
"CAREmotions è un progetto molto importante perché raggiungere i giovani è sempre più complicato: non tutti i ragazzi sono abituati a relazionarsi con la sanità pubblica, benché noi offriamo molti servizi anche per loro. Questo avviene perché la società li ha abituati ad essere distanti dalle istituzioni e questo comporta una perdita nel rapporto di fiducia che possiamo instaurare con i ragazzi". Lo ha detto Roberta Mochi, capo ufficio stampa Asl Roma 1, intervenendo alla presentazione del progetto CAREmotions nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba, Nuova Accademia di Belle Arti. Presentato a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, il progetto ha l'obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute.
"Per riuscire ad avvicinare i giovani e dare loro, con appropriatezza, i servizi giusti, è fondamentale riuscire a parlare con il loro linguaggio - ha spiegato Mochi - Video come quelli realizzati dagli studenti nell'ambito del progetto con Fondazione Msd sulla salute dei giovani e la salute mentale servono proprio a questo scopo: utilizzare un linguaggio che sia comune e faccia comprendere, sia a chi parla che al destinatario, l'importanza di alcune scelte di vita".
"Una scelta di vita sbagliata - ha sottolineato Mochi - può condizionare l'intera esistenza di un ragazzo soprattutto in determinate fasce di età, quando si è più fragili e più soggetti a essere portati verso inclinazioni non tipicamente corrette. E' compito anche delle istituzioni pubbliche e della sanità pubblica ricondurli a scelte sane di vita e appropriate, che possono permettere loro di avere un futuro migliore di quello che magari si potrebbe avere se si prendono delle strade sbagliate".

"All'interno del Triennio di Cinema e Animazione c'è un corso chiamato Advertising, grazie al quale gli studenti hanno la possibilità di lavorare per la prima volta a un vero e proprio progetto richiesto da un cliente esterno, con la supervisione e la protezione di noi docenti". Un'opportunità resa ancor più stimolante "grazie alla bellissima idea proposta da Fondazione Msd, che ci ha dato un brief molto interessante su tematiche molto importanti come quella della salute mentale, che i giovani conoscono. Gli studenti sono stati a dir poco eccitati all'idea di trasformare questo brief in veri e propri spot audiovisivi". Lo ha detto Fabio Capalbo, Course leader Triennio Cinema e Animazione presso Nuova Accademia delle Belle Arti di Roma (Naba), parlando della genesi del progetto CAREmotions presentato oggi a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, nato in collaborazione tra Fondazione Msd e Naba per esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute.
"In modo molto rapido, grazie anche all'aiuto dei docenti - ha spiegato Capalbo - i ragazzi hanno sviluppato molte idee e, dato che se ne potevano realizzare solo tre, è stato difficile per la Fondazione Msd scegliere quelle migliori. Le proposte selezionate sono state prodotte e gli studenti hanno accolto questa attività con entusiasmo perché ha permesso loro di fare ciò che amano di più di tutto, andando a realizzare tre video di livello elevato".

I giovani si informano sempre di più sui temi della salute, ma lo fanno in modo veloce, frammentato e prevalentemente digitale. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Fondazione Msd su un campione di oltre 2.000 studenti della Nuova Accademia di Belle Arti (Naba), di età compresa tra i 19 e i 25 anni, che analizza abitudini, canali e formati informativi delle nuove generazioni. Otto giovani su 10 dichiarano di informarsi su temi di salute almeno 1 volta a settimana, mentre oltre il 70% cerca attivamente informazioni legate alla prevenzione e al benessere. Tuttavia, l'attenzione dedicata all'aggiornamento privilegia informazioni rapide e facilmente fruibili.
I motori di ricerca, in particolare Google - riporta una nota - rappresentano il principale punto di accesso alle informazioni, seguiti dai social media. Instagram, TikTok e YouTube concentrano complessivamente oltre il 50% delle occasioni di contatto con contenuti informativi, confermando il ruolo centrale dei social a forte componente visiva. Brevità, semplicità e realtà: questi i requisiti che per oltre l'80% del campione deve avere un contenuto per essere davvero utile. Video brevi e immagini risultano infatti i formati più efficaci anche per comprendere temi complessi legati alla salute.
In questo contesto si inserisce CAREmotions, progetto presentato oggi a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba con l'obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute. L'iniziativa ha coinvolto gli studenti Naba nella realizzazione di 3 cortometraggi dedicati, con approcci creativi differenti, a salute mentale, corretti stili di vita e prevenzione. Un racconto 'peer-to-peer', pensato per parlare ai giovani dal loro punto di vista e con i loro codici espressivi. Affiancati dai docenti del Triennio in Cinema e Animazione di Naba e da Andrea Grignolio, supervisore scientifico del progetto, gli studenti hanno seguito tutte le fasi del processo creativo: dalla scelta del tema alla scrittura, fino alla regia e alla produzione dei video. Un percorso didattico-creativo finalizzato ad avvicinarli in modo nuovo a temi complessi legati alla salute e a stimolare un approfondimento attraverso la sperimentazione espressiva. Il risultato sono 3 cortometraggi inediti che propongono messaggi diversi, ma complementari. 'Lo Scontrino' riflette sulle conseguenze di una cattiva alimentazione e sul costo che le scelte quotidiane possono avere sulla salute. 'Dope Game' affronta il tema del loop dopaminico e della necessità di interromperlo per recuperare stimoli autentici. 'The Stranger' offre uno sguardo sul disagio mentale, raccontando come possa alterare la percezione della realtà e sottolineando l'importanza di chiedere aiuto.
"Con CAREmotions Fondazione Msd rafforza il proprio impegno nella promozione della health literacy, sperimentando nuovi strumenti di comunicazione capaci di rendere i temi della salute più accessibili, comprensibili e rilevanti per i giovani - dichiara Marina Panfilo, direttrice di Fondazione Msd - Ascoltare e capire come i giovani si informano e coinvolgerli nella creazione di contenuti sui temi della salute che li riguardano significa per noi credere in una comunicazione innovativa, sperimentale e più vicina ai loro bisogni, ma anche renderli preziosi ambasciatori della prevenzione e protagonisti del proprio futuro in salute".
"Il progetto ha rappresentato per gli studenti un'esperienza di grande valore, sia formativo che creativo - afferma Fabio Capalbo, Course Leader del Triennio in Cinema e Animazione di Naba, campus di Roma - Con CAREmotions i ragazzi hanno potuto approfondire e confrontarsi con temi complessi e di forte impatto sociale, esercitando la propria creatività e raffinando le proprie competenze tecniche e professionali nel tradurre queste tematiche in un linguaggio audiovisivo efficace e di impatto per altri giovani come loro".
La presentazione del progetto si è svolta nell'ambito di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione tra generazioni e alle sfide della divulgazione in ambito sanitario, moderata da Daniela Collu, conduttrice e autrice. All'incontro hanno partecipato Panfilo; Grignolio, professore di Storia della medicina all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano; Sofia Crespi, ricercatrice e docente presso la Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele e psicoterapeuta presso inTHERAPY - Gruppo studi cognitivi di Milano; Roberta Mochi, dirigente dell'ufficio stampa della Asl Roma 1, e Capalbo.

In Italia si continua a morire di lavoro. Numeri tragici descrivono un'emergenza strutturale di sicurezza sul lavoro in cui la prevenzione risulta ancora insufficiente e il rischio viene spesso intercettato solo dopo l'evento. In questo contesto assume un ruolo centrale la valutazione reale dei rischi, la tracciabilità delle esposizioni e la coerenza tra organizzazione aziendale, formazione e misure di protezione, soprattutto nei settori a maggiore esposizione. È in questo scenario che si inserisce il dl 159/2025, convertito nella legge 198/2025, che rafforza in modo significativo il sistema di vigilanza e controllo sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il provvedimento non sostituisce il D.Lgs. 81/2008, che resta il pilastro normativo, ma ne rafforza l’applicazione, incidendo direttamente sull’organizzazione delle imprese e sulla responsabilità dei datori di lavoro e delle figure apicali.
Ma cosa cambia davvero con la Legge 198/2025? "Con le nuove disposizioni la sicurezza sul lavoro esce dalla logica del mero adempimento formale. Documentazione, formazione e assetto organizzativo diventano elementi concretamente verificabili, anche in sede ispettiva. Cresce il peso dei Sistemi di gestione della sicurezza, della tracciabilità delle responsabilità e della coerenza tra il Documento di valutazione dei rischi (Dvr), formazione dei lavoratori e organizzazione aziendale", spiegano da Gruppo Ecosafety, che affianca imprese pubbliche e private nella costruzione e nel mantenimento di sistemi di sicurezza coerenti con il D.Lgs. 81/2008 e con le nuove disposizioni introdotte dal dl 159/2025, intervenendo su valutazione dei rischi, organizzazione della prevenzione, formazione delle figure coinvolte e monitoraggio continuo dei sistemi di gestione, per garantire efficacia e coerenza nel tempo.
"Il messaggio che arriva dal legislatore è chiaro: oggi la sicurezza va dimostrata nei fatti, non solo dichiarata nei documenti", afferma Fulvio Basili, presidente del Consiglio di amministrazione di Gruppo Ecosafety. "Il D.Lgs. 81/2008 resta il riferimento fondamentale, ma con la Legge 198/2025 aumenta in modo significativo l'attenzione su come le aziende gestiscono realmente la prevenzione, i rischi e la formazione del personale. Non basta più 'avere' un Dvr: serve un sistema che funzioni ogni giorno", continua Basili. Secondo Basili, il rafforzamento dei controlli impone un cambio di approccio: "Senza un modello organizzativo strutturato, il rischio non è solo sanzionatorio, ma riguarda la continuità dell'attività d'impresa, la tutela del datore di lavoro e delle figure apicali, oltre naturalmente alla salute dei lavoratori".

E' stata pubblicata sullo 'European Journal of Cardio-Thoracic Surgery’ (Ejcts) una nuova metodologia standardizzata per la riparazione della valvola mitrale in caso di prolasso o flail del lembo anteriore: la tecnica Track (Temporary annular-guided chordal sizing technique) messa a punto da Giuseppe Nasso, professore associato presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'università Lum Giuseppe Degennaro e direttore della Divisione universitaria di Cardiochirurgia del Santa Maria Hospital (Gvm Care & Research). Questa pubblicazione - spiega l'ateneo in una nota - valorizza il modello integrato università-ospedale-ricerca. Da un lato l'università Lum che promuove ricerca applicata e formazione avanzata in area medico-chirurgica, dall'altro la rete clinica di Gvm Care & Research che consente volumi, organizzazione e infrastrutture adeguate a trasformare innovazioni tecniche in percorsi standardizzati, misurabili e trasferibili nella pratica quotidiana.
Nella chirurgia riparativa mitralica degenerativa, soprattutto quando è coinvolto il lembo anteriore, l'impianto di neocorde in ePtfe è spesso decisivo per ripristinare una coaptazione efficace e duratura, si legge. La lunghezza corretta dei neocorde è un fattore determinante: pochi millimetri possono separare una riparazione stabile da un risultato sub-ottimale. Le strategie tradizionali (stima visiva, test idrostatici) possono essere influenzate da: variazioni del carico ventricolare intraoperatorio e condizioni emodinamiche non perfettamente 'fisiologiche' durante la prova valvolare; variabilità tra operatori ed esperienza del singolo team; difficoltà di riprodurre con costanza lo stesso assetto geometrico del ventricolo e dell'apparato sottovalvolare. Da qui possono derivare criticità note: prolasso residuo, restrizione del lembo con incremento dei gradienti trans-mitralici e, in alcuni casi, Sam (systolic anterior motion), che può compromettere l'esito emodinamico della riparazione.
La tecnica Track nasce con un obiettivo preciso: rendere più riproducibile e meno dipendente dal contesto il setting della lunghezza dei neocorde. Il concetto chiave - chiariscono gli esperti - è introdurre un riferimento anatomico intrinsecamente stabile: l'anello mitralico. In pratica, una sutura temporanea annulus-to-annulus crea una 'guida' intracardiaca che consente di impostare e bloccare l'altezza alla quale vengono annodati i neocorde, riducendo la dipendenza dalle condizioni di carico e favorendo una coaptazione ampia e posteriorizzata del lembo anteriore, obiettivo tecnico particolarmente rilevante nella riparazione di questa anatomia complessa. In prospettiva universitaria e formativa, la forza del metodo è anche didattica: standardizzare un passaggio ad alta componente artigianale significa renderlo più insegnabile, verificabile e trasferibile tra équipe, supportando percorsi di training avanzato in centri ad alto volume e in programmi universitari. Nella serie consecutiva descritta dagli autori - 60 pazienti con insufficienza mitralica degenerativa, 90% trattati con approccio mini-invasivo in minitoracotomia - lo studio riporta: successo tecnico del 100%, definito come rigurgito mitralico ≤ lieve intraoperatorio e assenza di Sam e mortalità a 30 giorni pari a 0%. Al follow-up medio di circa 2 anni viene descritta: sopravvivenza del 100%; rigurgito mitralico ≤ lieve in tutti i pazienti alla valutazione ecocardiografica finale; gradiente medio trans-mitralico intorno a ~3 mmHg e coaptazione di circa ~11 mm, senza Sam, e sul piano clinico 88% dei pazienti in classe funzionale Nyha I.
Operazione della Forestale, alcune parti già demolite...
Nello stand della Regione il progetto 'Dalla Terra alla Tavola'...
E' al suo primo incarico dopo il superamento del corso per
dirigenti nel 2025... 
Rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la salute dei più piccoli, per la prevenzione dell'obesità e di altre malattie croniche future. E' la A di 'Alimentazione corretta', il nuovo episodio del vodcast 'Le 6 A - La salute si costruisce da piccoli', realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip), online da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Secondo i dati del sistema di sorveglianza 'Okkio alla Salute' dell'Istituto superiore di sanità, in Italia 1 bambino su 3 presenta problemi di sovrappeso o obesità. Si tratta di un dato - spiega il vodcast - che colloca il nostro Paese al quarto posto in Europa per eccesso ponderale in età infantile: un risultato che appare paradossale nella patria della dieta mediterranea. Allo stesso tempo, l'Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto per legge l'obesità come malattia. Sull'argomento intervengono Rino Agostiniani, presidente Società italiana di pediatria; Elena Scarpato, membro del consiglio direttivo Sip, e Riccardo Fargione, direttore Fondazione Aletheia.
"In Italia - ricorda Scarpato - il 10% dei bambini tra i 5 e i 19 anni vive in condizioni di obesità, mentre il 19% è in sovrappeso". Un fenomeno che risente anche delle disuguaglianze socio-economiche, poiché "queste prevalenze sono ancora maggiori quando abbiamo condizioni socio-economiche più svantaggiate. L'obesità infantile - sottolinea - è associata a un rischio più elevato di sviluppare patologie croniche non trasmissibili, con ripercussioni che possono estendersi all'età adulta". Tra le cause principali emergono abitudini alimentari non corrette e sedentarietà. "Fino all'11% dei bambini non consuma la prima colazione - elenca Scarpato - quasi il 70% consuma a metà mattina merende troppo abbondanti ed eccessivamente caloriche, e quasi il 30% ha un consumo di frutta e verdura inadeguato". Inoltre "è molto diffuso l'abuso di snack e alimenti ultraprocessati, che hanno effetti negativi sulla salute". A questo si aggiunge il dato che "quasi il 20% dei bambini non svolge attività fisica regolare e quasi la metà dei bambini tra i 6 e i 7 anni trascorre più di 2 ore al giorno davanti a schermi".
Il fatto di aver definito in Italia, primo Paese al mondo, per legge "che l'obesità rappresenta una malattia, è un passaggio estremamente importante", commenta Agostiniani. Tuttavia, "il timore è che molte delle misure previste, soprattutto in ambito educativo e preventivo, possano avere difficoltà a strutturarsi. Andrà quindi monitorata attentamente l'applicazione della legge, soprattutto nelle regioni dove il problema è più diffuso".
Tra i principali fattori di rischio emergono gli alimenti ultraprocessati. "Sono cibi che contengono una molteplicità di additivi, spesso di natura chimica sintetica, associati allo sviluppo di patologie croniche non trasmissibili - descrive Fargione - Questi prodotti possono contenere anche 40, 50 o 60 ingredienti". Il modo più semplice per riconoscerli è leggere attentamente le etichette: "Quando troviamo liste molto lunghe o ingredienti indicati con sigle e numeri che non utilizziamo nelle nostre cucine, quello è un campanello d'allarme". Secondo Agostiniani, il problema è duplice: "Si tratta di prodotti ad alto apporto calorico, ma con limitato senso di sazietà. Inoltre, alcuni componenti possono interferire con le funzioni dell'organismo favorendo lo sviluppo di patologie croniche".
Per prevenire sovrappeso e obesità, nel corso del vodcast gli esperti sottolineano l'importanza di adottare uno stile di vita sano fin dall'infanzia. "E' importante che almeno 5 pasti a settimana vengano consumati in famiglia e che i bambini seguano 5 pasti al giorno senza saltare la colazione", chiarisce Scarpato. Fondamentale anche il rispetto dei principi della dieta mediterranea e "consumare regolarmente frutta, verdura e legumi, limitare le carni rosse e privilegiare cereali integrali e olio extravergine di oliva". Non meno importante l'attività fisica, a cui il vodcast dedica un episodio. "I bambini - rimarcano i pediatri - dovrebbero svolgere almeno 60 minuti al giorno e limitare il tempo davanti agli schermi".
Affrontare il tema del peso richiede particolare però sensibilità. "Etichettare o colpevolizzare i ragazzi non aiuta - avverte Agostiniani - Frasi che sembrano dette con finalità positive possono creare frustrazione e peggiorare l'equilibrio psicologico". Per il presidente Sip è meglio puntare su un approccio positivo. Il suggerimento è di "decidere insieme cosa mangiare: proporre attività condivise aiuta i ragazzi a intraprendere cambiamenti salutari". In ogni caso, "è fondamentale investire in educazione alimentare partendo dalle scuole e migliorando la qualità delle mense scolastiche", sottolinea Fargione, evidenziando anche la necessità di contrastare "un marketing aggressivo che incide sulle scelte alimentari dei bambini". Per Agostiniani la scuola rappresenta un presidio fondamentale. "Può essere - osserva - il luogo dove tutti possono entrare in un meccanismo virtuoso di educazione alla salute". Ma serve anche "un'alleanza tra famiglie, istituzioni, scuola e pediatri per diffondere le regole di una dieta sana e dell'attività fisica", conclude Scarpato, mentre Agostiniani si rivolge direttamente ai più giovani: "Non rincorrete il corpo giusto per gli altri, ma trovate il giusto rapporto con il corpo che la natura vi ha dato". L'episodio completo del vodcast con le '6 A' per crescere bene è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com.
Parole, note e visioni con "kind of Miles" nel cartellone Cedac... 
Un investimento su persone, competenze e occupazione qualificata. Philip Morris Italia annuncia l’avvio di una nuova Sales Academy che porterà all’ingresso in azienda di 200 risorse per un percorso di formazione e sviluppo della durata di 24 mesi. Obiettivo ultimo: attrarre talenti per costruire i professionisti del business del futuro. Le nuove risorse saranno inserite nel ruolo di Business Builder e coinvolte nelle attività della filiera commerciale dell’azienda, a supporto del processo di trasformazione del business verso i prodotti senza fumo.
L’iniziativa si inserisce in un contesto occupazionale che vede Philip Morris Italia contare oltre 3.200 dipendenti nelle due affiliate italiane e una filiera integrata del Made in Italy che coinvolge più di 44.000 persone a livello nazionale.
“Le persone sono il vero motore della trasformazione della nostra azienda e della sua competitività; per questo, pur in un contesto globale complesso, continuiamo a investire nel Paese e nel capitale umano”. ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, che ha aggiunto: “Con questo programma intendiamo attrarre e valorizzare nuovi talenti, offrendo opportunità di lavoro e di formazione di alto livello”.
La Sales Academy è progettata per sviluppare competenze professionali, commerciali e relazionali ad alto valore aggiunto, accompagnando le nuove risorse in un percorso strutturato di crescita e specializzazione. Il programma formativo prevede moduli dedicati alla comprensione delle priorità di business, corsi operativi sull’utilizzo dei principali sistemi e tool aziendali, lo sviluppo di competenze funzionali e relazionali, oltre a un focus sulla capacità di comunicare in modo chiaro, fattuale ed efficace.
Per Leandro Maggi, Direttore People & Culture di Philip Morris Italia, “La formazione rappresenta un pilastro centrale della nostra strategia: con la Sales Academy offriamo un percorso di apprendimento strutturato, in linea con l’evoluzione del mercato e con le esigenze di sviluppo delle persone. La trasformazione di Philip Morris passa infatti anche dalla capacità di sviluppare competenze nuove e sempre più specialistiche”.
Con questa iniziativa, si sottolinea, "Philip Morris Italia rafforza il proprio impegno a favore dell’occupazione qualificata e dello sviluppo dei talenti, confermandosi un attore industriale capace di generare valore economico e sociale per il Paese". Il processo di selezione, a cura del dipartimento People & Culture, è già attivo attraverso il sito di Philip Morris International e le piattaforme LinkedIn e Indeed.

L'epilessia non è una condizione che si esaurisce in una giornata di sensibilizzazione. Continua il giorno dopo, e quello successivo ancora, nella vita quotidiana di chi convive con una malattia complessa, spesso invisibile e ancora oggi segnata da pregiudizi. In quest'ottica, l'impegno di Ucb Pharma continua da oltre trent'anni per trasformare la ricerca scientifica in opportunità concrete di vita migliore per le persone con epilessia. In questo contesto si inserisce anche il supporto di Ucb alla conferenza stampa promossa ieri a Roma da Fondazione epilessia Lice e Lice - Lega italiana contro l’epilessia, in occasione della Giornata internazionale dell'epilessia del 9 febbraio.
L'incontro - riporta una nota - ha offerto una panoramica sullo stato dell'arte della malattia, affrontandone le dimensioni scientifiche, cliniche e sociali, anche attraverso una tavola rotonda di confronto tra persone con epilessia, clinici e istituzioni. Nel corso dell'evento sono state presentate alcune iniziative della Fondazione Lice, tra cui il chatbot informativo 'Alice', uno sportello legale dedicato alle persone con epilessia, il concorso artistico 'Un battito d'ali per il cambiamento', dedicato agli studenti e volto a promuovere conoscenza e inclusione attraverso il linguaggio dell'arte, e il cortometraggio 'Viola'. Ivan Di Schiena, Access, Sustainability & Public Affairs Head di Ucb Pharma, ha confermato il sostegno dell'azienda alle iniziative della Fondazione, sottolineando "l'importanza di una collaborazione continua tra industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti nell'interesse delle persone con epilessie".
In Italia l'epilessia riguarda centinaia di migliaia di persone, nel mondo decine di milioni. Dietro i numeri ci sono storie molto diverse tra loro: bambini, adulti, anziani; persone che riescono a controllare le crisi e altre che, nonostante le terapie, continuano a convivere con forme farmacoresistenti, con un impatto profondo sull'autonomia, sulla scuola, sul lavoro e sulle relazioni sociali. "Negli ultimi decenni la ricerca ha compiuto passi significativi, ampliando considerevolmente le possibilità di diagnosi e trattamento. Eppure - ha spiegato Di Schiena - per una parte rilevante dei pazienti il percorso resta complesso e pone sfide che vanno ben oltre il già complesso controllo delle crisi. Ucb Pharma ha scelto di concentrare il proprio impegno e le proprie competenze scientifiche investendo in modo continuativo nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative, ma anche nella produzione di evidenze provenienti dalla pratica reale, fondamentali per comprendere come la presa in carico e la terapia di questi pazienti funzionino nella vita di tutti i giorni, così da promuoverne un miglioramento continuo".
Un'attenzione particolare - prosegue la nota - è rivolta alle epilessie rare, che spesso esordiscono in età pediatrica e presentano un'elevata complessità. Tra queste la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut, il disturbo da deficit di Cdkl5, accomunate dalla denominazione di encefalopatie dello sviluppo ed epilettiche, rappresentano forme severe, caratterizzate da crisi difficili da controllare e da importanti ricadute sullo sviluppo cognitivo, motorio e comportamentale. Accanto alle crisi, infatti, assumono un ruolo centrale i cosiddetti 'non-seizure issue' come i disturbi cognitivi, comportamentali, motori e relazionali, che incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone e dei loro caregiver. Anche in questi ambiti la ricerca di Ucb ha contribuito negli anni ad ampliare le conoscenze scientifiche e a sostenere lo sviluppo di approcci terapeutici sempre più mirati, offrendo nuove prospettive a pazienti e famiglie che per lungo tempo hanno avuto poche opzioni a disposizione. Accanto alla ricerca scientifica, non manca l'attenzione verso la promozione di modelli di presa in carico sempre più efficienti e integrati, capaci di rispondere alla complessità della malattia lungo tutto l'arco della vita dei pazienti.
"Per Ucb Pharma - ha proseguito Di Schiena - prendersi cura delle persone con epilessia significa andare anche oltre il controllo delle crisi. Significa comprendere sempre meglio cosa voglia dire vivere con queste malattie croniche e imprevedibili, e chiedersi come il sistema possa rispondere in modo sempre più vicino ai bisogni individuali. Da qui nasce l'attenzione verso modelli strutturati di presa in carico specifici per le encefalopatie dello sviluppo ed epilettiche, grazie anche al progetto 'DEEStrategy', una piattaforma multi-stakeholder che intende applicare le indicazioni del Piano nazionale malattie rare alle peculiarità di queste malattie. Gli esiti del lavoro svolto hanno ribadito l'importanza del lavoro multidisciplinare, del supporto ai caregiver e dell'utilizzo di soluzioni organizzative e digitali per rendere il percorso di cura più continuo e personalizzato, ma soprattutto hanno portato attenzione sul momento cruciale della transizione tra l'età pediatrica e l'età adulta. La vera sfida ora sembra essere la traduzione di queste raccomandazioni in precisi indirizzi personalizzati per ciascuna Regione e per il relativo ecosistema sanitario".

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi sono stati assolti per il pestaggio di due indiani avvenuto diciassette mesi prima dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, avvenuto il 6 settembre del 2020 a Colleferro. Per il delitto Marco Bianchi è stato condannato in via definitiva all'ergastolo, mentre Gabriele Bianchi, condannato a 28 anni, è ancora in attesa dell'appello ter[1].
La rissa nell'aprile 2013 e l'assoluzione in primo grado
Era il 13 aprile 2019. Alla sbarra per lesioni aggravate finirono Marco e Gabriele Bianchi, Vittorio Edoardo Tondinelli e Omar Sahbani, questi ultimi nell’elenco dei testimoni della difesa dei due fratelli per l’assassinio di Willy. Per i Bianchi sembrava una sorta di 'prequel' di ciò che un anno e mezzo più tardi li avrebbe visti imputati e condannati per un omicidio al culmine sempre di una violenta lite in strada, quello del 21enne di origini capoverdiane. In quest'ultimo processo, però, che in qualche modo spianò la strada alla tesi dell'accusa sulla morte di Monteiro, i fratelli Bianchi sono stati assolti in primo grado venerdì scorso per non aver commesso il fatto, insieme agli altri due imputati.
L'avvocato: "Vicenda usata in processo Willy per esaltare pericolosità, ma non c'entravano niente"
"Quella è stata una delle vicende che poi è stata valorizzata, nel corso del processo, per esaltare la 'pericolosità sociale' dei due Bianchi - commenta all'Adnkronos l'avvocato Valerio Spigarelli, che insieme al collega Marco Sabatini difende Gabriele Bianchi - Marco e Gabriele passavano per due che avevano massacrato di botte un paio di extracomunitari. L'esito di venerdì scorso al tribunale di Velletri dimostra quello che era chiaro, cioè che i due fratelli non c'entravano proprio niente, non erano nemmeno sul luogo dei fatti. Siamo soddisfatti - conclude - perché si è dimostrato che uno dei processi che veniva indicato a dimostrazione della pericolosità di Gabriele Bianchi si è concluso con la sua assoluzione per non aver commesso il fatto". (di S ilvia Mancinelli)

L'impatto degli inquinanti atmosferici, delle plastiche e dei Pfas, l'alimentazione e la nutrizione, i cambiamenti climatici, l'inquinamento elettromagnetico, la prevenzione primaria, gli stili di vita sostenibili e il modello One Health. Sono solo alcuni dei temi raccolti nel volume 'L'impatto dell'ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico', a cura di Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano, promosso da Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, e presentato oggi nella Sala Tatarella della Camera dei deputati su iniziativa di Luciano Ciocchetti, vicepresidente XII Commissione Affari sociali della Camera, con il patrocinio dell'Intergruppo parlamentare One Health.
Il volume, edito da Franco Angeli e con la prefazione di Giuseppe Toro, è nato dall'esigenza di rendere disponibili i contributi scientifici, sociali e istituzionali emersi durante la quarta edizione del convegno Ail 'Curare è prendersi cura. Impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stili di vita', che ha messo a confronto esperti di medicina, epidemiologia, scienze ambientali e sociali, rappresentanti delle istituzioni e dell'associazionismo, con l'obiettivo di approfondire le possibili correlazioni tra inquinamento, stili di vita e rischio onco-ematologico.
A presentare il volume l'onoreovle Ciocchetti; Aurelio Angelini, sociologo dell'ambiente e del territorio e presidente del Comitato nazionale educazione alla sostenibilità Agenda 2030, che ha moderato l'incontro; Adriano Venditti, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma, e Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail. All'incontro hanno partecipato anche Luana Zanella, vicepresidente XII Commissione Affari sociali della Camera, la senatrice Elena Murelli, Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari sociali della Camera, e Ylenja Lucaselli, presidente del Collegio d'Appello della Camera e membro della V Commissione Bilancio, tesori e programmazione.
Il cancro - è stato ribadito durante l'incontro - rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie e sociali: l'aumento dell'incidenza è legato non solo all'invecchiamento della popolazione, ma anche all'esposizione a fattori di rischio ambientali modificabili come l'inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua, oltre a comportamenti individuali non salutari. In questo scenario Ail intende contribuire costantemente al dibattito pubblico promuovendo una visione integrata tra politiche ambientali e sanitarie, nel rispetto del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Il volume raccoglie gli interventi di oltre 30 relatori che hanno affrontato temi centrali come i cambiamenti climatici, l'inquinamento elettromagnetico, gli stili di vita sostenibili. Ampio spazio è dedicato anche alle esperienze delle sezioni Ail sul territorio e al ruolo della prevenzione come strumento di tutela individuale e collettiva.
La presentazione presso la Camera ha rappresentato un momento di confronto istituzionale per ribadire che prendersi cura della salute significa anche ridurre i rischi ambientali, promuovere consapevolezza sociale e rafforzare strategie condivise per la prevenzione delle patologie onco-ematologiche. Con questa pubblicazione Ail conferma il proprio impegno, accanto al sostegno alla ricerca scientifica e all'assistenza ai pazienti ematologici, nel diffondere conoscenza e nel favorire una cultura della salute che integri ambiente, stili di vita e benessere psicofisico, nell'interesse dell'intera collettività.
Da oltre 55 anni Ail, con le sue 83 sezioni provinciali e gli oltre 17.000 volontari in tutta Italia, promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Assiste i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi del lungo e spesso sofferto percorso della malattia, offrendo loro servizi, conoscenza e comprensione.

Ogni anno il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per i massacri delle foibe. Ma cosa sono le foibe?
Le foibe sono cavità carsiche, gole, grotte verticali e voragini tipiche dell'Istria e della Venezia Giulia nelle quali, durante e dopo la seconda guerra mondiale, migliaia di persone, militari e civili, vennero gettate - sia morte che vive - dai partigiani jugoslavi dell'esercito di Tito.
Dopo l'annessione di Istria e Dalmazia da parte della Jugoslavia, infatti migliaia di istriani, fiumani e dalmati fino ad allora appartenenti al Regno d'Italia, furono costretti all’esodo dalle loro terre.
Per conservare la memoria delle vittime delle foibe e della tragedia vissuta dagli esuli, nel 2004 con la legge n. 92 del 30 marzo l'Italia ha istituito la ricorrenza civile del Giorno del Ricordo.
Incontro nella base operativa al molo Ichnusa... 
Uno studente disabile di 15 anni nei giorni scorsi è stato fatto scendere da un bus della Società Vicentina Trasporti perché aveva spontaneamente denunciato all’autista di essersi dimenticato a casa l’abbonamento che invece possedeva.
La madre del ragazzo ha denunciato l’episodio al Giornale di Vicenza, sottolineando che il figlio è stato lasciato a piedi alla fermata dell’autobus e sotto la pioggia. Svt ha reso noto di aver avviato un’indagine interna che potrebbe portare a sanzionare l’autista che non ha seguito le regole aziendali che prevedono, per chi dimentica l’abbonamento, 15 giorni di tempo per dimostrarne il possesso con la cancellazione della relativa sanzione.
La notizia arriva dopo un caso simile avvenuto a Belluno[1] nei giorni scorsi, quando un bambino di 11 anni è stato costretto a percorrere oltre 6 chilometri a piedi, sotto la neve e con temperature sottozero, perché non aveva il nuovo biglietto da 10 euro per salire sul bus della linea 30 Calalzo-Cortina. La vicenda si è poi conclusa con le scuse dell'autista[2] e la partecipazione del ragazzino alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina.
Giovedì 12 manifestazione e sciopero Cobas. "In vent'anni autonomie
dimezzate"... 
Niente da fare per Sofia Goggia nella combinata femminile di oggi, martedì 10 febbraio, alle Olimpiadi di Milano-Cortina. La campionessa azzurra, bronzo in discesa a questi giochi, è scivolata via a circa metà discesa, dove gareggia in coppia Lara Della Mea. Nessun problema per la Goggia che si è rialzata subito ed è arrivata in fondo alla pista.
"Sicuramente oggi non sono riuscita ad entrare in gara con lo stesso focus di domenica scorsa, nonostante mi sentissi bene nel riscaldamento non ho ricreato l'adrenalina da gara. Ho patito forse un po' mentalmente la discesa di due giorni fa. Mi dispiace per Lara (Della Mea, ndr), le ho precluso la possibilità di provare lo slalom. Scusami Lara", ha detto l'azzurra. "Alle olimpiadi la gara può andare bene o male, oggi mi riposerò un po' e cercherò di recuperare il focus soprattutto in vista giovedì del superG, che è sempre andato bene in stagione. Ce la metterò tutta", ha aggiunto la campionessa bergamasca.
Con il team Italia 1 fuori è della statunitense Breezy Johnson, già oro in discesa libera, il miglior tempo della manche di discesa della combinata a squadra femminile ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina. La neo campionessa olimpica di specialità ha chiuso con il tempo di 1'36"59, davanti team Austria 2 con Ariane Raedler (+0"06), terzo posto per l'azzurra Laura Pirovano (+0"27), che passerà il testimone a Martina Peterlini per la seconda manche.
Più indietro le altre due coppie italiane: decima Nicol Delago che ha un distacco di +1"16 (in coppia con Anna Trocker), mentre la sorella Nadia è 20esima a +2"83 (in coppia con Giada D'Antonio). La prova di slalom è in programma alle 14.



