà, un grande risultato, dovuto all'impegno di tanti uomini e tante donne, anche di schieramenti politici diversi, anche contrapposti con determinazione, che però hanno avvertito in quegli anni un'esigenza comune, quella di un diritto di famiglia che fosse adeguato alla reale condizione della vita umana. Spero - aggiunge il capo dello Stato - che questo possa avvenire anche in questo periodo, anche in questi nostri tempi". 

"Io mi rendo conto che c'è in tutti i Paesi più sviluppati nel mondo, in questo momento, il problema di come governare e rendere gestibile il fenomeno della immigrazione di grande dimensione. In tutto il mondo. Basta pensare che si parla di oltre 300 milioni di migranti nel mondo e di questi, oltre 40 milioni in fuga da guerre o da carestia. Forse un pensiero alla storia potrebbe essere utile. Dall'antichità, l'Impero romano, ai giorni di oggi, gli Stati Uniti d'America, si tocca il successo maggiore quando si ha la capacità di raccogliere diverse provenienze, diversi popoli, diverse culture. Poi noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti Paesi d'Europa e delle Americhe", dice Mattarella. 

"Quindi - aggiunge il capo dello Stato - conosciamo questo problema, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia. Dall'emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d'Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano". 

"Per questo non consideriamo un problema. Ci sono giovani nati nel nostro Paese, nelle nostre città, che hanno l'italiano come lingua madre, che parlano e pensano italiano, che sono nelle nostre scuole, hanno stili di vita italiane nelle letture, nello sport. So bene che vi sono alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società, ben diversi, non vanno confusi. Io sono molto ottimista per il futuro, decisamente ottimista. Sulla base dell'esperienza e perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali". 

"I giovani comprensibilmente sono più attenti e più allarmati da quanto avviene - dice il presidente della Repubblica - La loro pressione ha indotto a iniziative politiche anche internazionali, con le varie riunioni annuali per il clima, con decisioni e provvedimenti ancora ampiamente insufficienti e purtroppo sovente negati o rinnegati addirittura. Io sono convinto che l'evidenza dei fatti sempre più convinca i popoli e conto sulla pressione loro e dei giovani sui Governi perché si riesca a svolgere un'azione effettivamente incisiva. Quello che è certo è che non è possibile trasferire alle nuove generazioni una condizione di mondo deteriorato, come si rischia di fare". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante 'Ne parliamo con il Presidente', realizzato dal Tg1 e da Rai Cultura in occasione degli ottant'anni del referendum del 2 giugno. 

"Vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un territorio, uno spazio, un ambito in cui guadagnare e svolgere affari. Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti", dice il presidente della Repubblica. 

"Fino a poco tempo fa, negli anni, lo spazio era la dimensione della collaborazione internazionale, con equipaggi nella stessa navicella di nazioni diverse. Bisogna tornare a questo, cioè - spiega il capo dello Stato - alla concezione che vi sono dei beni comuni all'umanità, che non possono essere oggetto di dominio dei singoli Stati, oggetto di interesse per guadagno da parte di operatori privati. Occorre riaffermarlo. Questo è il limite. Lo spazio non può diventare luogo militarizzato o commerciale". 

"L'intelligenza artificiale è la più grande evoluzione ai nostri tempi. L'avanzamento straordinario, anche affascinante, della tecnologia più avanzata, più sviluppata comporta, come sempre quando la scienza consegna all'umanità degli strumenti nuovi, un bivio sul suo utilizzo: l'utilizzo a fini di miglioramento della vita delle persone o l'utilizzo perverso di alcuni dei nuovi strumenti. Siamo di fronte a questo bivio, non nascondendoci dei grandi, immani vantaggi che l'intelligenza artificiale comporta e rappresenta", afferma il presidente della Repubblica. 

In particolare, spiega il capo dello Stato, "non possiamo consentire" una "privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l'umanità, divenga invece un elemento di condizionamento e di infelicità". 

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