
Lando Norris con la sua McLaren vince oggi, sabato 8 novembre, la gara Sprint del Gp del Brasile e allunga in classifica Piloti a +9 sul compagno di scuderia Oscar Piastri, uscito di scena al settimo giro, finendo a muro. Sul podio le due Mercedes, con l'ottima seconda piazza dell'italiano Kimi Antonelli e il terzo posto per George Russell.
Subito dietro la Red Bull di Max Verstappen, seguito dalla Ferrari di Charle Leclerc, l'Aston Martin di Fernando Alonso e l'altra rossa di Lewis Hamilton settimo. A chiudere la top ten Gasly, Stroll e Hadjar.

Che fine ha fatto Sergei Lavrov? Il ministro degli Esteri russo è scomparso da giorni dalla scena pubblica. Oggi, dopo un lungo silenzio, ecco una dichiarazione riferita dall'agenzia Tass. Mosca, dice Lavrov, non ha ancora ricevuto tramite canali diplomatici chiarimenti da Washington sulle parole del presidente Donald Trump riguardo alla ripresa dei test nucleari.
Il ministro sparito
La battuta, riportata senza virgolettati, risolve solo in parte il mistero del ministro. Le sue assenze non sono passate inosservate, in particolare quella del Consiglio di sicurezza presieduto da Vladimir Putin mercoledì. Nella circostanza, il presidente ha inviato un messaggio perentorio all'Occidente - agli Usa in primis - prospettando "una risposta adeguata" in caso di test nucleari eseguiti da altri paesi. Il forfait di Lavrov in un momento di tale importanza è diventato l'assist per accostare il nome del ministro ad un punto interrogativo. In un momento in cui Putin sembra attuare purghe anche nei confronti di lealisti e soggetti favorevoli alla guerra, diventa legittimo domandarsi cosa sia successo al numero 1 della diplomazia di Mosca.
Il Cremlino ha provato ad archiviare il caso definendo "completamente false" le notizie diffuse da alcuni media secondi cui Lavrov sarebbe "caduto in disgrazia" presso il presidente. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha smentito le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. "Non c'è nulla in questi articoli che corrisponda alla realtà", ha affermato Peskov, citato dall'agenzia di stampa Tass. "Certo, Lavrov lavora come ministro degli Esteri", ha aggiunto il portavoce, rispondendo alla domanda se Lavrov fosse ancora in carica.
Il ruolo di Lavrov nella Russia di Putin
Il 75enne Sergej Viktorovič è alla guida della diplomazia russa dal 2004, risultando il più longevo ministro degli Esteri nella storia della Federazione Russa dopo il crollo dell'Unione Sovietica.
Lavrov è il volto della diplomazia russa da oltre 20 anni. In precedenza, è stato ambasciatore di Mosca presso l'Onu. Il ministro è stato una figura vicina a Putin nelle fasi di contrapposizione tra la Russia e l'Occidente: dalla guerra russo-georgiana del 2008 all'invasione della Crimea del 2014 fino alla guerra contro l'Ucraina con l'invasione sostenuta in maniera totale.
Perché i rapporti con Putin sono complicati?
Le voci su un presunto deterioramento dei rapporti tra Lavrov e Putin erano state rilanciate dal Moscow Times, secondo cui la causa della frizione sarebbe stata una "disastrosa" conversazione telefonica tra Lavrov e il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio. Il colloquio è avvenuto poco prima che Washington annunciasse nuove sanzioni contro le due principali compagnie petrolifere russe e la cancellazione di un incontro previsto tra Putin e Donald Trump a Budapest. Insomma, Lavorv pagherebbe il gelo calato sull'asse Mosca-Washington. Non è sfuggito che la Russia, per ricucire i rapporti, abbia inviato in America il numero 1 del fondo sovrano Kirill Dmitriev.
I video diffusi dal Cremlino dopo la riunione di mercoledì 5 novembre hanno mostrato qualche momento della riunione del Consiglio di sicurezza russo di mercoledì: al tavolo, nessuna traccia di Lavrov, nonostante il ministro ne sia un membro permanente. A rafforzare le ipotesi di tensioni interne era arrivata anche la decisione, confermata dallo stesso Peskov, di non affidare a Lavrov - come di consueto - la guida della delegazione russa al prossimo vertice del G20, incarico che sarà invece ricoperto da Maxim Oreshkin, vice capo di gabinetto del Cremlino. Da giorni, il canale Telegram della Tass non offre informazioni o 'tracce' relative all'operato del ministro. Ampio spazio, invece, alle dichiarazioni della portavoce Maria Zakharova, che non ha perso l'occasione di affondare il colpo contro l'Italia dopo il crollo della Torre dei Conti a Roma: "L'Italia spreca soldi sostenendo Kiev e il paese crolla".

Lutto nel mondo della musica italiana. È morto all'età di 69 anni il maestro Peppe Vessicchio. Il celebre direttore d'orchestra, arrangiatore e volto televisivo, si è spento questo pomeriggio all'ospedale San Camillo di Roma.
"Il Maestro Giuseppe Vessicchio è deceduto oggi in rianimazione all'A.O. San Camillo Forlanini a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente. La famiglia chiede riserbo. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata", si legge nel bollettino ufficiale dell'ospedale.
Direttore d'orchestra, compositore, arrangiatore e volto televisivo tra i più amati dal pubblico, Vessicchio, per tutti Beppe, è una delle figure più iconiche e riconoscibili del Festival di Sanremo e della musica italiana, capace di unire un'altissima competenza professionale a una popolarità trasversale, consolidata anche grazie al suo ruolo di insegnante nel talent show 'Amici di Maria De Filippi'. Nato a Napoli il 17 marzo 1956, muove i primi passi nel mondo della musica collaborando con artisti del calibro di Gino Paoli, Edoardo Bennato e Peppino di Capri. Con Paoli firma successi come 'Ti lascio una canzone' e 'Cosa farò da grande'.
La sua carriera è indissolubilmente legata al Festival di Sanremo, dove è stato a lungo una presenza fissa dal 1990. Ha vinto la kermesse per quattro volte come direttore d'orchestra: nel 2000 con gli Avion Travel ('Sentimento'), nel 2003 con Alexia ('Per dire di no'), nel 2010 con Valerio Scanu ('Per tutte le volte che') e nel 2011 con Roberto Vecchioni ('Chiamami ancora amore'). A questi successi si aggiungono numerosi premi come miglior arrangiatore, che confermano il suo talento e la sua sensibilità musicale.
Arrangiatore di grande prestigio, ha collaborato con i più grandi nomi della musica italiana e internazionale, da Andrea Bocelli a Roberto Vecchioni, da Zucchero a Elio e le Storie Tese, da Ornella Vanoni a Ron e Biagio Antonacci. La sua versatilità lo ha portato a dirigere orchestre in contesti prestigiosi, come al Cremlino per un omaggio a John Lennon, e a guidare il progetto 'Rockin'1000', la più grande rock band del mondo. Negli ultimi anni ha continuato a sperimentare e l'anno prossimo aveva in programma il tour teatrale 'Ecco che incontro l'anima' insieme a Ron.

Lutto nel mondo della musica italiana. È morto all'età di 69 anni il maestro Peppe Vessicchio. Il celebre direttore d'orchestra, arrangiatore e volto televisivo, si è spento questo pomeriggio all'ospedale San Camillo di Roma.
"Il Maestro Giuseppe Vessicchio è deceduto oggi in rianimazione all'A.O. San Camillo Forlanini a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente. La famiglia chiede riserbo. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata", si legge nel bollettino ufficiale dell'ospedale.
Direttore d'orchestra, compositore, arrangiatore e volto televisivo tra i più amati dal pubblico, Vessicchio, per tutti Beppe, è una delle figure più iconiche e riconoscibili del Festival di Sanremo e della musica italiana, capace di unire un'altissima competenza professionale a una popolarità trasversale, consolidata anche grazie al suo ruolo di insegnante nel talent show 'Amici di Maria De Filippi'. Nato a Napoli il 17 marzo 1956, muove i primi passi nel mondo della musica collaborando con artisti del calibro di Gino Paoli, Edoardo Bennato e Peppino di Capri. Con Paoli firma successi come 'Ti lascio una canzone' e 'Cosa farò da grande'.
La sua carriera è indissolubilmente legata al Festival di Sanremo, dove è stato a lungo una presenza fissa dal 1990. Ha vinto la kermesse per quattro volte come direttore d'orchestra: nel 2000 con gli Avion Travel ('Sentimento'), nel 2003 con Alexia ('Per dire di no'), nel 2010 con Valerio Scanu ('Per tutte le volte che') e nel 2011 con Roberto Vecchioni ('Chiamami ancora amore'). A questi successi si aggiungono numerosi premi come miglior arrangiatore, che confermano il suo talento e la sua sensibilità musicale.
Arrangiatore di grande prestigio, ha collaborato con i più grandi nomi della musica italiana e internazionale, da Andrea Bocelli a Roberto Vecchioni, da Zucchero a Elio e le Storie Tese, da Ornella Vanoni a Ron e Biagio Antonacci. La sua versatilità lo ha portato a dirigere orchestre in contesti prestigiosi, come al Cremlino per un omaggio a John Lennon, e a guidare il progetto 'Rockin'1000', la più grande rock band del mondo. Negli ultimi anni ha continuato a sperimentare e l'anno prossimo aveva in programma il tour teatrale 'Ecco che incontro l'anima' insieme a Ron.

Aggredita nel cuore della notte, in una delle piazze più centrali della città di Firenze. Una giovane turista straniera è stata violentata nel capoluogo toscano, attorno alle quattro del mattino, tra venerdì 7 e sabato 8 novembre. La donna, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della polizia, sarebbe stata avvicinata da due uomini, mentre camminava in piazza San Pancrazio, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella, e poi abusata in un'auto.
L'allarme lanciato da un passante
A lanciare l'allarme è stato un passante, che avrebbe sentito le urla provenire da una vettura, parcheggiata lungo la strada. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia e un'ambulanza del 118: la giovane è stata trasportata in ospedale, dove i sanitari hanno attivato il protocollo del codice rosa per le vittime di violenza sessuale.
L'inchiesta
Le indagini, affidate alla squadra mobile, sono partite immediatamente. Gli agenti hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, che avrebbero fornito elementi ritenuti decisivi per individuare i presunti autori dell'aggressione. Due uomini, sospettati di essere coinvolti nell'episodio, sono stati accompagnati in Questura per essere ascoltati. Secondo le prime informazioni, la vittima avrebbe trascorso la serata in alcuni locali del centro e avrebbe bevuto alcolici. Poi, nel cuore della notte, l'incontro con i due sconosciuti e la violenza. Gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio della notte e attendono i risultati degli accertamenti medici e tecnici per confermare la dinamica dei fatti.

Città del Vaticano, 8 nov. (Adnkronos) - Sei mesi di papa Leone. E' trascorso metà anno dall'8 maggio scorso quando Robert Francis Prevost, primo Papa statunitense e primo agostiniano, è stato eletto al soglio di Pietro. Ecco le frasi chiave che sintetizzano i 180 giorni di pontificato. "La pace sia con tutti voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante", le prime parole dell'era Prevost, pronunciate dalla Loggia centrale al suo primo affaccio.
Nella messa di insediamento Leone ha spiegato la sua idea di Chiesa: "Unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato. In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall'odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità".
Nella prima celebrazione con i cardinali nella Cappella Sistina: "Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l'opportunità di conoscerlo e amarlo”. Sette giugno, veglia di Pentecoste: "Non occorrono sostenitori potenti, compromessi mondani, strategie emozionali. L'evangelizzazione è opera di Dio e, se talvolta passa attraverso le nostre persone, è per i legami che rende possibili".
La fede secondo Leone è attenta al “rischio di cadere nell’abitudine, nel ritualismo, in schemi pastorali che si ripetono senza rinnovarsi e senza cogliere le sfide del presente, capace di lasciarsi interrogare dagli avvenimenti, dagli incontri e dalle situazioni concrete delle comunità, di cercare strade nuove per l’evangelizzazione a partire dai problemi e dalle domande posti dai fratelli e dalle sorelle nella fede”. Una fede che non giudica gli altri, che non ci fa sentire “perfetti”.
La parola più ricorrente in questi primi sei mesi è stata "pace". In nome della pace Leone ha offerto il Vaticano come luogo di mediazione per fermare le guerre, in particolare quella in Ucraina. Più volte Leone ha fatto appello contro il riarmo, denunciando l'uso delle fake news come pretesto per attacchi preventivi o per scatenare nuove guerre: "La gente non può morire a causa di fake news". Nei primi sei mesi di pontificato è arrivata la prima esortazione apostolica di Prevost, Dilexi te: l'amore ai poveri, ha scritto Leone nel suo primo documento, iniziato da Papa Francesco, non è un "percorso opzionale", ma rappresenta "il criterio del vero culto".
“Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato”. Il discorso più forte di questo inizio di pontificato, Leone lo ha pronunciato con i Movimenti popolari, il 23 ottobre scorso, quando ha ricordato che “l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una ‘piccola minoranza’ – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico. Come Vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà”.
Migranti come “fratelli” e la denuncia (sempre nel discorso ai Movimenti popolari) sui migranti trattati come “spazzatura”: “Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio. Con l’abuso dei migranti vulnerabili, non assistiamo al legittimo esercizio della sovranità nazionale, ma piuttosto a gravi crimini commessi o tollerati dallo Stato. Si stanno adottando misure sempre più disumane -persino politicamente celebrate -per trattare questi ‘indesiderabili’ come se fossero spazzatura e non esseri umani". "Il cristianesimo, invece, si riferisce al Dio amore, che ci rende fratelli tutti e ci chiede di vivere da fratelli e sorelle”. Papa Leone collega strettamente la cura del creato al tema della pace definendola una "necessità urgente" che chiede di passare dalle parole ai fatti.
Ad Atene si gioca per un doppio obiettivo. Oggi, sabato 8 novembre, Lorenzo Musetti affronta Novak Djokovic nella finale dell'Atp 250 greco. Con un successo, l'azzurro otterrebbe anche il pass per le Atp Finals di Torino, sigillando così una stagione di altissimo livello con la partecipazione al 'Torneo dei maestri'. Si gioca intorno alle 16 ora italiana.
Dove vedere Musetti-Djokovic? Il match sarà disponibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà visibile anche in streaming su Sky Go, NOW TV e Tennis Tv
Musetti, che va a caccia del terzo titolo della carriera e del primo stagionale, sfida Djokovic per l'undicesima volta. L'azzurro, nei 10 precedenti, ha conquistato solo una vittoria: nel 2023 si è imposto negli ottavi di finale sulla terra rossa di Montecarlo.

Rinviato il concerto di Angelo Branduardi previsto per domani all'Auditorium Parco della Musica di Roma. La decisione è stata presa a causa di un lieve malore che ha colpito l'artista. Il cantautore è stato ricoverato per sottoporsi ad accertamenti clinici e l'esibizione, parte del tour 'Il Cantico', è stata quindi posticipata.
La nuova data per il concerto romano è stata già fissata per il prossimo 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, sempre all'Auditorium Parco della Musica. Resta invece confermata, al momento, la tappa successiva del tour, prevista per sabato 15 novembre al Teatro Goldoni di Venezia.

"Continuità con il passato", "collaborazione con le istituzioni", un "focus su intelligenza artificiale e prevenzione" e "l'impegno per un accesso equo alle cure", perché "l'oncologia moderna deve essere accessibile a tutti". Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio annuncia le priorità da nuovo presidente nazionale dell'Aiom - Associazione italiana di oncologia medica, in questi giorni in congresso a Roma. Di Maio entra in carica domani, subentrando a Francesco Perrone che dal 2023 è alla guida della società scientifica degli oncologi medici italiani.
"Garantire continuità, rafforzare il dialogo con le istituzioni e promuovere un accesso equo all'innovazione oncologica caratterizzeranno il mio mandato - afferma Di Maio - La formula dell'elezione anticipata consente di lavorare al fianco del direttivo uscente, garantendo una transizione fluida e la prosecuzione dei progetti già avviati". Tra le priorità il "potenziamento della collaborazione con le istituzioni sanitarie - dal ministero della Salute all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - per mettere a disposizione le competenze scientifiche dell'Aiom e migliorare la tempestività dei processi decisionali, dalle linee guida all'aggiornamento dei Lea, i livelli essenziali di assistenza".
Di Maio annuncia che il congresso Aiom del prossimo anno sarà dedicato al tema dell'innovazione equa. "L'innovazione in oncologia è una conquista straordinaria - osserva - ma non può essere tale se non è accessibile a tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo di cura o dalle risorse disponibili". Nel programma del nuovo mandato anche lo "sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali", la "valorizzazione delle figure professionali che compongono la squadra oncologica - dai medici agli infermieri, fino ai data manager - e una collaborazione sempre più stretta con le altre società scientifiche". Quindi un impegno chiaro sulla prevenzione: "Non possiamo limitarci a curare. Dobbiamo insistere sulla prevenzione come strumento fondamentale per la salute dei cittadini e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale". Infine, un messaggio di responsabilità e visione: "L'oncologia del futuro, per Aiom, sarà innovativa, multidisciplinare e soprattutto equa", ribadisce Di Maio.

Carlo Calenda e il tatuaggio per l'Ucraina. Il senatore, leader di Azione, sul profilo X pubblica la foto del tatuaggio realizzato sul polso. La foto mostra il 'tridente', emblema di Stato dell'Ucraina. "E mo’ ce lo siamo tatuati per la vita", scrive Calenda, che al messaggio abbina l'hashtag 'slava ukraini', 'Gloria all'Ucraina', il motto sempre più diffuso dal 2022, da quando l'Ucraina combatte la guerra contro la Russia.
Il tridente - il tryzub - è diventato il simbolo del paese nel 1992. Sull'origine del simbolo e sul suo significato non esiste un'unica versione. In passato il tridente è stato anche associato all'immagine stilizzata di un falco o a quella di un'ancora a forma di croce.
Calenda, dall'inizio del conflitto, ha mantenuto una linea convintamente a sostegno di Kiev e si è più volte recato in Ucraina. Recentemente, il senatore è stato protagonista di un acceso confronto con l'economista Jeffrey Sachs in una puntata di Piazzapulita[1]. Calenda ha contrastato le affermazioni di Sachs: "Lei fa propaganda putiniana", ha detto il senatore. Le clip dello scontro, con Sachs ammutolito, sono rimbalzate su X e hanno avuto un'eco vastissima. A Calenda sono arrivati elogi e ringraziamenti anche da figure istituzionali ucraine.
Sì è conclusa ieri a Roma al Colosseo la VI edizione della campagna nazionale 'La prevenzione è il nostro capolavoro' per la sensibilizzazione sui tumori del seno, promossa da Komen Italia in collaborazione con il ministero della Cultura e con il patrocinio del ministero della Salute. L'evento di chiusura, condotto dalla giornalista Rai Maria Soave - informa una nota - si è aperto con i saluti istituzionali di Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo. Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia, ha illustrato i risultati concreti delle attività realizzate nel mese internazionale di sensibilizzazione sui tumori del seno, mentre Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, ha sottolineato l'importanza di unire le forze per diffondere la cultura della prevenzione anche attraverso l'arte e la fruizione del patrimonio culturale del Paese. La collaborazione fra ministero della Cultura e Komen Italia, testimoniata anche dalla presenza del capo di Gabinetto Valentina Gemignani, verrà ulteriormente rinnovata e intensificata il prossimo anno.
"Il ministero della Cultura affianca Komen Italia dal 2018 per contribuire a sensibilizzare donne e uomini sull'importanza della prevenzione nella lotta contro i tumori al seno - dichiara Russo - L'arte e la bellezza del nostro patrimonio giocano un ruolo fondamentale per le terapie integrate e rappresentano una potente medicina per il corpo e la mente nella delicata fase di cura e guarigione della malattia oncologica. L'intesa con Komen Italia potenzia quel ruolo sociale che tutti i luoghi della cultura dovrebbero assumere nei confronti delle comunità. Il ministero della Cultura continuerà a sostenere Komen Italia nel promuovere azioni concrete di prevenzione, sensibilizzazione e raccolta fondi, anche attraverso l'illuminazione in rosa dei propri luoghi di cultura e l'accesso gratuito a coloro che hanno scelto di contribuire con una donazione ai progetti di prevenzione".
Ospite speciale il maestro Giovanni Allevi, compositore, filosofo e scrittore che da anni combatte con la malattia. Un simbolo di coraggio e gratitudine, che con la sua riflessione filosofica ha dato dignità al dolore, sottolinea Komen Italia. Voce all'emozione anche con l'attrice Claudia Gerini, che ha letto l'intensa testimonianza di una volontaria dell'associazione. A entrambi gli artisti Alba Di Leone, presidente di Komen Italia, ha conferito il riconoscimento di 'Ambasciatore in rosa' per il loro impegno a favore della prevenzione.
La campagna di Komen Italia - riferisce l'associazione - ha conseguito anche quest'anno importanti risultati, confermando il valore della sinergia tra cultura, arte e impegno sociale nella promozione della prevenzione e della salute femminile: 13 Villaggi della salute nelle regioni dell'Italia centro-meridionale e insulare, con oltre 200mila partecipanti; 64 Walk for the Cure e altri 41 eventi di sensibilizzazione in tutto il territorio nazionale, che hanno contribuito a raccogliere 430mila euro per l'avvio di nuovi progetti di prevenzione e di sostegno alla ricerca e alla formazione in senologia nelle regioni interessate; esami diagnostici gratuiti per la diagnosi precoce dei tumori del seno offerti grazie alle Unità mobili di Komen Italia a 6.430 donne; attività di prevenzione primaria con lezioni e laboratori di sport, fitness, sana alimentazione e benessere psicologico; attività educative con lezioni di sensibilizzazione alla prevenzione per oltre 3.290 studenti delle scuole di primo e secondo grado e incontri scientifico-divulgativi sul tema.
Il ministero della Cultura, per rafforzare le azioni di promozione della prevenzione, sensibilizzazione e raccolta fondi, ha autorizzato l'illuminazione in rosa di 34 monumenti e siti del patrimonio statale nazionale. Tra gli altri il Colosseo, che ha ospitato l'avvio e la conclusione della campagna, il Pantheon e Castel Sant'Angelo a Roma, il Castello Svevo a Bari, la Reggia di Caserta, Le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca di Brera a Milano, il Museo archeologico nazionale d'Abruzzo, la Pinacoteca nazionale e il Museo archeologico di Cagliari. Il MiC, inoltre, ha contribuito anche quest'anno a raccogliere fondi per nuovi progetti di contrasto ai tumori del seno, offrendo l'accesso gratuito in 145 musei statali in tutte le regioni italiane ai cittadini che hanno scelto di sostenere con una donazione i progetti di prevenzione di Komen Italia, e ha ospitato una tappa della Carovana della prevenzione al ViVe - Vittoriano e Palazzo Venezia.
"La concretezza dei risultati che questa campagna ancora una volta è riuscita a raggiungere conferma l'importanza della collaborazione tra istituzioni e terzo settore nel campo della salute - afferma Masetti - Durante questo mese, unendo risorse diverse, Komen Italia e il ministero della Cultura sono riusciti a generare una grandissima mobilitazione su tutto il territorio nazionale fatta di azioni concrete, che da un lato hanno richiamato l'attenzione di un grande pubblico sui temi della prevenzione, e dall'altro hanno regalato a migliaia di donne in condizioni di fragilità la possibilità di proteggere la propria salute".
Anche in questa edizione - prosegue Komen Italia - la campagna ha generato un importante coinvolgimento dei media, che ha raggiunto oltre 25 milioni di utenti attraverso Tv e radio nazionali e regionali, giornali e siti web. In particolare, le redazioni delle reti Rai, Sky, Mediaset, La7 e Rtv di Stato San Marino hanno rilanciato la campagna di sensibilizzazione attraverso i loro programmi, ricordando ai telespettatori l'importanza di utilizzare gli strumenti della prevenzione e di indossare nel mese di ottobre l'iconico Ribbon Rosa di Komen Italia. Anche grandi gestori di pubblicità, influencer e personaggi noti dello spettacolo, dello sport e della cultura hanno contribuito ad amplificare la diffusione dei messaggi di prevenzione. Il video promozionale della campagna, con la voce di Claudia Gerini, è stato realizzato grazie alla collaborazione di Frame by Frame.
Molto forte il sostegno delle istituzioni: oltre al patrocinio del ministero della Salute e alla collaborazione di Sport e Salute, la campagna ha avuto il patrocinio di Senato, Camera, Presidenza del Consiglio dei ministri, dicastero per l'Evangelizzazione, Anci, Esercito italiano, Marina militare, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Autorità di sistema portuale di Sardegna e Fondazione Pubblicità progresso, e ha visto il contributo attivo di un'ampia coalizione di partner sanitari tra cui la Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs e l'ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola di Roma, il Policlinico di Bari, l'azienda sanitaria provinciale di Cosenza, l'Asp di Catanzaro, l'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, l'azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, l'Arnas Brotzu e l'Asl di Cagliari, l'ospedale Mater Olbia, l'Asl 2 Abruzzo e altre istituzioni sanitarie locali.
Infine, a rafforzare il successo della campagna hanno contribuito numerose aziende amiche di Komen Italia, tra cui Assomela che ha distribuito nei villaggi una brochure sul ruolo cruciale dell'alimentazione nella prevenzione e nella gestione clinica dei pazienti; Todis che ha sostenuto la realizzazione dei Villaggi della salute di Palermo e Roma e ha personalizzato due prodotti della linea Solo Sano con uno speciale packaging rosa; Caronte&Tourist che ha contribuito alla realizzazione del Villaggio di Messina; Diffusione Italiana Preziosi che attraverso i propri canali sociali ha veicolato i contenuti della campagna.
Durante il mese internazionale di sensibilizzazione sui tumori del seno, Komen Italia ha portato a termine anche altre iniziative, elenca l'associazione: l'inaugurazione di un nuovo Centro Komen Italia di terapie integrate presso la Uosd di Radiodiagnostica a indirizzo senologico del Policlinico di Bari (il primo in Puglia), che farà rete con gli analoghi centri già avviati a Roma al Gemelli e a Bologna all'ospedale Bellaria, e a quelli in fase di sviluppo a Brescia, Matera e Napoli, con l'obiettivo di contribuire a garantire a un numero sempre maggiore di pazienti in cura per un tumore del seno la possibilità di accedere in modo agevole non solo a cure oncologiche di eccellenza, ma anche a una presa in carico dei 'danni collaterali' che la malattia sempre determina; la terza edizione del progetto 'MetaDINAMICHE - PERcorsi di BENessere', dedicato alle donne con tumore alla mammella in fase metastatica (oltre 45mila in Italia). Dal 4 all'8 ottobre le partecipanti hanno attraversato a piedi un percorso di 50 km lungo il cammino 'Kalabria Coast to Coast', accompagnate da operatori esperti di terapie integrate di Komen e Onconauti, beneficiando di varie attività di terapie integrate (tra cui esercizi di rilassamento/meditazione, agopuntura, Qi Gong, yoga, riflessologia, attività di gruppo guidate da una psicologa, laboratori di educazione alimentare) particolarmente utili per affrontare meglio le molteplici problematicità quotidiane proprie di questa condizione di malattia.
Ancora: l'intitolazione della sede locale del programma di screening oncologico dell'Asp di Catanzaro nell'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme al professor Giovanni Scambia, oncologo calabrese che ha dedicato la vita alla ricerca, alla prevenzione e alla cura dei tumori femminili; la tappa conclusiva della Carovana del Giubileo, l'iniziativa speciale realizzata nell'ambito del Giubileo della speranza grazie alla sinergia tra Komen Italia, Roma Capitale, Città metropolitana di Roma Capitale, ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola e Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs. Nelle 22 Giornate di promozione della salute femminile, realizzate con le 7 Unità mobili ad alta tecnologia di Komen Italia, sono stati offerti gratuitamente esami clinici e strumentali di diagnosi precoce dei principali tumori a 5.414 donne fragili residenti nelle periferie di ciascun Municipio di Roma e della Città metropolitana di Roma Capitale e/o ai pellegrini che hanno partecipato alle attività Giubilari.

"Questa mattina ho rassegnato, nelle mani del presidente del partito, Renato Grassi, e del segretario organizzativo nazionale, Pippo Enea, le mie dimissioni da segretario nazionale della Democrazia Cristiana". Lo scrive in una nota Totò Cuffaro, indagato nei giorni scorsi dalla procura di Palermo nell'ambito di un'inchiesta su appalti pilotati. Per lui la procura ha chiesto gli arresti domiciliari.
"Ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno condiviso con me un percorso di impegno e di servizio al partito - prosegue - Il presidente ha convocato per il 20 novembre il consiglio nazionale della Dc che sarà chiamato a esaminare e ad accettare le mie dimissioni irrevocabili e a definire le successive decisioni organizzative".
(Adnkronos) - Si è schiantata con la sua Audi contro il tir che la precedeva in A22, finendo sotto il bilico. E' morta così Stefania Palmieri, 36enne modenese, incinta al nono mese. A quanto riporta il Resto del Carlino, il bimbo sarebbe dovuto nascere a giorni. Lo schianto si è verificato tra i caselli di Mantova Nord e Nogarole Rocca, in direzione Brennero. Sul posto anche vigili del fuoco e polizia stradale del compartimento di Verona, che ora si sta occupando degli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Chi era Stefania Palmieri
La 36enne, che lavorava a Dolo per una ditta di abbigliamento di Milano, a Modena, insieme alla famiglia, gestiva alcune proprietà. La 36enne era figlia di un medico e anche il fratello e la sorella lavorano nel mondo della sanità. I funerali sono previsti per lunedì.
Il cordoglio del sindaco di Modena Massimo Mezzetti
"La morte in un incidente stradale di Stefania Palmieri, nostra concittadina 36enne al nono mese di gravidanza, è una notizia terribile" dice il sindaco di Modena Massimo Mezzetti su Facebook. "Di fronte a una perdita così grande, ogni parola sembra insufficiente. A nome dell'Amministrazione comunale e dell'intera comunità di Modena, esprimo il mio più sincero cordoglio e la massima vicinanza alla famiglia, al suo compagno e agli amici in questo momento di dolore inconsolabile. Riposa in pace Stefania, insieme al bambino che presto avresti dato alla luce".

A Torino andrà in scena l'ultimo atto di una battaglia durata una stagione. Alle Atp Finals in programma da domani, domenica 9 novembre, a domenica 16 novembre, si deciderà il numero uno del 2025 del tennis. Jannik Sinner è arrivato al 'Torneo dei maestri' da leader del ranking, dopo il grandioso successo nel Masters 1000 di Parigi, ma in Piemonte Jannik dovrà confermarsi campione e sperare che Carlos Alcaraz non vinca tutti e tre i match del girone per portare (di nuovo) a casa la coppa del primato. La battaglia è già iniziata fuori dal campo, visto che nella serata del media day i due sono stati fotografati accanto all'ambito trofeo.
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Sinner e Alcaraz sono però apparsi distesi e divertiti, nonostante il peso dell'ultimo appuntamento stagionale. Per loro, spazio a foto di rito, ma anche a momenti di ilarità e a un simpatico siparietto, visto che a un certo punto i due fuoriclasse del tennis mondiale hanno preso in mano la coppa nel tentativo di strapparsela l'un l'altro. Un momento di sicuro divertente per i tifosi, che attendono con ansia l'inizio delle Atp Finals per vedere il vero inizio dell'ultima battaglia. Almeno per quest'anno.

"Il progetto Mdt (Multidisciplinary team) ha avuto l'obiettivo di delineare un percorso diagnostico e terapeutico per i pazienti con epatocarcinoma che fosse condiviso dai 13 centri del territorio nazionale coinvolti e risultasse in linea con le raccomandazioni nazionali e internazionali. L'ottenimento della certificazione ha rappresentato un momento molto importante, perché con essa abbiamo ricevuto l'approvazione di tutti quegli indicatori ed obiettivi che ci eravamo posti". Così Maurizio Russello, direttore dell'Unità operativa complessa di Medicina a indirizzo epatologico dell'Arnas (Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione) Garibaldi di Catania, intervenendo a Genova al 46esimo Congresso nazionale Sifo - Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie.
"Il progetto prevedeva la costituzione di un team multidisciplinare, così come raccomandato dalle linee guida - prosegue Russello - perché l'epatocarcinoma è un tumore con prerogative e caratteristiche che solamente un team del genere può gestire. Le attuali opzioni terapeutiche per questo carcinoma vanno dalla resezione chirurgica al trapianto, dalle terapie loco-regionali (chemioembolizzazione e termoablazione) fino alla terapia sistemica, che oggi dà risultati sbalorditivi rispetto ad anni fa. Dunque le competenze multidisciplinari sono necessarie per gestire al meglio questi pazienti, non solamente al momento della diagnosi, ma anche in tutte le fasi successive in cui bisogna prendere una nuova decisione terapeutica, un momento di cui necessariamente tutti i componenti del team devono prendere coscienza".
L'esperto ha quindi presentato i risultati preliminari del progetto Mtd, realizzato con il contributo tecnico di Iqvia Solutions e il supporto non condizionante di AstraZeneca. "Questo percorso - sottolinea - ha migliorato gli esiti clinici del paziente, mettendolo nelle condizioni di avere i migliori trattamenti e la migliore efficacia terapeutica. Non è poi da meno il fatto che il percorso delineato da Mdt metta i pazienti in una condizione di equità, permettendo che tutti vengano gestiti e discussi nell'ambito di un team multidisciplinare. Essere seguito in un centro che ha ricevuto una certificazione esterna da un ente internazionale è inoltre un elemento di sicurezza per il paziente, perché garantisce la qualità e l'efficienza dei percorsi diagnostici e terapeutici. Le cure dell'epatocarcinoma sono molto complesse - rimarca l'epatologo - Non tutti i centri e non tutti gli ospedali possono avere le competenze, le discipline e le attrezzature per poterlo trattare. Noi mettiamo a disposizione il nostro team multidisciplinare a tutti i centri che vogliono e possono riferire il paziente al nostro centro, così che possa essere preso in carico. Il tutto in un'ottica di rete per l'epatocarcinoma, in cui un centro hub multidisciplinare può prendersi carico anche di quei pazienti riferiti da centri che non hanno le attrezzature per affrontare la diagnostica e la terapia".

Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Rizzoli l'ultimo saggio del giornalista e scrittore Maurizio Molinari 'La scossa globale. L'effetto-Trump e l'età dell'incertezza'. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca genera una scossa globale che ha ripercussioni a pioggia sull’ordine internazionale e sulla vita di ognuno di noi. Cambiano gli equilibri fra grandi potenze, i legami fra alleati, le aree di conflitto, l’idea di leadership, le risorse più contese, le sfide economiche e anche il rapporto fra media e democrazia. Tutto ciò può portare nuovi rapporti di forza nelle sfere di influenza fra Washington, Mosca e Pechino, ma anche a un conflitto globale. È l’ordine internazionale sospeso il cuore di queste pagine, l’oggetto della riflessione di Maurizio Molinari, tra i più attenti e preparati osservatori del panorama geopolitico mondiale. Con l’accuratezza degli scenari descritti, impreziositi dall’uso delle mappe e dei grafici, Molinari ci permette di affacciarci sul precipizio dell’'età dell’incertezza' che caratterizza il nostro tempo, partendo dagli eventi cruciali degli ultimi anni – in primis i due conflitti caldi in Ucraina e in Medio Oriente – e focalizzandosi sul terremoto arrivato con la presidenza di Donald Trump.
La sfida politico militare, la competizione economica, la contesa per la supremazia tecnologica: tutte le dimensioni del confronto tra superpotenze globali e attori regionali sono segnate dal nuovo corso alla Casa Bianca, generando un panorama imprevedibile, incandescente, traumatico. È uno scenario che ci riguarda tutti, e che tutti dobbiamo aver presente per orientarci nel presente. Questo libro prova a raccontarci dove siamo, e dove rischiamo di trovarci nel prossimo futuro.
'Ti telefono stasera' (Feltrinelli) di Lorenzo Marone
Giò Coppola - protagonista di 'Ti telefono stasera', il libro di Lorenzo Marone sugli scaffali con Feltrinelli - ha cinquant’anni, per lavoro legge delle poco affidabili previsioni meteo e ha una vita sentimentale che assomiglia a una giostra. Ma la vera rivoluzione arriva quando l’ex moglie parte per lavorare un anno all’estero e lui si ritrova, dopo tanto tempo, a vivere con suo figlio: Duccio, nove anni, un concentrato di domande scomode e innocente saggezza. Con lui, Giò ha sempre avuto un rapporto che definisce minimalista, ma adesso, tra risvegli caotici, pranzi improvvisati e compiti di matematica che sfidano la logica, scopre il bello – e il difficile – di essere un padre a tempo pieno. Ma non è solo, intorno a lui si muove un cast di personaggi straordinari e strampalati: sua madre, sempre pronta a dispensare consigli non richiesti, e il padre, che parla poco ma, quando lo fa, lascia il segno.
La sorella minore Lulù, con due matrimoni falliti alle spalle e un adolescente da crescere, che si è rifugiata in casa con la sua gatta Mafalda, amante dei talent show. E poi c’è Paco Meraviglia, l’amico di sempre, ottimista irriducibile e padre modello, innamorato della vita e delle persone, in perpetua ricerca dell’amore puro ed eterno, convinto che i genitori compiano gesti eroici ogni giorno. 'Ti telefono stasera' è l’ironico e tenero racconto di una famiglia attualissima – con le sue complicazioni, il caos e l’invincibile voglia di far prevalere la fantasia – e di un rapporto tra padre e figlio di cui Lorenzo Marone illumina con sguardo partecipe fragilità e slanci temerari, paure e desideri. E attraverso la bellezza dell’imperfezione restituisce un nuovo, profondo significato all’essere padre oggi. Perché, forse, crescere un figlio è la più grande avventura di tutte.
'La figlia del cronista mondano' (Gallucci) di Peter Orner
Gallucci manda in libreria 'La figlia del cronista mondano' dello scrittore statunitense Peter Orner. A pochi giorni dall’assassinio di John F. Kennedy una giovane attrice, figlia del famoso cronista mondano soprannominato 'Mister Chicago', viene rinvenuta morta nella sua casa. Nuda, come Marilyn. Picchiata, forse strangolata. La tempistica e le circostanze sono tanto sospette che la stampa si scatena con le ipotesi di complotto. Eppure il caso rimane irrisolto. Sessant’anni dopo, Jed è uno scrittore al palo in cerca di una buona idea per rilanciare la propria carriera. Recupera la vicenda che lo aveva sfiorato tanto tempo prima e si mette al lavoro. Tuttavia questo per lui non è un mistero come un altro, ma uno spartiacque nella storia della sua famiglia: i suoi nonni e i genitori.
"In alcune delle sue foto dell’epoca - si legge nel libro - c’è un’atmosfera un po’ ambigua. Una certa vaghezza nello sguardo che permette a chiunque le guardi di inventarsi una propria fantasia su chi lei sia o possa diventare. Immagini dove il suo sguardo è quasi troppo accogliente, troppo invitante. Allo stesso tempo, forse si nasconde? Per tutta la vita, dentro e fuori dall’appartamento sulla East Lake Shore, Cookie era stata circondata da gente che era così amata, rispettata, adulata e venerata per la propria capacità di diventare altre persone. In fondo, come poteva essere una cosa così difficile?".
'Zenobia' (Mondadori) di Valerio Massimo Manfredi
'Zenobia Il romanzo della regina guerriera' è il titolo dell'ultima fatica di Valerio Massimo Manfredi appena pubblicato da Mondadori. III secolo d.C. Odenato, sovrano della fiorente colonia orientale di Palmira, in Siria, viene assassinato vilmente insieme al figlio Erode. Il regno spetta di diritto a Vaballato, ma l’ultimogenito del re è ancora troppo piccolo e così a sedersi sul trono è Zenobia, la giovane vedova. I notabili di Palmira sperano che la sovrana segua le orme del marito, e confermi la politica filoromana che tanti commerci e denari ha portato nelle loro tasche, ma scoprono presto che in Oriente si è alzato un vento ben diverso: colta, ambiziosa e bellissima, abile a cavallo e nella lotta, Zenobia non vuole vivere all’ombra di nessuno, tantomeno di Roma. Perché secondo lei l’Impero è fragile, e i tempi sono maturi per l’impresa più grande mai vagheggiata prima: sconfiggere i Romani e proclamarsi imperatrice.
Dal regno di Palmira inizia così una partita complessa, fatta di trame segrete, alleanze inedite e strategie astute, ma anche battaglie fulminee, attentati e sangue innocente versato: Zenobia è presto costretta a guardarsi le spalle, perché le insidie si nascondono dietro ogni volto, nemico e soprattutto amico… Valerio Massimo Manfredi torna a esplorare la storia dell’Impero Romano in terre lontane dalla capitale, ma non per questo meno intimamente legate al suo destino. Zenobia è il ritratto appassionante e appassionato di una figura straordinaria e modernissima.
'Sotto mentite spoglie' (Sellerio) di Antonio Manzini
Antonio Manzini riporta in libreria Rocco Schiavone. E' sugli scaffali, infatti, l'ultima indagine del vicequestore in Valle d'Aosta: 'Sotto mentite spoglie' pubblicato da Sellerio. Ad Aosta impazzano i preparativi per il Natale. Jingle a ogni angolo di strada, loschi ceffi sotto le barbe di babbi natale, la solita melassa che Rocco Schiavone metterebbe in elenco tra le massime rotture, se non la prima. In più fa un freddo cane. E ancora non sa cosa lo aspetta. È forte il rimpianto di un amore possibile, una storia che avrebbe potuto essere e che invece è solo l’ennesima voce da aggiungere alla lista dei rimorsi, mentre diventa sempre più insostenibile il vuoto del fantasma di Marina che non si fa più vedere. In questa malinconia che alimenta l’ombrosità del vicequestore, piomba il caso di una rapina in una banca.
Un bottino apparentemente magro e una giostra di ostaggi che si rivela un’astuzia dei delinquenti, una rapina dentro una rapina. Cose complicate ma a sé stanti, almeno in apparenza, dal ritrovamento di un cadavere in un laghetto di montagna. Chi è costui? Si sospetta all’inizio che sia un importante chimico sparito. In seguito viene una vicenda più complessa. Big Pharma, sport, affari, grande criminalità e tutte le vie, le traversie e le connessioni imprevedibili in cui lo svogliato Rocco è costretto a indagare. Lo aiutano, in questa nuova avventura che richiede qualche mano lesta e irregolare in più, gli amici di sempre, Brizio e Furio; e hanno una parte maggiore, rispetto al solito, i cervelli della polizia, la commissaria della scientifica Michela Gambino e l’anatomo-patologo Alberto Fumagalli. Si tratta infatti di superare porte ben blindate, di decifrare formule occultate, e di svelare identità nascoste.
'Quello che possiamo sapere' (Einaudi) di Ian McEwan
Lo scrittore britannico Ian McEwan torna in libreria con 'Quello che possiamo sapere', pubblicato da Einaudi. Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica Corona per Vivien del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra.
Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche cosí si spiega l’ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent’anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un’unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l’evento fu successivamente definito 'Secondo Immortal Convivio'. La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell’agognata Corona per Vivien neanche l’ombra.
Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un’intuizione geniale a fornire l’indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell’ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d’amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente. Al lettore il nuovo strabiliante viaggio letterario di McEwan offre una chiave per riscattare il presente dal senso di catastrofe imminente che lo attanaglia e per immaginare un futuro in cui non tutto è perduto.
'Il libro bianco' (Adelphi) di Han Kang
È in una tiepida primavera di Seoul, quando le magnolie in fiore parlano di rinnovamento e rinascita, che Han Kang matura l’idea di scrivere un libro sul bianco. Ma solo nel corso di un lungo soggiorno all’estero, mentre vaga per le strade di una città sepolta sotto la neve, il suo progetto comincia a prendere corpo intorno al ricordo della sorella maggiore, morta poche ore dopo la nascita. Nasce così 'Il libro bianco' del premio Nobel per la letteratura 2024 Han Kang e pubblicato da Adelphi. Narrare la sua storia è un modo di restituirle la vita che non ha avuto, facendole dono di tutte quelle cose bianche, in cui si rivela la "parte di noi che rimane intatta, pulita, indistruttibile a dispetto di tutto".
Le prime che Han Kang ci pone sotto gli occhi sono proprio le fasce cucite per la neonata, il camicino che la madre prepara per lei e la bimba stessa, simile a un dolcetto di riso. E bianco sarà tutto ciò che alla sorella la scrittrice offrirà: una zolletta di zucchero, un pugno di sale grosso, il volto della luna, la schiuma delle onde, il respiro che il gelo condensa e rende visibile, la neve – materia "fragile, effimera eppure di una bellezza impetuosa» – e le stelle limpide e fredde della Via Lattea, capaci di "lavare lo sguardo all’istante". Perché la purezza del bianco e il potere curativo delle parole possano lenire il dolore e alleviare la perdita.
'Voglio uccidere Mussolini' (Laterza) di Bruno Manfellotto
Il giornalista e scrittore Bruno Manfellotto firma per Laterza 'Voglio uccidere Mussolini'. Colpi di fucile e di pistola, bombe a mano, coltelli, veleni: tra il 1925 e il 1932 furono ben quattro gli attentati alla vita di Mussolini e cinque quelli progettati e non realizzati; più tardi, altri ancora saranno inventati dall’Ovra. Ma chi erano gli attentatori? Agivano da soli o erano parte di una rete organizzata? E come reagì il regime fascista? Il 4 novembre 1925, in una stanza d’albergo in piazza Colonna, a Roma, la polizia fascista arresta Tito Zaniboni prima che spari al Duce. Di lì a poco, infatti, Mussolini si sarebbe affacciato dal balcone di fronte, da Palazzo Chigi.
Ma il tentativo vano di Zaniboni, deputato socialista, ex valoroso ufficiale degli alpini, non resta isolato. Ne seguono altri tre. Il 7 aprile 1926 una aristocratica irlandese, Violet Gibson, spara a Mussolini, che si salva per caso: la donna, dichiarata pazza, finirà la sua vita in manicomio; l’11 settembre l’anarchico Gino Lucetti lancia sull’auto del capo del governo una bomba a mano che rimbalza sul cofano ed esplode lontano; il 31 ottobre, a Bologna, la folla lincia il quindicenne Anteo Zamboni accusato di voler uccidere il Duce: è disarmato. Tra il 1931 e il 1932, poi, sono progettati e non realizzati altri cinque attentati. Successivamente, tra il ’37 e il ’39, è invece l’Ovra a montarne altri, uno attribuito addirittura a Galeazzo Ciano, allo scopo di rafforzare l’immagine del Duce o di regolare i conti all’interno della nomenklatura fascista. Per i colpevoli, veri o no, c’è il carcere e il confino, per alcuni di loro la condanna a morte. Bruno Manfellotto racconta la vita di ogni attentatore, i motivi che li spingono, le deboli alleanze che li sostengono, la solitudine in cui sono lasciati, le trame in cui cadono. E ricostruisce gli eventi che in pochi anni cancellano la democrazia e aprono la strada alla dittatura e alla tragedia finale.
Uscirà l'11 novembre per La Nave di Teseo l'ultimo libro di Vittorio Sgarbi 'Il cielo più vicino. La montagna nell’arte'. Vittorio Sgarbi, sulle orme di René de Chateaubriand, conduce i lettori in un viaggio inedito attraverso la storia dell’arte per raccontare la natura e la montagna interpretata dai più grandi artisti, dal Trecento ad oggi. Dal primo pittore a raffigurarla, Giotto, il più umano di tutti, alle Dolomiti nei quadri di Mantegna, dalla purezza dei paesaggi di Masolino agli scorci aspri di Leonardo, dove le rocce incorniciano le vergini senza tempo, agli impalpabili acquerelli alpini di Dürer in viaggio da Venezia verso la Germania. A fianco dei maestri celebrati, Bellini, Giorgione, Tiziano, Turner, Friedrich, Sgarbi ricorda capolavori di artisti meno noti, cresciuti in provincia, come Ubaldo Oppi, Afro Basaldella, Tullio Garbari. Un viaggio che attraversa le Alpi e le altre vette d’Italia raccontate dal realismo di Courbet e dal simbolismo di Segantini, nei colori di Van Gogh, nell’espressionismo di Munch e nei fantasmi di Böklin, nelle intuizioni di Italo Mus, Dino Buzzati, Zoran Mušič, fino alla nascita del turismo montano, della fotografia e della grafica che raccontano con una lingua nuova la spiritualità delle terre alte.
“Nulla - scrive Vittorio Sgarbi - è più vicino all’eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio i limiti dell’uomo, la sua fragilità. L’uomo e la montagna hanno una storia, che l’arte ha raccontato nella sua autonomia espressiva. Un racconto che inizia con Giotto e arriva fino ai testimoni del nostro tempo. Un lungo percorso, ricco di sfumature, ma che ha una stessa sostanza, un solo pensiero. Che è il pensiero di un assoluto”.

Marco Bezzecchi con la sua Aprilia ha conquistato la pole position nel Gran Premio del Portogallo di MotoGp di domani domenica 9 novembre, con il tempo di 1.37.556. Il pilota romagnolo ha preceduto Pedro Acosta (Ktm) e Fabio Quartararo (Yamaha), mentre si è piazzato in quarta posizione Francesco Bagnaia (Ducati) che apre la seconda fila davanti ad Alex Marquez (Ducati Gresini) e Johann Zarco (Honda LCR). Settimo posto per Joan Mir (Honda), seguito da Jack Miller (Yamaha Pramac), e Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46), mentre chiude la top ten Pol Espargaro (Ktm Tech3).
Ecco la griglia di partenza del Gp di Portogallo di domani, domenica 9 novembre:
1 M. Bezzecchi (Q2)
2 P. Acosta (Q2)
3 F. Quartararo (Q2)
4 F. Bagnaia (Q2)
5 A. Marquez (Q2)
6 J. Zarco (Q2)
7 J. Mir (Q2)
8 J. Miller (Q2)
9 F. Di Giannantonio (Q2)
10 P. Espargarò (Q2)
11 F. Aldeguer (Q2)
12 A. Ogura (Q2)
13 L. Marini (Q1)
14 B. Binder (Q1)
15 F. Morbidelli (Q1)
16 E. Bastianini (Q1)
17 A. Rins (Q1)
18 N. Bulega (Q1)
19 M. Oliveira (Q1)
20 L. Savadori (Q1)
21 S. Chantra (Q1)
22 R. Fernandez (Q1)

L'Urologia universitaria del Policlinico di Foggia diretta da Giuseppe Carrieri, presidente della Società italiana di urologia (Siu) e preside della Facoltà di Medicina dell'università di Foggia, è protagonista al Congresso nazionale della Siu, evento di punta in ambito urologico, in corso a Sorrento. Due interventi chirurgici di altissima specializzazione sono stati eseguiti nelle sale operatorie dell'Urologia del policlinico foggiano e trasmessi, in collegamento live, in diretta nazionale al meeting Siu, permettendo a urologi di tutta Italia di assistere in tempo reale alle innovative procedure.
Gian Maria Busetto e Nicola d'Altilia, della Struttura di Urologia del Policlinico di Foggia, hanno effettuato due interventi di chirurgia mininvasiva d'avanguardia: rispettivamente, una enucleazione con laser ad olmio (HoLep) per il trattamento dell'iperplasia prostatica benigna e una colposacropessia robotica (Csp) per la correzione del prolasso degli organi pelvici femminili. Queste procedure rappresentano l'eccellenza della moderna chirurgia urologica, poiché permettono di intervenire con la massima precisione e sicurezza, riducendo al minimo il trauma chirurgico e i tempi di recupero. "La partecipazione al congresso Siu con interventi trasmessi in diretta è motivo di orgoglio e testimonia la competenza, l'innovazione e la qualità clinica che caratterizzano la Scuola urologica del Policlinico di Foggia", afferma il commissario straordinario del policlinico, Giuseppe Pasqualone.
"Siamo particolarmente orgogliosi che l'università di Foggia sia protagonista di un appuntamento scientifico di così alto livello, che riunisce esperti di rilievo nazionale e internazionale nel campo dell'urologia - commenta il rettore Lorenzo Lo Muzio - Eventi come questo rappresentano non solo un'occasione di confronto scientifico, ma anche un momento di crescita per la nostra comunità accademica. Desidero ringraziare il professor Giuseppe Carrieri, i colleghi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e i professionisti coinvolti per l'impegno con cui contribuiscono a consolidare il ruolo dell'università di Foggia come centro di eccellenza nella ricerca e nella formazione medico-specialistica". Conclude Carrieri: "L'impiego delle più avanzate tecnologie laser e robotiche conferma l'Urologia di Foggia come centro di riferimento nazionale ad altissima complessità".

È partita oggi alle ore 12 esatte, con la pubblicazione sui canali social ufficiali del presidente veneto, la campagna “Dopo Zaia scrivi Zaia” realizzata per le elezioni regionali del 23 e 24 novembre prossimi. A guidare il racconto sarà Leoncino, mascotte creata con l’intelligenza artificiale, che accompagnerà Luca Zaia in sette puntate, una per ogni provincia del Veneto. La prima, pubblicata oggi, è dedicata a Venezia. Ogni due giorni verrà pubblicata una nuova puntata.
“Con questa campagna parlo ai veneti dal cuore - afferma Zaia in una nota -. È un viaggio fatto di emozioni, bellezza, identità. Dopo Zaia? Scrivi ancora Zaia: perché questa storia non finisce qui. C’è ancora tanto da fare, da difendere, da costruire insieme, passo dopo passo, provincia dopo provincia”.



