
Una donna di 84 anni è morta dopo essere stata investita da un autoarticolato guidato da un uomo di 75 anni. L'incidente è avvenuto questa mattina su via Prenestina, nel quartiere di Tor Tre Teste, a Roma.
Sul posto le pattuglie del V gruppo Casilino della polizia locale di Roma Capitale: il camion è stato messo sotto sequestro mentre il 75enne alla guida è stato sottoposto ai test di rito.

Oltre 1.300 persone sono morte in Indonesia, Sri Lanka, Thailandia e Malesia a causa delle devastanti alluvioni che hanno colpito l'Asia meridionale e sudorientale, provocate da piogge record. Secondo un'analisi dell'Afp basata sui dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), diversi Paesi hanno registrato precipitazioni eccezionali, le più intense degli ultimi 13 anni: in alcune zone del sud-est asiatico è caduto fino a un metro di pioggia in più rispetto alla media di novembre del periodo 1991-2020, complice il riscaldamento globale che intensifica gli effetti di monsoni e cicloni tropicali.
Il bilancio più grave riguarda l'Indonesia, dove sono stati confermati finora 712 morti, 500 dispersi e 1,2 milioni di sfollati, soprattutto nelle province di Aceh, Sumatra Settentrionale e Sumatra Occidentale. Gli ambientalisti, insieme allo stesso governo indonesiano, indicano la deforestazione come una delle principali cause di frane e inondazioni improvvise.
Nelle aree più colpite continuano a mancare cibo, carburante e beni essenziali, con i prezzi che sono schizzati alle stelle. Molte strade restano interrotte e le scorte iniziano a scarseggiare. "Le persone hanno paura di restare senza carburante", ha raccontato una residente di Banda Aceh, rimasta in fila per ore a un distributore. Il governo ha annunciato l'invio urgente di 34 mila tonnellate di riso e 6,8 milioni di litri di olio da cucina, ma molti abitanti hanno denunciato ritardi negli aiuti.
Anche nello Sri Lanka, colpito dal ciclone Ditwah, la situazione è drammatica. Frane e inondazioni hanno devastato interi villaggi ed il bilancio ufficiale è già di 410 morti e 336 dispersi. Il presidente Anura Kumara Dissanayake ha dichiarato lo stato di emergenza, definendo l'ondata di maltempo "la più grave catastrofe naturale nella storia del Paese". Le forze armate, con il sostegno di India e Pakistan, stanno evacuando migliaia di persone rimaste isolate, mentre a Colombo le acque stanno lentamente defluendo. L'allerta frane resta altissima nelle regioni centrali.
Eventi estremi si stanno moltiplicando in tutta l'Asia. Una tempesta eccezionale ha colpito il Golfo del Bengala, causando almeno 176 morti nel sud della Thailandia e due nel nord della Malesia. In Vietnam, le alluvioni di metà novembre hanno provocato almeno 90 vittime, soprattutto nella regione montuosa di Dak Lak, dove si è registrato il record storico di precipitazioni. Anche Laos e Cambogia hanno superato i precedenti massimi di pioggia. Le Filippine, invece, sono state colpite da due tifoni consecutivi: Kalmaegi, che ha lasciato dietro di sé 230 morti, e Fung-wong, con altre 30 vittime nel nord del Paese.
In molte regioni asiatiche la situazione sta lentamente migliorando, ma centinaia di migliaia di persone restano nei centri di accoglienza senza accesso regolare ad acqua potabile e generi alimentari. Le organizzazioni umanitarie hanno avvertito che, se i collegamenti non verranno ripristinati rapidamente, il rischio di grave carenza di cibo sarà imminente. "Le comunità di Aceh rischiano fame e malnutrizione entro una settimana", ha messo in guardia Islamic Relief, che ha inviato una nave con 12 tonnellate di aiuti.
Intanto i soccorritori continuano a recuperare vittime e a raggiungere i villaggi ancora isolati. In molte aree, hanno raccontato i sopravvissuti, le inondazioni sono arrivate "come un'onda improvvisa", lasciando pochissimo tempo per mettersi in salvo. Le autorità temono che il bilancio delle vittime sia destinato a salire man mano che si raggiungono le zone più remote e si scava tra le macerie.

L'approvazione anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di nuove opzioni terapeutiche per il cancro al seno metastatico e in stadio avanzato "è importante per le migliaia di donne che attendono questo tipo di soluzione, ma è altrettanto importante che i nuovi farmaci trovino subito applicazione perché qualche mese di ritardo può fare la differenza su queste pazienti". Lo ha detto Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca per mettere in luce le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
D'Antona si sofferma su quanto le donne con cancro al seno oggi siano più preparate rispetto al passato, anche grazie al supporto del medico di famiglia e di realtà come quella da lei presieduta che "rappresenta circa 200 associazioni sul territorio, sempre a disposizione". Alcune delle volontarie di Europa Donna, sottolinea, "lavorano nelle Breast Unit dopo un'opportuna formazione estesa anche alle nuove linee terapeutiche, in modo che possano trasferire le opportunità disponibili alle pazienti associate sul territorio".

L'approvazione anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di nuove opzioni terapeutiche per il cancro al seno metastatico e in stadio avanzato "è importante per le migliaia di donne che attendono questo tipo di soluzione, ma è altrettanto importante che i nuovi farmaci trovino subito applicazione perché qualche mese di ritardo può fare la differenza su queste pazienti". Lo ha detto Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca per mettere in luce le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
D'Antona si sofferma su quanto le donne con cancro al seno oggi siano più preparate rispetto al passato, anche grazie al supporto del medico di famiglia e di realtà come quella da lei presieduta che "rappresenta circa 200 associazioni sul territorio, sempre a disposizione". Alcune delle volontarie di Europa Donna, sottolinea, "lavorano nelle Breast Unit dopo un'opportuna formazione estesa anche alle nuove linee terapeutiche, in modo che possano trasferire le opportunità disponibili alle pazienti associate sul territorio".

"Per il carcinoma della mammella ormono-positivo (Hr+) e Her2-negativo (Her2-) sono disponibili nuove opportunità legate agli inibitori della pathway Pi3k, ma è fondamentale gestire il test molecolare per selezionare le pazienti e offrire loro l'accesso ai nuovi trattamenti". Lo ha detto Nicola Fusco, direttore della Divisione di Anatomia patologica dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) e professore di Anatomia patologica presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università di Milano, intervendo all'incontro con la stampa promosso oggi a Milano da AstraZeneca, per discutere delle prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato.
I test molecolari citati dall'esperto "sono molto complessi e prendono in considerazione tante variabili", ha spiegato Fusco, evidenziando l'aspetto legato alla disponibilità di "tecnologie che siano sufficientemente sensibili e specifiche per quella specifica domanda clinica". Fusco ha poi sottolineato come l'impiego dei test molecolari sia "una sfida da abbracciare come gruppo multidisciplinare, consentendo anche alle pazienti gestite in un centro periferico di avere accesso ai test di eccellenza", conclude.

"Il sottotipo di malattia a recettore ormonale positivo (Hr+) e Her2- negativo è il più frequente tra i tumori alla mammella. Oggi emerge come novità terapeutica la possibilità di identificare dei bersagli specifici responsabili di fenomeni di resistenza alla terapia endocrina, come l'alterazione della pathway Pi3k/Akt. Lo studio di fase 3 CAPItello-291 ha valutato l'utilizzo di capivasertib, un inibitore di Akt, in combinazione con fulvestrant in pazienti che avevano sviluppato endocrino-resistenza. La combinazione si è dimostrata vantaggiosa, con un dimezzamento del rischio di progressione di malattia e la possibilità di ritardare la chemioterapia". Così Valentina Guarneri, direttrice dell'Unità operativa complessa di Oncologia 2 dello Iov, l'Istituto oncologico Veneto, e professoressa di Oncologia medica all'università di Padova, commentando lo studio CAPItello - pubblicato sul 'New England journal of medicine' - all'incontro con la stampa promosso oggi a Milano da AstraZeneca per approfondire le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
Il tumore della mammella "è il più frequente in Italia, con circa 53mila nuove diagnosi ogni anno - spiega l'oncologa - Grazie allo screening e ai miglioramenti delle terapie, la maggior parte delle pazienti oggi può guarire dopo la diagnosi. Tuttavia, una parte di loro può recidivare e una alcune pazienti si presentano già con malattia metastatica all'esordio". I tumori alla mammella non sono tutti uguali ed è per questo importante scegliere il trattamento più adeguato. Per farlo "è necessario valutare alcuni biomarcatori che consentono di individuare la strategia terapeutica più opportuna", sottolinea Guarneri che rimarca l'importanza di "lavorare di concerto con i patologi e i biologi molecolari per cercare le alterazioni specifiche e poter candidare le pazienti a un trattamento potenzialmente più efficace".

Per la prima volta in Italia le tesi dei dottorandi in materie agroalimentari diventano uno strumento operativo per il mercato del lavoro. È quanto prevede il protocollo d’intesa firmato da UniCredit, Università di Bari e Foglie che introduce un sistema permanente di trasferimento della conoscenza dalle aule universitarie alle imprese agricole. L’accordo – formalizzato attraverso una convenzione quadro che disciplina attività di divulgazione, orientamento professionale, produzione multimediale e formazione congiunta – permette di raccogliere, classificare e rendere consultabili i risultati scientifici dei dottorandi in forma utilizzabile da aziende, tecnici, cooperative e operatori di filiera.
A questa infrastruttura si affianca un percorso formativo strutturato in collaborazione con UniCredit: a partire da gennaio 2026 saranno attivati moduli dedicati all’accesso al credito per l’impresa agricola, alla gestione del dialogo banca–impresa, alla costruzione del modello economico di una nuova attività, alla redazione del business plan, all’analisi dei fabbisogni finanziari e ai criteri di sostenibilità integrata per le PMI del comparto.
I corsi, erogati da specialisti e volontari della banca, saranno rivolti a imprenditori agricoli, giovani tecnici, studenti e professionisti che operano nelle filiere del Sud. L’accordo prevede inoltre seminari tematici, produzioni video girate nei campi sperimentali e nei laboratori universitari, attività di orientamento ai mestieri dell’agroalimentare e la programmazione di Job Day mirati all’incontro tra competenze scientifiche emergenti e imprese che richiedono profili avanzati su suoli, irrigazione, genetica vegetale, agricoltura digitale e riduzione degli input.
“La ricerca universitaria contiene soluzioni immediate per molte delle sfide delle nostre filiere: uso efficiente dell’acqua, fertilità del suolo, rese produttive, energia, nuove varietà, adattamento climatico", commenta Ferdinando Natali, regional manager Sud di UniCredit. "Rendere disponibile ai territori questa conoscenza significa rafforzare l’intera catena del valore e offrire ai giovani competenze realmente spendibili. Il nostro contributo si concentra su strumenti concreti: formazione bancaria e manageriale, competenze sul credito, supporto ai modelli di impresa e creazione di collegamenti stabili tra chi fa ricerca e chi produce valore economico. È un elemento di competitività e sviluppo sociale per il Sud”, spiega.
Secondo Foglie – Giovani Editori Associati, “portare le tesi fuori dagli atenei significa riconoscere il valore professionale del lavoro dei dottorandi e metterlo al servizio delle imprese. I risultati delle loro ricerche rappresentano un patrimonio che può influenzare scelte agronomiche, investimenti e modelli produttivi. Il nostro compito è tradurre questi contenuti, renderli accessibili e costruire un ponte stabile tra scienza e lavoro". L’iniziativa si configura "come uno dei primi modelli nazionali capaci di trasformare in modo sistemico il sapere accademico agricolo in competenze operative, con ricadute dirette sulla qualità delle produzioni, sull’innovazione delle filiere e sulle opportunità professionali”.

Resta ancora complesso il percorso verso una piena inclusione lavorativa delle persone con disabilità nonostante alcuni passi in avanti. Tra le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che potrebbero lavorare, solo il 40% risulta occupato, mentre il 30% è alla ricerca di un impiego. Pregiudizi, scarsa conoscenza della disabilità e l’assenza di servizi capaci di facilitare l’incontro tra domanda e offerta restano gli ostacoli principali nella ricerca di un impiego. Alla vigilia della 'Giornata internazionale della disabilità' (3 dicembre), la Fondazione studi consulenti del lavoro, in collaborazione con l’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo (Anffas), ha diffuso un’anticipazione di una più ampia indagine, condotta su un campione di quasi 500 famiglie con persone con disabilità, che sarà presentata nei primi mesi del 2026, per offrire un quadro aggiornato sullo stato dell’inclusione professionale.
Dalle prime evidenze emerge che, nonostante un livello di istruzione medio-alto (il 43% possiede un diploma e il 15% una laurea) sono soprattutto le attività manuali e artigiane a garantire maggiori opportunità di accesso al lavoro. I settori più ricettivi risultano turismo (25%) e commercio (20%). Sul fronte contrattuale, solo il 28,5% degli occupati può contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre il 13% lavora a termine e il 30,8% è inserito in un tirocinio.
Anche l’orario di lavoro riflette un quadro articolato: il 95% svolge attività part time, nel 55% dei casi per propria scelta, nel 40% dei casi su richiesta dell’azienda. Tra chi è in cerca di lavoro, il 55,3% utilizza i servizi pubblici e privati dedicati al collocamento, che nel 64% dei casi sono gratuiti, ma nel 20% a carico della famiglia. Per migliorare il livello di inclusione, quasi la metà degli intervistati (49%) indica la necessità di potenziare figure specializzate, come il disability manager. Seguono la richiesta di maggiori opportunità lavorative, anche attraverso strumenti contrattuali più flessibili (38%), e il rafforzamento dei servizi pubblici e privati dedicati a chi è in cerca di lavoro (37%).
“I dati che emergono confermano che c’è ancora molta strada da fare per garantire un accesso equo e dignitoso al lavoro delle persone con disabilità”, ha dichiarato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca. “È fondamentale intensificare le politiche attive anche tramite i nuovi strumenti digitali introdotti nel contesto del collocamento. Rafforzare i servizi dedicati e promuovere una maggiore conoscenza delle diverse forme di disabilità deve essere impegno di tutti, compreso il mondo delle imprese e quello professionale, per creare contesti lavorativi ancor più inclusivi e capaci di valorizzare le competenze di tutte le persone”, ha aggiunto.
“Ancora oggi, purtroppo, le persone con disabilità, e contestualmente le loro famiglie, hanno davanti un percorso ad ostacoli per riuscire ad entrare nel mondo del lavoro e la situazione è spesso più grave per le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, le cui capacità sono oggetto di pregiudizi e stereotipi”, ha dichiarato Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas.
“Eppure, sono proprio loro a chiedere a gran voce di poter avere pari opportunità in ambito lavorativo per un lavoro vero e questo non solo per una questione di vita indipendente, ma per poter dare il loro contributo alla società al pari di tutti gli altri cittadini, come peraltro richiamato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che tutela il diritto al lavoro e vieta ogni forma di discriminazione. È quindi necessario l’impegno di tutti gli attori a vario titolo coinvolti per continuare a sensibilizzare e promuovere maggiore consapevolezza al fine di far rispettare un diritto sancito da normative nazionali e internazionali. Normative che prevedono, tra le altre cose, anche fattori come l’accomodamento ragionevole, ancora purtroppo poco conosciuto o non considerato”, ha concluso.

Il silenzio di Jannik Sinner e Matteo Berrettini inizia a fare rumore. I due tennisti azzurri non hanno postato alcun messaggio sui propri canali ufficiali social dopo la notizia della morte di Nicola Pietrangeli, scomparso ieri, lunedì 1 dicembre, all'età di 92 anni. Da Musetti a Paolini, passando per Cobolli e Nadal: tanti gli omaggi alla memoria del primo italiano a vincere un titolo Slam (Roland Garros nel 1959) e capitano nel trionfo in Coppa Davis del 1976, ma all'appello mancano Sinner e Berrettini.
I messaggi dei tennisti azzurri
Chi si aspettava un post sui social da parte di Sinner e Berrettini per Pietrangeli, insomma, è rimasto deluso. I due tennisti sono stati gli unici, insieme a Lorenzo Sonego, a non pubblicare nulla del gruppo azzurro in orbita Coppa Davis[1]. Lorenzo Musetti ha ripostato il comunicato della Federazione nelle proprie storie Instagram, aggiungendo un cuore spezzato. Lo stesso post è stato condiviso anche nelle storie di Jasmine Paolini, che ci ha aggiunto un cuore nero in segno di lutto. Tre cuori anche per Cobolli su Instagram.
"Caro Nick, se ne va un pezzo enorme della nostra storia. Questa foto a Montecarlo per me vale tutto: il tuo esempio, la tua ironia, la tua luce. Hai insegnato a tutti cosa significa vincere davvero. Buon viaggio, leggenda", ha scritto invece su Instagram Fabio Fognini postando la foto insieme a Montecarlo.
Pietrangeli e il (complicato) rapporto con Sinner
Nicola Pietrangeli ha sempre avuto in verità un rapporto 'complicato' con Jannik Sinner[2], fatto di elogi ma anche qualche polemica. L'ex tennista, il primo italiano a vincere uno Slam, è stato infatti protagonista di alcune uscite giudicate 'infelici' dai tifosi del numero due del mondo. Dietro il silenzio dell'altoatesino però non c'è risentimento, tanto che Sinner non si è mai espresso a riguardo, preferendo sempre, come suo solito, lasciar parlare il campo.
Dopo il no di Jannik alla Coppa Davis 2025, vinta comunque dall'Italia battendo la Spagna nella finale di Bologna, Pietrangeli aveva detto in un'intervista a 'Repubblica': "Mi dispiace molto, anche per lui. Si mette in fila dietro a quelli che pensano solo ai soldi e non ai tifosi". E non c'entra la classifica Atp: "Sinceramente non capisco. Rimane comunque numero due, potrà tornare numero uno, ha molti punti, ha molto tempo, molti tornei, cosa cambia? Una scelta incomprensibile, non è una cosa buona rinunciare alla maglia azzurra".
Nicola Pietrangeli aveva commentato il trionfo di Sinner agli ultimi Australian Open, subito dopo la vittoria nella finale contro Zverev, quando Jannik era diventato il tennista italiano con più titoli Slam di sempre, superando proprio Pietrangeli: ""È giusto che mi abbia sorpassato, i record sono fatti per essere battuti", aveva detto all'Adnkronos, "i conti però si fanno alla fine, gli auguro con tutto il cuore di fare ancora meglio. Io facevo paura in campo, ma non a tutti come lui".
Nessuna incoronazione come miglior tennista italiano di sempre però, per il momento, per Sinner: "Non so se sia il tennista italiano più forte di sempre, ha 23 anni. Vedremo quando ne avrà 30. Ora parlano tutti di Sinner, ma fino a due anni fa non si sapeva nemmeno chi fosse. A fine carriera vedremo se sarà stato il miglior tennista italiano di sempre, può succedere ancora qualunque cosa".

Garantire agli italiani un accesso tempestivo alle nuove terapie, colmando la distanza che separa l'approvazione europea dei trattamenti dalla loro effettiva disponibilità, senza costi aggiuntivi per il Ssn. E' l'obiettivo del tavolo di lavoro istituzionale 'Nuova policy di accesso ai farmaci: una svolta per il Servizio sanitario nazionale', che si apre oggi al Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale.
"Sono stato sin dal principio d'accordo nel dare la disponibilità per questo confronto sul tema dell'accesso precoce al farmaco, un tema sul quale sono molto sensibile - dichiara Zaffini - Lo testimonia il fatto che, insieme ad Aifa, abbiamo elaborato un emendamento alla legge di Bilancio che deve comunque fare i conti con la sostenibilità di una Finanziaria che, come noto, è limitata dall'enorme debito pubblico che questo Governo si è ritrovato sulle spalle. Questo non toglie la più profonda consapevolezza sulla necessità di accorciare i tempi di disponibilità di farmaci innovativi e di terapie avanzate da mettere a disposizione per la nostra popolazione, abbattendo i tempi di attesa che sono purtroppo ancora troppo lunghi. Se non ci riusciremo con questa legge di Bilancio - sottolinea - dovremo comunque affrontare e risolvere questa problematica nell'immediato, successivamente nei prossimi provvedimenti in itinere, in quanto rappresenta senza dubbio una priorità".
Durante il confronto tra istituzioni ed esperti - rappresentanti del Governo, delle Commissioni di Camera e Senato, dell'Agenzia italiana del farmaco, del ministero della Salute e delle associazioni di categoria e dei pazienti - sono stati presentati i risultati di un nuovo studio realizzato da Fabrizio Gianfrate, economista sanitario e docente presso diverse università italiane. Dall'analisi emerge che nel nostro Paese passa oltre 1 anno dall'approvazione di un farmaco da parte dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) alla sua effettiva disponibilità: è il tempo medio che separa i pazienti italiani dalla possibilità di curarsi con le terapie più innovative. "Sebbene con la riforma dell'Aifa la durata media delle procedure di ammissione alla rimborsabilità cominci a ridursi - osserva Gianfrate - i tempi di effettivo accesso alle terapie rimangono ancora molto lunghi rispetto ad altre realtà europee. Ad esempio, il cittadino tedesco ha la possibilità di accedere ai trattamenti pochi giorni dopo l'approvazione dell'Ema, e in Francia - grazie al programma di Accès Précoce - 76 nuovi farmaci sono stati rimborsati entro 8 settimane, riducendo dell'85% i tempi normalmente richiesti, con beneficio per oltre 120mila pazienti. In Italia si tratta di tempi fisiologicamente poco comprimibili per la natura stessa del processo di negoziazione, finalizzato a raggiungere un accordo sul prezzo e la rimborsabilità". Si tratta di "un limite oggettivo che rende ancora più necessaria l'adozione di modelli alternativi".
Il modello teorizzato dallo studio di Gianfrate - spiega una nota - prevede che, appena approvato dall'Ema, un farmaco nuovo o di alto interesse terapeutico venga reso subito disponibile dall'azienda farmaceutica titolare, al prezzo libero definito dalla stessa o comunque temporaneo non negoziato. In questo modo, i pazienti che sono considerati eleggibili al trattamento beneficeranno della terapia immediatamente e senza ritardi. Nel frattempo viene avviata la negoziazione con Aifa per definire prezzo e rimborsabilità, come di consueto. Raggiunto l'accordo, anche dopo molti mesi, come accade oggi, si conguaglia quanto speso nel periodo a prezzo libero o temporaneo con quanto si sarebbe speso invece col prezzo finale negoziato. Il produttore quindi restituirà l'eccedenza incassata - payback - come se la negoziazione del prezzo finale fosse stata concordata il giorno dopo l'approvazione Ema. Una nuova policy di accesso e rimborsabilità precoce, come quella proposta al tavolo di lavoro - secondo gli esperti - renderebbe immediatamente disponibili i nuovi farmaci dopo l'approvazione Ema, a costo invariato per il Ssn. Il tavolo di lavoro avrà quindi il compito di valutare come adattare al contesto italiano i modelli europei, superando i vincoli di contabilità pubblica e accelerando la disponibilità delle terapie innovative.
Dallo studio emergono inoltre risultati molto rilevanti in termini di benefici clinici ed economici per il Ssn, prosegue la nota. Sono state effettuate delle simulazioni proiettando l'applicazione di questa proposta a farmaci particolarmente importanti, orfani, oncologici o in aree cardiovascolare e respiratoria. Considerando i farmaci rimborsati nell'ultimo triennio, l'adozione di questo schema avrebbe generato risparmi per oltre 800 milioni euro nel 2024 e fino a più di 1 miliardo nel 2022, oltre a ridurre mortalità e morbilità. "Abbiamo scelto di sostenere in modo non condizionato questo studio per favorire una nuova policy di accesso ai farmaci innovativi in grado di garantire, al contempo, la sostenibilità della spesa pubblica - afferma Fabrizio Celia, amministratore delegato argenx Italia - In un momento in cui l'innovazione farmaceutica corre veloce e le esigenze dei pazienti si fanno sempre più urgenti, ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi non è solo una questione di equità, ma anche di competitività del sistema Paese: significa allineare l'Italia agli standard europei e valorizzare la ricerca che genera valore per i pazienti e per il Ssn".
L'autorizzazione dei nuovi farmaci - ricorda la nota - avviene attraverso una procedura centralizzata gestita dall'Ema che garantisce un'autorizzazione all'immissione in commercio valida in tutta l'Ue e nello Spazio economico europeo. Tuttavia l'accesso effettivo dei pazienti ai nuovi farmaci dipende da complesse procedure di rimborsabilità in ciascun Paese membro. La determinazione di prezzo e rimborso (P&R) resta infatti una competenza nazionale, con processi e tempistiche di valutazione che variano significativamente tra i vari Stati membri.

"L'accesso al farmaco è una delle prime priorità che dovremo affrontare" come Governo. "C'è un tema di giustizia e anche di economicità. E' stato studiato che poter garantire le nuove terapie in tempi rapidi e tempestivi rispetto al progredire della patologia comporta anche dei risparmi importanti in termini di spesa corrente per il nostro Servizio sanitario nazionale. C'è grande consapevolezza del fatto che bisogna fare e fare con urgenza". Lo ha detto Francesco Zaffini, presidente X Commissione Sanità del Senato, in un videomessaggio in occasione dell'apertura del tavolo di lavoro istituzionale sull'accesso precoce ai nuovi farmaci, avviato oggi a Palazzo Madama su iniziativa del senatore e dedicato a individuare un modello che riduca i tempi di disponibilità delle terapie innovative rispetto all'approvazione europea.
Nel corso dell'evento è infatti stato presentato uno studio che dimostra come, considerando i farmaci rimborsati nell'ultimo triennio, l'adozione di una nuova policy avrebbe generato risparmi per oltre 800 milioni euro nel 2024 e fino a oltre 1 miliardo nel 2022, oltre a ridurre mortalità e morbilità.
"Questi appuntamenti sono per noi politici importanti. Recentemente eravamo nella sede di Alis per gli Interporti, non veniamo qui a dire che abbiamo fatto tutto, ci attendono ancora molte sfide. Qualunque riforma che porteremo avanti in Parlamento sarà condivisa con voi, forse non sempre saremo d’accordo, ma non potrete mai dire che vi è calata dall’alto". Lo ha dichiarato Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, durante l’Assemblea Generale Alis, all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Deidda ha poi evidenziato l'importanza di aziende che premiano la modernizzazione, per poi collegarsi al prossimo provvedimento che riguarda la cantieristica europea: "Possiamo produrre in Europa e, soprattutto, possiamo produrre in Italia, è una battaglia che stiamo portando avanti e lo faremo anche grazie ad Alis".
"Il tema della rigenerazione urbana, oggi molto dibattuto e oggetto anche della scrittura di una legge nazionale, può realmente cambiare il modo in cui le città vengono vissute. Parliamo di un processo che richiede coordinamento e strumenti aggiornati: esistono anagrafi dei siti inquinati a livello locale, ma manca un’anagrafe nazionale in grado di offrire una mappatura univoca e completa del fenomeno. Senza questa base informativa, il rischio è procedere in modo disomogeneo, rallentando interventi strategici". Lo ha dichiarato Claudio Soldà, vicepresidente public affairs & CSR di The Adecco Group Italia, nel corso del talk 'Innovazione, sicurezza e coesione sociale per l’Italia che investe nel futuro' durante l’Assemblea Generale Alis, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

La firma digitale continua a rappresentare uno degli strumenti chiave nei processi di trasformazione digitale di cittadini, professionisti e imprese. Consente di sottoscrivere documenti elettronici con pieno valore legale, garantendo autenticità e integrità, ed è sempre più utilizzata in ambito amministrativo, contrattuale e societario. In Italia il numero di certificati attivi è in costante crescita, spinto dall’aumento dei servizi digitali e dalla necessità di procedure più rapide. In questo scenario, Namirial, provider europeo di servizi fiduciari qualificati, introduce Sign It, una nuova modalità di attivazione della firma digitale qualificata che permette agli utenti di completare l’emissione del certificato in autonomia. L’operazione avviene interamente online tramite strumenti di identità digitale come Spid o Carta d’Identità Elettronica, eliminando la necessità di inizializzazione manuale da parte di un operatore (Rao).
Oggi in Italia ci sono oltre 6,7 milioni di firme digitali su dispositivo, secondo l’ultimo dato disponibile di AgID. Per attivarle è sempre stato necessario l’intervento di un operatore della Certification Authority (come Namirial), che configurava il dispositivo prima della consegna al cliente. Tutto questo prima di Sign It. Il dispositivo, disponibile in versione token Usb e smart card, rispetta i requisiti del regolamento europeo eIDAS e propone un modello pensato per semplificare i passaggi tecnici, riducendo tempi e complessità operative. Secondo Namirial, l’obiettivo è rendere più immediato l’accesso a strumenti di firma qualificata oggi centrali nei flussi documentali di aziende e professionisti.
Per favorire una diffusione più ampia, Sign It è disponibile sia attraverso i canali professionali tradizionali sia su piattaforme di largo consumo come Amazon.it, con l’intento di avvicinare anche il pubblico generalista a tecnologie con pieno valore legale. Tutte le informazioni sulla soluzione sono disponibili sul sito www.sign.it

Una nuova polemica investe la fiera della piccola e media editoria 'Più Libri Più Liberi' di Roma. Con una lettera aperta, un nutrito gruppo di autori, autrici, case editrici e personalità del mondo della cultura ha espresso "sorpresa" per la presenza tra gli stand di 'Passaggio al Bosco', una "casa editrice il cui catalogo si basa in larga parte sull'esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita". L'appello, firmato da nomi di primissimo piano della cultura italiana come Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Carlo Ginzburg, Daria Bignardi e Caparezza, si rivolge direttamente all'Associazione Italiana Editori (Aie), responsabile dell'assegnazione degli spazi, chiedendo una riflessione sull'opportunità di tale presenza.
L'appello
Nel testo, i firmatari contestano la definizione di "pensiero identitario" usata dall'editore, sottolineando come nel catalogo figurino opere apologetiche. Viene citato il pamphlet di Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen SS, descritto come "impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante". Lo stesso Degrelle, insieme a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore del movimento fascista e antisemita romeno della Guardia di Ferro, viene indicato tra gli interpreti delle "più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere". "Appare evidente - si legge nell'appello - che non si tratta di testi di studio o di indagine su determinati fenomeni o periodi storici, ma di un progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari, come un'esperienza eroica da cui trarre esempio".
La lettera pone quindi una domanda diretta all'Aie, citando l'articolo 24 del regolamento della fiera ("Osservanza di leggi e regolamenti"). Tale norma, sottoscritta da ogni espositore, impegna ad aderire "a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani", rifiutando "ogni forma di discriminazione". I promotori dell'appello, dunque, si chiedono come questo tipo di pubblicazioni possa essere ritenuto compatibile con tale regolamento. L'obiettivo, concludono, è "aprire una riflessione sull'opportunità della presenza di tali contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici".
Tra le decine di firme in calce all'appello figurano, tra gli altri: Anna Foa, Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Domenico Starnone, Carlo Ginzburg, Domenico Procacci, Loredana Lipperini, Christian Raimo, Caparezza, Valerio Renzi, Massimo Giannini, Daria Bignardi, Giovanni De Mauro, Simone Pieranni, Valerio Nicolosi, Stefano Feltri, Maicol e Mirco, Vera Gheno, Tomaso Montanari, Marino Sinibaldi, Paolo Di Paolo, Vincenzo Latronico, Giulia Caminito, Valerio Mastandrea, Paolo Rossi, Ascanio Celestini, Carlo Greppi, Roberto Recchioni, Francesco Pacifico, Massimiliano Tarantino (Fondazione Feltrinelli) e case editrici come Minimum Fax, Fandango Libri, Coconino Press, Becco Giallo, Bao Publishing, edizioni Tlon, Add Editore, 66thand2nd Edizioni e molte altre.
La replica della casa editrice: "Non è un party, paghiamo per esserci"
"Le fiere librarie non sono un party: non si viene invitati, ma ci si iscrive sottoscrivendo un contratto. Non partecipiamo su delega, invito o raccomandazione, ma perché svolgiamo il lavoro di editori", così la casa editrice Passaggio al Bosco replica alle polemiche sollevate per la sua presenza alla fiera della piccola e media editoria. Contattato dall'Adnkronos, l'editore ribadisce la sua posizione, già espressa sui social dopo la richiesta di esclusione avanzata nei giorni scorsi dall'ex deputato Pd Emanuele Fiano. Richiesta alla quale è seguita una lettera aperta firmata da autori, editori e personalità della cultura che esprimono "sorpresa" per la presenza dello stand.
Nella nota, Passaggio al Bosco si rivolge direttamente a Fiano, accusandolo di basare le sue ragioni su "un copia e incolla da un paio di articoli presenti in rete e già oggetto di querela da parte nostra", che rientrerebbero "nel classico schema della 'reductio ad hitlerum'". La casa editrice sottolinea di essersi iscritta alla fiera per "cinque anni di fila, attendendo pazientemente che si liberasse uno spazio".
Passaggio al Bosco, che conta quasi 300 titoli in catalogo, definisce la propria linea editoriale come "un punto di vista: quello del pensiero identitario". Per tanto "non alimenteremo in alcun modo una polemica sterile, che rischia soltanto di mettere in ombra la grande portata di una kermesse culturale che ha mille e più temi da proporre". Infine, la casa editrice ringrazia l’Associazione Italiana Editori "per aver confermato la nostra presenza, garantendo 'la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme'".

Semplice come fare una doccia? Non proprio. Anche l'igiene può avere controindicazioni soprattutto quando la pelle diventa matura e subisce di più l'aggressione dei detergenti. E persino della stessa acqua, "perché anche questa è un potenziale irritante se troppo frequente, se troppo calda o se troppo fredda". Lo spiega all'Adnkronos Salute Alessandro Borghi, docente di Dermatologia all'università di Ferrara e componente del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), evidenziando che se lavarsi poco irrita la pelle, "anche farlo troppo non è salutare in particolare dopo una certa età". Sconsigliabile, quindi, per gli over 65 "farla tutti i giorni: 2 volte a settiman a è sufficiente", suggerisce.
Insomma nemmeno la doccia è un 'affare semplice' per la salute come potrebbe sembrare, "specialmente nelle persone mature, caratterizzate da una cute che cambia. Più si va avanti con il tempo, infatti - illustra lo specialista - più la pelle va incontro a modifiche, in particolare alla perdita graduale della funzionalità delle ghiandole sebacee. La pelle dell'anziano perde la sua morbidezza perché meno 'aiutata' da quell'emolliente naturale, il sebo, che insieme alla componente idrica delle ghiandole sudoripare eccrine crea una pellicola, un film idrolipidico, che è un emolliente naturale. La pelle diventa più vulnerabile anche dal punto di vista biochimico nei confronti di potenziali irritanti eterni. E paradossalmente la doccia, la temperatura dell'acqua, l'acqua stessa, i detergenti possono irritarla, perché il soggetto anziano è mediamente meno attrezzato anatomicamente, biologicamente, biochimicamente per contrastare l'effetto irritante".
In questo quadro anche la scelta del detergente conta, in particolare "per chi ha la pelle più matura o ha patologie dermatologiche. Bisogna preferire dei detergenti delicati - consiglia l'esperto - L'olio è la formulazione ideale nel soggetto anziano, anche se spesso non è un prodotto gradito perché, non essendo schiumogeno, dà la sensazione di non lavarsi abbastanza. Ma dobbiamo ricordare che la schiuma è data da tensioattivi che sono un po' aggressivi". L'olio può avere anche il vantaggio di "un costo minore, se si scelgono ad esempio quelli comunemente usati per i bambini. Anche l'olio usato da chi ha la dermatite atopica va bene perché il problema è il medesimo: una pelle più vulnerabile verso stimoli esterni potenzialmente irritanti".
Non sono solo i prodotti detergenti il problema, perché la pelle matura può avere nemici insospettabili. "In genere - continua Borghi - pensiamo che gli irritanti siano per forza sostanze che hanno caratteristiche di pH particolare: acidi, alcali, ma in realtà l'acqua stessa è un potenziale irritante. Basti pensare che chi lava spesso le mani, o chi per motivi professionali ha un contatto frequente, ha anche più spesso problemi di dermatite delle mani. E questo non dipende solo dall'esposizione, ma anche da quanto la pelle sia strutturata e resistente verso l'acqua. E quindi si torna allo stesso concetto: per la pelle più vulnerabile degli anziani la frequenza è maggiormente irritante".
E contano anche la 'durezza' e la qualità dell'acqua, "non c'è dubbio", sottolinea Borghi. "Due docce a settimana, insomma, sono più che sufficienti. Questo magari d'estate diventa un po' più problematico, perché si suda e la doccia diventa un'esigenza più impellente. Si può aumentare la frequenza, ma con una doccia molto rapida, tiepida. Vanno evitate le temperature estreme in un senso o nell'altro. E sempre utilizzando una minima quantità di detergente molto delicato", raccomanda il dermatologo. In generale, d'estate come d'inverno, "suggerisco a tutti, e agli anziani a maggior ragione in virtù della maggior secchezza cutanea che può essere ulteriormente compromessa dalla doccia, di idratare la pelle dopo essersi lavati, usando prodotti che siano sia idratanti sia emollienti".
D'inverno "sono da prediligere prodotti un po' più grassi, un po' più emollienti e nutrienti: la pelle ha più bisogno di ammorbidirsi, oltre che di idratazione. D'estate viceversa si possono preferire idratanti più evanescenti, come i latti o i doposole, più funzionali con il caldo". L'utilizzo di un idratante con emolliente dopo le docce è un'abitudine utile che va a bilanciare quei difetti strutturali, biochimici della pelle dell'anziano e va a prevenire il rischio, per esempio, di quella sensazione di fastidio, secchezza, irritazione. Dovrebbe diventare una prassi per tutti", conclude Borghi.

Semplice come fare una doccia? Non proprio. Anche l'igiene può avere controindicazioni soprattutto quando la pelle diventa matura e subisce di più l'aggressione dei detergenti. E persino della stessa acqua, "perché anche questa è un potenziale irritante se troppo frequente, se troppo calda o se troppo fredda". Lo spiega all'Adnkronos Salute Alessandro Borghi, docente di Dermatologia all'università di Ferrara e componente del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), evidenziando che se lavarsi poco irrita la pelle, "anche farlo troppo non è salutare in particolare dopo una certa età". Sconsigliabile, quindi, per gli over 65 "farla tutti i giorni: 2 volte a settiman a è sufficiente", suggerisce.
Insomma nemmeno la doccia è un 'affare semplice' per la salute come potrebbe sembrare, "specialmente nelle persone mature, caratterizzate da una cute che cambia. Più si va avanti con il tempo, infatti - illustra lo specialista - più la pelle va incontro a modifiche, in particolare alla perdita graduale della funzionalità delle ghiandole sebacee. La pelle dell'anziano perde la sua morbidezza perché meno 'aiutata' da quell'emolliente naturale, il sebo, che insieme alla componente idrica delle ghiandole sudoripare eccrine crea una pellicola, un film idrolipidico, che è un emolliente naturale. La pelle diventa più vulnerabile anche dal punto di vista biochimico nei confronti di potenziali irritanti eterni. E paradossalmente la doccia, la temperatura dell'acqua, l'acqua stessa, i detergenti possono irritarla, perché il soggetto anziano è mediamente meno attrezzato anatomicamente, biologicamente, biochimicamente per contrastare l'effetto irritante".
In questo quadro anche la scelta del detergente conta, in particolare "per chi ha la pelle più matura o ha patologie dermatologiche. Bisogna preferire dei detergenti delicati - consiglia l'esperto - L'olio è la formulazione ideale nel soggetto anziano, anche se spesso non è un prodotto gradito perché, non essendo schiumogeno, dà la sensazione di non lavarsi abbastanza. Ma dobbiamo ricordare che la schiuma è data da tensioattivi che sono un po' aggressivi". L'olio può avere anche il vantaggio di "un costo minore, se si scelgono ad esempio quelli comunemente usati per i bambini. Anche l'olio usato da chi ha la dermatite atopica va bene perché il problema è il medesimo: una pelle più vulnerabile verso stimoli esterni potenzialmente irritanti".
Non sono solo i prodotti detergenti il problema, perché la pelle matura può avere nemici insospettabili. "In genere - continua Borghi - pensiamo che gli irritanti siano per forza sostanze che hanno caratteristiche di pH particolare: acidi, alcali, ma in realtà l'acqua stessa è un potenziale irritante. Basti pensare che chi lava spesso le mani, o chi per motivi professionali ha un contatto frequente, ha anche più spesso problemi di dermatite delle mani. E questo non dipende solo dall'esposizione, ma anche da quanto la pelle sia strutturata e resistente verso l'acqua. E quindi si torna allo stesso concetto: per la pelle più vulnerabile degli anziani la frequenza è maggiormente irritante".
E contano anche la 'durezza' e la qualità dell'acqua, "non c'è dubbio", sottolinea Borghi. "Due docce a settimana, insomma, sono più che sufficienti. Questo magari d'estate diventa un po' più problematico, perché si suda e la doccia diventa un'esigenza più impellente. Si può aumentare la frequenza, ma con una doccia molto rapida, tiepida. Vanno evitate le temperature estreme in un senso o nell'altro. E sempre utilizzando una minima quantità di detergente molto delicato", raccomanda il dermatologo. In generale, d'estate come d'inverno, "suggerisco a tutti, e agli anziani a maggior ragione in virtù della maggior secchezza cutanea che può essere ulteriormente compromessa dalla doccia, di idratare la pelle dopo essersi lavati, usando prodotti che siano sia idratanti sia emollienti".
D'inverno "sono da prediligere prodotti un po' più grassi, un po' più emollienti e nutrienti: la pelle ha più bisogno di ammorbidirsi, oltre che di idratazione. D'estate viceversa si possono preferire idratanti più evanescenti, come i latti o i doposole, più funzionali con il caldo". L'utilizzo di un idratante con emolliente dopo le docce è un'abitudine utile che va a bilanciare quei difetti strutturali, biochimici della pelle dell'anziano e va a prevenire il rischio, per esempio, di quella sensazione di fastidio, secchezza, irritazione. Dovrebbe diventare una prassi per tutti", conclude Borghi.

Gruppo Barilla e PizzAut scrivono un nuovo capitolo della loro partnership all'insegna dell'inclusione: dal 2026 i ristoranti PizzAut diventeranno anche PastAut, servendo primi piatti preparati con pasta Barilla. L'accordo, annunciato in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre), prevede la donazione di attrezzature professionali per la preparazione e il servizio della pasta e la formazione dei ragazzi autistici a cura degli chef di Academia Barilla, che saranno al fianco dei ragazzi in cucina con attenzione e cura. Inoltre, il sostegno dell'azienda al progetto si struttura ulteriormente grazie a un'assunzione che si concretizzerà entro la fine dell'anno di un giovane con autismo, che lavorerà in distacco presso PizzAut con contratto Barilla. Un impegno concreto - informa una nota - che amplia la collaborazione già avviata 1 anno e mezzo fa, quando Barilla ha iniziato a sostenere PizzAut con donazioni regolari di ingredienti di prima qualità e contributi economici, per un totale di oltre 2.500 kg di materie prime d'eccellenza tra farine, prodotti Mulino Bianco, Pavesi e Pan di Stelle.
PastAut rappresenta un'evoluzione naturale del modello PizzAut, si legge. A partire dal 2026 la pasta Barilla entrerà stabilmente nel menu dei due ristoranti di Cassina de' Pecchi e Monza, dove i ragazzi autistici potranno acquisire nuove competenze professionali nella preparazione e nel servizio dei primi piatti. La formazione partirà nelle prossime settimane e sarà curata dagli chef di Academia Barilla, centro di eccellenza gastronomica del gruppo, che affiancheranno i ragazzi di PizzAut in un percorso di apprendimento strutturato. L'accordo include la donazione di attrezzature professionali specifiche per garantire standard qualitativi elevati e un'esperienza formativa completa. Inoltre, a confermare l'impegno congiunto di Barilla e PizzAut per l'inclusione lavorativa delle persone autistiche, un giovane con autismo entrerà nel team di PizzAut con un contratto di assunzione Barilla che si concretizzerà entro la fine dell'anno, lavorando in distacco presso il ristorante di Monza.
"Il nostro percorso con PizzAut rappresenta per noi molto più di una collaborazione: è un impegno concreto e continuativo per costruire un modello di inclusione capace di supportare le persone e le famiglie che vivono la disabilità ogni giorno - afferma Fabrizio Vago, papà Aut e Sales District Manager Food Service di Barilla - Con PastAut vogliamo fare un passo ulteriore, creando un progetto replicabile in cui formazione professionale di eccellenza e opportunità lavorative strutturate possano offrire ai ragazzi autistici nuovi strumenti per esprimere il proprio talento. L'assunzione diretta di un giovane con autismo, che lavorerà presso PizzAut con un contratto Barilla è un segno tangibile della direzione che vogliamo seguire". Per Nico Acampora, fondatore di PizzAut, "PastAut è la naturale evoluzione del percorso che stiamo portando avanti con Barilla per costruire un mondo più inclusivo. Offrire ai nostri ragazzi nuove competenze e nuove opportunità di lavoro significa dare loro autonomia, dignità e futuro. PastAut non è solo un nuovo piatto in menu: è un passo in avanti verso una società che riconosce il valore di tutti".
La partnership con PizzAut si inserisce nel più ampio percorso di Diversity & Inclusion che Barilla porta avanti da anni. Nel gruppo - riporta la nota - sono attivi 17 Employee Resource Group in tutto il mondo, che coinvolgono circa 2.000 collaboratori. Si tratta di gruppi volontari organizzati, guidati e formati dalle persone Barilla con l'obiettivo di promuovere una cultura aziendale ancora più inclusiva e stimolare il cambiamento all'interno dell'azienda. Tra questi spicca ThisAbility, il programma dedicato a valorizzare i talenti delle persone con disabilità, premiato con il Premio Aretè 2023. Creato nel 2018, è formato da volontari che credono nel percorso 'dalla disabilità alla possibilità' e che lavorano per promuovere un ambiente di lavoro inclusivo.
Tra le iniziative: il laboratorio di co-design con Hackability per rendere packaging e utensili più accessibili, il supporto alle famiglie di bambini autistici con iFun a Foggia, i WEmbrace Awards e WEmbrace Sport con Bebe Vio, e il progetto 'Il Brigante in Handbike' con Fondazione Bullone che ha visto il giovane Salvatore Cristiano Misasi attraversare la Calabria su una handbike elettrica, superando barriere non solo fisiche, ma soprattutto culturali. Inoltre, le persone Barilla partecipano attivamente al programma di volontariato presso Dynamo Camp, il primo centro italiano di terapia ricreativa per bambini e ragazzi con patologie gravi o croniche, per dare ai giovani ospiti momenti di svago e benessere in un ambiente sicuro e stimolante. Dynamo Academy ha collaborato con Barilla anche in occasione della nascita del Bite, il nuovo centro di ricerca e sviluppo dell'azienda di Parma inaugurato il 18 novembre, creando percorsi tattili e per ipovedenti, arredi flessibili e ascensori per ogni scala favorendo una relazione armoniosa tra persone e spazi.
PizzAut è un progetto innovativo ideato da Nico Acampora, educatore e papà di Leo, ragazzo con autismo. E' nato per creare reali opportunità di inserimento lavorativo e inclusione sociale per i ragazzi autistici. In Italia si stimano almeno 500.000 persone con autismo, ma solo una piccola parte riesce a trovare spazio nel mondo del lavoro. Dopo il primo ristorante aperto nel 2021 a Cassina de' Pecchi (Milano), nel 2023 è nato il secondo locale a Monza, inaugurato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 2 aprile 2023, Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo. I ristoranti PizzAut sono luoghi dove l'inclusione si traduce in gesti concreti: tavoli apparecchiati con cura e piatti preparati con orgoglio da ragazzi che hanno finalmente trovato un'opportunità di autonomia e dignità professionale.

La Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni (Simla) e il Club medici legali di Consulcesi annunciano la sottoscrizione di una convenzione dedicata ai soci Simla, che rafforza l'impegno comune per la tutela, la valorizzazione e il benessere dei professionisti della medicina legale. Club medici legali - spiega una nota - rappresenta un punto di riferimento tecnologico e professionale per i medici legali: un ecosistema digitale completo, progettato per integrare aggiornamento scientifico, supporto legale e assicurativo, strumenti di welfare e servizi mirati a semplificare la quotidianità lavorativa, contribuendo allo stesso tempo al consolidamento della reputazione e della crescita professionale. Grazie alla nuova convenzione, tutti gli associati Simla potranno beneficiare fino al 31 dicembre 2025 dell'accesso gratuito al Piano Free della piattaforma. A partire dal 1° gennaio 2026, poi, sarà possibile scegliere di aderire al Piano Premium usufruendo di un'offerta esclusiva riservata ai soci Simla.
Questa collaborazione - si legge nella nota - nasce dalla volontà congiunta di Simla e Club medici legali di fornire ai professionisti del settore un supporto moderno, concreto e strutturato, capace di rispondere alle esigenze crescenti della professione attraverso strumenti avanzati di aggiornamento e servizi dedicati alla protezione e allo sviluppo della vita lavorativa. La partnership ribadisce la missione del Club medici legali di garantire benessere professionale e sicurezza, affiancando quotidianamente i medici legali con soluzioni innovative e vantaggi esclusivi, e conferma l'impegno di Simla nella promozione dell'eccellenza medico-legale e nel rafforzamento del ruolo del medico legale all'interno del sistema sanitario, riconoscendone la funzione essenziale per la collettività e l'amministrazione della giustizia.
Con oltre mille soci attivi e una e tradizione consolidata da una produzione riconosciuta anche a livello ministeriale di linee guida e documenti scientifici - prosegue la nota - la Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni costituisce il principale punto di riferimento per la comunità italiana dei medici legali. Attraverso un costante dialogo con le istituzioni e l'organizzazione di iniziative formative di alto profilo, la società promuove l'aggiornamento dei professionisti del settore, garantendo un presidio autorevole sull'evoluzione normativa, giurisprudenziale e scientifica della disciplina. Con questa iniziativa, Simla e Club medici legali si pongono l'obiettivo condiviso di accompagnare gli associati in ogni fase della loro vita professionale, contribuendo a far crescere una comunità più forte, più tutelata e sempre all'avanguardia.



