Lorenzo Musetti torna in campo per inseguire una qualificazione last minute alle Atp Finals di Torino. Oggi, mercoledì 5 novembre, il tennista azzurro affronta Stan Wawrinka nel secondo turno dell'Atp 250 di Atene. In caso di successo nel torneo greco, il numero 9 del ranking Atp salirebbe all'ottavo posto nella race e staccherebbe il pass per il 'Torneo dei Maestri', che chiuderà la stagione. Ecco orario, precedenti e dove vedere il match in tv e streaming.
Musetti-Wawrinka, orario e precedenti
Il match tra Musetti e Wawrinka inizierà non prima delle 17. C'è solo un precedente tra i due e risale agli Internazionali di Roma del 2020, con vittoria dell'azzurro 6-0 7-6.
Musetti-Wawrinka, dove vederla
Musetti-Wawrinka sarà disponibile in diretta televisiva sui canali Sky Sport. Il match sarà visibile anche in streaming su Sky Go, NOW TV e Tennis TV.

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno confermato l'identificazione del corpo dell'ostaggio restituito martedì da Hamas. Si tratta del soldato Itay Chen, cittadino israeliano e statunitense, rapito dai militanti palestinesi durante gli attacchi del 7 ottobre 2023.
Chen, all'epoca del rapimento 19enne, era l'ultimo ostaggio ucciso rimasto nella Striscia di Gaza con cittadinanza americana. Aveva inviato un ultimo messaggio ai suoi genitori all'inizio dell'offensiva. L'esercito israeliano ha annunciato la sua morte nel marzo 2024, specificando che era deceduto in combattimento e che il suo corpo era stato trasportato a Gaza.
Chen rappresenta il 21esimo ostaggio deceduto i cui resti sono stati consegnati da Hamas a Israele dall'entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza. L'ala armata di Hamas ha comunicato martedì che il corpo è stato recuperato nel "quartiere di Shujaiya a est di Gaza City durante le operazioni di ricerca e scavo in corso all'interno della linea gialla", riferendosi al confine che delimita le posizioni militari israeliane all'interno di Gaza.

Preferirebbero soffrire davanti a uno schermo o dannarsi sugli spalti vedendo la loro squadra del cuore perdere la partita decisiva del campionato, oppure restare imbottigliati per ore nel traffico. Tutto, piuttosto che parlare della salute della loro prostata. A fotografare il paradosso maschile è un sondaggio condotto negli Usa dalla rete di ospedali Orlando Health, i cui risultati sono stati resi noti proprio nel mese - novembre - dedicato alla sensibilizzazione sulla salute e sui tumori maschili, con la campagna 'Movember' (nome che è appunto la fusione di november e moustache, parola francese per baffi). Le risposte date dagli uomini coinvolti nella survey rendono l'idea del livello di rifiuto che c'è quando si tratta di affrontare il problema. Una riluttanza diffusa che si paga a caro prezzo: con ritardi nella diagnosi e nel trattamento di problemi quali l'ingrossamento della prostata.
Il sondaggio è stato condotto online negli Stati Uniti dal 5 al 7 settembre 2025 e dal 12 al 14 settembre 2025, intervistando 1.010 uomini statunitensi di età pari o superiore a 18 anni. Dai risultati emerge che oltre un terzo, il 38%, preferisce assistere alla sconfitta della sua squadra di calcio in un match importante o restare bloccato nel traffico piuttosto che fare 'outing' su eventuali problemi di prostata.
I sintomi
Sintomi come frequenza, urgenza o difficoltà a urinare possono essere le spie da tenere in considerazione, soprattutto se ci si sveglia più di 2 volte a notte. Ma sebbene questi sintomi possano avere un impatto significativo sulla qualità della vita di un uomo, molti sono restii a parlarne con il proprio medico.
"La prostata è una ghiandola che circonda l'uretra e, con l'avanzare dell'età, tende a ingrossarsi - spiega Jay Amin, urologo di Orlando Health - Può essere dovuto a fattori genetici o al modo in cui la prostata cresce in relazione a determinati ormoni presenti nell'organismo".
Il problema è molto più frequente di quanto si pensi: "L'ingrossamento della prostata - chiarisce Amin - colpisce circa il 60% degli uomini entro i 60 anni, con una percentuale che sale fino all'80% entro gli 80 anni. Molti provano diversi farmaci o terapie mini-invasive per alleviare i sintomi urinari, ma il sollievo è di breve durata".
Come si interviene
In realtà, puntualizza lo specialista, oggi esistono procedure mininvasive (senza tagli esterni e con dolore minimo) di efficacia elevata "che raramente devono essere ripetute; solo circa l'1% dei pazienti necessita di un altro trattamento, anche dopo 20 anni". E la maggior parte dei pazienti può riprendere un'attività leggera già entro 1 settimana e tornare alla normale attività fisica entro 3. Per rompere il muro di diffidenza maschile gli esperti puntano anche sulle testimonianze di chi ci è già passato.
Come il runner di maratone Chris Golden, 50 anni. L'uomo si racconta in un video. Spiega di aver visto la sua salute urinaria peggiorare fino al punto da frapporsi fra lui e i suoi hobby, irrompendo nella sua quotidianità, creandogli problemi sul lavoro, tormentando il suo sonno ogni notte.
A poco è servito ridurre il consumo, per esempio, di bibite gassate per paura che provocassero irritazione della vescica. "Dovevo preoccuparmi costantemente di dove fosse il bagno, perché se avevo bisogno di andarci, dovevo farlo subito - spiega Golden - Poi, una volta in bagno, gli uomini intorno a me finivano in pochi secondi, io aspettavo 2 minuti".
Una visita con Amin e gli esami confermano un ingrossamento della prostata. Chris decide di sottoporsi a una procedura per l'ipertrofia prostatica benigna che si chiama Holep (Holmium Laser Enucleation of Prostate) e si basa sull'uso del laser a Olmio. Dopo una notte di ricovero in ospedale e alcune settimane di recupero, Chris ha ripreso con successo le sue normali attività senza più urgenza e stop continui alla toilette. "Sono davvero felice di averlo fatto. Il mio flusso è ora come quando avevo vent'anni - confida Golden - Gli uomini dovrebbero riferire i loro sintomi al medico. Chi vorrebbe stare sempre in bagno?".

Sono almeno 7 le vittime dell'incidente aereo di un cargo Ups nello Stato americano del Kentucky. Il velivolo è precipitato martedì all'aeroporto internazionale di Louisville ed è esploso in una palla di fuoco poco dopo il decollo. A perdere la vita tutti e tre i membri dell'equipaggio oltre a 4 persone a terra. Ma non è chiaro quanti lavoratori o clienti fossero presenti al momento dell'incidente. Undici persone a terra sono rimaste ferite.
Le fiamme, divampate poco prima del tramonto, hanno innescato una serie di incendi in un'area industriale adiacente all'aeroporto, obbligando le autorità a sospendere le operazioni aeroportuali per l'intera notte. Il governatore del Kentucky, Andy Beshear, ha avvertito che il numero delle vittime potrebbe aumentare.
La causa dell'incidente non è stata chiarita. Secondo la Federal aviation administration (Faa) statunitense, l'aereo McDonnell Douglas MD-11 è decollato dall'aeroporto internazionale Muhammad Ali di Louisville intorno alle 17:15 (ora locale, le 22:15). Le immagini mostrano l'aereo schiantarsi pochi istanti dopo e trasformarsi in un'enorme palla di fuoco. La polizia ha dichiarato che l'aereo è precipitato a circa cinque chilometri a sud dell'aeroporto.
Una questione cruciale che gli investigatori esamineranno riguarda il motivo per cui un motore sembra essersi separato dall'aereo prima dell'incidente, secondo quanto riferito da una persona informata sulla questione, facendo riferimento ai filmati che mostravano detriti sul campo di volo.
La causa dell'incendio rimane sconosciuta. L'esperto di sicurezza aerea e pilota statunitense John Cox ha sottolineato la necessità per gli investigatori di determinare perché l'aereo, dotato di tre motori, non sia riuscito a restare in volo dopo l'incendio di uno di essi. Cox ha affermato: "È un incendio troppo grande per un normale e tipico incendio di motore. È molto, troppo grande", ha aggiunto: "Quell'aereo avrebbe dovuto volare con due motori. Quindi ora dobbiamo esaminare cosa ha causato il suo mancato volo", ha aggiunto.

L'Inter torna in campo in Champions League. Oggi, mercoledì 5 novembre, i nerazzurri affrontano i kazaki nella quarta giornata della fase campionato. I nerazzurri, a punteggio pieno a 9 punti, vanno a caccia di un successo pesantissimo in ottica qualificazione, mentre gli avversari arrivano a San Siro con il sogno di muovere una classifica che fin qui li vede a quota 1. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Inter-Kairat Almaty, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Inter-Kairat Almaty, in campo alle 21:
Inter (3-5-2) Sommer; Bisseck, de Vrij, Carlos Augusto; Dumfries, Frattesi, Barella, Zielinski, Dimarco; Lautaro, Pio Esposito. All. Chivu.
Kairat Almaty (4-2-3-1) Anarbekov; Tapalov, Martynovich, Sorokin, Luìs Mata; Arad, Glazer; Mrynskiy, Jorghino, Gromyko; Satpayev. All. Urazbakhtin.
Inter-Kairat Almaty, dove vederla
Inter-Kairat Almaty viene trasmessa in diretta e in esclusiva da Amazon Prime Video. Partita visibile anche in streaming con il sito o l'app di Prime Video.

Oggi, 5 novembre 2025, il cielo regalerà uno spettacolo unico: la Superluna del Castoro, la più grande e luminosa degli ultimi sei anni. Questa sera, il nostro satellite naturale raggiunge la fase di piena alle 14:19 (ora italiana) e il perigeo alle 23:27, il punto più vicino alla Terra, a soli 356.833 chilometri di distanza.
Secondo gli esperti, la Luna apparirà fino al 10% più grande e il 25% più luminosa rispetto a una normale Luna piena. Un fenomeno raro, che non si ripeterà con la stessa intensità fino al 2026. Il momento migliore per ammirarla sarà subito dopo il tramonto, quando sorgerà a est tingendosi di sfumature dorate e rosate prima di dominare il cielo notturno.
Perché si chiama 'Luna del Castoro'
Il nome 'Luna del Castoro' (Beaver Moon) affonda le sue origini nelle tradizioni dei nativi americani, che associavano la Luna piena di novembre al periodo in cui i castori costruivano le loro dighe prima dell’inverno.
In Europa, questo plenilunio era noto anche come 'Luna del Cacciatore' o 'Luna Gelata', simbolo del passaggio alla stagione fredda e del raccolto autunnale.
Il termine 'Superluna', sebbene non scientifico, descrive in modo suggestivo la Luna piena al perigeo, quando il nostro satellite è più vicino alla Terra e appare più grande del solito. L’effetto è amplificato dall’illusione lunare, che la fa sembrare enorme quando è bassa sull’orizzonte.
Un cielo ricco di pianeti e spettacoli
Non sarà solo la Luna a brillare: la notte del 5 novembre offrirà anche la possibilità di osservare Saturno nella costellazione dell’Acquario e, pochi giorni dopo, il 9 novembre, una suggestiva congiunzione tra la Luna e Giove nei Gemelli.
Nel corso del mese, gli appassionati potranno seguire anche il passaggio ravvicinato di Urano (il 21 novembre) e lo sciame meteorico delle Leonidi, con il picco previsto tra il 17 e il 18 novembre.
Come osservare la Superluna
In tutta Italia - da Roma a Milano, da Napoli a Torino, fino ai parchi astronomici dell’Appennino e delle Alpi - numerose associazioni di astrofili hanno organizzato eventi e serate pubbliche dedicate alla Superluna.
Non servono telescopi: per godere dello spettacolo basta un luogo lontano dall’inquinamento luminoso, uno sguardo verso est subito dopo il tramonto e, se possibile, una fotocamera per immortalare il disco lunare.
La Luna non percorre un’orbita perfettamente circolare, ma ellittica. Quando il plenilunio coincide con il punto più vicino alla Terra, si crea l’effetto spettacolare che chiamiamo Superluna, un fenomeno affascinante capace ogni volta di incantare milioni di persone. Gli astronomi ricordano che il fenomeno, pur spettacolare, non ha effetti significativi sulla Terra, se non un leggero aumento dell’ampiezza delle maree. Ma il fascino di una notte illuminata da una luna così vicina e intensa resta irresistibile: un invito a guardare in alto e riscoprire la meraviglia del cielo.

Zohran Kwame Mamdani, 34 anni, è il nuovo sindaco di New York. Il candidato democratico vince le elezioni 2025 e fa la storia nella Grande Mela. New York avrà per la prima volta un sindaco musulmano dopo il trionfo del giovane nato in Uganda e divenuto cittadino americano solo nel 2018. Mamdani, che si definisce socialista ed è stato aspramente criticato dal presidente Donald Trump, ha avuto la meglio sul candidato indipendente Andrew Cuomo, ex governatore di New York sconfitto già nelle primarie dem.
Figlio unico dell'accademico ugandese-indiano Mahmood Mamdani, docente di Scienze politiche alla Columbia University, e di Mira Nair, regista di fama internazionale nominata al premio Oscar per Salaam Bombay e Monsoon Wedding, Mamdani è nato a Kampala in Uganda il 18 ottobre 1991.
All'età di cinque anni si è trasferito a Cape Town, in Sudafrica, a seguito dell'incarico accademico del padre presso l'Università di Cape Town. A sette anni, sempre per seguire il padre che inizia a insegnare alla Columbia University, si è trasferito con la famiglia a New York, dove è cresciuto nel quartiere di Astoria in un ambiente multietnico. Laureato in African Studies al Bowdoin College, ha iniziato a fare politica nel 2020 nell'ala sinistra dei democratici, sostenuto dai movimenti sociali nati dopo l'uccisione di George Floyd.
Deputato socialista dello Stato di New York in rappresentanza del distretto del Queens, poco conosciuto all'inizio della campagna elettorale, Mamdani ha ottenuto consensi chiedendo un aumento delle tasse sui ricchi, contestando l'alto costo della vita in città e proponendo l'aumento del salario minimo a 30 dollari l'ora entro il 2030.
Tra le sue proposte anche il 'congelamento' dell'affitto per oltre un milione di newyorkesi e assistenza all'infanzia per tutti, ovvero asili gratuiti per i bambini fino ai 6 anni. Insieme ai tassisti, ha fatto uno sciopero della fame per ottenere oltre 450 milioni di dollari di riduzione del debito, ha ottenuto oltre 100 milioni di dollari nel bilancio statale per un aumento del servizio della metropolitana, ha un progetto pilota di autobus gratuiti e ha mobilitato i newyorkesi per contrastare la costruzione di una centrale elettrica inquinante.
Fortemente contrario alla politica anti immigrati del presidente americano, ha promesso di ''liberare la città dal fascismo di Trump''. In politica internazionale, ha accusato Israele di aver commesso un genocidio di palestinesi nella Striscia di Gaza.

Zohran Mamdani nuovo sindaco di New York. Il 34enne candidato democratico si avvia a vincere le elezioni oggi secondo le proiezioni. Mamdani sarà il primo sindaco musulmano della Grande Mela. Andrew Cuomo, candidato indipendente e principale avversario di Mamdani, si è congratulato con il democratico per il risultato ancor prima dei dati definitivi.
Le prime parole del sindaco
"New York, stasera avete dato un mandato per il cambiamento. Un mandato per un nuovo tipo di politica, un mandato per una città che possiamo permetterci e un mandato per un governo che realizza esattamente questo. Questa è la vostra città e questa democrazia è anche vostra", ha detto Mamdani ai sostenitori. Il sindaco ha dedicato parole durissime al presidente Donald Trump: "Se c'è qualcuno che può mostrare a una nazione tradita da Donald Trump come sconfiggerlo ha detto Mamdani- è la città che gli ha dato i natali".
"Votiamo da soli al seggio, ma scegliamo tutti insieme la speranza. La speranza è ancora viva. Scegliamo la speranza rispetto alla tirannia, la speranza al posto della ricchezza e delle piccole idee, preferiamo la speranza alla disperazione. Il futuro è nelle nostre mani. Amici miei, abbiamo posto fine ad una dinastia politica", ha detto facendo riferimento alla sconfitta di Cuomo. "Auguro il meglio a Andrew Cuomo nella sua vita privata, ma questa sia l'ultima volta che pronuncio il suo nome".
Trionfo dei dem
La tornata elettorale ha regalato un successo pieno ai democratici. In Virginia, Abigail Spanberger è stata eletta governatore e ha sconfitto il repubblicano Glenn Youngkin. In New Jersey, vittoria di Mikie Sherrill contro il repubblicano Jack Ciattarelli.
La reazione di Trump
Il presidente Donald Trump si è espresso con una serie di post sul social Truth. "L'assenza di Trump sulla scheda e lo shutdown sono stati i due motivi per cui i repubblicani hanno perso le elezioni secondo i sondaggisti", uno dei messaggi del presidente, che fino alla vigilia del voto ha criticato aspramente le posizioni di Mamdani e ha invitato pubblicamente gli elettori repubblicani a votare per Cuomo.

Il Comune di Sinnai, con l'Assessorato alle Attività Produttive e Tradizioni Popolari e l'associazione VAB Sinnai, presenta la seconda edizione della rassegna enogastronomica e solidale "Calici d'Autunno". L'appuntamento è per sabato 8 novembre 2025 in Piazza Sant'Isidoro a partire dalle ore 17:00.
Una serata tra solidarietà, buon cibo e tradizione
L'evento celebra i profumi e i sapori dell'autunno con un ricco programma enogastronomico e musicale. Ospiti speciali della serata saranno i maestri caldarrostai di Aritzo, che delizieranno i partecipanti con le loro specialità. Leggi programma completo
Leggi tutto: Sinnai pronta a brindare con la seconda edizione di Calici d'Autunno

Il voto, questione di vita o di morte. Alla prossime elezioni tutti alle urne, se non altro per scaramanzia. Mentre in Italia si avvicina il tempo di nuove Regionali, una ricerca scientifica condotta in Finlandia accende i riflettori su un'inaspettata associazione che non è - premettono gli autori - automaticamente indicativa di un rapporto causa-effetto: il comportamento di voto, emerge dallo studio, sarebbe fortemente collegato al rischio futuro di morte.
I dati
Nel dettaglio, chi si dovrebbe preoccupare sono gli astensionisti: secondo uno dei dati rilevati dai ricercatori, non votare è costantemente associato a un rischio maggiore del 73% di morte per qualsiasi causa tra gli uomini e del 63% tra le donne. Il messaggio degli scienziati è che questo fattore - così come l'istruzione e forse addirittura di più - potrebbe essere considerato davvero un potenziale determinante sociale della salute, cioè uno di quei fattori non medici che influenzano il benessere.
Non è la prima volta che se ne parla. Anche ricerche pubblicate in precedenza suggeriscono che gli elettori in genere godono di una salute migliore rispetto ai non elettori, ma non è chiaro se la partecipazione elettorale possa anche essere un fattore predittivo del rischio di morte futura.
Per approfondire la questione, gli autori dello studio - pubblicato online sul 'Journal of Epidemiology & Community Health' - hanno attinto ai dati, relativi all'intero elettorato dei cittadini finlandesi residenti nella Finlandia continentale e di età pari o superiore a 30 anni, sulla partecipazione elettorale alle Parlamentari del 1999.
Affluenza e salute, lo strano binomio
L'affluenza alle urne in questa fascia d'età è stata del 71,5% per gli uomini e del 72,5% per le donne. In totale, 3.185.572 persone (1.508.824 uomini e 1.676.748 donne) sono state incluse nello studio e la loro sopravvivenza è stata monitorata dal 21 marzo 1999 (giorno delle elezioni) fino alla morte o comunque alla fine del 2020. In questo lasso di tempo (1999-2020) sono morte 1.053.483 persone: 95.350 per cause esterne (incidenti, violenza e cause attribuibili all'alcol); 955.723 per altre cause sottostanti. Mentre 2.410 persone la cui causa di morte non era nota sono state escluse dall'analisi finale.
L'associazione fra non votare e un rischio maggiore di morte per qualsiasi causa risultava forte, spiegano gli autori. Dopo aver aggiustato il livello di istruzione (di base o sconosciuto; secondario o terziario), il rischio si è ridotto al 64% tra gli uomini e al 59% tra le donne. La differenza nel rischio di morte tra elettori e non elettori era maggiore rispetto a quella tra coloro che avevano un'istruzione di base e coloro che avevano un'istruzione terziaria. Ed era più forte per cause esterne di morte piuttosto che per altre cause.
Aggiustato per età, questo rischio era doppio tra gli uomini e le donne che non votavano rispetto a coloro che votavano. E la differenza nel rischio relativo di morte tra elettori e non elettori era più marcata tra gli uomini sotto i 50 anni. Un altro aspetto evidenziato dagli autori è che tra gli uomini che si trovano nel 25% più basso per reddito familiare il rischio di morte associato al mancato voto era del 9-12% più alto rispetto ad altri gruppi di reddito.
Voto, non voto e morte: ma c'è davvero un legame?
I ricercatori precisano che si tratta di uno studio osservazionale e, in quanto tale, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto, ripetono ancora. Gli autori riconoscono "diversi limiti" ai risultati, tra cui il fatto che alcune persone avrebbero potuto voler votare, ma non essere state in grado di farlo, o semplicemente hanno scelto deliberatamente di non votare. Tuttavia, aggiungono, il fatto che il voto fosse più fortemente associato al rischio di morte rispetto al livello di istruzione "suggerisce una forte associazione tra voto e mortalità, dato che un sostanziale gradiente di istruzione nella mortalità è tra i modelli di mortalità sociodemografici più consolidati".
"Il voto, in quanto forma di partecipazione, è una forma di capitale sociale, legato ai benefici per la salute. Inoltre, il voto può aumentare altre forme di partecipazione civica - argomentano gli studiosi - I problemi di salute e le difficoltà correlate possono anche influire negativamente su molti importanti prerequisiti della partecipazione, tra cui l'aumento delle risorse, la motivazione al voto e la mobilitazione politica". La conclusione per gli esperti è dunque che "le informazioni sul voto possono essere utili in ambito clinico - ad esempio, l'abbandono dell'abitudine al voto può essere un segnale precoce di un significativo declino della salute - e nel monitoraggio del benessere della popolazione, della salute e delle disparità sanitarie. Inoltre, una forte associazione tra voto e mortalità solleva preoccupazioni circa la parità di rappresentanza politica".
Altro che 'libertà è partecipazione', come cantava Giorgio Gaber. L'iconico testo dell'artista italiano, che ha suggerito a intere generazioni un nuovo modo più consapevole di sentirsi liberi, per la scienza oggi avrebbe anche una sfumatura diversa e inedita, alla luce dei nuovi studi: salute è partecipazione.

Il voto, questione di vita o di morte. Alla prossime elezioni tutti alle urne, se non altro per scaramanzia. Mentre in Italia si avvicina il tempo di nuove Regionali, una ricerca scientifica condotta in Finlandia accende i riflettori su un'inaspettata associazione che non è - premettono gli autori - automaticamente indicativa di un rapporto causa-effetto: il comportamento di voto, emerge dallo studio, sarebbe fortemente collegato al rischio futuro di morte.
I dati
Nel dettaglio, chi si dovrebbe preoccupare sono gli astensionisti: secondo uno dei dati rilevati dai ricercatori, non votare è costantemente associato a un rischio maggiore del 73% di morte per qualsiasi causa tra gli uomini e del 63% tra le donne. Il messaggio degli scienziati è che questo fattore - così come l'istruzione e forse addirittura di più - potrebbe essere considerato davvero un potenziale determinante sociale della salute, cioè uno di quei fattori non medici che influenzano il benessere.
Non è la prima volta che se ne parla. Anche ricerche pubblicate in precedenza suggeriscono che gli elettori in genere godono di una salute migliore rispetto ai non elettori, ma non è chiaro se la partecipazione elettorale possa anche essere un fattore predittivo del rischio di morte futura.
Per approfondire la questione, gli autori dello studio - pubblicato online sul 'Journal of Epidemiology & Community Health' - hanno attinto ai dati, relativi all'intero elettorato dei cittadini finlandesi residenti nella Finlandia continentale e di età pari o superiore a 30 anni, sulla partecipazione elettorale alle Parlamentari del 1999.
Affluenza e salute, lo strano binomio
L'affluenza alle urne in questa fascia d'età è stata del 71,5% per gli uomini e del 72,5% per le donne. In totale, 3.185.572 persone (1.508.824 uomini e 1.676.748 donne) sono state incluse nello studio e la loro sopravvivenza è stata monitorata dal 21 marzo 1999 (giorno delle elezioni) fino alla morte o comunque alla fine del 2020. In questo lasso di tempo (1999-2020) sono morte 1.053.483 persone: 95.350 per cause esterne (incidenti, violenza e cause attribuibili all'alcol); 955.723 per altre cause sottostanti. Mentre 2.410 persone la cui causa di morte non era nota sono state escluse dall'analisi finale.
L'associazione fra non votare e un rischio maggiore di morte per qualsiasi causa risultava forte, spiegano gli autori. Dopo aver aggiustato il livello di istruzione (di base o sconosciuto; secondario o terziario), il rischio si è ridotto al 64% tra gli uomini e al 59% tra le donne. La differenza nel rischio di morte tra elettori e non elettori era maggiore rispetto a quella tra coloro che avevano un'istruzione di base e coloro che avevano un'istruzione terziaria. Ed era più forte per cause esterne di morte piuttosto che per altre cause.
Aggiustato per età, questo rischio era doppio tra gli uomini e le donne che non votavano rispetto a coloro che votavano. E la differenza nel rischio relativo di morte tra elettori e non elettori era più marcata tra gli uomini sotto i 50 anni. Un altro aspetto evidenziato dagli autori è che tra gli uomini che si trovano nel 25% più basso per reddito familiare il rischio di morte associato al mancato voto era del 9-12% più alto rispetto ad altri gruppi di reddito.
Voto, non voto e morte: ma c'è davvero un legame?
I ricercatori precisano che si tratta di uno studio osservazionale e, in quanto tale, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto, ripetono ancora. Gli autori riconoscono "diversi limiti" ai risultati, tra cui il fatto che alcune persone avrebbero potuto voler votare, ma non essere state in grado di farlo, o semplicemente hanno scelto deliberatamente di non votare. Tuttavia, aggiungono, il fatto che il voto fosse più fortemente associato al rischio di morte rispetto al livello di istruzione "suggerisce una forte associazione tra voto e mortalità, dato che un sostanziale gradiente di istruzione nella mortalità è tra i modelli di mortalità sociodemografici più consolidati".
"Il voto, in quanto forma di partecipazione, è una forma di capitale sociale, legato ai benefici per la salute. Inoltre, il voto può aumentare altre forme di partecipazione civica - argomentano gli studiosi - I problemi di salute e le difficoltà correlate possono anche influire negativamente su molti importanti prerequisiti della partecipazione, tra cui l'aumento delle risorse, la motivazione al voto e la mobilitazione politica". La conclusione per gli esperti è dunque che "le informazioni sul voto possono essere utili in ambito clinico - ad esempio, l'abbandono dell'abitudine al voto può essere un segnale precoce di un significativo declino della salute - e nel monitoraggio del benessere della popolazione, della salute e delle disparità sanitarie. Inoltre, una forte associazione tra voto e mortalità solleva preoccupazioni circa la parità di rappresentanza politica".
Altro che 'libertà è partecipazione', come cantava Giorgio Gaber. L'iconico testo dell'artista italiano, che ha suggerito a intere generazioni un nuovo modo più consapevole di sentirsi liberi, per la scienza oggi avrebbe anche una sfumatura diversa e inedita, alla luce dei nuovi studi: salute è partecipazione.
Leggi tutto: "Rischio morte più alto se non vai a votare", lo studio e le elezioni salvavita

"La Russia non minaccia nessuno". Vladimir Putin invia un messaggio apparentemente rassicurante. Le parole del presidente della Russia, però, sono il prologo ad un discorso che va in un'altra direzione. Mentre la guerra con l'Ucraina si avvia verso il quarto anno - con combattimenti durissimi nell'est per il controllo dello snodo cruciale di Pokrovsk - il numero 1 del Cremlino accende i riflettori, ancora una volta, sul potenziale bellico di Mosca.
La Russia continua ad annunciare nuove armi e gonfia i muscoli per un arsenale che, a sentire Putin, non ha rivali. Gli ultimi nuovi arrivi sono il Burevestnik, il missile 'infinito', e il Poseidon, il drone sottomarino[1]. In entrambi i casi, si tratta di armi che possono trasportare testate nucleari. "Lo sviluppo di Burevestnik e Poseidon ha un significato storico per tutto il XXI secolo", dice Putin con enfasi prima di soffermarsi sui due elementi.
Il Burevestnik, secondo le informazioni diffuse dalla Russia, nel test di ottobre è rimasto in volo per oltre 15 ore e ha coperto 14mila chilometri. Il collaudo del 21 ottobre, a quanto pare, è stato osservato anche da una nave di un paese Nato: "Le Forze Armate russe non hanno impedito alla nave di condurre ricognizione nella zona di prova", dice Putin. Qual è stato l'ordine del Cremlino? "Lasciate che guardino".
"Per quanto riguarda la gittata, Burevestnik ha superato tutti i sistemi missilistici conosciuti al mondo. Le nuove generazioni di armamenti sono già in fase di sviluppo basandosi sull'impianto nucleare come quello di Burevestnik", gongola Putin, che sogna un'applicazione della tecnologia anche al di fuori dell'ambito bellico. "Le tecnologie di Burevestnik e Poseidon aiuteranno nella creazione di una stazione avanzata sulla Luna", dice.
Per ora si rimane sulla Terra e si pensa alla guerra: "Quest'anno la Federazione Russa metterà in servizio sperimentale operativo i missili Sarmat e l'anno prossimo li metterà in servizio operativo", dice ancora prima di sottolineare le qualità del drone Poseidon: "I nuovi principi di funzionamento daranno impulso allo sviluppo di tecnologie utilizzabili sulla piattaforma continentale nell'Artico".
Leggi tutto: Putin mostra le super armi e 'sfotte' la Nato: lo show dello zar

(Adnkronos) - "La Russia non minaccia nessuno". Vladimir Putin invia un messaggio apparentemente rassicurante. Le parole del presidente della Russia, però, sono il prologo ad un discorso che va in un'altra direzione. Mentre la guerra con l'Ucraina si avvia verso il quarto anno - con combattimenti durissimi nell'est per il controllo dello snodo cruciale di Pokrovsk - il numero 1 del Cremlino accende i riflettori, ancora una volta, sul potenziale bellico di Mosca.
La Russia continua ad annunciare nuove armi e gonfia i muscoli per un arsenale che, a sentire Putin, non ha rivali. Gli ultimi nuovi arrivi sono il Burevestnik, il missile 'infinito', e il Poseidon, il drone sottomarino. In entrambi i casi, si tratta di armi che possono trasportare testate nucleari. "Lo sviluppo di Burevestnik e Poseidon ha un significato storico per tutto il XXI secolo", dice Putin con enfasi prima di soffermarsi sui due elementi.
Il Burevestnik, secondo le informazioni diffuse dalla Russia, nel test di ottobre è rimasto in volo per oltre 15 ore e ha coperto 14mila chilometri. Il collaudo del 21 ottobre, a quanto pare, è stato osservato anche da una nave di un paese Nato: "Le Forze Armate russe non hanno impedito alla nave di condurre ricognizione nella zona di prova", dice Putin. Qual è stato l'ordine del Cremlino? "Lasciate che guardino".
"Per quanto riguarda la gittata, Burevestnik ha superato tutti i sistemi missilistici conosciuti al mondo. Le nuove generazioni di armamenti sono già in fase di sviluppo basandosi sull'impianto nucleare come quello di Burevestnik", gongola Putin, che sogna un'applicazione della tecnologia anche al di fuori dell'ambito bellico. "Le tecnologie di Burevestnik e Poseidon aiuteranno nella creazione di una stazione avanzata sulla Luna", dice.
Per ora si rimane sulla Terra e si pensa alla guerra: "Quest'anno la Federazione Russa metterà in servizio sperimentale operativo i missili Sarmat e l'anno prossimo li metterà in servizio operativo", dice ancora prima di sottolineare le qualità del drone Poseidon: "I nuovi principi di funzionamento daranno impulso allo sviluppo di tecnologie utilizzabili sulla piattaforma continentale nell'Artico".
Leggi tutto: Putin, lo show e il messaggio: "Ecco le super armi della Russia"

Una rovinosa caduta di Iva Zanicchi dal palco di 'Belve' negli studi di Rai 2 ha chiuso la seconda puntata del programma condotto da Francesca Fagnani. L'incidente è stato mostrato nel segmento finale della trasmissione di martedì 4 novembre. La caduta si è verificata durante la registrazione del programma, al termine dell'intervista all'ospite.
Mentre lasciava il palco, dopo l'intervista con Francesca Fagnani, la cantante 85enne è inciampata nel celeberrimo binario che attraversa lo studio ed è caduta a terra. Francesca Fagnani si è subito avvicinata, preoccupata, ma Iva Zanicchi ha rassicurato tutti. "Non mi sono fatta male, cado in continuazione", ha detto Zanicchi mentre veniva aiutata a rialzarsi in piedi. "Comunque sai cadere benissimo", ha commentato Francesca Fagnani. E poi ancora: "Ma non ti sei fatta male?". "No, perché il culo mi ha tenuto", ha risposto Iva Zanicchi. Curiosamente, prima di entrare in studio, la cantante era stata ripresa mentre firmava la liberatoria e si concedeva una battuta premonitrice: "Se mi rompo una gamba, voi ve ne fottete...".
Leggi tutto: Paura a 'Belve', Iva Zanicchi cade in studio. Lo aveva previsto...

(Adnkronos) - Una rovinosa caduta di Iva Zanicchi dal palco di 'Belve' negli studi di Rai 2 ha chiuso la seconda puntata del programma condotto da Francesca Fagnani. L'incidente è stato mostrato nel segmento finale della trasmissione di martedì 4 novembre. La caduta si è verificata durante la registrazione del programma, al termine dell'intervista all'ospite.
Mentre lasciava il palco, dopo l'intervista con Francesca Fagnani, la cantante 85enne è inciampata nel celeberrimo binario che attraversa lo studio ed è caduta a terra. Francesca Fagnani si è subito avvicinata, preoccupata, ma Iva Zanicchi ha rassicurato tutti. "Non mi sono fatta male, cado in continuazione", ha detto Zanicchi mentre veniva aiutata a rialzarsi in piedi. "Comunque sai cadere benissimo", ha commentato Francesca Fagnani. E poi ancora: "Ma non ti sei fatta male?". "No, perché il culo mi ha tenuto", ha risposto Iva Zanicchi. Curiosamente, prima di entrare in studio, la cantante era stata ripresa mentre firmava la liberatoria e si concedeva una battuta premonitrice: "Se mi rompo una gamba, voi ve ne fottete...".
Leggi tutto: Belve, Iva Zanicchi inciampa e cade mentre lascia lo studio

Irene Pivetti, ospite a 'Belve', ha detto di avere avuto una "carriera politica unica, fuori dalle statistiche". Come ha ricordato Francesca Fagnani, infatti, è diventata, a soli 31 anni, la più giovane presidente della Camera nella storia italiana e la seconda donna a ricoprire questa carica.
Poi le discusse esperienze televisive segnate da un netto cambio di look e immagine. Fagnani chiede: "Sente di essere venuta meno al decoro della carica che aveva ricoperto?". "In cosa? Le circostanze erano diverse", risponde con malcelato nervosismo Pivetti. "Ma non ha fatto un talk. Si è vestita da cat woman e ha fatto foto con Costantino Vitagliano. Nulla di male, ma è legittima la domanda", chiarisce la conduttrice e giornalista.
"A spingerla a fare tv fu il suo ex marito. Si dice che lei fosse influenzata da lui", chiede ancora Fagnani. "No, ero molto innamorata e come è giusto che sia in una coppia condividevamo molte cose", confessa Pivetti. "Era un rapporto tossico?", insiste la giornalista. "Un rapporto intenso e anche molto passionale", risponde Pivetti che poi racconta la "grande sofferenza" per la fine del secondo matrimonio "il giorno più doloroso della mia vita".

(Adnkronos) - Irene Pivetti, ospite a 'Belve', ha detto di avere avuto una "carriera politica unica, fuori dalle statistiche". Come ha ricordato Francesca Fagnani, infatti, è diventata, a soli 31 anni, la più giovane presidente della Camera nella storia italiana e la seconda donna a ricoprire questa carica.
Poi le discusse esperienze televisive segnate da un netto cambio di look e immagine. Fagnani chiede: "Sente di essere venuta meno al decoro della carica che aveva ricoperto?". "In cosa? Le circostanze erano diverse", risponde con malcelato nervosismo Pivetti. "Ma non ha fatto un talk. Si è vestita da cat woman e ha fatto foto con Costantino Vitagliano. Nulla di male, ma è legittima la domanda", chiarisce la conduttrice e giornalista.
"A spingerla a fare tv fu il suo ex marito. Si dice che lei fosse influenzata da lui", chiede ancora Fagnani. "No, ero molto innamorata e come è giusto che sia in una coppia condividevamo molte cose", confessa Pivetti. "Era un rapporto tossico?", insiste la giornalista. "Un rapporto intenso e anche molto passionale", risponde Pivetti che poi racconta la "grande sofferenza" per la fine del secondo matrimonio "il giorno più doloroso della mia vita".
Leggi tutto: Belve, Irene Pivetti: "Ho avuto una carriera unica, fuori dalle statistiche"

Mosca non modera i toni contro l’Italia e anzi rilancia. Convocato ieri alla Farnesina, l’incaricato d’affari russo ha fatto sue le parole della portavoce del ministero degli Esteri, secondo cui il crollo della Torre dei Conti a Roma sarebbe legato allo “sperpero” di soldi per sostenere militarmente Kiev. Parole definite “squallide e volgari” dalla Farnesina, che ha ribadito la “ferma condanna per le dichiarazioni inaccettabili” di Maria Zakharova. Dichiarazioni dai "toni contundenti e del tutto fuori luogo", che sottolineano ancora una volta come il ministero guidato da Sergei Lavrov "appaia talvolta più oltranzista dello stesso servizio stampa del Cremlino" nel rapporto con l'Occidente, dicono all'Adnkronos osservatori di cose moscovite.
Mosca insiste e rilancia
In un post su Facebook pubblicato a incontro ancora in corso con la direttrice generale per gli Affari politici della Farnesina ed ex ambasciatrice a Mosca Cecilia Piccioni, l’incaricato d’affari russo Mikhail Rossiyskiy[1] ha detto di aver ribadito “le fondate preoccupazioni manifestate da Zakharova sulla riduzione dei finanziamenti ai settori dei beni culturali e del patrimonio storico italiano, causata dall'impiego sconsiderato dei fondi provenienti dai contribuenti italiani a sostegno del criminale regime terroristico ucraino".
E poi, dopo aver fatto le condoglianze per la morte dell'operaio Octay Stroici, in un gesto che la Farnesina ha letto come una “smentita”, l’unica, “alla volgarità” della portavoce, il vice capo missione ne ha approfittato per esprimere "le proprie ferme rimostranze in merito all’aggressiva, esecrabile campagna antirussa promossa da Roma sui media". Senza tralasciare di denunciare “la scortesia diplomatica” di essere stato convocato nella Giornata dell’Unità nazionale, che è festa in Russia.
La dura reazione della Farnesina
Toni e affermazioni contestati con forza dalla Farnesina, dove all’incaricato d’affari - l'ambasciatore Alexey Paramonov non era in sede - è stato rivolto un richiamo formale e sono state contestate le volgari parole di Zakharova[2]. In una nota, la Farnesina ha ripetuto "con fermezza la condanna delle preoccupanti dichiarazioni della portavoce russa, diffuse mentre era in corso in Italia una tragedia che ha coinvolto vite umane". Parole "ancor più inaccettabili", è stato sottolineato, dopo i sentimenti di vicinanza espressi dall’Italia anche quando in Russia si sono verificati eventi luttuosi.
"L’Italia non cambia la sua posizione politica estera e il suo sentimento in virtù di attacchi verbali sconsiderati", rivendica la Farnesina, secondo cui "tutte le dichiarazioni aggressive che provengono dalla Russia non fanno che rafforzare l’idea del popolo italiano di difendere chi è sotto attacco in una aggressione illegale e ingiustificata, in violazione del diritto internazionale".
I toni estremi di Mosca, le ipotesi sul perché
Resta l'interrogativo sulle ragioni di una tale 'estremizzazione' del ministero degli Esteri russo. Secondo alcune fonti, potrebbe essere una forma di reazione ai recenti palesi insuccessi della diplomazia russa, provando a rispondere in termini propagandistici ai risultati deludenti e alla perdita di centralità interna. O potrebbe essere un modo di riconquistare il favore del Cremlino, dopo che Lavrov è diventato il capro espiatorio del fallimento del colloquio con Marco Rubio, che ha fatto naufragare il vertice di Budapest annunciato da Donald Trump, raccontano insider russi citati da media indipendenti.

(Adnkronos) - Mosca non modera i toni contro l’Italia e anzi rilancia. Convocato ieri alla Farnesina, l’incaricato d’affari russo ha fatto sue le parole della portavoce del ministero degli Esteri, secondo cui il crollo della Torre dei Conti a Roma sarebbe legato allo “sperpero” di soldi per sostenere militarmente Kiev. Parole definite “squallide e volgari” dalla Farnesina, che ha ribadito la “ferma condanna per le dichiarazioni inaccettabili” di Maria Zakharova. Dichiarazioni dai "toni contundenti e del tutto fuori luogo", che sottolineano ancora una volta come il ministero guidato da Sergei Lavrov "appaia talvolta più oltranzista dello stesso servizio stampa del Cremlino" nel rapporto con l'Occidente, dicono all'Adnkronos osservatori di cose moscovite.
In un post su Facebook pubblicato a incontro ancora in corso con la direttrice generale per gli Affari politici della Farnesina ed ex ambasciatrice a Mosca Cecilia Piccioni, l’incaricato d’affari russo Mikhail Rossiyskiy ha detto di aver ribadito “le fondate preoccupazioni manifestate da Zakharova sulla riduzione dei finanziamenti ai settori dei beni culturali e del patrimonio storico italiano, causata dall'impiego sconsiderato dei fondi provenienti dai contribuenti italiani a sostegno del criminale regime terroristico ucraino".
E poi, dopo aver fatto le condoglianze per la morte dell'operaio Octay Stroici, in un gesto che la Farnesina ha letto come una “smentita”, l’unica, “alla volgarità” della portavoce, il vice capo missione ne ha approfittato per esprimere "le proprie ferme rimostranze in merito all’aggressiva, esecrabile campagna antirussa promossa da Roma sui media". Senza tralasciare di denunciare “la scortesia diplomatica” di essere stato convocato nella Giornata dell’Unità nazionale, che è festa in Russia.
Toni e affermazioni contestati con forza dalla Farnesina, dove all’incaricato d’affari - l'ambasciatore Alexey Paramonov non era in sede - è stato rivolto un richiamo formale e sono state contestate le volgari parole di Zakharova. In una nota, la Farnesina ha ripetuto "con fermezza la condanna delle preoccupanti dichiarazioni della portavoce russa, diffuse mentre era in corso in Italia una tragedia che ha coinvolto vite umane". Parole "ancor più inaccettabili", è stato sottolineato, dopo i sentimenti di vicinanza espressi dall’Italia anche quando in Russia si sono verificati eventi luttuosi.
"L’Italia non cambia la sua posizione politica estera e il suo sentimento in virtù di attacchi verbali sconsiderati", rivendica la Farnesina, secondo cui "tutte le dichiarazioni aggressive che provengono dalla Russia non fanno che rafforzare l’idea del popolo italiano di difendere chi è sotto attacco in una aggressione illegale e ingiustificata, in violazione del diritto internazionale".
Resta l'interrogativo sulle ragioni di una tale 'estremizzazione' del ministero degli Esteri russo. Secondo alcune fonti, potrebbe essere una forma di reazione ai recenti palesi insuccessi della diplomazia russa, provando a rispondere in termini propagandistici ai risultati deludenti e alla perdita di centralità interna. O potrebbe essere un modo di riconquistare il favore del Cremlino, dopo che Lavrov è diventato il capro espiatorio del fallimento del colloquio con Marco Rubio, che ha fatto naufragare il vertice di Budapest annunciato da Donald Trump, raccontano insider russi citati da media indipendenti.



