
Lo sguardo fisso nel vuoto di un familiare delle vittime di
Rigopiano, Silvio Piscionieri non è più riuscito a toglierselo
dalla testa. "Un dolore che non ha confini", lo chiama. E da quel
dolore ha tirato fuori una decisione: "Facciamo qualcosa di buono,
non possiamo stare sempre a pensare al dolore". Quel qualcosa oggi
profuma di ciambelle appena sfornate, di ravioli freschi e si
affaccia sul corso Vittorio Emanuele, a Cagliari. Si chiama
RistoAut, in sala e ai fornelli lavorano in sei, tra loro una
ragazza con sindrome di Down e un ragazzo con epilessia. Alle
pareti ci sono nove quadri che arrivano dall'hotel sul Gran Sasso
spazzato via dalla valanga del 2017, 29 morti. Il locale è dedicato
a Stefano Feniello, estratto senza vita dalle macerie dopo oltre 50
ore. Accanto a lui c'era Francesca, la fidanzata, che si salvò.
Piscionieri ha 64 anni, è maresciallo dei carabinieri in pensione e
di abbandono se ne intende. "Io sono uno scarto", dice senza giri
di parole. Abbandonato alla nascita, è stato adottato in provincia
di Latina da una coppia che l'ha fatto studiare e dato una seconda
vita. Lo racconta senza rabbia, quasi con gratitudine, e subito
aggiunge: "Adesso dobbiamo pensare anche agli altri". Gli altri
sono questi ragazzi, che lo Stato "aiuta con una mano e frena con
l'altra. La pensione è di poche centinaia di euro al mese e viene
tolta se lavorano troppe ore", quindi possono restare nel locale
solo due giorni alla settimana. "Mi dà fastidio se penso che c'è
chi prende 30mila euro al mese". I corsi sulla sicurezza e l'Haccp
li ha pagati lui, di tasca propria. "Sono ragazzi in gamba, con
tanta voglia di fare: si vede subito". Fra tre anni avranno un
attestato. I quadri avrebbero potuto...
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