“La programmazione sanitaria è l'elemento distintivo e fondamentale per garantire l'efficacia e l'efficienza di un Sistema sanitario nazionale come il nostro. Però, la programmazione sanitaria deve essere anche correlata al concetto di equità, perché l'equità esprime la valutazione in merito alla distribuzione, tanto dei costi quanto dei benefici, tra i diversi individui o gruppi sociali all'interno del Paese”. Così Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del ministero della Salute, intervenendo, in un videomessaggio, alla presentazione, a Roma, del report ‘La programmazione sanitaria per l’equità’, condotto da Salutequità. “
E’ necessario creare e organizzare un Ssn che preveda l'erogazione di un numero di servizi variabile in funzione ai bisogni, in modo da garantire la medesima accessibilità all'assistenza sanitaria e provvedere anche a un uguale livello di salute per tutti i cittadini che insistono sul nostro territorio nazionale. Per fare questo - spiega Mennini - c'è bisogno di un modello di programmazione come quello messo in piedi all'interno del ministero della Salute, che parte, innanzitutto, dalla definizione delle risorse. Con grande orgoglio voglio sottolineare il fatto che in questi 3 anni siamo riusciti a garantire un finanziamento del Ssn con delle risorse così ingenti che mai si erano viste nel passato”.
Tuttavia, “le risorse da sole non bastano -a verte l’esperto - E’ necessario allocarle in modo corretto”, per questo “è necessario definire i bisogni e i fabbisogni reali della popolazione. Ciò che abbiamo fatto è condividere un modello di definizione di bisogno” per “essere in grado di capire le esigenze fondamentali, per quanto riguarda la popolazione che insiste sul territorio nazionale. La conseguenza logica di questo approccio è stata la definizione dei Livelli essenziali di assistenza, quindi le priorità per quanto riguarda l'assistenza sanitaria e i servizi, da garantire ai cittadini all'interno del Ssn”.
Oltre a un “aggiornamento costante dei Lea”, per tenere il passo “delle novità che ogni anno si registrano a livello di nuove tecnologie e dei nuovi modelli di cura, organizzazione e gestionali”, una volta “definito il bisogno, il fabbisogno e gli standard di erogazione dei Livelli essenziali - aggiunge Mennini - diventa fondamentale anche allocare le risorse nella maniera più corretta possibile. Come si è potuto vedere negli anni passati, anche nell'ultima Legge di Bilancio, tutte le risorse già esistenti, ma anche quelle aggiuntive, sono state tutte finalizzate per obiettivi specifici, rispondenti ai bisogni e ai fabbisogni reali della popolazione e a quelli emersi dal modello di definizione del bisogno sviluppato all'interno del ministero della Salute”.
Tutto questo percorso, “necessita di un ulteriore intervento importante per far chiudere questo cerchio ideale della programmazione sanitaria - chiarisce l’esperto - Bisogna preoccuparsi anche di monitorare tutto ciò che si è fatto e ciò che si sta facendo, valutare e misurare le performance, grazie al nuovo sistema di garanzia” che permette di “individuare, quasi in tempo reale, le inefficienze del Sistema e correggerle, permettendo di garantire, nel miglior modo possibile, un accesso equanime alle cure di tutti i cittadini, ma soprattutto un modello omogeneo di presa in carico dei pazienti per tutelare la loro salute e, allo stesso tempo - conclude - garantire anche l'efficienza del Sistema stesso”.

“È ormai diventato insostenibile continuare a finanziare il Servizio sanitario nazionale con risorse importanti pari, nel 2026, a circa 142 miliardi, in una modalità che potremmo definire ‘per inerzia’ sulla base di vecchi modelli, vecchie situazioni e priorità, che non rispondono più alle necessità attuali del contesto epidemiologico, sociale, economico e politico. E’ necessario, pertanto, aggiornare la strategia del Servizio sanitario pubblico”. Lo ha detto Tonino Aceti, presidente di Salutequità, in occasione dell’evento di presentazione, a Roma, del report ‘La programmazione sanitaria per l’equità’, condotto da Salutequità.
La strategia attuale “non viene aggiornata dal 2006-2008 - spiega Aceti - L'ultimo Piano sanitario nazionale, infatti, risale a queste date, così come l'ultimo Patto per la Salute del 2019-2021, è in proroga. Abbiamo bisogno, invece, di una vision che guardi alla realtà vera, quella vissuta dai cittadini e che affronti le priorità”. La prima “è la non autosufficienza”. Ci sono poi “le demenze e i nuovi modelli professionali e organizzativi”. Per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, secondo l’esperto, dovrebbe essere valorizzato “al meglio tutto ciò che si intende per Sanità digitale: telemedicina, teleassistenza e intelligenza artificiale. Sono tutti aspetti che non stiamo governando, ma stiamo gestendo in modo molto frammentato - sottolinea - Abbiamo bisogno di una visione d'insieme, di una regia e di un pensiero profondo che sia in grado di guidare questo processo di trasformazione del Ssn, da mettere in campo a stretto giro, altrimenti ne va dell'accesso equo alle cure e anche la sostenibilità del Ssn”.
Secondo il presidente di Salutequità, in Italia vi è “un’enorme frammentazione della programmazione sanitaria regionale. Ci sono Regioni che hanno Piani sanitari, altre che dispongono di Piani sanitari e sociali, altre, ancora, hanno i Piani aggiornati, altre no. Ci sono Regioni che hanno Piani sanitari vecchi o che proprio ne sono sprovviste - elenca Aceti - Pertanto, tale frammentazione necessita di un'armonizzazione e di una strategia unitaria: il Piano sanitario nazionale. E’ necessario, quindi, che tutti gli attori istituzionali partecipino alla pianificazione del Piano, coinvolgendo le Regioni, il ministero, il Parlamento e tutti gli stakeholder del Ssn, a partire dalle associazioni di cittadini e di pazienti. Oggi abbiamo bisogno che la strategia del Servizio sanitario pubblico passi in modo significativo dal Parlamento - non come gli ultimi Piani sanitari nazionali, dove ha solo espresso pareri, anche non vincolanti - Diamo, quindi, all'organo sovrano la sovranità di decidere che sanità pubblica vogliamo avere per i prossimi anni”, conclude.

La fiamma olimpica di Milano-Cortina è arrivata in Italia ed è stata consegnata alla Vetrata affacciata sul cortile d'onore del Quirinale al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, e dalla tedofora Jasmine Paolini. Presenti il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, i sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina, e l'amministratore delegato della Fondazione dei Giochi, Andrea Varnier. Domani mattina, in una cerimonia in programma alle 11, verrà acceso il braciere, dal quale verrà poi accesa la fiaccola che inizierà il suo viaggio in Italia fino all'inaugurazione dei Giochi.
"È incredibile, mi sento onorata, è un'emozione grandissima e mi sto godendo questa giornata", ha detto Jasmine Paolini dopo essere atterrata con la fiamma olimpica di Milano-Cortina, all'aeroporto di Fiumicino. "Che messaggio porta la fiamma? Impegno, passione e pace, spero porti tutto ciò in Italia", aggiunge la campionessa olimpica di doppio a Parigi 2024.

"La prima cosa da fare per sostenere gli agricoltori è un fronte comune, anche all’interno del Parlamento. È in arrivo una risoluzione sulla Pac (la Politica agricola comune della Ue), di cui sono relatore e che ho condiviso con tutti i gruppi politici, proprio raggiungere con una posizione netta e chiara a supporto del Governo contro la proposta europea di una Pac depotenziata e di un fondo unico”. Lo ha detto Luca De Carlo, presidente della commissione industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione del Senato, partecipando oggi a Roma all’incontro ‘Crescita sostenibile e competitività del Made in Italy: opportunità e sfide per le nostre filiere’.
Per De Carlo è importante analizzare "quei dati e riscontri che dimostrano l’assurdità di arretrare proprio mentre Stati Uniti e Cina investono massicciamente sull’agricoltura. La filiera del tabacco è una delle filiere che ha funzionato meglio - sottolinea - È la dimostrazione che un sistema che mette insieme tutti gli anelli della catena è un sistema vincente. Dobbiamo continuare a esportarlo". "L’Italia è la nazione delle filiere - conclude - possiamo puntare sulla nostra straordinaria qualità grazie al legame tra chi produce, chi trasforma e chi vende”.

"La filiera del tabacco italiana è un modello vincente di qualità, sostenibilità e innovazione. I contratti di filiera hanno garantito stabilità agli agricoltori, continuità produttiva e investimenti tecnologici, ma le nuove proposte europee rischiano di compromettere anni di lavoro e minare il futuro del settore”. Così Gennarino Masiello, vice presidente di Coldiretti e presidente Unitab Europa, intervenendo, oggi a Roma, all’evento dedicato alla crescita sostenibile e alla competitività del Made in Italy per la filiera tabacchicola.
Masiello ha anche sottolineato l’importanza di un fronte comune in Parlamento e nelle istituzioni italiane per tutelare gli investimenti e sostenere le filiere strategiche: “Difendere il sistema Italia significa garantire qualità, occupazione e competitività del nostro Made in Italy agricolo”, conclude.

Si è concluso oggi a Roma il convegno nazionale dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini 'Target Fegato – Innovazione terapeutica e approccio integrato alle malattie del fegato'. L’appuntamento, organizzato da Strategie Comunicazione Srl con la direzione scientifica dei professori Adriano Pellicelli e Giuseppe M. Ettorre, rispettivamente direttore della Uoc Malattie del Fegato e direttore della Uoc Chirurgia Generale e dei Trapianti dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. Oltre cento specialisti provenienti da tutta Italia hanno preso parte a una giornata di confronto sulle evoluzioni più attuali dell’epatologia clinica, dalle nuove strategie terapeutiche per il tumore primitivo del fegato alle patologie autoimmuni, fino all’impatto crescente dell’alcol sulle malattie epatiche.
Un cambio di paradigma nella gestione del tumore del fegato L’apertura dei lavori – con la lectio della rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni – ha posto l’accento sul ruolo decisivo dell’integrazione tra Università e ospedale nella formazione dei futuri specialisti. A seguire, il direttore denerale del San Camillo Forlanini, Angelo Aliquò, ha ricordato come "il confronto tra chi studia e chi cura rappresenti un atto di responsabilità verso i pazienti e verso l’intero Servizio sanitario nazionale", sottolineando come occasioni come queste diventino è "luoghi dove la competenza torna protagonista e la complessità viene affrontata attraverso il dialogo multidisciplinare".
Pellicelli ha posto l’accento dell’importanza di questo incontro 'Target Fegato' nel quale sono state discusse patologie epatiche che attualmente impattano negativamente sulla popolazione italiana come il problema della malattia dismetabolica del fegato, e la epatopatia alcolica, quest’ultima in aumento nella nostra popolazione anche giovanile. Il professor Ettorre ha ribadito il valore del confronto trasversale tra tutte le specialità che ruotano intorno alle patologie epatiche, definendo Target Fegato “un appuntamento che consente di individuare le migliori strategie di cura e migliora la sopravvivenza e qualità della vita dei pazienti affetti da tumore epatico, cirrosi o malattie biliari”.
'Il San Camillo registra un aumento dei ricoveri per epatite acuta e cirrosi alcolica'
Alcol è l’emergenza silenziosa che colpisce sempre più giovani. Il San Camillo "registra un aumento dei ricoveri per epatite acuta e cirrosi alcolica, che rappresentano oltre il 40% del totale dei ricoverati nella Uoc Malattie del fegato, con un impatto sempre più evidente sulle fasce giovanili. Tra il 2022 e il 2025 l’età media dei ricoverati si attesta sotto ai 60 anni con un importante aumento degli under 50, che rappresentano oltre il 14% dei ricoveri alcol-correlati nel quadriennio, con un picco del 22,4% nel 2025. E - si legge nella nota dell'Ao San Camillo-Forlanini - sebbene gli under 40 siano circa il 3% del totale, si assiste a un incremento di ricoveri nei giovani di 20-30 anni per epatite acuta alcolica che risulta essere più frequente rispetto al periodo pre-Covid. L’analisi dei trapianti conferma la stessa tendenza: dal 2018 al 2024 la quota di interventi per cause alcoliche è raddoppiata dal 15–20% a circa il 40% e lo spartiacque risulta essere l’anno 2021. Nel solo 2024, su 106 trapianti, 48, quasi la metà, sono alcol-correlati".
“Circa il 40% dei ricoveri nel reparto Uoc Malattie del Fegato è legato all’abuso di alcol – spiega il Pellicelli – e la pandemia, con isolamento e disturbi depressivi, ha probabilmente amplificato il consumo. Oggi un trapianto su tre è correlato alla cirrosi alcolica o ai tumori associati. Per questo è fondamentale investire in prevenzione e informazione nelle scuole, perché il binge drinking espone a epatiti acute severe alcoliche e, nei casi più gravi, alla necessità di un trapianto”.
Nuove terapie e l’approccio del downstaging Il congresso ha affrontato i segnali più innovativi nel trattamento del tumore primitivo del fegato, neoplasia che nel 90% dei casi insorge su cirrosi epatica. Grazie alle nuove terapie sistemiche, alle procedure di radiologia interventistica, all’immunoterapia e alla crescente integrazione con il trapianto, oggi è possibile offrire percorsi più efficaci e personalizzati. “Le informazioni aumentano in modo esponenziale, ma la sfida resta quella di tradurre i dati degli studi nella pratica quotidiana - ha osservato Carlo Garufi, direttore dell’Oncologia Medica del San Camillo - Stabilire se A è meglio di B non significa applicarlo a tutti in modo uniforme. Al centro deve rimanere sempre il singolo paziente”.
'Il downstaging è la capacità di riportare indietro la malattia'
Il tema del downstaging – la possibilità di riportare una neoplasia da stadi avanzati a condizioni trapiantabili o resecabili – è stato approfondito da Valerio Giannelli, epatologo della Uoc Malattie del Fegato, che ha spiegato come questo approccio stia cambiando il destino clinico di molti pazienti. “Il downstaging è la capacità di riportare indietro la malattia, permettendo a pazienti che fino a poco tempo fa avevano solo opzioni palliative di tornare a una prospettiva di cura. La differenza la fa una Liver Unit multidisciplinare come la nostra, dove epatologi, chirurghi, oncologi, radiologi interventisti, medici nucleari e anatomopatologi lavorano insieme e in modo coordinato”. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati di uno studio condotto dalla Liver Unit del San Camillo: grazie alla radioembolizzazione, il 25% dei pazienti inizialmente fuori dai criteri di trapiantabilità è stato riportato verso un percorso di trapianto, confermando il ruolo del Centro Trapianti dell’Azienda come uno dei maggiori in Italia per patologie oncologiche.

"I contratti di filiera, frutto del lavoro decennale sulla filiera del tabacco, sono un modello organizzativo solido e competitivo, capace di introdurre innovazione e dare forza a tutti gli attori del settore. In Italia abbiamo compiuto passi da gigante, creando un sistema di regole e un modello produttivo riconosciuto. L’Europa rischia di farci tornare indietro e mettere a rischio il futuro della filiera”. Lo ha affermato Cesare Trippella, presidente di Filiera tabacchicola italiana e director Eu value chain & external engagement, Philip Morris Italia, all’incontro avvenuto a Roma ‘Crescita sostenibile e competitività del Made in Italy: opportunità e sfide per le nostre filiere’.
Per Trippella “eliminare la coltivazione di tabacco in Italia e in Europa non ridurrebbe il fenomeno” del tabagismo, anzi “aumenterebbe le importazioni da Paesi che non condividono i nostri standard di qualità". Il presidente di Filiera Tabacchicola Italiana ha ricordato inoltre il rinnovo fino al 2034 degli accordi di filiera con Coldiretti, Philip Morris Italia e il Ministero della Cultura, "un impegno che mette in sicurezza la produzione nazionale, garantendo disciplinari chiari e buone pratiche agricole. Un percorso che passa dal sostegno al ricambio generazionale, anche attraverso il coinvolgimento di start-up esterne, dalla formazione e dagli investimenti nella digitalizzazione con il programma Digital Farm. Il settore sta investendo, ma le nuove sfide regolatorie europee mettono a rischio il futuro della tabacchicoltura", ha concluso.

Sul tabacco “vediamo che più aumenta la tassazione, più cresce l’illecito. Dobbiamo far capire in Europa, attraverso i nostri gruppi parlamentari, che la strada è un’altra: quella italiana, dove il livello di illecito è il più basso e dove esiste un equilibrio virtuoso nella filiera” tabacchicola “che parla anche di salute dei cittadini, riduzione del danno e delle altre questioni in discussione in Europa”. Lo ha detto Raffaele Nevi, segretario Commissione agricoltura della Camera, intervenuto all’evento ‘Crescita sostenibile e competitività del Made in Italy: opportunità e sfide per le nostre filiere’, a Roma. Un convegno durante il quale si è discusso anche della minaccia europea di aumentare la tassazione sul tabacco e i prodotti senza combustione.
“La filiera del tabacco è straordinaria - afferma Nevi - è stata la prima grande filiera nata in Italia e ha sperimentato un modello vincente basato su qualità, distintività, innovazione e una giusta distribuzione del reddito tra agricoltori, trasformatori e parte commerciale. È un modello che funziona e che deve contribuire a migliorare le politiche europee, che oggi ci preoccupano molto. Siamo completamente contrari ai tagli alla Pac”, la politica comune a tutti i paesi dell'Unione europea, gestita e finanziata a livello europeo con risorse del bilancio dell'Ue.
Nevi evidenzia quindi la necessità di “costruire un vero sistema Italia con alleanze trasversali tra maggioranza e opposizione e insieme alle associazioni di categoria, Coldiretti in primis". "Un'impostazione che ci aiuta a essere più forti nel difendere in Europa una politica più equilibrata”, conclude.

"Bruxelles interviene alla cieca, senza distinguere tra prodotti realmente dannosi e quelli a riscaldamento, e insiste su misure fiscali che altrove hanno già fallito". Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, commenta così la revisione europea sulla tassazione dei prodotti del tabacco, tema che secondo gli esponenti del settore rischia di penalizzare “una filiera che in Italia conta oltre 44 mila addetti e migliaia di aziende agricole, riconosciuta per qualità e sostenibilità”.
Al convegno ‘Crescita sostenibile e competitività del Made in Italy: opportunità e sfide per le nostre filiere’, oggi a Roma, Scordamaglia ha ricordato come "nei Paesi dove la tassazione è molto alta si favoriscono comportamenti criminali: in Francia il contrabbando cresce ogni anno". In Italia, invece, "un sistema di tracciabilità unico ha permesso di essere pionieri nella lotta alla criminalità e di costruire un modello di filiera poi adottato anche in altri comparti".
Garantire "certezza di collocamento del prodotto, prezzi trasparenti e premi a chi produce qualità e sostenibilità - ha sottolineato - ha reso possibile lavorare in trasparenza e sostenere il ricambio generazionale". "Non ci faremo fermare da Bruxelles né da chi vuole smantellare la produzione agricola e agroalimentare europea. Alla fine avremo la meglio - ha concluso - perché contro i contadini e contro chi produce il vero cibo non si governa".

Da gennaio 2026, Carlo Piemonte, con una carriera ventennale al servizio del settore legnoarredo e delle filiere forestali nazionali, assumerà l’incarico di Direttore Generale di FederlegnoArredo, diventando, a 44 anni, il più giovane Direttore Generale nella storia della Federazione. A darne notizia agli associati è stato il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin, nel corso dell’assemblea di fine anno, che si è svolta oggi alla Triennale di Milano.
“La scelta di Carlo Piemonte, condivisa con il Consiglio di presidenza di Fla, rappresenta un passo importante per il futuro della nostra Federazione. La sua profonda conoscenza delle diverse filiere, la capacità di lavorare a stretto contatto sia con le imprese che con le istituzioni regionali, nazionali ed europee, costituiranno un valore aggiunto fondamentale per tutti i nostri associati e per il nostro sistema produttivo. A lui – dice Feltrin – va il mio ringraziamento per aver accettato una sfida complessa e stimolante al tempo stesso, che potrà affrontare contando sulla collaborazione e il know-how della struttura della Federazione”.
“È un onore e un’emozione assumere questo incarico – dichiara Piemonte –. Ringrazio il presidente Feltrin e il Consiglio di Presidenza per la fiducia dimostrata, le istituzioni e gli amici del Cluster del Friuli Venezia Giulia con cui ho condiviso un entusiasmante percorso ventennale, basato sul dialogo e sulla forza delle progettualità da attuare a favore del settore. Da gennaio, sarò a disposizione di tutto il sistema FederlegnoArredo e delle sue undici associazioni, facendo dell’ascolto, del confronto e dello sviluppo dei territori i punti fermi del ruolo affidatomi, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il ruolo della Federazione, quale riferimento per il sistema italiano del legno-arredo, rafforzando in primis il legame con il mondo confindustriale, nonché il dialogo con le altre associazioni di sistema. Obiettivi che andranno di pari passo al presidio dei temi legati alle foreste e alla loro gestione responsabile in un’interlocuzione proficua e proattiva con il ministero competente, grazie anche al prezioso ruolo del Cluster nazionale Italia foresta legno" .

Torna legale la commercializzazione della cannabis light. Secondo quanto contento in un emendamento alla manovra segnalato a firma Fratelli d'Italia, viene infatti introdotta la possibilità di vendere "infiorescenze fresche o essiccate e prodotti" che contengono Thc in quantità "non superiore allo 0,5% che, con o senza trasformazione industriale, tenuto conto delle proprietà e delle normali attese dei consumatori, possono essere fumate o inalati senza combustione".
Questi prodotti, si legge ancora nella proposta emendativa, "sono assoggettati ad imposta di consumo in misura pari al 40% del prezzo di vendita al pubblico".

Dario Vitale, a pochi mesi dal suo ingresso in Versace, lascia il ruolo di direttore creativo della griffe della Medusa. L’annuncio arriva a due giorni dalla conclusione dell’acquisizione da parte del gruppo Prada del marchio fondato da Gianni Versace nel 1978.
La decisione di interrompere la collaborazione, viene spiegato, arriva “di comune accordo” tra Vitale e la maison e sarà effettiva a partire dal 12 dicembre prossimo. Versace ringrazia “sinceramente Dario per il suo straordinario contributo allo sviluppo della strategia creativa del brand durante questo periodo di transizione” e gli augura “il meglio per i suoi futuri progetti”. La nuova direzione creativa sarà annunciata a tempo debito. Nel frattempo, il team creativo continuerà a operare sotto la guida di Emmanuel Gintzburger, chief executive officer di Versace.
Ex direttore creativo di Miu Miu, Vitale era entrato in carica come nuovo Chief Creative Officer di Versace, il primo aprile scorso. Una nomina che ha rappresentato un momento storico per Versace: per la prima volta da quasi 50 anni la direzione creativa non sarebbe più stata guidata da un membro della famiglia (dopo la guida di Donatella Versace alla morte del fratello Gianni). La prima collezione di Vitale per Versace, la spring/summer 2026, è stata presentata con un evento intimo durante la scorsa Milano Fashion Week.

Via libera alla riforma dell'edilizia. A quanto si apprende il Consiglio dei ministri in corso ha infatti approvato la riforma del Codice dell’edilizia e delle costruzioni.
Cinque articoli in tutto per la delega che tra i principi prevede la "razionalizzazione, semplificazione e riordino, all’interno di un testo normativo omogeneo, di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia di edilizia e di disciplina tecnica delle costruzioni, anche in raccordo con la normativa di tutela dell’assetto idrogeologico, di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche, di resistenza, stabilità, affidabilità e sostenibilità ambientale delle costruzioni", si legge nella bozza del testo.
L'adeguamento della normativa "in materia urbanistica strettamente afferente alla disciplina edilizia e coordinamento delle modifiche apportate in materia di edilizia e costruzioni con la normativa in materia di tutela dei beni culturali e paesaggistici, sanitaria e fiscale nonché con quella di settore avente comunque incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia". Il "superamento della frammentazione della normativa in materia di edilizia e costruzioni, assicurando la risoluzione delle duplicazioni, sovrapposizioni, incongruenze e antinomie esistenti e promuovendo la completezza, l’esaustività e l’immediata applicabilità" delle norme, si legge nella bozza.
Sulle semplificazioni in particolare la riforma intende "individuare, in un’ottica di semplificazione e definizione di univoci standard minimi procedimentali, le regole minime inderogabili attinenti ai regimi amministrativi di realizzazione delle diverse categorie di interventi edilizi", si legge nella bozza.
Il tutto al fine di "definire a livello nazionale una comune classificazione delle tipologie di difformità dal titolo abilitativo edilizio", ma anche individuare le "difformità edilizie che, in ragione della relativa natura ed entità, nonché dell’epoca di realizzazione dell’abuso ovvero di ottenimento del titolo abilitativo, possono essere sanate, nei limiti di quanto già previsto a legislazione vigente, e il relativo titolo in sanatoria".
Sul fronte degli abusi storici, la delega ha lo scopo "di semplificare e razionalizzare i procedimenti amministrativi finalizzati al rilascio o alla formazione dei titoli in sanatoria "definendo i termini perentori per la presentazione delle relative istanze, comunque antecedenti all’irrogazione delle sanzioni amministrative, individuando procedure semplificate per la regolarizzazione degli abusi realizzati prima dell’entrata in vigore della legge 6 agosto 1967".
Sul fronte delle sanzioni, si punta a razionalizzare i regimi sanzionatori propedeutici al rilascio dei relativi titoli in sanatoria, commisurandoli all’entità della trasformazione edilizia o urbanistica, alla gravità della difformità ovvero al valore delle opere realizzate, tenuto conto anche della disciplina dei beni sottoposti a tutela; a razionalizzare il regime sanzionatorio delle difformità edilizie che non consentono il rilascio di titoli in sanatoria, individuando in tali ipotesi procedure di riduzione in pristino degli interventi fondati sulla responsabilizzazione del soggetto proprietario o dell’avente titolo, finalizzati a semplificare gli adempimenti e gli oneri a carico dell’ente territorialmente competente.
Fari anche sulle agevolazioni. La delega prevede di riordinare le disposizioni sulla concessione e sull’erogazione di agevolazioni fiscali, contributi e altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici per la realizzazione di interventi su opere che presentano difformità edilizie, al fine di escludere tassativamente il rilascio di agevolazioni, contributi e provvidenze ove necessario.

Bologna, 4 dic. (Adnkronos)
In concomitanza con la China Shanghai International Children's Book Fair, BolognaFiere commemora il ventesimo anniversario della propria operatività in Cina. Questo traguardo - si sottolinea in una nota - "rappresenta una testimonianza tangibile della solidità di una strategia di lungo termine e della capacità del Gruppo di anticipare le dinamiche evolutive del mercato fieristico globale". L'istituzione della prima sede a Shanghai nel 2005 ha posizionato BolognaFiere tra le prime realtà fieristiche europee a implementare un investimento diretto e una struttura operativa permanente nel Paese. Da tale data, la società ha consolidato un network di relazioni e competenze, impiegando attualmente oltre 80 professionisti nell'organizzazione fieristica e negli allestimenti, e gestendo un portafoglio di eventi che si estende a Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou, coprendo settori quali la cosmetica, l'editoria per ragazzi, la private label e la pet industry. (VIDEO[1])
"Quando BolognaFiere è entrata per la prima volta in Cina nel 2005, siamo stati tra i primi organizzatori fieristici europei a stabilire una presenza permanente nel Paese. All'epoca, il nostro obiettivo era semplice ma coraggioso: non solo portare l'eccellenza italiana sul mercato cinese, ma costruire fiere e piattaforme di business all'interno dell'ecosistema cinese, insieme alle istituzioni locali, ai partner industriali e alle industrie globali" ha dichiarato Gianpiero Calzolari, Presidente del Gruppo BolognaFiere. "La sfida successiva è stata ampliare questo hub asiatico per connettersi più direttamente con il Sud-Est asiatico — mercati come Thailandia (Cosmoprof CBE Asean, Bangkok) e Indonesia (Cosmobeauté, BSD City), dove la domanda di fiere specializzate stava crescendo rapidamente".
Nel corso del tempo, il portafoglio di BolognaFiere si è significativamente ampliato attraverso la stipula di solide partnership strategiche. Tra queste si annoverano la collaborazione con Informa per il network Cosmoprof Asia e la recente alleanza con United Exhibition per l'organizzazione di eventi dedicati al settore vitivinicolo in mercati emergenti quali il Vietnam. A Hong Kong, in sinergia con il partner e azionista INFORMA Markets, si è recentemente conclusa con successo la 28ª edizione di Cosmoprof Asia. L'evento ha registrato la partecipazione di oltre 2.600 espositori provenienti da 46 Paesi e regioni, segnando un incremento del 4% rispetto all'edizione precedente, e ha presentato prodotti e tecnologie su una superficie netta espositiva di oltre 60.000 metri quadrati, generando un fatturato superiore ai 30 milioni di euro.
Antonio Bruzzone, Amministratore Delegato di BolognaFiere Group, ha evidenziato come "vent'anni fa abbiamo creduto nel potenziale della Cina e nella necessità di essere presenti direttamente in un mercato che stava cambiando le regole del commercio mondiale. Oggi possiamo dire che quella scelta è stata decisiva: BolognaFiere è diventata un player globale, capace di connettere culture, economie e filiere produttive. La nostra missione è continuare a costruire ponti tra Europa e Asia, con visione, competenza e presenza sul territorio".
Il ventesimo anniversario di BolognaFiere China non costituisce una mera ricorrenza, bensì un punto di svolta strategico. Tra le tappe salienti di questo percorso si annovera l'istituzione della società di allestimenti Henoto China, che ha consentito l'offerta di servizi integrati di design, costruzione e logistica non solo per gli eventi del Gruppo, ma anche l'espansione in India, dove BolognaFiere ha inaugurato una nuova sede con l'obiettivo di replicare il modello di successo sviluppato in Cina. "La nostra visione è chiara: non operiamo in Cina o in India semplicemente per accompagnare l'internazionalizzazione delle imprese italiane - ha proseguito Bruzzone - Operiamo dalla Cina e dall'India come parte di una rete fieristica globale, capace di generare nuovi mercati, nuove community e nuove filiere".
Tale approccio si è dimostrato particolarmente efficace in contesti caratterizzati da incertezza geopolitica. Invece di replicare un format europeo in Asia, BolognaFiere promuove lo sviluppo di ecosistemi local-to-local — China-for-China, India-for-India — attraverso la creazione di manifestazioni profondamente integrate con la struttura industriale e le priorità di policy di ciascun Paese. Parallelamente, BolognaFiere continua a svolgere un ruolo di ponte fondamentale. La presenza in Asia rafforza la visibilità delle industrie del Made in Italy, promuove la cooperazione con le istituzioni asiatiche e instaura un rapporto di fiducia duraturo tra espositori e buyer. Il modello fieristico europeo, che coniuga business, cultura e innovazione, può prosperare in Asia a condizione che venga adattato con rispetto e spirito di partenariato.
In un panorama di mercati sempre più frammentati, il settore fieristico si conferma quale uno dei pochi ambiti in cui il dialogo e la fiducia si edificano attraverso la relazione umana. È con questo spirito che BolognaFiere prosegue il proprio investimento in Asia, guidata da visione, umiltà e un profondo senso di missione condivisa.

“Dopo tutto il tempo trascorso senza un Piano sanitario nazionale, credo che sia giusto, in questo momento, pensarne uno che aggiorni le priorità programmatorie nazionali”. Sono le parole di Massimo Annicchiarico, direttore generale dell’Area sanità e sociale di Regione Veneto, in occasione della presentazione, a Roma, del report ‘La programmazione sanitaria per l’equità’, condotto da Salutequità. “Ci sono 2 elementi che hanno particolare rilevanza - afferma Annicchiarico - Il primo è la condivisione, fra ministero e Regioni, sui contenuti del Piano” perché non sia esclusivamente ‘calato dall'alto’, ma sia partecipato, in ordine ai temi che le Regioni possono aggiungere all'agenda di priorità nazionale. Questa è una condizione, a mio avviso, che rafforza lo spirito di leale collaborazione istituzionale tra Regioni e ministero. Il secondo elemento di grande rilievo, sarà quello di un Piano sanitario che non arrivi nel dettaglio”, impedendo di fatto “alle Regioni l'applicazione dello stesso, con una serie di formalismi che non tengono conto di alcune peculiarità territoriali”.
Per l’esperto è inoltre “importante che si lavori sugli standard e sui risultati, ma che si lasci uno spazio per dei modelli organizzativi che le Regioni hanno già saputo dimostrare di saper adottare in modo differenziato, per pervenire obiettivi di equità per i cittadini”.

Si sono aperti a Bologna i lavori del Congresso Caract 2025 di Anestesia e rianimazione cardiotoracovascolare, organizzato dalla Società italiana di anestesia, analgesia e terapia intensiva (Siaarti), che per due giorni riunisce oltre 450 specialisti al Best Western Plus Tower Hotel. Dopo il sold out raggiunto già nelle settimane precedenti, il congresso entra ora nel vivo con le prime sessioni dedicate allo shock cardiogeno e settico, alle nuove tecnologie di supporto extracorporeo e alle più recenti strategie di gestione perioperatoria del paziente complesso.
"Ritrovarsi in una sala così piena, sapendo che molti colleghi non hanno potuto iscriversi perché i posti erano esauriti da giorni, ci ricorda quanta responsabilità abbiamo come società scientifica" sottolinea la presidente Siaarti, Elena Bignami, che è anche direttore Uoc Anestesia e rianimazione dell’azienda ospedaliera di Parma, nel suo saluto inaugurale. "Caract - spiega - non è solo il congresso che ha riempito per primo tutte le iscrizioni in anticipo: è il luogo dove ci confrontiamo, in modo molto concreto, su come garantire a ogni paziente cardiotoracico e vascolare la migliore possibilità di cura. L’alta complessità non è più un’eccezione ma la norma, e la qualità delle decisioni che prendiamo in sala operatoria e in terapia intensiva dipende anche da momenti come questo, in cui mettiamo in discussione ciò che facciamo tutti i giorni".
La sessione di apertura è dedicata allo shock cardiogeno, con un focus particolare sull’integrazione tra vasopressori, inotropi e supporti meccanici. L’attenzione si è concentrata non solo sulla scelta dei dispositivi, ma sulla costruzione di percorsi strutturati che permettano di attivarli in tempi utili e di valutarne l’impatto sugli organi bersaglio. "Lo shock cardiogeno non è una fotografia, è un film che cambia minuto per minuto - osserva Ettore Panascia, tra i responsabili scientifici del congresso - Non esiste un protocollo valido per tutti: dobbiamo imparare a leggere in modo dinamico l’emodinamica, a usare i vasopressori in modo più selettivo, a decidere quando passare al supporto meccanico e quando invece insistere sull’ottimizzazione farmacologica. A Caract cerchiamo di mettere insieme esperienza clinica e dati più recenti proprio per costruire percorsi che abbiano senso nelle terapie intensive reali, non solo nei trial".
Nel corso della giornata si parlerà anche di shock settico, vasopressori e introduzione di nuove molecole, con un’attenzione particolare alle implicazioni sulla funzione d’organo e sulla sopravvivenza a medio termine. Il filo conduttore è quello della 'sartoria terapeutica': adattare intensità e combinazioni di farmaci e dispositivi al profilo di rischio di ciascun paziente, in dialogo costante tra intensivi, anestesisti e cardiologi. Al centro dei lavori anche la chirurgia toracica e le sue ricadute anestesiologiche. Le sessioni dedicate alle tecniche mininvasive – dalla videochirurgia alle procedure robotiche – mettono in evidenza come stia cambiando il lavoro in sala operatoria e in terapia intensiva.
"Oggi vediamo pazienti che tornano a casa più rapidamente, ma spesso arrivano da noi con un bagaglio di fragilità importante - evidenzia Cecilia Coccia del comitato scientifico del congresso - Il compito dell’anestesista non è solo 'addormentare' il paziente, ma accompagnarlo lungo un percorso che comincia con la valutazione preoperatoria, passa per tecniche loco-regionali mirate e strategie di ventilazione dedicate e arriva al post-operatorio con protocolli di recupero rapido. Il congresso ci permette di confrontare esperienze diverse e capire quali scelte, nella pratica, fanno davvero la differenza sui giorni di degenza, sulle complicanze respiratorie, sulla qualità del recupero".
Un altro asse centrale di Caract 2025 è la gestione perioperatoria integrata, in cui l’organizzazione dei percorsi ha un peso tanto quanto la scelta delle tecniche. "Parlare di alta complessità oggi significa ragionare su come è costruito l’intero percorso del paziente, non solo su come è condotto il singolo atto anestesiologico - sottolinea Domenico Massullo del comitato scientifico del congresso - La vera sfida è coordinare reparti, sale operatorie e terapie intensive in modo che la fragilità venga intercettata presto e che il rischio venga condiviso tra team diversi. Carcat è nato proprio per far emergere anche la dimensione organizzativa: come distribuiamo le risorse, come costruiamo team, come dialoghiamo con le direzioni sanitarie quando servono modelli dedicati per il paziente cardiotoracovascolare ad alto rischio".
Guardando alla giornata di domani, il congresso entrerà nel merito delle applicazioni dell’intelligenza artificiale e del monitoraggio emodinamico avanzato, con una particolare attenzione alla protezione d’organo. Le relazioni affronteranno l’uso di algoritmi predittivi per anticipare le instabilità emodinamiche, il ruolo dei diversi sistemi di monitoraggio – dall’ecocardiografia al catetere polmonare fino agli indici derivati da analisi automatizzate – e l’impatto di queste tecnologie su cervello, rene e microcircolo. "Ogni monitor ci restituisce numeri, ma il nostro compito è trasformare quei numeri in una storia clinica coerente - commenta Luigi Tritapepe, del comitato scientifico del congresso -. La personalizzazione della gestione emodinamica nasce da qui: non accontentarsi di un valore “accettabile”, ma interrogarsi su cosa significhi per quel paziente, in quel momento, alla luce della sua fragilità e del tipo di intervento. Gli strumenti di monitoraggio e le nuove tecnologie ci aiutano se li usiamo per affinare le decisioni, non per sostituirle".
Nelle stesse ore, un altro filone di lavori sarà dedicato alle tecniche di anestesia locoregionale, al Patient Blood Management e alla protezione degli organi vitali durante gli interventi maggiori. Le esperienze presentate permetteranno di discutere in modo critico l’impatto di strategie come la riduzione mirata delle trasfusioni, l’uso di test viscoelastici intraoperatori, la modulazione dei target di pressione arteriosa e il ricorso selettivo ai supporti meccanici nelle fasi più delicate del percorso chirurgico. L’obiettivo, ribadito fin dall’apertura, resta quello di ridurre il rischio di complicanze e di restituire ai pazienti una qualità di vita migliore dopo interventi ad altissima complessità.
Per Siaarti, Caract 2025 è anche un luogo di ascolto delle esigenze che arrivano dai professionisti e dai centri italiani. "Spesso la terapia intensiva e l’anestesia cardiotoracovascolare sono viste soprattutto come voci di costo - ha concluso la presidente Bignami -. Noi, con un congresso come questo, proviamo a mostrare l’altra faccia: investire in competenze, in formazione e in modelli organizzativi adeguati significa evitare complicanze, ridurre giornate di degenza, salvare vite. I messaggi che escono da Caract devono aiutarci a costruire un dialogo più forte con chi governa il sistema sanitario". Il congresso proseguirà fino a domani 5 dicembre, alternando relazioni, dibattiti e momenti di discussione di casi clinici complessi, con un costante confronto tra anestesisti, intensivisti, cardiochirurghi, chirurghi toracici e vascolari, perfusionisti e infermieri specializzati.

Disuguaglianze territoriali, sociali ed economiche che compromettono l'equità e la tempestività nell'accesso ai servizi sanitari. E' il quadro complesso e frammentato che emerge dal report 'La programmazione sanitaria per l'equità', condotto da Salutequità e presentato oggi a Roma. La mancanza di un nuovo Piano sanitario nazionale - l'ultimo risale a vent'anni fa e cioè al 2006-2008 - nonostante sia un adempimento previsto dalla legge; una proroga del Patto per la salute 2019-2021 che non affronta i problemi epidemiologico-demografici e quelli del post-pandemia, insieme alla disomogeneità dei Piani sanitari regionali dimostrano una carenza di visione strategica, unitaria e di coordinamento tra livelli istituzionali di governo del Servizio sanitario nazionale. Secondo l'Osservatorio attivato da Salutequità - informa una nota - esistono esperienze regionali e locali che si rivelano in diversi ambiti anticipatrici di risposte a bisogni diffusi in tutto il Paese e che rappresentano 'incubatori di innovazione' interessanti. Un quadro articolato e complesso su cui il Report presentato al 3° Summit di Salutequità integra quelli presentati e discussi in occasione delle edizioni precedenti - Le dieci leve per l'equità; Le leve per la sostenibilità - e fa il punto sulla programmazione sanitaria nazionale e regionale.
Nel 2024 circa una persona su 10 (9,9%) ha rinunciato a visite o esami specialistici a causa di lunghe liste d'attesa (6,8%) e difficoltà economiche (5,3%), un fenomeno in crescita rispetto al 2023 (7,5%) e al periodo pre-pandemico (6,3% nel 2019). "Della necessità di varare un nuovo Piano sanitario nazionale si parla ormai da anni - sottolinea Tonino Aceti, presidente di Salutequità - E' menzionata come una delle azioni strategiche da attuare anche negli ultimi due Atti di indirizzo del ministro della Salute, quelli relativi agli anni 2024 e 2025. Ad oggi però nessun testo è stato ancora pubblicato né trasmesso alla Conferenza delle Regioni. Ma scrivere un testo non basta. Chi sarà ad approvarlo e con quali tempistiche? - domanda Aceti - Il Parlamento o il Governo insieme alle Regioni? Verrà garantita una partecipazione di tutti gli stakeholder, a partire dalle associazioni di pazienti e cittadini? Sarà agganciato a risorse specifiche e vincolate per la sua attuazione e ad un crono-programma chiaro? Sarà oggetto di uno stringente monitoraggio?". E ancora: "Sarà un Piano sociale e sanitario o ancora una volta solo sanitario? Sarà strumento per la manutenzione ordinaria o per attuare un approccio trasformativo del Ssn? Investire nel 2026 oltre 142 miliardi di euro senza una visione chiara e lungimirante del Ssn e una vera e leale collaborazione istituzionale Stato-Regioni - ammonisce - sarebbe un'opportunità persa per ammodernare e rafforzare il nostro Ssn".
Nel dettaglio, la ricognizione sui Piani sanitari delle Regioni e Province Autonome di Salutequità mostra che: 10 Regioni hanno un Piano sanitario integrato sociosanitario; 16 hanno un Piano sanitario o sociosanitario approvato prima della pandemia; 4 sono al lavoro per l'aggiornamento: Basilicata e Piemonte sono impegnate nell'iter approvativo del loro nuovo piano regionale. L'Umbria sta lavorando all'aggiornamento del proprio Piano sanitario regionale. L'Emilia Romagna ha attivato un percorso partecipativo per la redazione del nuovo Piano sociale e sanitario regionale. Abruzzo e Puglia hanno lavorato a programmi operativi regionali (Por) 2025-2027; Calabria e Molise rispettivamente a quelli del 2022-2025 e 2023-2025. Il Molise sta lavorando al nuovo Por 2025-2027 (in consultazione pubblica). Il Friuli Venezia Giulia è l'unica Regione che provvede, per adempiere a una sua norma regionale, a un aggiornamento annuale della pianificazione sociosanitaria con legge regionale. La Pa di Trento si distingue per aver realizzato una pianificazione di più ampio respiro con durata decennale. Per la costruzione e realizzazione del Piano per la salute del Trentino ha attivato un processo partecipato. Il Piano include indicatori di esito (legati ai 5 macro-obiettivi) per il monitoraggio e la rendicontazione pubblica dell'andamento del piano.
Oltre al Piano sanitario nazionale e al Patto per la salute - prosegue Salutequità - attendono in Conferenza Stato-Regioni il nuovo Piano nazionale di governo liste d'attesa 2025-2027, il nuovo Piano pandemico 2025-2029, la proposta di proroga del Piano nazionale vaccini 2023-2025 e il Piano nazionale salute mentale 2025-2030. E' stata richiesta dal ministero della Salute la proroga del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, ma non è stata accolta dalle Regioni che invece hanno chiesto e trovato intesa per avviare dei tavoli di lavoro per la stesura del nuovo piano prima della sua scadenza. E' stata invece accordata la proroga dalle Regioni per il Piano nazionale contrasto antibiotico-resistenza 2022-2025 fino al 31 dicembre 2026. Dal 2023 ad oggi sono invece stati aggiornati: il nuovo Piano oncologico nazionale 2023-2027 e il Piano nazionale malattie rare, a distanza di 7 anni dai precedenti, e il Piano nazionale cronicità, dopo 9 anni, sebbene con osservazioni e rilievi da parte della Conferenza delle Regioni su finanziamenti, trasparenza nell'inclusione/esclusione delle patologie (es. psoriasi).
Tra le sfide da affrontare - sottolinea il report - emergono: longevità (i centenari italiani sono aumentati del 30% negli ultimi 10 anni), multiculturalità (una persona residente su 10 è straniera), ma con nuclei familiari sempre meno numerosi (fra poco meno di 20 anni, nel 2043, 10,7 milioni di persone vivranno sole e 6,2 milioni saranno anziani) e con più di una persona su 5 a rischio di povertà o esclusione sociale (prevalentemente al Sud). Ancora poco digitale: nel 2023 l'Italia è al ventiduesimo posto della graduatoria Eu 27, con una distanza di 20 punti percentuali dalla Spagna (66,2%) e di 14 punti percentuali dalla Francia (59,7%).
L'Italia - registra ancora il rapporto - è il quinto Paese al mondo per aspettativa di vita alla nascita (83,5 anni), ma gli anni attesi di vita in buone condizioni di salute sono solo 58,1, in calo rispetto al 2023. Le disuguaglianze territoriali sono evidenti: l'aspettativa di vita varia di circa 3 anni tra le regioni più longeve (Pa Trento, 84,7 anni) e quelle meno longeve (Campania, 81,7 anni). La mortalità è più elevata nel Mezzogiorno, soprattutto per cause cardiovascolari e diabete. Nel 2021 i tassi di mortalità evitabile (prevenibile e trattabile) sono sopra la media nazionale in Campania, seguita da Molise, Sicilia, Puglia e Lazio.
Le principali cause di morte - rileva Salutequità - sono le malattie del sistema circolatorio e i tumori. La salute del cervello rappresenta una priorità crescente: 7 milioni di persone affette da emicrania, 12 milioni con disturbi del sonno, 1,2 milioni con demenza, 800.000 con esiti di ictus e 400.000 con Parkinson e un quinto della popolazione con disturbi psichici (es. ansia, depressione). Diverse patologie non hanno riconoscimenti in atti di programmazione nazionale (es. psoriasi, cefalea, cardiomiopatie, etc.) o nei Lea, con disuguaglianze in termini di tutele sanitarie e sociali alle quali il Parlamento prova a dare risposte con proposte di legge.
La spesa sanitaria out of pocket sostenuta dalle famiglie è aumentata di circa 9 miliardi di euro tra il 2012 e il 2024, raggiungendo 41.299 miliardi di euro. Nel 2024, il 5% delle famiglie ha avuto problemi nel raggiungere tre o più servizi essenziali, compresi quelli sanitari, con differenze territoriali significative: dal 2,6% nella Pa di Bolzano all'8,9% in Campania. Otto Regioni non garantiscono i Livelli essenziali di assistenza, in particolare nell'area dell'assistenza distrettuale e nella prevenzione, aumentando le disuguaglianze nell'accesso ai servizi. Un esempio è l'ambito oncologico: le reti cliniche migliorano nel complesso, ma Calabria, Molise, Marche, Basilicata e Sardegna ancora non riescono a soddisfare la domanda interna dei pazienti e presentano mobilità sanitaria. Sette regioni ancora non hanno integrato la rete con l'attività territoriale (Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche, Pa Bolzano, Puglia, Sicilia, Umbria) e per questo Agenas ha elaborato le Linee di indirizzo sull'integrazione ospedale-territorio in oncologia trasmesse in Conferenza delle Regioni nel 2024 e ancora in stand-by.
Per gli screening oncologici organizzati nel 2024, 17,9 milioni di persone sono state invitate a sottoporsi agli esami, ma solo 7,3 milioni hanno aderito. I valori più bassi sono per il cancro del colon retto, unico rivolto sia alla popolazione maschile che femminile: la copertura è nettamente inferiore al valore raccomandato del 50%, attestandosi al 33,3%, con un gradiente Nord-Sud molto accentuato. Inoltre, siamo ai primi posti dell'Unione per tasso nazionale di donazione: 30,2 donatori per milione di persone (pmp), anche se con differenze marcate Nord-Sud: Toscana (49,4 donatori pmp), Emilia Romagna (45,5) e Veneto (44,7) sono le più 'generose', contrariamente a Molise 3,4; Basilicata 16,7; Campania 21,2. Migliora anche la raccolta di plasma che ha superato le 900 tonnellate, ma la domanda di immunoglobuline polivalenti è del +57% negli ultimi 10 anni e il livello di autosufficienza che abbiamo raggiunto è del 59%.

"Per Novo Nordisk la responsabilità ambientale e sociale è un viaggio che comincia 50 anni fa, nel 1975, quando si è cominciato a parlare di agenda Esg. Oggi siamo qui per cercare di aprire un nuovo capitolo della nostra strategia di responsabilità. Vogliamo che la responsabilità ambientale, con l'obiettivo delle zero emissioni entro il 2045, sia affiancata alla responsabilità sociale. Unendo queste due cose noi cerchiamo non solo di ridurre il nostro impatto sull'ambiente, ma anche di migliorare le sperequazioni che esistono nella società". Così Alfredo Galletti, General Manager di Novo Nordisk Italia, oggi alla Camera dei deputati in occasione della presentazione di 'Circular for Kids', il progetto che trasforma materiali di recupero in kit scolastici destinati ai bambini ricoverati negli ospedali pediatrici.
Galletti ha illustrato nel dettaglio come avviene il processo di recupero e trasformazione dei materiali, sottolineandone il valore simbolico e pratico. "Nel contesto specifico, la Camera ci ha donato materiali di comunicazione in disuso come roll up e materiale di cancelleria per eventi istituzionali. Noi li prendiamo e grazie al laboratorio sociale Coloriage di Roma, che coinvolge persone in situazioni di fragilità, li trasformiamo in materiale didattico come astucci e altri oggetti, destinati ai bambini negli ospedali pediatrici", spiega.
Il General Manager di Novo Nordisk ha ricordato che l'iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di impegno sociale e ambientale già avviato dall'azienda in Italia e nel mondo. "Non ci fermeremo qui - precisa - abbiamo molte attività già esistenti. Abbiamo parlato di 'Circular for Zero', quindi riduzione delle emissioni, di difesa e accesso più equo per tutte le persone che sono in Italia. Abbiamo dato vita, qualche mese fa, al progetto 'Vulnerabili', con cui doniamo l'insulina ai pazienti che non hanno accesso al sistema sanitario. Continueremo a rinnovare il nostro impegno anche in futuro".

La Commissione voluta da Papa Francesco sul diaconato femminile ha decretato il suo no alle diaconesse pur sottolineando che non si tratta dell’ultima parola. “Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”. È il risultato a cui è pervenuta la seconda Commissione presieduta dal cardinale arcivescovo emerito de L’Aquila Giuseppe Petrocchi, che su mandato di Francesco aveva appunto esaminato la possibilità di procedere con l’ordinazione delle donne diacono e che ha concluso i suoi lavori lo scorso febbraio. Lo si legge nella relazione di sette pagine che il porporato ha inviato a Leone XIV lo scorso 18 settembre e che ora viene resa pubblica per volere del Papa.
Nella relazione si riassumono i pro e i contro. I favorevoli sostengono che la tradizione cattolica e ortodossa di riservare ai soli uomini l’ordinazione diaconale (ma anche quella presbiterale ed episcopale) sembra contraddire “la condizione paritaria del maschio e della femmina come immagine di Dio”, “l’uguale dignità di entrambi i generi, basata su questo dato biblico”; la dichiarazione di fede che: “non c’è più giudeo e greco, schiavo e libero, maschio e femmina, perché tutti voi siete ‘uno’ in Cristo Gesù”; lo sviluppo sociale “che prevede un accesso paritario, per entrambi i generi, in tutte le funzioni istituzionali e operative”.
Sul versante opposto si è avanzata questa tesi: “La mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza”. Questo paragrafo è stato messo ai voti e ha ottenuto 5 voti favorevoli per confermarlo con questa formulazione, mentre gli altri 5 membri hanno votato per cancellarlo.
Con 9 voti favorevoli e uno contrario è stato formulato l’auspicio che venga ampliato “l’accesso delle donne ai ministeri istituiti per il servizio della comunità assicurando così anche un adeguato riconoscimento ecclesiale alla diaconia dei battezzati, in particolare delle donne. Questo riconoscimento risulterà un segno profetico specie laddove le donne patiscono ancora situazioni di discriminazione di genere”.
Nelle conclusioni, il cardinale Petrocchi sottolinea come esista “una intensa dialettica” tra due orientamenti teologici. Il primo afferma che l’ordinazione del diacono è per il ministero e non per il sacerdozio: “questo fattore aprirebbe la via verso l’ordinazione di diaconesse”. Il secondo invece insiste “sull’unità del sacramento dell’ordine sacro, insieme al significato sponsale dei tre gradi che lo costituiscono, e respinge l’ipotesi del diaconato femminile: fa notare, inoltre, che se fosse approvata l’ammissione delle donne al primo grado dell’ordine risulterebbe inspiegabile la esclusione dagli altri”. Per questo, secondo il porporato, è indispensabile, per procedere nello studio, “un rigoroso e allargato esame critico condotto sul versante del diaconato in sé stesso, cioè sulla sua identità sacramentale e sulla sua missione ecclesiale, chiarendo alcuni aspetti strutturali e pastorali che attualmente non risultano interamente definiti”. Ci sono infatti interi Continenti nei quali il ministero diaconale è “quasi inesistente” e altri dove è operante con attività spesso “coincidenti con ruoli propri dei ministeri laicali o dei ministranti nella liturgia”.



