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(Adnkronos) - Zaino in spalla e via sul sentiero che porta in vetta. La vacanza in montagna è sempre più la scelta dagli italiani per l'estate, per la bellezza dei luoghi e per le passeggiate all'aria aperta e fresca. Così il trekking è diventata una delle attività fisiche in altura più praticate. "E' eccellente per la salute cardiovascolare, naturalmente con le dovute cautele legate all'altitudine e considerando eventuali patologie di base, così come per il benessere mentale. Tuttavia, i terreni sconnessi, i dislivelli e l'equipaggiamento inadeguato possono sottoporre il sistema muscolo-scheletrico a stress notevoli, spesso in modi a cui la vita quotidiana non ci ha abituati". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).  

"Possiamo dividere le tipologie di infortunio in infortuni traumatici e da sovraccarico - prosegue Bernetti - Fra gli infortuni traumatici ricordiamo in particolare i traumi distorsivi della caviglia. Secondo i dati epidemiologici, la distorsione tibio-tarsica (alla caviglia) è in assoluto l'infortunio acuto più comune durante l'escursionismo. Inoltre, la letteratura evidenzia che chi ha già subito una distorsione ha una probabilità ben cinque volte maggiore di incorrere in una recidiva se non ha effettuato una riabilitazione adeguata. Più subdoli gli infortuni da sovraccarico, che ovvero si manifestano quando si supera la soglia di carico fisiologico. Fra gli altri - aggiunge - ricordiamo ad esempio la sindrome dolorosa femoro-rotulea, che provoca tipicamente un dolore anteriore al ginocchio, la cui prevalenza annuale nella popolazione adulta attiva si aggira addirittura intorno al 20% secondo alcune statistiche, con un'incidenza circa doppia nelle donne rispetto agli uomini. Insorge tipicamente a causa dello stress ripetitivo, in particolare durante le discese". 

Un altro problema critico è quello della lombalgia. "Studi sulla biomeccanica dell'andatura dimostrano che trasportare uno zaino che superi il 15% del peso corporeo, alteri i parametri spazio-temporali del passo, costringendo il bacino e la muscolatura della colonna vertebrale a un lavoro di compensazione continuo, aggravato dalla stanchezza muscolare delle lunghe escursioni. Andare quindi in montagna per fare attività fisica è sicuramente un' attività consigliabile, tuttavia sarebbe opportuno arrivarci preparati fisicamente. 

 

La prevenzione si basa su due pilastri fondamentali: preparazione fisica e attrezzatura adeguata. "Potrebbe essere importante un protocollo di esercizi per rinforzare la muscolatura degli arti inferiori, in particolare quadricipiti e glutei (in particolare il medio gluteo). Molto utile anche il core stability: un addome e una zona lombare forti permettono anche di scaricare correttamente il peso dello zaino e mantenere un assetto stabile sui terreni irregolari - suggerisce il medico-fisiatra - Di fondamentale importanza anche l'allenamento proprioceptivo, molto spesso poco considerato ma in realtà assolutamente necessario perché serve a migliorare il controllo neuromotorio. Si basa ad esempio sull'uso di tavolette instabili, o cuscini propriocettivi, e allena i recettori neuromuscolari delle articolazioni, ad esempio della caviglia, a reagire istantaneamente agli squilibri, prevenendo potenzialmente le distorsioni". 

Bisogna poi prestare particolare attenzione all' attrezzatura. "Lo zaino non dovrebbe pesare più del 15% del peso corporeo e deve essere caricato con gli oggetti più pesanti verso lo schienale per evitare sbilanciamenti. Le calzature - osserva - devono ovviamente avere una suola adatta scolpita e con tasselli profondi, offrire un buon supporto all'arco plantare e, soprattutto, stabilizzare la caviglia. Inoltre, uno scarpone inadeguato, o usurato, rischia di trasferire gli impatti direttamente a ginocchia, anche e colonna vertebrale, sovraccaricando queste strutture. Tuttavia, nonostante tutte le cautele del caso, purtroppo a volte qualche infortunio può capitare. Naturalmente la gestione di queste evenienze dipende dalla tipologia di infortunio, in caso di trauma acuto, oltre all' intervento di primissima fase di protezione e stabilizzazione dell'articolazione traumatizza, seguendo il protocollo 'Price': Protezione, riposo, Ice-ghiaccio, compressione, elevazione, è poi fondamentale recarsi in strutture sanitarie per eventuali accertamenti diagnostici che consentano di verificare potenziali danni scheletrici o legamentosi al fine di definire il percorso diagnostico terapeutico ed evitare ulteriori danni". 

"Invece, in caso di patologie da sovraccarico, in fase acuta è molto importante la gestione del dolore riducendo temporaneamente i carichi, per valutare l'evoluzione della sintomatologia. Qualora tenda a persistere può essere utile sottoporsi a una visita medica specialistica per gestire la situazione e, soprattutto, per definire un progetto riabilitativo individuale appropriato, che includa esercizio terapeutico, terapia fisica strumentale ed eventualmente terapia Infiltrativa. Molto utili ad esempio, in caso di sovraccarico articolare, le infiltrazioni con acido ialuronico sotto guida ecografica", conclude.